Della peste e della pubblica amministrazione sanitaria

Part 37

Chapter 373,509 wordsPublic domain

L'emetico, somministrato nel principio della malattia fu trovato il miglior rimedio per le sperienze del dott. Schomberg, medico del Governo, il quale, quantunque obbligato a restarsene a letto per la molta sua età, e per la gotta, nullostante guarì più di trecento appestati con questo rimedio, e col suo elisire antipestilenziale, composto della tintura di bezoar, di genziana, e d'essenza canforata a parti eguali; del qual elisire esso medesimo somministrava dalle quaranta alle sessanta gocce infuse in calda birra. La bevanda ordinaria era limonata. Quindi provocava all'infermo il sudore, e cercava di ravvivare la circolazione con le unzioni d'olio aromatico e di spirito di vino canforato su lo scrobicolo del cuore, facendo prendere fino ad otto gocce di questo stesso liquore in un giallo d'uovo. Alcuni malati presero l'aceto teriacale. I nitrati e gli alcali provocavano l'estinzion delle forze, ed una diarrea mortale in poche ore.

Questa peste durò nel suo forte a Cracovia cinque mesi; nel qual periodo tolse di vita da circa 18,000 persone. Cominciò a diminuirsi nel mese di Novembre, non morendo per contagio più che sette od otto persone al giorno. Nel Gennajo i malati, che arrivavano al nono o al più all'undecimo giorno, guarivano quasi tutti. La peste non aveva più che l'apparenza di una febbre maligna. Nel Febbrajo non era più che una febbre quotidiana; e pochissimi ne perivano. La notte del dì 21 Maggio 1708 v'ebbe una brina copiosissima, dopo la quale morirono alcuni individui con sintomi pestilenziali. Quindi la malattia scomparve interamente, e gran numero di cittadini, che nel timor della peste avevano abbandonato la città, ritornarono alle loro case.

Nel medesimo anno 1707, a Rosenberg nella Slesia si spiegò lo stesso pestilenziale contagio, il quale vi fu portato da alcuni mercanti Armeni, che lo comunicarono a qualche ebreo col mezzo di una partita di lana infetta, da loro acquistata a Thorn nel Palatinato di Culm nella Prussia occidentale, infestata allora dalla peste. La malattia non tardò molto a propagarsi a Würtemberg coi sintomi più spaventosi. Questa peste uccideva da principio i malati nello spazio di 24 ore, ed in seguito il terzo, quarto, quinto, o al più il sesto giorno. I cadaveri ne diventavano subitamente lividi. In questo corso di pestilenza non erano molto frequenti i buboni; e per lo contrario sopravvenivano dei carbonchi di un'enorme vastità alle braccia, all'addome, alle cosce, alle gambe, i quali degeneravano prestamente in isfacello. Il polso variava, secondo il grado del caldo o del freddo; e nel maggior numero de' mali era pur esso naturale, come naturali apparivan le urine. Se queste diventavan nere, già n'era prossima la morte.

Il timore, l'immaginazione, colpita dal terrore, l'avarizia, che faceva acquistare le robe e le masserizie de' morti appestati, produssero gravissimi mali, ed ampliarono grandemente le conquiste, e le devastazioni della peste.

Quelli, che alla prima invasione della malattia usavano i convenienti rimedj, e che osservavano una dieta rigorosa dopo gli abbondanti sudori, d'ordinario si salvavano, come pur quelli, ai quali i buboni venivano presto a suppurazione, e s'aprivan da se, ovvero i cui carbonchi si circoscrivevano sollecitamente.

I rimedj, che meglio corrisposero alla cura, furono i diaforetici, i balsamici, la teriaca i cordiali, e i così detti annaleptici. Quando comparivano i buboni, veniva raccomandato ai malati di guardarsi ben dal sudare, e tostochè eran maturi, s'aprivano. Si usavan pure ai carbonchi le incisioni, che si medicavano poi coll'unguento magnetico. I vescicanti furono riconosciuti nocivi.

