Della guerra nazionale d'insurrezione per bande, applicata all'Italia Trattato dedicato ai buoni Italiani da un amico del Paese

Part 34

Chapter 342,517 wordsPublic domain

Stabilito dunque, che di sommo vantaggio, nella guerra di che trattiamo, sieno le fortezze, il conveniente modo di quelle prendere o difendere che in mano dei nemici o della nazione possano esistere; per quanto meglio ci fia possibile, ad esporre imprendiamo. Siccome non può un condottiero in questa guerra, finattantocchè colonne volanti o legioni di truppa regolare non siensi nelle provincie ordinate, avere a sua disposizione cannoni, nè macchine od utensili necessarj per un assedio, nè le varie qualità d'armi riunire, che per la presa delle medesime, debbono l'una dall'altra in ajuto adoperarsi; nè avviene che per stratagemma, o per convenzione segreta con alcuni abitanti o difensori, potranno le bande, con successo, delle fortezze e propugnacoli, generalmente impossessarsi. Ed in fatti, deve degli stromenti necessarii ad un regolare assedio delle fortezze, un condottiero scarseggiare, nè può impedire, che vettovaglie non meno, che munizioni vengano in quelle, introdotte, nè far sì che per insopportabile inopia e rabbiosa fame sieno ad arrendersi costrette. Dovrà pertanto limitarsi di bloccarle, perchè quand'anche abbiano provvigioni a dovizia, desutile mai non sarà di tenerle in blocco e con quello il nemico molestare, ed in continuo servizio ed inquietudine il soldato avversario mantenere. Mina al blocco di Pamplona, con molti differenti modi, ora facendo sembianza d'attaccare, ora di fuggire, etc., i Francesi, travagliava, ed a stare costrignevali sulle loro guardie, di continuo rinchiusi. E se ad uscire baldanzosamente avventuravansi, facevagli col peggio indietro tornare. Così dovrà essere quel condottiero, come eccellente esemplare, da ogni altro condottiero, imitato. Aveva egli con un manifesto, guerra a morte e senza quartiere a qualunque Francese, uffiziale foss'egli, o soldato, indistintamente dichiarata: in ogni luogo ed in ogni tempo, con armi, o senza, in servizio o fuori d'azione, chiunque di quelli trovato si fosse; immantinenti esser doveva coll'_assisa_ sua di reggimento, e con una _bolletta_ sul petto portante l'inscrizione d'ordine di Mina, con le gambe in sù, e la testa in giù, ad uno degli alberi, lungo la strada, inesorabilmente appeso. Ogni casa, in che stato fosse un Francese, nascosto, ad essere in cenere ridotta, era condannata, ed a morte i padroni o gli abitanti di quella sentenziati. Se mai l'inimico da qualche abitante d'un villaggio, esservi in quello dei volontarj, avesse relazione, ricevuta, ed il numero di quelli non fosse maggiore di otto; un balzello di cinque cento ducati a quel villaggio che aveva informato, imponeva: e se qualche volontario fosse, per quella cagione, in mano dei nemici caduto, dava espresso comandamento, che a sorte quattro abitanti del villaggio si estraessero, ed in quello stante si archibugiassero. Era Pamplona e tutt'i villaggi, e case circostanti, dentro un raggio d'un miglio comprese, in istato d'assedio chiarita, ed a passare dentro quella linea, la pena di morte s'incorreva. Tenevano i distaccamenti a _stazzo_ in osservazione della linea, l'ordine preciso di sparare addosso a chiunque oltre i limiti stabiliti, di scorrere s'avventurasse: e se avveniva, che la persona ferita o no, nelle loro mani giungesse, quella dovevano, senza indugio, all'albero più vicino per la gola impiccare. Aggiungeva inoltre, che qualunque persona con saggio avvedimento desiderasse Pamplona, durante quel tempo, abbandonare, sarebbe stata con l'umanità propria del carattere navarrese ricevuta, ma si doveva per ottenerne il permesso, a Mina personalmente presentare. Erano i militari d'ogni grado, a disertare invitati, con la promessa di lasciare a loro posta la scelta di militare negli eserciti spagnuoli, andare in Inghilterra od al loro paese ritornare. In qualunque di questi due ultimi casi, Mina di condurli salvi ad uno dei porti della costa marittima, loro, sopra sua fede, prometteva. Qualunque persona che avesse un disertore, ucciso, o tradito, o ricovero ed assistenza avessegli negato; dovevasi, tosto