Part 39
Liberato dallo straniero, o dal nemico interno, un municipio, distretto, cantone, o provincia; non tarderassi, quella, secondo il sistema provisionale di governo da stabilirsi in tutta la parte libera del paese, a costituire, onde dare all'insurrezione consistenza, la guerra alimentare, delle risorse del paese trar partito, lo spirito dei cittadini animare, sostenere ed allo scopo vantaggioso per la patria, dirizzare, con esatte relazioni e con le necessarie provviste, i condottieri delle bande ajutare, e bande nuove creare. Abbenchè incompleto e nell'ordinamento suo, difettoso; ci diedero pur gli Spagnuoli, del modo di stabilire un provvisionale sistema, un esempio che può con leggi e misure transitorie, al popolo in armi, d'appoggio, ed allo stabilimento del futuro regolare governo, di base fondamentale servire. Il diciamo incompleto e difettoso, perchè il popolo nella sua illimitata confidenza verso le persone che a membri di quelle giunte nominò, e dal suo ardente amor di patria abbacinato; non badò a propor restrizioni, nè limiti al loro potere, dimodocchè, una volta di quello in possesso, que' membri nel vizio caddero a che tanto l'ambizione umana è propensa, e solo da buoni ed immediati regolamenti esser può evitato, o contenuto: vogliamo ragionare di quel proposito da essi tenuto di estendere e mantenere, per quanto poteano, l'autorità lor conceduta. Per tanto le giunte provinciali spagnuole, a poco a poco si rilasciarono, e quell'amor di patria, che stato era della loro esistenza cagione, al funesto e sempre pernizioso amore e spirito di corporazione, concentrarono. Epperciò tosto che dopo la battaglia di Baylen, con somma vergogna, l'esercito del generale Dupont fù ad abbassare le armi costretto, e dopo che dovette Giuseppe Buonaparte colle pive in sacco ritirarsi, e Madrid frettolosamente abbandonare; da tanto strepitosi avvenimenti, coloro che componevano le giunte aggirati, la generale espulsione dei Francesi dalla penisola, come cosa certa ed immediata, inconsideratamente considerando, lasciaronsi da un eccesso pregiudizievole di confidenza trascinare, che i mezzi atti per ottenerla, a trascurare li spinse. Del tutto annighittiti, anzicchè fare eroici sforzi per la liberazione della loro patria, divennero tali giunte, le une delle altre, gelose e ciascuna, che il bene generale si ottenesse col minor disagio possibile, desiderava. Nulla dimeno, che abbiano quelle giunte provinciali, al primo impeto dell'invasione resistito e con vigore, il nemico, per quanto fù loro dato, respinto; ad ognuno è ben noto. Ed eziandio che non abbiano esse cessato di agire con quell'energia, attività, ed amor di patria, che primieramente le stimolava, e quello, a' riguardi, considerazioni locali, e spirito di corpo, surrogato, non abbiano, se non dopo un lungo possesso dell'illimitato potere, e dopo che nella loro mente si fosse la falsa persuasione infusa dell'impossibilità della conquista per parte dello straniero e la certezza ideale della sua rovina; non v'ha osservatore politico alcuno in Europa, cui manifesto non apparisca. Fù dunque il principale errore commesso dal popolo, nel non limitare il tempo della durata ed estensione del potere delle giunte. Perciò l'idea generale del loro stabilimento, che vantaggiosissimo, la rivoluzione a consolidare, riputiamo, ci converrà d'afferrare, e quelle parti che gli avvenimenti mostrarono essere difettose, sarà di mestieri additare ed indi con giudizio e ben ponderata riflessione correggere. Vorrebbe il Sig.r Lemiere, che la giunta centrale, la prima fosse ad essere stabilita, e dal governo antecedente al movimento popolare, nominata, dalla quale tutte le giunte provinciali etc. emanerebbero. Ma siccome quell'autore, per un popolo dalla tirannia interna, e dall'occupazione straniera oppresso, non iscrisse, ma bensì per la Francia, come attualmente si trova, qualora fosse minacciata ed una prossima invasione straniera paventasse; ne consiegue, non essere quanto da lui si propone, per una guerra d'insurrezione nel caso presente d'Italia, punto adottabile. Il suo sistema dei circoli etc., tratti da quello della guerra della Vandea, non molto dal nostro delle provincie, cantoni etc., differisce: