Della peste e della pubblica amministrazione sanitaria

Part 48

Chapter 483,746 wordsPublic domain

Questo sperimento sarebbe stato a vero dire più decisivo, ed avrebbe provato assai meglio l'attività disinfettante dei cloruri, se contemporaneamente lo si avesse ripetuto con altri cinque vestiti appartenenti ad individui morti di peste, egualmente intrisi e lordi di materie buboniche e fecali, ma lasciati immersi per un'egual numero di ore (16 ore) nella sola acqua semplice senza alcuna aggiunta di cloruro; tolti quindi nello stesso modo e spremuti dall'acqua, ed egualmente che i primi asciugati all'aria ed al sole, e fatti indossare da individui sani nella guisa stessa che i primi per quindi osservarne gli effetti; mentre dietro il primo sperimento isolato resterà sempre dubbio se forse non avrebbe potuto bastare la sola immersione nell'acqua semplice pel riflessibile periodo di sedici ore, e la successiva sposizione de' vestiti stessi all'aria ed al sole per un periodo di tempo indeterminato fino all'asciugamento, a rendere inattivo il principio contagioso indipendentemente dall'azione del cloro, sia diluendo, sia decomponendo, sia distruggendo, od alterando in qualsivoglia modo le parti costitutive di questo ente sconosciuto ed impercettibile, qualunque esser si voglia la di lui natura; ciò tanto più quanto che si sa esser l'aria e l'acqua i principali mezzi disinfettanti; nè si conosce per anco di quanto tempo precisamente abbiano dessi bisogno per rendere innocua la materia del contagio. Da altra parte non puossi ravvisar che gratuita la supposizione che l'acqua sola anche unita al sapone non serva che a diluire il veleno pestilenziale senza spogliarlo della sua attività; mentre vi sono fatti ed esperienze che sembrano provare precisamente il contrario.

Anche le lettere, come i vestiti, le stoffe, i libri e le altre carte verranno spurgate col cloro; che già da alcuni anni questo mezzo viene adoperato per lo spurgo delle lettere nei principali Lazzeretti di Europa. Si abbandoneranno quindi per sempre le gomme e resine odorose; l'incenso, la mirra, lo storace, il benzoino, i legni resinosi, le foglie ed erbe odorose, e quell'informe ammasso di sostanze aromatiche vegetabili, che fin dai più remoti tempi si usavano per profumare le lettere, ed a cui talvolta si univano degl'ingredienti e composti minerali, e che in alcuni luoghi con piena buona fede si usano ancora.

All'oggetto pertanto di profumare le lettere col cloro, si allestirà una cassetta di piombo, di acajù, o di altro legno forte, verniciata sì esternamente che internamente; dell'altezza di due piedi in un piede di larghezza e due piedi e mezzo di lunghezza, di cui il coperchio si chiuderà ermeticamente. Nell'interno a due terzi di altezza si pianterà una graticola di giunco o di legno sottile, destinata a ricever le carte, le lettere, ed altri oggetti da espurgarsi. Al basso di questa cassetta vi sarà una porticciuola di un palmo di altezza sopra due terzi di palmo di larghezza, costrutta in modo da potersi chiudere esattamente, e munita di una susta o fermaglio destinata a tenerla ferma e combaciante col margine. Egli è per questa porticciuola che s'introdurrà il vaso contenente il miscuglio disinfettante. In una delle pareti laterali esterne della detta cassetta, nella parte inferiore all'altezza della porta, vi sarà una valvula, o apertura rotonda, del diametro di mezzo pollice ad uno circa, costrutta in modo da potervisi in essa adattare il collo di una bottiglia, o il tubo di una storta cariche di cloro, o di altro gas disinfettante, per scaricarlo nell'interno della cassetta all'occorrenza de' casi; sia che s'abbia d'uopo al momento di una maggior quantità di gas; sia che manchino i mezzi onde ottenerlo col metodo ordinario; sia perchè il processo disinfettante colla sola capsula fumigatoria proceda troppo lentamente, e quando per qualche circostanza occorra invece far presto.

