Della peste e della pubblica amministrazione sanitaria

Part 28

Chapter 283,715 wordsPublic domain

Questo memorando contagio fu generalmente di una qualità atroce, ed in sommo grado penetrantissimo. Succedeva la propagazione, e diffondevasi fra le popolazioni quasi con la rapidità del fulmine. Pochi superavano la sua violenza. I sintomi però non erano gli stessi di tutti e da per tutto. Nell'Oriente il sintoma più costante col quale si enunciava la malattia era l'emorragia di sangue dal naso, e costituiva il segno quasi sicuro della morte. In Italia, in Francia, in Germania, e altrove incominciava per lo più da lassezza improvvisa ed insolita degli arti inferiori; e l'accompagnavano debolezza generale della persona, dolor di testa, turbamento nelle funzioni del cerebro, vomiti frequenti e crudeli, smania, ardori ai precordj, angoscia, languori straordinarj, polsi deboli, contratti, e mancanti quasi sotto le dita; altre volte pieni, duri, frequenti, intermittenti, irregolari; soventi volte il polso non mostrava indizio di febbre; diarree copiose, che traevano in breve ora a sfinimento e a morte i malati, e malgrado gli ostinati corsi del ventre, sussistente tensione degl'ippocondrj; difficoltà di respirare; talvolta tosse ostinata ed inane; emorragie, delirj, frenesia, torpore, letargo. La pelle si copriva di esantemi rossi, lividi o nerastri; agl'inguini, alle ascelle, al collo, e in altre parti comparivan buboni: al collo, al dorso, fra le scapole, sulle cosce, e in altre parti del corpo apparivan carbonchi. Qualche tempo dopo si osservò alcuna variazione nei sintomi. Il contagio enunciavasi il più di sovente con macchie livide o nere, che larghe e rare presso gli uni, picciole e spesse presso gli altri comparivano, da principio in sulle braccia e sulle cosce, poi sopra il resto della persona, e che ben presto si cangiavano in carbone, ed erano indicio quasi certo di una vicina morte. Il male deludeva d'ordinario tutti i soccorsi dell'arte medica; e i malati morivano per lo più entro i primi tre giorni, e talora improvvisamente quasi colpiti da fulmine. I giorni più funesti erano il primo, il terzo, il quinto, e finalmente il settimo. Fino da quest'irruzione pestilenziale gli autori osservarono, che quanto il facile uscire della materia morbosa, per mezzo di una buona suppurazione dava speranza di guarigione, altrettanto riusciva pericolosa cosa il sopprimerla.

Narra il Villani che la suddetta peste di solito non durava più di cinque mesi in ciascuna terra, e secondo il Cortusio sei mesi. In alcuni luoghi oltre le calamità della peste v'ebbero quelle della guerra. A Napoli ardeva la peste, mentre vi facean la guerra Lodovico I re di Ungheria, ed Alfonso; in Francia sussisteva la guerra contro l'Inghilterra.

Alcuni popoli attribuirono questa terribile pestilenza ad una causa soprannaturale. Eglino si contentaron di risguardarla semplicemente come un castigo fulminato su di loro dal giusto sdegno di Dio. Altri pretesero che la causa ne fosse stata un fuoco scoppiato in Oriente dalle viscere della terra, o caduto di cielo; il quale, spargendosi, distruggeva uomini ed animali. (_Cortus. hist. lib. 9. c. 14 Matt. Villani t. 1. et 2. Villarc. lib. 12. c. 83_). La maggior parte poi conveniva nell'opinione che sussistessero sparsi nell'aria dei vapori nocivi, i quali ritenesser fra loro raccolto il veleno pestilenziale[10].

