Della peste e della pubblica amministrazione sanitaria

Part 36

Chapter 363,651 wordsPublic domain

Apertisi alcuni cadaveri, vi si trovaron le viscere sfracellate; il cuore, il polmone, ed il fegato coperti di macchie nere gangrenose; la vescichetta del fiele piena di una bile nera, viscosa, e sì densa, che duravasi fatica a staccarla, i vasi sanguigni ingorgati di sangue nero e grumoso. Vi si usarono le bevande cordiali, la teriaca, i sudoriferi, l'olio di scorpione internamente, esternamente l'olio del Mattioli; ma tutti i rimedj riuscivano inutili. La malattia non cessò, che a poco a poco da se, e come se fosse stata stanca di stragi. Quando la peste era nel suo forte, tutte le altre malattie, sia febbrili o no, casualmente accadute, acquistavano la natura e' segni di vera peste, ossia, come dicevasi, si convertivano in peste, anco in quegli, che tenevansi chiusi nelle proprie case con ogni sorta di riguardo, e, per quanto sapevasi, senza alcuna esterna comunicazione. Ciò però non accadeva nel primo, e nell'ultimo stadio della pestilenza. In sul fine, come suol avvenire in ogni caso di peste, si svilupparono di alcune malattie comuni, d'altra indole. Questo è il segno più sicuro, che l'epidemia pestilenziale sia giunta al suo termine. Moltissime ruberie, spogli di case, orrendi assassinj sono accaduti in quella città nel tempo, che durò il contagio. Per lo che, il trasportarsi d'una famiglia all'altra in un cogli effetti rubati l'infezione fu cagion essenziale della rapida ed estesa sua dilatazione. Morti essendo la maggior parte de' sacerdoti, che avevano la cura spirituale degli ammalati, ed in mezzo alla terribile mortalità non trovandosi più chi assumer volesse sì pericolosi ufici, la Repubblica di Genova chiamò dalla Francia alcuni PP. Cappuccini in soccorso degl'infermi. Quattro d'essi giunsero, allorchè più ardente era il contagio, i quali vi prestarono l'opera loro con eroica carità. Fra loro v'ebbe il celebre P. Maurizio da Tolone, sacerdote molto coraggioso e pio, già trovatosi in più pestilenze, dalle quali tutte n'era uscito illeso felicemente. Usavasi a quel tempo in Genova gittar dalle finestre tutti i mobili ed effetti, che trovavansi nelle stanze de' morti di peste, fossero essi di poco o di molto valore; e tutti abbruciavansi indistintamente, non conoscendosi allora altro mezzo di spurgar la città, che il fuoco. Il detto P. Maurizio da Tolone in tal circostanza introdusse in Genova, con grande utilità e risparmio di molti arredi e masserizie preziose, il suo metodo de' profumi per ispurgarne le robe e le case infette, e, giusta quanto egli ne assicurò, la più costante sperienza gli ha fatto conoscere di tai profumi mirabile effetto, vale a dire la sicura qualità del disinfettare, come copiosamente si fa egli a provare nel suo _Trattato politico; ec._ Con questi profumi, ch'egli spaccia di sua invenzione, spurgò in Genova, oltre un'immensa quantità di robe e di case, 430 tombe, piene a ribocco de' cadaveri degli appestati, con un ingegnoso apparato di legno da lui fatto costruire appositamente. Questi profumi sono di tre sorte; la prima per ispurgar le case ed altre suppellettili grosse; la seconda più violenta per purgare i lazzeretti, le sepolture, ed altre robe, che hanno bisogno di un più efficace purgamento; la terza è un profumo più soave, detto _della Sanità_, per liberar le camere dal puzzo[32]. La base di tutti questi profumi è lo zolfo, la cui celebre dote del disinfettare è antichissima, quasi quanto è l'uso de' profumi in tempo di peste, come vedremo a suo luogo; adoperato, dico il zolfo, più o meno confusamente in un gran numero di pestilenze; e, a dir vero, in alcuni casi con evidente utilità. (_Gastaldi Hieronymus Card. de avertenda et profliganda peste; a Castro Petrus, Veronensis, Pestis Neapolitana, Romana, Genevensis annorum 1656-1658; Juvellin. Bernard. Hist. Pestis, Romae 1656; P. Maurizio da Tolone, Trattato politico; ec. P. Kirchero Scrutin. Pestis; Papon; Lebenswaldt; Muratori op. cit._)