La medesima apertura potrà servire eziandio per fissarvi un canoncino di piombo o di ferro, destinato a condurre il calorico da un vicino fornello entro la cassetta, qualunque volta piacesse adoperare il calorico per lo spurgo delle lettere, invece degli acidi, o unitamente ad essi, come si dirà in appresso.

Detta apertura, o finestra rotonda avrà due telai, uno di cristallo per poter veder dentro della cassetta, il quale si aprirà nell'interno, l'altro di piombo o di legno, che si aprirà e chiuderà all'esterno; ambidue dovranno essere ben connessi e forti da resistere all'espansione del gas, ed impedire qualunque sortita del medesimo.

Dall'altro lato della cassetta, alla parte laterale opposta a quella dove giace la valvula, e presso che alla medesima altezza, sarà annessa e connessa col corpo della cassetta stessa un'altra picciola cassettina, o spazio chiuso, dove poter riporre in deposito al momento dell'espurgo, le lettere contenenti mostre o campioni, e que' frastagli di materie suscettibilii che si rinvengono entro alle lettere stesse, senza lasciarle esposte, nè aver bisogno di confondere la disinfettazione dei campioni con quello delle lettere ed altre carte, nè esser obbligati a sospender questo per occuparsi di quella.

Durante l'espurgo delle lettere verrà tolta ogni comunicazione fra la cassettina delle mostre e la cassetta delle lettere, col mezzo di una tavoletta di piombo o di legno, secondo che sarà la cassetta stessa, chiusa a cerniera nella parete interna; la qual tavoletta, spurgate che si avranno le lettere, verrà aperta, ove fia d'uopo, e posto per tal modo in comunicazione l'ambiente della minore con quello della maggiore cassetta, per quindi spurgare a tutto agio e con le necessarie cautele i detti campioni depositati, in modo da evitare di essi lo scoloramento ed il guasto; ed a scanso di sbagli spurgare contemporaneamente le lettere che li contenevano.

Nella parete posteriore della cassetta di contro alla porta, saranno infisse e bene assicurate due grosse lenti, una da ciascun lato in sito opportuno, a fine di poter penetrare coll'occhio nell'interno della cassetta e sorvegliare l'operazione senza aver bisogno di aprire il coperchio o le porte.

La graticola di giunco o di legno destinata a ricever le lettere e le carte sarà levabile, e nelle pareti della cassetta superiormente saranno scavate alcune picciole nicchie su cui poter appoggiare dei sottili bastoncini di vetro, o di legno all'oggetto di spiegare sovr'essi le lettere e le carte qualora invece che stese sulla graticola piaccia porle accavalcate sopra i detti bastoncini, in modo che il suffumigio disinfettante possa più sollecitamente e completamente invaderle e penetrarle, e quindi l'espurgo riesca più spedito e più sicuro. (_V. T. 1.ª Fig. I. II. III. IV._)

Dette cassette per l'espurgo delle lettere si costruiranno un po' più grandi o più picciole secondo la quantità delle lettere e dei pieghi che sogliono pervenire ad un medesimo tempo a quel Stabilimento Sanitario presso il quale si dovrà fare l'espurgo; ovveramente si terrà in pronto all'uopo più d'una di esse, di diversa capacità e dimensione, per potersene valere a tenore del bisogno.

Per purificar bene le lettere conviene aprirle e spiegarle intieramente. Così si è sempre praticato; così si pratica ancora presso i più riputati Istituti Sanitarii di Europa. Da qualche tempo però è stato introdotto il metodo, specialmente presso i Lazzeretti e deputazioni sanitarie del confine, di scalpellare e traforare con punte acute le lettere semplici; levare alle doppie le coperte, ed aprirle fino a che sien ridotte a lettere semplici, per quindi dopo tagliate e punticchiate, assoggettarle, così chiuse, come le altre, al suffumigio destinato a spurgarle. Le lettere, i pieghi diretti alle alte cariche dello Stato, debbono esser spurgate dagli incombenti ufficii soltanto all'esterno, e coll'indicazione a stampa nella sopracoperta, autenticata dal suggello dell'ufficio, che sono state spurgate soltanto all'esterno, e che sono tuttavia sporche nell'interno; onde per tal modo mettere in avvertenza l'Autorità che le riceve di dover diligentemente spurgarle prima di spiegarle e maneggiarle. Le lettere, i pieghi, che sono spurgati anche nell'interno, dopo chiusi diligentemente a cera lacca col suggello d'ufficio lateralmente al sito dov'eran suggellate da prima, sia marcate esternamente, coll'indicazione _netta di dentro e netta di fuori_. Quantunque questo metodo, rigorosamente parlando, non sia il più sicuro ed il più esatto; nullostante non si può non giudicarlo bastantemente efficace, dappoichè i vapori gazosi del cloro indicati doversi adoperare per l'espurgo, sono così attivi e penetranti da invadere tutte le parti della lettera semplice, ancorchè piegata e suggellata, e d'attaccare in essa tutto ciò che vi potesse essere di contaminato o contagioso, anche indipendentemente dai punticchiamenti e scalpellature, che partono da un'idea alquanto materiale.

