Part 4
Ogni lingua aver deve certe regole altrimenti ne nascerebbe una confusione intollerabile, e presto se ne altererebbe lʼindole e la natura. La Toscana ebbe nel secolo decimoquarto tre scrittori prestantissimi, cioè Dante, Petrarca, e Boccaccio, che destarono lʼammirazione universale colle opere loro, le quali andavano per le mani di tutti. Essi furono padri della lingua, perchè seppero scegliere le forme migliori energiche delicate piacevoli. Ma non furono i soli. Il B. Giovanni da Ripalta, Fra Bartolomeo da S. Concordio, Fr. Domenico Cavalca, Fr. Jacopo Passavanti, i tre Villani, Francesco Sacchetti, S. Caterina da Siena, Guido Cavalcanti, Cino da Pistoja, e parecchi altri, oltre agli anonimi autori delle novelle antiche, del volgarizzamento delle vite deʼ SS. Padri, e più altri ebbero forza, grazia, e vaghezza. Da questi scrittori principalmente si trassero le regole di nostra lingua per opera del Fortunio e del Bembo, come ho detto. Nè si pretende con ciò, che tutto sia perfetto ciò che procede da quelle fonti, nè che ora sia disdetto dʼaggiunger nulla alla nostra lingua. Il Salviati, contro al quale si fa da alcuni tanta guerra, reca alcune scorrezioni, che negli scritti degli antichi si trovano,[61] nè certamente le approva; e il Corticelli parlando di certa maniera irregolare usata da Fr. Giordano dice così. _Non si vogliono imitare, essendo anzi errori che no. Lasciò scritto un valentuomo_,(lo Scioppio) _che queste figure sono pretesti inventati daʼ Grammatici per iscusare i fatti, neʼ quali sono talvolta incorsi per umana fiacchezza anche i più celebri Autori._[62] Non si vogliono però condannare nè pure tutte le irregolarità, le quali quando sono adottate da parecchi sono veri vezzi di lingua. Non ammette i vezzi di lingua il Sig. Cesarotti;[63] ma ogni lingua li ha, e quelle principalmente, che vantano maggior numero dʼeleganti scrittori: e se questi si tolgono dalle opere loro se ne torrà una gran parte della bellezza. Non è vietato, come ho detto pur ora, dʼaggiunger nulla alla lingua. _Chi può negare_, dice il Sig. Cesarotti, _che il Firenzuola, il Gelli, il Caro, il Castiglioni, e varj altri non avessero e castigatezza, e grazia? Ma i loro vocaboli, i loro modi erano gli unici? La lingua, lo stile eran fissati in perpetuo? Quì sta il torto della Crusca._[64] Qual torto? Quando è che la Crusca abbia detto, che quegli scrittori fossero gli unici, e la lingua, e lo stile fossero determinati in perpetuo? La Crusca ad ogni nuova edizione del Vocabolario ha fatto lo spoglio di nuovi autori, ed ha adottate nuove parole, e nuovi modi di dire. Nè mi si opponga la guerra ingiustamente mossa al Tasso; perchè quella non fu guerra della Crusca, ma dellʼInfarinato, e dellʼInferrigno.
Ma ormai troppo a lungo mi sono trattenuto su ciò, e molto mi rimarrebbe a dire su questʼopera. Vorrei almeno parlare del Vocabolario Italiano da lui progettato; ma lʼesporlo, ed esaminarlo accuratamente richiederebbe troppo lungo discorso. Dirò solo esser questo un lavoro immenso necessariamente difettoso per la stessa sua vastità, nè tale da poter mai conciliare le discordi opinioni dei Letterati.