A. dell'E. C. 1657. In quest'anno vi ebbe peste nel ducato di Brema nella Bassa Sassonia, ed a Brunswich residenza del principe di questo nome. Lorenzo Gislero, medico di Osteroode, rapporta duecento e tre storie particolari della peste, che si spiegò a Brunswich nel 1657. Vi durò essa sei mesi. Questa peste era particolarizzata dai sintomi seguenti; ansietà ai precordj, calore ardente interno, veglia, cefalalgía intensa, stitichezza di ventre, polso pressochè naturale, delirio, esantema petecchiale, buboni, carbonchi, somma prostrazione di forze, ec. Il contagio sviluppossi da prima a Brema, e da di là fu portato a Brunswich da alcuni Brunswicesi, che ne fuggirono, venuti a rifugiarsi in patria, dove morirono in casa di una vecchia femmina lor parente, che ve gli accolse, contrattone pur essa il malore (_Laurent. Gisler Observat. Medicae de Peste Brunswicensi an. 1657._).

A. dell'E. C. 1659. Peste in quest'anno nella Svezia, e principalmente nella città e fortezza di Hollen sulla costa meridionale dell'isola di Aland (_Lebenswaldt; Adami op. cit._).

A. dell'E. C. 1660. Alcuni autori accennano esservi stata peste nel mille seicento sessanta in parecchi luoghi della Germania, la quale attaccava più particolarmente gli uomini, soprattutto i robusti, fatto poco danno alle donne, e meno ancora ai fanciulli; ben diversa in ciò da quella, che afflisse Roma sotto il regno di Tarquinio il Superbo, la quale, secondo Dionigi d'Alicarnasso, colpì a preferenza le giovani fanciulle e le vedove (_Papon, Ozanam. op. cit._).

Nell'anno 1662, secondo il Lebenswaldt, il contagio turbò la Polonia. Di questa peste però non trovai negli storici da me veduti alcuna particolar descrizione.

Giusta lo stesso autore nel medesimo anno 1662 la peste fece strage a Costantinopoli.

A. dell'E. C. 1664. In quest'anno fierissima pestilenza desolò l'isola di Candia al sud dell'Arcipelago, regno una volta, come ognun sa, della Repubblica Veneta (_Lebenswaldt; Adami, op. cit._).

In questo stesso anno 1664 ricordasi esservi stata la peste a Tolone, ed a Cuers, picciola città di Francia nella bassa Provenza. Gli storici però non indicano, quanti, e quali ne sieno stati i suoi mali effetti (_Papon. op. cit._).

A. dell'E. C. 1665-66. In Londra a quest'anni si è sparsa fierissima la peste, una delle più celebri della Storia, già descritta dall'Hodges e dal Sydenham, rinomatissimi medici, che vi si trovavano a quel tempo, e che perciò ne furono testimoni oculari. Per essa in meno d'un anno morirono in Londra 90,306 persone. L'inverno del 1664 fu freddissimo in Inghilterra, ed un gielo secco vi durò fino alla primavera. All'improvviso disciogliersi di quel gielo, ed al principiare del nuovo anno 1665, secondo il computo inglese, si manifestarono di assai peripneumoníe, pleuritidi, angine, ed altre malattie inflammatorie, che recarono gravissima mortalità. A queste venne dietro una febbre continua epidemica, ben differente da quella, che regnava sotto la precedente costituzione. Questa febbre era accompagnata da cefalalgía la più intensa, da vomiti, e da diarréa, che la sola emissione di sangue poteva calmare, provocando il sudore; mentre la pelle era secca ed ardente. Inoltrandosi l'anno, la peste si manifestò a Londra, accompagnata da tutti i suoi segnali patognomonici, cioè buboni, carbonchi, ec., e sì rapidamente si propagò, che circa l'equinozio di autunno in una sola settimana ebbe ucciso più di otto mila persone; ancorchè da due terzi almeno degli abitanti per timor del contagio si fossero rifugiati alle ville. Continuò il male con minore ferocia tutto l'inverno vegnente, nè cessò che all'aprirsi della primavera, dando luogo all'epidemia, che l'avea preceduta. S'annunciava il reo morbo con brividi di freddo, come avvien negli accessi d'una febbre intermittente. Gli sopravvenivano in seguito vomiti crudeli, e un dolor compressivo violento lacerava agl'infermi la region precordiale; e la febbre era ardente e continua fin alla morte, o sino al comparir dei buboni agl'inguini, alle ascelle, o alle parotidi, i quali, quando venivano alla suppurazione, indicavano i malati già fuori d'ogni pericolo. Le macchie purpuracee o livide eran foriere di vicina e sicura morte. Un delirio spaventevole d'ordinario non solo accompagnava la malattia, ma sovente la precedeva, senza alcun segno da far creder vicina la comparsa di questo orribile sintoma. Molti venivano presi da questo fiero delirio all'improvviso, e in sulle strade, usciti di casa senza nessuno incomodo, perdevano immediate la vista e la ragione. Parecchi di questi infelici andavano errando, e barcolando per le strade senza sapere nè dove andassero, nè che cosa si facessero, e quindi cadevano a terra, come uom che cade ubbriaco, nè più se ne riavevano. Se taluno avvicinavasi ad essi per soccorrerli, non ne aveva da loro che qualche parola male articolata, e fuor di senno. Venivano altri presi da un sudore espressivo, copiosissimo, che esauriva le forze della natura senza sollevarla punto di quel suo male.

