Della peste e della pubblica amministrazione sanitaria
Part 29
A. dell'E. C. 1485-86. La guerra e la peste desolarono l'Italia nel 1485 in modo oltre l'ordinario crudele; e le tolsero parte de' suoi pregi. Vi continuò ad infierire anche nell'anno successivo 1486, ed immenso numero di vittime ne restarono alla sua sevizie immolate. A Venezia cominciò nella state 1485, aumentò i suoi furori nell'autunno, continuò tutto l'inverno, e non cessò che nella seguente primavera (_Sabellic. Decad. IV. lib. 3._). Volendo credere al Corio, la peste involò alla città di Milano in quest'anni cento trenta sette mille persone (_Bernardin. Corio Storia di Milano_). Crede qualche altro autore essere questo numero esagerato.
Nell'anno 1486 l'Inghilterra fu terribilmente afflitta da quella spezie di morbo epidemico, conosciuto sotto il nome di _Sudor Anglico_, dal quale fra cento malati uno appena superava la malattia. Attesa l'estrema malignità e sevizie di questo morbo, alcuni l'hanno spesso confuso colla peste Orientale. Il principio di questo singolar malore rimonta al 1483. Esso fece strazio orrendo in Inghilterra. Di là passò nel Belgio, nella Francia, nella Germania, dove invase principalmente le provincie del Reno. Dopo il 1551 non si è più osservato (_Jacob. Castrius; Joan. Frisius, ecc._).
A. dell'E. C. 1495. In quest'anno v'ebbe la peste nell'Austria inferiore (_Chronic. Melicens._).
Alcuni storici fanno menzione di una pestilenza introdotta in Napoli quest'anno stesso 1495 dalle truppe Francesi e Gallo-Elvetiche, conchiusa la pace cogli Aragonesi (_Paul. Giov. P. I. lib. IV._). Sembra però molto verisimile che questa non sia stata altro che una malattia epidemica.
A. dell'E. C. 1500. In quest'anno è stata introdotta la peste nella città di Ragusi da certo Ricciati, e vi recò gravi danni, quantunque non abbia durato che due soli mesi. Si è pur manifestata a questo tempo in parecchie città e paesi d'Italia. Terribili straripamenti di fiumi, inondazioni sterminatrici accrebbero in Italia il peso di tale calamità (_Spondan. an. oct. Alexandr. VII._).
Intorno all'origine di questa peste si raccolgono alcune precise notizie da un'opera di certo Giacomo Lucari, nobile Raguseo, nella quale si legge, che portatosi Bajazet, Gran Signore de' Turchi nel Levante all'espugnazione di Modone, Corone, Navarino, e Corinto, i Greci per salvarsi dal barbaro furore de' Saraceni abbandonarono la loro patria, e si sparsero per l'Italia e per la Sicilia, una porzione di essi ricoveratasi a Ragusi. Questi fuggitivi apportarono in detti luoghi la peste[14].
Nel medesimo anno 1500. il morbo pestilenziale afflisse fieramente la città di Zara, e spopolò i borghi, e gran parte de' villaggi circonvicini. (_Queste notizie si rilevano da un libro di_ memor. miscellan. ann. 1500. _esistente nell'Archivio di s. Domenico di Zara, e da alcuni Testamenti, che si conservano nel medesimo Archivio_, Capsula Testamentor. Ann. 1501).
Pur in quest'anno 1500. gli storici accennano essere stata la Germania e l'Inghilterra travagliate dalla peste; ed aver l'ultima perduto in questa occasione da circa 30,000 persone (_Lebenswaldt op. cit._). Forse anco in questo caso il sovraccennato terribile morbo _Sudor Anglico_ venne confuso colla peste Orientale.
SECOLO XVI.
A. dell'E. C. 1502. La città di Aix, ed altri luoghi della Provenza in Francia furono in quest'anno devastati dalla peste; e contemporaneamente ne fu desolata la Puglia (_Papon. op. cit._).
A. dell'E. C. 1503. La peste ha di nuovo regnato nell'anno 1503 sul territorio della Repubblica di Ragusi. F. Serafino Razzi nella sua storia di Ragusi narra quanto segue, intorno il contagio di detto anno. «Nell'anno 1503 fu portata la peste da Barletta nell'isola di Calamota, da Alessandria fu recata a Giuppana, e da Chioggia fu portata a Canali; ma per la Dio grazia e per le buone guardie non penetrò nella città».