ma in quanto all'origine da lui data alle giunte, palesiamo intieramente opposta opinione. Vorrebb'egli, che il re od il governo esistente, alle sue attribuzioni e funzioni rinunziasse e dalla giunta centrale surrogar si facesse. Quale esser possa il suo scopo per cambiare il governo preesistente con uno _supplementario_ e provisionale, all'epoca dell'invasione, scelto e nominato da quello che a lui cede il luogo; non ci è dato comprendere. Chiaro a chi l'uman core conosca, apparirà certamente, dover assai difficile cosa, per non dire impossibile, riuscire, che il prestabilito governo a spogliarsi del potere per investirne la giunta centrale, acconsenta: poichè in tal modo, publica confessione farebbe della sua incapacità nel maneggio di guerra, epperciò indegno di comandare ad altri uomini dichiarerebbesi. Imperciocchè da tutti è in oggi essenzialmente riconosciuto, che chi al governo d'uno stato si trova, deve saperlo difendere, e se non perviene dalla straniera invasione a liberarlo, per quello, deve morire. E veramente qual codardo e stolto personaggio non rappresenterebbe quel re che all'approssimarsi del nemico, una Giunta centrale, del potere sovrano investisse, per andarsi fuori del rumor degli schioppi e dei cannoni, a nascondere? E quanta impudenza non dimostrerebbe quel re che nell'atto della difesa d'uno stato, lungi dal pericolo tenuto si fosse e nascosto, col togliere dopo ch'è tornata la calma, il potere sovrano dalle mani di quella giunta, che coi suoi lumi, coraggio e fatiche, avesse la vittoria ottenuto? Stabilirebbe forse il Sign.r Lemiere per massima, che debbano nel tempo di pace gl'ignoranti e codardi dominare, gli uomini forti, retti ed illuminati restare oppressi? Egli suppone per verità, che inaspettate circostanze, le sue forze ad un tempo, e la sua potenza arrestassero: locchè a nostro parere, suppone già invaso il territorio, o già l'esercito fuori di quello, battuto, oppure la pusillanime fuga dei principi come quella di Luigi XVIII e del conte d'Artois nel 1815 al tempo dello sbarco di Napoleone, e le fughe nelle passate guerre del tiranno di Napoli in particolare, e di tutti quei picciolissimi re, duchi, e principi, che si occupano con indefesso studio, le sostanze italiane a divorare. In qualunque di queste circostanze, noi portiamo opinione che dovrebbe cessare di esser re, colui che non volesse o più non potesse dirigere la guerra, ma non mai quella giunta nominare: e come mai possa questa e non il re, sostenersi, e tutto il gran movimento, regolare, non comprendiamo. Molte obbiezioni ancor più forti alla mente ci si presentano, ma una troppo lunga digressione, inutile pel nostro soggetto parendo, solo a rispondere alla nota della pagina 112 del trattato suddetto, ci limiteremo, ove dice l'istesso scrittore: «Dovrà senza dubbio quel consiglio centrale, essere stato nominato dal governo e da quello averne ricevuto il potere, altrimenti essere in ogni paese incivilito, un corpo incostituzionale, poichè i suoi membri non avrebbero nessuna legale missione per formare un governo provvisorio.» Secondo l'opinione del citato autore, il solo governo preesistente, render potrebbe l'esistenza di queste giunte legale: e noi di nuovo domandiamo perchè quel governo avrà egli d'uopo di nominare una Giunta, quand'egli stesso farne le funzioni potrebbe? Ma volendo supporre che veramente nol possa, passeremo a domandare se altri mezzi egualmente ed anche più legali, per render valide le operazioni di quelle Giunte vi esistano. Secondo il parere del Signor Lemiere, non puossi ad altro giustamente ricorrere, com'egli chiaramente si spiega. Ma noi gli opporremo ciò ch'egli per avventura pensa e dire non osa, cioè che la vera, la pura, la giusta legalità dal popolo emana e dovrà sempre emanare, perchè quegli è che fà la guerra, ed è per lui, che si deve fare, che i re o governi preesistenti non sono legali se il popolo non lo accorda, e che quando questi alla direzione della somma delle cose, incapaci si veggono, tanto per fortuiti accidenti, quanto per qualunque altra cagione; al popolo spetta di nominare coloro che in sì pericolose congiunture debbano sostenerlo e dirigerlo, ed in cui deve una illimitata confidenza, riporre.