presa, da' volontarj, alla forca sospendere: ed a nessuno era dai limiti del rispettivo villaggio, in arbitrio di allontanarsi, senza d'un passaporto dell'alcalde, o _Regidor_, dal Parroco o da qualche ben conosciuto abitante in vece sua firmato. Chiunque, senza un regolare passaporto, fosse rinvenuto, comandava che fosse passato per le armi. I tenitori d'albergo e locande, erano sotto pena di morte, il passaporto a tutt'i loro ospiti, ed avventori, a domandare incaricati: e chiunque valido non l'esibisse, dovevano arrestare, ed alla più vicina banda rimetterlo. Se qualche villaggio sborsasse, od i primati di quello, il pagamento della multa di quaranta _pesetas_ per settimana, imposta dai Francesi, ai parenti ed amici dei volontarj sollecitassero; le proprietà di tutt'i magistrati, preti e persone influenti di quel villaggio, doveano a discrezione confiscarsi, ed una multa _ebdomadaria_ del doppio della somma di quella, ai padri, fratelli e congiunti delle persone dai Francesi in Pamplona impiegate, riceversi. Mina col suo manifesto imponeva, che in tutte le città, valli, etc., di Navarra, esser doveva in ogni quindici giorni, la prima e terza domenica del mese, in tutte le chiese dal prete officiante, letto e pubblicato; ed ogni qual volta ed in qualunque luogo stato fosse questo dovere trascurato od omesso; tutt'i magistrati, preti, notaj o scrivani della municipalità e due dei più influenti abitanti del paese, al supplizio inesorabilmente sentenziava.

Questi furono i principali modi da Mina, durante il blocco di Pamplona praticati, che se indubitatamente non si possono come dolci e miti riconoscere; è però giuocoforza il convenire, doversi quelli nel genere di guerra di che trattiamo, come indispensabili, certamente stimare. Imperciocchè quegli esseri malvagi nel di cui core l'amor di patria non ha più forza, e quella, sono ad un vile timore, o personale riguardo, per immolare disposti; togliere si debbono di mezzo; ed al sistema di terrore dal nemico seguito, quello conviensi di _altro terrore_, con giustizia opporre. Senza volerci nei molti particolari sopra di questi modi, arrestare, perchè pure alla guerra regolare appartengono; diremo non dimeno, che non mai una fortezza piccola o grande attaccare dovrassi, senz'aver prima tentato, con doni, con offerte, con promesse, da chi la comanda o dalla truppa, di difenderla incaricata, d'averne la cessione. Dice Pausania, al libro sesto, capitolo diecisette, «che i primi frà tutt'i popoli furono gli Spartani, che abbiano a forza di danaro, la fedeltà dei generali nemici, di sedurre tentato, ed a maggior gloria la vittoria venale, che quella col coraggio acquistata, s'attribuissero.» Ma se poscia, esauriti tutt'i mezzi di seduzione, duri vogliono i nemici alla difesa rimanere, essendo conveniente il sito, e vantaggiosa l'occupazione d'una data fortezza, giudicata, si dovrà da che vuol sorprenderla, con disegni, con modelli, per relazioni e con le proprie riconoscenze, perfettamente conoscere: quindi con una forza di molto superiore a quella del presidio, assalirla. Il più profondo secreto deve da chi comanda, essere mantenuto, ed il suo progetto, di quello in fuori, che a surrogarlo, in caso di morte, già trovisi destinato, e dai capi delle varie suddivisioni della sua truppa, in ciò che specificatamente e particolarmente loro appartenga, a nessuno, senza correre il più grande pericolo, dev'essere manifestato. Allorchè meno possano essere dai difensori prevedute, debbono le sorprese dei propugnacoli, effettuarsi. Le lunghe ed oscure notti d'inverno (dando tempo all'assalitore di giungere inaspettatamente da lontano, e fare i suoi preparativi, onde, due ore prima di giorno, dare la scalata alla piazza,) quelle operazioni notabilmente facilitano. Il vento, il freddo, la pioggia, rendendo pigre, ed intirizzite le vedette e le vegghie dei forti, a chi va per assalire, danno favore. Deve il condottiero dell'ora, in che il presidio le sue guardie _rileva_ e recasi ai baluardi a nuove sentinelle di gente fresca posare; essere diligentemente informato, ed alcune ore prima di quel momento, quando la guardia stanca bada con minore avvedutezza alla difesa, con vigore attaccarlo. Varie