Della illustrazione delle lingue antiche e moderne e principalmente dell'italiana procurata nel secolo XVIII. dagli Italiani - Parte I

Part 6

Chapter 63,439 wordsPublic domain

Una Grammatica finalmente propone il P. Ildefonso, la quale desidera breve, e che vinca le altre per facilità e chiarezza. Ma una grammatica, che vuolsi mandare in luce per opera dellʼAccademia, anzi che breve, credo, che debba esser ampia, e comprendere tuttociò che altri può desiderare. Io però sarei dʼavviso, che bastasse imprimere di nuovo quella ottima del Corticelli, emendandola in pochi luoghi, ed accrescendola in altri, principalmente nella conjugazione deʼ Verbi irregolari, nelle appendici da lui aggiunte nel secondo libro ad ogni ordine deʼ Verbi, nel trattato delle proposizioni, degli avverbj, e in altri luoghi.

LʼAccademia Fiorentina però non giudicò di dover seguitare le tracce segnate dal P. Ildefonso. Per riparare ai difetti ed alle mancanze dellʼultima edizione del Vocabolario deliberò di farne unʼaltra, e se ne pubblicò colle stampe lʼavviso. Se nellʼedizione del 1729. di tre o quattro autori soli si fece lo spoglio, che nelle precedenti non avevano avuto luogo, in questa se ne approvarono cinquantacinque, ondʼera a sperarsi, che di grandissimi accrescimenti si vedrebbe arricchito il nuovo Vocabolario. Ma le speranze si dileguarono sul primo loro apparire, e la promessa edizione non si eseguì. Essa fu annunziata con un avviso pubblicato in Livorno per le stampe del Masi ai 30. Genn. del 1794. e forse così lodevole impresa dalla difficoltà deʼ tempi restò impedita. Può dubitarsi ancora, che lo stesso avviso testè citato abbia distolto alcuni dal porre il proprio nome nel novero deʼ compratori. Perchè, vedendovi molte parole, o maniere di dire non pure, avranno in esso (quantunque ingiustamente) ravvisato un sinistro preludio dellʼopera. In fatti lasciando stare le voci _manifesto_, _sesto_ cioè la forma dʼun libro, _associati_, che se lʼAccademia lo giudica opportuno, potrà forse approvare, come voci dellʼuso, vi si trova _piano_ per metodo o disegno di unʼopera, _limitarsi_, _riprodurre_ per ristampare, _prevenuto_ per preoccupato, _si faranno un dovere_, _privativa_, _per anche_,[93] _va del pari colla importanza delle materie_,[94] _copia_ per esemplare o corpo dʼunʼopera, stampata,[95] le quali espressioni non sono ancora approvate, e alcune forse non si approveranno. Ma quel foglio deve essere opera dello stampatore, come lo fa credere la data di Livorno, o se è dʼaltri non è dellʼAccademia, la quale lo avrebbe pubblicato in suo nome. A questa erano ascritti più e diversi uomini chiarissimi, e nello studio della nostra lingua esercitatissimi, fra i quali (per tacere deʼ viventi) basti di ricordare il P. Ildefonso da S. Luigi Carmelitano Scalzo; e la loro celebrità doveva fare sperare unʼopera utile, e gloriosa allʼItalia. Erano stati fatti copiosi spogli da parecchi testi a penna del buon secolo non veduti dai loro predecessori, e dalle opere citate nellʼedizione del 1729. A queste ne avevano aggiunte altre molte dʼautori moderni, delle quali si può vedere il novero nel Vocabolario dellʼAlberti, e nella serie del Signor Gamba. Quindi molte aggiunte si promettevano, e correzioni, lʼindicazione del genere dei nomi, i plurali di doppia terminazione, i perfetti, e i passati deʼ verbi irregolari, lʼetimologie quando sono ben chiare, e possono contribuire a far conoscere la proprietà dellʼespressione. Finalmente volevano notare con diligenza grande le voci latine, che sono manco in uso, le familiari, le basse, le figurate, le più generalmente poetiche, e le antiche, fra le quali sarebbono state distinte le non più usabili da quelle dismesse senza loro demerito, e che possono talvolta impunemente rimettersi in corso dai valenti, e giudiziosi scrittori. Io però dubito forte, che questa estrema promessa, quantunque utile molto, fosse per riuscire pericolosa, nè richiesta dallʼistituto dellʼAccademia.

