Della peste e della pubblica amministrazione sanitaria
Part 47
Sopra questo argomento caderà di dover parlare in altro luogo. Ciò non pertanto; a fine di rendere più interessante la lettura del presente Volume; ed acciocchè, conoscendosi in tutti i suoi dettagli la pratica della disinfettazione cogli acidi minerali, riesca più agevole istituire il confronto coi metodi di espurgo ch'erano in uso negli II.i RR.i Stati all'indicata epoca, cioè nel 1770-71, quando non si conoscevano ancora la grande scoperta di Guyton-Morveau del 1773, le felici sperienze di Carl-Michael Smith, e quelle successive di tanti altri valenti e riputatissimi chimici, Montigny, Cadet-de-Veaux, Fourcroy, Lavoisier, Chaptal, Doumotiez, Loudon, Lasson, Cornette, ed altri, ho creduto dover pubblicare qui alcuni cenni; avuto riguardo ben anche, che possa tornar utile agli interessi dell'umanità sollecitare la maggior diffusione di quelle conoscenze pratiche sulla scelta ed applicazione de' mezzi, che pel generale consentimento dei dotti vengono risguardati efficaci ad attaccare e distruggere i micidiali contagi, ed arrestarne di essi la propagazione.
METODO _di disinfettazione col mezzo degli acidi minerali._
Per disinfettare le stanze e gli appartamenti delle case colle emanazioni vaporose e gazose del cloro[64] converrà procedere nella maniera seguente.
Si prendano di sal comune (sal marino, o muriato di soda) quattro(4) parti; p. es. quattro oncie;
Protossido di manganese (ossido di manganese, o manganese di commerico) due(2) parti; p. es. due oncie:
Polverizzate e mescolate bene insieme dette sostanze, si pone il miscuglio in un tegame di terra cotta vetriata; o meglio in un catinello, od altro vaso a larga apertura, di porcellana o di vetro:
Vi si affonde quattro (4) parti: p. es. quattro oncie d'acqua:
Si agita la materia solida con un cucchiajo di porcellana o di vetro fino ad operarne l'estinzione:
Si colloca il vaso su di una focaja, od altro recipiente di terra cotta, pieno per due terzi di cenere o di arena calda, entro alla quale si profonderà un poco.
Chiuse allora le porte, le finestre, ed ogni altra apertura della stanza quanto più completamente si può, vi si trasporterà l'apparecchio nel mezzo di essa; e si verserà sopra il miscuglio;
Acido solforico concentrato (olio di vitriolo) a 66 gradi, quattro(4) parti; p. es. quattr'oncie.
Non si farà il versamento dell'acido se non quando il sale sarà divenuto un po' caldo.
Se il luogo da spurgarsi è vasto, allora in vece di un solo apparecchio nel mezzo, se ne collocheranno due, tre, quattro, o più sopra diversi punti. Sarà meglio moltiplicare le capsule fumigatorie, anzi che accrescere in un solo vaso la quantità delle materie destinate alla fumigazione.
Allorchè il versamento dell'acido verrà fatto in una sol volta, come si pratica negli espurghi generali, e come fu indicato di sopra, l'operatore avrà cura di tener all'atto del versamento rivolta la testa in modo che dai vapori che si sollevano non abbia a risentirne offesa; mentre il cloro ha un odor soffocante, agisce sulle fauci e sulla mucosa polmonare con molta forza, ed ispirato nel momento del suo più rapido e copioso sviluppo, potrebbe eccitar molta tosse, ed altri sconcerti.
Appena fatto il versamento si sortirà dalla stanza, chiudendo dietro se le porte d'ingresso; le quali non si apriranno se non dopo 10, o 12 ore.
Le stesse fumigazioni collo stesso metodo dovranno esser ripetute per tre o quattro giorni di seguito; in ispecieltà se molti saranno gli oggetti e le masserizie da disinfettarsi: molto estesa la superficie; e se, avendo servito la stanza di abitazione a persone infette di contagio, si avrà lo scopo di disinfettarne di essa le pareti ed il pavimento.