Tosto liberata una città, borgo, o villaggio, il condottiero o condottieri, che in quelli entrarono, nella chiesa, o sulla piazza, tutt'i capi di famiglia del paese riuniranno: e dopo d'avergli fatto giurare nel modo il più solenne di abbandonare le case, ed anche bruciarle se sarà necessario, di prima morire che all'unione, independenza e libertà italiana rinunziare, ed in ogni possibil modo, le bande in armi sostenere, non meno che di costringere tutti gli abitanti abili a prender le armi, a correre alla difesa della patria in pericolo, sotto pena d'infamia e di morte; deve regolarmente per la nomina di un consiglio municipale fargli votare: quindi proceduto allo scrutinio dei consiglieri ossia primati, uno fra quelli sceglierà che il più idoneo alle circostanze del paese il condottiero riconosca, e lo dichiarerà immantinenti _comarco_. Poscia quegli individui ed il consiglio, porrà nell'esercizio delle loro rispettive funzioni.
Passando quindi alla liberazione di un distretto, nella città capitale di quello, il consiglio distrettuale convocherassi composto da un deputato di ciaschedun municipio appartenente al distretto e nello stesso modo del consiglio municipale, _installato_, uno pure frà i deputati verrà dal condottiero principale di distretto, scelto per essere il preside del consiglio distrettuale.
Sarà pure il cantone da un'assemblea cantonale presieduta da un prefetto, regolato, e questa nello stesso modo dei distretti nominata, da un condottiero principale di cantone _installata_.
Finalmente dai deputati di tutt'i cantoni della provincia, verrà nominato un deputato per cantone onde formare la Giunta provinciale, che in conseguenza sarà composta di cinque persone, e sarà nell'istesso modo delle assemblee e dei consigli, installata dal condottiero principale di provincia cui pure un pretore, per dirigerla, spetterà di nominare.
Ai quindici di marzo, dal consiglio distrettuale fino alla Giunta provinciale inclusivamente, dovranno in ogni anno, tutti essere per elezione, nel modo di sovra esposto interamente rinnovati, e ond'evitare che troppo i membri al potere non s'affezionino, e che col tempo, nocevoli, anzicchè vantaggiosi, possano alla patria divenire. Il solo consiglio municipale, avrà la durata di tre anni, come quello, che la mano negli affari più complicati e particolari, aver dovrà delle bande e perciò, tante speziali intricatissime cose conoscere, onde poter tutti gli avvisi e schiarimenti, ai condottieri delle bande necessarj, comunicare con quell'esattezza e prontezza che in circostanze di tanto momento richieggonsi. Sarà inoltre soggetto a dovere il suo paese, abbandonare: ed ogni qualvolta non si creda sicuro di essere dal nemico risparmiato, alle bande deve riunirsi. Fà di mestieri che non sia ad una rinnovazione frequentemente sottoposto. Minore vediamo il pericolo, se un consiglio municipale possa o voglia del supremo e perpetuo potere impossessarsi, di quello, che, se in più lunga permanenza si lasciassero gli altri magistrati, si correrebbe. Minore eziandio per le Giunte provinciali, assemblee cantonali e consigli distrettuali, credesi la probabilità, che siano ad abbandonare tanto facilmente il paese, dove riseggono, costrette: essendo del loro governo l'estensione, maggiore, cambiar potranno città, villaggio, etc., per continuarvi le di loro adunanze. Meno ad un nemico agevol cosa riuscirà un territorio alquanto esteso, che una semplice città o villaggio, militarmente occupare.
