Della peste e della pubblica amministrazione sanitaria

Part 26

Chapter 263,185 wordsPublic domain

In questo stesso anno arrendutasi Pavia al vincitore, terminò il Regno de' Longobardi in Italia (_Spondan. hoc an. Tarchagnot. Hist. Mund. Part. II. lib. 9._).

A. dell'E. C. 775. Rigermogliando di quando in quando il pestifero seme, specialmente in Costantinopoli, avvenne che quest'anno lo stesso imperatore Costantino Copronimo ne andasse infetto nel tempo della spedizione da esso intrapresa contro i Bulgari; che ne morì il giorno 14 Settembre 775. (_Kircher. Briet. Lebenswaldt. Gratiol. Papon. opp. cit._)

SECOLO IX.

A. dell'E. C. 801. La peste desolò in quest'anno l'Italia, la Germania, e la Francia, e fu preceduta da spaventevoli terremoti (_Agricola de Peste op. cit. Tarcagnot. Part. II. lib. 9. Gastaldi op. cit._).

A. dell'E. C. 811-12. Il P. Kirchero ricorda una pestilenza pressochè universale negli anni 811 e 12. Nei primi mesi dell'anno 812 sotto il regno di Michele Curopalate essa fu così terribile in Costantinopoli, che i morti restavano insepolti per non trovarsi più chi si prestasse a sotterrarli.

A. dell'E. C. 820. Negli annali di Fulda a quest'anno leggesi, che la peste fra gli uomini, ed un morbo pestilenziale fra gli animali, fecero stragi per quasi tutta la Francia.

A. dell'E. C. 829. Peste in Grecia, nella Tracia, e nella Bulgaria; contemporaneamente fiera epizoozia fra gli animali lanuti (_Lebenswaldt_.).

A. dell'E. C. 856. Dopo grandi inondazioni del Tevere si legge essersi sviluppata la peste a Roma, la quale, affettando specialmente la gola, veniva chiamata _anginosa_ (_Kircher. Adam. op. cit._). Ma forse dessa non fu, che un morbo epidemico.

A. dell'E. C. 865. D'una peste in Inghilterra gli storici fan menzione preceduta da immensa quantità di locuste, che hanno distrutto le biade, e cagionata la fame (_Platina in Vita Nicolai I._). In questo stesso anno 865 secondo il Lebenswaldt la peste ha desolato varie provincie dell'Asia.

A. dell'E. C. 889. L'Italia provò ad un medesimo tempo tutte le sventure della guerra e della peste (_Papon. op. cit._).

A. dell'E. C. 898. Peste ancora in Costantinopoli (_Lebenswaldt_.).

SECOLO X.

A. dell'E. C. 910-11 e 12. Fiera peste pur a Costantinopoli, che durò tre anni (_Kircher_).

A. dell'E. C. 920. Riaccesasi la peste a Costantinopoli in quest'anno, v'imperversò con tanto furore, che leggesi aver ucciso da trecento mille persone (_Lebenswaldt_.).

A. dell'E. C. 937. In quest'anno la Germania e la Francia furon novellamente invase dalla peste (_Kircher_.).

A. dell'E. C. 938. Appiccatasi la peste in Venezia vi operò in quest'anno di orrende stragi (_Gratiol_.).

A. dell'E. C. 940. La peste rigermogliò in varie città e paesi della Germania (_Kircher_.).

A. dell'E. C. 964. Milano venne in quest'anno travagliata da pestilenza così fiera e devastatrice, che fu ridotta a pochissimi abitatori, come che fosse e sia una delle più popolose città d'Italia (_Bernard. Corio Storia di Milano ec._).

A. dell'E. C. 984-85-86. Straordinaria siccità e ardentissimi calori avendo distrutto le biade, e ogni ricolto in varie parti di Europa, nel 983 v'introdusse la carestia. Quindi la peste cominciò a menar nuove stragi in Italia nell'anno 984; e, secondo alcuni, già l'anno prima aveva usato della sua forza; estesasi poi in tutta quasi l'Italia nell'anno 985, nel quale giunse al colmo della sua malignità. Quindi continuò nel 986. Le calamità della peste, della guerra, e della fame si combinarono unite in questo tempo a spopolare quell'in ogni età ragguardevole paese; e tante furon le stragi che esse menarono, e tanta l'importata loro sevizie, che fu prodigio, se non andò affatto desolato e distrutto (_Gratiol. Platin. in Vita Joannis XIV Lebenswaldt._).