Ciò che lʼAccademia non potè fare ha poi fatto il Signor Antonio Cesari per le stampe del Veronese Ramanzini nel 1806. Non è del mio argomento il tenere discorso di questa edizione: ma non debbo tacere delle molte, ed egregie aggiunte di Clementino Vannetti di Roveredo, e del P. Girolamo Lombardi Gesuita Veronese, che in compagnia di molte altre ivi si vedono. Il Vannetti, e il Lombardi erano di nostra lingua amantissimi, ed intendentissimi; dagli autori classici raccolsero moltissime voci, e maniere di dire, animati a ciò fare, e a sostenere tanta fatica, il primo dalle preghiere degli Accademici Fiorentini, il secondo dallʼamore di nostra lingua. Ma le aggiunte loro sarebbono miseramente rimaste inutili, se lʼottimo Signor Cesari non le avesse a comune vantaggio nella sua edizione inserite.[96] Sono nelle aggiunte di queʼ valentuomini alcuni errori, non può negarsi. Ma quanti errori si troverebbono nelle carte degli uomini più grandi se altri le pubblicasse quali da prima furono scritte? Qualche scrittore dottissimo li rimprovera non dʼalcuni falli solamente, ma eziandio dʼaver registrate parecchie voci antichissime e stranissime. Io però non so rimproverarli di questo. Parmi che anche da quelle voci si possa trarre qualche utile, perchè servono alla storia della nostra lingua e della Francese o Provenzale da cui provengono, mostrano quali mutazioni talvolta si facciano alle parole, e così posson giovare allʼetimologia dʼaltre voci.

Benemerito del Vocabolario fu il P. Bergantini colle sue aggiunte,[97] che poi il Dottor Pasquale Tommasi ristampò nellʼedizione Napoletana dello stesso Vocabolario del 1740. quasi colle sue stesse parole, ma senza nominarlo.[98] Errò però il Bergantini allegando molti scrittori commendabili per dottrina, ma non per la purità della lingua. Tali sono il Ficino, il Landino, lʼAtanagi, Pietro Badoaro, Daniello Barbaro, lʼAretino, il Bascapè, Gio. Battista Lalli, Vittorio Siri, Gio. Battista de Vico, ed altri parecchi. Errò ancora col porre nelle sue opere molte voci, che a mio giudizio non meritavano questo onore. Apro a caso la sua opera intitolata _voci Italiane_ ec. stampata a Venezia il 1745. e trovo le seguenti parole: _Frizione_, che egli spiega _crepito e insistenza che fanno i liquidi al fuoco_: _disarmo_ per _disarmamento_: _conquestione_ per _querela_, _lamento_: _conquisitore_ per _investigatore_: _conquisizione_ per _investigazione_, ed altre non poche, le quali non pajono degne dʼessere registrate nel Vocabolario della nostra lingua. Molte altre però ve ne sono ottime e pure, per le quali la fatica di questo Scrittore merita dʼessere commendata.

NOTE:

[82] _Dei difetti dellʼantico vocabolario della Crusca che dovrebbero correggersi nella nuova edizione dimostrati dal Conte dʼAyala. Vienna nella Stamp. di Antonio Strauss_. 1811. in 4. Ivi p 10. Questo libretto non appartiene al mio instituto, essendo scritto nel secolo decimonono. Io però ho creduto non dovere trascurare lʼesame di questo suo avviso, esaminando la quarta impressione del Vocabolario.

[83] Op. T. 1. p. 125.

[84] Lettere Fam. T. 2. p. 66. ed. del 1769.

[85] Crusca Pref. §. 1.

[86] Pasta _Voci e maniere di dire e osservazioni di Toscani scrittori_ ec.

[87] Molti ne ha portati il chiarissimo Signor Cav. Vincenzo Monti nella notissima sua _Proposta di alcune correzioni ed aggiunte al Vocabolario della Crusca_. Non tutte però le sue correzioni sono giuste. Il Sig. Nicolini nellʼopera citata ne ha accennate alcune, e dicesi che altri voglia accrescerne il novero. Io ne noterò una sola, perchè è fondata sopra una sua opinione, che non giudico vera. Egli condanna la voce _birracchiuolo_, o _sbirracchiuolo_, e dice che niun diminutivo ha la lingua Italiana, che termini in _acchiuolo_. E il Vocabolario non ne offre alcuno. Lʼuso però ha _ladracchiuolo_, _birbacchiuola_, che sono nel tempo stesso diminutivi e peggiorativi, ed hanno certa energia da non disprezzarsi. Ma a me rincresce di trattenermi più a lungo in così cattiva compagnia.

