Della illustrazione delle lingue antiche e moderne e principalmente dell'italiana procurata nel secolo XVIII. dagli Italiani - Parte I

Part 11

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Ma sopra quante opere di questo genere ho fin quì nominate si dee collocare la _Storia pittorica dellʼItalia_ dellʼAb. Luigi Lanzi. Essa ebbe il suo cominciamento nellʼanno 1792. in cui venne alla luce il primo volume e nel 1796. fu compiuta quantunque poi solo nella seconda impressione del 1809. ricevesse la sua perfezione. Divide egli tutta la trattazione secondo le diverse scuole, ed in ogni scuola distingue le epoche. Accenna i principali pittori di ciascuna, e ne descrive lo stile, nè tace i mediocri, deʼ quali pure si desidera avere qualche contezza. Ora egli fa ciò con fina critica ed avvedutezza, con abbondanza non soverchia di notizie, e con uno stile vivace, spesso conciso, ed ove la materia il richieda anche eloquente. Non dirò che il Lanzi sia severo nel fatto della lingua; ma qualche libertà da lui usata moderatamente e con giudizio non dispiace, e fra tante cose belle, che allettano e incantano, non sa il lettore fargliene un rimprovero. Anzi io gli so grado di alquante novelle voci e forme di dire da lui adoperate parlando delle arti del disegno e dellʼantiquaria, che molti poi non hanno ricusato dʼadoperare. Ma i meriti del Lanzi in questa parte della Letteratura sono stati egregiamente esposti da scrittori troppo migliori di me, cioè dal Signor Conte Giambattista Baldelli, e dal Signor Cavaliere Onofrio Boni, ai quali altri potrà ricorrere.[239]

Or dopo la noja per me sofferta nel tessere questa lunga serie di nomi e di titoli di libri, se rivolgo lo sguardo a tanti uomini illustri fin quì nominati, ed a quegli altri molti, che di leggieri aggiunger potrei, mentre per una parte mi conforta e ricrea il pensier della gloria, chʼessi hanno recata al nome Italiano, parmi per lʼaltra, che si possa quindi trarre un motivo per dileguare un timore insorto nellʼanimo del Signor Cesarotti. _Un uomo scienziato_, egli dice, _ragionativo, eloquente, ma di coscienza timorata in fatto di lingua, col capo gravido del suo soggetto si mette a scrivere: gli si presenta unʼidea nuova che sembra domandar un termine_, che non è nel Vocabolario. _Che farà egli? Mandi con Dio la sua idea o la storpi con un altro termine il meglio che sa._[240] Or io dico, tanti scrittori insigni da me nominati le scienze e le discipline quasi tutte hanno illustrate con nuovi scoprimenti, con pensieri nuovi, con riflessioni non prima fatte, o le cose già dette da altri hanno esposte in nuova foggia scrivendo purgatamente; nè pare che sia loro avvenuto di stroppiare unʼidea per mancanza dʼun termine; e forse non avranno voluto sopprimere qualche nuova idea venuta loro in mente. Essi avranno trovato nella ricchezza grande della nostra lingua il modo di supplire alla mancanza dʼuna voce, o pure hanno usata una voce, che non è nel Vocabolario, la quale se è, non dirò necessaria, ma opportuna, _bella, ben derivata, acconcia che nulla più_[241] lʼAccademia non trascurerà dʼapprovarla. Si potrebbe ancora dileguar il timore del Signor Cesarotti, negando poter mai accadere, che una parola sia così necessaria per esprimere una idea, che senza quella convenga assolutamente stroppiarla, come egli dice. Ma ove ancora ciò fosse, ove lo scrittor non volesse oltrepassar i confini del Vocabolario, crederei, che nè la sua gloria nè la Repubblica delle lettere patirebbono un danno intollerabile, se lʼuso dʼunʼaltra voce o una forma di dire alquanto più lunga venisse a scemar alcun poco la forza o la bellezza di quellʼidea. Dallʼaltro canto se lo studio posto negli antichi dagli scrittor Fiorentini gli preservò nel secolo decimo settimo dal reo gusto in cui tanti caddero miseramente, siccome confessa il Signor Cesarotti, è da credersi, che lo studio medesimo continuerà a produrre un non dissimile giovamento. Ed è da credere ancora, che la diligenza la quale taluno usa per emendare i proprj scritti, onde toglier loro ogni macchia contraria ai canoni della lingua, rileggendoli più volte, e consultando i periti prima di consegnarli alle stampe, produca il vantaggio, che per nuova e replicata riflessione lʼautor sʼaccorga dʼaltri falli, neʼ quali per difetto dʼumana natura era caduto. Onde il vantaggio sarà di gran lunga maggiore del supposto danno.

