Part 26
Don Francesco Espoz y Mina, figlio come si dice, di un bifolco, era zio e successore di un altro Mina, che da studente in Navarra, all'età di soli anni venti, percorse, alla testa di una banda, stupenda ma breve carriera, perchè ben tosto nelle mani de' Francesi, cadde ferito e prigioniero. Era Espoz y Mina, frà i venti cinque e i trent'anni, allora quando al suo nipote successe. Tutto acquistò egli col suo coraggio, pazienza, ed avvedutezza. Nulla possedeva egli, di quanto, un generale, materialmente, costituisce. Ei non potea protezione offerire, nè ricompense, nè pensioni, nè ritirate in caso di sconfitta. Mina non aveva nè piazza, nè fucili, nè un tallero. Tutto in sè stesso, nella sua energia, nella sua perspicacia, copiosamente rinvenne. I Francesi lo denominarono il re di Navarra, perchè, sebbene fossero essi nel possesso di tutte le fortezze, meno erano di lui, dal popolo obbediti. Col mezzo de' suoi informatori, e dello spirito publico, che gli era interamente favorevole, sapeva egli tutto ciò, che nell'esercito nemico avveniva, conosceva i progetti che vi si formavano, ed a quelli dava, prima che si eseguissero, convenevol riparo. In somma, un distaccamento per piccolo che si fosse, non si moveva, non arrivava, non partiva, che d'ogni movimento, non fosse Mina previamente informato. Sotto di varj pretesti, ed in abiti contadineschi, alcuni de' suoi volontarj, nell'esercito nemico, egli sempre manteneva, che lo tenevano appieno istruito di quanto vi si operava. Ragguagliato di ciò, oltre la pratica conoscenza del paese, consultava egli di continuo le migliori carte geografiche, e topografiche, sulla situazione del medesimo, teneva presso di sè molti confidenti, e guide dei luoghi peritissime, di modocchè tutte le montagne della provincia, perfettamente conosceva, i loro ceppi, le loro diramazioni, altezze, direzioni, pendio, strade, andirivieni, burroni, selve e foreste non meno, che il sito dei ponti, dei porti, dei fiumi, dei guadi, argini e pescaje, le coste marittime, golfi, baje, cale, porti, promontorj e ponti di terra dalla parte della Biscaglia; le pianure, le macchie, le lande, le valli, i laghi, stagni, paludi, sorgenti e fiumi, la loro direzione, la rapidità del loro corso, la loro larghezza, profondità, ed incasso del letto etc. Quindi ad un'esatta e profonda comparazione passava, fra tutt'i vantaggi presentati dalla natura, con quelli che per arte, ingegno, e lavoro dell'uomo, si potevano, pel sostenimento della guerra ritrarre. Ei conosceva per lo stesso mezzo, la qualità e quantità delle produzioni del paese, materiali esistenti, non meno che il numero delle persone, per età, per sesso, per classe e per proprietà. La sua mente, ed il suo corpo eransi, come le circostanze della sua patria il richiedevano, piegati. Al collo portava legata da un cordoncino di seta, una carafina di cristallo piena di efficacissimo veleno, fermo nella intenzione di usarne a danno del nemico, ogni qual volta s'en presentasse a lui l'acconcio, onde avvelenare quei cibi, che a bella posta nelle sue ritirate gli abbandonava. Ed eziandio nel caso, che ferito, e preso dal nemico, non avesse più speranza di salvarsi, per attossicare sè stesso, quel veleno serbava. In quelle poche notti, ch'ei non dormiva alla serena, si coricava vestito, senza mai torsi le pistole dalla cintola, nè lasciare il pugnale che, sotto l'abito, alla parte sinistra del petto, nascostamente portava. Mina chiudeva, ed assicurava sempre ben bene la porta della camera, e della scuderia, dove ad un breve riposo abbandonavasi. Tre ore di sonno