Parecchi storici hanno descritta questa pestilenza, e specialmente fra gl'italiani il Cortusio, il Petrarca, il Boccaccio, Giovanni e Matteo Villani. Quindi le notizie storiche ad essa relative le ho raccolte da questi scrittori, ed anche dai seguenti (_Guid. de Chaulieu Chirurg. magn. etc. Raymund. de Vinario lib. I. de Peste; El. Cavriol. Chronic. Brixiens.; Bernardin. Corio Storia di Milano; Papon. Chronolog. des Pestes V. I.; Sabellic. Decad. III. lib. 3. Joan. Tarcagnot. Hist. Mund. lib. XVI. Spangenberg Chronic. Contacuz. lib. 5. c. 8. Gratiol. Catalog. Pest. ad. a. 134-8. Lebenswaldt. p. 15. Adam. Bibl. Loim. de Sismondi Histoire des Republiques Italiennes du moyen âge. T. VI. p. 16-23. Georg. Agricol. Lib. de Peste, Kircher. lib. X._).

A. dell'E. C. 1374. La peste ricomparve quest'anno in Toscana, in Provenza, e in Linguadocca. Gravi danni vi ha essa nuovamente recati, quantunque minori de' sopraddescritti, (_Papon.; Raymund. de Vinario; P. Kircher. opp. cit._).

A. dell'E. C. 1375. Nel successivo anno mille trecento settantacinque si rinnovò la peste in quasi tutta la Germania (_Raymund. de Vinario; Kircher. opp. cit._).

A. dell'E. C. 1377. Nuova e terribile pestilenza spopolò in quest'anno le città di Venezia e di Genova (_Papon. op. cit._).

A. dell'E. C. 1381-82-83. Dominato tutto questo secolo da fierissima peste, ne andò presa ora una parte ed or l'altra del mondo abitato, per modo che appena estinguevasi in una provincia il fuoco del contagio divoratore, riaccendevasi in un'altra. Nuove scintille scoppiar si videro qua e là nel 1381. Verso la fine di detto anno invasane di nuovo la città di Venezia, vi continuò ad infierire per alcuni mesi del 1382, recando gravi danni e sciagure. Fra gli altri morì dal contagio il doge Michele Morosini nel quarto mese del suo dogato (_Petr. Pacifico Hist. Venet. p. 77._). Nel 1382 divampò con grave rovina nella città di Bologna, e ne' circostanti paesi. Nello stesso anno trecento ottantadue ne andò devastata la Boemia. Narra il Lebenswaldt, che a Praga si contarono da 1116 morti in un sol giorno. A questo stesso tempo alcune provincie dell'Asia rimasero pur dalla peste desolate e deserte. Nel 1383 penetrò di nuovo il contagio a Firenze, e fu di tal modo micidiale e feroce, che uccideva fino a tre e a quattrocento persone al giorno. Altri luoghi di Europa ancora provarono di si terribile calamità i funestissimi effetti (_Cherubino Ghirardazzi Storia di Bologna lib. XXV. Raymund. de Vinario lib. de Peste; Julius Palmarius de morbis contagiosis p. 373. Papon. op. cit._).

A. dell'E. C. 1390-91. Seguendo la storia trovasi ancora nel 1390 la peste in Francia, nella Provenza, e a Bologna in Italia. Sia, che quivi fosse rigermogliata da qualche seme non bene estinto dell'ultimo terribile contagio, sia, come altri vogliono, che fossevi stata portata di nuovo da persona infetta, narrasi, che da di là si è diffusa nella Romagna; e dalla Romagna col mezzo de' bastimenti commerciali passata a Genova, e a Venezia; dalla quale ultima città venne poi introdotta nell'anno susseguente 1391 col mezzo di un individuo infetto a Verona ed a Brescia.

Nel 1391 v'ebbe parimenti fiera peste nella Turingia, ed in varj altri luoghi della Germania. Nel 1391 comparve una cometa, la cui apparizione fu susseguitata da dirotte piogge, da tempeste, da inondazioni, come pure dalla fame e dalla peste: fenomeni ordinarj delle gravissime calamità fisiche, le quali togliendo agli uomini i necessarj mezzi di sussistenza, li lasciano esposti a tutte le ingiurie del bisogno, al cordoglio delle privazioni, e alla roditrice miseria. (_S. Giovanni di Capistrano nel suo Specchio della coscienza; Papon. T. II. p. 277. Lebenswaldt_).