NOTE:

[137] LʼAccademia Fiorentina ha commesso qualche errore di fatto, come vedremo. Si potrebbe dubitar forse, che alcuno ne avesse commesso pure scegliendo qualche opera, che non fosse degna di questo onore? Io non esaminerò questo dubbio, la decisione del quale appartiene allʼAccademia della Crusca. Anzi registrerò quì tutte le opere notate nel citato partito, giacchè io prendo a ricordar solamente quelle opere, che sono scritte con sufficiente purità. Ma riguardo al citato partito del 1786. sono da notarsi le seguenti parole, che si leggono nellʼIndice manuale dellʼopere allegate nel Vocabolario stampato a Firenze il 1807. «Niun luogo ho creduto dover dare in questo compendio ai nomi indicati nella nota di autori scelti nel 1794. dallʼAccademia Fiorentina come meritevoli di essere adottati per testo in una nuova edizione del Vocabolario, essendomi noto, che mancò quella scelta della più esatta ponderazione dei Deputati a formarla, e fu contro il voto degli altri comunicata arbitrariamente da uno di essi allʼAbate Alberti.»

[138] Milano 1812. T. 2. in 12.

[139] Milano 1812. in 8. Vi sono aggiunte _tre lezioni sulle doti di una culta favella_, che sono ottime, ma non appartenendo allʼepoca da me presa in considerazione in questo ragionamento non ne ho fatta parola. Io lo chiamerò Anonimo Milanese perchè in Milano è stampato il suo libro.

[140] Livorno per Tommaso Masi e Comp. 1815. T. 2. in 8.

[141] Eʼ nel Tomo 7. delle sue opere cogli elementi.

[142] _Della Toscana eloquenza discorsi cento detti in dieci giornate da dieci nobili giovani in una villereccia adunanza_. _Bologna_ 1752. in 4. e poi più altra volte.

[143] _Bologna_, 1768. in 4.

[144] _Napoli_ 1756. 1758. T. 1. in 4.

[145] _Della Storia e della ragione dʼogni poesia_. _Bologna Venezia e Milano_ 1736. 1752. T. 6. in 4. _Della poesia Italiana_ (sotto il nome) _di Giuseppe Andrucci_. _Venezia_ 1734. in 4. Si potrebbero aggiungere anche le altre sua opere sopra altri argomenti.

[146] _Palermo_ 1749. in 8.

[147] Nel tomo primo delle opere di Torquato Tasso dellʼedizion veneta.

[148] Nel Tomo 6. delle sue Opere.

[149] Venezia 1785. in 8.; colle annotazioni dellʼArteaga.

[150] Eʼ inserita negli Atti dellʼAccademia di Padova. Si veda il Fabbroni Vit. T. 18. p. 311. e seg. e Cesarotti Op. T. 17. p. 44. 45.

[151] _Bologna_ 1703. e di nuovo _Modena_ 1735. T. 2. in 4.

[152] _Racc. Calog._ T. 31.

[153] _Difesa di Dante Alighieri Lezione ec. Firenze_ 1718. _in_ 12. _Tre lezioni dette nellʼAccademia Fiorentina. Ivi_ 1710. _Della satira italiana, edizione seconda con una dissertazione dellʼIpocrisia degli uomini letterati. Ivi_ 1729. _in_ 4. _La Villeggiatura, dialogo, nel quale si discorre sopra un giudizio dato da Pier Iacopo Martelli intorno al poetare del Guidi e del Menzini. Ivi_ 1732. _in_ 4.

