Della guerra nazionale d'insurrezione per bande, applicata all'Italia Trattato dedicato ai buoni Italiani da un amico del Paese

Part 38

Chapter 383,250 wordsPublic domain

Non è dato fissare il grado di forza, di superiorità, cui lo spirito, il core dell'uomo, armati d'un saldo e verace proponimento, s'innalzano. Quando l'entusiasmo si fa generale, allora ogni giorno, ogni momento, da qualche impresa stupenda, impossibile ne' tempi di calma, viene certamente segnato. Allora quando i Francesi dominavano in Madrid e la corte di Giuseppe sostenuta da una forte guarnigione colà risiedeva, avvenne che i Mammalucchi della guardia imperiale di Napoleone, distinta e famosa per uomini e per cavalli, a quella capitale pervennero: giuntivi dalla porta di Alcalà, per la grande strada detta la _Puerta del Sol_, (dove gli abitanti usano d'intrattenersi e sulle notizie del giorno bucinare) tranquillamente sfilavano. Varj gruppi vedevansi di quei cittadini nelle lor cappe brune ravvolti che al mesto ma truce aspetto, di gente coll'animo a cose nuove rivolto, offrian la sembianza. Gli uni a sommessa voce, con numerose imprecazioni, mille mali pregando dal cielo a quella truppa brillante, gli altri sulle miserie dell'oppressione discorrendo, tutti attentamente la rimiravano. Sfilata la colonna alla volta del palazzo, il cavallo restio d'uno di quei soldati, ora impennandosi, ora da una banda, ora da un'altra gettandosi, lo deviava dal cammino ed impedivagli di raggiungere i compagni, facendolo ad un bel tratto distante dalla colonna, indietro rimanere. Allora uno Spagnuolo da vero amor di patria sospinto, lascia incontanente i compagni coi quali discorreva, getta via la cappa che gli toglie l'agilità, brandisce un pugnale, che teneva nascosto, corre, spicca un salto, ed eccolo al cavallo del Mammalucco in groppa: quegli sorpreso, vuol dar di piglio alla sciabola, ma il tempo gli manca ed il mezzo. Stringe lo Spagnuolo sì fattamente il corpo del nemico fra le sue braccia, che gl'impedisce il respiro e vieta di muoversi, nel mentre che gli figge il brandito pugnale ripetutamente nel cuore. Si contorce il Mammalucco e dibattendosi, tenta l'estremo pruova: ma tutto è vano. Mortali son le ferite, scorre da quelle con furia il borbogliante sangue: contraffatto e pallido in volto, gli occhi chiudendo, nelle braccia dell'ardito cittadino s'abbandona il nemico. Quindi la testa e le illividite guance inchinando, dopo molti sospiri da singhiozzo accompagnati, tramanda fra penosissimi aneliti l'ultim'aura di vita. Affrettasi lo Spagnuolo a spogliarlo delle sue armi, e più preziose suppellettili, che si appropria: con una forte urtata lo scavalca e gettalo strammazzone per terra, afferra le redini del cavallo, volta faccia indietro, ed a briglia sciolta, quasi di volo, fuori la porta di _Atocha_ si addirizza, ove accompagnato dalle acclamazioni ed esultanze del popolo attonito ed approvatore, sen corre ad unirsi alla prima banda che trova presso a Madrid.

Un fabbricatore di merletti nella città di Vagliadolid, sentia con ragione pe' Francesi un odio così mortale, che mai senza averne uno o due tolti dal mondo, lasciava giorno passare. Ogni mattina al primo albeggiare, alla caccia di Francesi regolarmente se ne usciva. Ma siccome da truppe nemiche, con diligenza, le porte custodivansi, così era per lui giuocoforza che nei luoghi dove avea la certezza di non essere veduto, su per le mura s'arrampicasse. Tosto poi dall'altra parte calato, d'uno schioppo che sempre nel sobborgo teneva nascosto, si muniva e dopo di alcune ore d'utile caccia, tutto contento di aver con le proprie mani alcuni Francesi tolti di vita, quietamente al suo domicilio facea ritorno.

