Della illustrazione delle lingue antiche e moderne e principalmente dell'italiana procurata nel secolo XVIII. dagli Italiani - Parte I

Part 10

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Le opere spirituali dellʼAbate Lanzi meritano altresì onorata menzione, perchè qualunque cosa egli prendesse a trattare, vi trasparivano i lampi di quel suo ingegno felice, e della sua eleganza di stile.[200] Ed ancor più debbono ricordarsi quelle del P. Anton Francesco Mariani della Compagnia di Gesù, le quali sono immacolate.[201] Saranno forse alcuni, i quali prenderanno a sdegno, che fra le opere deʼ Filosofi, degli Storici, degli Oratori, e deʼ Poeti si pongano le sacre leggende e le novene di questi scrittori: molti però con maggior senno le ameranno e per ciò che dicono, e pel modo con che lo dicono. Ed è fama che lʼAb. Lanzi dicesse dʼessere più contento di quelle sue operette spirituali, che dellʼaltre erudite. Finalmente voglionsi quì ricordare due volgarizzamenti. Sarà il primo _il libro di Dionisio Certosino contro lʼambizione, con altri due opuscoli sul medesimo argomento_ tradotti da Monsignor Bottari,[202] e lʼaltro _lʼopere di Tertulliano tradotte in Toscano da Selvaggia Borghini nobile Pisana_, che lo stesso Bottari fece stampare ornandole di note e dʼuna erudita prefazione.[203]

Dalle sacre scienze non deve andar disgiunta la moral Filosofia, glʼinsegnamenti della quale saranno sempre uniformi a quelle, ove il corrompimento del cuore non faccia traviare lo scrittor, che ne tratta. Niuna opera di questo genere è nel catalogo dellʼAccademia Fiorentina fuor solamente i caratteri di Teofrasto tradotti da un Accademico Fiorentino, cioè da Leonardo del Riccio, di cui farò parola in altro luogo. Ma il Gamba, e lʼAnonimo Milanese ne citano due. Il secondo ricorda la morale Filosofia di Francesco Maria Zanotti, che è una delle migliori di questʼuomo immortale e per lʼimportanza della materia, e pel modo con cui è trattata, e per la gravità dello stile. Il celebre Cardinal Quirini lʼebbe in tanto pregio, che avendola letta con somma avidità la volle poi sempre sul suo tavolino, e spesso la rileggeva con indicibil piacere. Poteva lʼAnonimo aggiungere altresì il suo ragionamento sopra il saggio di morale di M. Maupertuis, e gli opuscoli, che lʼaccompagnano, cioè i discorsi e le lettere contro le _Vindiciae Maupertuisianae_ del P. Ansaldi, la risposta alle lettere di Clemente Baroni deʼ Marchesi di Cavalcabò, e _la lettera ad un amico, che può servire dʼintroduzione alla novella letteraria dellʼapparizione dʼalcune ombre_. Io non parlerò quì della bellezza di questi opuscoli, perchè quando si è nominato il loro autore è inutile ogni lode. Citerò finalmente col Gamba la _scienza chiamata cavalleresca_ del Marchese Maffei, utilissima opera, che ha contribuito a scemare alquanto lʼuso empio barbaro e stolto deʼ duelli.

