Della guerra nazionale d'insurrezione per bande, applicata all'Italia Trattato dedicato ai buoni Italiani da un amico del Paese

Part 36

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In qualunque piazza, nella quale vi siano degli abitanti civili, procederà il comandante, a far loro prestar un solenne giuramento, prima d'intraprendere le operazioni. Tutti, di non mai cedere al nemico la piazza qualunque possa essere la sua situazione, giureranno, a che dovranno aggiungere la dichiarazione di doversi ammazzare chiunque sia, la parola, _capitolazione_, per pronunziare. Oltracciò faranno solenne sacramento di voler piuttosto un ammasso di gloriosi cadaveri sepolti sotto le rovine degli edifizj e delle mura della piazza, addivenire, che di vivere avviliti e coi barbari _negoziare_, che veri e forti italiani, piuttosto che cedere, soffriranno e se d'uopo sarà morranno; tutto meno acerbo della schiavitù, doversi da uomini considerare!....... Se fosse la piazza investita ed attaccata, dovrà il comandante, passo a passo, difenderla, e quando soverchiato dal numero de' nemici, fia che si vegga, e che quelli, nell'interno, nel centro, nella piazza della fortezza, già siano penetrati, e nè di salvarla, nè di uscire, più non vegga speranza, ma solo di aprirsi disperatamente un passaggio nelle linea dell'avversario gli rimanga; allora da sè stesso nella parte principale, e da suoi confidenti nelle altre, alle miccie delle molte mine, che prima dell'avvicinarsi del nemico avrà preparate, e ben visitate, sarà la decisiva fiammella, con decisione, appiccata, e così nemici, abitanti, e truppa tutti ai baluardi, edifici e mura della piazza congiunti, con orrendo, e strepitoso scoppio, in generoso sacrifizio alla patria, di botto in aria sfracellati, salteranno e saranno per tal modo al nemico, le vittorie in Italia funeste!

CAPITOLO IX.

DELLE COLONNE VOLANTI E LEGIONI.

Se non havvi sulla certezza del felice risultamento della guerra per bande punto a dubitare, certo egli è però che per natura sua, oltre di essere penosa e lunghissima, perchè devono le bande solo in piccoli combattimenti di quasi certo vantaggio, con minor perdita per parte nostra alla distruzione del nemico attendere; deve da tutto questo avvenire, che ben di raro, e fors'anche _mai_, si presentino quei casi, che con un brillante attacco, con un'operazione anzi temeraria, che ardita, un combattimento decisivo s'impegni, che porti ne' suoi resultamenti la liberazione immediata d'Italia. Le bande non dovendo dipendere dai magistrati locali stabiliti nelle provincie, cantoni, distretti, etc., ma solo dal condottiero supremo per le operazioni combinate; non potranno avere la forza necessaria e continuata per eseguire tante numerosissime incombenze che ancora per accelerare il bene della patria, rimangono. Sono esse in fatti e debbono esserlo, di quella convenevole stabilità, onde far obbedire ai ritrosi ed i malevoli annichilare, deficienti. Sebbene a quest'uopo debbano pur tutte le bande essere intente; ciò non pertanto il sistema generale di questa guerra, che ad una continua mobilità le costringe, impedisce, che possano quelle operazioni effettuare, la di cui riuscita dipende da una lunga permanenza in un luogo, e dalla riunione delle varie armi che sostenendosi a vicenda, debbono concordemente operare.