Fra una fumigazione e l'altra converrà lasciar scorrere alcune ore; p. es. 10, 12, nel corso delle quali si avrà cura di tener aperte porte e finestre onde dar libero accesso all'aria e alla luce.
Volendo rendere il suffumigio più forte, converrà dopo qualche ora rinnovare l'arena o la cenere sostituendovene di più calda, oppure riporre il vaso che la contiene sopra un fornello pieno di fuoco; mentre il calorico accelera la separazione del gas e la rende più completa.
Essendo copioso il cloro che con questo metodo si svolge, s'intende da se che non potrebbero le persone trattenersi in quelle stanze ove si fa il suffumigio senza restarne più o meno incomodate. Quindi sarà usato soltanto nei luoghi disabitati. E dappoichè detto gas attacca non solo i miasmi fino ai siti più ascosi snaturandoli o distruggendoli, ma infiamma altresì i metalli e li ossida, altera i colori e li distrugge, illanguidisce, sotto alcune condizioni, i caratteri e li cancella, ed annichila radicalmente il principio odorifero; così dalle stanze nelle quali dovrà esser praticato il suffumigio Guytoniano, così detto, perchè condotto secondo il metodo scoperto e additato da Guyton-Morveau, dovranno non solo esser rimosse le persone, o sane o malate; ma altresì tutti gli oggetti d'oro, d'argento, di ottone, d'acciajo, tutte le stoffe di seta, di lino, o di lana tinte in bei e delicati colori, e tutto quello che può esser dall'azione del cloro danneggiato.
Laddove si volesse che lo sviluppo del cloro non fosse così sollecito ed energico, basterà diminuire il calore, sia scemando il fuoco del fornello, sia trasportando la capsula fumigatoria sopra un altro vaso di arena meno calda, o collocandola sul pavimento.
Si potrà ancora praticare lo stesso spurgo col cloro, trasportando i sopraccennati vasi fumigatorii da una parte all'altra dell'appartamento, su i varii punti che si credono i più infetti, colà dove si reputa maggiore il bisogno.
Si potrà usarlo altresì secondo il metodo di Chaussier, versando l'acido solforico sul sale a poco a poco in vece che in una sol volta, in modo che evaporate le prime goccie di acido, si fanno cader le seconde, e dietro l'evaporazione delle seconde, le terze, portando l'apparecchio sui varii punti a proprio talento.
Questo metodo si potrà praticare colle debite cautele anche ne' locali dove vi sono degli ammalati che non possono essere trasportati; colà dove per l'angustia delle case, per mancanza di altri locali sani abitabili da sostituirvi, pel rigore della stagione, o per altre ragioni, le stanze e gli appartamenti infetti non possono venir sgombrati dagli ordinarii loro abitatori. Dissi con le debite cautele; mentre laddove soggiornano malati e quelli che li assistono, importa che discreta ed appena sensibile sia la quantità di cloro che si versa nell'atmosfera.
Appunto per ciò, viene suggerita un'altra maniera di espurgo o processo disinfettante, il quale consiste nel mettere sopra un piatto quattro oncie di cloruro di calce, o di sodio, disciolto in egual quantità di acqua; la qual soluzione si espone nella stanza, e se la ripete tanto in quella che in tutte le altre dell'appartamento, in maggiore o minor numero secondo l'ampiezza de' locali.
In oltre; riportando quanto dice nel proposito il celebre Medico e Chimico D.r Taddei; «qualora si voglia procurare una lentissima ma continua emanazione di cloro gazoso nelle stanze ove giacciono i malati, senza portar nocumento nè ad essi, nè a chi li assiste, si terranno dei vasi aperti pieni di cloruro, o clorito di calce in uno o più punti della stanza medesima. E allorchè coll'andar del tempo l'emanazione diventerà sì modica e sì debole da non poterne apprezzar la presenza col mezzo dell'olfatto, si verserà di tanto in tanto su quel cloruro, o clorito, già fatto stracco, poche goccie d'acqua acidulata o con l'acido idroclorico, o col solforico: regolandosi sempre a tenore, non tanto della capacità della stanza quant'anche della sensibilità degli ammalati e dei sani che in quell'ambiente respirano».
