Della guerra nazionale d'insurrezione per bande, applicata all'Italia Trattato dedicato ai buoni Italiani da un amico del Paese

Part 33

Chapter 333,252 wordsPublic domain

L'Italia, prima distruggitrice della formidabile potenza marittima Cartaginese invincibile, in quel tempo, riputata; ne' secoli scorsi, due republiche per forza marittima potentissime, nel suo seno racchiudeva, Venezia, e Genova, a vicenda, il tridente di Nettuno, nel mare Mediterraneo si disputavano. La prima inimica tremenda della Porta Ottomana, signoreggiava sulla maggior parte della Grecia, e con lo smercio delle mercanzie tratte in gran copia dal levante, per mezzo de' suoi numerosissimi legni naviganti in quelle acque, d'agi e di beni, l'Italia, doviziosissimamente forniva; e delle gloriose bandiere di Venezia e di Genova trovavasi il mare, coperto. Ma quella Italia, che inventò la bussola, che diede al mondo un Colombo, un Amerigo Vespucci, un Sebastiano Caboto, un Usumaro, compagno di Vasco di Gama, un Morosini Peloponnesiaco, un Andrea Doria, e finalmente un Carraccioli con tanti, e tanti altri illustri navigatori ed ammiragli famosi, che nessun marittimo duce di altre nazioni europee pervenne ad uguagliare, non che a vincere; quell'Italia, che malgrado le sue divisioni intestine, e le cattivissime instituzioni che la reggevano, in sul mare primeggiava, trovasi oggidì povera oltremodo di marina, priva di riputazione, avvilita, e derisa da tutte quelle nazioni marittime, che prima, la forza del suo naviglio, e la bontà de' suoi marinari, meritamente rispettavano, e deve soffrir la vergogna di vedersi dalla lista delle potenze marittime del tutto eliminata. Noi possiam dire, senza pericolo di errare, che per terra o per mare, essa non pesa un solo atomo nella bilancia d'Europa. Volgendo il pensiero a calcolare la forza del naviglio di tutti gli stati italiani, chiaro si vede che la sua marina di guerra non ascende a più di novanta vele tra grandi, e piccole in buono stato. La marina sarda-genovese, che si può denominar la più florida in questi tempi, e che alquanto va crescendo, non oltrepassa il numero di venti sei vele quadre, tutto compreso: la marina napoletana non giunge a dodici, e la veneziana ne conta solamente cinquanta. Ma lo stato Papale, e Toscano, essendone affatto privi, è manifesto che il naviglio di guerra italiano, minutamente annoverato, non giunge alle novanta vele, che abbiam di sopra indicate. Tutto ciò in tre distinte frazioni è diviso, l'una dall'altra differentemente regolate, e la maggior delle quali, all'immondo servizio della turpissim'Austria, capitale, perpetua nemica della gloria, e prosperità italiana, trovasi vergognosamente impiegata. Epperciò tal marina, senza spirito d'emulazione, senza energia, è incapace pel piccolo suo numero, e per la sua posizione, di sostenere quell'onore, con tante sofferenze, e con lo spargimento di tanto sangue dagli avi nostri acquistato. Egli è però da supporsi, che al momento di una insurrezione generale in Italia, queste novanta vele da Italiani comandate, e dirette, non vorrebbero, con somma infamia, e vergogna loro, essere del vizio, dello straniero, della tirannide, obbrobrioso sostegno. Vogliamo noi credere, che tutt'i comandanti, ed uomini di mare, abbraccierebbero il partito del loro paese, e quello accanitamente difenderebbero, vantaggio di gran lunga maggiore potendone sì al publico che al privato, ridondare. La marina militare italiana, inalberando la bandiera dell'unione, independenza, e libertà della patria, non rimarrebbero altri nemici da combattere, imperciocchè, sendo l'austriaca marina d'Italiani composta, e seguendo questi la via dal dovere loro indicata, si troverebbe quella potenza affatto priva di naviglio, e non sarebbe più atta ad infestare le nostre coste: anzi quelle novanta vele ci servirebbero a mantenere le comunicazioni fra un punto e l'altro del littorale, al trasporto di vettovaglie, armi, e munizioni dall'estero nei nostri porti: o nelle baie, golfi, cale, seni, verrebbero onde il popolo combattente, di quanto gli bisogna, prontamente provvedere, ed altresì per caricare bande di volontarj, ed in quei punti rapidamente trasportarle, dove il nemico, trovandosi assai più