La cura, usata dal Sydenham in questa pestilenza, fu la cavata di sangue ripetuta, ma sempre moderatamente. Egli aveva osservato che il sangue estratto era coperto da una crosta pleuritica, e che ad alcuni cadaveri, seguitane appena la morte, usciva in copia del naso. Cavato sangue, soleva egli prescrivere i diaforetici, poi l'emetico, indi la triaca, l'acqua di cardo santo, le infusioni di scordio, e di salvia, quella di macis nella birra per promuovere il sudore. Dopo ventiquattro ore, durante il qual periodo faceva continuare le stesse bevande, dava un catartico. Guardavasi però egli dal far aprir la vena, comparsi i buboni.

Il Sydenham fonda il suo metodo del cavar sangue nella peste sull'opinione di un considerevole numero di autori, che sulla peste versarono, e particolarmente di Lodovico Mercato, di Niccolò Massa, del Settala, del Trincavelli, del Foresto, del Mercuriale, dell'Altomari, del Pascasio, del Pereza, dell'Herrera, di Zacuto Lusitano, del Fonseca, di Leonardo Botalo, e d'altri ancora. Ma sopra questo argomento tratterò nelle altre parti di quest'opera (_Sydenham op. med. Sect. II. cap. I et II. Hodges Nathanael Loimologia, sive Pestis nuperae apud Populum Londinensem grassantis hist. narratio; The History of the great Plague in London, in the year 1665._).

Negli stessi anni 1665 e 66, e a pari tempo che a Londra, la peste faceva strazio orrendo in Olanda. Nella sola città d'Amsterdam di questa pestilenza morirono 24,148 persone. Secondo alcuni autori il morbo continuò in Olanda con alcuni intervalli anco ne' successivi anni, a tale che nel 1669 spopolò la città di Leiden (_Lebenswaldt; Adami, op. cit.; Barbette Paul. Tract. de Peste cum notis Francisci Deckeri Lugd. Batav. 1667; Roet, Pestis Adumbr. Guid. Fanois, Dis. de morb. epid. hactenus inaudito, an. 1669. Leidae grassante; Sylv. de la Boe, Orat. de Affect. Epid. ann. 1669 Leyd. depopulantis_).

A. dell'E. C. 1670. Lo Scheffer nella sua Opera, intitolata _Laponia_, riferisce che nel 1670 la peste si manifestò nella Laponia, trasportatavi da Riga per alcune balle di canape. Soggiunge egli pure che non s'appiccò il contagio, se non che a quelle donne, le quali erano impiegate alla filatura del detto canape infetto. Ma il freddo di quel paese estinse prontamente la malattia.

A. dell'E. C. 1676. In quest'anno fierissima peste travagliò di sì fatta maniera l'isola di Malta, che ne rimase quasi affatto deserta, non essendovi restate superstiti, che dieci mila persone. Anche in questo caso di pestilenza i gravi dispareri insorti fra i medici sulla vera natura del male lasciarono al contagio aperto il campo ad una fatale irreparabile propagazione. (_Briet. An. Mund. Contin. p._ 937. _Ad. Bibl. Loim._)

A. dell'E. C. 1678-79. In sul principiar del mille seicento settantotto il contagio ritoccò nelle terre della Dalmazia, trasportatovi dalla vicina Turchia per alcuni arnesi rubati dai Morlachi della villa Culla posta sopra Scardona; la quale fu poscia d'ordine del Provveditor generale incendiata. Di là si propagò a Brevilacqua, ed in altri villaggi del territorio di Zara, poscia introdotto anche in Zara per lo stesso modo di robe infette, portatevi clandestinamente, vi fece di gravissimi danni. In quella circostanza il convento di s. Paolo, primo Eremita, nello scoglietto, denominato Galovaz, fu convertito in Lazzaretto, obbligati que' Religiosi a ritirarsi in città. Nell'archivio di detto convento sussiste un manoscritto, contenente la memoria di questa pestilenza, ed alcune particolarità, da cui fu contraddistinta. Terminò essa nel Febbrajo del 1679 (_MS. succit.; Tazlinger in suis Memoriis, etc._).