Negli stessi anni 985-86 la stessa pestilenza non fu meno funesta in Germania, dove un estremo freddo la precedette. Vi si gelarono i laghi ed i fiumi con esso i pesci; e poichè l'acque ebbero loro scolo, e svaporamento, fermentate al calore del sole quelle putride masse, sollevaronsi in copia le esalazioni infette, che corruppero l'aria, e la rendettero dannosa e funesta a chi la respirava (_Lebenswaldt. Papon. op. cit._).

A. dell'E. C. 989. Venezia in quest'anno venne di nuovo travagliata dalla peste (_Kircher_.).

A. dell'E. C. 990. In quest'anno v'ebbe peste a Cattaro nell'Albania, ove colla famiglia Leghletta perì Bastardo re di Servia. In Zara pur anco serpeggiò il contagio, ma ne rimase confinato nel solo borgo; nè ebbe a penetrare nella città (_Simon Gliubavaz in suis Memoriis_).

Per la scarsezza degli scrittori di questi ultimi secoli non si sono potute raccogliere maggiori notizie, nè circostanze da contraddistinguere le pestilenze, che imperversarono sull'umana generazione.

SECOLO XI.

A dell'E. C. 1006. La città di Venezia fu in quest'anno fieramente percossa dalla peste, sommi danni arrecandole. Già l'ebbe preceduta un eccessivo freddo (_Gio. Nicolò Doglioni Istoria Veneta ec._).

A. dell'E. C. 1007. Nell'anno seguente il contagio pestilenziale desolò parecchie altre città d'Italia, e in ispezieltà Bologna e Modena; e grande ne fu il numero de' morti (_Cherubino Ghirardazzi Istoria di Bologna lib. II_.).

A. dell'E. C. 1012. La peste affliggeva Venezia. Mantenute libere le comunicazioni con quella capitale, il contagio fu introdotto in Zara. Nel castello di questa piazza seguì il primo sviluppo. Uccise parecchie persone del castello, ne furono abbruciati tutti i quartieri infetti; e neppur questa volta penetrò in città (_Sim. Gliubavaz op. cit._).

A. dell'E. C. 1013. Nuova riproduzione della peste fu in quest'anno per varie città d'Italia. Quelli, che n'erano colpiti, morivano quasi improvvisamente. Un ardente fuoco interno divorava loro le viscere, ed una diarrea straordinaria li traeva in brevi istanti al sepolcro. (_Papon, op. cit._).

A. dell'E. C. 1016-17. Nell'anno 1016 la pestilenza fu quasi generale in Europa; ma devastò principalmente l'Italia, in cui, volendosi dar fede al Platina, il numero degli estinti superò quello de' superstiti. Nota il Kirchero che alla peste era congiunta la fame, e che continuò ad infierire anco nell'anno 1017 (_Platin. in Vita Benedicti VIII._).

A. dell'E. C. 1022. Da qualche tempo divenuta la peste quasi permanente in Italia, si riaccese quest'anno con istraordinario furore. Devastò contemporaneamente Costantinopoli, e diversi altri paesi d'Europa. L'indole sua era per sì fatto modo maligna, che colpiva le persone a guisa di fulmine, e le uccideva in poche ore (_Kircher. Papon. loc. cit._).

A. dell'E. C. 1031. L'apparizione di comete, tempeste sterminatrici, inondazioni, e fame precedettero ed accompagnarono la pestilenza di quest'anno (_Lebenswaldt. Papon. opp. cit._).

A. dell'E. C. 1054. Nel mille cinquantaquattro v'ebbe peste in Germania (_Kircher._).

A. dell'E. C. 1057. Peste in Macedonia, secondo lo stesso autore.

A. dell'E. C. 1065. Avvenne pure in quest'anno una pestilenza pressochè generale in Europa, accompagnata da carestia e fame atrocissima (_Gratiol. Vincenzo Franzato ecc._).