Il coraggio, la tranquillità dell'animo, la regolarità del metodo di vivere, il vino, la birra, le tinture balsamiche, la teriaca, e soprattutto lo schivare qualunque contatto coi malati, e con qualsivoglia cosa, che ad essi fosse appartenuta, era il miglior metodo, nell'arte detto profilatico; e questo giovava per garantirsi dall'infezione. (_Hetwick Christian, von der Pest; Grassi Samuel, Historia Pestis in Confiniis Silesiae grassantis; Ephemerid. Curiosor. Naturae Cent. I. II. Obs. 143_).

Nel 1707 regnava a Thorn la peste, come si è detto. Vi durò tre anni, cioè fino al 1710: e per essa quella popolazione ne andò quasi intieramente distrutta. (_Büsching, Ant. Frid. Neue Erdbeschreib. 1. Th. 2. B. Königr. Preuss. p. 1167_).

A Danzica il contagio si sviluppò nel 1709, si diffuse con rapidità, e vi durò sei mesi. In questo corso di tempo uccise da oltre ventiquattro mille persone. Il medico Gottwald, che vi fu presente, ne la descrisse nel suo _Memoriale Loimicum de Peste Dandiscana anni 1709_; così pure il _Kanold Joh._ nella sua Opera _Einiger Medicorum Sendschreiben von der an. 1708 in Preussen, und 1709 in Danzig grassirten Pestilenz. Breslaw 1711_.

Circa quest'anni il contagio menò grandi stragi a Marienberg nella Misnia, travagliò fieramente Berlino, ed altri luoghi della Prussia. La Lituania Prussiana ne andò specialmente desolata. Secondo il Büsching nell'anno 1709 quella provincia perdette 59,196 persone pel furor del contagio; il quale del pari fece strazio crudele in Amburgo, e in Augusta, come pure in varie altre città e paesi della Germania. (_Erndl, Christ. Henr. in Ephemerid. Natur. Curios. Cent. V. VIII. pag. 227.; Miscellan. Acad. Caes. Natur. Curios. Cent. VII. et VIII; Diederich, And. Christ. Hist. Pest. Hamburgi 1710; Richter Christ. Frid. Relatio Pestis Regiomontani, et alibi in Borussia, Büsching Erdbeschreib. s. c._).

A questi medesimi anni, cioè dal 1707 al 1714, andarono afflitte dalla stessa calamità molte altre provincie e paesi di Europa. Oltre la parte della Polonia già indicata, oltre la Sassonia, e la Prussia, la peste invase la Samogizia, la Curlandia, la Livonia sul mar Baltico, la Svezia, la Danimarca; e dall'altra parte quasi tutta l'antica Dacia, ossia la Transilvania, la Moldavia, la Valacchia, la Servia, la Bessarabia, la Romelia, e gran parte dell'Ungheria. La città di Posen perdette la metà circa de' suoi abitanti; così quella di Sapron, e la contrada di Sagedie nella contea di Czongrad nella bassa Ungheria, e varj altri luoghi di quel regno.

Nel 1712 dall'Ungheria s'innoltrò il contagio nell'Austria, e quindi in Praga nella Boemia. Dall'Austria si dilatò nella Stiria, e nella Carniola. Lubiana ne fu molto travagliata.

