Della peste e della pubblica amministrazione sanitaria
Part 3
(_c_) Nei primi secoli dopo il mille le navi de' Veneziani solevano trasportare i crociati in Asia, e mantenevano un commercio molto attivo coi paesi del Levante, e più particolarmente coll'Egitto e colla Siria; commercio di cui i Veneti erano già in possesso molto tempo anche prima di detta epoca. Dette navi al loro ritorno, cariche di mercanzie, frutto degli ottenuti trionfi e del commercio, assieme colle ricchezze dell'Oriente portavano non di rado in patria anche la peste. Secondo il Gallicciolli ed alcune Cronache, pare, che dal 1000 a tutto il 1400, Venezia fosse stata travagliata dalla peste più di quaranta volte, e secondo altri autori più di sedici volte nel solo secolo XIII. Dissi pare, giacchè le notizie che abbiamo intorno alle pesti di Venezia sino al secolo XIV sono così confuse, che non si saprebbe precisamente dire se le regnate epidemie fossero state tutte di vera peste, ovveramente di altre malattie. Mi astenni perciò dal farne menzione, limitandomi ad accennarne alcune soltanto delle più memorabili (_V._ facc. 282, 284, 297, 318, 323, 419, ec.). Le più chiare ed esatte notizie che ci offra la Storia intorno alle pesti di Venezia di que' primi secoli si riferiscono a quella terribile del 1347-48, da cui l'Italia e l'Europa tutta fu crudelmente afflitta (_V._ facc. 419, 297), ed alle successive del 1361, 1377, 1381-82, 1391, e 1397. Che che ne sia; a malgrado la poca esattezza e precisione della Storia delle pesti di que' primi secoli, chiaramente apparisce, che prima dell'istituzione dei Lazzeretti, la maggior frequenza dell'importazione della peste in Italia seguisse sempre il maggiore o minor movimento delle relazioni commerciali coll'Oriente. La Repubblica Veneta, che, come si è detto, manteneva un esteso e quasi esclusivo commercio col Levante, nel quale non aveva altri concorrenti che i Genovesi e i Pisani, e dirigeva le sue speculazioni commerciali principalmente in Siria e nell'Egitto, mentre i Genovesi le indirizzavano in vece verso il Bosforo ed il Mar nero e facevano i loro affari in Costantinopoli, a que' tempi esente dal contagio; la Repubblica Veneta, dicesi, per le reiterate invasioni del contagio fatta accorta del pericolo in cui di continuo versava per tali frequenti e libere comunicazioni, dovette sentire prima d'ogni altra nazione di Europa il bisogno di stabilire un mezzo di provvedimento sanitario capace di preservare la Capitale ed i Veneti Stati dall'invasione di un morbo crudele, che l'avea tante volte contaminata e deserta, senza per ciò esser costretta di abbandonare il suo commercio col Levante, al quale essa doveva la sua ricchezza e prosperità. Nè tardo dovea venire alla mente de' Veneti il pensiero, che questo mezzo altro esser non poteva che l'isolamento delle persone e delle robe infette o sospette che provenivano per la via di mare dal Levante e che tutte dovevano fare scala a Venezia, onde toglierle così all'immediata comunicazione coi sani. E siccome Venezia è circondata da ogni parte da molte belle Isolette, le quali quasi tante ancelle forman corona a questa regina del mare; così, adottata l'idea dell'isolamento, è naturale che la Repubblica pensar dovesse a convertire una delle dette Isolette a ricetto delle persone e delle merci infette o sospette di pestilenza. Scoppiata essendo nuovamente la peste a Venezia nel 1403 (_V._ facc. 421), questa servì di potente impulso per determinare definitivamente la Signoria Veneta a mandare tosto ad esecuzione il divisato progetto. A questo fine la detta Serenissima Signoria in quel medesimo anno 1403 tolse agli Eremitani della regola di s. Agostino l'Isola che abitavano, e su cui fin dal 1249 avevano eretto un convento ed una chiesa col titolo di _Santa Maria di Nazareth_ (forse perchè accoglievano ed assistevano i pellegrini infermi che