erano per lui sufficienti, ed anche molte volte interpolatamente dormiva. Quando la sua camicia era sudicia, egli entrava nella casa la più vicina, e là, con una netta del padrone, cortesemente la cambiava. Onde più facilmente poggiare per l'erta de' monti, e potersi pei ripidi ed angusti andirivieni delle loro sommità, arrampicare; egli ed i suoi volontarj, calzavano certi sandali, alla foggia dei frati, in uso in varie parti di Spagna. Era il suo vitto, frugalissimo. Focaccia, ed acqua, per l'ordinario gli bastavano: ma di tanto in tanto, quando gli ne veniva il destro, alle spalle dei nemici moderatamente banchettava. La polvere da schioppo necessaria per la truppa, in una spaziosa grotta, sita nel centro dei monti, egli stesso fabbricava; e teneva in un villaggio segregato nel mezzo delle montagne, un'ospedale a spese dei Francesi di tutto il bisognevole, provveduto. Tentarono quelli varie volte di sorprenderlo, ma sempre indarno, perchè il cuore di tutt'i contadini, era pel valente difensore della loro patria, animosamente propenso. Riceveva egli sempre a tempo, informazione dei movimenti dell'inimico ed al primo sentore di pericolo, i contadini si caricavano gli ammalati, ed i feriti sulle spalle, e portavangli su di rupi scoscese, dentro luoghi inaccessibili, dove in perfetta sicurezza rimanevano, finchè il Francese trovandosi deluso, ed in pericolo, si ritirava. Se gli _Alcadi_ non faceanlo consapevole delle requisizioni, e dei movimenti del nemico, o mancavano a qualche altro loro dovere, andava egli stesso nella notte a sorprenderli, e fattili tosto dal letto balzare, immantinente in camicia li faceva fucilare, od al campanile della chiesa principale, appendere per la gola. Ei permetteva alcune volte che i Navarresi commerciassero coi Francesi, ed aveva stabilita una linea di dogana, alla quale il nemico si era sottomesso, e con questo mezzo, molte provviste pei volontarj agevolmente si procacciava, che altrimente gli sarebbe stato difficile di trovare. Mina esigeva dai ricchi mercanti una somma di danaro pel passaporto, per la facoltà di commerciare, etc., e con altre tasse sui ricchi ben pensanti, e la confisca delle proprietà dei malpensati, che tosto presi, faceva archibugiare, egli aveva sempre un fondo in cassa pei bisogni correnti, ed anche di più. Allora quando rinveniva una spia del nemico, le faceva da uno della sua guardia, tagliar l'orecchia destra, e quindi in fronte, con le parole _viva la patria_, bollare. Durava quel marchio in eterno, e nello stato della generale opinione potevasi, come la più severa di tutte le punizioni, considerare. Quei sciagurati tanto si vergognavano di esporsi agli sguardi de' loro compatrioti, marchiati in tal modo, che molti sulle roccie, ne' luoghi rimoti dei monti, tutti aggrinzati, e con segni di una fine disperata, morti di fame e di freddo, si rinvennero. Mina non permetteva, che i volontarj suoi fossero propensi alle donne, anzi aveva la riputazione di odiarle. Nulla dimeno, solo come seducente cagione dell'indebolimento fisico degli uomini, le temeva. Ei non permetteva il giuoco; e tosto, finito il combattimento, ogni volontario aveva il permesso di appropriarsi quanto seco poteva portare. Ma guai a colui, che avesse di metter mano al bottino, prima, che la vittoria fosse dichiarata e compiuta, il rapace ardimento! Ogni bajonetta portava segni del sangue francese; le armi dei volontarj erano rugginose al di fuori, ma esigeva con somma severità che fossero tenute nette al di dentro, e che le rotelle, e le pietre dello schioppo, fossero nel miglior stato.