Or mi farò a sporre alcune circostanze, che accompagnarono il contagio nell'invadere la capitale dell'Impero Austriaco. Fin dall'anno 1709 la peste menava stragi nell'Ungheria. Nel 1712 s'era già appresa anco alla città di Presburgo. A tale notizia le comunicazioni coll'Ungheria furono più rigorosamente interdette. Malgrado ciò poco appresso dall'Ungheria penetrò il contagio nella picciola città di Bruck sul Leytha nella bassa Austria, e quindi in Vienna. Certa giovane Cristina, Sveva di origine, proveniente dall'Ungheria, introdusse in Vienna il primo seme del pestilenziale malore. Detta giovane fu da prima ricoverata in un giardino fuori del Rossau, posto sul sinistro ramo del Danubio. Ritrovandosi essa in istato di gravidanza ben inoltrata, fu accolta nel civico spedale. Ivi rapidamente morì, non appena cominciatosi a sospettare sulla natura del suo male. Parecchie altre giovani puerpere dello stesso spedale, che si trovaron con essa, infermaron del pari, e si morirono dopo brevissimo corso di malattia, allora non ancor conosciuta. Un cappellano dell'ospitale diede avviso alla Commissione di Sanità di queste morti repentine e sospette. La Commissione ordinò tosto la separazion del locale e di tutto il circondario fuori del Rossau, ove la detta prima infetta era stata ricoverata. Fu quindi prescritto che venissero trasportate tutte le puerpere e le gravide del civico spedale in un apposito Lazzeretto, e ordinati diversi altri provvedimenti e discipline per la preservazione e salvezza della Capitale. Ma insorse grave discrepanza d'opinione sulla natura del male fra i due medici dott. Ruck, e dott. Schultz, deputati all'assistenza de' malati di questo nuovo Lazzeretto, il primo affermando che fosse vera peste, il secondo negandolo. Questa falsa opinione pur troppo costò al secondo la vita, essendosi infermato pur egli di quel contagio. Le discipline e' provvedimenti da opporsi allo sviluppo del morbo per sì fatti contrasti vennero in qualche modo arrestati. Pure si stabilirono alcune sale quasi come _di prova_ per li malati sospetti, e si pensò ad accertarsi meglio della vera natura del male, anzi che con robusti e pronti mezzi opporvisi risolutamente. Quindi il morbo fece per qualche tempo una tregua assai lusinghiera, di modo che fu creduto che al tutto si fosse spento. I magistrati stessi da sì ingannevoli apparenze vennero tratti in errore. Nel Gennajo 1713 di 52 malati sospetti ne morirono 28; nel Febbrajo si contarono appena 28 malati, dei quali 16 morti. Nel Marzo si accrebbe considerevolmente il numero dei nuovi malati e delle morti, li primi essendo saliti a 169, le seconde a 126. Trapassata appena la meta dell'Aprile, mentre vivevasi ancora senza grande trepidazione, la peste, superata ogni linea di opposizione, penetrò in tutti i sobborghi, e nella stessa città. Quivi operò essa in breve apertamente, fattasi generale. Nell'Aprile 365 persone furono colte dal contagio, e per esso 317 vi perirono. Nel Maggio si contarono 694 nuovi infetti, ma non più che 84 morti; in Giugno 891 nuovi infetti, e 701 morti, nel Luglio 1656 infetti, 1201 morti; ne' mesi di Agosto, e di Settembre il contagio montò al suo più alto grado di forza e di propagazione, per modo che più di 4000 persone se ne infermarono, ed a circa 4200 arrivò il numero de' morti[33]. In Ottobre cominciò a scemare il male; dai 2032 malati, che si ebbero in Settembre, il numero scemò fino ai 970. In Novembre poi il contagio era in piena declinazione, 391 soltanto furono i nuovi infermati, 418 i morti. Nel Dicembre non s'ebbero più che 121 malati, dei quali 105 felicemente guarirono. Nel mese di Gennajo 1714 soli 72 infetti, e 54 morti: e nel susseguente Febbraio soli 17 infetti, e nessun morto. In sul finir del Febbrajo il morbo era interamente cessato. La somma totale fu di 9565 appestati fra la città e' sobborghi, dei quali 8644 morirono, e 921 sono guariti; sicchè appena un decimo andò salvo dalla violenza del male. La cessazione della malattia venne attribuita dai più all'effetto del freddo nel verno del 1714. Può esser per altro che ciò sia avvenuto anche per merito de' saggi provvedimenti Politico-Sanitarj, adottati in quella congiuntura dalle ordinarie Magistrature. Una special Commissione Aulica è stata dallo stesso Imperator Carlo VI instituita per provvedere ai bisogni dello Stato nella gravissima circostanza del contagio, e per procurar la salvezza delle suddite popolazioni. In tal circostanza venne pubblicato un Regolamento di Sanità. In ordinata serie stanno raccolte in esso tutte le ordinanze, le istruzioni, le norme, che si emanarono in Vienna per sì luttuosa congiuntura di peste dalla sopraccennata Commissione Aulica. (_Pestbeschreibung und Infections Ordnung. Part. II pag. 176 e segg._).