bande unite sotto al comando d'un solo condottiero capo di quella operazione, potranno facilmente riescire. Sono queste sorprese ai fanti riservate, ma in di loro ajuto, una qualche piccola banda di cavalli, per decidere la zuffa nelle strade e piazze del paese, di molto converrebbe: ed altresì, allora quando da una grandissima distanza, si dovesse a quell'uopo, la truppa trasferire. Perciò nel loco distante due ore dalla piazza che si vuole attaccare, ed ove per prendere alcuna posa e mettersi in ordine pella divisata impresa, si fa il grand'alto, in groppa i fanti trasporteransi. Delle guide, informatori, spie, mercechè tali operazioni si maneggiano e delle necessarie cautele per non venire ingannato, e mancare all'intento, non ragioneremo, avendone in gran parte, nel capitolo 12 della prima parte, dove della spiagione abbiamo trattato, abbastanza discorso. Accenneremo dunque solo di passo, non doversi in quel caso le armi da fuoco mettere in uso, ma nel più profondo silenzio, all'arma bianca, quanti nemici ai posti avanzati s'incontrano, senza dare a nessuno di essi nemici campo a sparare, o fuggire, debbonsi tutti ammazzare: ed aggiungeremo, una volta giunti sulle mura, corpo a corpo e non colle armi di getto, essere di combattere, conveniente, ma solamente potersi quelle con vantaggio adoperare, quando già entrati nella piazza si vogliano gli abitanti, e difensori per più prestamente alla resa costringerli, con tiri spaventare. Tutt'i militari non solo, ma tutti gl'individui portanti armi, esser debbono sul posto a dirittura trucidati. Ai soli abitanti amici della patria, tranquilli e non a nostro danno armati, debbesi concedere benignamente quartiere. Diremo in oltre, che per evitare il difetto nelle sorprese assai frequente, vogliam dire, di non essere state le scale ben calcolate, debbonsi quelle di sufficiente lunghezza costruire, affinchè, fino sopra alle mura, giunger possano, e doversi pure quelle a due uomini, preferire, perchè oltre al vantaggio della maggior economia, molto più di coraggio, ed emulazione, deve negli aggressori, che in due alla stessa altezza trovansi a montare, indubitatamente infondere. Buona cosa pur sarà, se fattibile, di portare falconetti e cannoncini sopra dorso di mulo o sopra barelle, onde aprir le porte e le poterne, ed in mancanza dovrà farsi a quell'effetto, valevole uso di petardi, portar fascine, per riempire i fossi, che da una parte, o dall'altra del muro, possano rinvenirsi, portar mazze, ferri, spontoni, etc., per rompere le porte di soccorso. Debbonsi dividere le forze in cinque squadre: una pell'attacco reale, un'altra pei falsi attacchi, la terza per far diversione, la quarta per rimanere di riserva, la quinta infine per assicurare la ritirata e guardare le spalle e gli stretti. Ognuna di queste, da un capo abile ed ardito comandata, qualora non riesca l'attacco reale ed alcuno dei drappelli dei falsi attacchi, ad entrare pervenga; alla gran corsa porteransi allora i due terzi di tutte le altre a congiungersi con quella, che già pone piede addentro, e mantenendo i rimanenti terzi un fuoco vivissimo e terribile, sempre più avvicineransi alla piazza, per l'attenzione delle truppe nemiche, sopra di loro attirare, ed impedire che a quelle attaccate, arrecato sia soccorso. Una volta nella fortezza entrate, dovranno le bande in tanti distaccamenti suddividersi; uno alla guardia del luogo per dove si è penetrato, immediatamente destinerassi, un secondo, per sostenere l'attacco, un terzo onde la porta dalla quale deve entrar la riserva, tosto aprire, un quarto per far il giro dei baluardi, un quinto per arrestare il comandante della piazza, tutto lo stato maggiore, e passarlo di botto per le armi, un sesto per assalire il corpo di guardia principale e tutt'i soldati che lo compongono, esterminare, un settimo per coprire la porta della cittadella o castello, un ottavo per lo stess'oggetto, recherassi a quella dei quartieri, un nono per impossessarsi degli arsenali e magazzeni, un decimo per occupare le contrade, un undecimo dovrà mettersi in positura sulle piazze, un duodecimo arresterà tutt'i principali militari, civili, abitanti ed impiegati del paese, sotto guardia per custodirli. Avrà