A. dell'E. C. 1679. In quest'anno, imperando sul trono d'Austria Leopoldo I, la città di Vienna fu travagliata da atrocissima peste, che vi fece orrende stragi, sì fra la popolazione della città propriamente detta, e sì ne' sobborghi adiacenti, specialmente nel Leopoldstadt e nel Mariahülf. Nello spazio di sei mesi sono perite da oltre 70,000 persone; e nel corso intero di questa pestilenza si calcola esserne andate estinte più di 76,000. Pur gravi danni fece il morbo in parecchi luoghi, vicini a quella capitale, e specialmente a s. Ulrick, Neustift, Neubau e Neustadt. In virtù de' saggi provvedimenti, e delle caute discipline, che d'ordine dell'Imperatore vi sono state usate in quella circostanza, si è potuto porre argine alla ferocia di quel contagio sterminatore; e molti paesi vicini se ne sono preservati. (_Der römisch, Kaiserlichen auch zu Hungarn und Böheim, etc. Königl. Maj. Leopoldi I. Erzherzog zu Oesterreich etc. etc. neue Infections Ordnung wie es insgemein in allerhöchster Haupt-und Residenz Stadt Wien, Leopoldstadt, und allen andern umliegenden Vorstädten etc. in den Infections-Sachen zu halten, vom 9 Januar 1679, e_ ripubblicato nel 1680. Esiste nella Collezione pubblicata in Vienna nel 1763. _Pestbeschreibung und Infections Ordnung; Sorbait, Paul. Consilium Medicum, oder freundliches Gesparch von der Wiener Pest des Jahres_ 1679. _Abraham a S. Clara, Merks Wien, oder Beschreibung der wüthenden Pest im. j._ 1679. _Habensack, Relation von der NeüstädterPest_ 1680.).

Nello stesso anno 1679, secondo alcuni storici, la peste afflisse pur anco la Sassonia, e travagliò fieramente l'alta e bassa Slesia (Papon. op. cit. Neue Infections ordnung der hoch und löb. Herren Fürsten und Stände im Herzogthum Ober-und-Nieder Schlesien. Breslau, den 14 _Feb._ 1680; _Kircher, Atanas. natürliche und medicinalische Durchgründung der leidigen ansteckenden Sucht, und sogenanten Pestilenz etc._).

Da Vienna dilatossi il contagio nella Stiria, e vi si manifestò a Gratz nel Dicembre del 1679 in una casa d'un sobborgo. Nel Gennajo seguente 1680 si sparse in altre famiglie del sobborgo stesso, e nell'interno della città; e ne' mesi successivi s'apprese a più di 400 famiglie, imperversando per tutto l'anno 1680. Terminò poi circa le calende di Marzo del 1681. Nel corso di tal pestilenza fra' sobborghi e la città ne sono state colpite 3156 persone, delle quali son morte 2340; 68 ne guarirono di quelle, ch'erano rimaste presso le rispettive loro famiglie; 592 ne uscirono risanate dal Lazzeretto vecchio, e 156 del nuovo.

Fu di Gratz trasportato il contagio in altri luoghi della Stiria inferiore, e nella Carintia, e si spiegò con maggior violenza in un castello, ed in sette villaggi circonvicini.

Dall'altra parte il contagio si estese dall'Austria nell'Ungheria lo stesso anno 1679, e vi fece non poche rovine. La città di Posen ne andò particolarmente travagliata (_Lebenswaldt; Briet. Annal. Mund., Kircher. op. cit. von Windisch, Carl Gottlieb., Geographie des Königreichs Ungarn._ I. _Theil. p. 121._).

A. dell'E. C. 1680. A questo stesso tempo la peste, insinuatasi nella Boemia, ne la desolò facendovi orrendo strazio, a tale che nel solo trimestre di Maggio, Giugno, e Luglio del 1680, ne andarono estinte nella città di Praga 31,040 persone (_Redlich Paul. Historia Pestis Pragae_ 1680. _ibid._ 1681. _Rivinus, de Peste, Lipsiae_ 1680.)