A. dell'E. C. 1504-505-506. Nel mille cinquecento quattro scoppiò la peste nella città di Marsiglia con estremo furore; si propagò nel territorio; durò tre anni, e vi spense gran numero di quegli abitanti (_Papon, op. cit._) Questa peste è succeduta ad ardentissimi calori nell'atmosfera, e ad un'estrema penuria delle biade.
A. dell'E. C. 1506-507. Nelle provincie Turche Bossina, Erzegovina, ed Albania, confinanti col territorio di Ragusi e con quello di Cattaro appartenente alla Albania Veneta, vi ebbe a quest'anni peste fierissima e sterminatrice. Grandissima ne fu la mortalità fra quelle misere popolazioni suddite degli Ottomani. Continuava pur la peste a menar le sue stragi nella Puglia, e s'era ivi riprodotta. I Ragusei attorniati da ogni parte dallo spaventevole contagio, avendo cautamente provveduto alla loro difesa coll'impedire rigorosamente ogni comunicazione sì per la via di terra, che per quella di mare, co' paesi infetti, ottennero di preservarsi dal contagio. I magistrati, che presiedevano al governo di Cattaro, meno cauti, o meno fortunati dei Ragusei, videro il loro paese in preda alla peste, la quale s'era propagata dalla vicina Turchia. In ispezieltà nel mese di Giugno del 1507 v'ebbe nella città di Cattaro grande mortalità. In cinque giorni sono morti più di quattrocento persone; e in pochi istanti il contagio si sparse per tutte le contrade della città, ed invase i villaggi circonvicini. Nel tempo stesso la fame desolava quelle popolazioni, ed immolava nuove vittime, le quali forse sarebbero state risparmiate ai furori del morbo (_Marino Gondola Annali della nobilissima città di Ragusa an. 1507._).
A. dell'E. C. 1509. In quest'anno vi fu peste terribile e devastatrice nella Carniola. Nel tempo della peste avvenne pure in quella provincia uno spaventevole terremoto (_Papon. l. cit._).
A. dell'E. C. 1510. La peste afflisse crudelmente in quest'anno la Francia, e particolarmente la città di Parigi. Il Lebenswaldt accenna essere stato questo contagio molto più esteso in Europa, ed avervi ucciso una immensa moltitudine di persone, togliendo di vita in brevissimo corso di malattia, o improvvisamente a guisa di fulmine. Egli di più indica, che i sintomi, che per l'ordinario accompagnavano il morbo, erano un veementissimo dolor di testa con vertigine, e vasti carbonchi sotto le orecchie. Riferisce il Palmario essersi osservato in detta pestilenza che le sottrazioni sanguigne ed i purganti riuscivano costantemente di manifesto nocumento; mentre all'incontro l'esperienza ha mostrato utilissimi i così detti cordiali, o sia medicamenti, o sia tratti dalla classe degli alimenti (_Julius Palmarius de morbis contagiosis p. 503. 507._).
A. dell'E. C. 1511. Il Fracastoro fa menzione della peste, che circa quest'anno operò grandi stragi a Costantinopoli (_Fracastor. de contagiis lib. III. cap. 7._).
A. dell'E. C. 1513. La città di Crema, stretta d'assedio dai Milanesi, fu in quest'anno travagliata dalla peste (_Francesco Guicciardini Storia d'Italia lib. XI._). Probabilmente questa non fu che una grave malattia tifica prodotta dalle calamità e dai disagi della guerra.
A. dell'E. C. 1515. In quest'anno si è riacceso il contagio pestilenziale in Germania, e vi continuò due anni (_Papon. l. cit._).
A. dell'E. C. 1522-23-24. Ripullulata la peste in Italia nel 1522 si propagò rapidamente in parecchie città, e luoghi di quel regno, imperversando or qua or là un intero triennio con molta ferocia, senza mai dar tregua e riposo. A Roma specialmente, sin che furon neglette le necessarie precauzioni e discipline necessarie ad arrestarla, o praticatevi troppo tardi, incrudelì nell'anno 1524 con fierezza maggiore dell'ordinario (_Gratiol. Catalog. Pest. Guicciardini Hist. lib. XI. XII. XV. Paul. Giov. lib. XXI._). Nell'anno stesso 1524 presa dai Milanesi Biagrassa, dov'era incominciata la peste, furono, per il commercio delle cose saccheggiate trasportate a Milano, sparsi in quella città i semi di tanta pestifera contagione, la quale pochi mesi dopo si ampliò tanto, che solamente in Milano tolse la vita a più di cinquanta mille persone (_Guicciardini Storia d'Italia lib. XV._).