Eravi nelle vicinanze di Thomar un contadino dotato di una forza prodigiosa e corrispondente ardire, che costretto di rinunziare alle sue pacifiche occupazioni, gli venne dall'amore della sua patria suggerito di ammazzar quanti più poteva Francesi, e delle loro spoglie mantener la sua vita, com'essi di quelle dei Portoghesi, sfoggiatamente vivevano. Quest'ardito difensore del suo paese, uccise più di trenta nemici colle sue proprie mani senz'ajuto di alcuno, e predò più di cinquanta cavalli e muli nel solo mese di febbrajo. Ei recava il suo bottino in Ábrantes, e colà vendevalo. Per tutto il tempo, in cui rimasero i Francesi nel paese, continuò la sua guerra singolare per proprio conto, e tanta, le sue operazioni gli fruttarono celebrità, che i Francesi misero ad un alto prezzo la sua testa senz'averla però mai conseguita. Era l'abituale sua residenza, una caverna nei monti ove i poveri abitanti delle parti adiacenti, nella speranza di trovare come realmente trovavano, una perfetta securità, sotto la sua protezione, in folla rifuggivano.

Un abitante di Ceballa, guatava sempre l'opportunità di poter un qualche nemico trar dal mondo, ed ogni qual volta un distaccamento francese di passaggio in quel paese giungeva, tosto portavasi egli sulla piazza, ed i soldati nemici ad accettare l'offerta della sua casa, senza di più stancarsi nell'attendere il biglietto d'alloggio, affabilmente invitava. Spossati quegli uomini d'arme dalle giornaliere fatiche, cotale spontanea esibizione, d'uno da loro, partigiano di Francia riputato, con piacere accettavano. Egli, e la sua famiglia con somma cortesia loro preparavano la cena, e con spiriti, e vini _aromatizzati_, a poco a poco gl'inebriavano. Quando poi a' pieni di vino, giungeva il sonno profondo, in compagnia del suo figlio, senza che gli altri se n'accorgessero, dalla casa, uno alla volta _di straforo_ estraeva. Quindi spogliatigli, portava i sonnolenti alla sponda del Tago, dove il cominciato sagrifizio sanguinosamente consumava. Toccò una sera tal vicenda ad un Francese affatto ancora non ubriaco siccom'era creduto, e che i suoi sentimenti tuttavia conservava. Avvedendosi quegli alla sponda del fiume del progettato omicidio, nella speranza di potere al nuoto giungere a _Malpica_, fortezza in fronte dell'altra parte situata e presidiata da guarnigione francese, d'un salto nel Tago si slancia, ma non tralascia l'ardente Spagnuolo il suo ardimentoso progetto. Laonde gettasi, sebbene vestito, nell'impetuoso fiume, e col pugnale alla mano in alto levato, alla malvagia vittima con ismania tien dietro; muove furiosamente le braccia e le gambe, raddoppia di sforzi, onde nel cammino, il soldato superare. Già già trovasi il Francese al punto di prender terra, già salvo si crede, ma eccolo dal cittadino raggiunto, che cento volte nella schiena gli conficca il pugnale. Nuota nel proprio sangue, l'assalito ad un tratto; ma eccolo in breve, freddo ed esangue cadavere, supino a galla d'acqua venire. Soddisfatta così la nazionale vendetta, lo Spagnuolo a casa sua fa ritorno, ed abiti, armi e cavalli, alla prima banda che si presenta, rimette, affinchè vengano ai combattenti distribuite.

