Della guerra nazionale d'insurrezione per bande, applicata all'Italia Trattato dedicato ai buoni Italiani da un amico del Paese

Part 20

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Ma facendosi poi a ponderatamente lo stato morale delle menti, considerare, si vede che gli uomini d'oggidì credonsi di far la guerra incapaci, se non hanno i sufficienti danari onde provvedere a certi bisogni, cui furono dalle finissime arti della tirannìa bel bello assoggettati. In oggi, per verità, dai buoni come nocevoli e proprj dei vili, e schiavi, sono riconosciute e riprovate tali abitudini, e sono essi bensì ad abbandonarle decisi, ma solo gradatamente, a poco, a poco, non potendosi da quelle, senza rischio della salute, tutt'ad un tratto sceverare. Ed osservando noi che le truppe de' nostri nemici ricevono un abbondante soldo regolarmente pagato, e che alcuni degl'Italiani (ad affrontare ogni sorta di patimenti, e disagi pel futuro bene del loro paese, non ancora del tutto fermi e decisi) potrebbero, sedotti dalle offerte dello straniero, e de' tiranni interni, lasciarsi piuttosto ad abbracciare il partito del nemico, che quello della patria trascinare, e massimamente, perchè i nostri avversarj, coll'oro alla mano pronti sempre staranno, il bisogno immediato, reale o supposto di quel milite a soddisfare, che assai più a sè stesso, che a suoi compatrioti uniti porti affezione, per tali considerazioni essere crediamo conveniente, che in qualche modo possa di tanto, in tanto e moderatamente, avere il volontario una piccola somma di danaro alla sua disposizione. Egli è pur troppo non men doloroso che vero, non essere l'amor del paese, delle buone leggi, dell'indipendenza, nè il rispetto dovuto a sani principj, l'influenza delle massime virtuose, i sentimenti sublimi (motivi tutti possentissimi per infiammare i cuori onesti) in oggi alle masse, bastevoli eccitamenti; ma essere solamente atti, il sentimento del particolar guadagno a nobilitare, unica molla sufficiente, onde comunicare, a quelle masse la forza necessaria, e l'unico legame, per tenerle solidamente unite. Tutto ciò, quando ad una massa, qual è quella del popolo Italiano al giorno d'oggi, di tanto varj, e tanto complicati elementi composta, volgiamo il pensiero, convienci di seriamente calcolare.

