Della guerra nazionale d'insurrezione per bande, applicata all'Italia Trattato dedicato ai buoni Italiani da un amico del Paese

Part 29

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Terrà dunque il condottiero, sempre fisso in mente, che deve sulle marcie e contro marcie, tutta questa guerra posare; si sovverrà, che con quelle, nel tempo della maggior potenza della republica Romana, i Parti dall'esercito di Crasso si liberarono, e resero quindi la gita di Antonio funesta e vergognosa; ei si sovverrà che con quelle, Arminio potè resistere all'esercito di Germanico, e la salute delle legioni di Cecina, sommamente mettere in forse; e che per ultimo, quelle diedero la vittoria a Napoleone, nelle pianure di Marengo, che unite al suo felice ardimento nel valicare il Po a Piacenza, e l'Adda a Lodi, la strada a grandi, ulteriori, decisivi successi, gloriosamente gli aprirono, nel mentre che, allo sbaglio da lui commesso, nell'essersi contro de' precetti dell'arte militare, sù di Milano anzicchè sù di Mantova, diretto, poser conveniente riparo. Da tali esempi ammaestrato, entrerà con sicurezza il condottiero, nei non ancora in Italia camminati sentieri di questa guerra, e potrà cogliere pregiatissimi frutti di patrio profitto.

CAPITOLO III.

VALICO DI FIUMI.

Dovrà soventi volte al condottiero di una banda, senza dubbio, accadere, sopra tutto in Italia, la superficie della quale si trova in ogni direzione, e ad ogni passo, da fiumi attraversata, di essere dal genere della guerra, costretto or d'impedirne il valico al nemico, ed ora di doverlo per sè stesso effettuare. Oggetto dunque di gran momento, e degno della maggior attenzione, dovrà questo, dal condottiero essere considerato.

In varie maniere, sopra ponti fissi di pietra, o di legno, o sopra ponti di barche, o zattere, o al guado, si possono i fiumi valicare. Difficil cosa sarebbe per le bande, il passaggio d'un ponte, a viva forza impedire, quantunque impossibile in varie occasioni, non sia da giudicarsi. Non potendosi però, una eguale, o superiore forza disciplinata opporre a quella, che il valico ne intraprende; non si potendo in ben costruiti trincieramenti in fronte, all'imboccatura del ponte, rimanere; i soli modi per noi possibili, atti per impedire al nemico di passare il fiume in qualunque maniera lo tenti, sia sopra ponte, sia al guado, sono i seguenti. Primieramente il ponte pel quale l'avversario deve passare, non potendosi con regolar metodo difendere, converrà che si faccia saltare in aria, prima, che quegli alla vista del medesimo si presenti. Potransi pure praticar delle mine in modo, che al passar del nemico, quando la truppa si trova dissopra, scoppj, e si spacchi. Ma siccome gli avverrà di frequente, d'essere in penuria di polvere per ciò eseguire, si dovranno allora, se il ponte è di legno, segare le travi, o se si trova essere di mattoni, o di pietra, in altro modo, tanto una parte indebolirne, che non possa il peso della colonna nemica, sostenere, ma che rovini, e repentinamente cadendo, quella malefica razza si sprofondi, e sotto rottami dello sfracellato ponte, pel bene d'Italia, nel fiume irremissibilmente si affoghi. Non potendosi avere il tempo di fare i sopra menzionati preparativi, si renderanno inutili i ponti, collo distruggere due, o tre archi di seguito.