il condottiero questa fortezza, sorpresa o per tenerla, o per abbandonarla. Nel primo caso, stabilirà il presidio, e i danni portati dall'attacco, senza più altro aspettare, riparerà: ma nel secondo, tutto quanto gli conviene, e può portar via, non tralascierà di tosto acchiappare. Tutte le fortificazioni, egli farà, in modo da non poter più essere restaurate, rovinare: ed altresì invierà tutto quanto essere suppone al nemico di qualche utilità, in pronta e totale distruzione. Così, la maniera di sorprendere una fortezza, rapidamente accennata, senza degl'infiniti particolari ad un condottiero necessarissimi, nella spiegazione ingolfarci, locchè troppo a lungo ci condurrebbe, noi, coloro che sù di tal materia, istruzione vorrebbero, allo studio di tanti trattati sulla tattica inviamo, che del modo di portare tali sorprese ad effetto, imprendono particolarmente a spiegare. Potrebbersi pure questi attacchi, di pieno giorno, intraprendere: ma della decisa superiorità della propria truppa e debolezza dell'avversa che senza pericolo di forte resistenza, si potesse ridurre, sarebbe di averne la certezza, mestieri. Per mezzo dell'astuzia e stratagemmi, puossi vincere la forza. Erodoto, al libro sesto, ci dice che buono, come abbiam ricordato e legittimo, qualunque mezzo potesse farli trionfare, gli Spartani consideravano, nè come cosa sconvenevole, usare della perfidia, nè la fede col nemico violare, per delitto avevano, quando della patria si trattava. Nel caso in che noi ci troviamo e nel sistema della nostra guerra, noi pure aver dobbiamo alle massime degli Spartani ricorso. E per impadronirsi d'un propugnacolo, non solo cercherà il condottiero di distruggere colla forza aperta il nemico, ma ben anche d'armi avvelenate, di carcasse, di razzi alla congreve etc., a tal proposito, maestrevolmente si varrà. Porrà opera inoltre onde materie fetide, sieno nella fortezza introdotte e che dalla morbosa loro infezione, appiccaticcie infermità, e maligna peste conseguano: con cautela i ruscelli, fontane, sorgenti, polle, insomma le acque tutte capaci a dissetare i difensori, dal loro ordinario corso devierà, o se fia che alcune lascii in quella penetrare, somma userà deligenza onde sieno previamente attossicate, e dolorosa subitanea morte a chi ne beve, succeda. Con astuzia farà sì, che i soldati stessi del nemico, da promesse, e regali sedotti, tolgano ai più influenti capi, agli uffiziali superiori, ed anche ai subalterni, la persona; ma dovrà sempre stare all'erta di non venire ingannato da chi, egli ingannare intenda. Molti altri sarebbero i stratagemmi, e le astuzie che indicare si potrebbero: solamente però di raccomandare la lettura di Pollieno, e Frontino che a lungo scrissero su di tal oggetto, ci contentiamo.

Del modo di occupare una piazza per accordo particolare con qualche individuo, che apra le porte, ed in quella le bande di soppiatto introduca, a ragionare tuttavia ci rimane. Nella guerra nazionale in cui le più grandi, le più forti passioni dell'uomo trovansi con violenza eccitate, qualche astuto infingitore, che dal manto dell'ipocrisia coperto, serva per qualche tempo al nemico, e quindi un bel giorno, nelle mani della patria quella fortezza consegni, troppo malagevol cosa al certo non sarà di rintracciare, sopra tutto se si trova essere una piazza, in che d'abitanti civili numero competente, vi sia. In caso poi, che nessuno vi esista dalle sublimi passioni figlie dell'amor di patria stimolato, dovrà il condottiero a quelle persone appigliarsi, che dall'affetto per l'oro signoreggiate, od incostanti, o di una smisurata ambizione abbondevoli, o da un odio violento, e cieco, o dal desiderio di vendetta, essere trasportate s'avvegga, le quali baloccando, lusingando e vezzeggiando, potrà per loro mezzo, la fortezza ottenere. Somma diffidenza nelle persone, accuratezza nell'esame delle proposizioni, saranno dal condottiero impiegate, ostaggi, deposito dei beni nelle sue mani, da quei che debbono servirlo, come guarantigia della loro buona fede, non mancherà di richiedere, doviziose rimunerazioni in caso di buon successo, minaccia di esemplare castigo, e di morte infame in caso di rovescio, apertamente profferirà.