Conobbero gli Spagnoli questa verità nella guerra dell'indipendenza, ma non seppero tosto acconciamente al buon successo indirizzarsi. Per verità, cominciarono a voler porre le bande sotto ad un regolare comando, nominarono una giunta speciale direttiva delle bande, la quale spedì colonelli, stati maggiori, etc., onde quei corpi staccati, secondo il sistema di regolar disciplina ed evoluzioni ordinare. Il colonello don Antonio Claraco y Sans, fù nel paese di Guadalupe, provincia di Estremadura, spedito a prendere il comando delle bande, e regolarle. In fatti più di quattro mila uomini egli accozzò in un corpo, al quale diede il nome di regolare divisione dell'esercito. Ma che quindi gli avvenne? Essendogli venuto a notizia, che un distaccamento francese doveva nella vicinanza passare, gli si fece con la sua colonna incontro. Non oltre passava quello, il numero di ottanta quattro uomini a cavallo, che vedendosi in fronte di quattro mila, rimase, non sapendo a qual partito si dovesse appigliare, alcun tanto irresoluto: ma in quel frattempo accortosi dell'esitazione a muoversi della divisione spagnuola, che fluttuante, fortissimo panico timore dimostrava, fece ardita resoluzione di cagionarle con un movimento temerario, grandissimo spavento e profitare della confusione in che sperava di metterla, onde potersi ad opportuno scampo aprire un cammino. Ordinò quindi il comandante francese la carica, e sul centro della divisione impetuosamente scagliossi. Al suo avvicinamento i soldati pseudo-regolari allibbirono; si scompose la schiera, ogni drappello pensò alla propria salvezza, ed in un istante furono i quattro mila uomini da ottanta quattro ussari compiutamente sconfitti, lasciarono settecento morti sul campo di battaglia. Allora il superstite avanzo disgustato di quel modo regolare di guerra, si mise di bel nuovo in bande separate, rimandando gli uffiziali ch'erano stati dal governo senza consentimento de' volontarj al loro comando imposti; ed a poco a poco, trasse di quel oltraggioso scherno tarda ma severa vendetta, facendo soffrire perdite enormi a quei Francesi stessi, ottanta quattro de' quali bastarono per mettere quattro mila Spagnuoli in piena rotta. Persuasi da quell'infausto saggio, i medesimi non doversi, nè potersi le bande in modo, da battersi in linea e far evoluzioni sulla fronte del nemico, regolare; ne rinunziarono l'idea. Ma d'altra parte la necessità conoscendo in che trovasi un governo qualunque di avere una certa forza di truppa tattica onde sostenere le molte operazioni che le appartengono; con ben ponderato consiglio fecero essi divisamento d'ordinare varj corpi composti di fanteria, cavalleria ed artiglieria che divisioni, o colonne volanti appellarono, i soldati de' quali erano vestiti e pagati dal governo ed agivano secondo il sistema di guerra regolare per quanto la loro forza e le circostanze, il permetteano. Poi che pegli sforzi delle bande, una sufficiente parte del territorio italiano sarà dal Tedesco lezzo purgata, ed una giunta provinciale già vi esista; un _connestabile_ delegato militare nominato dal condottiero supremo, si occuperà dell'ordinamento di varie di queste colonne, più o meno forti, più o meno numerose, a seconda dei mezzi che si troverà possedere: tenendo fermo, però che ciascuna di esse porti con sè tutt'i mezzi tanto per combattere, come per sussistere, e sia esente dalla necessità di una base stabile. Gli uomini, che compor debbono queste colonne, dovranno avere tutte quelle qualità, che ad un militare tattico si convengono: e difficil cosa certamente non sarà di rinvenire in Italia molti di quei valorosi, che possansi al servizio regolare con immenso patrio vantaggio applicare. I duecento mila uomini, che alla gloria ed ai disastri della Francia parteciparono, per anco non sono spenti. Sparsi per tutti gli stati d'Italia, trascinano abbiettamente una miserabile vita. Dai governi attuali, generalmente dispregiati, pochi di essi furono al servizio dei prìncipi che ora tiranneggiano quel paese ammessi, e non pochi di quelli, che nelle pianure della Prussia, della Germania, di Raab, della Russia, e soprattutto sulle ineguali montuosità della Spagna tanto si distinsero, in oggi, vicini ai loro focolari nell'inopia e forzatamente neghittosi, giacciono fremendo e deplorando la dura sorte, cui vedono l'onore italiano, condannato, ed altro non aspettano se non la favorevole occasione, per islanciarsi nel nuovo arringo di più risplendente gloria, e a prò della patria, per ferocemente lottare.

Altri pure havvene non men valorosi, sebbene forse alcun tanto meno esperimentati, per l'età loro giovanile impediti, nel tempo delle ultime guerre, ad essere compagni degl'Italiani alteri degli allori mietuti ne' campi della vittoria, che da quattordici anni in quà la carriera delle armi, sotto agli attuali tiranni seguirono, e che tanto per le conoscenze tattiche, acquistate, quanto pei loro sublimi pensieri, potranno in quelle colonne volanti, recare inestimabili servigii. Le operazioni di queste colonne come l'ordinamento loro, piuttosto alla guerra grave, che alla leggiera spettando, e non essendo intendimento nostro di parlare di quella; ci asterremo d'indicare le loro incombenze. Solo conchiuderemo con dire, che dovranno i capi di quella, far in sè stessi ritratto, dell'inclito Sertorio uno dei più grandi capitani che abbiano esistito prima di Cesare, il quale come quello che la guerra leggiera perfettamente conosceva, stancò e spossò il grande Pompeo, del quale come se stato fosse un fanciullo, prendeasi trastullo. Vienci dal divino Plutarco spiegato il metodo da quell'abile e sagace guerriero con invincibile costanza tenuto. Non meno utile insegnamento per quella guerra, potranno i capi, dalla vita ed operazioni militari del prode Scanderbeg ottenere, che immortal gloria, nel secolo 1500, acquistossi facendo la guerra contro ai Turchi, cui erasi ribellato, e che gli elogi del papa, e di tutt'i regnanti di quel tempo in Europa, ad una voce riscosse. Altrettanto degna di essere altamente commendata, e per quanto il conceda la differenza delle circostanze, applicabile da un capo di truppa regolare, in istato d'insurrezione, sarà pur anche la condotta del celebre ammiraglio Gasparo di Colignì. Quel grand'uomo comandando agli Ugonotti, perdute quattro battaglie decisive; ad onta della cattiva sorte, seppe col valore e con l'arti sue, vigorosamente risorgere, sempre a' suoi nemici più formidabile presentarsi. Finalmente raccomandiamo ai comandanti delle colonne volanti di studiare attentamente il metodo adottato nella guerra dei sette anni, dal barone di Treuk alla testa dei Panduri, del celebre Hofer nel Tirolo contro alla forza colossale dell'impero francese e finalmente quella del già tante volte citato, e mai sempre celebre Espoz y Mina nei due ultimi anni della guerra dell'indipendenza: e da siffatti insegnamenti potranno tesori di verace utilità guadagnare.