A. dell'E. C. 1399-1400. Nel mille trecento novantanove si sviluppò nuovamente la peste nella Lombardia. Nel mille quattrocento si ampliò, desolando parecchie delle principali città e paesi d'Italia; ma in nessun luogo fece tanta strage, quanto a Firenze, dove secondo la relazione degli storici più accreditati vi perirono da circa trenta mille persone. Riferisce il Karnero, che la città di Siena ne andò pur fieramente travagliata, e che Roma fece immensa perdita di persone, tra le quali moltissimi pellegrini ed altri forestieri, che in gran numero vi si erano trasferiti in quell'anno per la ricorrenza del Giubileo (_Boninsegn. lib. IV. El. Cavriol. lib. 8. Gratiol. Chronic. Pest. Karner. Lib. de Peste. Kircher. Chronolog. Pest. Papon. opp. cit._).

Nel giorno 20 Febbraio dello stesso anno 1400 cominciò nella città di Ragusi la peste, la quale fu fierissima, e durò due anni. Vi perirono 160 patrizj, appartenenti al maggior consiglio, 207 matrone, e da circa cinque mille delle altre classi del popolo. Nell'anno 1403 cessata la peste, venne confermato il decreto del Senato del 1400 risguardante la solennità della festa dei ss. quaranta Martiri, ed ampliata quella di s. Biagio, protettore di quella Republica. (_Seraphin. Cerva Compend. Historiae Ecclesiasticae Rhacusinae; Giovanni di Marino Gondola, Annali della città dì Ragusa pag. 97. Storia di Ragusi scritta da un Anonimo; Serafino Razzi Storia di Raugia pag. 124._).

SECOLO XV.

A. dell'E. C. 1415. _Francesco Valeriola_ nel settimo libro degli _Epidemj_ P. I. fa menzione di una pestilenza, che in quest'anno 1415 afflisse la Spagna, e che secondo il detto autore desolò quel regno per più anni seguitamente. Non mi fu fatto di rinvenire memoria di questa pestilenza in altri autori, nè di raccogliere alcuna particolarità, donde la stessa sia stata contraddistinta.

A. dell'E. C. 1416. Nell'anno mille quattrocento sedici incominciarono li Ragusei a pagare il tributo di 500 ducati annui alla Porta Ottomana sotto l'impero di Bajazet Begh Gran Signore de' Turchi. A questo stesso anno Paolo Gondola, reduce dall'Ungheria, e dalla Turchia, portò la peste in Ragusa, la quale si è sviluppata nel giorno 28 Aprile di detto anno, e durò fino il dì 29 Giugno, dopo aver tratto al sepolcro da circa 3800 di quegli abitanti (_Annali della città di Ragusa op. cit. pag. 98. Storia di Ragusi scritta dall'Anonimo ec. Compend. Historiae Ecclesiasticae Rhacusinae_).

A. dell'E. C. 1420. Nell'anno mille quattrocento venti vi fu peste a Spalatro, portata, come si crede dalla vicina Turchia (_Bajamonti Storia della peste che regnò in Dalmazia ecc. p. 137_).

A. dell'E. C. 1421. La peste travagliò in quest'anno la città di Napoli, secondo il Kirchero _ex Nauclero_.

A. dell'E. C. 1422. La peste invase di nuovo Ragusi in quest'anno. Incominciò parimenti nel mese di Aprile, e terminò in Giugno dell'anno stesso. Giacomo Gondoaldo, medico Ferrarese, stanziato fin dal 1410 qual medico in condotta a Ragusi, avendo suggerito il preservativo e la precauzione di separare gl'infetti dai sani, ne ottenne, che questa volta la peste v'ebbe di pochi danni recati (_Biblioth. Script. Rhagusinor. a P. Seraph. Cerva concinn.; Storia di Ragusi dell'Anonimo_).