A. dell'E. C. 1085. In quest'anno v'ebbe peste in Ungheria e in Dalmazia, e la città di Zara ne fu presa; pur il contagio, che faceva molto danno in Ungheria, nella Dalmazia non si estese gran fatto. La sollecita cessazione di questa calamità in Dalmazia fu attribuita all'intercessione dei Santi Grisogono, e Giovanni Orsini, vescovo di Traù, che viveva a quel tempo (_Queste notizie sono tratte da un antico manoscritto originale esistente nell'archivio de' monaci di s. Grisogono di Zara. Capsula IV. N. XIII. Obsignata L. 6._).

A. dell'E. C. 1093-94. Regnò la peste a questi anni in parecchi luoghi dell'Italia, della Francia, e della Germania; in mentrechè dura fame affliggeva la Germania e la Francia, strabocchevoli inondazioni l'Inghilterra, e sterminatrici epizoozie in Italia, e altrove, accrescevano le miserie, e la desolazione di quelle popolazioni (_Briet. Annal. Mund. ad h. a. Lebenswaldt._).

A. dell'E. C. 1098. Nella Germania scaricò il morbo pestilenziale in quest'anno tutto il suo furore, facendovi orribili strazj. V'ebbe pur anche l'epizoozia. A vizio dell'aria, secondo le opinioni di que' tempi, si attribuì la grande mortalità dell'una e dell'altra spezie d'animali (_Georg. Agricol. lib. de Peste_).

Nell'anno stesso 1098 l'esercito de' Cristiani delle Crociate, trovatosi stretto d'assedio in Antiochia, venne quasi consunto dalla fame e dalla peste (_Max. Tyr. de Bello sacro lib. III. C. II. Spond. etc._).

SECOLO XII.

A. dell'E. C. 1103. In quest'anno nell'Inghilterra un morbo pestilenziale fra gli animali ha preceduto la peste fra gli uomini (_Papon. Chron. d. P. T. II._).

A. dell'E. C. 1119. La peste devastò anco in quest'anno l'Italia. Essa fu preceduta e conseguitata da freddo eccessivo, da calori intollerabili, e da spaventevoli terremoti, che concorsero ad accrescere le desolazioni e gli orrori di quelle tristissime giornate (_Vincent. Franzat. Gratiol._).

A. dell'E. C. 1125-26 e 27. Giorgio Agricola nel suo libro della peste narra, che nell'anno 1125 la Germania, travagliata da straordinario acutissimo freddo, vide perire parecchie migliaia d'uomini dalla peste, sviluppatasi, come si legge, per la corruzione de' pesci, ch'eran periti nell'acqua stessa intirizziti dal freddo.

A questa, che forse altro non fu che un'epidemia tifica, susseguitò la pestilenza propagatasi quasi generalmente in tutta Europa cagionando immensi strazj fra le differenti nazioni già afflitte da crudelissima fame, e da una guerra sanguinosissima, nella quale gran parte delle potenze di Europa trovavasi sciauratamente avvolta. La peste vi continuò per tutto l'anno 1127.

A. dell'E. C. 1135. Nell'Insubria ossia in quella parte del Milanese, che conoscevasi sotto questo nome, si sviluppò la peste, dove in pria la siccità, e straordinarj calori della stagione, distrutte le messi, avevano introdotto la fame (_Gratiol. Catalog. Pest._). Secondo altri autori pur questa forse non fu, che un morbo epidemico.

A. dell'E. C. 1167. Il morbo pestilenziale s'insinuò nell'esercito di Federico Barbarossa, allorchè portava le sue armi contro di Roma, e vi cagionò grave mortalità. Perirono in tal circostanza molti soggetti, illustri per nascita, dignità, e sapere, oltre le persone di minor condizione (_Spondan. eod. anno; Bernard. Corio, Storia di Milano_).