Dal consiglio municipale assistito, dovrà il Comarco volger l'occhio alla condotta di tutte le persone del paese per iscorgere se alcuno comunicazione mantenga coll'inimico. Se a quello soccorra, ed in qualunque modo assistenza gli arrechi, fia d'uopo arrestarlo ed alla prima banda, che nel vicinato s'appresenti, consegnarlo, dalla quale sarà, come un tant'enorme delitto di traditor della patria richiede, giudicato e punito. Esatte notizie d'ogni movimento del nemico piccolo o grande che sia, ripetutamente ai condottieri dovrà spedire, onde se una manchi, l'altra pervenga se per caso passasse il nemico pel paese, e la sua autorità come molte volte in Ispagna accadea, per ottenere qualche requisizione, riconoscesse, dovrà il condottiero della banda più vicina, ed il condottiero principale di distretto immediatamente informarne. Ogni qual volta nel paese o circondario, volontarj ammalati o feriti esistano, dovrà, fino alla loro guarigione, tanto pel vitto, come per la loro infermità, prendere continua e somma cura, e qualora abbandonar debba il paese, fargli sulle montagne negli antri al nemico inaccessibili, trasportare, e per guarigione in quel luogo restare. Insomma unitamente al consiglio municipale, dovrà il comarco e tutti gli abitanti del circondario atti alla guerra, armare, ed in aumento e soccorso delle già esistenti bande, mandarli, oppure, se ancora non ve ne esistano, con quegli crearne. Potrà coll'approvazione del condottiero principale, dei vecchi rimanenti, una guardia di sicurezza, per ajuto nelle sue operazioni, istituire, che, sebbene d'uomini infermicci ed al di là dei cinquant'anni composta, potrà non dimeno, per la difesa del luogo, contro a' piccoli distaccamenti nemici, e contro alcuni renitenti abitanti, se ve ne fossero, divenir vantaggiosa: dovrà, per quanto gli sia fattibile, alle bande, vettovaglie e munizioni, onde sostenerle, fornire, non meno che farle di tutte quelle risorse partecipi che nella sua posizione gli verrà fatto di ritrovare, o creare. Un uomo di guardia sulla torre più alta del luogo, sarà continuamente da lui tenuto alla _veletta_, onde a tempo dell'approssimarsi del nemico, essere avvertito e coi ripetuti tocchi della campana a stormo, tutte le torme degli abitanti radunare, e quindi l'avversario, quando probabilità fondata vi sia di poterlo distruggere, correre ad annichilare. Due altri modi d'agire, in caso contrario gli restano; l'uno d'inculcare agli abitanti di ricevere i barbari sotto apparenza d'indifferenti, ed anzi come loro parteggianti, coperti dalla più grande generale simulazione; l'altro di fuggire, se non v'è miglior scampo, ne' boschi. Sarà sempre il primo caso, possibile, quando per avventura quel villaggio o città ancor non siasi dal nemico, apertamente difeso, e non siasi in armi levata. Potranno i primati avvedutamente persuadere al nemico di aver alla forza più immediata ceduto, ed in varj modi confidenza inspirargli. Tale aggiundolamento riuscito; allora, _comarco_, primati, donne, vecchi e ragazzi, i soli, che in questa guerra debbano a casa rimanere, a stuolo al loro incontro, come se tutto fosse in pace, usciranno, e nella sua permanenza, altro che i rustici canti del popolo, nei differenti domestici lavori occupato, non udrassi. Ma tosto che il villaggio, borgo o città troverassi dal nemico evacuata, le domestiche faccende a che ognuno trovasi addetto, faransi all'istante sospendere. Ciascuno fuori del nascondiglio dove stava celata, l'arma sua immantinenti trarrà, ed a tormentare il nemico ed il suo retroguardo a distruggere, accingerassi. Il secondo modo, quello cioè di fuggire ai boschi, sempre nel primo impulso popolare sarà seguito, quante volte già siasi il nazionale col nemico, battuto, quante volte sia un paese aperto in pianura, e gli abitanti, dei necessarj mezzi di resistenza deficienti. Tutti allora, senza eccezione, le poche indispensabili suppellettili e