A. dell'E. C. 1423. Anche in quest'anno la città di Bologna soffrì innumerabili danni per cagion della peste, da cui fu crudelmente afflitta. Contemporaneamente il contagio operò orrendi strazj a Brescia, ove dal mese di Marzo sino alla fine di Ottobre uccise da circa ottomila persone (_Cherub. Ghirardazzi Storia di Bologna lib. 29. El. Cavriol. Chron. Brix._).

A. dell'E. C. 1428. Ad un verno assai dolce conseguitò una state caldissima, a tale che l'aria atmosferica eccessivamente riscaldata respiravasi a pena. A questa inclemenza di stagione tenne dietro la peste, la quale si sviluppò a Roma l'anno stesso, ed estinse parecchie migliaja di abitatori (_Spondan. eodem an. Papon. l. c._).

In questo stesso anno mille quattrocento ventotto v'ebbe una terribile e micidial pestilenza nella città di Curzola in Dalmazia (ora appartenente al Circolo di Ragusi), la quale distrusse quasi interamente quella popolazione; per modo che andò diserta questa città, che prima della peste racchiudeva oltre a sette mila abitanti, come segnano le memorie, e' vestigi dell'antica città; nè più mai si ripopolò, contando ora appena da 1000 persone. Tentando di sottrarsi dal comune eccidio, i rettori della città ed altri cittadini si ritirarono nella vicina villa Zernova, dove rimasero più mesi, ed ivi unirono le magistrature e ragunarono il loro consiglio (_Memorie di Curzola esistenti nell'Archivio di detta città. Vedi Ragguaglio di questa peste scritto da un contemporaneo; Statuto di Curzola a Stampa nelle Riformazioni cap. 190-91. p. 107._).

A. dell'E. C. 1430. S'apprese di nuovo la peste a Ragusi in quest'anno 1430 proveniente da Trebigne, borgata della confinante Turchia, dove vi fu il giorno 30 Maggio di quest'anno un combattimento tra li Ragusei, e Radosav Paulovich, signor di Trebigne. Per merito dei sempre più cauti provvedimenti di Polizia sanitaria, che i Magistrati della Repubblica di Ragusi adottarono dietro i saggi suggerimenti del sopraccennato medico dott. Gondoaldo, pochissime furono le vittime di questo contagio (_Bibliotheca Script. Ragusin. Istoria anonima di Ragusi_). Or piacemi di aggiugnere un picciolo squarcio dell'Opera _Bibliotheca Scriptor. Ragusin._[11]; perchè consti che fin da quel tempo si avevano a Ragusi chiare idee della qualità attaccaticcia della peste, e si conoscevano ottimi provvedimenti sanitarj per impedire la propagazione del contagio, e per distruggerne il micidiale suo germe.

A. dell'E. C. 1434-35. Per l'irregolarità delle stagioni nata la sterilità delle terre, e scarseggiando ogni anno più i lor prodotti, si provarono in diversi luoghi d'Europa la carestia e la fame. A questa calamità successe in parecchie provincie della Germania la peste, o, come altri vogliono, un'epidemia d'indole alla peste somigliante, la quale fu micidiale di sì fatta maniera, che uccideva improvisamente i passeggieri sulle strade e ne' campi. Nella sola città di Norimberga estinse da circa dieci mille persone (_Georg. Agricola Gratiol. opp. cit. Adami Bibl. Loim._).