In Valdepennas, paese che giace al trivio delle strade di Madrid, Andalusia e Francia, epperciò a continuo passaggio di truppa soggetto, viveva un cittadino che in mezzo al cortile di sua casa, aveva un gran pozzo scavato, ove, di notte, tutti quant'i Francesi che in quella trovavansi alloggiati, per forza dentro precipitava. Aperto un giorno da alcuni soldati a caso il coperchio di tal pozzo, dal pestifero lezzo ch'esalava, fecero di ciò che poteva essere, pensiero. Si misero quindi con granchi di ferro a pescare in quella fetida chiavica e membra dei loro compagni d'arme sù ne riportarono. Allora da rabbiosa ira compresi, corrono addosso al padrone di casa, lo afferrano, ed a scavezzacollo in fondo della cloaca il rovesciano. Poscia, per essere maggiormente sicuri della sua morte, gettangli sopra, moltissime grosse pietre, onde il ricoprano ed il pozzo riempiano. Partì l'indomani il distaccamento: i parenti, onde estrarre il cadavere e dargli onorevole sepoltura, tutti al fatal pozzo concorsero. Ma quale non fù la loro maraviglia, la loro gioia, quando scoperto dalle pietre che lo ingombravano, in piena vita e sano e salvo, il padrone di casa rinvennero? Scampato da quell'infetto sotterraneo, ricominciò di bel nuovo la sua guerra privata, che fino all'epoca della pace, senza interromperla, continuò: nè manca ragione per credere, ch'oggi ancor viva. Il calcolo già in altri capitoli esposto, fà conoscere appieno che il numero di due milioni di agili e robusti giovani, assai facilmente, dall'Italia alla guerra attiva, si può mettere in campo, e che secondo il più accurato calcolo, sette di loro dovrebber spegnere solamente un Tedesco: locchè senza fallo, renderebbe la guerra di pochissima durata, se fosse immediatamente intrapresa. Ma siccome gli ordini di quelli non meno, che la cooperazione alle loro nequizie, di uno stuolo d'Italiani ribaldi, alquanto potranno la loro completa distruzione ritardare; non saranno per tanto i diciotto milioni che avanzano, per istarsene spettatori passivi, ed una contesa nella quale si combatte pell'universale benefizio, con sangue freddo mirare. Non pensiamo però che possa tal disgrazia avvenire. Imperciocchè i due milioni combattenti alle rimanenti famiglie appartengono, ed il padre, fratelli, sorelle, cugini saranno da un particolare stimolo concitati a rendere con la loro cooperazione, più corta la guerra e la vittoria più certa. E se tal motivo spingerà, come ragion vuole che si speri, tutt'i venti milioni d'abitanti d'Italia ad entrare nella patria tenzone; allora ogni trenta cinque o quaranta Italiani, dovrebbero soltanto una di quelle schifose bestie ammazzare. Quanto una guerra siffatta potrebbe per avventura durare? Pochissimi giorni soltanto! Accesi dunque i cittadini tutti, o la maggior parte di essi da quel santo entusiasmo che tanto s'accresce dalla coscienza delle nobili azioni pel publico bene operate; tutti tutti, per individuo e per massa, alla distruzione del nemico si aizzano. Noi abbiam veduto per gli esempi accennati, come un sol uomo di saldo volere possa un numero immenso di nemici distruggere. Gli animi caldissimi di tutti che a quello scopo collimano, con un paziente, perseverante, tenace, inflessibile ed invincibile spirito, alla salvezza della patria diretto, individualmente non men che in massa, guerreggieranno. In ogni paese, in ogni villaggio, in ogni città s'eleveranno gli stendardi della patria, all'intorno de' quali gli abitanti del paese stringeranno per combattere. I primati d'ogni paese tenere dovranno i nomi di tutti gli abitanti, segnati e disposti in decurie, centurie e coorti, divise per età, sesso e capacità, tutti di quelle armi provveduti, ch'esser possano dalle circostanze, fornite. Ogni coorte, centuria o decuria avrà, secondo la sua capacità, un luogo previamente assegnato, nel quale al suono della campana, a stormo dovrà immediatamente convenire. Uomini eletti all'uopo staranno di giorno e di notte appostati, onde osservare se si presentano nemici, ed al primo apparire di qualche banda di soldati, corrieri alle terre circonvicine, subitamente spedire. Tale nel tempo della guerra dell'independenza, era in varie parti della Spagna, l'ordinamento dei _somatenes_, ossiano torme. Il generale san Ciro, alla pagina 21 e 22 del già più volte citato giornale, così parla: «Furono gli sforzi della Catalogna nell'ultima contesa, inauditi: armò ella quasi tutt'i suoi abitanti in istato di portar le armi, sotto il nome di _somatenes_, specie di milizia particolare a quella provincia: al primo tocco di campana, od a qualunque altro segnale, si provvedevano essi di viveri per varj giorni, si portavano alle posizioni riconosciute come le più forti dei loro rispettivi cantoni, ed alla difesa del paese con, ed anche più delle truppe contribuivano. Ordinò quella, quaranta _tercios_ di micheletti, il _tercio_ era un corpo di fanteria leggiera più forte d'un battaglione ordinario, si componeva di dieci compagnie: la sua forza sommava a circa mille uomini; alcuni rimasero sempre al disotto di quel numero, ed altri al dissopra. I micheletti erano scelti tra i più agili dei _somatenes_ senza contare un numero considerevole di reclute che fornì all'esercito regolare: a sue proprie spese, già fin da otto mesi e senza alcuno sborso del tesoro, manteneva il numero di quaranta sei mila uomini. I micheletti campeggiavano con la truppa di linea e partecipavano a tutte le sue operazioni, mentrechè i _somatenes_ guardavano le montagne, le strade, gli stretti, rendevano le communicazioni impraticabili, perlustravano la marcia delle colonne nemiche sulla loro fronte e sui loro fianchi, appoggiavano tutt'i movimenti e proteggevano le ritirate dell'esercito regolare. Gli stessi abitanti