Nell'anno 1523 secondo il Lebenswaldt si è spiegata di nuovo la peste nella Germania, ed in quell'anno, e nel susseguente 1524 travagliò in ispezial modo Vienna, Norimberga, ed Augusta.
A. dell'E. C. 1525. I paesi dell'Insubria situati lungo la sponda del Ticino e del Po furono in ispecial modo e crudele afflitti dalla peste. Si narra che nell'attual corso di pestilenza sia perito un terzo di quegli abitanti. Se ne attribuì la cagione alla quantità di cadaveri insepolti, che rigettati dalle acque sulle sponde degli stessi fiumi, ov'erano stati sommersi, ivi terminarono il loro corrompimento, sollevando nell'aria funeste nubi di putride esalazioni (_Georg. Agricola de Peste ec._).
A. dell'E. C. 1526-27. Incrudeliva la peste fieramente in Italia, quando nel 1526 col mezzo di alcune mercanzie provenienti da Ancona furono portati in Ragusi i funesti semi del micidiale contagio. Questo in pochi giorni si propagò in tutta la città e nel territorio, e vi fece orribili stragi; per modo che nello spazio di circa venti mesi, che durò tal pestilenza, fra la città e il contado sono morte da circa ventimila persone, delle quali otto mille entro i recinti della città. Riporto uno squarcio della storia di F. Serafino Razzi relativo alla sopra indicata pestilenza, perchè può tornar utile ai nazionali, e perchè vi si trovano descritti alcuni fatti, i quali in seguito dell'opera servir possono a viemeglio provare alcune essenziali verità[15].
Da un antico manoscritto si raccoglie che nello stesso anno 1526 vi fu pur la peste a Spalatro (_V. Bajamonti Storia della Peste della Dalmazia degli anni 1783-84. p. 137._).
A. dell'E. C. 1527. V'ebbe in quest'anno mille cinquecento ventisette e nei precedenti peste terribile e struggitrice nella città di Firenze ed in tutta la Toscana. Di essa ci lasciò una succinta, ma elegante descrizione messer Niccolò Machiavelli, che ora mi giova di riportare.
DESCRIZIONE DELLA PESTE DI FIRENZE DELL'ANNO 1527.
_di NICCOLÒ MACHIAVELLI._
«Non ardisco in sul foglio porre la timida mano per ordire sì nojoso principio; anzi quanto più le tante miserie fra la mente mi rivolgo, più l'orrenda descrizione mi spaventa. E sebbene il tutto ho visto, mi rinnova il raccontarlo doloroso pianto; nè so anche da che parte tale cominciamento fare mi deggia, e se lecito mi fusse, da tale proponimento indietro mi ritrarrei. Il soverchio disio nondimeno, quale ho di sapere, se ancora voi vivo sete, romperà ogni timore. Non altrimenti che si resti una città dagl'infedeli forzatamente presa, e poi abbandonata, si truova al presente la misera Fiorenza nostra. Parte degli abitatori, siccome voi, la pestifera mortalità fuggendo, per le sparte ville ridutti si sono, parte morti, parte in sul morire; inmodochè le cose presenti ci offendono, le future ci minacciano, e così nella morte si travaglia, nella vita si teme. O dannoso secolo, o lagrimabile stagione! Le pulite e belle contrade, che piene di ricchi, e nobili cittadini esser solevano, sono ora puzzolenti, e brutte, di poveri ripiene; per la improntitudine de' quali e paurose strida, difficilmente e con timore si va. Sono serrate le botteghe, gli esercizj fermi, i Fori tolti via, prostrate le leggi. Ora s'intende questo furto, ora quell'omicidio; le piazze, i mercati, dove adunarsi frequentemente i cittadini soleano, sepolcri son ora fatti, e di vili brigate ricettacoli. Gli uomini vanno soli, e in cambio di amica, gente di questo pestifero morbo infetta si riscontra. L'un parente seppure l'altro truova, o il fratello il fratello, o la moglie il marito, ciascuno va largo. E che più? Schifano i padri e le madri i propri loro figliuoli, e gli abbandonano. Chi fiori, chi odorifere erbe, chi spugne, chi ampolle, chi palle di diverse spezierie composte in mano porta, o per meglio dire al naso sempre tiene; e questi sono i provvedimenti. Sonci certe canove ancora, ove si distribuisce pane, anzi per ricorre gavoccioli si semina. I ragionamenti ch'esser solevano in piazza onorevoli, e in mercato utili, in cose miserabili e meste