È opinione generale nei paesi d'Oriente, che il principio contagioso della peste, qualunque ne sia la di lui natura, non resista all'azione di un calore assai forte; di maniera che sotto una temperatura di 30, o 35 gradi, o più, del termometro di Reaumur resti assopito, e perda poi interamente la sua attività e forza riproduttiva. L'osservazione costante, e l'esperienza guidarono questa opinione e la confermarono in qualche modo; essa viene eziandio sostenuta da medici dotti e sperimentati, e prodotta come un'assioma. Il perchè, tanto nell'Egitto, che negli altri paesi caldi dell'Oriente, allorchè regna la peste, la si osserva cessare da se, od almeno minorare d'assai circa il solstizio di estate; in guisa che que' natii, ed altri abitanti del paese, rassicurati dall'esperienza delle precedenti epoche, credendosi già in salvo per quell'anno dal dominatore flagello, sogliono nel dì di San Giovanni (24 giugno) abbandonar le riserve fin allora usate; sortire di casa, baciarsi, abbracciarsi, e rimettersi in libera comunicazione fra loro, nell'intima persuasione di non risentire dal contagio più offesa, considerato aver desso, come s'è detto, perduta tutta la sua attività. Ed in fatti; sia per effetto dell'aumentato calore: sia in conseguenza delle rugiade copiosissime che cadono a quel tempo durante la notte, o di altre vicissitudini e mutazioni atmosferiche, il contagio è allora effettivamente così illanguidito, così assopita rimane la di lui facoltà riproduttiva, da credersi cessato affatto e spento. Nè è momentaneo il riposo; che già di due o tre mesi suole la peste accordare allora una tregua a quelle afflitte popolazioni. Essa mai però cessa intieramente a malgrado gli aumentati calori. Qua e là sempre qualche caso succede, d'ordinario d'indole mite e benigna. Fino a che, terminata la stagion dei calori più grandi, e per lo più nel novembre seguente, i germi del contagio riprendon vigore, la lor facoltà riproduttiva ridestasi, ed or nello stesso paese, or ne' paesi vicini, e fin'allora rimasti illesi, rinnuova con tutta la naturale sua sevizie le stragi.

Dietro le quali osservazioni ed esperienze appoggiate dall'autorità di medici dotti e riputatissimi; e nella vista eziandio di ridurre più sicura e più regolare la disinfettazione delle lettere e delle carte; d'impedire che non cangino colore, nè restino alterati o distrutti i caratteri, come suol accadere talvolta; e finalmente perchè l'odore disgustoso del profumo che riportano e conservano lungamente le carte, non vada a recar incomodo ai più delicati fra quelli che devono aprirle e maneggiarle, fu Superiormente ordinato quattro anni sono, che tutte le carte e le lettere provenienti in grado di riserva contumaciale debbano esser purgate col calorico e col fumo di nitro e zolfo. Sono stati perciò costruiti appositi fornelli ed apparati fumigatorii, in cui dopo essersi prodotta la temperatura di 50 gradi di Reaumur a forza di carbone acceso, e ad essa sottoposte per alcuni minuti primi le lettere e le carte, vengono poi esposte al solo fumo di nitro e zolfo, e così con doppio mezzo spurgate.