Anche il Muratori nella perfetta poesia Lib. 3. Cap. 8. prese a sostenere, un solo essere il vero ed eccellente linguaggio dʼItalia, che è proprio di tutti glʼItaliani, il quale per lui non è il Toscano, ma bensì comune a tutti, e da tutti usato scrivendo. Il Salvini, però gli si oppose con molta forza nelle annotazioni, e difese la causa della lingua Toscana. Più ampiamente la difese il P. Rosasco nellʼopera testè citata,[65] e nel tempo medesimo combattè il Salvini, il quale nel calor della disputa lodando molto gli Scrittor del trecento deprime forse soverchiamente i moderni. Concede a quellʼaureo secolo maggior purità ed una certa grazia, che altri poi nellʼetà posteriori non ha mai potuto perfettamente ritrarre, ma loda altresì gli scrittor più recenti, che di molte voci, e di molti modi lʼhanno arricchita. Quindi parla appunto della facoltà dʼaggiugnere voci nuove, e mostra quali sieno gli avvertimenti che debbonsi avere facendolo. Questa facoltà però egli concede ai Toscani, ed ai Fiorentini massimamente. Io confesso, che amerei dʼessere alquanto meno severo. I termini, che appartengono alle arti, ed alle scienze, non solamente si possono, ma si devono adoperare: e sarebbe ridicolo quel Geometra, che ricusasse di dire _coseno_ e _cotangente_, e quel Chimico che non volesse nominare lʼ_idrogeno_ e lʼ_ossigeno_, perchè non sono nel vocabolario queste parole. Riguardo alle altre voci, se queste mancano per esprimere qualche concetto (il che avviene rade volte a quelli che sanno ben maneggiare la nostra lingua) credo, che ognuno possa usar nuove voci; lʼadottarle però spetta allʼAccademia della Crusca. Parecchi oppositori scrivono ciò che cade loro giù dalla penna senza riflessione riguardo alla lingua, e poi vorrebbero, che le cose per essi scritte fossero in ogni parte perfette, e chiaman pedanti chi ardisce trovarvi alcun difetto. Non sarebbe però difficile il dimostrare, come essendo più castigati sarebbero stati più eleganti. Ma chi ha data a quellʼAccademia la facoltà di seder giudice nel fatto della lingua? Gliele han data la necessità dʼavere un giudice per conservarne la purità, la convenienza, che questo giudice sia in Firenze, il possesso dʼoltre a due secoli, il consenso di molti ottimi scrittori, le gloriose fatiche da essa sostenute a pro della medesima.
NOTE:
[34] Verona, 1737.
[35] Gigli Reg. per la Tosc. Fav. nella pref.
[36] Cinquantasei sono le Accademie, delle quali si hanno lettere dʼapprovazione unite al Vocabolario Cateriniano stampato per la seconda volta colla falsa data di Manilla, ed alla sua vita.
[37] _Girolamo Gigli neʼ suoi scritti ebbe solo per fine di satirizzare, il qual mestiere egli appieno non intendeva per voler troppo caricare, non già per istruire perchè di simili materie egli non era capace, e il suo studio non era altro che nel Vocabolario, o in qualche Gramatica. Benvoglienti presso il P. Ildefonso Del. degli erud. Tosc._ T. 2. p. 192. Egli non la perdonò nè pure alle Accademie della sua patria come si raccoglie da una lettera inedita del Marmi, che fra poco sarà pubblicata, nè ad alcuno deʼ più insigni letterati, come Nicolò Amenta, e il Canonico Crescimbeni.
[38] _Quint. Inst. Orat. Lib._ 1. _Cap._ 9.
[39] _Peto, Cæsar, et a te, et ab his, qui mea volumina sunt lecturi, ut si quid parum ad artis grammaticæ regulam fuerit explicatum ignoscatur. Vitr. lib._ 1. _Cap._ 1. in fin.
[40] _Quint. Inst. Orat. Lib. 7. Cap. 1._ in fin.
[41] Quint. Lib. 1. Cap. 5.
[42] Phil. 13. Cap. 19. e nella Filippica 3. Cap. 9. riprende lo stessa Antonio per quelle parole da lui dette, _nulla contumelia est, quam facit dignus_.
[43] Benvoglienti presso il P. Ildefonso _Deliz. degli erud. Tosc._ T. 2. _p._ 239. _e_ 241.
[44] _Cesarotti Rischiar. Apol._ fra le sue Opere T. p. 261.