A. dell'E. C. 1682. Nell'anno mille seicento ottantadue Gorizia, città considerevole del Friuli Austriaco, fu travagliata da fierissima pestilenza. Il seme di questo contagio, secondo alcuni, vi fu trasportato da Vienna, e, secondo l'opinione di altri, vi s'è introdotto dalla vicina Turchia, manifestatosi il giorno 18 Agosto 1682 V'infierì poi il morbo con tanta violenza, che molti ne trapassarono nello spazio di sole 24 ore di malattia, altri in tre giorni, e taluni nel settimo. Giuseppe Candido, allora medico della città di Gorizia, ce ne lasciò in pochi tratti d'una sua lettera un'esatta descrizione. I sintomi ne furono il dolor di testa, il vomitar di materia porracea, eruginosa, e talvolta sanguigna; la diarrea, spesso con vermi, la frenitide, il letargo, le petecchie nere, larghe lividure, i buboni, i carbonchi, le urine torbide, talor sanguigne, ed in alcuni la paralisi della lingua. Nella maggior parte de' malati gl'indicati sintomi erano accompagnati da febbre; altri morivano senza febbre, almeno che si manifestasse. Parlando poi del metodo di cura usatone, lo stesso dottor Candido soggiunge: «Il cavar sangue dalla vena fu osservato nocivo, così si tralasciò»; e poco appresso: «li vescicanti sono stati di gran sollievo, applicati dopo qualche evacuazione per via di clisteri» (_De Peste Goritiana anni_ 1682, _Sermo Potestatis Benacensis, etc._).

Nell'anno 1683 rigermogliò il contagio a Gratz, ed in più altri luoghi della Stiria; ma, oppostivi subito per impedirne la dilatazione ottimi provvedimenti politico-sanitarj, n'andò in breve e con pochi danni estinto.

A. dell'E. C. 1685-86. Fierissima peste desolatrice imperversò a quest'anni nella città di Costantinopoli. Immenso ne fu il numero delle vittime rimaste sotto i colpi di così grande flagello. Quantunque fra le esagerazioni degli autori non si possa precisamente conoscere, qual ne sia stato il numero de' morti in quella popolatissima città, pur si rileva essere stato desso assai grande. (_Adami; Lebenswaldt; Pandect. Turc._).

A. dell'E. C. 1690. Nel mille seicento novanta vi fu di nuovo la peste in Dalmazia. Si è palesata da prima nella villa Geversche presso Ostrovizza nel contado di Zara, introdotta colà per l'arrivo di una famiglia proveniente dalla Bosnia inferiore. Un certo Vodizich, borghigiano di Zara, la introdusse in quella città col mezzo di una mandra di pecore, come vien riferito. Il giorno dopo il suo arrivo costui fu trovato morto; e morta pur anco la moglie sua e due sue figlie con manifesti segni di pestilenziale contagio. Scopertosi il morbo, e per la vigilanza dei Rettori eseguite tosto con molta diligenza le opportune segregazioni, fu esso in breve estinto. Siccome poi al primo annuncio della peste il popolo era ricorso alla protezione di s. Simeone; così all'intercessione di questo santo venne la cessazion del contagio attribuita.

Così non fu della città di Sebenico, ove introdottasi la peste vi fece non pochi danni (_Tazlinger in Dama chronologica_).

A. dell'E. C. 1691. Nell'anno 1691 alli 9 Gennajo fu scoperta la peste anco nella città di Ragusa nella Casa degli Esposti detta l'Ospitale de' Bastardi. Venne da Plocce, portatavi dal figlio della Badessa del detto Ospitale. Quindi si diffuse nella città, e vi recò gran rovina; nè cessò interamente che circa la metà di Giugno dello stesso anno (_Storia anonima di Ragusi a. q. an._)

In questo medesimo anno 1691 la peste devastò la Puglia (_Briet. Annal. Mund. sive Chronic. Univers._)

A. dell'E. C. 1692. Nell'anno mille seicento novantadue si legge esservi stata la peste nella Sciampagna in Francia, ma non se ne trovano particolarità degne di speziale considerazione (_Charlier, Traité des Bêtes à Laine T. II. p._ 747).

SECOLO XVIII.

Niente meno del precedente fu questo secolo funestato da pestilenze orribili e desolatrici, che lasciaron parecchie memorande impronte di questo flagello.