si convertono. Chi dice: il tale è morto, quell'altro è malato, chi fuggito, chi in casa confitto, chi allo spedale, chi in guardia, chi non si truova, e somiglianti nuove, atte colla sola immaginazione a fare Esculapio, non che altri ammorbare. Molti vanno ricercando la cagione del male, ed alcuni dicono: gli astrologi ci minacciano: alcuni: i profeti l'hanno predetto; chi si ricorda di qualche prodigio, chi la qualità del tempo e la disposizione dell'aria atta a peste ne incolpa, e che tal fu nel 1348 e 1478 ed altre di tal maniera cose; immodochè d'accordo tutti concludono, che non solo questa, ma infiniti altri mali ci hanno a rovinare addosso. Questi sono i piacevoli ragionamenti, che ad ogni ora si sentono; e benchè con una sola parola dinanzi agli occhi della mente questa nostra miserabile patria porre vi potessi, dicendovi che di vederla tutta dissimile e diversa da quella che veder solevi già, v'imaginassi (che niuna cosa meglio che tale comparazione in voi medesimo fatta dimostrarlavi potrebbe) voglio nondimeno che considerare più particolarmente la possiate; perchè la cosa immaginata alla verità di quello che s'immagina al tutto mai non aggiugne. Nè mi pare da potervela dipignere con migliore esemplo che col mio; perciò vi descriverò la vita mia, acciò da essa possiate tutta quella di qualunque altro misurare........».
Questa peste afflisse la Toscana e specialmente Firenze dall'anno 1522 a tutto il 1527. Di essa vi perirono più di 200 mila persone nel solo dominio della Repubblica Fiorentina. (_Ne fanno menzione il Varchi e varj altri Cronologisti_).
Nell'anno mille cinquecento ventisette fierissima peste spopolò la Puglia, ed altri paesi circonvicini (_Papon. op. cit._).
A. dell'E. C. 1527-28-29. Nel medesimo anno mille cinquecento ventisette erano venute in Roma col marchese dal Guasto molte truppe tedesche e spagnuole, le quali restarono ivi esposte alla pestilenza, la quale già incominciata, vi fece un gravissimo danno, e che fu più fiera e più funesta nell'anno successivo. La pestilenza era anco penetrata in castel s. Angelo con pericolo grande della vita del pontefice Clemente VII, intorno al quale morirono alcuni di quelli che servivano la sua persona. (_Guicciardini Storia d'Italia lib. XIX._).
Nell'anno 1528 attivandosi la città di Napoli strettamente assediata dai Francesi comandati da Lutrech, soffrì gravissima pestilenza; la quale si appiccò anco all'esercito degli assedianti per contagione di gente uscita di Napoli. Lo stesso Lutrech ne fu preso, e guarì, mentre Valdemonte altro capitano, da questo morbo perì. L'esercito ne andò per la contagione molto scemato e pressocchè distrutto. (_Guicciardini l. c._). In detto anno 1528 incrudelì fieramente la peste sì a Napoli, che a Roma, che quelle due illustri città perdettero gran numero de' suoi abitatori. Continuò la contagione nel seguente anno 1529. Si tenne conto, che in due anni a Napoli andarono estinti da questa pestilenza più di sessanta mila persone (_Giannone Storia Civile del Regno di Napoli_). Assicura poi il Bugati che a Roma perirono da nove decimi di quella popolazione; il che pare esagerato con ogni evidenza. Checchè però ne sia, prova che gravissima ne sia stata la mortalità, e sommamente fiera e maligna l'indole del morbo.
A questo tempo, cioè nel mille cinquecento ventisette, ventotto, e ventinove, quasi tutta l'Italia fu in preda a fierissima pestilenza. Alle stragi, che faceva la peste, vi s'aggiunsero quelle della guerra. Le devastazioni e le crudeltà commesse in Italia dalle armate del contestabile di Borbone procedetter del paro con quelle della pestilenza; e siccome della sfrenata licenza de' soldati si riconobbe esserne stato cagione il lor capitano, così dei disagi della guerra si tenne effetto la pestilenza; perciò tutte le calamità, che a quest'anni si riunirono a desolare l'Italia, al solo contestabile di Borbone furono imputate (_Paul. Jov. Hist. lib. XVI.; Guicciard. Storia d'Ital. lib. XIX.; Andr. Gratiol. Catalog. Pest.; Fracastor. lib. II. cap. 7._).