Ma passiamo ormai a quella scienza, che forse sopra ogni altra ha nel passato secolo fatto progresso grande, voglio dire la scienza della natura. Carlo Taglini aprirà questa classe colla _lettera filosofica_ al Marchese Riccardi, in cui dette la norma di studiare con profitto la Filosofia. Essa è fra le opere scelte dallʼAccademia Fiorentina, onde non abbisogna dellʼaltrui approvazione nel fatto della lingua. Ma per procedere con ordine cominciamo dalla Fisica. Il dialogo di Zaccaria Scolastico intorno alla fabbrica del Mondo volgarizzato dal Volpi, le opere dellʼAb. Conti, in cui è pur qualche cosa di Fisica, le lezioni di Monsignor Bottari sopra il tremoto furono approvate dallʼAccademia Fiorentina. Se non hanno ottenuto lo stesso onore, meritano però lode di purgati scrittori Francesco Maria Zanotti pel suo Trattato di Filosofia, lʼAlgarotti pel Neutonianismo, il Marchese Maffei per le sue lettere sopra la formazione deʼ fulmini. I primi due erano buoni Fisici; ma il terzo non era molto esercitato nella scienza della natura, e scriveva sopra un argomento difficile, prima che il Franklin, e il P. Beccaria lʼavessero illustrato. Del Magalotti posso rammentar solamente le lettere, nelle quali alcuna cosa sʼincontra intorno alla Fisica, giacchè i saggi di naturali esperienze dellʼAccademia del Cimento appartengono al secolo precedente. Poco finalmente ci offrono le opere del Bianconi, ma non vuolsi dimenticare quel poco, perchè egli era elegante scrittore; benchè, siccome ho già detto, alquanto libero nel fatto della lingua. Anche il Roberti volle esser fisico, e il fu con quella grazia, che era a lui naturale, scrivendo due lettere dʼun bambino di sedici mesi colle annotazioni di un Filosofo, e sul prendere, come dicono, lʼaria ed il Sole. Due brevi ragionamenti abbiamo del Palcani, uno sul fuoco di Vesta[204] e lʼaltro sul natro orientale,[205] ed è a dolersi, che non se ne abbia un numero maggiore, tanto son pieni di dottrina, e dʼeleganza.

Cosa maggiori ci somministra la Storia naturale. La piccola terra di Scandiano nel Modenese ha la gloria dʼaver dati allʼItalia nel secolo decimottavo due sommi naturalisti, che furono nel tempo stesso scrittori purgati ed eleganti, cioè il Vallisnieri, e lo Spallanzani. Del primo basterà indicare lʼedizione delle sue opere fatta in Venezia il 1733. nè sarà necessario tutte annoverarle minutamente. _Del secondo il saggio dʼosservazioni microscopiche concernenti il sistema della generazione_, _le memorie sopra i muli_, _le osservazioni sullʼazione del cuore nei vasi sanguigni_, _il prodromo dʼunʼopera da imprimersi sopra le riproduzioni animali_, _la contemplazione della natura del Signor Carlo Bonnet tradotta in Italiano, e corredata di note_, _le dissertazioni su i fenomeni della circolazione osservata nel giro universale deʼ vasi_, _gli opuscoli di Fisica animale, e vegetabile_, _il viaggio alle due Sicilie_ sono opere lodatissime per novità di scoperte, per acutezza dʼingegno, per esattezza dʼesperienze, e per eleganza di stile. Come una terra sola ha dati due insigni naturalisti, così una sola famiglia ne ha somministrati altrettanti, cioè i Conti Giuseppe e Francesco Ginanni di Ravenna. Il primo scrisse _delle uova, e deʼ nidi degli uccelli con unʼappendice dʼosservazioni sulle cavallette_,[206] e una lettera allʼInstituto di Bologna _intorno al modo di pascersi, ed alla respirazione e generazione delle telline e dʼaltre marine conchiglie_.[207] Altre sue opere sulle piante marine del mare Adriatico, e sopra alcuni testacei ed insetti furono stampate dopo la sua morte[208] dal suo nepote Francesco, che fu pure buon Naturalista. Questi poi scrisse dottamente delle malattie del grano in erba[209] e delle pinete Ravennati.[210]