delle fortezze e piazze difendevano i baluardi, locchè permettendo di scemare la guarnigione, rendeva disponibile una maggior quantità di soldati. Compagnie di donne, ordinate in Gerona, prodigarono nel corso dell'assedio, alla patria stupendi e gloriosi servigi.» Da quanto viene detto da questo rinomato generale, dovranno gl'Italiani ammaestrarsi, e conoscere qual essere debba il modo atto allo scopo da tenersi nella rigenerazione d'Italia, e quale la cooperazione delle masse. Oltre de' sopra indicati, servigi indispensabili di molte altre specie, in questa guerra possono dalla cooperazione nazionale essere a grande vantaggio della patria, impiegati. Non parleremo della sollicitudine per far procaccio di polvere da schioppo, d'ogni sorta d'armi, e di munizioni necessarie, come debbansi quelle anche in ogni paese fabbricare, e con destra maniera in luogo sicuro nelle campagne e siti nascosti in ogni paese, ingannando la vigilanza del nemico, serbare. Indica Botta il modo dagli Americani messo a questo proposito in uso, e ci dice che i cannoni, le palle, ed altri strumenti da guerra, si trasportavano a traverso le poste sulle carrette cariche di letame, la polvere dentro i canestri, e le zane, di quelli, che concorreano al mercato, ed i cartocci erano nascosti dentro le casse piene di candele. Per tal maniera gli Americani, nell'intento loro gloriosamente riuscivano. Il contadino che per seminare, il campo apparecchia: tutto a romper le zolle e coll'aratro a solcar la terra occupato, fra le vicine porche, da poca paglia coperto, carico e preparato il suo schioppo conserva: passa un distaccamento nemico, egli nol guarda, oppure umilmente abbassa il cappello, o il berretto. Tosto quello passato, se per accidente, o per istanchezza, o per diporto, alcun soldato è rimasto addietro, o se qualche ramingo per la strada solo, come sovente succede negli eserciti, di passare si fida, _catelon, catellone_ dietro una siepe, o boscaglie, il contadino s'imposta e stassene al macchione, calcola ben bene il suo colpo, mira, spara, ed ecco il nemico a terra disteso: spogliatolo tosto, nasconde il bottino, strascina frà gli sterpi, o cespugli, ed in qualche profondo fosso il cadavere, ricarica lo schioppo, e riprende tranquillamente il suo lavoro. Stavano in Ispagna i contadini alle mosse de' Francesi di continuo attenti: agguatavansi vicino alle strade maestre, sorprendevano i corrieri e le ordinanze, e tanto molestavano i nemici, che gli costringevano ad impiegare numerose scorte, locchè il loro esercito notabilmente indeboliva: e malgrado quelle, tanto era il loro servizio, pericoloso, che nel 1809, sedici corrieri furono un giorno in Bajona imprigionati per avere negato di entrare in Ispagna. Imperciocchè a tutti era noto in quel tempo, che appena uno fra sei, al suo destino felicemente giungeva. Cadevano i contadini repentinamente addosso a quei distaccamenti, che stimavano esser loro in forza inferiori, e tutti quei soldati, eziandio gli sviati dall'esercito principale, avevano la certezza di cader vittima d'una giusta vendetta. I posti ed i presidj collocati per la sicurezza delle strade militari, erano continuamente attaccati. I soldati costretti a fortificarsi in vecchi castelli, chiese, o case isolate o nelle pianure, in abitazioni poste all'ingresso di qualche villaggio. Gli Spagnuoli aveano sempre le loro sentinelle ucciso, o portate via, e per ciò impedire, s'introdusse l'uso dei _Block Houlles_, specie di torre tonda di legno circondata da un fosso e con un cannone montato sopra un perno: si collocavano pure in questi dei distaccamenti, ma, dice il Signor Lemiere, che fù quell'invenzione di poca utilità, perchè gli Spagnuoli giravano quei forti e le truppe obbligate a tener tante guarnigioni, erano dal troppo servizio spossate. Soventi accadeva in Ispagna, che dopo d'un combattimento, soldati nemici sbandati, entravano nei villaggi a cercar nuove dei loro commilitoni. Non tralasciavano i contadini di profittare di queste opportunità, e quei luoghi dove sapevano esservi qualche banda, imboscata e dove supponevano dover quelli trovare una morte inevitabile, loro precisamente indicavano: e quando pochi erano i dispersi, sul luogo stesso li trucidavano. Se poi dall'esercito invasore al fine di vendicare la morte dei compagni, nuove truppe si spedivano, altro quelle non trovavano, se non un abbandonato villaggio sul quale, col distruggerlo, la loro vendetta isfogando, non facevano che le loro risorse pell'avvenire, notabilmente menomare. Prenda l'accorto abitante italiano dal soldato che in casa sua s'alloggia, sollecita informazione, per dove siano i suoi compagni diretti: quindi, gli strumenti di campagna in ispalla caricando, se n'esca di casa come se andar volesse a lavorare. Ma tosto fuori del paese, con alcuni amici si congiunga, pongasi a qualche difficil passo del cammino, in agguato, piombi sul distaccamento, che passa, lo distrugga; e quelle provvigioni e quegli articoli, ch'erasi l'altro procurato nel saccheggio del paese, tutto gli tolga ed alla casa riporti. Altri allegri garzoni, in apparenza cortese, i soldati a bere con essi loro all'osteria, come amici, invitino famigliarmente, e quando il bicchiere o boccale accosta il convitato alle labbra, con un gran colpo sulla testa, stordiscanlo, e nello stesso tempo, vengagli da un altro, fitto destramente un coltello nel petto. Carri, uomini con barili, con botti di vino ed acquevite si lasciano dal nemico sorprendere e predare. Ogni soldato fatta la presa, vuole con quella ristorarsi; gode del bottino, e dassi per dissetarsi in sul bere, ma la sua morte tracanni, perchè fù quel vino, quel liquore a bella posta intossicato, e lasciato a bella posta dall'ingordo nemico rapire.