Se il ponte sarà di legno, potrassi agevolmente incendiare; ma se il nemico già trovasi in tal vicinanza, che il tempo non sia per far ciò, sufficiente, si riempiranno dei battelli con materie combustibili, e dalla parte superiore del fiume, verso del basso si lancieranno, i quali, tosto giunti a poca distanza del ponte, si dovranno accendere. Se quello sarà di barche, potrassi parimente col fuoco distruggerlo, oppure lanciandogli contro, dei grandi alberi, i quali passando in mezzo alle barche, scompaginandole, ne facciano andare alcune a fondo. Battelli carichi di pietre, e di terra, e mille altre cose di questo genere, possono a quell'uopo servire. Un ponte di barche verrà con poca fatica distrutto, mandandovisi volontarj, che sott'acqua, si portino a segare le corde con che sono quelle, assieme legate, oppure ne perforino alcune che riempendosi d'acqua, vadano a fondo. Quanto si è detto pei ponti di barche, può farsi, in parte, a quei di zattere applicabile. Se l'impossibilità esiste della distruzione dei ponti di pietra, di mattoni o di legno, si dovranno con grossi tronchi d'alberi, con grandissimi sassi, con rottami d'ogni più brutta specie, interamente ingombrare; praticar molti trabocchetti; piantar piuoli in terra; i parapetti d'ambe le bande rovinare; in somma far quanto, per impedire, od almeno ritardare o molestare il passaggio, al nemico, sia per essere adatto. Non potendo le bande costruire ridotti, spalleggiamenti, etc., nessuna opera fortificata, essendo loro possibile d'avere, non possedendo sufficienti cannoni, nè una forza bastevole per opporsi al passaggio del nemico, potranno tenersi imboscate nelle selve, e foreste, che quasi sempre si trovano ai lati dei fiumi, e sorprendere i primi distaccamenti, che passano, se pur le bande si trovano in numero superiore alla colonna avversaria. Se poi vi sono inferiori, lascieranno sfilare il nemico, ed i volontarj quatti quatti, aspetteranno di poterlo attaccare alle spalle, e distruggergli il _retroguardo_. Potranno pure a tal fine, dopo d'aver incagliato il passaggio del ponte, portarsi con tutta velocità a qualche guado dalla parte superiore od inferiore del fiume; o se quello non si trova, passarlo al nuoto, e con un rapido movimento cadere alle spalle del nemico, quando già abbia intrapreso, e quasi effettuato il suo passaggio. Se varie combinate bande agiscono assieme, possono le une da una parte e le altre dall'altra, con vantaggio molestarlo. Se il passaggio del ponte si trova essere di somma importanza per la cosa publica, allora il condottiero, anche senza tutt'i mezzi, ma col suo coraggio, e decisione, lo dovrà fino all'estremo, pervicacemente difendere. Nell'anno 1812, un corpo di dugento Spagnuoli, sotto agli ordini di un commendevol capo, per nome Miranda, si pose in una chiesa, situata all'imboccatura del ponte di _Alba de Tormes_, e per lo spazio di due intieri giorni, tutto l'esercito Francese contenne, che inseguiva lo Spagnuolo, ed Inglese combinato; locchè, si può ben dirlo, ambi quegli eserciti salvò da una rotta, a che, se non guadagnavano quei due giorni di marcia sù de' nemici, stati sarebbero inevitabilmente sottoposti. Non ebbe però luogo il generoso sagrifizio a che quel pugno di valenti erasi dedicato, poichè alla terza notte, calcolando di aver dato all'esercito amico il tempo necessario per allontanarsi, slanciossi Miranda con tutta la truppa, che gli rimaneva, per mezzo al nemico, il quale attonito, e confuso ad una tale inaspettata risoluzione, non fù d'impedire la sua ritirata, capace, che con pochissima perdita, regolarmente si eseguì. Quando il generale Cuesta fù da un corpo di dieciottomila Francesi assalito, i suoi soldati regolari, secondo il solito, lo abbandonarono, ma una banda di pressocchè seicento studenti, che al fuoco, per la prima volta, si presentava, il ponte situato sulla strada di Burgos, per varj giorni valorosamente difese, finchè, diretti più dal loro coraggio che dall'arte di questa guerra, soverchiati dal numero de' nemici, furono tutti al fine trucidati. Questa generosa risoluzione diede il tempo ai militari sbandati, di riunirsi, e di recare al nemico, nell'avvenire, gravissimo danno.

Onde impedire, che il nemico passi un guado, si dovrà, in primo luogo, aver cura di far gonfiare il fiume in quel luogo stesso dove si suppone ch'egli lo voglia passare, in modo, che straripino le acque. E se il fiume si trova vicino a qualche palude, si faranno argini, o chiusure al dissotto del guado, affinchè l'acqua, essendo contenuta, si gonfi al luogo destinato. Si possono pure gettare nel fondo, triboli; piantare piuoli, che siano gli uni lunghi, gli altri corti; tavole ripiene di lunghi chiodi, erpici, strascini, scavare dei pozzi, e gettare grossi tronchi d'alberi. Oltracciò puossi colla zappa rendere più erta la ripa, che si trova dalla parte, a quella del nemico opposta. Quanto alle operazioni militari della banda, per difendere il passaggio, dovranno quelle essere le stesse di ciò che si è detto rispetto ai ponti.