E già quasi senza avvedermene sono passato a far parola della scienza agraria, che forma un utile e nobil parte della Storia naturale. Lʼanonimo Milanese pone nel suo catalogo la relazione istorica, e filosofica del Matani delle produzioni naturali del territorio Pistojese,[211] che può esser utile per prenderne qualche voce di storia naturale: ma io non posso collocarla fra le opere puramente scritte. Fa poi maraviglia, che niuna cosa egli abbia citata del Manni. Questʼuomo instancabile, di cui ho già parlato più volte, ha scritto ancora di cose agrarie. Il suo ragionamento _della piantagione, e coltivazione deʼ gelsi cagione di ricchezza_[212] è stato dimenticato dal Lastri nella _Biblioteca Georgica_. Ivi si registrano di lui tre sole opere, che hanno per titolo _Introduzione deʼ gelsi in Toscana_,[213] _Nuova proposizione per trarre dallʼAgricoltura un maggior frutto_,[214] e _Del fare i lavori alla campagna in tempo_[215]. Lʼultima merita da me special ricordanza peʼ proverbj usati nel contado, che egli ha raccolti accompagnandoli dʼutili avvertimenti. Di sì fatti proverbj utili allo studio della lingua, e molto più allʼarte agraria ne avea raccolti in buon dato il Proposto Lastri, e sparsi quà e là nel suo _Lunario peʼ Contadini_, donde poi altri li trasse, e riuniti gli stampò di nuovo.[216]

Alla scienza della natura appartengono lʼAnatomia, la Medicina, e la Chirurgia, delle quali vuolsi ora tener discorso. Lorenzo Bellini leggiadro poeta fu eziandio anatomico grande, e le sue opere furono spiegate dal Pitcarne nellʼuniversità dʼEdimburgo. Antonio Cocchi ne stampò i discorsi anatomici, che lʼAccademia Fiorentina meritamente reputò degni di far testo in lingua. Essa accordò lʼonor medesimo allʼeditore pel _trattato deʼ Bagni di Pisa_, _peʼ discorsi Toscani_, _per la prefazione alla vita di Benvenuto Cellini_, _e peʼ regolamenti dello spedale di S. Maria Novella_, che non sono stampati. Poteva forse accordarglielo ancora pel _discorso sopra Asclepiade_, _e peʼ consulti medici_. Non aggiungo il _discorso sul matrimonio_ perchè non è opportuno, che facciano testo in lingua quei libri, che la retta morale condanna. Il figlio suo Raimondo lo stampò dopo la sua morte, e poteva rimanersene. Doveva più presto pubblicare i consulti medici, che il padre aveva lasciati in gran numero, ed egli inopportunamente li vendè a non so quale straniero; talchè lʼedizion che ne abbiamo, fu poi tardi fatta dal Pasta, raccogliendoli con diligenza, e in quella maggior copia, che potè. LʼAccademia approvò ancora le sue _lezioni anatomiche_; il Signor Gamba però dottissimo nella Storia letteraria ha osservato, che queste non son dʼAntonio, ma di Raimondo. Essa ha pure approvate le opere di Giuseppe del Papa, e già lui vivente citate le avrebbe la Crusca nellʼultima edizione del Vocabolario, se egli non vi si opponeva. La maggior parte di queste appartengono al secolo precedente, e solamente i _Consulti medici_, e i _Trattati varj_ dati in luce nel decimottavo possono aver quì luogo. Approvò finalmente le _Lettere scientifiche_ di Carlo Taglini, e il libro critico di Pier Francesco Tocci intitolato la _Giampaolagine_. Andrea Pasta altresì fu egregio medico, e purgato scrittore, e il suo _discorso medico-chirurgico intorno al flusso di sangue dallʼutero delle donne gravide_ meritò dʼesser registrato neʼ lor cataloghi dal Gamba e dallʼAnonimo. Il Poggiali concede questʼonore alle opere mediche dʼAntonfrancesco Bertini, che io non ho vedute.