ritornando da Terra Santa concorrevano a Venezia), la dichiarò di jus patronato della Repubblica, e istituì su di essa un Ospitale, _dove ammetter si dovevano i poveri d'ambo i sessi afflitti dalla peste_: al qual Ospitale assegnò la Chiesa, gli edifici, gli orti e le possessioni del soppresso convento. Sono stati destinati alcuni serventi, un Cappellano, ed un Priore con salario da pagarsi dal pubblico; e fu prescritto che l'Officio del Sale pagar dovesse tutte le spese di vitto e medicine. Ai Monaci Agostiniani venne assegnata, in cambio di quella che loro si aveva tolta, l'altra piccola Isoletta di Santo Spirito, dove Fra Gabriele de Garofolis Spoletano, ch'era il priore del soppresso convento di Santa Maria di Nazareth, uomo pio e di santa vita, fondò l'Istituto de' Canonici regolari. In seguito, oltre alle persone infette o sospette di peste, si mandarono in detta Isola all'espurgo anche le mercanzie che provenivano dal Levante. Per tal modo la Signoria Veneta fu la prima che con sano consiglio abbia pensato ad isolare le persone e le merci provenienti dall'Oriente, ed a sottoporle a contumacia; e colla istituzione de' suoi Lazzeretti diede bell'esempio all'Europa, e le insegnò il modo di preservarsi dal più micidiale e più temuto dei mali. E siccome con tre successivi Decreti del Senato, uno del 1448 e due del 1456, l'Isola ove mandavansi gli appestati e i sospetti, venne appellata _Nazaretum_, dall'antico nome forse della sua Chiesa, _Santa Maria di Nazareth_; così quel nome si conservò, corrotto in seguito dal volgo, che ripete materialmente le voci secondo il suono di esse senza conoscerne il significato e l'origine, cangiata la _n_ in _l_, e _Lazzaretto_ fu sempre in seguito chiamato quel _luogo dove si isolavano le persone e le robbe sospette di peste per far quarantena_. Di mano in mano che gli altri popoli d'Italia ed i stranieri ad imitazione de' Veneti andarono adottando nei loro Stati li medesimi presidj di difesa contro la peste, coll'imitazione delle stesse leggi e regolamenti di sanità adottarono pure lo stesso vocabolo dei Veneti per distinguere i loro Stabilimenti di Contumacia. Questa etimologia del nome _Lazzaretto_ mi sembra abbastanza chiara e fondata sulla Storia, senza farla derivare dal mendico della parabola pieno di ulceri, nè da Lazzaro fratello di Marta e di Maria risuscitato dal Redentore N. S. G. C. come suppone il Muratori, e come lo trovo ripetuto da quasi tutti i nostri Dizionarj, forse perchè nella Palestina ed altrove si ponevano sotto la proiezione di S. Lazzaro gli Ospedali dei lebbrosi; e nemmeno da _El hazar_, Ospedale presso la Moschea del Cairo, come pretende Volnay; e molto meno poi da Jacopo _Lanzerotti_, che fu il primo Priore nel detto Ospitale di Santa Maria di Nazareth, come s'era pensato da alcuni altri. Perchè poi in tutti i migliori Dizionarj Italiani i detti luoghi per contumacie ed espurghi si chiamino _Lazzeretti_ in vece di _Lazzaretti_, non saprei dirlo. Forse vi fu qualche Autore accreditato per conoscenza di lingua che per più eleganza così li nominasse, e gli altri poi si copiarono l'un l'altro senza ulteriori esami. Quell'antichissimo Lazzeretto, il primo che sia stato istituito in Europa nell'indicata Isola di Santa Maria di Nazareth, ampliato e ristaurato più volte, sussiste ancora, ed è il nostro Lazzeretto Vecchio, di cui la Sanità Veneta si serve ancora utilmente; che anzi, ristaurato in questi ultimi anni con molta cura e dispendii, e uno dei più belli e comodi Lazzeretti di Europa. Offre decentissimi appartamenti bene ammobigliati, ed è capace a dar comodo ricetto a più che cento contumacianti di diversa provenienza, e ad ammettere contemporaneamente all'espurgo nelle ampie sue tettoje, sbarrate da cancelli di legno, divise e distinte secondo le varie contumacie, in sette separati recinti, parecchie migliaja di Colli di