A. dell'E. C. 1193. Mentre l'armata dell'imperatore Enrico VI. assediava la città di Napoli, la peste si spiegò fra la truppa, datovi assai guasto, e mortalità (_Tarcagn. Part. II. lib. 13._).

SECOLO XIII.

Anno dell'E. C. 1201. Peste quest'anno in Grecia (_Papon. l. c._).

Anno dell'E. C. 1202. In Siria ben fiero s'appiccò il contagio all'esercito di Balduino (_Briet. Annal. Mund. Kircher. etc._).

Fierissima peste desolò pur in quest'anno la città di Zara in Dalmazia[8].

A. dell'E. C. 1217. Mentre le armate de' Galli nell'isola di Cipro allestivano la spedizione contro la Siria, insinuatasi fra la truppa la peste, andò a perire gran numero di soldati (_Kircher. op. cit._).

A. dell'E. C. 1218. L'esercito Cristiano delle Crociate fu colpito in quest'anno dalla peste sotto Damiata in Egitto, mentre teneva quella piazza stretta d'assedio. Questa peste si disse preceduta dalla fame, e favorita ne' suoi effetti dal fetore de' cadaveri insepolti (_Vitriac. Histor. Orient. lib. 3. Joan. Tarcagnot. part. II. lib. 14._).

A. dell'E. C. 1225. Riprodottasi più volte la peste nella città di Bologna, spense la maggior parte degli abitanti di quella celebre ed illustre città (_Cherubino Ghirardazzi Istoria della città di Bologna lib. 5._).

A. dell'E. C. 1227. Ricordano gli storici che sì Bologna e sì Roma furono in quest'anno devastate dalla peste. Egli sembra però che sia stata la medesima peste, che invalse nel 1225, la quale o continuò o si è riprodotta (_Ghirard. Storia di Bologna lib. 5. Gratiol._).

A. dell'E. C. 1231. Insolito e spaventevole straripamento del Tevere avendo per grande spazio allagata la campagna, accrebbe le miserie e le devastazioni del contagio, che in questo stesso anno si riaccese nella città di Roma (_Tarcagnot. P. II. lib. 14. Spondan. Platina in Vita Gregorii IX._).

A. dell'E. C. 1233. Continuava la peste le sue devastazioni in Roma, ove di dieci infetti uno appena si salvava dalla violenza del morbo, allorchè in quest'anno 1233 penetrò il contagio anco nella città di Zara, ed uccise parecchi di quegli abitanti. Terminò però in breve con pochi danni. In tal occasione i Zaratini si vestirono di sacco di penitenza, e venne instituita la scuola de' Verberanti (_Tanzlinger Archidiac. Jadrensis in suis Memoriis etc._).

A. dell'E. C. 1234. Incrudelivan quest'anno freddi straordinarj ed eccessivi tanto in Italia che in Inghilterra. In Italia il Po restò gelato per qualche tempo. A ciò successe la carestia: e appresso si sviluppò la peste nella parte occidentale d'Italia, e nell'Isole Britanniche. _(Sigon. Regn. Ital. lib. 17. Spondan. eod. an. Bernardin. Corio, Storia di Milano_). Alcuni altri autori sono d'avviso non essere stato questo, che un morbo epidemico (_Adam. Bibl. Loim._).

A. dell'E. C. 1242-43. In Grecia, in Italia, in Francia v'ebbe a quest'anno peste sì micidiale ed atroce, che volendosi prestar fede ad alcuni storici, appena la decima parte delle popolazioni ne sopravvisse. Essa invase pur l'esercito di s. Luigi, re di Francia, mentre inseguiva l'armata di Enrico III, re d'Inghilterra, suo cognato. Pur questa pestilenza venne preceduta da stagione ardentissima e da straordinaria siccità (_Lebenswaldt. Papon. opp. cit._).

A. dell'E. C. 1254. Nel Milanese si è riaccesa la peste, e secondo che ne vien riferito dagli storici, essa vi avea poste radici così profonde, che durò alcuni anni; nè arte umana valse a disradicarla più sollecitamente (_Gratiol. Catalog. Pest._). Qualche storico accenna che non fusse vera peste, ma bensì un morbo ad essa somigliante (_El. Cavriol. Chron. Brixien._).