A. dell'E. C. 1436. La Lusitania propriamente detta, ossia il Portogallo, l'Estremadura, e la vecchia Castiglia (dacchè tutti e tre questi regni erano una volta compresi nella Lusitania), furon quest'anno miseramente devastati dalla pestilenza, la quale durò più anni continuamente. Il re Edoardo, che per cessarne il pericolo s'era ritirato nel monastero di Thomast, prese il contagio per una lettera da esso incautamente aperta, la quale dopo stata infetta, se gli era fatta pervenire coll'espresso divisamento di appiccargli la peste. Questo sventurato principe morì da quello, dirò così, assorbito malore il dì 9 Settembre 1438 nell'età di 37 anni (_Spondan. hoc ipso anno, Marian. lib. 21. cap. 13._).

A. dell'E. C. 1437. La città di Ragusi andò in quest'anno pur devastata dalla peste. Dessa fu d'indole così maligna e violenta, che nel corso di soli tre mesi, ne' quali infuriò, cioè dal primo Aprile a tutto Giugno, spogliò la città quasi interamente di abitatori. La maggior parte de' patrizj però si è preservata; dacchè al primo scoppiare del morbo si sono ritirati a Gravosa, ed altri ricoveratisi in altri luoghi. Considerevole numero di persone imitarono il loro esempio, sottraendosi colla fuga a tale calamità. Di undici patrizj rimasti in città alle redini del governo, dieci ne sono morti; il più vecchio sopravvisse, e morti sono del pari tutti quelli, che rimasti erano ad abitar la città. Si nota essere stata questa peste introdotta da certo nobile Resti (_Compend. Hist. Ecclesiast. Rhacusinae; Sal. de Diversis Descriptio Rhagusina pag. 146 et seq._[12]).

A. dell'E. C. 1438. Nella città di Venezia la peste consunse quest'anno gran numero di abitanti, sotto il principato di Francesco Foscari (_Sabellic. Decad. 3. lib. 6. Gratiol. ad. h. a._). In questo stesso anno 1438 il contagio penetrò in parecchi altri paesi d'Italia, e si propagò in Francia, in Germania, e in Inghilterra.

Dopo sette anni di tristissima carestia, e di notabil disagio d'ogni cosa necessaria alla sussistenza, quest'anno fu sommamente fertile, ma pur venne fieramente travagliato dalla peste, che continuò in varie parti delle sopraccennate regioni fino alla primavera del seguente anno 1439, ed in altra fino il 1440, spopolando, e distruggendo parecchi paesi. Notano gli storici che nella città di Costanza si contavano fino 4000 morti al giorno, lo che però sembra esagerato e così in altri luoghi, fino al successivo anno 1440. Nel 1439, nel tempo in cui l'esercito di Milano teneva assediata Brescia, detta città provò prima gli orrori della fame, poi quelli della peste (_El. Cavriol. lib. 10._). Il morbo aveva per sintomo particolare un profondo letargo; tal che i malati dopo un apparente sonno di due o tre giorni si destavano, ricadendo poi tra poco in agonia (_Lebenswaldt; Papon. Adami; opp. cit._).

A. dell'E. C. 1440. La peste in quest'anno fece orrendo strazio a Basilea, dove a quel tempo tenevasi il famoso Concilio. Parecchi di que' prelati, ed altri padri insigni della chiesa ivi ragunati perirono vittime dello struggitore contagio. Enea Silvio Piccolomini, poi Pontefice Massimo sotto il nome di Pio II, fu pure da questa peste invaso, e ne guarì; e ne la descrisse in un singolare suo libro _de Peste_ (_Tarcagnot. opp. cit. lib. 19._).