Avendo brevemente accennato il modo di difendere il passaggio de' fiumi, sù di che poco ci siamo diffusi, quelle nozioni, alla guerra tattica parimenti appartenendo, tratteremo pure in iscorcio del modo, di che debbano le bande usare per tragittarli.

Non dovrà mai un condottiero avventurarsi a passare un ponte o guado dai nemici regolarmente difeso, se a ciò dalla necessità non trovasi costretto, ed allora solo, scagliandosi in mezzo di loro, con impareggiabile ardimento, abbagliandoli colla sua temerità, egli potrà, in un felice successo, fondatamente sperare. Ma dovrà sempre preferire a passarli al nuoto, o con marcie, contro marcie, ingannando il nemico, trovare ponti, o guadi, che non siano da quello calcolati, e difesi. Senofonte, al libro primo delle Spedizioni di Ciro, dice che in quel tempo, i soldati passavano l'Eufrate sù di certe zattere ch'essi medesimi portavano con loro, ed in un momento, all'occasione, costruivano, e nel modo seguente si spiega: «Ogni soldato portava con sè una pelle, che gli serviva di coperta. Dovendo passare un fiume, la empiva di fieno, o paglia, o d'altre materie leggiere, quindi ognuno, la sua coperta ripiena, con quella dell'altro compagno, cuciva, e ne aggiungevano assieme tutte quelle che necessarie credevano per formare una zattera, in modo fra loro combaciate, che l'acqua non potesse bagnare il fieno. Sopra queste, essi passavano commodamente i fiumi, e trasportavano i loro viveri.» I Keleck coi quali in oggi ancora si passa l'Eufrate, sono fatti quasi nello stesso modo. La pratica d'un simile uso, quanto non faciliterebbe il valico dei fiumi? Esiste forse alcuna cosa di più portatile d'un otro vuoto? Esiste cosa il di cui peso sia meno considerevole di quello d'un otro gonfiato di paglia, o d'aria? Egli è ben vero, che le schioppettate potrebbero facilmente quella sorta di zattere affondare; ma non cesserebbero di essere sempre utili pel valico dei fiumi a distanza del nemico. Ed inoltre, potrebbero sempre separatamente servire, onde ajutare le bande sì a piedi, che a cavallo, quando per passare i fiumi a nuoto, si dovessero in quelli slanciare.