[45] Anzi a lui non è bastato ciò, ma ha creduto dʼaver fatto assai meglio di loro. Riguardo ad Omero non ne recherò esempj, perchè ad ogni tratto si posson vedere nelle sue annotazioni allʼIliade. Dirò perciò solamente dʼOrazio. A quelle parole _post certas hiemes uret Achaicus ignis_. Lib. 1. Od. 16. (che per altri è la 15.) v. 35. egli fa questʼannotazione. «Questa chiusa è languida; dopo un tuono tutto profetico si termina con una frase istorica, e si abbandona Paride nel punto più importante. Meglio, _per te fellon fia cenere_.»
[46] Op. T. 1. p. 23. 25.
[47] Vedi Werheyx excurs. in dial. Antonin. in calc. Anton. lib. ed. 1774.
[48] _Ivi_ p. 137. 138.
[49] Cic. Pro Archia.
[50] Contr. Hær. in Proem. § 3.
[51] _Cic. de Orat. Lib._ 5. _Cap._ 10.
[52] Ivi Cap. 14.
[53] Ivi Cap. 11. Tiberio dovendo usare la parola _monopolium_ ne domandò perdono: e in un decreto essendosi adoprato _emblema_ volle, che se ne sostituisse unʼaltra, che fosse latina, e non trovandosi si esprimesse _pluribus et per ambitum_, con più lungo giro di parole. Non sarebbe difficile lʼaggiugnere più altre autorità somiglianti.
[54] Ivi Cap. 10.
[55] Ivi Cap. 12.
[56] Ivi
[57] Conte Napione luog. cit. T. 2.
[58] Rosini _risposta ad una lettera del Cav. Vincenzo Monti Pisa_. 1818. _Risposta_ del medesimo _ad una lettera del Sig. Conte Galeani Napione di Cocconato._ Ivi 1818. Nicolini _Discorso_.
[59] _Fantuzzi Scritt. Bol._ T. 6. p. 181.
[60] Sarebbe però desiderabile, che almeno le leggi, gli editti, e in una parola tutto ciò che si stampa a nome di chi governa fosse purgatamente scritto. Ma per grande sventura sì fatte cose si vedono sovente in modo al tutto barbaro. Vuolsi però dar molta lode al Signor Conte Vaccari, il quale mentre era in Milano Ministro degli affari interni volle porre qualche riparo a questo obbrobrio, ed esortò il Signor Giuseppe Bernardoni a compilare un _elenco dʼalcune parole oggidì frequentemente in uso, le quali non sono neʼ vocabolarj Italiani_. Questo elenco fu stampato a Milano il 1812.
[61] Avv. T. 1. lib. 2. Cap. 10.
[62] _Cort. Reg. ed Oss. della ling. Tosc. lib._ 2. _Cap._ 17.
[63] Luogo citato p. 23. e 101.
[64] Luogo citato p. 209.
[65] Della ling. Tosc. dialog. 5. 6. e 7.
_Delle Grammatiche della Lingua Italiana._
~CAPO~ VI.