A. dell'E. C. 1448-49-50. Gran parte di Europa, quasi tutta l'Italia, e in particolar modo il Milanese, e l'Insubria intera andarono a questi anni soggette a pestilenza, la quale si mantenne fierissima per circa due anni, attaccando or l'uno or l'altro paese; e nè anche la Dalmazia andò esente nell'anno 1449 da tale calamità[13]. La Francia, la Germania, e la Spagna nel 1450 furono pur travagliate ferocemente dalla peste. Si pretende, che nel 1450 essa involasse alla sola città di Parigi quaranta mille persone in due mesi. Dice il Senac (_Traité de la peste p. 23._), «il Quercetano è il solo medico, che dell'indole di questa peste ci abbia data un'idea». Soggiunge, «essa era accompagnata da accidenti terribili. Lo spavento invadeva tosto gli animi i più coraggiosi e più fermi, di maniera che non permetteva loro di vedere altri oggetti, che una morte inevitabile. Abbandonati intieramente alla disperazione, s'avviluppavano essi medesimi in un lenzuolo. Altri non avevano neppur il tempo di occuparsi di questo apparato funebre, poichè morivano improvvisamente. Quegli, che avevano la sventura di percorrere il corso della malattia, venivano coperti da pustule carbonchiose, terribile conseguenza delle febbri pestilenziali». (_Ciacconio nella vita di Nicolò V. Platina nella vita dello stesso; Bernardin. Corio Storia di Milano; Joann. Tarcagnot. Hist. Mund. P. II. lib. 19. Saladin. Ferro Tract. de Peste. Jul. Palmarius de Morb. Contag. Francisc. Rondelet opp._).

A. dell'E. C. 1453. Michele Sachs nella vita di Federico III narra, che in quest'anno v'ebbe peste fierissima ad Erfurt capitale della Turingia nella Sassonia, vittime della quale restarono da ventotto mila persone.

Qualche comentatore sostiene essere questo numero esagerato; pure se si consideri che Erfurt è città grande, in un terreno assai fertile, e se ora non è molto popolata, la sua vastità però mostra di esserne stata altra volta. Di più, considerato che nel principio del secolo decimoquinto era al sommo della sua floridezza, concorrendovi alla sua Università, fondata nel 1392, gran numero di studenti, non v'ha ragione per credere di troppo esagerato il numero sopraddetto.

A. dell'E. C. 1456. Col mezzo di mercanzie infette venne introdotta in quest'anno la peste a Ragusi, la quale uccise circa un quaranta individui del corpo nobile, e 500 dell'altre classi del popolo. Anco in questa circostanza la maggior parte degl'individui del corpo nobile, e molte altre famiglie si erano ritirate a Gravosa, e in altri luoghi del territorio (_Farlati Histor. Eccles. Rhacusin. pag. 163._).

Nello stesso anno 1456 vi fu peste a Spalatro, e nell'isola di Pago in Dalmazia. In una relazione del Conte di Pago al magistrato al Sal di Venezia si legge: che fino al giorno due Luglio di quell'anno 1456 erano da 300 persone perite dalla peste in quella appena costrutta, e non ancora terminata città.

A. dell'E. C. 1460. Gli storici narrano essersi sviluppata in quest'anno in più luoghi della Germania una pestilenza d'indole singolare, la quale uccideva irremissibilmente gli uomini robusti, meno però le donne, e più meno i fanciulli (_Spondan. eod. an. Kircher. opp. cit._). Si deve supporre questa non essere stata vera peste, ma bensì un altro genere di epidemia.

In quest'anno 1460 fu pur fierissima peste in Zara, per la quale, fra l'altre memorie, avvi una ducale dell'Eccellentissimo Senato Veneto 17 Agosto, in cui leggesi: «Che i Zaratini usciti dalla città per causa della peste possino ritornar in Zara a loro beneplacito». (lib. 11. Privilegior. Nob. Nonens. ad an. 1460).

A. dell'E. C. 1464-65-66. La peste ha ricominciato quest'anno a Ragusi, e vi durò li sovraccennati tre anni. In questo spazio vi uccise grande quantità di persone; e sussistendovi ancora nel 1466, il Senato nel mese di Maggio di detto anno decretò l'erezione di un Lazzeretto vicino alla città, quello, che tuttavia sussiste, e che è il solo in Dalmazia, che accolga le merci sospette provenienti per la via di terra dalla vicina Turchia (_Seraph. Cerva Hist. Ecclesiast. Rhacusina p. 288. e segg.; Storia Anonima di Ragusi_).