debole, si possa facilmente schiacciare: quindi le bande tornando a navigare di bel nuovo, nel luogo, da dove partirono, compariranno, dove forse il nemico più non le aspetta: così, colla velocità dei movimenti, favorita dal trasporto marittimo, la loro forza in mille modi, e differenti apparenze, troverassi moltiplicata, e finalmente nella loro fuga, qualora inseguite dal nemico, saran protette e salvate. Grande addunque sarebbe il vantaggio che la marina militare potrebbe in questo modo nella guerra d'insurrezione, al suo paese arrecare, e non v'ha dubbio, che sia quella disposta, al primo grido d'unione, e libertà d'Italia, ad accorrere sotto agli stendardi di quella patria, che ha d'uopo del maggior numero de' suoi figli, onde spezzare il giogo straniero, ed anche dalla tirannia domestica liberarsi. Ma nello stesso modo, che tutto a credere conduce, essere gli uomini della marina di Sardegna, Napoli, Venezia, schivi dal coprirsi dell'infamia, e del vituperio del mondo, e che anzi a difendere, e sostenere la causa della loro patria, con entusiasmo, ed ardimento, imprenderanno; tutta volta la prudenza, quella madre dei felici risultamenti, vuole, che la questione, da ogni lato si esamini, e che ad una supposizione contraria si giunga che al nostro cuore pesa oltre modo, e di che il minimo indizio non abbiamo, ma che pure noi dobbiamo per un momento ideare, onde non resti il nostro trattato, in così essenzial parte, incompleto. Ammesso dunque che nella guerra d'insurrezione, una marina nemica esista, e che questa delle tre squadre, sarda, napolitana e veneta, o di una parte d'esse o d'alcuna di quelle si componga, non avverrà che il felice risultamento della guerra d'insurrezione abbia, per questa disgrazia, ad essere impedito. Il solo danno consisterebbe in un ritardo nel perfetto compimento della vittoria; perchè que' navigli, anzicchè trasportare le nostre truppe da un punto all'altro, ne trasporterebbero le inimiche, ed anzicchè fornir delle vettovaglie, armi e munizioni dall'estero, cercherebbero d'impedirne l'arrivo, e quelle all'avversario apporterebbero. Malgrado ciò, se il popolo italiano vuole veramente divenir libero; possono ben anche tali pericoli, se non per intero eludersi, almeno diminuirsi. Allo scoppio della italica rivoluzione, tutt'i capitani mercantili nizzardi, genovesi, toscani, pontificii, napoletani e veneti, (che secondo i calcoli più recenti, posseggono più di ventimila vele quadre, pell'aumento ch'ebbero dalla spedizione di lord Exmouth contro di Algeri, fin'oggi) seguendo il glorioso esempio dato nel 1821 e 22 dai Greci contro ai Turchi; la bandiera nazionale italiana, festosi, nella vista della gran ventura della patria, inalbereranno. Armeranno, costoro e metteranno i loro legni in istato di combattere, quindi a seconda di quanto più sopra indicammo per le navi di guerra, opereranno. Per via della loro picciolezza, saranno que' legni atti vieppiù a condurre ad effetto le loro imprese, e altresì a deludere la vigilanza dell'inimico. Si serviranno pure i capitani delle loro carte e bandiere, ogni qual volta si troveranno sotto alla portata di quello ed esser più forte di essi loro, giudicheranno. Quante volte non potranno opprimerlo colla forza, avranno all'astuzia ricorso. Il sistema di guerra marittima, non differisce, nelle massime generali, da quello di guerra terrestre e solamente nei particolari, speziali alla varietà dell'elemento, dee cangiarsi. Imperciocchè, alcune volte sarà più facile al nemico di soverchiarci, se si trova a _sopravento_, o con un legno più veliero del nostro. Allora ch'esauriti dal _portolano_ dell'italico legno, saranno tutti quei mezzi statigli dall'astuzia, valore, e temerità suggeriti; anzicchè nelle mani del nemico vilmente cadere, dovrà alla salute della patria immolarsi. Giunto all'estremo istante in che vegga, non esservi altro scampo, che la resa; in vece di ammainare la sagrosanta bandiera della patria e darla preda ai barbari, lor farà egli un estremo e terribile saluto, dando fuoco al deposito delle polveri nella _Santa Barbara_, e quindi a quella unito, ed al bastimento, in onore della nazione, e beffa dei barbari, salterà il prode Italiano, in mille pezzi per l'aria.