Ma passiamo ormai a vedere gli studj deglʼItaliani più direttamente relativi alla nostra lingua, e cominciamo dalle grammatiche. Francesco Maria Zanotti scrisse elementi di grammatica aʼ quali aggiunse un ragionamento sopra la volgar lingua,[66] che intitolò ad una prestantissima Dama Bolognese. È questa unʼoperetta elementare, come lo stesso titolo avverte, che offre solamente le regole principali, e più necessarie a sapersi intorno alle diverse parti dellʼOrazione. Non dirò scevra la sua grammatica da ogni difetto: e per esempio non sa piacermi, che egli tolga dai verbi il modo ottativo, e ponga nel congiuntivo i suoi tempi. Ma forse egli ebbe in animo di sacrificare in parte lʼesattezza in grazia della brevità, che dirigendo i suoi insegnamenti ad una giovinetta era necessaria, e perciò pure lasciò di aggiungere tutti queʼ tempi nei quali entrano i verbi ausiliari. Certo è che con quel suo metodo la conjugazione deʼ verbi è brevissima, e tutta la sua grammatica occupa poche facciate. Più a lungo scrisse la sua grammatica il P. Benedetto Rogacci della Compagnia di Gesù.[67] Le sue regole sono esatte, e bastevolmente diffuse. Avrei però voluto, che non avesse fatti egli stesso gli esempi, ma si gli avesse tratti dagli autori approvati. Assai lungamente altresì scrisse Girolamo Gigli le sue lezioni[68] e le _Regole per la Toscana favella_.[69] Ha però qualche errore, come là dove ammette, che dicasi poeticamente _dee_, e _stea_ in luogo di _dava_, e _stava_ prima, e terza persona singolare dellʼimperfetto dellʼindicativo, e nel plurale _deano_, _steano_, in vece di _davano_, e _stavano_. Nelle lezioni altresì appoggiandosi ad un esempio di Dante vorrebbe, che _lui_ usar si potesse in caso retto. Ma il Manni nelle lezioni (Lez. 5) mostra che quellʼesempio ed altri parecchi citati dal Cinonio, e dal P. Daniello Bartoli sono errati e tratti da ree stampe.
Fra le Grammatiche si possono annoverare le _lezioni di lingua Toscana_ di Dom. Maria Manni[70] da me citate testè, nelle quali egli, quantunque non prenda ad esaminare tutte quelle minute cose, che nelle Grammatiche si richiedono, pure di tutte la parti dellʼOrazione tenendo ragionamento moltissime belle avvertenze ricorda ed utilissime. Ed io vorrei, che questo libro avessero frequentemente tra mano principalmente i giovani dopo di aver bene appreso in altri libri le prime regole della lingua intorno alle declinazioni, ad alle conjugazioni.
La megliore e sopra ogni altra pregiata grammatica è quella del P. Salvatore Corticelli Barnabita Bolognese. Precisione di metodo, esattezza di regole, chiarezza nellʼesporle, abbondanza di ottimi esempj sono i suoi pregi. Niuno errore credo che vi si trovi, quantunque vi si possa far di leggieri qualche aggiunta; poche però, e non di molto momento. Ne darò quì pochi esempi. Nel Libro 1. Cap. 36. dove trattando deʼ verbi anomali della seconda conjugazione parla del verbo _cadere_ nel preterito indeterminato dellʼindicativo leggiamo _caddi_, _cadesti_, _caddero_, _caddono_, _e caderono_. Ma nella prima persona del singolare vi ha ancora _cadei_. Tasso _Ger. Lib. C._ 8. _St._ 25. e nella terza _cadè_, come dice il Cinonio, che cita il Villani. Nelle osservazioni sopra la terza conjugazione parlando deʼ verbi _chiedere_, e _mettere_ si vuol aggiungere al preterito del primo _chiedei chiedè_, e poeticamente _chiedeo_, onde il Casa disse: _di quella, che sua morte in don chiedeo, Son._ 35. e al preterito del secondo _messe_, di che ha il Cimonio (Deʼ ver. Cap. 17.) tre esempi, e uno se ne ha nelle annotazioni. Se ne può aggiungere un quinto del Berni, cioè: _Onde al fin lʼArgalia messe di sotto. Orl. Inn. Lib._ 1. _Cant._ 2. _St._ 68. Ma queste, e poche altre simili mancanze non detraggono punto di lode a questa Grammatica, che certamente è la migliore di quante ne abbiamo.
Parla prima delle parti dellʼOrazione, poi della costruzione, e finalmente del modo di pronunziare, e dellʼortografia. Gli esempj sono tutti presi dagli Autori, che fanno testo in lingua. A questi ne ha il Corticelli aggiunti tre, cioè i discorsi di notomia del Bellini, le prose del P. Alfonso Nicolai Gesuita Lucchese, e la vita di S. Ignazio del P. Antonfrancesco Mariani Gesuita Bolognese, oltre agli autori di cose grammaticali come lʼAmenta, il P. Bartoli, ec. che non entrano in questo novero. Or questa scelta è contrassegno del fine giudizio del Corticelli, perchè quegli scrittori sono purissimi, e i primi due con più altri furono poi dallʼAccademia Fiorentina scelti per esser citati nella nuova edizione del Vocabolario secondo il partito preso nel 1786. ed il terzo non era indegno dʼessere in quel numero collocato.