Nello stesso anno 1529 la peste recò innumerevoli danni nell'Ungheria e nella Germania. (_Mambrin. Roseo Lib. II.; Gratiol. Catalog. Pest.; Papon. Chronolog. ec._). Confrontando però le narrazioni degli autori, che dette pestilenze descrissero, sembra che in Ungheria vi fosse effettivamente in quest'anno la vera peste, portata dalle armate Turche, comandate dal feroce Solimano, le quali, oltre all'aver devastato il paese, vi sparsero i fatali semi della pestilenza; e sembra del pari che in Germania il morbo dominatore fosse la _Febbre sudatoria Epidemica_, ossia il così detto _Sudor Anglico_, compreso sotto il nome generale di peste; del quale abbiamo già fatto menzione.
Nell'anno medesimo 1529 si manifestò la peste anco nella città di Lesina in Dalmazia, la quale riuscì tanto più pericolosa e funesta quanto è a dire che nel principio non fu conosciuta. Dopo aver serpeggiato occulta per qualche tempo si diffuse rapidamente in tutte le contrade della città fra tutte le classi degli abitanti. Quella Magistratura Sanitaria, fatto trar fuori della città gl'infetti, gli ha confinati sullo scoglio di Sdoilza un miglio distante dalla città. Questa pestilenza durò circa sei mesi (_Memoria tratta da un antico MS. di Alessandro Gazzari esistente presso un raccoglitore di cose patrie_).
Dalle sovrasposte cose si raccoglie, che la pestilenza in questi ultimi tempi regnò in Italia otto anni di seguito; cioè dal 1522 al 1529. In tutto questo spazio che durò la malattia in Italia, assicura il Falloppio essersi costantemente osservato, che tutti i malati, i quali furono disanguati, morirono, mentre ne guarirono molti di quelli, coi quali non si usò del salasso.
A. dell'E. C. 1531. Nel Portogallo regnando Giovanni III infierì terribile e micidial pestilenza, la quale devastò molte città e castella di quel regno, e soprattutto la città di Lisbona. (_Spondan. hoc. anno; et Pontan. de rebus memorabil. Georg. Agricola lib. de Peste; Gratiol. Catalog. Pest._).
Dal 1528 fino il 1532 in una gran parte di Europa vi ebbe di eccessivi calori a tale, che sembrava la state essersi prolungata cinque anni continui. Nel 1629 nel giorno 31 Ottobre una parte dell'Olanda, della Zelanda, delle Fiandre restò sommersa dall'Oceano.
A. dell'E. C. 1533-34. Nel giorno 27 Marzo dell'anno mille cinquecento trentatrè si manifestò nuovamente la peste in Ragusi, recatavi dalla Turchia per ragione di alcune merci. Durò la maggiore sua furia fino al 4 Luglio appresso. Indi cominciò a declinare. Non estinta però del tutto, riaccendevasi di tratto in tratto. Durò così per altri 16 mesi incirca. Nel corso di questa pestilenza sono morti quarantasei individui del corpo de' nobili, e da circa due mila seicento delle altre classi. In mezzo a tale calamità, per ottenere da Dio salute fattosi voto dai Ragusei, si fabbricò una chiesa consacrata a Maria Santissima nel sito medesimo, ove giaceva la casa, in cui era scoppiata la prima scintilla del morbo. Riconosciutosi che la partenza del rettore e del senato dalla città cagionava maggiori danni, si decretò che nessun ne partisse. Il perchè usatasi maggior diligenza nelle guardie, nel provvedere ai bisogni, e nell'ajutare gl'infermi, la peste declinò più presto dalla sua naturale ferocia (_Serafino Razzi Storia di Ragusi p. 107._).
A. dell'E. C. 1540. La peste in quest'anno devastò la Polonia (_Papon. op. cit._) e nello stesso anno recò molti danni nel ducato di Munster nella Slesia (_Adami Bibl. Loimic._).
Pur nello stesso anno 1540 la città di Ragusi venne ancor desolata da un doppio flagello, cioè dalla carestia e dalla peste, che succedette poco dopo alla fame. La contagione pestilenziale si sviluppò nel Marzo 1540, e continuò ad infierire per molti mesi fino al 1541. Moriron di essa da cinquanta individui del corpo nobile, oltre a quattromila e cinquecento persone delle altre differenti classi de' cittadini, e della plebe. In questo numero fur compresi pur quelli, che moriron di fame (_F. Serafino Razzi Storia di Ragusi an. 1540. p. 236._).