Quante volte poi il connestabile delegato militare della provincia, veda pell'aumento progressivo di queste colonne volanti, non meno che pell'esistenza di mezzi materiali, essere possibile passare ad un ordinamento ancor più regolare; procederà, per ordine del condottiero supremo, alla formazione di tutte quelle legioni che la forza disponibile regolare della provincia, renderà con fornire i mezzi, fattibile: e queste comandate da tribuni legionarj, composte di tutte le armi corrispondenti, cioè di fanti, cavalli, ed artiglieria, seco loro portando tutto il necessario al loro sostentamento; saranno la base, il principio dell'esercito regolare italiano, che bel bello ingrossando, compirà con brillanti e decisive operazioni, la grand'opera della riunione, independenza e libertà dell'Italia.

CAPITOLO X.

PARTE ATTIVA DELLO SPIRITO PUBLICO. — COOPERAZIONE NAZIONALE.

Nei cuori della maggior parte degl'Italiani quella pura fiamma divampa ch'all'acquisto dell'unione, indipendenza, e libertà della patria sospinge: ma per la tristizia del tempo che trascorre, per confuso intricamento delle circostanze, per la compressione prodotta dalla forza nemica, per la diffidenza reciproca; ogni unità non poco paventa di manifestarsi alla spartita, e di riuscire ai santi interessi del popolo perniciosa, anzicchè profittevole. Pertanto, a buon dritto lo sfogo dei sentimenti comprimesi, e col velo della simulazione, il generoso impulso del cuore ardente, debbesi ad arte ricoprire: ma dai primi prosperi successi delle bande, di bocca in bocca divulgati, dall'entusiasmo magnificati e giustamente dal savio esaltati, e benedetti; lo scoppio generale ridonda, che, qual torrente, lungo la sua via rigonfiando, dalle rive trabocca, e tutto seco trascinando, quanto si oppone al rapido e maestoso suo corso, involve, distrugge, annienta. Poscia poi vittorioso si pacifica, e trionfante riposa.