Mille mezzi inoltre potremmo atti alla completa distruzione del nemico facilmente proporre, ma ben sappiamo, che una volta, divenuto l'entusiasmo generale, e guidata la nazione da una ferma volontà, gli saprà essa medesima e migliori, ed in maggior quantità rinvenire. Finiremo il capitolo coll'esempio eroico dato dagli abitanti di Urda, paese situato nei monti di Toledo. Volendo pur essi il loro debito verso la patria convenientemente pagare, e non avendone avuto fin allora l'acconcio, simularono timore delle bande spagnuole, ed al generale francese, che comandava in Manzanares, dimandarono in grazia, che loro un battaglione inviasse e che nel paese stanziando, dalle incursioni di quelle, che grande molestia loro arrecavano, gli liberasse. Aderì con piacere il generale; giunse il battaglione, e fù con apparente gioia ed affabilità universale ricevuto. Tutti del bisognevole andavano a gara di provvederlo, ogni famiglia si prese un soldato o due per alloggiarli nella propria casa: nessuno al quartiere rimase. Uffiziali e soldati tutti separatamente ripartiti, con grande baldoria fino alla notte gavazzarono, ognuno in quelle stesse case dove aveva banchettato, si pose a riposare. Dormivano tranquillamente i soldati, ma vegliavano gli abitanti, ed alla mezza notte ora previamente convenuta tra di loro, o dall'alcalde stabilita, ogni famiglia inerme, perchè il paese si trovava compiutamente disarmato, si porta passo passo, vicino ai dormienti soldati, s'impadronisce delle loro armi, con quelle, cadendo furiosamente sugli ospiti nel sonno immersi, invocando la patria, con mille ripetuti colpi gli scanna. In un quarto d'ora un solo straniero più non esiste in paese: si riunisce il popolo e sulla publica piazza, il bottino immediatamente divide e formasi colle armi degli ospiti una forte banda che prende tosto il campo e tutti si dispongono ad abbandonare il paese al primo sentore che il nemico da quella parte s'addirizzi. In fatti varie volte in appresso, per vendicare sì acerbo insulto, le colonne francesi si presentarono, ma sempre il paese trovarono abbandonato: ma sempre da quelle montagne inseguiti e molestati fuggirono dopo aver molto sofferto. Operandosi in siffatta guisa, e tutta la nazione all'adempimento del gran disegno concorrendo, la guerra sarà forte, breve, decisamente proficua: saranno i nemici ognor frastornati ed impauriti, costretti a superare difficoltà d'ogni genere affatto nuove, nè dal miglior tattico della guerra regolare calcolati, nè calcolabili. Dovranno i nemici contro innumerevoli ostacoli cozzare fatti sorgere da quell'odio, da quella disperazione diventata nazionale, ed a cui la presente oppressione, opera degl'interni tiranni e dell'occupatore straniero, debbe a viva forza stimolar gl'Italiani. Questo popolo così bersagliato dalla sventura, e per cui la vendetta è dovere, se fia che veracemente voglia l'unione, l'independenza, e la libertà della Patria, senza dubbio conseguirà tanto bene. Potrà l'Italiano con atto di sublime vendetta, un glorioso avvenire ch'emendi il passato, prontamente lucrare, se come abbiamo indicato, per giungere ad una compiuta, intera, e permanente vittoria, vorrà i suoi mezzi a tanto scopo drizzare.

CAPITOLO XI.

DEL GOVERNO PROVISIONALE FINO ALLA PERFETTA LIBERAZIONE D'ITALIA.