mercanzie. Nè al solo Lazzeretto piantato nell'indicato convento degli Eremitani si limitò la previdenza dei Veneti; ma, ritenuto forse che non bastasse quel luogo per soddisfare a tutti i bisogni della Sanità, il Senato Veneto decretò l'erezione di un altro Lazzeretto nell'Isola di s. Erasmo, il quale attivato poco prima del 1500, venne chiamato _Lazzeretto Nuovo_, e tale chiamasi ancora, quantunque quasi interamente distrutto, e da molti anni una parte di esso non serva più che per deposito dell'artiglieria di terra. Il primo Lazzeretto istituito nel 1403 nell'Isola di Santa Maria di Nazareth incominciò a distinguersi col nome di vecchio subito dopo fabbricato il nuovo, e Lazzeretto vecchio chiamasi anche oggidì, appellata collo stesso nome, l'Isola che lo contiene e che tutta agli usi di Lazzeretto, o ad abitazione e comodo de' suoi impiegati venne destinata. Nel 1769 essendo stato riconosciuto che il sopraccennato Lazzeretto nuovo non poteva più servire all'oggetto della sua istituzione per l'aria malsana che vi si respirava, per le sue fabbriche diroccate e quasi inservibili, per la sua lontananza e perchè interrati erano i canali, il Senato ordinò al Magistrato Veneto di versare sul cambiamento di situazione più salubre e più comoda al commercio ove piantare un altro Lazzeretto che chiamar dovevasi _Novissimo_. Dopo molte difficoltà ed incertezze il Magistrato Veneto di Sanità nel 1782 riconobbe, che _per la salvezza della materia e pel risparmio l'Isola di Poveglia era preferibile ad ogni altra_; e soltanto nel 1793, dominando ancora la Veneta Repubblica, fu per la prima volta destinata Poveglia ad uso di Lazzeretto provvisorio, ed ivi accolti alcuni appestati, spurgate le robe e il naviglio che le aveva portate; e quantunque da tutti i Governi che hanno succeduto alla Veneta Repubblica fosse stata riconosciuta l'Isola di Poveglia opportunissima per lo stabilimento di un Lazzeretto per le provenienze infette o più gravemente sospette, solo nel 1814, ristabilitosi in queste Provincie il Governo Austriaco, venne quell'isola destinata a tal uso (Vedi _Cenni Storici sull'Isola di Poveglia e sulla sua importanza sotto l'aspetto sanitario_, che ho pubblicato in Venezia nel 1837), ed ora il Lazzeretto di Poveglia è il Lazzeretto Centrale per la peste di tutto il litorale Adriatico, il più valido baluardo di difesa della salute degl'II. RR. Stati Austriaci contro la peste; nè vi ha alcun altro Lazzeretto in Europa, ch'io conosca, che per quanto risguarda l'opportunità della situazione, per un favorevole concorso di circostanze affatto speciali di quella isolata località sia al caso di meglio corrispondere all'oggetto della sua istituzione, e di offrire agli Stati di Europa una maggior guarentigia per la pubblica sicurezza.
Fin dal Marzo 1348, come si è detto (facc. 421), furono eletti dal Maggior Consiglio della Veneta Repubblica tre Nobili col titolo di Savj all'apparir della peste, o _Provveditori di Sanità_, e nel 1485, aggiunti ai primi altri tre Nobili col titolo di _Sopraprovveditori_, fu creata una Magistratura perpetua con grandissimi poteri, alla quale era interamente ed esclusivamente affidato, oltre alla sopravveglianza e direzione generale dei Lazzeretti, la disposizione ed attivazione eziandio di tutte le misure e provvedimenti che in qualsivoglia modo alla tutela e conservazione della pubblica salute si riferivano. Fu per tal modo costituito quel tanto celebre Magistrato Veneto di Sanità, cui il Senato aveva a quel tempo accordato amplissimi poteri, e conferito ben anche il titolo di _Supremo_, la cui rinomanza ed alta riputazione di saggezza non è per anco estinta in Europa; tanto durano le prime impressioni allorchè sono bene stabilite! Ora dell'antico Magistrato Veneto di Sanità tuttora conservasi il nome, ridotti però assai limitati di tale Magistratura i mezzi e le facoltà.