In molti villaggi de' dintorni di Vienna s'è pur dilatato la peste; e si estese con molta rapidità, non però sì feroce. Il primo sviluppo seguì nel Marzo 1713 a Zellerndorf. In Aprile si diffuse a Wahring, Otterkling, Neulerchenfeld, e Hollabrun, e ne' mesi successivi a più di 40 altri luoghi tra villaggi, e picciole frazioni comunali. Serpeggiò in tutto il Dicembre dello stesso anno, e prima del terminar del susseguente Gennaro era estinta per tutto. Il numero delle famiglie colpite dal contagio fu di 762. Di esse 4923 persone rimaste infette, 3776 ne son morte, e 1147 guarirono, le più senza soccorsi dell'arte. In questo tempo di peste l'Imperatore a nome suo e del fedele suo popolo fece voto d'innalzare un tempio in onore di s. Carlo Borromeo, qual protettore contro la peste. Questo voto fu adempiuto, essendo stata eretta la magnifica chiesa intitolata a quel Santo, la quale ammirasi in Vienna al Kärnthner Thor. La prima pietra di questo superbo edificio fu posta il giorno 5 Febbrajo 1716.[34].

Nelle stragi fatte da questa peste in Germania nella Transilvania, Ungheria, Austria, ec. fu osservato che gl'individui più robusti erano più facilmente attaccati, e ne morivano quasi tutti, mentre che i più deboli o n'andavano esenti, o venendone presi guarivano con maggiore facilità. (_Benza F. X. Relatio historica Pestis Austriam vastantis, Viennae 1717; Kanold Joh. von den Beulen und Blasen der in diesem fahr in Wien grassirenden Seuche 1713; Jahrhistorie der grossen Menschen-pest von 1701 bis 1716 Vid. Annal. Uratislaviens. Mens. Novemb. 1718; Peima J. B. de Beintema, Loimologia, sive Historia Constitutionis pestilentis annis 1708. 9. 10. 11. 12 et 13 per Thraciam, Sarmatiam, Poloniam, Silesiam, Daciam, Hungariam, Livoniam, Daniam, Sveciam, Saxoniamj, Austriam, variaque loca S. R. I. grassatae, Viennae 1714; Werlosching a Parenberg Joh. Bapt. et Loigk Ant, Loimologia, seu Historia Pestis, quae ab anno 1708 ad 1713 inclusive Transylvaniam, Hungariam, Austriam, Pragam, et Ratisbonam, aliasque conterminas Provincias et Urbes progrediendo depopulabatur, per epistolas ex autopsia et experientia propria medice exarata, Styriae 1716; Brietius Phil. Annales Mundi s. Chronic. Universal. usq. ad an. 1714; Gerbez Marc, Constitutio Epidemic. Labacensis in Carniola an. 1713; Syden. Op. T. II.; Fuker, de Salubrit. et Morbis Hungaricis p. 43; Gensel, Historia Pestis Hungaricae et Viennensis V. Miscell. N. C. Cent. VI. et VII.; Hojer, Untersuchung der anstekenden pestilenzialischen Seuche welche etliche jahre in Europa grassiret, Gotha 1714.; Windisch, Schroeck, Moller Carol. Otton. Orvou Oktatás miképpen kellessék e mostani Pestisses és egyebb mérges nyavalyáknak bero hanássokban Isten segitsége àltal örizésképpen az emberneck magârcil gondot viselni ec., Budae 1740: Boetticher Schamski, et alii_).

Anco in Dalmazia vi fu a quest'anni la peste. Nel 1710 serpeggiò essa nei sobborghi di Spalatro, e ne' casali circonvicini. Alle altre città, avendone a tempo interrotta ogni comunicazione, e adottate le opportune misure di precauzione, venne fatto di preservarsi. (_Ex Actibus Offic. Salut. Jadrens._)

In Italia sentendosi ardere su tante parti lo struggitore contagio, e già serpeggiando ad essa vicino, si avevano conceputi i più forti timori; e perciò ogni paese tenevasi attentamente in guardia per impedir il passo a questo formidabil nemico, del quale aveasi provato tante volte la tremenda possanza, e che dal 1630 non era più comparso nella Lombardia, e da circa mezzo secolo lasciava tranquilla ed immune ogni altra contrada d'Italia. A questi timori aggiungeva maggiore ansietà la tristissima circostanza, che ne' due anni, dal 1711 al 1713, l'Italia era afflitta da fierissima epizoozia, che distruggeva il bestiame, e da copia insolita di vermi, che rodevano i grani in erba, portandovi la carestia. Ma fortunatamente in mezzo a tanta minaccia l'Italia ne andò illesa; ed il freddo acutissimo del 1714 estinse intieramente la peste, sì nella Germania, e sì nelle altre provincie e paesi già soprattocchi. (_Muratori, op. cit._)