[88] _Ragionamento presentato allʼAccademia della Crusca il dì IX. Marzo 1741. da Rosso Martini per norma dʼuna nuova edizione del Vocabolario Toscano. Firenze nella Stamperia di Guglielmo Piatti._ 1813. in 4.

[89] Nella Collezione dʼopuscoli T. 15. p. 90. e seguenti.

[90] Luigi Targioni _Discorso sulle riflessioni relative al Vocabolario della Crusca_. p. 16.

[91] Fu stampato prima nel volume 95. del Giornale letterario di Napoli, ed ora di nuovo in Firenze dal Piatti, 1813. in 4. Questa è lʼedizione di cui mi servo.

[92] Quando il P. Ildefonso scriveva non era anche venuta in luce la _Teoria e prospetto, ossia Dizionario critico deʼ Verbi Italiani conjugati dal Signor Abate Marco Mastrofini_.

[93] Nel Vocabolario però vʼè _per ancora_ alla v. _Per_ §. XXXVII. Eʼ da avvertirsi, che il passo in cui si legge questa espressione è dellʼAccademico della Crusca Rosso Martini.

[94] _Andare di pari, o al pari con alcuno_ vuol dire andare con alcuno in modo, che uno non vada avanti lʼaltro. Quando significa _uguagliare_ vuole il dativo secondo lʼesempio portato dalla Crusca: _Chʼandar la fece altera oggi di pari al Tebro, al Xanto_.

[95] Nel Vocabolario della Crusca non si trovano le voci _esemplare_ e _corpo_ nel senso in cui le adopero quì. Le usò però il Redi nelle lettere. _Subito, che si darà fuori io gnene manderò unʼesemplare. Il S. G. D. ne vuol mandare una mano di corpi a molti letterati suoi amici._ LʼAlberti porta questo passo alla v. _Corpo_ §. ma si scordò poi dʼaggiungere questo significato alla voce _Esemplare_.

[96] Il Vannetti morì ai 13. Marzo 1795. e il Lombardi ai 9. Marzo del 1792.

[97] Il P. Gio. Pietro Bergantini Teatino Veneziano si è dato (dice il Mazzucchelli Scritt. It. V. 2. P. 2. p. 944.) principalmente ad una vasta lettura dei nostri migliori scrittori colla mira dʼaccrescere ed illustrare la nostra lingua volgare, non solamente estraendo da essi quelle voci, che o non si trovano riferite nellʼinsigne Vocabolario della Crusca, o vi sono riferite e spiegate in significati diversi dagli usati talvolta dai detti scrittori, ma facendo infinite osservazioni appartenenti allʼeloquenza della lingua Italiana. Frutto di questa fatica sono le seguenti opere. 1. _Della volgare elocuzione, illustrata, ampliata, e facilitata. Volume_ 1. _contenente_ A. B. _Venezia presso Giammaria Lazzaroni_ in foglio. Lo Stampatore non potendo soffrire la spesa dellʼedizione che doveva comprendere dodici Tomi lʼopera rimase imperfetta. 2. _Idea dʼopera del tutto eseguita, e divisa in sei Tomi, che ha per titolo Dizionario Italiano, ovvero voci di scrittori Italiani separatamente da quelle, che sono sul Vocabolario comune raccolto da Avido Mantineo P. A._ (nome Arcadico del P. Bergantini.) _In Venezia presso Pietro Bassaglia_. 1753. in 4. Eʼ questo un avviso della meditata edizione dellʼopera precedente, ma accresciuta tanto, che dirsi può unʼopera nuova. 3. _Dizionario di Eloquente Italiana M. S._ Forse è lʼopera annunziata al N. precedente. Sospesa la stampa della prima opera il Bergantini trasse dal suo M. S. le voci, e i significati che mancano al Vocabolario della Crusca, e gli stampò col titolo: _Voci Italiane dʼAutori approvati dalla Crusca nel Vocabolario di essa non registrate con altre molte appartenenti per lo più ad arti, e scienze, che ci sono somministrate similmente da buoni Autori_. _In Venezia presso Pietro Bassaglia_ 1745. in 4. e molto accresciuto. _Ivi_ 1760.

[98] Mazzucchelli luog. cit. p. 947. e Gamba Serie ec.

_Del Dizionario enciclopedico dellʼAbate Alberti._

~CAPO~ VIII.