In tutt'i paesi, villaggi e borghi, lungo la costa marittima, si metteranno in mare dei _mistici_, _liuti_, _schifacci_, _paranze_, _bovi_, etc., armati di cannone, e con sufficiente quantità di gente; si terranno quelli sempre vicino alla costa, per sorprendere le corrispondenze del nemico; trasportare vettovaglie, etc. Oltracciò, da tutti quei paesi littorali, pure si metteranno in mare _lancioni_ alla foggia delle _speronare_ siciliane, contenenti un centinajo di persone armate, le quali staranno di giorno, e di notte permanentemente a _bordo_, e faranno continui sbarchi sulla costa; tirando a terra il loro _lancione_, ed in quella inoltrandosi. Per tal modo, manterranno tutt'i paesi, e villaggi, che si estendono lungo la spiaggia, in attività continua, rispetto e devozione al partito della patria. La grande cura, la somma precauzione di chi comanda al _lancione_, sarà di star ben avveduto, e prendere le sue misure, onde non gli venga la ritirata al mare impedita. Epperciò non dovrà mai tanto dentro terra inoltrarsi, che possa dal nemico essere scorto, e tagliato di fuori. Questi _lancioni_ possono in mare portarsi nel tempo di notte sotto ai bastimenti di alta portata e senza essere veduti, incendiarli o farli saltar all'_arrembaggio_. L'ardita condotta dei _filibustieri_ nei mari d'America è degna di essere da noi nelle marittime operazioni onninamente imitata; non diciamo nello scopo, perchè quelli al solo soddisfacimento di licenziose brame, ad un ismodato desiderio di far preda, anzicchè alla gloria e felicità della patria, miravano. Ma che con ispirito patrio e veramente italiano intrapresa, debba l'imitazione delle loro gesta grande giovamento alla riuscita della contesa cagionare, non vi può esistere il minor dubbio. Il celebre storico Rayual, parlando di questi famosi guerrieri marittimi, dice, che formavano tra loro, molte piccole squadriglie di cinquanta, cento, o cencinquanta uomini, che in una barca più o meno grande, consisteva tutto il loro armamento, e là, notte e giorno, all'ingiurie dell'aria esposti, non rimaneva a quegli straordinarj navigatori, che un picciolissimo spazio per coricarsi. Essi non deliberavano mai per attaccare un legno che si presentasse alla loro vista. Il loro sistema era quello di correre all'_arrembaggio_: la picciolezza de' legni e l'arte di maneggiarli, salvavagli dal pericolo dell'artiglierie della nave nemica; non presentavano mai al suo fuoco altrocchè la prora coronata dagli _scoppettieri_ che dirigevano tutt'i loro tiri, agli _sportelli_ dei cannoni avversarj, così bene aggiustati, che sgomentavano e rendevano i migliori artiglieri mal atti alla difesa. Quand'essi avevano gettato il _grappino_, era cosa molto rara, che il più grande bastimento, potesse loro sfuggir di mano. Quando s'incontravano con un vascello spagnuolo, non tralasciavano mai di attaccarlo e seguivano le flotte fino allo sbocco del _Bahama_, nel qual tragitto, se un bastimento si allontanava dagli altri o restava indietro, era certamente preso, ed i vinti, precipitati nel mare. Pietro Le Grand, nativo di Dieppe, che aveva soltanto una lancia armata con quattro cannoni e ventotto uomini; malgrado la disparità delle forze, si decise ad attaccare il vice ammiraglio dei galeoni: e dopo d'aver comandato che fosse il suo proprio legno nell'acqua sprofondato, il sorprese e saltò a _bordo_ con tutti gli uomini. Fù talmente dalla sua temerità l'equipaggio spagnuolo, stupito, che nessuno di fargli la minima resistenza ebbe ardimento, ed egli stesso calando alla camera del capitano, il trovò intento al giuoco, gli mise la pistola alla bocca, e l'astrinse ad arrendersi a discrezione.

