Part 9
Come chè dell'immenso vantaggio di possedere maestrati eletti dal popolo, avessero gl'Americani il godimento; e che la camera dei borghesi di Virginia si fosse la prima contro l'Inghilterra, protestata, non essere ciò bastevole, onde al fine giungere, che proposto si erano, ad avvisarsi non tardarono, ed una lega col titolo dei figliuoli della libertà fermarono, nella quale tutti coloro, che decisi, ed energici, erano a dar l'impulso al gran movimento disposti, volontariamente s'iscrissero; creò questa lega, una commissione, che chiamossi di corrispondenza alla quale diedesi, di scrivere ai principali personaggi del paese il carico, esortandoli a congiungersi con loro in opinione ed in fatto; ciò ch'ebbe, fra non molto, un compiuto effetto, e le varie provincie d'America di mano in mano le une alle altre si collegarono; quindi in tutte le città, e terre delle provincie istituendosi congregazioni di corrispondenza, da una congregazione principale, che sedeva nel capo luogo dipendenti, si era una specie di gerarchìa politica costituita, sei caporioni ciascuno alla testa di una divisione, e capi secondarj alla testa delle molte suddivisioni, il tutto guidavano. Dimodocchè data la mossa da quei primi, ad un tratto essa alle divisioni communicavasi, quindi alle suddivisioni, e così subitamente per tutto il paese si propagava; fù da questa lega, la maravigliosa determinazione degli abitanti di rinunziare a tutti quegli oggetti, che importati dall'Inghilterra avrebbero potuto, essendo da essi comprati, dare un qualche guadagno a loro nemici, menata ad effetto, e costantemente sostenuta. «Ognuno, dice il Botta, anche i più ricchi, anche i più pomposi o sfoggiati, allora per general modo si contentavano di portare vestimenta fatte nel paese, o logore, piuttostochè di usare merci Inglesi.» E quella determinazione gli recò, a privarsi financo di bere il tè, al quale fin dalle fasce erano abituati, ed un reale bisogno era per loro divenuto, ed a misura che dall'Europa colà giungeva, in mare lo gettavano. Eroico sforzo al quale tutte le classi de' cittadini indistintamente, e di proprio moto si sottomisero. Ed in tal modo misersi gl'Americani per la loro stupenda rivoluzione inpronto; un numeroso, e forte esercito levarono, e saldi fino al compimento della vittoria seppersi conservare. Tutti i moltissimi necessari maneggi, tutte le disposizioni per infiammare lo spirito publico, e ad un felice risultamento a favore della libertà ed independenza del paese indirizzarlo, potettero come già abbiam detto dagli Americani eseguirsi, e portarsi a buon fine, perchè molte facilità dalla maniera dolce colla quale venivano governati erangli porte, e pel godimento di varj dritti che furono sempre dalla madre patria, così detta a quei Coloni conservati, e rispettati. Ma tale non essendo la situazione degli Spagnuoli quando ad intraprendere la guerra per la loro independenza si accinsero, perchè dovettero, contro i Francesi già padroni della Spagna, insorgere; nè quella dei Greci, che fin da secoli d'ogni ombra di libertà spogliati, erano dai Turchi con sfrenato immanissimo despotismo afflitti e malmenati; fù d'uopo dunque, a costoro, per giungere allo scopo stesso degli Americani, di segretamente disporre, quanto venne da loro, senza mistero praticato. Epperciò dalla grande _tertulia patriotica_ della capitale di Spagna, emanavano _tertulias_ principali nelle provincie, le quali per mezzo di _juntas secretas_ in tutte le città, terre, borghi, e villaggi si diramavano; in modocchè potevano così i movimenti generali delle masse, agevolmente addirizzarsi; collegati i patrioti, se non nei mezzi, almeno nel fine, con la numerosa classe di preti, e frati di molto seguito, e potere in quel paese, la quale ordinata in parrocchie e conventi l'intiera superficie copriva della Spagna, a vicenda