L'evoluzione del cloro che si ottien dai cloruri, essendo sempre lenta e debole, è chiaro, che tal maniera di disinfettazione non sarà da risguardarsi nei casi di maggior importanza se non come un mezzo suppletorio o ausiliario, anzi che come principale ed ovunque preferibile.
Le dette sostanze dopo che avranno servito alla disinfettazione degli appartamenti, si dovran gittare nelle latrine, dove esse continueranno ad agire come disinfettanti.
Per ottenere il cloro, si può anche valersi di un altro metodo, di quello cioè che si pratica nelle Farmacie, ch'è il seguente;
Si ponga in una storta tubulata
Protossido di manganese, ossia manganese di commerico in polvere | una parte;
Acido idroclorico (ossia muriatico) sei parti;
Annessa la storta all'apparato pneumatico-chimico, la si riscalderà; e si otterrà un gas di colore giallo verdognolo, che sarà il gas muriatico ossigenato, o cloro.
Mancando l'acido idroclorico, si potrà invece adoperare il seguente metodo;
Manganese in polvere | parti ventisette (27),
Sal comune secco | parti trenta (30):
Insieme uniti in una storta tubulata coll'apparato pneumatico-chimico; si aggiungerà,
Acido solforico, parti diciotto (18), allungato con dodeci (12) parti d'acqua; Si riscalderà la storta, e si otterrà il gas, come sopra.
Le fumigazioni del cloro si potranno anche istituire a freddo. Per ciò fare basterà porre l'apparato fumigatorio sul pavimento o sopra una sedia della stanza, in vece che sull'arena calda, avendo cura di versare ad intervalli l'acido solforico diluto coll'acqua sopra un miscuglio del sale col manganese, nelle indicate proporzioni, onde lo sprigionamento facciasi con lentezza.
Ora; dappoichè si considera, che i germi dei contagi, qualunque essi sieno, debbono esser di una natura composta, come sono tutti gli enti atti a riprodursi; che non v'ha composto organico in natura, il quale fra gli elementi suoi costituenti non contenga anche dell'idrogeno; che l'affinità del cloro con questo principio elementare è grandissima; si ravviserà chiaramente perchè le emanazioni gazose del cloro riescano sì efficaci ad attaccare e neutralizzare i contagi, pervenendo più facilmente di ogni altro mezzo disinfettante ad alterare l'equilibrio e gl'intimi rapporti dei principii costituenti il germe riproduttore della malattia, ossia il principio contagioso; il quale per tale disidrogenazione assume un altro modo di esistere, le sue molecule componenti in altra maniera si atteggiano, viene alterato, snaturato in modo da non esser più quello ch'egli era, non esser più nell'uomo ammissibile, non aver più facoltà riproduttiva. Che se anche sotto la continuata azione violenta del mezzo disorganizzatore non resta intieramente annichilato e distrutto, rimane però così neutralizzato e scomposto da riescire inefficace affatto ed inocuo.
Nello stesso modo, per effetto della somma tendenza degli acidi solforoso e nitrico di associarsi all'ossigene, che si può ritenere formi parte eziandio del composto organico de' germi del contagio, viene la natura di questi enti riproduttori alterata e scomposta in modo da andarne estinta la primiera lor facoltà riproduttiva, e quella forza per cui potevano insinuare nell'uomo il possente loro veleno; conseguenza del cui attacco o decomposizione de' principii elementari del miasma contagioso, del suo annichilamento è appunto la disinfezione, la sanazione.