A. dell'E. C. 1270. All'armata dello stesso s. Luigi s'apprese nuovamente la peste nel tempo della spedizione da esso intrapresa contro l'Affrica, e non altrimenti avvenne alle falangi, donde assediava la città di Tunisi, facendovi molte stragi. Vi fu preso lo stesso re s. Luigi, che ne morì il dì 25. d'Agosto di quest'anno 1270. (_P. Kircher. Lebenswaldt Briet. Papon. Adami_).

A. dell'E. C. 1285. Peste nel Belgio e in Italia (_Kircher. l. cit._).

A. dell'E. C. 1288. In quest'anno riprese la peste novelle forze, desolando, e distruggendo gran parte d'Italia sotto il pontificato di Nicolò IV. Questo pontefice si tenne chiuso nel suo palagio, durante il tempo della pestilenza, senza ommettere però le cure, ch'ei doveva al governo de' suoi popoli. Si nota che, servendo egli alle opinioni invalse a que' tempi, faceva accendere continuamente gran fuochi ne' cortili del suo palagio e negli appartamenti (_Kircher. Papon. opp. cit._).

SECOLO XIV.

La peste del 1301 è divenuta famosa stante il pietoso affetto e lo zelo, con cui s. Rocco servì i malati da peste nello spedale di Piacenza in Lombardia. Questo celebre pellegrino, nativo di Montpellier aveva abbandonato i suoi parenti, e rinunciato allo splendor della nascita, ed a' beni tutti della fortuna per dar se stesso a servigio de' poverelli, traendo oscura vita e meschina (_Papon. Chron. des pest. T. II. p. 275._).

A. dell'E. C. 1307. Il Kirchero fa menzione di una crudelissima peste insorta quest'anno nell'Inghilterra.

A. dell'E. C. 1311. La peste menò grande strage a Treviso, a Padova, a Venezia, e verisimilmente in diversi altri luoghi d'Italia. (_Papon. lib. cit._).

A. dell'E. C. 1316-17. Nel 1316 o non fu per anco del tutto estinto in Italia, o il pestifero seme vi rigermogliò. Imperversò nella Lombardia, e specialmente in Brescia, dove nello spazio di solo un mese uccise da sette mille persone secondo il Cavriolo. Nè solo in Italia quest'anno il contagio si limitò; chè le provincie Settentrionali dell'Europa, cioè a dire la Germania, l'Olanda, i Paesi Bassi, le Fiandre, il Belgio, una parte dell'antica Gallia, così pure la Polonia, ne andarono tutte, qual più, qual meno, travagliate e diserte. Continuò il reo malore pur nel 1317. Dirottissime piogge nella stagione di primavera, che non cessaron di rompere in tolta la state e l'autunno, avendo guastato le biade, ed altri prodotti del suolo, cagionaron la fame, che unendo a que' della peste i suoi terribili effetti, ne trasse quindi al sepolcro gran numero di persone. Riferisce il Bugati esser morti da un terzo degli abitanti di que' paesi, che furono infetti da questa moria (_EL Cavriol. Cronic. Brix. Kircher. Lebenswaldt. Spondan. An. 1315._).

A. dell'E. C. 1335. L'anno 1335 di G. C. è celebre negli annali del mondo per la quantità incredibile di cavallette, che copriron la terra, e ne divorarono i seminati. S'attribuì ad esse la cagion della peste, donde quest'anno venne afflitta gran parte d'Europa. Ancorchè rigorosamente parlando ciò ammettere non si possa, è certo però che sì gran copia di quegli animali, accrescendo per tutto la putrefazione, sparse nell'aria strabocchevole quantità di principj eterogenei, e malsani. Aggiuntovi poi il disagio, e gli strazj della fame, v'ebbe pur assai di che predisporre gli uomini a nuovi malori e a nuove stragi (_Bernard. Corio Storia di Milano part. 3. Papon. T. ii. p. 274._).