questi due grandi corpi sacro, e profano in reciproco sostegno appoggiandosi, l'uno cogli scritti, e con tutti i mezzi mondani di che poteva disporre poneva studio a persuadere le persone illuminate, ed in prò della patria oppressa le loro menti stimolare, non menocchè di fornire il necessario alle molte bande in campo, per liberarla; e l'altro col potere, ed influenza che lo stato ecclesiastico sopra l'animo dei contadini ignoranti gli somministrava; il confessionale volgeva, come il più segreto, efficace, e sicuro mezzo di cospirazione in prò della patria, contro chi allora nel paese padroneggiava; e tanto conseguirono l'intento loro, che in breve la superficie di quella penisola fecero tutta di ardimentose bande di cittadini armati pullulare, e tutta la popolazione in generale, che poi spiegò un eroismo maraviglioso, ed una pertinacia a tutta prova, a scuotere gagliardamente pervennero. Usarono presso a poco degli stessi modi, i Greci volendo in istato libero costituirsi, e far impeto, contro l'oppressore ottomano; e fino dall'anno 1814, come viene dallo storico signor de Poqueville riferito, cominciò a mettersi in piede la grande lega segreta dell'_Eteria_, avendo essa pure per centro la _synomotia ardente_, che sù tutti i punti del continente da essi inteso di liberare, per irradiazione si spargeva; la quale poi alla grande _epanastasia_, ossia rivoluzione, sì meritamente, pei moderni Greci onorevole, diede avventurosamente origine. Chiaro da tuttocciò argomento appare, che le nazioni per affrancarsi dalla tirannide contro i loro iniqui oppressori insorte, tutte alle publiche o private leghe si rivolsero. E che essendo noi nel caso degli Spagnuoli e dei Greci, se non vogliamo del nostro desiderio restar schermiti, c'è forza di avere a quest'ultime ricorso. Quando al sublime progetto di regenerazione della patria, uno si appiglia, non mai potrassi quel saggio proponimento menare ad effetto, avvegnacchè sia generalmente il popolo ben disposto, senza un previo convegno fra cittadini a levarsi i primi in difesa della patria determinati; perciocchè il popolo senza un impulso uniforme, e concorde, di leggieri mettesi in iscompiglio, ed ordinariamente avviene che con pochissima forza, a pacificarlo, o sconfiggerlo, i tiranni pervengono. I tumulti che in varie parti d'Italia, in Genova, in Napoli, etc., le tante volte successero, per particolare convenienza d'alcun cittadino, per fame, per respingere la bolla dell'inquisizione, per ridurre le gabelle sui viveri, quella di Masaniello, etc., essendo solamente commozioni, e non da patrio incitamento prodotte, ne consegue, che in accordando subitamente tutte, o parte delle domande del popolo a rumore levato, o movendo truppe regolari contro lo stormo, diradasi all'istante la folla mancante dell'ordine conveniente, e poco dopo tutto è finito, dimodocchè puossi ad un fuoco fatuo paragonare; ma deve il fuoco di una insurrezione nazionale di principj essere ben guidato, lento, sostenuto ed inestinguibile. Per regolare lo slancio generale, e portarlo a buon fine, converrà dunque che i buoni, e decisi Italiani, una lega fermino segretamente frà di loro; nuove non sono queste in Italia; perchè senza riandare nel tempo antico quelle dei Guelfi, e Ghibellini, dei Bianchi, e dei Neri, ed altre che sono lontane, abbiamo recenti esempi, che ci fan fede; esser quelle nel nostro paese ben conosciute, e praticate come sarebbero la carboneria che negli ultimi tempi fece tanto parlare di se, quantunque non sia stata nel suo operato, felice, la lega degli Adelfi, dei Filadelfi, e finalmente dei sublimi maestri perfetti. Tutte queste in varie differenti maniere, le une con vedute più estese, le altre più ristrette, alla liberazione della patria tendevano. Ora a noi pare che tutte dovrebbero pel bene di quella a rinunziare alla loro peculiare