Dietro questi principii, e sulla base di ripetute e ben dedotte esperienze, a merito specialmente del celebre D.r Smith, che per esse riportò il premio di 5,000 lire sterline stabilito dalla Camera dei Comuni della Gran Brettagna, si usarono e si usano tuttodì come disinfettanti i vapori che si ottengono dall'acido nitrico. La loro efficacia però è inferiore a quella del cloro; e dappoichè non danno incomodo agli astanti, sogliono venir usate unicamente e quasi esclusivamente per depurar l'aria degli spedali, delle prigioni, delle navi, ed altri luoghi abitati di uno spazio non molto vasto. Non si usano quasi mai per l'espurgo de' luoghi, e delle robe infette o sospette di peste, attesa la molta facilità e rapidità con cui si concentrano, che non lascian luogo a sperare un sufficiente successo.
Per l'espurgo dei luoghi disabitati, delle vesti e masserizie infette, ed in generale di tutti gli oggetti suscettibili contaminati o sospetti di contagio pestilente, mancando il cloro, e l'acido idroclorico, gioverà ammettere la sostituzione del gas solforoso, ossia dei vapori che si sollevano dall'abbruciamento dello zolfo, oppure i vapori nitrico-solforosi, che emanano dalla combustione di un miscuglio di parti eguali di nitro e di zolfo, opportunemente disposto in stoviglie di terra nella maniera che fu indicata di sopra. Questi suffumigi d'altronde sono di una facile esecuzione; i mezzi ed il modo di ottenerli sono a portata di tutti, adattati all'intelligenza della maggior parte delle persone di basso servizio che vengono incaricate di praticarli: hanno poi a loro favore il suffragio di una lunga sperienza; mentre, sebbene non sieno molto penetranti nè si estendano a molta distanza; nullaostante è innegabile, ch'essi pure, come si è detto in altro luogo, attaccano il germe del contagio e lo snaturano. Le celebri polveri disinfettanti di Semoilowitz nella Peste di Mosca; i tanto decantati profumi del Padre Maurizio da Tolone Cappuccino nella Peste di Genova del 1757 (_V. pag._ 489), quantunque composti nella maggior parte di sostanze vegetabili ed aromatiche, riescirono utili particolarmente in forza della generosa quantità di zolfo in essi frammisto.
I vapori dell'acido nitrico si ottengono nel seguente modo. Si mettono in una capsula o in un bicchiere di vetro, o di porcellana, quattro dramme di nitro raffinato (nitrato di potassa) polverizzato, ed a poco a poco vi si versa sopra a freddo un egual quantità di acido solforico, rimovendo di tratto in tratto il miscuglio con una spatola o bastoncino di vetro onde agevolare lo svaporamento. I vapori bianchi che si sollevano sono quelli dell'acido nitrico. Se si riscalderà il vaso fumigatorio, si otterrà uno sviluppo più abbondante di gas; ma in tal caso vi si uniranno dei vapori rossi che faranno tossire, e che per ciò si dovranno scansare. Sicchè dette fumigazioni si fanno sempre a freddo.
Più forte e più attivo di questo è il vapore dell'acido muriatico, o idroclorico; il quale ha molta espansibilità. Esso pure assale, decompone, od annichila il principio contagioso ed i miasmi mefitici dei luoghi più ampii, ma cede in virtù a quelli del gas muriatico ossigenato, che sono sempre preferibili, specialmente in tutti i casi gravi, di contagio pestifero, e di altri eminentemente esiziali. Qualunque volta però mancassero i mezzi per ottenere il cloro, sarà da ricorrere al gas acido muriatico o idroclorico per operare la disinfettazione.
Lo stesso metodo indicato per ottenere il cloro si adoprerà per avere il gas muriatico semplice, e a un dipresso gioveranno le stesse avvertenze nell'applicarlo. Tutta la differenza consisterà in ciò, che nella capsula o vaso fumigatorio non si porrà che il solo sal comune umidetto, sul quale, riscaldata l'arena, si verserà ad un sol getto l'acido solforico, e si ommetterà affatto il protossido di manganese.