[154] _Difesa delle tre Canzoni degli occhi ec. composta da G. B. Casaregi, Gio. Tommaso Canevari, e Antonio Tomasi. Lucca_ 1709. _in_ 8.

[155] _Parere sopra la seconda edizione deʼ Canti carnascialeschi. Firenze_ 1750. _in_ 8.

[156] _I primi due dialoghi di Decio Laberio in risposta e confutazione del Parere ec. In Culicutidonia per maestro Ponziano da Castel Sambuco_ 1750. in 8.

[157] _Prose Toscane. Firenze_ 1772. 1773. T. 3. in 4.

[158] _In Firenze quei famosi Signori Accademici della Crusca ne hanno chieste a lui vivente le prediche per istamparle a lor carico con offerirgli eziandio di ascriverlo al ruolo della lor fiorita adunanza._ Così si legge nella prefazione delle prediche del Tornielli posta innanzi alle medesime.

[159] _Firenze_ 1744. e segg. T. 3. in 4.

[160] _Ivi_ 1716. in 4.

[161] _Discorsi Accademici Firenze_ 1693. 1712. 1735. T. 3. in 4. La prima parte fu ristampata ivi il 1725. in 4. _Prose Toscane_, ivi 1715. 1735. T. 2. in 4. Alcune sue cicalate e lettere sono nelle prose Fiorentine. Lʼorazione in morte di Francesco Redi è nellʼedizione Veneta del 1712. delle opere di questo scrittore. Quella in morte del Magliabechi fu stampata in Firenze il 1715. in foglio e nella Raccolta di Prose Fiorentine non più stampate, parte quinta, volume primo. Venezia 1754. in 4.

[162] Si possono aggiugnere alcune Orazioni di Andrea Alamanni, del P. Lorenzo Berti, di Monsignor Bottari, di Giuseppe Buondelmonti, di Monsig. Giacomelli, di Giuseppe Martelli, di Antonio Nicolini, di Giulio Rucellai, e del Canonico Vincenzo Scopetani, che io non ho vedute, e sono registrate nel Catalogo del Poggiali.

[163] Vienna 1795. T. 3. in 12.

[164] Venezia 1785. T. 6. in 8. Lʼ editore è il Sig. Cavaliere Iacopo Morelli.

[165] Delle lettere familiari di alcuni Bolognesi del nostro Secolo. Bologna 1744. T. 2. in 8.

[166] Venezia 1791. 1794. T. 17. in 8.

[167] _Magalotti lettere familiari_ (contro gli Atei) _Venezia_ 1719. _in_ 4. _Lettere scientifiche ed erudite. Firenze_ 1721. _in_ 4. _Lettere. Ivi_ 1736. _in_ 4. _Lettere familiari e di altri insigni uomini_ (raccolte da Monsig. Angelo Fabroni.) Ivi 1769. T. 2. in 8.

[168] _Opere_ T. 1. p. 207.

[169] Si potrebbe aggiugnere, _il Falconiere di Iacopo Augusto Tuano, collʼuccellatura a vischio di Pietro Angelio Bargeo poemetti tradotti e commentati da G. B. Bergantini C. R. Venezia per Giambattista Albrizzi_ 1735. _in_ 4.

[170] Il Poggiali annovera fra i libri di lingua purgata, _delle meteore libri tre Poema filosofico di Gio. Lorenzo Stecchi colle annotazioni del Dottor Girolamo Giuntini. Firenze nella stamperia di Bernardo Puperini_, 1726. in 4. Egli ricorda ancora due altre opere dello Stecchi, cioè _Lezione sopra alcuni passi di M. Lodovico Ariosto. Pisa per Francesco Bindi_ 1712. _ed orazione in lode dʼAlessandro Marchetti nellʼanniversario della sua morte. Roma_ 1717. in 4. Ma niuna di queste opere ho veduta.

[171] Il Poggiali ricorda, _il vero onore di Gio. Battista Casotti, festa teatrale ec. Firenze per Michele Nestenus e Anton Maria Borghigiani_, 1713. in 4. e _le Muse Fisiche di Mattia Damiani, Firenze per Gio. Paolo Giovannelli_, 1754. in 4.