A. dell'E. C. 1716-17. In questi anni fierissima peste spopolò la città di Smirne nella Natolia, e le isole della Grecia sull'Arcipelago. Specialmente Scio, Mitilene o Lesbo, e Samo vi furono crudelmente travagliate. Il furor del contagio fece altresì a questo tempo orrendo strazio in Costantinopoli. (_Ephemerid. Acad. Natur. Curios. Cent. VII p. 130_).

A. dell'E. C. 1718-19 Aleppo, gran città della Soría, soggetta ad esser visitata quasi periodicamente dalla peste, a quest'anni provò sì feroce il contagio, che nello spazio di circa sei mesi perdette da oltre ottanta mille de' suoi abitanti. (_Russel Alexand. the Natur. Hystory of Aleppo p. 250. 262 Mertens I. p. 115_).

A. dell'E. C. 1720-21. Gli anni mille settecento venti e ventuno sono celebri nella storia delle pesti per le stragi, che questa tristissima calamità fece a Marsiglia, ad Aix, a Tolone, ed in quasi tutta la Provenza, così pure in alcune città della Linguadocca, e nella Guascogna.

Abbiamo gran copia d'Opere scritte sopra questa peste; nè ch'io sappia sopra alcun'altra fu mai scritto altrettanto. Le scandalose quistioni, e' gravi dispareri insorti fra' medici a quel tempo, verisimilmente furono la principal cagione di tante scritture.

Ma prima giova osservare, che nel 1719 fu scarsissimo il prodotto dei grani, del vino, e dell'olio nella Provenza, a tale che mancarono le sussistenze nel 1720; quindi un cattivo e scarso nutrimento aveva già predisposto alle malattie la minuta classe del popolo. A ciò s'aggiunga, che i calori della state furono eccessivi, e piogge continue erano succedute ai calori; e per vario tempo que' paesi andaron soggetti al predominio di furiosi venti dall'Occidente.

Il dì 25 Maggio arrivò a Marsiglia il capitano Chateaud colla sua nave riccamente carica per conto di alcuni negozianti di quella città. Questa nave era partita da Seide (l'antica Sidone), il 31 Gennajo con patente _netta_, cioè a dire con officiale dichiarazione di Sanità, che a quel tempo non vi aveva in quella città alcun sospetto di mal contagioso; quantunque, come si seppe dappoi, la peste allora serpeggiasse a Seide, ed in varj altri paesi della Soria. Questo capitano prese porto a Tripoli, dove fu obbligato fermarsi qualche tempo per riparare il suo bastimento da alcune avarie sofferte nel viaggio. Tripoli non è da Seide molto distante, e libere e frequenti sono le comunicazioni fra queste due città anco in tempo di peste. A Tripoli fece egli nuovo carico di alcune mercanzie, e fu costretto di prendere a bordo alcuni Turchi, che sbarcar dovea in Cipro. Anco da Tripoli gli venne rilasciata patente _netta_. Uno di que' Turchi caricati a Tripoli si ammalò per via, e morì in pochi giorni. Due marinaj incaricati di gittar in mare il cadavere, quantunque appena tocco l'avessero, perchè ne fu poi commesso quel pietoso ufficio agli altri Turchi compagni, pur ammalarono poco dopo, e in pochi dì si morirono. Alcuni giorni appresso infermarono altri due marinaj, che sono morti egualmente, e morì pur anco il chirurgo del bastimento, che a tutti questi malati aveva assistito.