[217] Niun poi di loro lo concede ai Consulti medici di Giacomo Bartolommeo Beccari, i quali però ne erano degnissimi, essendo egli stato, secondo la scuola di Bologna sua patria, elegante scrittore in Italiano e in Latino dʼunʼeleganza nitida, e semplice. In quei due aurei volumetti di lettere familiari dei Bolognesi si vorrebbe, che fossero state poste ancor le sue, che dovevano esser bellissime, se lo possiamo congetturare da una diretta al Pontefice Benedetto decimoquarto, che il Conte Fantuzzi ha inserita neʼ suoi _Scrittori Bolognesi_ T. 2. p. 57. Terminerò poi questa classe con due Lucchesi, Matteo Regali, e Pietro Tabarrani. Del primo ho già fatta menzione altrove. Egli era medico, ma a dir vero era miglior grammatico. Scrisse una _Lezione intorno allʼuso dellʼacqua della Villa_ (cioè dei Bagni di Lucca) col cibo,[218] la quale, se non è approvata dai professori dellʼarte medica, è almeno scritta con purità. Il secondo al contrario era buon medico ed eccellente anatomico, e se non uguagliava il Regali nella purità della lingua, non era però illodevole. Le sue _lettere mediche ed anatomiche_[219] sono ricordate dallʼanonimo, e sono lodate dai professori di queste scienze, nè saranno molto riprese da quelli, che amano la nostra lingua. Nè diverso è il giudizio, che si dee portare dellʼaltre cose sue, che si vedono impresse negli atti degli Accademici Fisiocritici di Siena.

In niuna facoltà è più agevole lo scrivere purgatamente quanto nelle mattematiche. Esse hanno un certo linguaggio loro proprio e semplice tanto, che quasi non concede luogo ad errare, principalmente ove si tratti di quelle, che chiamano mattematiche pure, come lʼaritmetica, la geometria, e lʼalgebra. In questa parte pertanto sarò più severo. Fra i Mattematici Italiani del secolo diciottesimo potrei collocare Vincenzio Viviani grande e diletto scolaro del grandissimo Galileo. Egli giunse cogli estremi anni suoi a toccare quel secolo, essendo morto il 1703. ma le opere sue Italiane appartengono tutte al secolo precedente, ed io non voglio oltrepassare quei limiti, che mi sono prescritti. Il nome però del Viviani ricorda quello di Guido Grandi, che segnando le prime orme nella carriera geometrica potè destar maraviglia in quel geometra veterano, il quale pareva pure, che di niuna cosa dovesse più maravigliare. Egli unì lo studio dellʼantiquaria a quello delle mattematiche, ma lʼAccademia Fiorentina approvò solamente due opere del secondo genere, cioè gli _elementi di geometria_, e le _istituzioni delle sezioni coniche_. La seconda però di queste opere in ciò, che spetta alla lingua si dee piuttosto attribuire a Tommaso Perelli, giacchè essa è un volgarizzamento da lui fatto delle sezioni coniche, che il Grandi aveva pubblicate in latino a Napoli il 1737. A queste opere lʼAlberti, il Gamba, e lʼAnonimo aggiunsero le _istituzioni Geometriche_, quelle dʼ_Aritmetica_, le _Meccaniche_, il _trattato delle resistenze_ unito alle opere del Galileo, ed alcune scritture dʼIdrostatica, che abbiamo nella _raccolta degli autori, che trattano del moto dellʼacque_. Il Poggiali ben a ragione vi aggiunse la _Risposta apologetica alle opposizioni fattegli dal Dott. A. M._ (Alessandro Marchetti,) _i Dialoghi circa la controversia eccitatagli contro dal Dottore Alessandro Marchetti_,[220] oltre alla Vita di S. Pietro Orseolo. Egli ha poste nel suo catalogo ancora le _Instituzioni Analitiche_ della Agnesi, le quali tranne qualche difetto nel fatto della lingua possono esser utili per una nuova impressione del Vocabolario.