[172] Torino 1750. in 8. e di nuovo con aggiunte 1764. in 8. Di sopra ho escluse le Lettere, e la Frusta Letteraria di questo Scrittore peʼ nuovi, e talvolta anche strani vocaboli, che vi si vedono. Ma non credo dover escludere le poesie piacevoli, perchè in queste è stato assai più moderato.

[173] _Lett. di Virg. lett._ 9. _in fin._

[174] _Lʼuso parte prima e seconda._ Bergamo 1778. e di nuovo nellʼanno stesso in Venezia. _Il vedovo parte terza dellʼuso._ _Brescia_ 1780.

[175] Se ne vedono i titoli presso il Signor Gamba. _Serie_ ec. p. 520. 521. A queste si aggiungano quelle registrate dal Signor Poggiali a _Buonaventuri Tommaso_, ed a _Rucellai Luigi_.

[176] Si può aggiungere il _Ristretto delle vite dei primi discepoli di S. Domenico scritto in lingua Francese dal P. Antonio Touron e tradotto nellʼItaliana favella da un Religioso del medesimo ordine_ (il P. Orsi) Roma 1744.

[177] Il Sig. Canonico Domenico Moreni celebre, e infaticabile scrittore di molte ed eruditissime opere nella sua _Bibliografia Storico-Ragionata della Toscana_ T. 2. p. 22. 30. ha registrate le opere del Manni, che appartengono al suo argomento. Fra queste molte ne sono di Storia Ecclesiastica, che tralascio per non esser soverchio.

[178] Anche Monsignor Bottari fu benemerito del Decamerone, che illustrò con trentadue lezioni da lui dette con molto plauso nellʼAccademia della Crusca. Due ne pubblicò il Manni nellʼopera quì citata, una il Poggiali nel volume di Novelle dʼalcuni autori Fiorentini, unʼaltra il chiarissimo signor Francesco Grazzini nella _Collezione dʼopuscoli_, che si stampa in Firenze dal Daddi in Borgo Ognissanti, e finalmente tutte furono date in luce dallo stesso signor Grazzini colle stampe del Ricci il 1818. in due volumi in ottavo. Questʼopera altresì, come le altre tutte del Bottari, vuolsi annoverare fra quello purgate di lingua.

[179] Sono unite allʼopere del Casa nellʼedizion Fiorentina del 1707. e poi accresciute in quella di Venezia del 1728.

[180] Il P. Zeno, che era molto intendente della nostra lingua, scrisse ancora una parte delle annotazioni alla Storia del Crescimbeni, e colle sue annotazioni illustrò pure alcune delle opere del Casa nellʼedizione Veneta del 1728. Egli tradusse lʼarte di ben pensare dʼArnaud, e parte del quaresimale del P. Bourdaloue.

[181] Del Seghezzi abbiamo altresì un _Dialogo dʼincerto_ (ma è di lui come avverte il Gamba) intitolato il _Tasso_ intorno allo stile del Casa, e al modo dʼimitarlo nellʼedizion citata del 1728., alcune annotazioni alle rime del Bembo nellʼedizion di Bergamo del 1745. e alla storia citata del Crescimbeni. Altre sue opere colle rime del fratello Niccolò furono stampate in Venezia il 1745.

[182] LʼAccademia approvò ancora la vita di Giuseppe Averani di cui ho già parlato, e la traduzione di Longino, la quale registro in altro luogo.

[183] LʼAccademia citò di lui ancora le _Menipee_. Ma il chiarissimo Signor Ab. Fontani nellʼelogio del Lami stampato in Firenze il 1789. nomina bensì le Menipee stampate in latino a Londra il 1738. e 1742. sotto il nome di Timoleonte. Ma niuna opera del Lami scritta in italiano con questo titolo è riuscito di trovare a lui, nè al Signor Gamba. Ora se questʼopera è ignota a due uomini così eruditi, non sarà maraviglia, che sia ignota a me pure.