Si otterrà altresì l'acido idroclorico versando a riprese in una storta tubulata, montata coll'apparato di Wolfio, sopra due parti, p. es., due libbre, di cloruro di sodio, (gas marino decrepitato) contenuto entro la storta medesima; di acido solforico, una parte; p. es. una libbra, aggiuntovi l'acido per la tubulatura della storta, e distillando a calore graduato sopra bagno di arena. Per tal modo si otterrà l'acido idroclorico fumante nella boccia sotto il recipiente, il quale si potrà dirigere come si crederà più opportuno, valendosene di esso per la disinfettazione a tenore delle circostanze.
Finalmente gioverebbe poter stabilire e indicare la quantità degl'ingredienti necessarii per ottenere una completa disinfettazione, proporzionandoli all'estensione ed ampiezza de' locali da spurgarsi, ed al grado della loro contaminazione.
Si crede che per una stanza della lunghezza di otto in dieci braccia, e della larghezza di sei in otto ed alta in proporzione, possano bastare due oncie di sal comune bene seccato, mescolato ben insieme con un'oncia di protossido di manganese finamente polverizzato: disposto il miscuglio in un vaso di vetro, di porcellana, o di terra, adattato sopra una padella o coccio pieno di arena, e questo coccio sopra un braciere acceso: indi versate sopra il miscuglio due oncie di acido solforico.
Per altre maggiori o minori stanze si cresceranno o scemeranno in proporzione le respettive dosi.
Senza trascurare questa notizia sui rapporti di quantità tra il mezzo disinfettante occorrente e la capacità ed ampiezza de' locali da spurgarsi, gioverà regolarsi secondo i dettami del criterio pratico, avendo in vista di portare sui principii del contagio un totale esterminio, perseguitarli ne' suoi nascondigli, esser sicuri di sloggiarneli, ed agire in somma in modo da conseguire pienamente l'intento, e soddisfare così agli eminenti riguardi della pubblica sicurezza.
Qualunque sia l'opinione nel proposito rispetto ai locali, converrà però sempre aver presente, che nello spurgo delle robe non si può stabilire un dato regolatore, una misura giusta di proporzione; mentre la quantità del gas disinfettante necessaria dovrà esser sempre proporzionata alla qualità e quantità degli oggetti o robe da spurgarsi, alla loro condizione, al grado e qualità della contaminazione, ed allo stesso ambiente entro cui viene praticato l'espurgo.
Ove in vece del cloro si voglia adoperare le fumigazioni nitriche di Smith, per una capacità di 1000 piedi cubici, si ritiene che bastar possano quattro dramme di nitro, o nitrato di potassa raffinato, ed altrettante di olio di vitriolo, o acido solforico, e dietro tal norma in proporzione secondo le diverse capacità.
Tutto ciò che si è detto riguardo allo spurgo delle stanze e degli appartamenti delle case, è applicabile allo spurgo de' bastimenti o navigli infetti o sospetti di peste, o d'altro contagio, e di qualunque altro ambiente o spazio chiuso.
Per disinfettare le biancherie, i vestiti, i materassi, coperte, i feltri, i tessuti di lana, di filo, di cotone, di seta, le pelliccierie, le penne, le carte, i libri, ed altri oggetti suscettibili, si stenderanno sopra corde o sopra stanghe di legno in una camera chiusa, ed ivi disposti in modo opportuno gli apparati fumigatorii si esporranno alle fumigazioni del cloro. Per svolgerlo si useranno li stessi mezzi, lo stesso metodo ed avvertenze indicate di sopra, allorchè si parlò dello spurgo delle stanze ed appartamenti infetti. Dette fumigazioni si ripeteranno per sei od otto giorni di seguito. Allorchè si potrà esser sicuri che la fumigazione è stata esattamente fatta, ed il cloro abbia penetrato da per tutto fino nelle ultime pieghe e recessi interni delle stoffe, vestiti ec., si potrà porle a libera pratica anche prima, cioè dopo il quarto o quinto giorno.