Che non avremmo da dire, se da noi si volessero le prodezze di tutti, o della maggior parte di questi decisi combattenti marittimi, raccontare? Le gesta sole del capitano Laurent, Montbars sopranominato lo _sterminatore_, del Basque, dell'Olonese, Morgan, Vandhon, ci bastino per indicarci la condotta, che debba tenere il _portolano_ marittimo, che si consacri al riscatto d'Italia. Egli deve conoscere il pericolo, e non temerlo, tutto risparmiare, e tutto avventurare, difendersi ad un tempo, ed assalire. Il valore, l'artifizio, la temerità, la disperazione stessa debbono in quella specie di guerra, essere, a seconda de' casi, con accortezza del capo adoperate, e dovrà, solo, più della morte, l'ignominia di restare la preda del sanguinolento assassino d'Italia, sempre sempre temere.

Situate a distanze determinate nei paesi, e villaggi della costa del continente, e delle isole, fuori dei villaggi, nei seni di mare, alcune squadre di _lancioni_, di cui favelliamo, che debbono correre nella distanza da una stazione all'altra, ed imitare nella attività, decisione, valore, i citati _filibustieri_; non vi saranno più certamente, lungo tutto il littorale italiano, pericoli da paventare. I _brigantini_ mercantili, _fuste_, _barbotte_, _petacchi_, _mistici_, _sciabecchi_, _bovi_, e _schifacci_, si estenderanno eziandio al largo pel Mediterraneo ed anche più lungi, manterranno le provvigioni alle fortezze ed alle bande; e dovendo urtare con bastimenti nemici, seguiranno la condotta pei lancioni di già stabilita. Debbono tutti questi legni essere serviti da marinari, che sentan lo stimolo d'un ardentissimo, inestinguibile amor di patria, e d'un odio accanito contro agli oppressori di quella, che gridi al cuore continuamente, _Vendetta_! Debbono quelli essere a questa vita laboriosa, e senza riposo indotti, non solo dall'incitamento d'una vita independente, e dalla speranza del bottino, ma bensì da quelle fortissime passioni, che il cuore dell'uomo altamente sublimano, e delle quali sono gl'Italiani per divenire altamente capaci, com'è ben noto, pel santo scopo della libertà della patria, tutti questi fratelli nella spiaggia italiana si porgeranno nelle moltiplici e durissime operazioni, reciprocamente la mano, e con quel costante coraggio, e perizia, compartimento degli antichi dominatori del mare, che tanto spiccò negl'Italiani, abbenchè ne abbiano da lungo tempo tralasciata la pratica, otterranno una gloria anche maggiore di quanta ne abbiano i Greci, e gli Americani acquistata nelle sanguinose contese, che per lo spazio di tanti anni in prò della loro patria, intrepidamente sostennero. L'uso dei _brulotti_ non sarà nemmen posto in obblio. Qualunque legno portante bandiera austriaca, od una delle bandiere della tirannia d'Italia, se non verrà conosciuto essere montato da Italiani patrioti e _mascherati_ colla bandiera tirannica, sarà inesorabilmente predato; l'equipaggio, e _portolano_ saranno prontamente svenati, e lo stesso bastimento dai vencitori armato in guerra, aumenterà la marina italiana; il suo carico servirà, come bottino, in sostegno dei combattenti, e per le altre spese di guerra. I capi dovranno eseguire con minuta esattezza quanto al capitolo decimo della prima parte, ove si tratta della paga, e bottino, si è scritto.