Dal fatto d'arme di Lexington in America e dal combattimento del Bruch in Ispagna, le provincie d'ambi quei stati, all'impiego immediato d'ogni mezzo possibile d'attacco e difesa, si decisero. Gli amici della patria da quel primo successo incoraggiati, ovunque alla guerra più attiva si rinforzarono, nè deposero le armi se non quando il decoro, e l'indipendenza di lei, rimasero assicurati. Così pure dopo il primo felice successo delle bande, sarà in Italia per avvenire. Da ogni lato, da ogni classe di persone, da ogni sorta d'armi, verrà l'inimico sì fattamente assalito, che spaventato e confuso, non troverà in alcuna parte della penisola nè respiro, nè salvezza. Allora quando sopraffatto da maraviglia e dalla massa di contadini amici della patria, che il canonico Montanà di Manresa, nelle vicinanze del Bruch, contro la sua colonna raccolse; il generale Chabran preso da grandissima paura, si decise alla ritirata, dice il nostro Vacani che: «Quelli fra i villaggi da lui lasciati in ischiena, che avevangli mostrato al suo passaggio un'accoglienza più amichevole, si fecero pei primi subitamente a sbarrare le strade, troncar fossi, romper ponti, ed a guernire di genti armate di sassi, di lancie, di fucili, i tetti, le porte, e le finestre, onde ebbesi gran pena a ripassarli. L'artiglieria, ed i bagagli andarono perduti; i corpi si disciolsero, e se non che la notte sopraggiunse, e lo spavento ebbe in parte contenuto gli abitanti, in parte messe le ali ai fuggitivi, pochi sarebbero scampati.» Così seguita il citato scrittore: «Pervennero in quel giorno i bellicosi Manresani, e gli abitanti dei vicini monti, e paesi a liberarsi dalla presenza del nemico, avviluppandolo, e assalendolo alla rinfusa in siti ad esso ignoti.» L'intera popolazione italiana essendo dall'ardente, e sacrosanto fuoco dell'amor della patria, d'alto coraggio accalorata; giunto il momento creduto favorevole, tutti gl'individui alla cooperazione del sublime progetto di renderla una, independente e libera, fervorosamente si accingeranno. Vecchi, giovani, donne, ragazzi, tutti da quel generoso ardore ponderosamente concitati, cercheranno in qualche modo di rendere alla santa causa, valevole servizio, onde poi con ragione darsene vanto all'avvenire, sclamando: «Io fui pur anco alla grand'opra della patria rigenerazione, non disutile cooperatore!» Nessuno in tal momento neghittoso rimane, un vecchio venerando, sebbene per l'età cadente debole e tremante, si occupa non dimeno con entusiasmo, tutti gl'ingredienti per far la polvere da schioppo, a raccogliere nell'angolo del suo focolare. Altro canuto e decrepito ajutato dai ragazzi, stà liquefacendo piombo per formare le palle, onde distruggere i nemici del suo paese, altro pur vedesi tutt'occupato ad affilare i pugnali pei figli che si preparano a portarsi al campo, e le armi vecchie della casa, gli schioppi, tromboni, sciabole, spade, e coltelli pulisce dalla ruggine, ed in buono stato ripone. Un altro forma lancie, picche, ed a ferrare un grosso e noderuto bastone, onde renderlo atto a servire di massa, è con tutt'i pensieri affaccendato. Tutti anelanti, non temono, che il riposo, e l'inerzia: ognuno ha presto il suo schioppo onde dalle finestre, tetti, e feritoie a bella posta nel muro della casa praticate, a danno dei nemici del paese e a tempo, valersene. Tutte intente si mirano la madre, la zia, la nonna a riunire vettovaglie, a fare d'ogni sorta di camangiari copioso ammanimento, a preparar filaccie, bende, e medicamenti pe' feriti, ad abbracciare e benedire i loro figli, che alla difesa della patria s'avviano, cui il sacro dovere impongono di morire se loro non arriderà la fortuna e di poter quai veri Italiani liberi ed independenti, nel seno della famiglia ritornare. I ragazzi, le fanciulle assise per terra a fare giorno e notte cartocci, menano della patria ventura, lieta festa, e mentre le mani sono al dovere impiegate, il cuore volto pure alla patria, le move con soave incitamento al canto, e con dilettosa gioia, da quelle ingenue e vezzose bocche vengono inni pel buon successo della causa italiana articolati, e pateticamente intuonati. Attenta la fedele consorte a riempire la bisaccia del marito, gli promette nello stesso tempo di non restare passiva spettatrice de' suoi pericoli, ma di cogliere pur essa il destro di essere utile al suo paese: la moglie, il marito, le sorelle, i fratelli, le innamorate, gli amanti, le amiche, gli amici, la madre ed il padre, esortano i campioni della patria independenza a valorosamente per essa combattere, a salvargli dalle mani dello straniero e dei tiranni, o di gloriosamente morire. Accettano di buon grado i giovani robusti Italiani non inteneriti, ma dalla grandezza del progetto esaltati, le armi loro porte dai padri, le nappe dalle sorelle, le provvigioni dalle madri, e ad incontrar il nemico, cantando, arditamente incamminansi. Ecco tutta l'intera nazione correre spontaneamente alle armi, e seguendo l'esempio della spagnuola nella guerra dell'independenza, con sublime ed eroica determinazione in un subito sollevarsi. Ecco tutte le classi, tutte l'età, tutt'i sessi non avendo che un solo voto contro ai nemici del paese, di comun accordo marciare. Dice il Botta, che in America nel 1774 «non si udiva da ogni parte, che romor d'armi, o suoni di pifferi, o di tamburi; non si vedeva che gente, la quale con grandissima contenzione imparava le mosse e l'uso delle armi: giovani e vecchi, padri, e figliuoli e perfino le donne, in ciò tutti insistevano, chi per apprendere, e chi per dar animo, e conforto: fonder palle, far procaccio di polveri, erano occupazioni comuni diventate.» Tali pur diverranno le occupazioni degl'Italiani, quando saranno di mandar ad effetto il gran disegno, decisi.