Nell'eseguire dette fumigazioni col cloro importa aversi attenzione, come fu avvertito di sopra, che non restino alterati o distrutti i colori delle robe od effetti che si sottopongono all'espurgo: illanguiditi o cancellati i caratteri delle scritture o delle stampe. Fra le avvertenze, si avrà principalmente quella di non esporre al suffumigio del cloro o del gas muriatico semplice le robe o le carte allorchè sono ancora umide o bagnate. Converrà quindi bene asciugarle prima di esporle all'azione del gas, altrimenti la parte colorante verrà facilmente attaccata dall'acido, e l'azione chimica di lui sopra gli elementi costitutivi del principio contagioso sarà meno efficace e sicura. Ed in vero, quanto meno di umidità o di acqua troverà l'acido disinfettante o nel corpo da espurgarsi, o nell'aria dell'ambiente dove si fa l'espurgo, tanto meno avrà egli occasione di soddisfare le tendenze sue con saturarsi dell'idrogene tolto alla detta umidità ed all'acqua incontrata; giungerà quindi tanto più puro ed attivo al corpo verso cui è diretto, e su di esso sarà in grado di esercitare con più efficacia la sua attività disinfettante, spiegando tutta la sua chimica azione. Altra avvertenza opportuna sarà quella di regolare la fumigazione in modo che non sia troppo forte la massa del gas destinato ad invadere gli oggetti da spurgarsi, e che la corrente disinfettante si diffonda in quanto è possibile da per tutto egualmente, e senza precipitazione.
Le biancherie e que' vestiti, coperte, ed altri effetti, che non soffrono danno dall'espurgo d'acqua, possono venir purgati egualmente bene con egual sicurezza e più presto, col liscivo e l'acqua bollente; coll'immersione per 48 ore nell'acqua del mare, lavati poscia coll'acqua dolce ed asciugati; e specialmente, come si usa oggidì, con una soluzione di cloruro di calce o di soda, nella quale si lascieranno immersi per ventiquattro ore. Siffatti metodi di espurgo, mentre sono egualmente sicuri nei loro effetti, hanno l'avvantaggio di essere di un'esecuzione più facile e più spedita, e di non danneggiare alla conservazione degli effetti sottoposti all'espurgo, nè alla salute dell'operatore incaricato di eseguirlo.
Fra le dotte sollecitudini della Commissione Medica mandata dal Governo di Francia in Egitto nel 1728, alla cui testa eravi il celebre D.r Pariset, per vedere e studiare la peste, indagarne l'origine, sperimentare l'efficacia di alcuni preservativi, e tentare i diversi mezzi di guarigione, una delle principali cure fu appunto quella di sperimentare l'efficacia dei cloruri come mezzo preservativo ed anche curativo.
Furono perciò scelti cinque vestimenti di cinque individui morti di peste, tutti intrisi e lordi di materie buboniche e fetenti. Si tolsero con un po' d'acqua le materie fecali, e poscia s'immersero le dette vestimenta in una soluzione di cloruro di sodio, nella quale si lasciarono per sedici ore. La proporzione della soluzione era di tre litri di cloruro d'ossido di sodio in cinquanta (50) libbre d'acqua. Il titolo attivo di essa era di 05; essa scolorava un mezzo grado del clorometro di Gay-Lussac. Tolte le vestimenta da questa soluzione, esse furono torte e spremute, poscia esposte al sole ed asciugate. Ciascuno della Commissione, e il S.r D.r Cav. Pariset pel primo, indossò uno di questi vestiti portandolo applicato alla nuda pelle per 18 ore continue; e ciò senza che alcuno di essi abbia provato il minimo inconveniente nella salute. Esaminato di nuovo il titolo della soluzione dopo di averne estratte le vestimenta, si osservò ch'essa era diventata 01, e che per conseguenza aveva perduto 4/10 i quali furono impiegati alla decomposizione delle materie animali, ed alla combinazione di essi coll'idrogene del virus pestilenziale.