Benchè molto si debba al P. Bergantini per le sue opere, molto più si debbe allʼAbate Alberti di Villanova pel suo Dizionario enciclopedico, che pubblicò in sette volumi in quarto colle stampe Lucchesi del Marescandoli nel 1797. e negli anni seguenti. LʼAccademia della Crusca nel suo Vocabolario poche parole aveva registrate spettanti alle scienze ed alle arti; quelle cioè solamente, che o sono più comuni, o si trovano negli autori approvati; dicendo, che di queste far si doveva un Vocabolario separato. Conosceva essa certamente la difficoltà, che nel raccogliere queste voci si doveva incontrare. Le difficoltà però non isgomentarono lʼAlberti. Egli esaminò i libri megliori, che trattano di queste facoltà, viaggiò per le città della Toscana, visitò le officine degli artefici, ed ogni altro luogo, da cui trar potesse sì fatte voci, le quali avendo con diligenza raccolte, ne arricchì il suo Dizionario. Nè trascurò pure le altre parole, che a scienze o ad arti non appartengono, ma un numero grandissimo ne radunò traendole dagli autori citati nel Vocabolario del 1729. e dallo stesso Vocabolario nella prefazione, o nelle spiegazioni delle voci, che dagli Accademici non furono registrate. A queste aggiunse egli altre fonti di nuovi accrescimenti. Ciò furono. 1. Gli autori approvati col partito preso dallʼAccademia Fiorentina nel 1786.[99] 2. La derivazione delle voci adottate, cioè i superlativi diminutivi, accrescitivi, vezzeggiativi, diminutivi di diminutivi, peggiorativi, avvilitivi, participj verbali, ed altri somiglianti, seguendo in ciò lʼautorità della Crusca medesima nella prefazione al Vocabolario del 1691. e del Varchi. 3. Altri Autori non mai citati dalla Crusca, che furono però per la maggior parte Toscani, o annoverati fra gli Accademici, e a suo giudizio scrissero in purgata favella. Niuno vorrà non commendarlo per gli accrescimenti, che egli derivò dalla prima fonte, alla quale tutti possono attingere, purchè lo facciano con giudizio. Riguardo ai derivati ve ne sono alcuni, che spontaneamente provengono dalle primitive loro voci, nè vi ha bisogno dʼautorevoli esempj, perchè altri senza timore li possa usare. Tali sono a cagion di esempio _animatore, e animatrice, avvivatore,[100] e avvivatrice da animare, e da avvivare_, che mancano al Vocabolario, ma dallʼAlberti vengono registrati. Riguardo a quelle tante modificazioni di accrescitivi, peggiorativi, diminutivi, vezzeggiativi, ed altrettali, di che abonda la nostra lingua sopra ogni altra è andato a rilente, anzi che no quando gli mancavan gli esempj. LʼAccademia nella prefazione premessa al suo Vocabolario del 1691. lascia agli Scrittori una certa libertà di formare simili derivati, con giudizio però, e con savio avvedimento; ma Monsignor Bottari asseriva, che _non si può lasciar fare a suo modo ad ognuno, perchè senza un poco dʼesempio avanti si potrebbe errare per poco_.[101] E lʼAccademia stessa nella edizione del 1729. supplì molto anche in questa parte al difetto dellʼedizion precedente. LʼAlberti ha seguiti questi esempj, ed in ciò è da lodarsi. Nè vorrò pur biasimarlo quando prende alcune voci spettanti a scienze dallʼAlghisi, dal Dottore Bastiani, dal Biringucci, dal P. Bonanni, dal Ceracchini, dal Mattioli, dal Vallisnieri, e da altri, ed eziandio dalla raccolta di bandi, editti ec. pubblicati in Toscana nel secolo decimosesto, e dalla Tariffa delle Gabelle della Toscana certe voci spettanti a manifatture, commercio, e simili, perchè le prime uopo era trarle dai più solenni Maestri, e per le seconde i bandi, gli editti ec. del Governo, quantunque non sieno puramente scritti, usano però in questo quelle voci, che universalmente si usano dal popolo. Nè pure lo biasimerò se a conferma di qualche sua opinione cita le origini del Menagio, le opere grammaticali del Gigli, ed altrettali opere, che sebbene scevre non sieno da difetti, posson però aver trattato di quelle opinioni lodevolmente, e molte in fatti egregie cose contengono, dalle quali è lecito a chiunque di trar profitto. Non così potrei commendarlo, quando cita certi altri scrittori, come lʼAretino, il Ruscelli, il Dolce, e simili. DellʼAretino dice, che alcune delle sue rime sono comprese nella Raccolta del Berni, che fa testo in lingua. Vuolsi però avvertire, che alcuni Poeti soltanto di quella Raccolta sono citati dallʼAccademia nè fra questi è lʼAretino, autore scorretto quanto altro mai. Scorretto altresì è il Ruscelli, e dir si dee lo stesso di parecchi altri non sempre puri scrittori, benchè pregevoli per altre doti.