Il già più volte citato medico Palarca, non si trovò mai nel valico dei fiumi confuso; anzi schernia ad ogn'istante il nemico, del quale, tanto per la perfetta conoscenza del terreno, che per la precauzione, da lui costantemente tenuta, in varie parti del Tago alcune barche sommerse, delle quali, all'eccezione di lui, e de' suoi confidenti, nessuno conosceva il luogo, di continuo se ne facea trastullo, ed allorchè si trovava stretto da un qualche corpo, Palarca mandava, alquanto prima, uno de' suoi intimi, con la gente necessaria per trar fuori le barche dal fiume, quindi subito col rimanente de' volontarj seguiva; passava l'acqua; sommergeva di bel nuovo le barche sempre in un punto differente. Con segreto serbato co' suoi stessi volontarj, quel condottiero faceva un gran giro, andava a rintracciar altre barche da lui tenute in diversi luoghi affondate fuori del circolo in che il nemico strettamente lo attorniava, e ritornava sopra di Madrid, prima, che quegli sapesse d'aver egli ripassato il fiume. Col suo ardimento, avvedutezza, e velocità, teneva sempre i Francesi sì fattamente attoniti, confusi, e molestati, che, ancora con sicurezza, poteva difficilissime cose operare. Allora quando il valoroso Mina volle da Navarra, portarsi a Valenza, dovendo valicare l'Ebro, destinò un luogo, dove fece tutto disporre per gettare un ponte sopra di quel fiume. Si radunarono colà materiali in gran copia, ed egli stesso in quella direzione si mosse, ma alla mezza notte tornando indietro, s'indirizzò ad un altro punto lungi dodici miglia, entrò il primo nel guado per iscandagliare la profondità dell'acqua, ordinò ad ogni cavaliere di prendere un fante in groppa, e con tutta la sua banda, potè in questo modo, il fiume felicemente valicare, mentre il nemico, in triplicata forza, per assalirlo, dove credeva, che facesse il ponte, fermo lo aspettava. Un altro modo più facile, fù alcune volte nel tempo delle guerre di Napoleone, con felicissima riescita praticato. Consiste questo nel far passare dall'altra parte del fiume, alcuni volontarj al nuoto con funi, ed assicurate queste a forti piuoli fissi sulla ripa da che si parte, e portate fino alla sponda contraria, dovranno pure essere colà ad alberi, o piuoli, che porteranno con essi loro, fortemente legate. Stese quindi, ed assicurate quelle funi da una parte, e dall'altra, posta la banda in battaglia di fronte al luogo dove intende passare il fiume, lo schioppo a traccolla; il cartucciere attorno al collo; sfilerà per uno o per due, secondo la quantità di funi stese, e ciascun individuo, afferrando, con le due mani la corda tesa, e facendola verso del lato dove vorrà portarsi, gradatamente scorrere, arriverà facilmente alla parte opposta, per grosso, e profondo, che sia il fiume. Con questo metodo potrà sempre essere valicato, purchè si abbia cura che le funi sieno forti ed i piuoli, adatti, ed alla forza di quei che passano trascinati dall'onde, resistenti, e con ciò porteranno, in qualche circostanza, pur anche il corpo dell'uomo stesso sull'acque, parallelo.

Ecco in breve, come il valico de' fiumi si difenda, e come si operi; molti altri particolari all'uopo avendo noi omesso, perchè alla guerra regolare appartengono, e co' moltissimi trattati sulla medesima, possono coloro istruirsi, che desiderano il modo conoscere, di quelli perfettamente difendere, ed operare.

CAPITOLO IV.

DIFESA ED ATTACCHI DI CONVOGLI. — IMBOSCATE.

Una delle più frequenti dilicate operazioni d'un condottiero in questa guerra, quella si è certamente della difesa dei convogli, e loro introduzione nelle piazze, che di già, in favore della patria, si sono dichiarate, non meno che l'attacco di quelli del nemico, questo, il miglior modo essendo, per fargli patir la fame, ed alla ritirata indurlo ed a morire.

Un comandante dunque di convoglio, terrà sempre la sua truppa in cinque distinte porzioni divisa, una delle quali sarà di _antiguardo_, l'altra di _retroguardo_, la terza di scorta al centro, la quarta di perlustratori, e scorridori, la quinta di riserva, ed ogni frazione, comandata da un uffiziale intelligente ed ardito. Sarà il convoglio, composto di bestie di soma, o di carri, o di ambidue. Nel primo modo, arriverà più leggiero, arriverà più presto, e sarà meno difficile con quello, di schivar il nemico. Il secondo e terzo modo sono più imbarazzanti, meno facili a nascondersi, ma possono i carri servire allo stesso convoglio, di riparo e difesa. Se viene attaccato sulla strada, il distaccamento della parte, dove cominciò l'attacco, si difenderà, e se si scorge, che quello sia reale, e non falso, accorrerà tostamente in ajuto, la riserva, la quale, impavida resisterà al vivissimo fuoco del nemico, che respingerà alla bajonetta, ma non inseguirà, ed in quel mentre dovrà, il convoglio, il suo cammino continuare. Se sarà possibile al convoglio di carri, essendo attaccato, d'entrare in qualche aja circondata da muri, in qualche cortile, od almeno in qualche spazio quadrato, fuori mano dalla strada, si collocheranno i carri in tondo, gli uni, accanto e contro, gli altri, col timone in fuori, lasciandosi una sola apertura coperta da un carro situato per traverso nell'interno a cavaliere, e fatta salire sopra de' carri, la truppa del centro, la riserva in battaglia, dentro; l'_antiguardo_ e _retroguardo_ uniti, schierati al difuori, ed i corridori sulla fronte, e sulle ale, aspetteranno e respingeranno l'attacco. Altri molti modi esistono di difesa, e di scorta, la conoscenza de' quali ricavar potrassi dallo studio dei numerosi autori d'arte militari, che di questa materia diffusamente trattarono. E noi ci limiteremo ad accennare la commendevole maniera, colla quale Don Giuliano _Sanchez_ introdusse un convoglio di vettovaglie, e munizioni nella piazza di Ciudad Rodrigo, nell'anno 1811. Presentatosi quel capo alla testa di dugento lancieri nel piano in fronte al nemico, sulle cui linee di molto più forti, con decisione a tutta prova, e senza indugio slanciossi, le pose in confusione, le ruppe, quindi con tutto il convoglio, entro la piazza valorosamente penetrò. E sebbene abbia dovuto, nella sua ritirata da quella, essere a perdite considerevoli soggetto, impedì non dimeno, che la piazza, per fame soccombesse, e preda del nemico divenisse. Il convoglio dal generale O'Donnel stato nella piazza di Gerona introdotto, che ci viene con tutt'i particolari, dal nostro Vaccani esposto, merita pure da noi una singolare menzione, e potrà sempre ai condottieri, che quell'opera mediteranno, servire di utile ammaestramento.