[184] Altra sue opere dʼantiquaria si vedano presso il Sig. Canonico Moreni luog. cit.

[185] Maff. Opere T. 3.

[186] Firenze 1716. in f.

[187] Le opere del Lanzi intorno allʼantiquaria sono la _descrizione della Galleria di Firenze_, _il saggio sopra la lingua Etrusca_, di cui parlerò altrove, _deʼ vasi antichi dipinti volgarmente chiamati Etruschi dissertazioni tre_, dissertazione sopra unʼurnetta toscanica, della condizione e del sito di Pausula città antica.

[188] _Padova dalla Stamp. del Sem._ 1750. T. 2. in 8.

[189] _Lucca_ 1744. T. 2. in 8.

[190] Ivi 1760. in 8.

[191] _Padova dalla stamp. del Sem._ 1766. in 8.

[192] _Padova_, 1765. T. 3. in 8. e poi molte altre volte.

[193] _Padova_ 1776. T. 2. in 4. e di nuovo 1803.

[194] _Padova_. 1787. in 4.

[195] Nel 1727, lʼOrsi stampò in Roma la _Dissertazione dogmatica, e morale contro lʼuso materiale delle parole, in cui dimostrasi colla tradizione deʼ Padri, e dʼaltri antichi scrittori, che le parole neʼ casi eziandio di grave o estrema necessità, non perdono per legge dalla Repubblica il valore del loro significato_: Egli la scrisse contro alcuni Teologi, che a suo giudizio troppo si erano mostrati favorevoli alle restrizioni mentali. A lui si oppose unʼ_allegazione in difesa del P. Carlo Ambrogio Cattaneo_, ed egli replicò con un libro intitolato: _la causa della verità sostenuta contro lʼanonimo apologista del P. Carlo Ambrogio Cattaneo_. _Firenze_ (Milano) 1729. Risposero gli avversarj con più e diversi scritti, e specialmente con certa dissertazione teologica, alla quale lʼOrsi contrappose la _Dimostrazione Teologica, colla quale si prova, che ad effetto di conciliare i dritti della veracità con le obbligazioni del segreto, nè si può nè si dee ricorrere ad alcuna di quelle leggi, che alcuni moderni Teologi alla umana Repubblica attribuiscono, ma che deesi stare alle regole deʼ SS. Padri, e specialmente daʼ SS. Agostino, e Tommaso per un tal fine prescritte_. _Milano_ 1729. Anche Pier Francesco Tocci entrò in questa teologica guerra, scrivendo alcune _Lettere critiche contro la dissertazione dommatico-morale sopra la bugia del Cardinale Orsi Domenicano_, che dopo la sua morte furono impresse dal Pecchioni in Firenze il 1779. in 4. Queste lettere e le tre opere citate dellʼOrsi possono annoverarsi fra quelle purgatamente scritte, e vi si possono aggiungere il libro _dellʼinfabilità e dellʼautorità del Romano Pontefice sopra i Concilj ecumenici_, la Dissertazione _della origine del Dominio e della Sovranità deʼ Romani Pontefici, sopra gli Stati a loro temporalmente soggetti_. Le quali due opere furono stampate in Roma il 1741. 1742.

[196] LʼAlberti citò ancora i _Dubbj sopra le rubriche della Messa_ del Ceracchini per trarne _alcune voci proprie dellʼEcclesiastica liturgia_, come ben dice il Sig. Gamba.

[197] _Lettera dʼun Ex-Gesuita vecchio ad un Ex-Gesuita giovine fra le sue opere._ T. 6. p. 27.

[198] _Una nuova opera in queste o Lezioni, o Dissertazioni di Sacra Scrittura, come più piaccia di nominarle ec._ Prospetto premesso alle Lezioni. _Due sono le mie opere di Sacra Scrittura..... Lʼuna ha per titolo_ Dissertazioni di Sacra Scrittura. Proemio premesso alla Dichiarazione letterale di cui parlerò tosto.