Ma parlando di Mattematica, e di purità di lingua chi può dimenticare Eustachio Manfredi? Egli fu buon Geometra, e sommo Astronomo ed Idrostatico. Gli _elementi della Geometria, e della Trigonometria_, quelli _della Cronologia_, le _instituzioni astronomiche_, _la descrizione dʼalcune macchie scoperte nel Sole_, e le _annotazioni al Trattato della natura deʼ fiumi del Guglielmini_ mostrano abbastanza, che si può scrivere profondamente delle materie più difficili senza oltraggiare le leggi della lingua. Lo stesso dimostrano le altre opere sue, che tralascio per non diffondermi soverchiamente, ma si possono veder registrate dal Fantuzzi.[221] LʼAccademia Fiorentina nulla ha approvato di lui, fuorchè le lettere, di che forse molti si maraviglieranno. Ma si può credere, che lʼAccademia della Crusca vorrà esser meno difficile; giacchè riguardo a un uom così grande può esser tale senza pericolo.

Al Manfredi succeda lʼamico suo, il suo lodatore Francesco Maria Zanotti. Celebre è la questione agitata un tempo fra i Mattematici sulla forza viva, la quale i Cartesiani dicono proporzionale alla massa del corpo moltiplicata nella velocità, mentre i Leibniziani la vogliono proporzionale alla massa moltiplicata pel quadrato della velocità. Dopo un disputar lungo M. dʼAlembert mostrò, che quella questione era inutile, e tutti si acquietarono alla sua sentenza.[222] Io non la chiamerò inutile, solamente perchè produsse due bei libri, una del P. Vincenzio Riccati, e lʼaltro dello Zanotti. Il Riccati prese a difender lʼopinion Leibniziana in un suo dialogo,[223] nel quale ampiamente trattò di sì fatta questione, combattendo certa proposizione, che il secondo avea detta neʼ Commentarj dellʼInstituto di Bologna. Lo Zanotti, che avea in animo di scrivere alcun dialogo colse lʼoccasione di rispondere al suo oppositore, e compose quello sopra la _forza che chiamano viva_,[224] il quale io non dubito di chiamare maraviglioso, e ardisco contrapporlo a quelli bellissimi di Tullio e di Platone. Nobiltà e gravità di stile, quando la materia il richiede, chiarezza nelle cose scientifiche, ordine nelle dispute, urbanità, e grazia somma sono pregj, che abbondano in questʼopera, peʼ quali basterebbe essa sola a render lʼautore immortale. Niunʼaltra cosa di Mattematica abbiamo da lui scritta in Italiano, fuorchè una lettera a Monsignor Vitaliano Borromeo, in cui prova due elegantissimi Teoremi Geometrici, cioè che ogni poligono circoscritto a un circolo sta al circolo stesso, come il perimetro del primo alla circonferenza del secondo, e che ogni solido chiuso da ogni parte da superficie piane e circoscritto ad una sfera sta alla sfera, come la superficie del primo sta a quella della seconda.[225] Anche il suo nepote Eustachio fu elegante, e purgato scrittore. Il Fantuzzi[226] ha dato il catalogo delle sue opere spettanti alla Astronomia, alla Fisica, allʼIdrostatica, ed alla Prospettiva, che giudico inutile di ripetere in questo luogo. Aggiungerò solamente, perchè egli lʼha dimenticato, lʼesame del nuovo Ozzeri,[227] cioè dʼun canale di scolo, che era stato proposto nello Stato Lucchese.