(_d_) Fino dall'anno 1827 sono state introdotte in Egitto, d'ordine dello stesso Vice-Re Mehmed-Alì, pratiche sanitarie, e stabilite contumacie pei bastimenti, non che istituiti Consigli di Sanità per garantire possibilmente il paese dalla peste. Nel 1828 vennero convertiti ad uso di Lazzeretto provvisorio alcuni grandi Magazzini o _Sciune_, che esistevano ad Isbe, piccola penisola presso Damiata, circondata in parte dalla foce del ramo del Nilo di Damiata (l'antico ramo Fatmetico), ed in parte dal mare, e fu pubblicato in Arabo il relativo Regolamento, col quale sono stati anche nominati i varj Impiegati del nuovo Stabilimento. Nel 1831 per lo sviluppo del Colèra nel paese di Suez venne nominata al Cairo una Commissione composta per la maggior parte di Europei, con facoltà di agire indipendentemente da ogni altra Autorità pel bene della pubblica salute nell'Egitto. Nel Gennajo 1832 è stata istituita ad Alessandria un'altra Commissione, detta Consolare di Sanità pubblica, composta dei Consoli d'Austria, d'Inghilterra, di Francia, di Russia e di Svezia, che in turno mensile dovevano presiederla; la qual Commissione, indipendentemente dal Governo, doveva regolare le cose della Sanità, segnatamente per ciò ch'era riferibile alle contumacie dei bastimenti che approdano ad Alessandria e per le cose della peste. In Aprile dello stesso anno 1832 fu posta dall'I. R. Console Generale Austriaco in Alessandria la prima pietra per l'erezione di un grande Lazzeretto ad una certa distanza dalla Città, al così detto porto nuovo; il qual Lazzeretto fino al 1835 altro non era che uno spazio chiuso da quattro muri con alcuni interni provvisorii ripari. Ora però è ben ridotto, comodo e decente, capace di dar sfogo a venti differenti contumacie contemporaneamente. Gl'Impiegati e Guardiani addetti a quello Stabilimento sono tutti Europei.
Tutti i Consoli residenti in Alessandria avevano convenuto di riunirsi in Consiglio ogni anno per rieleggere o confermare la sopraccennata Commissione Consolare di Sanità, la quale doveva esser formata sempre da cinque Membri tratti dal Corpo Consolare. Detta Commissione assunse in seguito il nome di _Comitato Consolare di Sanità_, e sussiste ancora.
In una delle sopraindicate sedute pubbliche dell'intero Corpo Consolare tenutasi in Alessandria nel giorno 22 Agosto 1835, subito dopo la terribile peste dell'Egitto degli anni 1834-35, nella quale sono morte più di 150,000 persone, venne adottata con saggio consiglio una misura, la quale, ove fosse stata sinceramente sostenuta e mandata ad effetto, avrebbe forse portato grandi vantaggi all'umanità ed al commercio. Nella detta sessione generale de' Consoli era stato adottato «di affidare la direzione generale di tutti gli Stabilimenti di Sanità, e di tutti i lavori dello stesso Comitato Consolare di quel Regno, ad un Commissario Superiore di Sanità, che rimpiazzando il Presidente mensile avesse a presiedere permanentemente il Comitato dei Consoli, e dal quale, come da un centro regolatore, partir dovessero tutti gli ordini tendenti ad assicurare la conservazione della pubblica salute in Egitto, e provvedere a tutti i bisogni sì ordinarii che straordinarii del servizio sanitario, modellando le istituzioni e le discipline sanitarie del Regno, sopra quelle degli Stati ben regolati di Europa; e in modo tale da ispirare fiducia all'estero, e procurare alla navigazione ed al commercio dell'Egitto le maggiori agevolezze compatibili coi riguardi della salute pubblica; e nel medesimo tempo provvedere alla miglior salute e prosperità dell'interno».