Parecchie altre Grammatiche di nostra lingua hanno veduta la pubblica luce nel Secolo decimottavo[71]. Ma io contento di aver quì ricordate quelle, che o peʼ loro pregj, o per la celebrità deʼ loro autori richiedevano special menzione tralascerò le altre, e passerò ad indicare altre opere, che a questo genere si posson riferire. Tali sono le annotazioni del Baruffaldi e del Cavalier Baldraccani al Cinonio,[72] le quali però non si vogliono avere in molto pregio. Tali sono le osservazioni di Nicolò Amenta sul _Torto, e diritto del non si può_ del P. Bartoli[73] nelle quali egli rileva ogni error commesso da questo Scrittore. Ma lʼAmenta altresì non fu esente da qualche errore, onde ebbe poi il suo censore in Giuseppe Cito. Degli avvertimenti grammaticali stampati in Padova, e poi altrove più volte, non dovrei far parola, perchè sono opera del Card. Sforza Pallavicini, e perciò appartengono al secolo decimo settimo. Ma non debbo tacere, che in nuova forma, e dʼalquante aggiunte arricchiti vider la luce per opera dʼignoto editore, che si celò sotto il nome Arcadico di Alcindo Menonio[74]. Finalmente alcune piccole operette polemiche di Lucchesi Scrittori domandano dʼesser per me ricordate. Alcuni uomini letterati si radunavano nella bottega del librajo Frediani di Lucca, e solevano per loro studio far critiche osservazioni su componimenti, che uscivano in luce, notando ciò che in essi trovavano degno di lode o di biasimo. E siccome stavano con unʼanca sopra lʼaltra per criticare, perciò essi per ischerzo chiamarono quella loro adunanza, Accademia dellʼAnca. Ciò fu nel millesettecento dieci o in quel torno[75]. Erano di questo numero Angelo Paolino Balestrieri valoroso Poeta, Matteo Regali Medico, e buon Poeta, e delle cose di nostra lingua intendentissimo, il P. Sebastiano Paoli, e il P. Alessandro Pompeo Berti uomini di gran dottrina ed erudizione, come tutti sanno, e forse altri. Avvenne un giorno che in questʼAccademia fu criticato in qualche cosa di ortografia un poetico componimento di Donato Antonio Leonardi, che era anchʼegli pregevol Poeta. Lʼira neʼ poeti si desta facilmente, e il Leonardi mal sofferendo quella critica volle difendersi, e pubblicò il _Dialogo dellʼArno e del Serchio, sopra la maniera moderna di scrivere e di pronunziare nella lingua Toscana dellʼAccademico Oscuro. Perugia presso il Costantini_ 1710. in 12. Da Matteo Regali celato sotto il nome di Accademico dellʼAnca, gli fu risposto col _Dialogo del Fosso di Lucca, e del Serchio di un Accademico dellʼAnca in risposta al Dialogo dellʼArno. ec. Lucca presso Pellegrino Frediani_ 1710. in. 8. Punto il Leonardi da questo libro vi oppose la _Dieta dei Fiumi tenuta lʼAnno_ 1711. _per fare il processo al Fosso di Lucca per aver pubblicata una critica derisoria, e mordace contro il Serchio suo padre. DellʼAccademico Oscuro. Macerata per Michele Angelo Silvestri_ 1711. in 8. E a questa nuova sua produzione replicò il Regali con _il Filofilo dialogo di un Accademico dellʼAnca in risposta alla Dieta deʼ Fiumi dellʼAccademico Oscuro. Lucca pel Frediani_ 1712. in 8. Nè la disputa andò più oltre, perchè mentre si stampava questo libro, il Leonardi morì. La questione a dir vero era di poco momento nella sua origine, non trattandosi che dʼun raddoppiamento di consonanti in una parola, ma volendo favellarne con qualche generalità offerse al Regali lʼoccasione di far conoscere il suo molto sapere, e lʼerudizion sua nelle cose della lingua, e quanta pratica avesse deʼ buoni Autori. Deboli al contrario, e insussistenti erano le opposizioni del suo avversario, il quale non sentiva molto avanti in questa