esistenza, ed in una sola nuova trasfondersi, ed affine di potere con passo regolare, ed uniforme giungere allo scopo, sotto una sola direzione frà di loro collegarsi; ella è cosa evidente, che ciascuna in corpo separato operando, non potranno mai produrre un effetto intiero, e le gravi, e delicate operazioni di una generale insurrezione italiana, ben dirigere. Stabilito quindi un principal centro in una qualunque città della peninsola, questo dovrebbe in centri secondarj dai quali dipenderebbero altri di terza e quarta e quinta classe, per irradiazione diramarsi, onde viemmeglio rimanere capaci del sovraesposto. Supponiamo che i veri amatori della patria un centro, o congrega principale costituiscano; dovrebbe quella, primieramente il quadro geografico statistico della penisola che conta venti milioni d'abitanti, ben osservare, e quindi quella in quattro grandi partimenti eguali dividere ed a ciascuno dare il nome di provincia, ad una congrega provinciale segreta la direzione di quei cinque milioni d'abitanti affidarne, che secondo il calcolo di venti per cento dovrebbe dare un milione di uomini atti a combattere; ogni provincia in cinque cantoni, di un milione d'abitanti ciascuno, dividere, che potrebbero duecento mila uomini mettere in campo; ogni cantone in dieci distretti di cento mila, che venti mila combattenti ciascuno, darebbero; questi distretti si diramerebbero ed in ogni città, borgo, paese, o villaggio piccolo, o grande che fosse, avrebbero una congrega a loro rispondente.
La congrega distrettuale corrisponderebbe con le assemblee di cantone, queste con le congreghe provinciali, che dalla congrega principale direttrice di tutto il movimento, dipenderebbero, così tutte le subalterne al centro superiore rispondendo, la massa degli abitanti d'Italia in tal modo divisa, e regolata, il movimento d'una macchina tanto grande agevolerebbe.
Il dovere di queste congreghe, ed assemblee una volta costituite, sarà di far giurare i capitoli della lega a tutti gl'Italiani ben disposti in favor della patria; di fomentare in ogni modo lo spirito publico, e quegli Italiani propensi alla guerra d'insurrezione ammettere alla taglia; dare l'impulso alle masse; far sorgere bande in ogni parte, e provvederle del bisognevole; in somma fare in segreto tutto quanto verrà nel capitolo del governo provvisionale da noi proposto, e sarà possibile nella loro critica posizione, di ben eseguire.
I capitoli della lega, dovranno obbligare al giuramento di combattere fino alla morte, o alla riescita dell'impresa; di non mai negoziare col nemico, ma con una guerra accanita, di giorno, e di notte senza dargli riposo, del tutto esterminarlo; d'impiegare in quella non solo la forza aperta, ma pure il veleno, e la fraude; di far la guerra a sue spese, e non mai un soldo regolare pretendere, di non posare le armi fino alla fine della guerra; gli altri capitoli comprenderanno la nuova forma di governo da stabilirsi; la subordinazione ai condottieri, etc. Dovranno questi capitoli nelle parti non ancora liberate davanti una delle congreghe segrete, ed in quelle che di già lo saranno, al cospetto dei primati, essere con solenne giuramento da ogni cittadino accettati, e quindi a puntino eseguiti. Saranno in oltre quelle congreghe in dovere di occuparsi dello stato politico interno, ed estero; tutto sapere; a tutto provvedere; mantenere intelligenze nelle fortezze, e presso i nemici, onde potersi impossessare delle prime, e distruggere i secondi; osservare, che i giuramenti vengano eseguiti, e punir di morte inevitabile tutti gli spergiuri; insinuarsi nelle truppe al soldo in oggi della tirannide, e trar con loro tutti quei cittadini, che caldi di amor patrio, di unirsi alla santa lega sono impazientemente bramosi; in somma, e con iscritti, e con parole, e con fatti venire a capo dell'opera, o morire.