Tante morti quasi improvvise forte inquietarono il Capitano; il perchè separatosi dagli altri, si ritirò sotto poppa, donde per tutto il resto del viaggio continuò a dare i suoi ordini. Tre altri marinaj caddero malati nel corso del viaggio, e mancando il legno di chirurgo che gli assistesse, avvisò il Capitano di prender porto a Livorno, dove poco dopo l'arrivo i tre malati morirono nel modo stesso, che gli altri sovraccennati compagni. Il medico ed il chirurgo del Lazzeretto di Livorno dichiararono in un _Certificato_, rilasciato allo stesso capitano Chateaud, che i detti malati erano morti da una febbre maligna pestilenziale. Il capitano, arrivato a Marsiglia, rimise il _Certificato_ agl'Intendenti della Sanità, e depose che alcuni altri uomini del suo equipaggio erano morti per via. Ciò avrebbe dovuto bastare a impedirgli lo sbarco; pure gliel si permise, depositando le mercanzie nel Lazzeretto, contro l'uso osservato altre volte d'inviare unitamente al carico, a Jarra, isola deserta a qualche distanza da Marsiglia, li bastimenti sospetti di peste, o che lungo il viaggio avevano per malattia perduto alcuno dell'equipaggio. Mentre al Lazzeretto si eseguiva lo scarico delle mercanzie, il dì 27 Maggio ne morì un altro individuo, il cui cadavere fu portato allo stesso Lazzeretto per essere visitato. M. Gueirard, che n'era il chirurgo ordinario, dichiarò che non vi avea trovato nessun segnale di peste. Questo chirurgo, uomo di sperienza, e di autorità, non sapeva però conoscer la peste, che ai segni esterni. Il giorno 31 Maggio entraron nel porto di Marsiglia tre altri bastimenti dagli stessi luoghi sospetti; ed un altro bastimento approdò il dì 12 Giugno. Tutti questi furono portatori di patente _brutta_, vale a dire, indicante che nel luogo della loro partenza vi aveva sospetto di peste. Ciò non di meno le loro mercanzie, egualmente che quelle del capitano Chateaud, furono tutte rimesse al Lazzeretto pel loro discarico. Infrattanto la malattia continuava nella nave di quel capitano. Nel dì 12 Giugno morì il Guardiano di Sanità, che se n'era posto alla sopravveglianza. Il dì 23 detto infermò uno dei mozzi del naviglio, e contemporaneamente due così detti bastazzi del Lazzeretto deputati allo sborro e al maneggio delle mercanzie di quella contumacia, non che un facchino da espurgo, messo alla contumacia del capitano Aillaud, arrivato il dì 31 Maggio, ma che aveva preso parte nel maneggio delle mercatanzie della prima contumacia. Essi tutti morirono rapidamente fra due o tre giorni. Il chirurgo del Lazzeretto continuò a dichiarare che quelle erano malattie ordinarie. Il capitano Chateaud non tardò molto ad essere la vittima con tutta la sua famiglia della terribile malattia, che aveva egli stesso sgraziatamente seco portata. Gl'Intendenti della Sanità, scossi da tante morti precipitose, si determinarono finalmente di spedire all'Isola di Jarra li quattro bastimenti per ricominciarvi la lor contumacia, contentandosi di far chiudere li bastazzi, deputati all'espurgo nei recinti del Lazzeretto con esso le mercanzie, e d'interdire fra loro ogni comunicazione. Queste precauzioni non impedirono punto che due dei detti bastazzi, posti sopra le mercanzie del capitano Chateaud, non ammalassero il dì 5 Luglio colla comparsa di buboni sotto le ascelle. Quantunque la malattia si mostrasse co' suoi più manifesti segnali, il chirurgo del Lazzeretto era sciaguratamente ostinato nel non volerla riconoscere per tale; e furioso dichiarò che non era che un'ordinaria malattia. Infermò un altro bastazzo il giorno appresso con un bubone all'inguine. In vista di un contagio così evidente e palese, gl'Intendenti della Sanità incominciarono a diffidare, ma purtroppo tardi, del sapere del loro chirurgo; e, per assicurarsi della verità della cosa, si determinarono di fare un consulto. Due maestri chirurghi della città furono chiamati a dar parere sulla malattia, M. Croiset, chirurgo maggiore dell'ospital delle galere, e M. Bouzon, che aveva fatto alcuni viaggi in Levante. Visitarono essi i malati al Lazzeretto in compagnia del chirurgo ordinario di quel luogo M. Gueirard, ed avendo trovato tutti i detti malati con buboni, li dichiararono assolutamente attaccati da peste. La morte di questi tre malati, seguita il giorno dopo, confermò il giudizio e la relazione dei due chirurghi sovracchiamati.