[199] _Trattato delle Azioni umane, con annotazioni per lo schiarimento della materia. Quarta edizione. Firenze per Francesco Moucke_ 1783. in 4. Le annotazioni si attribuiscono allʼAb. Antonio Martini, che fu poi successore dellʼIncontri nellʼArcivescovato di Firenze. _Lettere Pastorali_. _Ivi pel medesimo_ 1771. _in_ 4. _Spiegazione Teologica, Liturgica, e Morale sopra la celebrazione delle Feste, diretta aʼ Chierici della Città e Diocesi Fiorentina_. _Ivi pel medesimo_ 1762. _in_ 4. Queste sono le migliori impressioni. Per le opere del Maffei basterà ricordare lʼedizione Veneta fatta da Antonio Curti nel 1790. che tutte le comprende.

[200] Eccone i titoli. 1. _Della divozione al Sacro Cuor di Gesù, secondo lo spirito della Chiesa ragionamenti due. Bassano, e Napoli._ 1803. Nel titolo sono attribuiti al P. Carlo di Porzia allora Prete dellʼOratorio, ed ora Gesuita. Ma questi non ne fu che lʼeditore, di che dà un cenno anche il P. Raimondo Diosdado Caballeros _Biblioth. Script. Soc. Jesu Supplem._ I. p. 230.—2. _Il divoto del SS. Sagramento istruito nelle pratiche di tal divozione. Firenze_ 1805.—3. _Ragionamento sulla divozione al S. Cuor di Maria ec. con lʼaggiunta di dieci considerazioni ec._ Ivi 1809.—4. _Novena al glorioso Patriarca S. Giuseppe._ Ivi 1809.

[201] Il lungo catalogo delle sue opere si veda presso il Fantuzzi _Scritt. Bol._ T. 5. p. 265. e segg.

[202] Roma 1757. in 8.

[203] Ivi 1756. in 4. Le opere quì tradotte sono diciotto. Tre dellʼaltre erano state volgarizzate dalla stessa Borghini, e le rimanenti dal Bottari di che forse egli voleva fare un secondo volume. Il chiarissimo Monsignor Domenico Pacchi ha poi tradotta lʼopera _de pallio_, e la sua traduzione colle molte altre sue opere dovrebbe quì aver luogo, se in questo capo parlassi dʼautori viventi.

[204] Bologna 1795. in 8. Seconda edizione. Non mi è nota la prima edizione di questʼopuscolo, e del seguente.

[205] Ivi 1800. in 8. Seconda edizione.

[206] Venezia 1737. in 4.

[207] Nel tomo quinto della _Miscellanea di varie operette_, che si stampava in Venezia dal Lazzaroni.

[208] Venezia 1755. 1757. T. 2. in f.

[209] Pesaro 1759. in 4.

[210] Roma 1774. in 4.

[211] Pistoja 1762. in 4. Il Matani, oltre a più, e diverse opere latine, scrisse ancora una _Memoria sulla cultura delle viti in Spagna, e la maniera, come si fa il vino; si aggiunge un discorso sulla conservazione dei vini. Venezia_ 1779. in 8. Alcuni suoi trattati sono uniti alla traduzione della dissertazione di M. Tissot sul pane stampata a Napoli il 1781. e a Venezia il 1782.

[212] Firenze. 1767. in 4.

[213] Senza data in 4. Credo, che sia opera diversa dalla precedente.

[214] Ivi 1775. in 8.

[215] Ivi 1770. in 4. e nel _Magazz. Tosc._ Vol. 3. P. 3

[216] _Proverbj Toscani peʼ Contadini, in quattro classi divisi, i quali possono servir di precetti per lʼAgricoltura. Perugia_ 1786. in 16.

[217] Ecco il titolo di quelle, che appartengono a questa epoca. _Lo specchio che non adula presentato a Girolamo Manfredi Massese. Leida per Giord. Luchtmans_ 1707. _in_ 4. _Risposta di Anton Giuseppe Bianchi_ (cioè del Bertini) _a quanto oppone Giovan Paolo Lucardesi al libro di Antonfrancesco Bertini intitolato lo specchio che non adula. Colonia_ (Lucca). 1708. in 4. _La falsità scoperta nel libro intitolato: la Verità senza maschera dal Gobbo di Sancasciano ec. Francfort._ 1711. in 4.