A. dell'E. C. 1542. Secondo il P. Kirchero v'ebbe in quest'anno atrocissima peste a Costantinopoli; e da tale calamità andò contemporaneamente afflitta la Germania, peritavi dal contagio la maggior parte delle truppe imperiali nella spedizione Ungarica contro i Turchi. (_Kircher.; Lebenswaldt op. cit._).
A. dell'E. C. 1543. A Stagno, picciola città appartenente una volta alla Repubblica, ora al Circolo di Ragusi, v'ebbe in quest'anno peste tanto atroce e funesta, che secondo lo storico Razzi vi perirono nove decimi de' suoi abitanti. Questa città, i cui vestigi mostrano essere stata una volta florida e ben popolata, ora è misera e pressochè spoglia di abitatori.
A. dell'E. C. 1544. Il Papon nella sua cronologia delle pesti fa menzione di una terribile pestilenza, che in quest'anno travagliò l'Inghilterra, la Germania, e la Francia. È facile (come altrove si avvertì), che gli autori abbiano chiamato col nome generico di peste alcune gravi epidemie tifiche, od altri morbi d'indole contagiosa e maligna. Ora però è impossibile di ben chiarirsi di questi fatti.
A. dell'E. C. 1546. Peste del pari fierissima in quest'anno nella Provenza, secondo lo stesso autore.
Nello stesso anno 1546 penetrata la pestilenza nel territorio del Narenta in Dalmazia, si propagò in diversi luoghi confinanti col tener di Ragusi. Ma ben custodito il cordone di guardie apposte alla difesa del paese di Ragusi, la peste non penetrò nelle terre di quella Repubblica (_Seraf. Razzi Storia della Repubblica di Ragusi p. 265._).
A. dell'E. C. 1547. La Peste fece nuovamente immense stragi nella città di Costantinopoli. Si narra che vi perisse ogni giorno un numero assai grande di persone (_V. Adami Bibl. Loim. p. 155._).
A. dell'E. C. 1550. Nel mille cinquecento cinquanta s'incontra di nuovo la peste nella città di Milano. Il Morigia nella sua storia pretende che per essa fosse tolta quella città la metà circa della sua popolazione (_Papon. Chronolog. des Pest._).
A. dell'E. C. 1551. In quest'anno la peste afflisse la città ed i borghi di Sebenico in Dalmazia (_Memoria tratta dall'Archivio Civico di quella città_).
A. dell'E. C. 1552. In quest'anno v'ebbe peste crudelissima in Ungheria, nell'Austria, ed in varie parti della Germania. L'Italia non ne andò esente. Quindi penetrò essa nell'esercito di Carlo V, quando le sue armate invadevano i confini della Gallia, appunto nel tempo, che stavano all'assedio di Metz; e vi fece orrenda strage degli abitanti, e delle truppe. Si giudicò originata dai disagi della guerra, del freddo, e della fame (_Andr. Matthiol. Comentar. in lib. VI. Dioscorid. Mambrin. Roseo lib. 6.; Adami Bibl. Loimic. p. 152._).
A. dell'E. C. 1553. Peste atroce e fierissima desolò in quest'anno la Gallia Narbonese. Tal contagione fu così veemente e micidiale, che, secondo che ne riferisce il Valeriola, gli uomini, caminando e discorrendo, perivano improvvisamente, quasi colpiti da fulmine (_Franciscus Valeriola in suis Observation, et Enarration. Medicinal._).
A. dell'E. C. 1554. Fierissima peste regnò in quest'anno nell'Ungheria, e specialmente nella Transilvania, e ne' circonvicini paesi. Narra il Lebenswaldt che essa mostrava di sè un singolar fenomeno, qual era che i malati venivano straziati da dolori così crudeli e veementi, che per l'acerbità si laceravano co' denti le carni delle braccia e delle mani, e l'un l'altro furiosamente invadeva, comunicandosi a vicenda miseramente la contagione e la morte. (_Lebenswaldt ad Fincelium; Papon. op. cit._).
A. dell'E. C. 1555. In quest'anno la peste ha fieramente travagliato la città di Padova. (_V. Bassian. Laudi de Origine et Causis Pestis Patavinae an. 1555._).