A. dell'E. C. 1473. Calori straordinarj, ed eccessivi, lunga siccità, tempeste desolatrici, e immensa quantità d'insetti devastatori cagionarono la perdita de' ricolti, a cui è succeduta una terribile crudissima fame, la quale ha preceduto la peste, che in quest'anno desolò l'Italia. (_Gratiol. Catalog. Pest.; Lebenswaldt opp. cit._).

A. dell'E. C. 1475-76. O non bene estinta, o riprodotta, cominciò di nuovo ad infierire la peste in Italia verso la fine dell'anno 1475. Si propagò essa in più luoghi, ed accrebbe la sua sevizie nel successivo anno 1476, bersagliando più fieramente d'ogni altro paese la città di Roma. Contemporaneamente il morbo fece molte stragi a Marsiglia in Francia. Quest'anno fu considerevole per il continuo piovere dirottamente, per tempeste spaventevoli, ed inondazioni allagatrici; cose tutte, che fanno suppor di leggieri, che sussistessero nell'atmosfera quelle condizioni, e que' principj, che sono i più favorevoli allo sviluppo, ed alla propagazion del contagio.

A. dell'E. C. 1477-78-79. Vedemmo riaccesa la peste in Italia nel 1475, e ampliata nel 1476 inferocire in varie città e paesi; ora seguendo la storia la troviamo di nuovo in Italia nel mese di Agosto del 1478, sparsa in parecchi luoghi farvi di somme stragi. Quantunque gli storici non facciano menzione alcuna ch'essa sia sussistita nell'anno intermedio 1477, si dee però ritenere, che in detto anno non fosse, che minorata, od assopita, non già estinta del tutto; e che quella del 1478 non sia stata, che la continuazione della precedente del 1475 e 76.

Nel detto anno 1478 la maggior parte d'Italia fu crudelmente vessata da atroce pestilenza. A Firenze in ispezieltà fece orrendo strazio di quegli abitanti. Si contavano oltre cinquecento morti al giorno. Venezia pur ne fu presa, e nel corso di detta pestilenza perdette da circa trentamila abitanti; Brescia venti mille, e così altri luoghi. Gli storici fanno menzione di una immensa quantità di locuste, che a quel tempo distrussero i seminati, aumentarono la putrefazione, ed accrebbero le calamità e le miserie di quelle desolate popolazioni (_Marsil. Ficin. Libro della Peste capo 2. e 3. Georg. Agricol. Lib. de Peste. El. Cavriol. Chron. Brixiens._).

A. dell'E. C. 1480-81-82. Nel mille quattrocentottanta la peste venne portata dalla Siria nella città di Ragusa col mezzo di alcune balle di cotone infetto, le quali appartenevano a certo Biagio de Ragnina. Si è sviluppata nel giorno 15 Ottobre, e vi durò tre anni. In detto corso sono periti 135 individui del corpo nobile, e 1948 persone delle altre classi (_Seraph. M. Cerva Histor. Ecclesiast. Rhacusin. p. 268. Serafin. Razzi Storia di Raugia p. 152. Anonimo Storia di Ragusi an. 1481_). Contemporaneamente nell'anno 1481 vi fu peste nella città di Zara in Dalmazia, come si rileva da una pergamena testamentaria esistente nell'Archivio di quella città.

Allo stesso anno 1482 e nel successivo 1483 v'ebbe peste in Francia; intorno la quale notano gli storici, che la frenesia e l'avidità dell'acqua erano sintomi più comuni del morbo per modo, che i malati si precipitavano dai tetti, e si gittavano nei fiumi, e nei pozzi per l'avidità del bere (_Briet. Annal. Mund. p. 78. Edit. Vindobonens._). Nel 1483 si riprodusse il contagio in Italia e in Germania, e Norimberga ne fu particolarmente afflitta (_V. Statutum Norimbergense_).