Il P. Riccati, che ho nominato dianzi, fu uno deʼ primi Mattematici Italiani del secolo decimottavo. La maggior parte delle molte sue opere sono scritte in latino; parecchie però ne fece ancora in italiano con molta purità di lingua. Di queste pure tralascerò il catalogo, che altri potrà vedere nel nono volume del Giornale di Modena. LʼAnonimo Milanese ed il Gamba ricordano anche il padre suo Jacopo Riccati, perchè le sue opere sono scritte con molta proprietà, e chiarezza. Io non gli nego questa lode, che ben merita; ma sì fatti pregi non bastano al mio presente intendimento. Essi debbono essere uniti a una sufficiente purità di lingua, e questa manca a Jacopo non rare volte. Cita lʼanonimo anche Tommaso Narducci pel _paragone deʼ canali, e pel trattato della quantità del moto, o sia della forza dellʼacque correnti_. Ma se vorremo dar quì luogo a questo scrittore non si debbono dimenticare due brevi suoi opuscoli _sulla misura della velocità e del tempo, in cui una data quantità dʼacqua non perenne di un lago, o altro ricettacolo esce dallʼincile del medesimo, e sopra la figura della terra_.[228] Ma quantunque egli sia purgato più di Jacopo Riccati, pure non è scevro da qualche idiotismo del dialetto Lucchese. Al contrario lʼanonimo non annovera il Conte Giordano Riccati fratello di Vincenzio, che io col Gamba porrò fra gli altri purgati scrittori. Molte dissertazioni di Mattematica egli stampò nelle Raccolte dʼopuscoli Calogeriana, Lucchese, Fiorentina, e Ferrarese, nella Minerva, nel Prodromo della nuova Enciclopedia del Giorgi, e nel Giornale di Modena, ed inoltre il _saggio sopra le leggi del contrapunto_,[229] gli _schediasmi sulle corde o fibre elastiche_,[230] e le _dissertazioni sulla tensione delle funi_.[231] Vi porrò pure con lui Lorenzo Mascheroni, che fu ugualmente leggiadro poeta ed ingegnoso Mattematico, e lasciando ora a parte stare i suoi versi rammenterò la sua _maniera di misurare lʼinclinazione dellʼago calamitato_, _le nuove ricerche sullʼequilibrio delle volte_, _il metodo di misurare i poligoni piani, e la geometria del compasso_. Un altro Mattematico insigne non si vuoi dimenticare, cioè il Cavalier Giulio Mozzi. Un solo rimprovero a lui si può fare, ed è che potendo egli arricchire la Repubblica delle lettere di molte opere pregevolissime non abbia voluto pubblicare che un solo opuscolo. Esso porta per titolo: _Discorso Matematico sopra il Rotamento momentaneo deʼ corpi_,[232] e fa conoscere ad evidenza quanto egli valesse nelle mattematiche discipline.

Molti sono i purgati scrittori, deʼ quali ho parlato fino ad ora, ed altri molti ne avrei aggiunti, se non avessi creduto dovermi alquanto temperare. Nelle facoltà diverse però, che formano la scienza del Dritto, quantunque un gran numero dʼuomini illustri possa vantare lʼItalia, che le hanno felicemente illustrate, pure è scarso il numero di coloro, che illustrandole hanno scritto purgatamente. Non inutil sarebbe il cercarne la ragione; ma per una parte sì fatta indagine troppo mi farebbe deviare dal sentiero, che debbo scorrere, e per lʼaltra trattar dovrei materie troppo a mio credere pericolose. Per la qual cosa mi rimarrò da sì fatta considerazione, e senza più nominando quegli scrittori, che a me sembrano più purgati porrò in primo luogo Giuseppe Maria Buondelmonti, di cui lʼAccademia Fiorentina approvò il _ragionamento sul diritto della guerra giusta_.