Part 27
Mille di questi accidenti e d'altra eziandio differente natura, potranno presentarsi al condottiero, che astuto, ed intraprendente, potrà pure a suo talento, moltissimi farne sorgere, quante volte sia persuaso, quello essere il solo mezzo per sostenersi con onore, e buona rinomanza ottenere, senza di che non potrà mai aumentare la sua banda, farne levare delle altre, nè attirare a sè lo spirito della popolazione, il quale solo può rendere la riuscita della contesa, sicura. Laonde non tralascierà mai il condottiero di agire con vigore, ardimento, ed avvedutezza. Ogni qualvolta in Ispagna, ad una banda accadea di riuscire in qualche felice incontro vittoriosa, molte altre nuove prendevano immediatamente il campo, e quella, che col suo esempio le aveva fatte nascere, sforzavansi di superare. Sorpreso il condottiero spagnuolo Mir nel 1809 in _Espinoso del Rey_, circondato in una casa con soli quindici o venti volontarj, tostocchè si vidde fuori d'ogni speranza di scampo, i compagni esortò a vendere cara la loro vita, montò a cavallo, fece aprir la porta del cortile, e con tanta intrepidezza, in mezzo ai nemici slanciossi, che un forte numero ne ammazzò, ed altri molti ne prese prigionieri. Ei perdè in quel conflitto sei o sette volontarj, ma oltrepassò i nemici, e si salvò. La sola fama di questo avventuroso successo, fece sì che in pochi giorni, più di cento, volontariamente si offersero di servire sotto de' suoi ordini, e di cavallo, armi, munizioni, insomma di tutto il necessario ben provveduti, gli si presentarono, mentre che molte altre bande, nella stessa provincia, si misero subitamente in campo.
Vincitore ne' combattimenti di _Estella_, di _Arcos_, e di _Nacaz_, nei quali fù l'inferiorità del numero, dalla perfetta conoscenza del terreno, dalla sperienza degl'uffiziali, dalla intiera confidenza nel valore, non meno, che dall'amor di patria de' suoi seguaci compensata, entrò Mina nell'Arragona. Mentre che una parte delle sue forze, sotto gli ordini di _Cruchaga_, a Saragozza si avvicinava, egli con tre compagnie, e pochi cavalli, sorprese un distaccamento nemico di centocinquanta due gendarmi, e vent'otto soldati di cavalleria, senza, che un solo abbia potuto sfuggire. Tali successi lo resero in più d'un modo agl'invasori sì formidabile, che Tedeschi, Polacchi, Italiani, e perfino Francesi, per riunirsi a Mina, a stuolo dalle loro bandiere disertavano. Ei nella sua banda ne incorporava alcuni, e la maggior parte di loro in bande separate ordinava, da lui dipendenti, ed alla sua volontà concordemente operanti. Quindici usseri, e quattordici fanti francesi, nel corso di soli cinque giorni, gli si presentarono. Oltracciò, quelli Spagnuoli chiamati _juramentados_, che servivano sotto delle bandiere francesi, ed erano sempre intenti a cogliere la prima opportuna occasione per unirsi ai loro compatriotti, a torme, sotto di quelle del loro paese, da Mina con brillante valore sostenute, lietamente accorrevano.
Straordinaria cura, somma vigilanza, ed attenta precauzione, rispetto all'aumento della propria banda, ed alla formazione di altre, od eguali, o della sua più forti, nelle vicinanze, sarà sempre al condottiero necessaria. Ed in fatti alcune, o molte di quelle, potrebbero, all'oggetto di esterminare la sua persona non meno, che la banda, essere dal nemico stipendiate. Sicarj ed assassini possono, con tale intendimento, essere dall'avversario, ad arrolarsi fra i volontarj, mandati. Epperciò conviene ad un condottiero di starsi sempre in sulle guardie. Gli attuali tiranni, che il comando, e le risorse della nazione posseggono, hanno troppi allettamenti nelle lor mani per attirare tutt'i moltissimi vili al loro partito, i quali o per tiranneggiare, o per vivere di quegli abusi che temono di veder presto finire, o per la speranza di poter trarre dai loro pravi servigi conveniente partito, pel loro ideale vantaggio o grandezza, a commettere qualunque più abominevole iniquità, punto non saranno per iscrupoleggiare. Per la qualcosa, i condottieri principali dei distretti, cantoni, e provincie, dovranno sulle bande, che a campeggiar si porranno, ben bene aprire gli occhi, e se con sufficienti pruove, a scoprire pervengono, che quelle, simulando amor di patria, agiscano pel despotismo, debbono tosto correrle addosso, ed onninamente annichilarle. Ciascun condottiero particolare di banda, dovrà pure sempre tenere una prudente cautela, ed i volontarj, che gli si presenteranno, per essere ammessi, con occhio penetrante osservare. Con lusinghiere promesse di grosse somme, di luminosi impieghi, di cariche principali, ben anco i nemici cercheranno, i volontarj, ed il condottiero stesso sedurre, onde trarli a loro partito, od almeno piegarli a deporre le armi. I forti cittadini, quelle offerte, che macchierebbero il loro carattere di veri, e costanti Italiani, come conviensi, sprezzeranno, ma quei deboli, sul cuore de' quali, le attrattive di un bene particolare, avessero maggior possa, che il gran progetto della liberazione della patria, e del bene generale, non tarderebbero, della confidenza nei nemici del paese avuta, certamente