[218] Lucca 1713. in 8.

[219] Lucca 1765. in 4.

[220] Questo libro non contiene, che un solo dialogo dei quattro, che lʼautore aveva composti.

[221] _Scritt. Bol._ T. 5. p. 190. e seg. Riguardo alle scritture sopra le acque di Bologna egli cita la _Raccolta degli Autori, che trattano del moto dellʼacque_ dellʼedizione del 1723. ma doveva citare quella del 1765. e seg. dove sono in maggior numero.

[222] _Pref. au Traité de Dynam._ de la seconde edition.

[223] _Dialogo, dove neʼ congressi di più giornate delle forza vive, e dellʼazion delle forze morte si tien discorso, del P. Vincenzo Riccati della Compagnia di Gesù._ Bologna 1749. in 4.

[224] Bologna 1752. in 4. Il Riccati preparò una replica, che poi non diede in luce, ma si conserva manoscritta presso la sua famiglia col titolo: _lettere sei, nelle quali si difende il dialogo sopra le forze dalle opposizioni del Signor Francesco Maria Zanotti. Giorn. di Mod._ T. 9. _p._ 190.

[225] Eʼ nelle Simbole Fiorentine del Gori T. 10. p. 1. Lʼautore tolto il proemio la tradusse in Francese, e la mandò allʼAccademia di Montpellier, la quale avendola inviata a quella delle Scienze di Parigi, questa lʼinserì neʼ suoi atti del 1748.

[226] Luog. cit. p. 268. e seguenti.

[227] Eʼ unito al _Piano dʼoperazioni idrauliche per ottenere la massima depressione del Lago di Sesto, o sia di Bientina. Lucca_ 1782. _in_ 4.

[228] _Memorie sopra la Fisica e Istoria naturale di diversi Valentuomini. Lucca_ 1743. e anni seguenti. T. 1. e 3.

[229] Castelfranco 1763. in 8. Il Gamba cita anche _le leggi del contrapunto dedotte daʼ fenomeni, e confermate col raziocinio libri quattro_ T. 2. in 4. Io non ho altra notizia di questʼopera.

[230] Bologna 1767. in 4.

[231] Bassano 1784.

[232] Napoli 1763. in 8. Oltre pochissimi nei relativi alla lingua, che probabilmente sono errori tipografici, un difetto vi trovo, ed è un certo sistema non lodevole nella punteggiatura per cui sette o otto volte nella lettera dedicatoria e nellʼintroduzione si adopera il punto e virgola, o i due punti in vece del punto in fine di periodo. La tenuità dellʼosservazione mostra la stima, in cui io tengo il libro anche per la purità della lingua.

[233] Oltre a questʼopera, che fu stampata a Firenze il 1756. in 8. lʼAccademia approva la lettera posta in fronte al Riccio rapito del Pope tradotto dallʼAb. Bonducci, e la descrizione manoscritta delle esequie di Cosimo terzo.

[234] Padova appresso Giuseppe Comino 1741. in 4.

[235] Firenze 1788. in 8.

[236] Lucca 1760. in 4.

[237] Più ampiamente poi difese la nostra causa il Marchese Ridolfino Venuti nella sua _risposta alle riflessioni critiche sopra le differenti scuole di pittura di M. dʼArgens. Lucca_ 1755. _in_ 8.

[238] _Verona_ 1781. in 8.

[239] _Baldelli Lettera al Denina nella Collez. dʼOpusc._ T. 16. p. 90. Boni _Elogio dellʼAb. D. Luigi Lanzi. Firenze_ 1814. in 4. Eʼ da desiderarsi, che le opere tutte del Cavalier Boni sieno unite, e stampate. Egli era molto intelligente delle arti del disegno, e nelle sue cose è una certa grazia Lucianesca, che innamora.

[240] Ces. Op. T. 1. p. 202.

[241] Ivi.

_Dellʼaltre moderne lingua dʼEuropa._

~CAPO~ XII.