A. dell'E. C. 1704. In quest'anno, secondo ciò, che lasciò scritto Gabriele Rzazynsschy nella sua Storia Naturale del Regno di Polonia (_Sendomiriae_ 1721), incominciò nella Polonia quella terribile peste, che durò dieci anni continui, cioè fino al 1714, e che fece miserando strazio di tutto quel regno. Secondo il Gottwald in _Transactionibus Philosophicis n._ 337, e qualche altro autore, questa peste dee essere cominciata in Polonia nel 1702.

Gravissimi morbi epidemici d'indole maliziosa avendo preso a dominare fin dal 1700 e 1701 in varie parti della Germania e specialmente a Berlino, nell'Holstein, a Tubinga nella Svevia, a Rosenberg, ed in altri luoghi della Slesia, a Ratisbona nella Sassonia, a Basilea, ed in altri luoghi della Svizzera, nella Transilvania, ed in parecchi paesi dell'Ungheria, egli è verisimile, che anco nella Polonia, come accadde ne' sopraccennati luoghi, sì fatta epidemia abbia di qualche anno preceduto la peste, e che da alcuni Storici sia stata colla stessa peste confusa. (_Harder, Constitut. Epid. Basilien. utriusque hujus an. 1700. 1701; Camerarii Rud. Constit. Epidem. Barolinensis an. 1704; Haller, Albert.; Schelhamer; Günther; Schroeck. etc._)

Dalle notizie, sparse qua e là in alcune delle sovraccennate Opere, sembra che a questi stessi anni nel paese ottomano, conterminante colla Polonia, coll'Ungheria, e colla Transilvania, siasi diffusa la peste. Però di queste pesti nelle Provincie Ottomane non vi sono autori, che parlino exprofesso. Ciò, che più assolutamente viene asserito dagli Storici, si è che nel 1705, dopo un lungo predominio di venti del mezzogiorno, imperversò di sì fatta guisa il contagio a Costantinopoli, che in un sol giorno si annoverano trasportati fuori da una sola porta 1800 cadaveri, innumerevole essendo poi stata la quantità de' rimasti morti nella strage per le diverse contrade di quella popolosa città. (_Papon; Roman. op. cit.; Heldio de Peste Turch_.).

Nello stesso anno 1705 vi ebbe la peste in Inghilterra e in Ispagna giusta la Relazione del P. Labat, che dal contagio fu egli stesso attaccato due volte.

A. dell'E. C. 1707. Negli atti degli Eruditi di Lipsia (an. 1710 vol. IV) si legge la seguente descrizione intorno la peste della Polonia, desunta dall'Opera di Gio. Bernardo Sthaar (_de febre pestilenti Cracoviae an. 1707_).

Nel 1707 al tempo della Canicola la peste si spiegò in Cracovia, ed in diverse altre parti della Polonia. Essa vi fu recata da alcuni mercanti ebrei, provenienti da Lemberg, dove questa malattia regnava da oltre due anni. Si enunciava essa con alcuni fenomeni insidiosi; cioè ora con una febbre continua, accompagnata da gran calore universale, e da frequenti brividi irregolari intercorrenti, ora con la così detta febbre lipiria, cioè congiunta a grande ansietà precordiale, tristezza, abbattimento, vomito di materie gialle o verdi, e viscose, spontanea lassezza, e sommo abbattimento di forze, pestamento delle membra, fiero dolor di testa, fisonomia cadaverica, delirio, inquietudine continua. Le donne fuggivan nude di casa, e nude correvano per le strade e le piazze; i piedi e le gambe eran tremanti, ed affetti da contorcimenti convulsivi; succedevano crudeli coliche; l'urina si faceva sanguigna, il polso picciolo, languido, ineguale; nulla la sete o inestinguibile; comparivano i buboni agl'inguini, alle ascelle; il corpo si copriva di petecchie, o di stimmate, o neri suggellamenti. Questo sintoma però non era generale. Succedeva la morte il terzo, il quinto, o il nono giorno al più tardi, dopo un delirio furioso. Altri malati cadevano in uno stato di sopore, e trovavansi morti in sulle strade colle membra sfracellate. Avendo i magistrati, le persone ricche ed agiate, ed anche i medici abbandonato la città, vi s'introdusse ben presto il più gran disordine, e col disordine il terrore, lo spavento, la disperazione, e questi mali mettevano il colmo a tutti gli orrori di sì grave flagello.