Ma qualunque essi siano gli autori per lui allegati, non può non riprendersi per soverchia scarsità dʼesempj, e per negligenza. Lʼangustia somma, a cui negli anni estremi del viver suo lʼavean condotto le vicende della sua patria caduta miseramente sotto il giogo della _rivoluzione_ fu forse la cagion principale, che lo consigliò a diminuire il numero degli esempj per diminuire il numero dei volumi. Il che serve a rendere scusabile lʼintenzion sua, ma non appaga nel leggitore il desiderio di vedere con maggiore abbondevolezza indicato lʼuso dʼogni voce. Se diminuiti avesse gli esempj per quelle parole, che sono registrate dalla Crusca il danno sarebbe stato molto minore, perchè ognuno poteva, quando gli fosse a grado, vederli nel Vocabolario dellʼAccademia, ma faceva di mestieri, che almeno per le voci, e peʼ significati aggiunti lʼAutor fosse stato più liberale. Il diligente editore, che dopo la sua morte continuò lʼedizion cominciata, sʼaccorse di questo difetto, e volle porvi rimedio, come potè. Accrebbe perciò gli esempj alle prime voci, il che eseguì facilmente, perchè la Crusca glie le somministrava, ma per lʼaggiunte dellʼAlberti non era ormai più possibile di farlo. Quantunque però in questo lʼAlberti debba esser ripreso, vuolsi riprenderlo vie maggiormente per la negligenza da lui usata nelle citazioni. Lascio stare qualche errore, che in queste sʼincontra. Per esempio alla voce _abbacinato_ egli aggiunge un significato, che lʼAccademia non avea notato espressamente, cioè che _Famiglia abbacinata_ vale _privata deʼ suoi più illustri soggetti_, e cita Giovanni Villani senza addurne le parole. Ma forse doveva allegare Luca da Ponzano citato nel Vocabolario della Crusca a questa voce § _Per Metafora_. Lascio star questo, perchè non è meraviglia che in una intrapresa tanto lunga, e faticosa scappi qualche raro, e piccolo errore. Intendo bensì di quella trascuratezza per cui le citazioni non sono bastevolmente espresse, e si allega per esempio _Tasso Gerusalemme_, _Segneri Quaresimale_, _Vite deʼ SS. Padri_, senza indicare della Gerusalemme il canto e la stanza, del Quaresimale la predica e ʼl paragrafo, delle Vite il Tomo e la facciata. Peggio è quando nomina lʼautore senza indicar lʼopera, come Vallisnieri, Salvini, Magalotti ec. o se accenna lʼopera lo fa in modo, che, ove ancor si volesse legger tutta lʼopera indicata nella citazione, non si troverebbe mai il passo allegato. Alla v. _sfregacciolata_ che non è nella Crusca, aggiunge la spiegazione _leggiero sfregamento_, e pone questo esempio del Redi: _al Ditirambo dellʼacqua do di quando in quando qualche sfregacciolata di pennello, ma non concludo il lavoro_. _Red. lett._ Lascio stare, che _sfregacciolata_ ivi non è _leggiero sfregamento_, ma _frego_, o piuttosto _colpo di pennello_, _pennellata_; lascio star questo, e dico, che niuno potrà mai trovare quel passo fra le opere del Redi. Esso è veramente in una sua Lettera; questa però non è fra le sue opere, ma fra le lettere familiari del Magalotti pubblicate per opera di Monsig. Fabbroni il 1769. T. 1. p. 270. Ancor peggio è allora che porta gli esempj, senza indicare nè pur lʼautore. Altre volte nomina lʼautore, e lʼopera, e nè lʼuno nè lʼaltra si vedono nel suo indice degli scrittori posto al principio del Tomo. Per esempio alla voce _Capello_, § _a Capello_, a _Fuggire_ § _fuggi, fuggi_, a _Roba_ § _roba_ per _veste_ si leggono esempj di _Panc. lett._ ora qual nuovo Autore sarà questo, che non è registrato nellʼindice? Egli è Lorenzo Panciatici di cui si ha qualche lettera fra le familiari del Magalotti stampate il 1769., e quegli esempj sono ivi appunto nel T. 2. p 23. Fra questi esempj è da notarsi il terzo, dove si legge _roba di camera_; il che non vorrei dire sullʼautorità del Panciatici, il quale in quella facciata medesima dice altresì _delle mie reverie_, che lʼAlberti non ha osato di porre nel suo Vocabolario. Alla v. _Invadere_ cita i _Viaggi del Targioni_, che non è da annoverarsi fra gli scrittori purgati, e al più si potrebbe allegare per qualche voce, o modo di dire spettante alle arti ed alle scienze. Or queste mancanze sono di non lieve momento, perchè si toglie altrui il comodo di riscontrar negli Autori le citazioni, potendosi pur dubitare talvolta, non forse una voce abbia un senso diverso da quello, che lʼAlberti le attribuisce, e per togliere o confermar questo dubbio gioverebbe molto lʼosservare il contesto dellʼesempio allegato. Un esempio me ne somministra la parola _acquacchiato_ dove si legge _abbattuto, infiacchito, spossato, fu detto dal Redi deʼ Lombrici indeboliti, e quasi semivivi_. Questa citazione del Redi fa credere, che si tratti di un grandissimo abbattimento di un totale spossamento. Ma il Redi non dice, che queglʼinsetti fossero quasi semivivi. Ecco le sue parole nelle _Osservazioni intorno agli Animali, che si trovano negli animali viventi_ p. 103. edizione del 1684. _Vi dimorarono_ (due Lombrici) _senza morirvi quantunque paressero molto acquacchiati._ Le quali parole non ispiegano abbastanza il senso di quella voce, ma mostrano, che per darle qualche forza è stato necessario lʼunirla allʼavverbio _molto_. Il Magalotti al contrario lo spiega bene dicendo, _acquacchiato_ (vuol dire) _lʼistesso che confuso, mortificato_. _Lett. fam._ T. 2. p. 68. edizion del 1769.