Questa determinazione del Corpo Consolare venne accolta con entusiasmo dal Vice-Re, che l'approvò subito; e per mandarla ad effetto in modo corrispondente alle grandi viste dell'utile pubblico, cui pare s'abbia avuto in mira nell'adottarla, si rivolse all'I. R. Console Generale Austriaco Consigliere de Laurin pregandolo «d'interessare il Governo Austriaco a scegliere e lasciare in Egitto, almeno per tre anni, un individuo valente, che avesse già servito con buon successo ed in una categoria superiore nella Sanità, il quale avesse da assumersi l'incarico di organizzare e dirigere i pubblici Istituti e le cose della Sanità di quel Regno secondo i sistemi vigenti in Europa». Il Consolato Generale Austriaco se ne incaricò. Scrisse al suo Governo. Ed il Governo Austriaco, sempre premuroso e zelante allorchè si tratta del bene dell'umanità e dell'utile pubblico, instituì delle pratiche, e con sincero e leale interesse emanò degli ordini ai Presidenti dei suoi varii Governi onde rinvenire possibilmente l'individuo fornito delle qualità necessarie per ben corrispondere all'invito del Governo dell'Egitto, e che fosse disposto di accettare il difficile e dilicatissimo incarico che si voleva affidargli.
Ciò però non doveva esser facile, giacchè molte ragioni potevano dissuadere un Impiegato Superiore di Sanità, che godesse favorevole opinione in Europa, dall'assumersi un incarico di tanta importanza, in un paese lontano, in un clima cocente, qual è quel dell'Egitto, fra popolazioni non per anche disposte e mature per una generale riforma sanitaria; e con molta probabilità d'incontrare ostacoli e contrarietà gravissime nella nuova posizione in cui andava a collocarsi, che per la qualità delle circostanze doveva essere assai dilicata e difficile. Pure a malgrado tutto ciò, il Governo Austriaco era riescito a rinvenire e prescegliere l'individuo che possedeva le qualità richieste dal Governo Egizio, capace di condurre a termine la malagevole impresa, ed a cui il Supremo Dicastero Aulico dello stesso Governo Austriaco non aveva esitato di dichiarare, che _dietro le pratiche precorse era venuto in cognizione ch'Ei possedeva perfettamente tutte le qualità occorrenti per la direzione degli affari della Sanità dell'Egitto_. L'individuo prescelto aveva anche manifestata definitivamente a quel Governo, col mezzo dell'I. R. Console Generale Austriaco residente in Alessandria, _la sua determinazione di partire anche subito per l'Egitto onde disimpegnare l'onorevole incarico nel miglior modo che per lui si potesse_; e lo stesso Regio Console riscontrava tale avviso, e già sembrava ogni cosa definita e conclusa, allorchè insorte in Alessandria cose che non si conoscono, la missione non ebbe più luogo, ed il ben concepito progetto si dileguò. Scriveva poco dopo l'I. R. Console Generale Austriaco, cioè il 15 Dicembre 1837, _che il Comitato Sanitario Egizio stanco di aspettare più oltre l'arrivo di un Commissario permanente dall'estero aveva deliberato nella seduta del 29 Decembre, che fosse urgente di provvedere alla nomina di soggetto presente; e che quindi in quella stessa seduta del 29 Novembre (1837) era stato deciso, che il detto posto di Commissario permanente debba esser dato al Medico primario di Sanità Dott. Grassi, oriundo di Pistoja in Toscana_, che da circa venti anni esercitava la medicina in Alessandria. Questa nomina però non venne da S. A. il Vice-Re approvata, _perchè_ (Ei disse) _troppo le dispiaceva perdere un medico che faceva parte del corpo dei Medici della Marina_; e non fu più nominato alcun altro. Così abortì uno dei migliori progetti sanitarii, la cui felice esecuzione avrebbe segnata epoca nella storia dell'umano incivilimento, dato probabilmente un valido impulso a più importanti migliorie e cambiamenti nell'andamento delle cose sanitarie d'Oriente, e promossi forse sommi vantaggi al commercio in generale ed a quello dell'Egitto in particolare per effetto specialmente delle maggiori agevolezze e di un trattamento contumaciale più mite nei porti di Europa, a cui le derivazioni dall'Egitto avrebbero potuto aspirare, dipendentemente dalla maggiore fiducia dei Governi Europei verso quella Magistratura Sanitaria, allorchè fosse stata modellata sui loro stessi sistemi, e diretta da Impiegati Sanitarii Europei conosciuti ed accreditati in Europa.