Si rispetteranno religiosamente tutt'i bastimenti delle altre nazioni, purchè non si trovino carichi di merci, provvigioni, armi, o qualunque siasi altra cosa utile all'inimico. In quel caso, il solo carico sarà predato, e conservato, gli uomini, e bastimento saranno, con inflessibil animo, precipitati _a fondo_. Non recan vantaggio le _mezze misure_, allora quando un popolo insorge, anzi, accrescon la forza dell'inimico. Se si lasciano vivere gli uomini dei bastimenti spogliati delle merci, irritati quelli dall'atto giustissimo, ma per essi penoso di torsi gli averi di chi serve all'oppressore, e scordandosi di aver intrapreso un _contrabbando_ contro la nazione guerreggiante, si sparpagliano per tutta l'Europa, e con le loro grida, e coi loro veri o falsi racconti, vanno suscitando una schiera di nemici alla parte belligerante che solamente usò de' suoi diritti, amplificando le cose, con menzogne, e calunnie, straziando la fama di coloro che a ragione operarono. Per lo contrario, se tutti quanti in un coi loro bastimenti, nel mare discendono, loro si toglie l'acconcio di poter danneggiare nell'avvenire, e d'altronde per aver recato soccorso agli oppressori d'Italia, loro s'infligge il ben meritato castigo.

CAPITOLO VIII.

DELLE FORTEZZE.