Finalmente alcune parole da lui registrate nel Dizionario, da altri forse si potranno creder men degne di questʼonore. Tali per esempio sono a mio giudizio: _Abbonamento_, e _Abbonare_, che ivi si dicono termini Mercantili, e dʼuso; _Toletta_ che si dice «francesismo dellʼuso, assortimento, e apparato di varj arnesi ed abbigliamenti per cui si adorna la Dama nel gabinetto servita dalla sua damigella» e si cita lʼAlgarotti; _sangria_ con esempio del Magalotti per cavata, o emissione di sangue, chʼè voce Spagnuola; _altarizzare_ per onorare alcuno ergendoli altari con esempio di Fulvio Testi cioè di un Autore non posto nel suo catalogo: _regretto_ e _regrettare_, che si chiamano francesismi usati dai Lucchesi fino dal secolo decimosettimo. Queste sono parole forestiere, che lʼuso degli accurati scrittori non ha fino ad ora autorizzati, nè doveva esser sollecito di autorizzarle lʼautore del Dizionario.

Altri forse creder potrebbe, che le parole _regretto_, e _regrettare_ fossero da adottarsi come quelle, che proprie sono dʼuno dei dialetti della Toscana ormai da qualche tempo. LʼAlberti trasse quella notizia dal Gigli[102] che lʼannovera fra più altre parole dello stesso dialetto e il Gigli lʼebbe dagli Accademici dellʼAnca. E se il Gigli, e quegli Accademici riconoscevano queste voci non come poco dianzi introdotte in Lucca, dovevano certamente esser proprie di quel dialetto da qualche tempo, e non anderebbe lungi dal vero chi le stimasse introdotte ivi cento, o dugentʼanni prima. Ma questʼantichità non giova per aggiungere autorità a quelle voci, le quali probabilmente recaron di Francia i mercatanti Lucchesi, che là si recavano, e lungo tempo si trattenevano peʼ loro traffichi. Certo è, che nelle opere di Giovanni Guidiccioni, del Daniello, del Vellutello, o in altri buoni Scrittori Lucchesi del Secolo decimosesto, o dei Secoli susseguenti non si trovano sì fatte voci,[103] il che è contrassegno, che essi non le credettero di buona lega.