Anche nell'Isola di Candia (l'antica Creta), e precisamente nella Città di Candia, capitale dell'Isola e residenza del Bascià, esistono da parecchi anni provvedimenti sanitarii, un Lazzeretto, o luogo per le contumacie, diretto da Impiegati Europei, ed un Consiglio o Comitato di Sanità. Sarebbe desiderabile, che le istituzioni sanitarie stabilite in Egitto per le provenienze dalla via del mare fossero in armonia e corrispondenza con quelle dell'interno; mentre se rimangono libere ed indipendenti da ogni vincolo sanitario le derivazioni per la via di terra dall'alto Egitto, dalla Siria, dalla Palestina ecc., diventano illusorie e vuote di effetto le restrizioni sanitarie ed i rigori contumaciali per le sole provenienze dal mare.
Quantunque l'Egitto fra i paesi Ottomani d'Oriente sia stato il primo ad adottare pratiche ed istituzioni sanitarie, e s'abbia per esse principalmente giovato dell'opera degli Europei; quantunque quel Governo siasi spinto più d'ogni altro del Levante Ottomano nella via del progresso ed avanzato si trovi nell'incivilimento Europeo, pure le istituzioni sanitarie di quel Regno, come del resto della Turchia, sono ancora imperfette, e tali da non inspirare molta fiducia. Verrà forse tempo in cui i Turchi, abiurati i loro antichi pregiudizii, le loro teorie stazionarie, la loro marcia apatica e rutinaria, convinti dall'eloquenza dei fatti, scorgeranno i sommi beneficii che loro possono derivare da un cauto e ben regolato sistema sanitario, universale, proporzionato alle località, circostanze e bisogni del paese, ed adotteranno di buon grado in tutte le loro provincie la legislazione sanitaria come principio; mettendo Costantinopoli a livello delle altre grandi città commerciali dell'Occidente, preservando quelle popolazioni dal flagello più grande e più distruggitore, il quale del continuo le va orribilmente decimando, ed offrendo agli economisti ed ai medici novella prova dell'utilità dell'isolamento. Ma oggidì esse non possono considerarsi altrimenti se non come un'iniziativa ad un sistema sanitario che si andrà in seguito perfezionando, allorchè le popolazioni della Turchia meglio preparate dall'influenza Europea, saranno più mature per questa grande riforma; e materialmente convinte in forza de' risultamenti, dei sommi beneficii delle istituzioni sanitarie, verranno esse stesse a ricercarle ed invocarle dai loro vicini Europei con altrettanta sollecitudine ed interesse con quanta diffidenza ed antipatia ora sembrano respingerle.
Le istituzioni di sanità incontrarono a Costantinopoli maggiore opposizione che in Egitto; ed appena nel 1837 si è cominciato ad attivare in quella capitale alcune imperfette misure sanitarie, a merito particolarmente dello spirito d'innovazione del Sultano Mahmud II e della sua fermezza, non che delle insistenti sollecitazioni degli Europei, tra' quali in ispecieltà del Dott. Bulard, che in quell'anno era passato dalle Smirne a Costantinopoli, e che colla solita sua intrepidezza s'era dedicato allo studio della peste e all'assistenza de' pestiferati. Halil-Bascià fu uno dei primi e più benemeriti proteggitori delle nuove istituzioni sanitarie che si progettarono a Costantinopoli, delle quali la prima misura, per quanto è a mia cognizione, fu quella di ordinare, che col 1.º di Novembre di quell'anno (1837) tutti quelli fra le truppe acquartierate lungo le rive del Bosforo, che venivano attaccati dalla peste, dovessero, senza alcuna eccezione, esser inviati alla _Torre del Leandro_, locale destinato ad uso di Ospital Militare pei pestiferati, e dove il Dott. Bulard s'è chiuso poi per assisterli il giorno 17 dello stesso mese di Novembre, ed il Dott. Lago di Casale in Piemonte, di lui compagno, il giorno seguente 18 detto.