Questo nuovo metodo ha in se dottrina, e saggezza. Che se anche il calorico portato ai cinquanta gradi non basta ad alterare la natura del principio contagioso, sia neutralizzandolo, sia decomponendolo, e vale soltanto ad assopirlo, intorpidirlo e renderlo inoperoso per un certo tempo; quel più che manca si può sperar di ottenere dai gas solforoso e nitroso, che si svolgono dall'abbruciamento dello zolfo e del nitro. In ogni caso sarà però innegabile, che il metodo di far soffrire alla carta un grado forte di calore prima di esporla ai vapori degli acidi minerali, riescirà se non altro a render meno facilmente attaccabili i caratteri, ed i colori delle stampe, ed a rendere più sicuro l'effetto della successiva emanazione dei gas acidi depuranti.

Per tutte le provenienze semplicemente sospette basterà l'indicato metodo, ed anche i soli suffumigi di nitro e zolfo. Pei casi più gravi, di provenienze da luoghi di manifesta infezione, sarà più cauto e più tranquillizzante adoperare il cloro; avuto riguardo, che il gas solforoso non ispurga se non quello che tocca, che per natura sua è di una certa densità e di poca espansibilità, che non penetra che assai lentamente frammezzo ai corpi che giacciono sovrapposti uno all'altro ed uniti, e che non s'insinua entro alle pieghe e nell'interno di quelli che sono strettamente involti e piegati: ed in fine anche perchè riescirebbe di troppo imbarazzo ogni qual volta occorresse spurgare una lettera un viglietto dover portare la temperatura dell'ambiente dove stanno disposte le lettere per l'espurgo, ai 50 gradi di calore; e perchè, dovendo esser affidata l'operazione ad impiegati di basso servizio, non si può esser sempre sicuri di un'esatta e fedele esecuzione.

Fra la farraggine di sostanze odorifere che venivano impiegate ne' passati tempi pei profumi delle lettere e delle robe, vi si univa non di rado la canfora; ed anzi si aveva in essa una particolare fiducia. La si usava come mezzo disinfettante non solo, ma eziandio come preservativo. Era portata indosso, tenuta in bocca: e questo metodo è tuttora in vigore in parecchi luoghi. Si usavano altresì le poma d'ambra, le abluzioni coll'acqua di cologna e con essenze odorose. Si portavano al collo amuletti di sostanze aromatiche, o d'altre di forte odore. Io non riproverò siffatti usi, nè li chiamerò con alcuni, miseri avanzi di tentativi fatti nei secoli d'ignoranza e di barbarie; giacchè giudico essere le dette sostanze odorose disaffini e nemiche dei contagi, e quindi non senza una qualche utilità, specialmente la canfora, ed il tabacco; ma ne reputo assai debole ed incerta l'efficacia loro in confronto degli acidi minerali. Non però così la penso rispetto all'aceto, a cui attribuisco una reale efficacia, che che s'abbia detto e scritto in contrario, specialmente allorchè sia forte e di buona qualità. Dei buoni effetti dell'aceto n'ebbi io stesso occasione di farne fortunata sperienza in una gravissima circostanza d'invasion di contagio pestilenziale. Non credo quindi affatto infondati, nè molto esagerati gli elogi che sono stati impartiti all'aceto dei quattro ladri (_acetum prophylaticum, acetum aromaticum antipestilentiale_), all'aceto radicale (acido acetico) come mezzo disinfettante e preservativo. È vero, che non si può attribuirgli un'assoluta facoltà specifica antipestilenziale; ma dietro i principii esposti, ormai si conosce, che gli acidi hanno un'altra maniera di agire sopra i principii o germi contagiosi, diversa da quella delle sostanze odorose; non si può quindi non risguardare anche l'acido acetico come un mezzo atto ad attaccare i contagi, e per cui si può giungere più o meno felicemente a snaturarli ed in conseguenza renderli innocui.