a pentirsi, e conoscere, appieno, che quelli non trattano, che per guadagnar tempo, col fine di poterci vincere. E che sarebbe mai la loro umanità, e moderazione, se non se il mortifero veleno dell'aspide, il quale, addormentando, uccide? Epperciò il tutto si ridurrebbe ad un'illusione, perchè mai non sarebbero i nemici per porre confidenza in quelli, e se succederà, che apparente fede gli demostrino, ciò solamente avverrebbe per potergli a più bell'agio annichilare. Tali nemici lodano sempre la virtù col labbro, ma nel loro cuore la esecrano, e chiunque in questa guerra, sguainando la spada, non ne getta via il fodero, e pensa a trattati, ed a pace, dovrà irrevocabilmente perire. Alla funesta catastrofe, che pose fine alla vita del prode, e sagace ammiraglio Gaspare de Colignì, ed a quaranta mila Ugonotti ammazzati in uno stesso giorno e nella stessa ora, rivolgasi di grazia il pensiero, e basterà quel solo esempio, per convincere chiunque, che i patti, le transazioni, le convenzioni, tra i popoli insorti, ed i tiranni, ad altro non servono, se non a dare maggior facilità a questi ultimi, per distruggere i primi. Finalmente la condotta dei tiranni d'Italia, e di Spagna etc., negli ultimi avvenimenti, e con ispezialità quella di Ferdinando di Spagna, può ad ognuno, la fallacia delle loro promesse, i nequitosi loro procedimenti, il dispregio, dei sacramenti, ad evidenza dimostrare. Imperciocchè si vede, non essere stata mantenuta alcuna delle promesse, e giuramenti da lui solennemente prestati, ma per lo contrario, quanti furono abbastanza semplici per credere al loro adempimento, e sulla fede del trattato riposare, furono con somma barbarie presi, malmenati, ed inviati al patibolo, per mano del carnefice, a morire. Ognuno sarà da ciò, e dalla lettura della storia moderna, bentosto persuaso dell'inutilità, anzi del danno di aprire con simile razza di gente, pratiche, e trattative. Serva quest'avvertimento, per mantenere i condottieri, e le bande nel retto sentiero del loro dovere. Chiunque impugnerà l'armi in favore del paese, non mai ad abbandonarle apprenda, se non dopo della compiuta riescita del gran progetto. Quei vili, e rabbiosi oppressori d'Italia, per la fiacchezza del loro braccio, tutto, nel momento della paura promettono, ma non mai, svanito il pericolo, il dovere di rispettare le convenzioni, riconoscono, e con un'anima nera, empia, e feroce, si fanno della santità del giuramento, sacrilega beffa. Desti nell'anima d'ogni Italiano, aborrimento, la vergognosa idea di negoziare con quelle tigri! Possa dalla mente di ognuno dei valorosi guerrieri difensori della patria, tale idea interamente dissiparsi!
CAPITOLO II.
DELLE MARCIE, CONTRO MARCIE, RITIRATE.
Se tutta l'arte di questa guerra, nel comparire consiste, sulla fronte, sui fianchi, ed alle spalle del nemico, e quindi scomparire, nel farsi, ora sù d'una vetta, ora sull'altra inaspettatamente vedere, e nel tener sempre l'avversario a bada, molestato e confuso, ne avviene che le continue marcie, contro marcie, e ritirate debbono essere quelle, che finalmente, a quel condottiero daranno la causa vinta, che saprà con accortezza, velocità e prudenza, portarle ad effetto. Per mezzo di queste ben dirette operazioni, mentre gli eserciti Francesi giunsero fino a Gibilterra, le bande Spagnuole nel cuore della Francia penetrarono, ed alle stesse porte di Tolosa imponevano balzelli; e per tal modo a quelle colonne misero paura, che dovevansi per far loro la guerra, in Ispagna introdurre. Pel mezzo indicato, bruciando i villaggi, e devastando le campagne, portarono le bande nel 1810, 11, 12, nei dipartimenti dell'_Aude_ e dell'_Arriege_, lo scompiglio e spavento, e fecero lo stesso Napoleone, oltremodo sorprendere, tal che, al generale comandante in Catalogna, ordinava di porre in non cale tutte le altre operazioni, per vantaggiose che fossero, onde concertarsi col generale Reille, ed a lui unirsi con tutte le forze, per salvare l'integrità dell'impero, ed alla difesa del medesimo, prontamente accorrere. Per lo mezzo delle già dette operazioni, per ultimo, si mantennero le numerose bande, che per la liberazione della Spagna erano in armi, e nel loro intento, con somma lode, riescirono. Dovendo il condottiero stordire, turbare, ed atterrire il nemico, farsi credere forte, per quanto in numero è debole, l'apparenza delle sue forze con le marcie, e contro marcie moltiplicando, dovendo essergli vicino, quando è creduto lontano, e per l'opposto, lontano quando è creduto vicino, fà d'uopo per quest'effetto, che sia in attività continua, e che faccia la sua truppa velocemente camminare. Se il condottiero si trova per esempio nella posizione A, vicino alla posizione B occupata dal nemico, e che voglia quello sorprendere od inquietare, dovrà, con una rapida marcia, portarsi al punto C, che sarà il punto di congiunzione dei due lati di un angolo acuto, e con una contro marcia veloce, al punto B, cadere addosso all'avversario, che tranquillo se ne starà in riposo, credendolo al punto C. Serva questa dimostrazione pel metodo da tenersi, in generale, nelle operazioni di questa guerra.