Le fortezze che dagli uni si veggono, come indispensabili, e principal forza d'uno stato, dagli altri come inutili, anzi dannose, riputate; da Machiavelli e Guibert non corrispondenti nell'utile alle spese, ch'esigono, dichiarate, da Paruta, e Bausmard inalzate alle stelle, e di grande vantaggio considerate; nella guerra dei trenta, e dal gran Federico in quella dei sette anni, come oggetto il più degno di attirarsi le cure d'un generale, furono celebrate. Napoleone all'opposito, capitano di mente vasta, e di grandi concepimenti, conoscendo appieno che, dopo l'occupazione di tutto il territorio dello stato, della capitale, del governo, e di tutte le risorse, che alla difesa delle fortezze sono necessarie, quelle dovevano infallibilmente cadere; come oggetti secondarj capaci di contribuire alla occupazione del paese, non meno che ad assicurarne la conquista, solea considerarle. Ma se possano fra i tattici, e politici sull'utilità loro nei sistemi di attacco e difesa di uno stato in guerra regolare fra nazione, e nazione, o fra re, e re, tali nocevoli dispareri esistere; è però incontestabile che, se in una guerra d'insurrezione perviene un popolo al principio della contesa, o quindi ad impadronirsene, debbano le fortezze, di sommo vantaggio valutarsi. Imperciocchè ogni castello, rocca, fortezza, o piazza forte, potrebbero, non meno di base d'operazioni, alle bande del circondario, servire, che di deposito per le armi, polvere, vettovaglie, in somma per tutte le munizioni sì da guerra che da bocca, di punto di ritirata, qualora da ogni parte strettamente attaccate ed inseguite; d'ospedale pegli ammalati; di magazzeno pel bottino; di deposito pei cavalli; di arsenale per la fabbrica d'armi, e polvere da scoppio: vantaggi tutti indisputabili, che fortificando l'azione delle bande, possono la riuscita della contesa sommamente agevolare. E conversamente, di piccolo o di nessun nocumento saranno per essere le fortezze, se non si trovano dal popolo acquistate. In fatti il sistema della guerra nazionale d'insurrezione per bande, richiedendo, che tutta la superficie della penisola sia in ogni parte, in ogni direzione da drappelli d'armati coperta, che i villaggi, borghi, paesi, e città tutte all'annichilamento del comune nemico tutte le loro forze accoppino; in sì fatta guisa non sarà possibile a quello d'introdurre convogli nelle fortezze onde all'inevitabile mancanza delle munizioni di qualunque specie supplire, ed anche gli si renderan malagevoli, e pressocchè impossibili, od almeno infruttuose, le _sortite_. Se queste a piccola distanza dalla fortezza saranno spinte, dovendo _tutto_, secondo questo sistema, essere devastato, o bruciato fino alla periferia dei raggi del centro strategico nemico, nulla gli avverrà di trovare, e se a maggior lontananza si deciderà di mandare i suoi distaccamenti, potranno esser quelli fuori della piazza, facilmente dalle bande tagliati e per tanto i spediti soldati, sempre nel rischio di essere tolti nel cammino, da questo mondo, oppure dalle fatiche spossati, vedendo le loro provvigioni predate, come tapini, al loro centro, malconci, e derelitti ritorneranno. Difficil cosa sarebbe, il dire se nel 1810 fosse in Catalogna il numero delle città spagnuole dai Francesi assediate od occupate, maggiore a quelle dalle bande nazionali, bloccate. Infatti le comunicazioni tra una piazza, e l'altra, erano talmente impedite, che non potevano i Francesi una lettera da Barcellona, fino a Gerona mandare, senza una scorta d'almeno cinquecento uomini per proteggerla, ed ordinariamente succedeva, che nè la lettera, nè la scorta potevano giungere al loro destino, ma bensì dovevano al luogo da dov'erano partite far ritorno, tutte le volte, che loro era dato di potere la loro quasi certa distruzione pel cammino, evitare. Oltracciò, tanto grande vantaggio da questo sistema di guerreggiare ne ridondava, che sebbene avessero i Francesi, mercè la loro disciplina e tattica, dieci battaglie campali, nel corso di sei anni, guadagnato, e di quasi tutte le piazze forti avessero il possesso; nulla dimeno, non fù loro, il durevole dominio d'un solo distretto della provincia, possibile ad assicurarsi.

Tanto pell'esistenza nei secoli scorsi del sistema feudale, quanto per la divisione in che fin ad ora in differenti stati separati, fù tenuta, non meno, che per le molte guerre intestine, e forestiere da essa, per lo più a suo danno, ed a vantaggio degli stranieri sostenute; trovasi l'italica penisola, d'antichi castelli gli uni mezzi diroccati, gli altri ancora in buono stato coperta, sù d'eminenti punti, che signoreggian le vie situati, che ai feudatarii nei secoli scorsi appartenevano. Altissime torri, rocche di valevoli baluardi munite, fortezze di doppio muro cinte, vecchie cittadelle sprovvedute ed abbandonate, le une in pianura, le altre su rupi, che a profondissimi burroni e stretti sovrastano, sparse, in non picciolo numero in tal contrada rinvengonsi. Ma quantunque, ritrovinsi quei propugnacoli, quasi del tutto negletti, smantellati, ed a discrezione di fortuna in oggi dai possessori, lasciati, non per tanto impossibil cosa, dando principio alla guerra d'insurrezione, sarebbe, ad imitazione degli Spagnuoli, di riattarli, ed alla difesa come fortificazioni passaggiere, con sollecitudine apparecchiarli. Molte fortezze, ci dice il nostro Vacani, furono in quella guerra nella Spagna restaurate, e resero servigi importanti alla difesa generale, tali insomma, da dimostrare sempre più, quanto possa natura all'arte congiunta, nell'avvalorare gli sforzi generosi d'una paziente, e coraggiosa nazione.