L'esempio degli Spagnuoli che lavorarono a quell'uopo quando il proprio paese, era dalle truppe francesi occupato, e che quando in apparenza umili e tranquilli obbedivano nelle città agli ordini loro, numerose bande di tutto punto provvedute, al campo mantenevevano provaci a sufficienza l'agio col quale puossi eziandio in un paese sotto il dominio del nemico, attivamente operare. Il maresciallo Govione di San Ciro, nella sua opera sulla guerra de Francesi in Catalogna, al capitolo sesto, dice che «la città di Barcellona aveva in campo due battaglioni di Micheletti; gl'individui di quei corpi, senza divisa entravano tutti i giorni in città, per ricevere la paga, gli abiti necessarj, e le reclute per tenersi sempre al completo; mai fu possibile al generale Duhesme di farne un solo catturare, tanto era ben mantenuto il segreto». Notisi, che un'astuta, ed attivissima polizia vegliava sù la condutta di tutti i cittadini nell'interno, s'immischiava nei loro più minuti affari, a tutte le ore della notte, con visite domiciliari gli sorprendeva, ed erano da due corpi di truppe rispettabili, l'uno da dentro, e l'altro da fuori della piazza in grande soggezione tenuti; e che qualità de soldati! Quelli che tutti i re d'Europa, e le loro legioni mandarono a sbaraglio! Potrebbe alcuno in leggendo il capitolo delle congiure del sommo nostro Machiavelli, nel quale vengono minutamente descritte le numerose difficoltà che al perdurle al effetto sono d'ostacolo, e quasi persuadono essere cosa anzi che difficile, impossibile, di poterle portare a buon fine, lasciarsi per avventura dal timor soprapprendere, ma se poi maturamente questi rifletterà, gli sarà facile di persuadersi la nostra congiura non essere come quella dal segretario fiorentino descrittaci, maneggiata da particolari per loro privata individuale convenienza, ed utilità; ma una di quelle grandi, e generose ispirazioni nella quale tutti i cittadini pensanti, tutti i cuori benfatti, e capaci di emozioni virtuose cospireranno, e che non si possono sperare se non dai popoli che nell'incivilimento progrediscono. Quando la meta di una congiura, il bene di tutti, e non la sola utilità di un qualche cittadino concerne, è sempre assai più probabile, venga ben conservato il segreto, ed una prova ne sia, la cospirazione del Piemonte nel 1821, che contava circa trenta mila federati, i quali tanto bene il segreto mantennero, che nè dal governo, nè dalla polizia mai nulla, se non al momento dello scoppio, si traspirò; al quale inaspettato avvenimento, oltremodo stupefatti ed impauriti rimasero, i rettori dello stato. Come sarà noto ai cospiratori, la lega per tutto il continente italiano esser generalmente accettata, e che se un traditore ad un principe, il segreto, che lo concerne, scoprisse, a quella spezial parte, potrebbe danno arrecare, ma non perciò, che il movimento in altre parti seguisse, impedire, difficilmente chicchessia, al guiderdone momentaneo, che può essergli dato dal principe, quello stabile della patria sarà per postergare: trattenuto eziandio dal timore di dover poi un giorno, e non lontano, caramente scontarlo, se in qualch'altra parte della penisola sarà vittoriosa la causa nazionale. Non vogliam però dire con ciò, che debbano i cospiratori tralasciar di prendere tutte quelle precauzioni necessarie, affinchè non possa il loro segreto, non che, la loro esistenza venir palesata, e conveniamo con Trajanno Boccalini, che «nelle congiure bisogna prima essere sicuro col pegno del rischio, di colui al quale si dicono» e che non debbonsi in quella scambievole paura, ch'è il vincolo delle medesime, di continuo mantenere. Ma solo è stata nostra mente di scemare con quelle osservazioni il troppo timore dal quale, animi non abbastanza decisi, e poco riflessivi cervelli, potrebbero lasciarsi invadere, ed impauriti dal nome di congiura, o cospirazione, e dalla lettura dei pericoli, che in quelle si corrono, fors'anche a bella posta dal nostro citato autore, amplificati, ed esagerati, di compiere un obbligo per ogni Italiano sacrosanto, vilmente tralasciare.