Per attaccare un convoglio, sarà pure la forza, in varie porzioni, partita, con una riserva per sostenerle, e corridori per molestarlo da ogni parte. E se le circostanze e il sito lo permetteranno, si dovrà alla fronte, in fianco ed alle spalle, nel punto stesso animosamente assalire, dovranno i scorridori entrare nel centro dei carri, dei muli, etc., e la scorta non meno, che quei carrettieri ad arrendersi renitenti, mettere a morte, e nello stesso mentre, il convoglio spignere nella direzione della riserva generale, alla cui scorta e difesa si dovrà consagrare. Ai ponti, stretti, boschi, cammini in mezzo a' paludi, strade rotte, e piene di pantani, possonsi, con successo, attaccare i convogli, soprattutto, se sono dal corpo principale del nemico, distanti. Sono pure i giorni di pioggia, o di neve, a quel proposito favorevolissimi.

Il modo il più frequente di attaccare i convogli in questa guerra, si è quello dell'imboscata, come più facile e più sicuro. Marciando nel più grande silenzio di notti, per lo più oscurissime, senza che un bisbiglio neppure si faccia udire, recherassi il condottiero, con la sua banda, nel luogo, lungo la strada già previamente da lui stabilito. In un folto bosco, o frà macigni, etc., ei prenderà posizione, stando vigile, ed aspettando, che il nemico si presenti. Avvertito da buoni informatori, che fra un quarto d'ora, sarà quegli a tiro, dividerà il condottiero, la sua forza in quattro porzioni, cioè una per attaccare il nemico da un lato della strada, l'altra per lo stess'oggetto, dall'altra parte; collocherà una terza per attaccarlo in fronte. Tutte quante ad un tratto, fuori del bosco, saltando, con orribili grida violentemente lo attaccheranno. La quarta, che sarà la riserva, se scorge pendere, nel combattimento, la probabilità in favore degli aggressori, e non essere il suo ajuto ad una delle tre frazioni, punto necessario, sarà dal condottiero, alle spalle del nemico, a tutta corsa mandata, onde tagliargli la ritirata, compire il fatto d'armi, e di tutto il convoglio impossessarsi. Se verrà quest'attacco ben diretto, e con ardimento e violenza eseguito, non v'ha dubbio che sia, contro d'una truppa regolare, certa la vittoria. Se si avrà cavalleria, potrà, con sommo vantaggio, essere nelle tre frazioni ripartita. Quella, dopo la prima scarica dei fanti, cadendo con impeto addosso ai difensori del convoglio, a colpi di sciabola, quanti più possa, ne ammazzerà. Nelle relazioni della guerra, con tanta gloria, dal prode Mina, sostenuta, trovansi ad ogni passo delle imboscate da lui tese al nemico, e per l'ordinario sempre con prese frequenti di convogli, e di ricco bottino, felicemente riescite. Tanto erano i Francesi da quella decisa banda di difensori della patria, molestati, che mettevano per distruggerla, ogni mezzo in opera. Per la qual cosa, fu Mina verso la fine di gennajo 1811, circondato da sette mila uomini. Ma quel leone non era già fatto per potersi tanto facilmente trar nella rete. Epperciò la sua prima disposizione fù quella di sparpagliare, secondo il solito, la banda e determinare a' volontarj un punto di riunione. Con quello spirito, che tanto lo rese agli usurpatori del suo paese, formidabile, stabilì quel punto, sui monti immediati e dominanti. Ed avendo colà tutte le difficoltà, superate che un vigilante, e