particolarmente le loro armi e munizioni addossatisi, nelle montagne intaneransi, ed in quelle, a guisa d'una tribù errante, dall'amor del loro paese, dal desiderio di vendetta e dal sentimento del loro dovere stimolati, dal comarco e primati diretti, la resistenza fino all'estremo prolungheranno. Ed ogni volta, che loro in acconcio cadrà di tendere insidie e ragne al nemico, non dovranno, queste mai trascurarsi. Dalle bande quindi ajutati, una guerra senza posa di giorno e di notte, con accanimento continueranno ed in valevole compenso dei loro patimenti, quei vantaggi e dolcezze che da altro non possono provenire, se non dall'approvazione del proprio cuore, saranno per godere e delicatamente sentire. Molti villaggi, borghi e città di Spagna nelle sopra espresse circostanze, in tal maniera nella guerra dell'indipendenza, agirono. Generalmente parlando, quelle città solamente agl'invasori si arresero, che sotto all'influenza trovavansi della nobiltà e facoltosi possessori di grandi entrate. Ma fervente la massa del popolo d'amor di patria, dopo esser cadute per tradimento le città, i villaggi ancora difendeva, e quelli non solo, ma da persone d'ogni età, d'ogni classe, d'ogni sesso, erano pur anco le montagne ostinatamente difese. Fra tanti esempi che facilmente potremmo citare, basteranno a nostro avviso, i seguenti. Allora quando all'avvicinarsi di un distaccamento francese verso la metà di febbrajo, conobber gli abitanti di _Villadrau_ in Catalogna, di non poter alla sua forza resistere, nei monti detti di _Monsegne_ si retirarono. Invitati dal comandante francese di ritornare alle loro case, risposero essere più contenti di rimanere dalla neve del monte seppelliti, che all'odioso dominio dello straniero sottomettersi. L'Alcalde di _Casares_ nell'_Alpujarra_ di Granata, acceso da quel santo entusiasmo, che solo può venir dalla libertà ed indipendenza della patria generato, sì tosto sepp'egli essere la Spagna da Napoleone invasa, e già i Francesi per porre nel paese da lui amministrato, il piede; sulla pubblica piazza, tutti gli abitanti del villaggio ragunati, ad intraprendere una guerra mortale e continua contro il nemico esortolli. A quel veemente e ardimentoso invito, un grido generale di approvazione levossi, e tutti a seguirlo indistintamente si disposero. Spettacolo maraviglioso! Ed il cuore d'ognuno, per duro che fosse s'inteneria nel vedere migliaia d'abitanti, dal pallido e cadente vegliardo fino al vezzeggiante fanciullo, tutti tutti d'armi, vettovaglie, suppellettili necessarie, intenti a caricarsi. Chi in un angolo le soprabbondanti vestimenta, provvigioni di casa abbruciava, chi nell'altro, mobili, carrozze, carri e letti spezzava: chi le botti degli squisitissimi vini di quelle contrade, rovesciava al suolo sino all'ultima goccia. Infine tutte quelle cose, che incapaci di trasportarsi avrebbero potuto servire al nemico, distruggeano. Vecchi, giovani, fanciulli, donne, chi di schioppo, chi con pistole, chi collo spiedo, chi con forcone e chi finalmente altro non avendo, con stanghe, o bastoni, ciascuno sotto il peso della _soprassoma_, che porta sulle spalle curvato; tutti del loro padre e loro condottiero, l'_alcalde_, inni cantando dall'amor di patria ispirati, al seguito s'incamminarono. Perspicace l'Alcalde al pari che intrepido, ai monti quella turma condusse: e colà tutti coloro che atti a far una guerra lunga e penosa, per movimenti rapidi ed arditi servir gli potevano, in truppa ordinò: ed i vecchi, in varj appositi inaccessibili siti sovrastanti agli stretti ed a burroni, dietro grandi massi di pietre, con sano consiglio collocò: da dove senza muoversi, e da quelli coperti, potessero con lo schioppo, fuori del pericolo di essere offesi, l'avversario ammazzare. Nè solo alla difesa di quelle scabrose ed inarrivabili positure, contentossi di rimanere, ma le moltissime volte, fino quasi dentro _Casares_, che sebbene abbandonato