Si usò molto, e si usa tuttora presso varii Lazzeretti l'aceto per lo spurgo delle lettere che vengono da luoghi infetti, o da persone infette o gravemente sospette che giacciono in contumacia. Il metodo n'è il seguente. Aperta la lettera e spiegata, viene afferrata in un angolo con una lunga moletta di ferro, e passata così due o tre volte attraverso l'aceto, di cui è ripiena una vasca di marmo situata all'ingresso della camera degli espurghi, o vicino al luogo dei costituti. Poi asciugata, la si assoggetta ai suffumigi di zolfo e nitro. Usando il cloro, l'immersione nell'aceto diventa superflua. Per ciò, la vasca piena di aceto forte servirà a spurgare le monete che si ricevono dai luoghi infetti o dalle persone soggette a riserve contumaciali; gli oggetti d'oro, d'argento, di rame, e d'altro metallo, i quali, sebbene non sieno per natura loro suscettibili a ritenere e diffondere il principio contagioso, possono però trasfonderlo assai facilmente in altrui per lo sudiciume di cui sono talvolta ricoperti. Tanto coll'aceto, che coll'acqua del mare, quanto anche con una soluzione di cloruro di sodio possono venir spurgati i bicchieri, le bottiglie, le chicchere, i piatti, ed ogni sorta di stoviglie di terra, vasi od altri utensili di vetro, di porcellana, mobiglie ed arnesi di legno, di marmo, d'avorio, di osso, ed altri non suscettibili; avendo avvertenza che anche l'acido acetico attacca i colori, e può danneggiare alcuni oggetti esercitando su di essi un'azion dissolvente. Le pietre preziose, e le perle si purificano con l'acqua salsa.

Nella maggior parte delle pestilenze dei secoli scorsi si usava accendere de' grandi fuochi per le strade e nelle piazze pubbliche ad oggetto di purificar l'aria. Varii medici ed autori antichi di grido, sull'autorità d'Ippocrate hanno detti fuochi raccomandato. Usavasi bruciare legni odorosi, ed in ispecieltà, sostanze combustibili imbevute di catrame, o ragia nera, che il volgo riteneva e ritiene ancora per antipestilenziale. Nè sono molti anni da che io stesso ebbi occasione di vedere praticati detti grandi fuochi con barili di catrame in alcuni luoghi afflitti dal contagio, come eziandio abbruciate centinaja di bozzoli di corde vecchie preparati con catrame per purificar l'aria: però senza alcun buon effetto risguardo alla cessazione o minorazion del contagio. Ne' tempi di peste, si suole adoperare il fuoco col mezzo dei detti bozzoli catramati accesi anche per spurgare le vie, le piazze pubbliche, le porte delle case, i pavimenti de' luoghi terreni, ec. Vengono per ciò piantati sopra forche di ferro assicurate a lunghi bastoni, e con questo mezzo si porta il fuoco ovunque piace, facendolo scorrere lungo le vie percorse dagli infetti e sospetti, attraverso le porte, sopra i pavimenti che si vogliono spurgare. Si usano anche nei Lazzeretti per ispurgare in modo più spicciativo i passaggi allorchè deve venire qualcuno a sorvegliare in istato libero le operazioni dell'interno, ed altre occasioni. In alcuni luoghi si adoperano in vece a tal uopo lunghi fasci di canna secca sottile accesi, che danno una fiamma più forte e più estesa, e quindi più corrispondente allo scopo.

Rispetto però ai grandi fuochi accesi nelle strade e nelle piazze pubbliche per purificar l'aria che si crede contaminata, e distruggere i germi contagiosi che in essa si suppongono natanti, io credo che detti fuochi possano riescir utili in tempo di contagio per migliorar l'aria; non già accesi nelle piazze o nelle vie dinanzi le case, ma sì bene nei cammini delle case stesse, qual mezzo idoneo ed attivissimo per cambiar l'aria delle stanze con effetto più completo e più pronto che col tenere aperte le finestre e le porte; imperciocchè, non potendo la combustione mantenersi se non in grazia di una corrente d'aria, che dall'interno della stanza si determina verso il combustibile in accensione, ne emerge per necessaria conseguenza, che altra egual corrente d'aria dal di fuori nella stanza si determini, per rimpiazzar quella che per la gola del cammino sen fugge.

Resta ancora a far menzione dei vasi così detti disinfettanti e preservativi (vasi profumatorii di salute, bottiglie di cloro portatili), che servono per la disinfezione degli spedali, delle navi, delle carceri, sale di adunanza, ed altri luoghi, aprendole secondo il bisogno; e delle boccette di cloro tascabili per uso dei medici, dei ministri della religione, degli assistenti, delle persone addette agli spedali, e d'altri.