possente nemico gli fece sorgere, vi riunì, Mina, i suoi valorosi compagni. Ei sempre si trovava da tutte le parti circondato, non vi era un punto ch'egli potesse occupare senza essere subitamente assalito, nè in quello rimanere in posizione e difendersi. Due mila uomini uscirono di Pamplona con una cavalleria in proporzione, per discacciarlo da quei monti. Mina, come quello, che conosceva non esservi altro scampo, che nell'assalire, non li attese; mandò all'istante Gorriz al _Carascal_, verso la sinistra della città, onde da quella parte, l'attenzione del nemico attirare, con ordine di attaccare qualunque convoglio, o scorta, che per quella strada passasse. Riescì tale disposizione perfettamente: le truppe francesi, che si erano avanzate per più d'un miglio, furono tosto, pel terrore cagionato da Gorriz, frettolosamente richiamate; cadde alla cieca il governatore della piazza, nella fossa scavatagli, e credendo che tutta la banda di Mina fosse, dov'era Gorriz, e le altre strade fossero sicure, fece alla volta di Vittoria, un convoglio di sessanta carri, con munizioni e vettovaglie, nel momento partire. Era quello, scortato da duecento uomini, e ad un'ora approssimativamente d'intervallo, era da altri mille, seguito. Trovavasi Mina, quando seppe la partenza di quel convoglio, a tre ore di marcia, distante dalla posizione conveniente per attaccarlo, coi volontarj digiuni. Ei lasciò Cruchaga, il suo secondo in comando, col corpo principale della truppa, e si mise coi cavalli, e due compagnie di fanti, a dirittura in marcia. Ma, per quanto sia stata quella, precipitosa, il convoglio aveva già il luogo, dov'egli intendeva di attaccarlo, trapassato. Nondimeno la cavalleria corse a tutta briglia sopra la scorta, e quella, siccome contava sulla forza maggiore, che a corto intervallo la seguiva, e sull'assistenza eziandio della guarnigione di _Zurzun_ ch'era solamente quasi mezz'ora da quel luogo, distante, abbandonò i carri, prese sopra d'una vicina sommità, conveniente posizione, e preparossi alla difesa. Impadronitosi Mina del convoglio, non ebbe tempo di compiutamente distruggere la scorta. Era importante assicurarsi delle munizioni assai più, che l'acquisto d'un ricchissimo bottino, per lui preziose. Ma per ciò conseguire, la facilità non era certo assai grande. Da due parti, l'avvicinava il nemico in forza, e da una terza giungeva la scorta per assalirlo. Sopravvenne la notte, e tutt'i lati erano in fuoco; successe una mischia generale; vennero i combattenti a pugnare a corpo a corpo. Era cosa impossibile, in questo frangente, di salvar tutta la preda. Mina pervenne a raccozzar la sua gente. Sarebbe stato ben contento di poter distruggere le provvigioni, e ritirarsi in sicurezza, ma essendo in un grido generale, di voler piuttosto perire che abbandonare oggetti di tanta utilità, i volontarj prorrotti, gli fù forza aderire al loro voto. Caricatisi gl'individui della banda, i cartocci sulle spalle, ne portarono via il numero di sessanta mila, senza badare agli altri affetti, fra i quali, pure oggetti esistevano di gran tentazione. Ma si contentarono di trasportare, per quanto potevano, sole munizioni di guerra; incendiarono i carri della polvere, bruciarono tutte le rimanenti provvigioni, e colla preziosa loro preda, nei monti, da dov'erano partiti, si ritirarono.