Sapeva quel condottiero, con accortezza applicare i mezzi alle contingenze, ed in qualunque bisogno, ei nascere faceva le convenienti risorse. Il suo valore si allontanava egualmente da quella prudenza timida, che teme, e tutti gli inconvenienti prevede, che da quell'inconsiderato ardore che tutt'i pericoli cerca e gratuitamente affronta. Le armi, il raggiro, e l'astuzia, erano da lui indifferentemente impiegati. Politico ad un tempo, e guerriero, con la prudenza, ei lentamente preparava ciò, che di poi col suo valore impetuosamente operava. Nuovo Filippo di Macedonia, i suoi progetti da una politica impenetrabile maturati, sempre a proposito, ed all'improvviso, comparivano. Una profonda riflessione e perfetta conoscenza degli uomini, erano di pari grado al suo brillante coraggio, e superiori talenti, in bella unione, accoppiati. Non istimava egli ne' suoi subalterni, che quanto da purissimo amor di patria era originato, e con la forza, l'attività, l'energia, ed un coraggio posto al di là d'ogni calcolo, sceglieva sempre quando gli era permesso, il partito di attaccare il nemico, piuttosto che d'aspettarlo; e non solo disegnava egli sublimi, e quasi incredibili imprese sempre all'insaputa, che sorprendean l'avversario, ma ben anco, ciò che quegli progettava, e poteva progettare in avvenire, prevedeva, ed indovinava. Instancabile, ed audace, ma sempre prudente, il prode Mina, ora sù d'un veloce corsiero, ora sù d'un zoppicante ronzino, ora a piedi con lo schioppo alla mano, sempre alla salvezza della patria, solamente diretto, mai non si riposava, nè lasciava i Francesi riposare, e coll'attività, e pertinacia, dopo sette anni di non interrotta guerra, pervenne pe' suoi sforzi, pe' suoi talenti, ed amor di patria, a vedere la Spagna libera dagli stranieri, al di cui scopo, con indefesso zelo, aveva potentemente contribuito. Possano questi precetti, e questi esempj, far sorgere valorosi costanti condottieri italiani, che in sè le virtù, ed i pregi tutti di quello Spagnuolo riunendo, alla liberazione dell'infelice Italia, gloriosamente pervengano!
Invito agl'Italiani.
SONETTO.
Egra, gemente, frà gli affanni e l'onte, Dal Goto edace dilaniata e smunta, Cui d'empj figli è vil masnada aggiunta, Che appiana allo straniero, il doppio monte;
Languisce Italia, che già fèo sì conte Quelle virtù gagliarde, ond'ella assunta Fù del mondo all'impero, acerba punta Diede a monarchi e ne calcò la fronte.
Ma tanta madre a voi s'affida, o figli! A brandir l'armi in suo favor v'invita, E a riscattarla dai Tedeschi artigli.
L'orme battete che il _Dover_ v'addita! Faccia belli, il _Dover_, tutt'i perigli! Italia è serva! ed amerem la vita?
FINE DELLA PRIMA PARTE.
DELLA GUERRA NAZIONALE D'INSURREZIONE PER BANDE,
APPLICATA ALL'ITALIA.
TRATTATO Dedicato ai buoni Italiani.
DA UN AMICO DEL PAESE.
Quousque tandem ignorabitis vires vestras!
TIT. LIV. Dec. 1, lib. 6.
PARTE SECONDA.
*
ITALIA 1830.
DELLA GUERRA NAZIONALE D'INSURREZIONE PER BANDE, APPLICATA ALL'ITALIA.
CAPITOLO I.
PRIME OPERAZIONI E PROGRESSIVO AUMENTO DELLE BANDE.
Se difficile non meno, che pericolosa devesi la situazione di quel condottiero considerare, che primo, spiegando il vessillo della rigenerazione italiana, ed impugnando la spada vendicatrice della patria oppressa, ardimentoso, e forte, tutta la formidabile potenza nemica mettesi in capo a sfidare; non meno grande, però, non meno soddisfacente compenso gliene ridonda, per la sublime riputazione di essere stato il primo branditor dell'acciaro, disceso nel pericoloso agone, onde una carriera, che sebbene di pericoli seminata, ha nondimeno per iscopo certo la gloria, impavidamente percorrere. E certamente, sarà la sua memoria, nei cuori dei cittadini plaudenti, cooperanti, e grati, per essere indelebilmente impressa, e venerata.