parte dʼerudizione. Più altre dispute si destarono nel secolo decimottavo intorno a cose grammaticali, onde abbiamo parecchie opere polemiche, come del Biscioni, e del Bracci sullʼedizione deʼ Canti Carnascialeschi da questo procurata in Lucca con falsa data di Cosmopoli,[76] il parere sulla voce _occorrenza_,[77] la Giampaolagine del Tocci,[78] ed altri simili. Anzi fino i Tribunali furon talvolta costretti a decidere intorno a somiglianti controversie, e della voce _majorasco_, se significhi _primogenitura_, come vuol la Crusca, o _primogenito_ come usano i Senesi, decise la Rota Romana a favore di Siena[79]. Il Gigli dice, che con ciò quel Tribunale venne a dichiarare, che la _Crusca non ha la potestà di Adamo di dare i nomi alle cose_[80]. Il che è vero; è però altrettanto vero, che i Tribunali hanno forza nel Foro e in ciò che dal Foro dipende, ma nelle cose della lingua non ne hanno alcuna. Queste ed altre quistioni lascierò da parte, perchè sarei infinito se di tutte parlar dovessi, benchè brevemente. E già aspettano il mio discorso cose maggiori, e più ardue, e di maggior celebrità: voglio dire i Dizionarj.
Prima però che io passi a far parola di questi debbo far menzione dʼun libro, che può ugualmente fra le Grammatiche annoverarsi e fra i Dizionarj: voglio dire le cento osservazioni del Canonico Paolo Gagliardi.[81] Più e diversi oggetti a Grammatica appartenenti egli vi prese a trattare, come per avventura gli si presentavano alla mente; ora dʼalcune voci, ora dellʼarticolo, ora di certe irregolarità nella costruzione, e via dicendo. Intorno alle quali cose dà sottili ed utili avvertimenti, e spesso emenda i più solenni Grammatici, ed anche il Vocabolario della Crusca. Il che fa sempre collʼautorità deʼ buoni scrittori, essendo amantissimo della purità della lingua, come ragion vuole. Laonde io reputo commendabile lʼopera sua molto: e solo mi rincresce, che non abbia vie maggiormente accresciuto il numero delle sue osservazioni.
NOTE:
[66] Zanotti Op. T. 7.
[67] _Pratica e compendiosa istruzione aʼ principianti circa lʼuso emendato ed elegante della lingua Italiana, Roma_ 1711., _e di nuovo Roma_ 1765. in 12.
[68] Lezioni di ling. Tosc. Venezia 1722. in 8.
[69] Roma 1721. in 8.
[70] _Lezioni di lingua Toscana dette nel Seminario Arcivescovale di Firenze. Firenze_. 1737. in 8.
[71] Il P. Zaccaria nella _Storia Letteraria_ T. 3. p. 377. sullʼautorità del Vincioli attribuisce al Muratori una Grammatica intitolata: _Nuovo metodo per imparare la lingua Italiana in poco tempo_. Ma siccome non se ne fa menzione nella sua vita scritta dal nepote, nè dal Tiraboschi nella Biblioteca Modenese credo che ciò sia errore. Lasciando questa, che almeno è incerta, altre grammatiche si posson citare, e fra lʼaltre le seguenti. _Trattato sopra le regole per parlare e scriver Toscano di Gio. Battista Pucci. Siena_ 1767. _in_ 8. _Nuovo metodo per la lingua Italiana estensivo a tutte le lingue di Girolamo Andrea Martignoni. Milano_ 1755. T. 2. in 4. Non mʼè riuscito di vedere questʼopera, nè so se propriamente essa debba essere annoverata fra le Grammatiche. _Corso Teorico di lingua Italiana, e Logica dellʼAb. Idelfonso Valdastri. Guastalla_ 1783. in 4. Lʼautore ragiona filosoficamente intorno alla lingua, il che succede quasi sempre con vantaggio più apparente che reale. _Prospetto deʼ Verbi Toscani regolari, e irregolari di Gio. Battista Pistolesi. Roma_ 1761. in 4. Lʼopera del Signor Pistolesi è lodevole, ma dee cedere il primato a quella del Signor Abate Mastrofini. Di questa io non parlo, perchè è pubblicata nel secolo presente, che io non ho preso a considerare.