Le bottiglie di cloro estemporaneo, o vasi profumatorii di salute, si preparano nel seguente modo.

Si prende una boccia di cristallo ben forte e grosso, della tenuta di due libbre d'acqua circa. Si sega il collo alla boccia acciò l'apertura sia grande. Si spiana tanto che si possa perfettamente chiudere con un pezzo di cristallo piano. La boccia così ridotta si fissa sopra un pezzo di asse fra due legni perpendicolari, sopra i quali si ferma un regolo di legno, avente in mezzo una vite di legno corrispondente alla bocca della boccia, mediante la qual vite si ferma una tavoletta mobile di legno nella cui faccia inferiore si fissa col mastice il disco di vetro, o cristallo piano che chiude la boccia ed impedisce l'esito del gas in essa rinchiuso.

La vite che passa per detta tavoletta, o traversa di legno, serve altresì ad innalzare od abbassare il coperchio col mezzo di una nocella inserita in una specie di scatola alla quale il coperchio è masticiato.

Per una boccia della descritta grandezza si richiede:

Manganese in pezzetti, once una e mezzo;

Acido nitrico, once cinque;

Acido idroclorico, once quattro.

Dando un'occhiata alle figure N.º V. VI. si rileveranno la forma e le dimensioni di questo semplice apparato.

L'azione di un tale apparato disinfettante dura più mesi.

La maniera di servirsi di questo serbatojo di gas disinfettante è, di aprirlo quando si giudica utile o necessario, e di chiuderlo subito cessato il bisogno; o veramente subito che quelli che sono nella stanza cominciano ad esserne incomodati.

Per facile che sia questa preparazione, vi sono nonostante delle cautele da osservarsi e delle proporzioni da mantenersi. Le cose non acquistano prezzo, nè ottengono effetto che per l'arte di usarle.

I vasi che si vogliono destinare a detto apparato debbono essere di cristallo bianco molto grosso, onde non si spezzino per la forza di espansione del gas, e della forma di una picciola tina, di quattro in cinque pollici di altezza, e di tre in quattro pollici di diametro, e della capacità sopraccennata, ovvero di circa 55 pollici cubi di capacità.

In vece di far segare il collo alle bottiglie, come fu indicato di sopra, si potrà a quest'oggetto valersi dei vasi di forma analoga alla descritta che si trovano nelle botteghe. Solo converrà spianarne la bocca, arrotandoli con lo smeriglio sopra un piano di pietra o di ferro onde ridurli atti a ricevere perfettamente combaciante il coperchio formato da un grosso disco di cristallo. Non trovandone alcuno adattato si potrebbe far preparare appositamente alle fabbriche.

Il fondo di detto vaso viene masticiato sopra un pezzo di cuojo incolato nel mezzo di una tavoletta, la quale così caricata del vaso su di essa fissatovi, si fa sdrucciolare orizzontalmente nell'incassatura dei due ritti o legni perpendicolari.

Nel vaso così disposto si verseranno successivamente gli acidi ed il manganese nelle dosi sopraindicate, poco più poco meno, secondo la capacità del vaso, ma sempre nella stessa proporzione, cioè 5 parti di acido nitrico puro, della gravità specifica di 1, 40 (circa 39 dell'areometro di Baume), quattro ed anche cinque di acido idroclorico, di 1, 134 di gravità specifica (17 circa dell'areometro di Baume), ed una e mezzo o due di ossido di manganese grossolanamente polverizzato, o in pezzettini.

Lo sviluppo più abbondante del gas dipende non solamente dalle dosi, ma ben più ancora dallo stato di concentrazione degli acidi.

Se l'infezione fosse considerabile, e se la sorgente che la produsse fosse di natura assai grave; così pure, se l'ambiente da spurgarsi fosse molto vasto, sarebbe più cauto e più efficace distribuire due o tre di questi apparati nella lunghezza della nave o della sala da spurgarsi, anzi che accrescere in un solo vaso gl'ingredienti necessarii alla fumigazione.