E quanto finalmente abbiam detto di doversi i cospiratori nelle truppe degli attuali tiranni d'Italia insinuare, ella è cosa più difficile in apparenza che in fatto; a tutti è ben noto, e gli avvenimenti nell'anno 1820, e 21, ce lo confermarono, che forti, e generose idee sono in quelle truppe germoglianti, e che la maggior parte della gioventù ardente di cui sono composte, sarà senza dubbio al primo grido di libertà, in favor della patria, e dell'uman genere, per parteggiare. Ed avvegnacchè i tentativi del 1820 e 21, i primi che da secoli si siano armatamente intrapresi con intenzioni italiane, abbiano avuto un esito infelice e disastroso, e che i capi, e maneggiatori di questi siano stati dai tiranni, che coll'ajuto della perfidia, e dello straniero rimasero vincitori, esiliati, o carcerati, o alle forche appesi; sarebbe un grave errore, perciò conchiudere, siano per essere, attualmente gli eserciti Italiani tutti di persone devote alla tirannia, ed ai persecutori d'Italia, composti, perchè i condannati, e perseguitati, non furono, che una minima parte di quella grande massa d'amatori della italica patria che prima delle succitate rivoluzioni già esisteva, e soprattutto in Piemonte, dove molti per la rapidità degli avvenimenti, che fin dal principio, il nuovo stabilimento del governo rovesciarono, neppure il tempo ebbero di manifestarsi, ed inerti od anche nelle file dei tiranni sotto apparenza di nemici astutamente se ne rimasero; di fatto il numero dei scoperti, e condannati dal tiranno ascende in Piemonte a circa tremila, ed in quel paese prima della rivoluzione più di trenta mila federati si contavano e così più o meno negli altri stati italiani accadde; un forte numero dunque di prodi militari, che amano l'Italia, ed odiano i suoi oppressori, ancora in quelle esecrande file si trova. Il quale, a seconda dei progressi dell'opinione in quella penisola, dev'essersi fatto considerevolmente maggiore. Laonde non sarà a quelle congreghe molto disagevol cosa, di mettersi con uno o più uffiziali, per reggimento, in contatto, ed a quei militari accostandosi, che per la rettitudine del loro pensare, la prudenza del loro agire, o l'energia del loro animo essere idonei alla difesa della patria, hanno per certissimo; nella lega dei cittadini italici, prontamente annoverarli.
Abbiamo detto uno, o più uffiziali, siccome siamo persuasi non esser di tanto nei reggimenti insinuarsi, ed allargarsi con molti di quelli in parole, per riescire, necessario; e che anzi crediamo addursi per tal modo troppo in forse, l'indispensabile segreto, e portiamo opinione, che uno, o pochi uffiziali scelti con precauzione, e dotati delle qualità convenienti per trar con loro il giorno stabilito, il reggimento intero, o una gran parte di quello, sia quanto si richiede, quand'anche uffiziali superiori non siano, ma solo sagaci, fermi, prudenti, la stima godano dei soldati, ed abbiano in somma, influenza e buon nome.
In prova di questa nostra asserzione, alcuni particolari accenneremo della condotta di un uffiziale piemontese, a quel reggimento appartenente, che il primo in Alessandria per la libertà, ed indipendenza italiana si mosse, e quello fù, che nella mattina del 10 marzo, entrò alla testa del reggimento nella cittadella d'Alessandria. Pel corso di varj anni, il modo di cooperare alla liberazione, ed unione d'Italia, questi seco divisava; altro nella sua positione, non poteva rinvenirne, se non quello di affezionarsi i soldati, onde essere da quelli nel giorno pericoloso del tentativo ajutato, e sostenuto; tre continui anni a tal uopo, il suo tenor di vivere dirizzò; chiaro, sincero, ed animoso, nel trattare con ognuno; ma cupo simulatore in ciò, che poteva al suo proponimento aver relazione, ben lasciava i suoi italici sentimenti, il suo amore alla libertà, ed independenza italiana traspirare, ma con avvisamento, e circospezione tale, che pensieri affatto inerti, e solo desiderj, come quasi ineseguibili da lui stesso riputati; ed al dovere di buon servitore di chi reggeva il Piemonte, posposti