[72] _Osservazioni della lingua Italiana raccolte dal Cinonio in questa nuova edizione accresciute dallʼAccademico Intrepido_ (Girolamo Baruffaldi) _Ferrara_ 1709. in 4. e di nuovo colle annotazioni del Cavalier Baldraccani. Venezia 1722. in 4. Il Baruffaldi avea preparate altre aggiunte al Cinonio e per questo motivo fece un trattato del nome, che è rimasto inedito. _Zacc. Stor. Lett._ T. 14. p. 355. Era riserbata al chiarissimo Sig. Cavaliere Luigi Lamberti la gloria di dare allʼopera la desiderata perfezione, il che egli ha fatto nellʼedizione di Milano del 1809. in 4. vol. 8.
[73] Napoli 1717. T. 2. in 8.
[74] _Idea Generale del Vocabolario della Crusca, ed osservazioni intorno alla moderna ortografia Italiana con un piccolo trattato della Poes. Ital. agli studiosi scolari della Città di Foligno, Ozio dʼAlcindo Menonio. Foligno_ 1756. _in_ 4.
[75] _Quadrio Stor. e Rag. dʼogni Poesia_ T. 1. p. 75. e _Mazzucch. Scritt. Ital._ T. 2. p. 673. il quale corregge I. Iarchio _Specim. Hist. Ac. Ital._ il quale fa fiorire questa Accademia nel secolo decimosettimo.
[76] _Parere_ (del Canonico Biscioni) _sopra la seconda edizione deʼ Canti Carnascialeschi. Firenze. Moucke_ 1750. _in_ 8.—_I primi due dialoghi di Decio Laberio_ (Ab. Rinaldo Bracci) _in riposta, e confutazione del parere del Sig. Dottore Antommaria Biscioni sopra la nuova edizione deʼ Cantici Carnascialeschi, e in difesa dellʼAccademia Fiorentina. In Culicutidonia per Maestro Ponziano di Castel Sambucco_ (Lugano per lʼAgnelli) 1750. _in_ 8.
[77] _Firenze pel Martini._ 1707. _in_ 4.
[78] _Colonia_ (Firenze) _nella Stamperia Arcivescovile_ 1708. _in_ 4.
[79] _Coram Reverendis. Molines in Romana Primogeniturae de Salviatis super localibus et Tabulis pictis_ 28. _Iunii_ 1706.
[80] Voc. Cater. alla v. _Maggiorente_.
[81] _Cento osservazioni di lingua, nelle quali si spiegan diversi modi particolari, usati dalla lingua Toscana. Bologna_ 1740. _in_ 12.
_Del Vocabolario della Crusca._
~CAPO~ VII.
A me rincresce dʼessere a quella parte dellʼopera mia pervenuto, che parmi più dʼogni altra piena di pericoli e difficoltà. Gravi guerre si mossero contro il Vocabolario della Crusca fin dal primo suo nascere, e queste guerre, anzi che spegnersi o diminuirsi, vanno sempre crescendo. Ma lʼordine delle cose da me prese a trattare domanda, che io parli deʼ Vocabolarj della nostra lingua, e perciò di quello della Crusca; nè io posso ritrarmene. Dovrò in alcune cose contraddire ad uomini chiarissimi per dottrina e per ingegno, coi quali non posso in verun modo essere paragonato. Combatterò dunque con armi molto disuguali: ma se in ciò che sono per dire si potrà desiderare maggior dottrina, spero che non si potrà desiderare maggiore urbanità.