A. dell'E. C. 1340. Il Rondinelli e il Corio assicurano che la peste involò alla Toscana in quest'anno il sesto incirca della sua popolazione. In questo stesso anno vi fu la peste nella città di Sebenico in Dalmazia (_Memorie esistenti nell'Archivio di detta città_).

A. dell'E. C. 1342. In quest'anno la peste regnò in Francia. Si accusaron gli Ebrei di aver avvelenati i pozzi; e ciò bastò, perchè il popolo si scagliasse contro di loro, e tutto sopra d'essi ne scaricasse il furore (_Papon. op. cit._).

A. dell'E. C. 1343. In quest'anno v'ebbe peste fierissima a Venezia, che durò sei mesi. Si propagò a Zara; ma quivi fece poco danno. (_Petr. Pacifico Hist. Venet. p. 74_).

A. dell'E. C. 1348. Questa, che ora son per descrivere, fu la peste la più terribile, che sia mai ricordata, dico la celebre _Peste Nera_. Tale sciagura non fu mai nè più generale nè più atroce. Secondo l'opinione degli storici più accreditati, questa pestilenza ebbe origine dal nord della China nel 1346 (e forse qualche anno prima); si andò propagando per l'Indie Orientali fino nella Soria; percorse la Turchia Asiatica e l'Europea; si propagò all'Egitto, alla Grecia, nell'Illirio, e in una parte dell'Affrica. Alcune navi de' cristiani, provenienti dal Levante, la introdussero nel 1347 in Sicilia; donde venne portata per lo stesso mezzo a Genova; s'apprese a Pisa, ec. Nel 1348 passò ad infettar tutta l'Italia, tranne Milano, il paese dei Grigioni, e di alcuni altri Cantoni a piè dell'Alpi, che dividono l'Italia dalla Germania, ne' quali fece poco danno. Nel medesimo tempo attraversò le montagne; si stese nella Savoja, nella Provenza, nel Delfinato, nella Borgogna, e in Linguadocca; penetrò in Ispagna, nella Catalogna, nei regni di Granata e di Castiglia, e percorse quasi tutte le provincie Spagnuole. Nel 1349 prese l'Inghilterra, la Scozia, l'Irlanda, e la Fiandra, eccetto il Brabante, dove recò poche offese. Nel 1350 s'inoltrò verso il nord, ed invase la Frisia, la Germania, la Polonia, l'Ungheria, la Danimarca, e la Svezia, e quasi tutto il settentrion dell'Europa. A questo tempo, e da questa calamità la repubblica d'Islanda ne andò distrutta. La mortalità vi fu sì grande in quell'isola agghiacciata, che gli abitanti, parte uccisi dal morbo, e parte dispersi per altri disagi, cessarono di formare un corpo di nazione. Quindi ritornò in Francia e in Italia, e devastò quella parte, che aveva lasciata illesa da prima. Nel 1361 là desolò, specialmente Avignone, e qui Parma, Milano e Venezia, dove fece orrendo strazio di quegli abitanti, privò di vita il doge Delfino, e più cardinali, come seguì in Avignone, nella qual città, sede a quel tempo de' pontefici, uccise tra gli altri sette cardinali e settanta vescovi. Passò di poi un'altra volta a Firenze nel 1363, dove ne morì lo storico Villani. In quell'anno stesso 1363 terminò, dopo tante stragi, e dopo aver distrutto, giusta il computo degli storici più accreditati, tre quinti di abitatori di tutta l'Europa.

Percorsi di tal modo in differenti tempi tanti paesi, e provincie diverse, e nessun risparmiatovi, dove pascolo aver poteva la morte, durò questa pestilenza diciotto anni incirca, ma non fu mai in detto corso nè più terribile nè più generale, quanto nel sopraddetto 1348. In quest'anno, fra le molte città d'Italia, invase dal morbo, fieramente ne fu presa Fiorenza, e Giovanni Boccaccio con molto splendor di eloquenza ne la descrisse; la qual piacemi di soggiugnere dall'edizione Cominiana.

DESCRIZIONE DELLA PESTE DI FIRENZE DELL'ANNO 1348.

BOCCACCIO, _Decamerone Giornata I_.