Preso con una banda di venti o trenta volontarj il campo, dovrà il condottiero portarsi ai boschi, od in mezzo ai dirupi dei monti, e, se in pianure, nelle selve vicine ai fiumi, per istrade remote, e coperte dalle siepi che lungo le medesime si estendono, occuperà posizioni. Impadronendosi delle vie, per dove debbono i corrieri, le _diligenze_, i procacci necessariamente passare, tutti quanti arresterà; e nè fia che trascuri d'impossessarsi della corrispondenza del governo. E se fra le persone viaggianti, alcuna essere nemica d'Italia, avverrà che riconosca metteralla subitamente a morte. Da una ad altra posizione, come lampo, trasferirassi, sempre tenendo presente, che la sua salvezza, riuscita, ed esistenza, sono dalla sua attività, del tutto dipendenti. Si farà dai possidenti de' territorj, tutto il necessario alla sussistenza dei volontarj somministrare, cadrà improvvisamente, or sopra d'un villaggio, or sopra d'un altro, sopra di borghi, o città che non siano presidiate da truppe dalle quali, una qualche resistenza possa essergli opposta, s'impadronirà dei fondi esistenti nelle casse del governo, e con quelli, dopo d'aver stabilite relazioni con alcuni abitanti dei varj paesi del circolo da lui per le sue operazioni destinato, cercherà, in primo luogo, di comprare i capi delle truppe ch'esistono in quelle parti, e se non potrà farlo coi capi, ai subalterni con prudenza si rivolgerà, onde nè danno, nè distruzione gli arrechino, se mai fossero contro la sua banda spediti. Manterrà inoltre col rimanente delle somme, moltissimi informatori, agenti, e spie, in ogni parte dove possa credere che si stia qualche cosa contro di lui, preparando, come pure pagherà molti corrieri per ricevere le relazioni, e tenere vive le intelligenze con gli abitanti dei paesi, e con le truppe, se può; ond'essere della partenza, e forza delle spedizioni dirette contro di lui, a tempo minutamente avvertito, e potere i nemici nelle loro ricerche ingannare, e schivare. Un'altra porzione dei fondi sarà pei bisogni dei volontarj, ed anche in soccorso dei miserabili in quel circolo esistenti, dal condottiero disposta; locchè mettendolo in fama di benefico, gli procaccierà la benevolenza dei contadini, che, siccom'ei difende la causa del popolo, debbono essere in suo favore disposti. Epperciò i viveri gli saranno sempre assicurati, gli saranno a tempo, tutt'i moti e divisamenti del nemico, previamente manifestati, sarà molto meno esposta la banda, ed asilo, non meno, che alle sue bisogne provvedimento, saralle volentieri dappertutto offerto, fornito, dimodocchè potrà la guerra con gran vantaggio sostenere, e per lunghissimo spazio di tempo, prolungare. Dovrà la prima banda stare in continuo moto, e non mai essere l'indomani, dove l'oggi si trova, occulterassi un giorno in un bosco, un altro in un'isolata casa nella campagna, in una villa, od in una caverna, e così manterrassi celata, fino al momento di poter nascostamente uscire, ed una qualche vantaggiosa impresa di non dubbia conclusione, operare. Seco non terrà il condottiero più di dodici uomini, ed il rimanente in piccoli drappelli diviso, ciascuno di essi ad una corta distanza opererà, all'appressarsi del momento di fare una qualche rilevante operazione, tutti ad un tratto si riuniranno. E quanti nemici cadranno nelle mani, saranno da essi senza misericordia esterminati. Così nell'anno 1811, vicino ad _Abrantes_ in Portogallo, una banda isolata di pochi volontarj, tagliò nei soli mesi di gennajo e febrajo, non meno di trecento Francesi a pezzi. Inoltre la banda non attaccherà mai corpi eguali alla sua forza, ma sempre infinitamente più deboli, e nel modo summentovato, si manterrà in campo.