comparissero; nell'esecuzione del proprio dovere puntuale, ed attivo, contro i negligenti, ed infrattori dei regolamenti di disciplina, severissimo si demostrava; come quello, che il condiscendere al rilasciamento di quella, essere il vero modo di affezionarsi il soldato, non credeva, poichè questi la condiscendenza de' superiori, come una dimostrazione, d'affetto per lui, non interpreta, ma bensì a dappocaggine, e trascuranza del proprio dovere, glielo appone; se ne prevale, epperciò sfrenato, licenzioso, e disonesto, diventa; cessa la subordinazione, ed il dovuto rispetto; nello stesso tempo la stima perde, verso il suo superiore, e quindi l'affetto, che n'è la conseguenza; epperciò chi d'averlo in tal modo reso ligio alla sua volontà s'immagina, trovasi nel giorno del cimento messo dal soldato, in abbandono, perciocchè debole, ed incapace vien reputato; e quel soldato ch'egli credeva guastandolo, far suo, è costretto di vederlo nel momento critico sotto la direzione di un altro severissimo, accorrere, perchè da lui più energico ed attivo considerato. Ma non dimeno, se dall'un canto tutta la severità da una buona disciplina comandata, giammai dalla retta giustizia allontanandosi, metteva rigorosamente in uso; da altra parte, per quanto più possibile gli fosse, dei modi i più conducenti, onde a se trarre gli animi degli ufficiali, e soldati, di servirsi non tralasciava. Se uno de' primi alle strette di danaro si trovava, ciò che non di rado succedeva, con la conveniente somma, che a titolo di prestanza gli somministrava, senza mai più in seguito ricercarne il rendimento, a sovvenirlo s'affrettava. Salvò in quel modo l'onore ad alcuni ufficiali, che trovandosi al maneggio di fondi del reggimento, avrebbero, in mancanza quel soccorso, inevitabilmente perduto la spallina; quanto quelli grati gli fossero ed a lui intieramente devoti, ben può ciascuno immaginarsi! per le particolari occorrenze sapere dei sergenti e soldati, pur faceva continuamente diligenza, e se gli veniva a notizia, quegli essere indebitati, valendosi d'un terzo amico loro, con molta precauzione, e segreto, del pagamento incaricato, immantinenti a loro insaputa, il creditore soddisfaceva; due vantaggi in quel modo gli ridondavano; primieramente perchè quando il sergente, o soldato giungeva a sapere, che il suo debito era stato in una maniera delicata, che non offendeva il suo amor proprio, da lui pagato, maggiormente se gli affezionava; e secondariamente, perchè confidandolo ad un terzo, egli ben poteva supporre, che all'orecchio d'uno in altro passando, a breve andare, sarebbe il segreto, in contezza di tutti pervenuto, e la fama della sua beneficenza, viemmaggiormente estesa e magnificata. Come quello, che aveva il nome di ben conoscere le imbrogliatissime leggi del paese, era sempre dai soldati sottoposti ai consigli di guerra, scelto per difensore, ed o con la ragione, o con maneggio, o astuzie li salvava, o per mezzo de' molti amici, che aveva nella capitale, ogni qualvolta uno di questi era dal consiglio di guerra condannato, prima che la sentenza si eseguisse, dal Re la sua grazia otteneva.
Incaricato per qualche tempo dell'istruzione delle reclute a cavallo, armato di molta pazienza, con buone maniere, a rendersi da bel principio quei giovani soldati amici, s'adoperava; ogni giorno nelle cucine del quartiere ad assaggiare il pane e la zuppa si portava; se il denaro dell'ordinario era tutto speso, senza che la minima parte per altri oggetti fosse invertita, munitamente prendeva informazione; e nel tempo, che il soldato mangiava, egli porgeva orecchio alle sue lagnanze, lo confortava con buoni consigli, e bonariamente affratellandosi con tratti confidenziali, una stretta momentanea dimestichezza fra di loro si stabiliva. Soventi volte, finite le militari incumbenze, una generale distribuzione di vino a sue spese, per lo squadrone ordinava, ed in un coi quasi brilli soldati un bicchiero ne tracannava allegramente, ma tosto dopo, alla consueta disciplinaria rigidità, faceva ritorno.