[233] Purissime altresì sono le dissertazioni di Giuseppe Alaleona,[234] delle quali la maggior parte appartengono a questa classe, e trattano delle Romane leggi delle dodici tavole, del paterno imperio, delle leggi civili, delle leggi Romane e Venete. Anche due ragionamenti di Girolamo Baruffaldi spettanti a ragion canonica vogliono aver quì luogo, cioè un _voto sulla retta intelligenza della clausula_ seu alias _inserita nel Canone di P. Bonifacio_ VIII. _e nellʼaltro di Clemente_ V. _intorno alla libera elezione della sepoltura_, che egli stampò il 1751. e una dissertazione _sopra il significato delle parole_ fide constitutus inserita nella Raccolta del P. Calogerà T. 37. Il Lampredi altresì celebre Professore dellʼUniversità di Pisa può aver quì luogo pel suo trattato _del commercio deʼ popoli neutrali in tempo di guerra_,[235] pel discorso _del governo civile degli antichi Toscani, e delle cause della lor decadenza_.[236] Altre opere ancora dʼaltri scrittori si potrebbono unire a queste, ma stimo savio consiglio di trascurarle, e piuttosto passerò a far parola di coloro, che delle arti del disegno hanno scritto, coi quali darò fine a questo capitolo forse increscevole, e lungo soverchiamente. Monsignor Bottari, che tanto fu benemerito della letteratura e della nostra lingua per molte opere pubblicate, tale si rese eziandio peʼ dialoghi _sopra le tre arti del disegno_, per le annotazioni alle vite dei Vasari, e per lʼimpressione delle _lettere sopra la pittura, scultura, e architettura deʼ più celebri professori_. Queste opere sue furono adottate dallʼAccademia Fiorentina; talchè altri può trarne in molto numero forme di dire spettanti alle arti belle. Trar se ne possono ancora parecchie dal terzo e dallʼottavo volume delle opere del Conte Algarotti nellʼultima edizion Venata, che tutti si aggirano su questo argomento. Niuno ignora, come egli era dotato di fino gusto nelle arti del disegno, e come trattava la matita lodevolmente. Egli ora instruisce i giovani pittori con ottimi precetti e consigli, ora dà giudizio savio e maturo delle opere deʼ pittori degli scultori degli architetti, ed or ricorda piacevoli erudizioni, che la storia riguardan dellʼarte e deʼ maestri migliori. AllʼAlgarotti non cedeva nel buon gusto Gian Lodovico Bianconi, e lo vinceva nella grazia dello stile. Le sue lettere sopra la Baviera sono la più cara cosa, che si possa desiderare; nè credo che altra descrizion di paesi si trovi così piacevole, siccome è questa. In essa parla delle arti del disegno, e più ne parla nella vita del Mengs nelle _due lettere al Principe Enrico di Prussia sopra Pisa_, e nelle _otto lettere riguardanti il così detto terzo tomo della Felsina pittrice_. Anche il P. Roberti volle trattar di questo argomento. Scrisse in prima una splendida orazione, con che difese le scuole Italiane contro certa diceria del Marchese dʼArgens,[237] e poi una lettera sopra Jacopo da Ponte detto il Bassano: e pare che in ambedue le occasioni lʼamore del nome Italiano, e di Bassano sua patria, mentre lʼanimò a prender la penna, aggiugnessero nuove grazie, nuovi fiori alla sua eloquenza. Più parco negli ornamenti dello stile, ma castigatissimo nella lingua il Cavaliere Clementino Vannetti pubblicò le _notizie intorno al pittore Gasparantonio Baroni Cavalcabò di Sacco_,[238] le quali, come le altre opere sue potrebbono, se non mʼinganno, far testo in lingua. Anche Giampietro Zanotti volle esser puro ed imitare gli antichi scrivendo la _Storia dellʼAccademia Clementina_, se non che raccontando talvolta avvenimenti troppo minuti, e di niun conto, e volendo troppo imitar gli antichi annoja il leggitore. Nulla posso dire deʼ suoi _avvertimenti per lʼincamminamento dʼun giovine alla pittura, e della descrizione ed illustrazione delle pitture di Pellegrino Ribaldi e Niccolò Abati esistenti nellʼIstituto di Bologna_, che non mi è riuscito di vedere. A Giampietro unirò il fratello suo Francesco per le tre sue orazioni sopra la pittura degnissime di lui, e del Romano Campidoglio, dove la prima fu recitata.