In due sole differenti maniere, potrà contro di questa prima banda, il governo esistente, regolarsi. Primieramente nella speranza, che manchi col tempo, nei volontarj, l'entusiasmo per esser privo del suo maggior alimento, vuol dire e le persecuzioni, e le ingiurie; farà per avventura sembianza di non curarla, e poscia frà non molto tempo, con apparente moderazione, con aspetto dolce ed umano, con simulata buona fede, proporrà un _indulto_ generale, e completo. Se mai perverranno con queste arti, gli avversarj, a trarre l'insorta banda nel laccio teso, e ad accettare il loro perdono, persuaderla, della confidenza alle loro illusorie promesse prestata, s'approfitteranno, e quell'opportuno momento coglieranno per separare i volontarj, o sopra ognuno di loro alla spartita fermato, l'intiera vendetta del brutale despotismo offeso, fare con iracondo, e spregievole sorriso, rabbiosamente piombare. Animati dal puro, ed ardente fuoco della libertà, ed independenza della patria, i volontarj, ogni lusinga, ogni proposizione, ogni promessa metteranno in non cale, persuasi che con tali nemici, non si dovrà mai negoziare e che la guerra non si deve, che dopo la compiuta totale distruzione d'una delle parti, come terminata, considerare. Secondariamente, l'altro partito a che possono i nemici appigliarsi, quello sarà di correre addosso alla banda, ed alla sua distruzione, prima che si aumenti, e diventi più formidabile, ogni lor cura rivolgere; praticando a tal'uopo quanto viene al libro terzo da Polibio raccomandato. Ei pensa che un esercito aggressore debba cominciare con un'azione forte e strepitosa, il primo risultamento di che, si è quello di spaventare il nemico, ed il secondo di staccare, e conquistare i suoi alleati, con aggiunger a ciò una impreveduta diligenza. Tale fu la condotta dei grandi capitani, d'Annibale, Cesare, Emilio, Filippo, etc. E seguendo i precetti del generale Santa Croce, il quale paragona le rivoluzioni alle fontane, che vicino alla loro origine valicare si possono con facilità, ma che lungi, da quella, nemmeno si possono, senza grande pericolo guadare; spediranno i nemici truppe da ogni parte ad assalire vigorosamente la banda. Ma dotato il condottiero di sottile avvedimento, ed a tempo informato, con le sue false dimostrazioni, con la conoscenza del terreno, e co' suoi rapidi, ed improvvisi movimenti, stancherà sì fattamente la truppa, che da quella non sarà mai raggiunto. Se per caso poi, come può succedere, venisse dalla necessità costretto a combattere, allora prenderà posizione sopra di qualche inaccessibile sommità dominante il contorno, o qualche burrone, etc., e di quella trarrà partito, onde colla forza della situazione, quella maggiore personale dell'avversario, con vantaggio equilibrare. Il tenente colonnello Grant della legion Lusitan o Inglese al servizio di Portogallo, con soli ottanta militi Portoghesi, all'arrivare del generale Foi, alla testa di tre mila uomini messi da Francia per andarsi ad unire a Massena, prese, vicino al villaggio di Enxabarda, una posizione, che dominava uno stretto, per dov'era il nemico, di passare forzato. Grant fece un continuo terribile fuoco addosso a' Francesi che durò fino a notte inoltrata, e così ben diretto, che nello spazio di quattro leghe si trovarono ducento, e sette cadaveri de' nemici da quella mano di valenti, sul luogo trucidati. Profittando della notte, potrà il condottiero sorprendere alcune volte il nemico, perchè come dice Tito Livio al libro 7º delle Decadi: «La notte, e sopra tutto l'ora della seconda veglia, è alle irruzioni favorevole.» Oltracciò egli dovrà sempre valersi del bujo per mutare di posizione, e valersi de' stratagemmi della guerra, onde il nemico, di continuo sbalordire. E se mai gli avvenisse d'accorgersi d'un inaspettato pericolo d'essere con isvantaggio, assalito, allora, e prima che il nemico si trovi a portata di cadergli addosso, il condottiero assegnerà un punto di riunione per un giorno determinato, e a suoi volontarj darà ordine d'immediatamente sparpagliarsi. Ciascuno sen fuggirà per conto proprio, ed al suo particolare