e distrutto, dovettero i Francesi per forza occupare, a dar loro molestia scendea. Volendosi gl'invasori da quell'inquietudine liberare, d'attaccarlo con vigore e distruggerlo divisarono, e contro a' quei dirupi, che qual base d'operazione all'alcalde servivano, baldanzosamente recaronsi: nè solo furono a combatterlo incapaci, ma neppur di raggiunger l'alcalde, nè la posizione sedentaria della sua tribù, fù loro dato mai di rintracciare: perchè quel patriota perfetto conoscitore del terreno da lui scelto per operare, d'un'opportunità si valeva che dalla natura stessa del luogo venivagli offerta, onde sparire dalla fronte del nemico, senza che fosse a quello fattibile l'orme sue di seguire. Favorivalo l'esistenza d'una spaziosa e lunga caverna, l'apertura della quale da alti ed estesi sassi, posti a _cavaliere_ davanti, veniva in tal modo coperta e ben difesa l'entrata, alla quale, se non per intricatissimi e ripidi andirivieni di giungere non era permesso: perchè le sinuose loro direzioni sviavano il nemico, non abbastanza conoscitore di quelle aspre giravolte, ed a parte affatto opposta il facean pervenire. Prolungavasi questa caverna dentro la rocca per lo spazio di due miglia, e dall'altra parte per le viscere del monte passando, dava adito ad un profondissimo _botro_. Aveva l'alcalde la sua colonia in quella stabilita, e per mezzo delle scorrerie sui nemici, sempre la tenne, a sufficienza di viveri provveduta. Tutti coloro, che le marcie e gli attacchi erano inabili a sostenere, gli ammalati e vecchi decrepiti, le partorienti ed i bambini, nella continua occupazione vivevano di conservare e distribuire le vettovaglie e munizioni, ed altresì di porgere a chi pativa, consolazione, alimento e medicine. Così regolandosi quest'eroico Alcalde, per sette anni continui, cioè fino alla pace, senza essere d'altro, che dal suo ardente amor per la patria, perspicacia e costanza sostenuto, una maravigliosa guerra, non men continua che mortale, a buon fine contro a' Francesi condusse. Quei sublimi esempi di patria virtù, servano d'amara rampogna alle nazioni vilmente inerti, che di servire a qualunque siasi padrone, purchè dai loro abituali comodi e divertimenti non gli distolga; senza vergogna, senza timore del vituperio si appagano. Pertanto i primati d'un paese conosciuto non potersi difendere e compreso nel raggio strategico del nemico, dovranno all'approssimarsi d'un suo distaccamento, ai cittadini, di seguirli ai monti od ai boschi ordinare, sotto pena di essere traditori della patria considerati. Tutte quelle provvigioni d'ogni genere, che incapaci ad essere trasportate, potrebbero recare giovamento al nemico, dovransi distruggere, e se tempo bastante rimanga, vino, farine, pane, posti ne' nascondigli facili a rinvenirsi, avvelenare. Finalmente, lasciate le strade piene d'impedimenti e barricate, dal paese deserto ed interamente di ogni cosa servibile a' nemici, spogliato, gli abitanti allontaneransi. E se alimento rimane di che l'avido ad affamato invasore satollisi, la meritata morte da quel pasto riceva! I publici e privati edifizi incendieransi, le fiamme ed il fumo de' quali possano i barbari soffocare, od almeno, spargendo nella sua truppa confusione, stanchezza, spavento, a levarsi a rumore l'inducano. Ogni cosa insomma che al _comarco_ e primati, di opporsi ai nemici del paese, idoneità qualunque sia per fornire, qual giusto mezzo dalla provvidenza nelle loro mani, inviato, onde ottenere la liberazione d'Italia, dovrà riguardarsi.
Il consiglio distrettuale e l'assemblea di cantone, nei limiti della loro giurisdizione, all'adempimento delle già dette disposizioni vigileranno e d'anelli intermediarj serviranno fra i municipj, e la Giunta provinciale: in modo, che fra loro, quella scala gerarchica esista del maggiore e minore, che attivi e agevoli le operazioni, e che l'inferior magistrato all'implicita obbedienza del superiore, costringa.