ingegno, per la sussistenza, e salvezza, dovrà ricorrere. Quei volontarj, che senza divisa, ma in abito contadinesco campeggiano, potransi molto più facilmente occultare, locchè unito alla perfetta conoscenza del terreno dove guerreggiassi, farà sì, che con sicurezza, e celerità, si possano i volontarj allo stabilito punto condurre. Tutti di bel nuovo riuniti, ben lungi dal figurarsi di avere la loro militare riputazione in un minimo danneggiata; ben lungi di essere dalla precedente dispersione accorati, e pell'avvenire disanimarsi, vedendo anzi con quale facilità, con quale immenso vantaggio per la patria, si possa, guizzando, scappar di mano al nemico, maggior confidenza, ed ardimento saranno di giorno, in giorno per acquistare. Se spossato è l'esercito da fatiche, o dal governo, per altre incombenze, richiamato, come spesso succede, se a lungo la banda si sostiene, ed avvisatamente balocca il nemico, se questi si risolve ad abbandonare, per qualche tempo, l'inseguimento di quell'inarrivabile, non combattibile banda, allora questa, prenderà l'offensiva; e sempre sui fianchi, ed alle spalle, in ogni miglior modo tribolandolo, taglierà a pezzi i soldati raminghi, assalirà quelli che vanno al foraggio, o ad altre distribuzioni, tenderà agguati contro degli esigui distaccamenti, sorprenderà le piccole guarnigioni, e di giorno, e di notte continuerà un'accanitissima guerra la più sterminatrice, la più distruttiva, che mai abbia in Europa avuto luogo, senza mai, un solo istante, di molestarlo, tralasciare.
Il pericolo, che molte altre nuove bande corrano alle armi, farà sì, che le truppe nemiche tengano nei varj villaggi, lungo il cammino principale, dei distaccamenti all'oggetto di mantenere libere le communicazioni. Un accorto condottiero, se quelle sono in minor forza, non dovrà di attaccarli, e distruggerli, un momento trascurare, se poi sono eguali, o superiori, dovrà far agire l'arte, e con qualche stratagemma, farli minori diventare. Egli s'appiatterà, per esempio, dietro ad una siepe, o casa diroccata, da quella darà ad un capace, volontario, oppure ad un ben provato contadino, l'incarico di portarsi con amichevole apparenza, con dimostrazioni officiose ma prudenti, di appartenere al partito dei barbari, ad avvertire il comandante nemico, che nella stessa direzione, ma in maggior distanza del sito dove si trova la banda, imboscata, è stato da una schiera di masnadieri, un corriere con dispacci assalito, e che la di cui scorta, tuttor combattendo senza probabilità di vantaggio, lo ha nel passar per quella via, incaricato di ricorrere, in suo nome, per ajuto, a qualunque distaccamento gli fosse di rinvenire, possibile, onde con tal soccorso, a certo annichilamento scampare. Dimostrando un sincero e franco aspetto, tal uomo trarrà facilmente l'uffiziale in inganno, il quale, a seconda dei suoi doveri, con una parte della sua truppa uscirà, per accorrere del supposto corriere in soccorso, e lascierà la rimanente parte in presidio del punto ch'è per lui necessario di conservare. Ecco dunque divisa la sua forza, e senza neppur fiatare non che muoversi, lo lascierà il condottiero in avanti trascorrere, ma quando sarà quegli ben lontano, salterà, con tutta la banda, fuori dal nascondiglio, e velocemente alla casa, dove sarà la rimanente porzione del distaccamento acquartierata, s'avvierà. Egli appiccherà tutt'all'intorno il fuoco; e se a star dentro, i soldati nemici si decideranno, dovranno abbrustoliti certamente perire. Se poi per opposta, prenderanno il partito di uscire a campo aperto, non potendosi, per la ristrettezza delle porte, in massa contro gli aggressori presentare, ma dovendo ad uno ad uno, alla spicciolata saltar fuori, saranno successivamente dalla banda tagliati a pezzi. Presi, per quanto gli fia dato, le loro armi, e danaro, dovrà il condottiero correre di bel nuovo al macchione, e quando il comandante deluso, colle pive in sacco si ritirerà, cadergli con furia repentinamente addosso, e quel distaccamento con morte inevitabile punire, come giusto castigo del suo delitto d'infettare il suolo italiano.