Siccome dunque nello stato attuale del mondo, il personale guadagno di danaro, è, parlando di masse, come il motore diretto, od indiretto di tutte le umane azioni da considerarsi; così sebbene dobbiamo noi credere che i condottieri delle bande, solo da sublimi sentimenti, e da un'ardente amor di patria, sieno animati, e diretti, ci è oltremodo necessario questo nobile, ed esclusivo modo di pensare, in una parte di coloro che accorreranno sotto le bandiere della patria, di francamente non riconoscere. Molti, col fine di profittare delle prese fatte sul nemico, per fondare, od aumentare la loro fortuna, nelle file de' forti s'arroleranno, altri per godere della paga, altri per darsi ad una vita di profusione, e di licenza, prenderanno partito. In tutte le insurrezioni nazionali, sopra tutto in quelle, che per la progettata guerra esser debbono di lunga durata; sonosi veduti quegli esseri, ed in abbondanza, che più per l'amor di sè stessi, che per la patria, impugnavano le armi. Disgrazia è questa, quasi inevitabile, perchè prendendo l'apparenza di ardenti campioni della patria, non si possono quei cattivi, dagli altri veri, e desinteressati Italiani, distinguere. Per forza dunque trar dovrassene partito, e per renderli utili alla patria, in parte, a quelle ignobili propensioni generalmente soddisfare. Non avrà dunque il milite della patria un soldo regolare, ma una parte del bottino fatto sul nemico; tostocchè il governo provvisionale di una provincia sarà stabilito, e verrà da quello un competente soldo ai volontarj delle bande accordato, che non dovrà essere pagato, se non alla fine della guerra, dopo la convocazione del Parlamento nazionale, liberamente costituito. Questo metodo messo in varie parti della Spagna, nel tempo della guerra dell'independenza, in pratica, produsse ottimi risultamenti. Imperciocchè, da quanto dice il nostro Pecchio nella relazione degli avvenimenti della Grecia nella primavera del 1825: «Ogni individuo nei primi tempi di una rivoluzione, ha un'esuberanza di coraggio e di ardire, ha un desiderio di vendetta compressa, che non è possibile sottoporre ad un freno, nè ad una legge di disciplina. Quindi ogni individuo trova un campo più vasto, e più conforme alle sue passioni nel guerreggiare da volontario, e nel disordine, e nel tumulto delle _gueriglie_. Ma l'entusiasmo per natura sua è fugace, e dopo alcun tempo di sfogo, si rallenta, s'intrepidisce, la vendetta si sazia anch'essa, e l'amor della gloria langue alla fine come ogni altro amore.» È cosa dunque più che necessaria di mantenere vivo un eccitamento di particolare guadagno, nel cuore di colui, che per la lunghezza del tempo, per la durezza delle circostanze, o per sazietà di vendetta, vacillasse nella sua prima risoluzione, ed in cui l'amor della patria, per avventura languisse. L'essere creditore di quel governo, che non è ancora costituito, e la certezza, che senza lo stabilimento di quello, non mai si possano ricevere gli averi, deve buoni effetti necessariamente produrre, e far sì, che quello il quale sarebbe di abbandonare la causa della patria, di uscire dalla penisola, o di passare nelle file del nemico, tentato; sapendo, che in quel modo sagrifica varj mesi o anni di credito della sua paga, continuerà a combattere nelle schiere dei buoni, e farà ogni sforzo per istabilire presto, e bene, quel governo dal quale solamente potrà essere pagato. Non dovrà essere la paga molto vistosa, non convenendosi, che tosto stabilito il nuovo governo, si trovi con un debito enorme. Cinque soldi al giorno almeno, o quindici al più, con un graduale aumento pegli uffiziali; e sott'ufficiali, crediamo sia per essere una giusta paga. Il milite, presentando titoli comprovanti il tempo del suo servizio, sarà in ragione di quello, alla fine della guerra soddisfatto.

Stabilito come si debba rispetto alla paga praticare, ci converrà passare a discorrere dei fondi de' quali dovranno i condottieri servirsi, e del bottino, in generale, ed in particolare. Vediamo dalla storia delle guerre dei tempi antichi, che non esisteva sin'allora l'uso di pagare il militare, il quale per ricompensa delle sue fatiche, e de' suoi servigi non attendeva, se non la parte del bottino toccatagli in sorte. Sarà pure nella nostra guerra di mestieri, che venga quell'uso richiamato in vigore, e che da quello solo s'alimentino le bande. Ogni qual volta nelle città, borghi e villaggi per dove si trovi passare una banda, od a portata delle sue incursioni, vi siano fondi, tanto in moneta, quanto in grani, od altri effetti al governo, che si vuol distruggere, appartenenti, debbono i condottieri in preferenza di qualunque altro mezzo, pei bisogni de' loro volontarj servirsene; ed esauriti questi, de' fondi dei corpi, confraternite, ed altre istituzioni, dovranno immediatamente servirsi, che non si trovano al soccorso dell'umanità sofferente destinati, perchè si correrebbe il rischio di lasciarli alla disposizione del nemico, e per altra parte, non possonsi ad altro miglior uso, che alla difesa della libertà nazionale, certamente impiegare.

Quindi ai fondi comuni applicati alla polizia, e spese particolari dei paesi, lasciando sempre il puramente indispensabile pel pagamento del medico, chirurgo, maestro di scuola, ed altri impiegati, le cui incombenze sieno il sollievo, e l'istruzione del povero, si porrà mano; perchè tali fondi, all'eccezione di quanto per tali oggetti viene impiegato, e ch'è ordinariamente di poca entità, sono gli incerti dei raggiratori che hanno quasi sempre l'amministrazione del paese. Finalmente a nessun titolo, se non per l'intiera deficienza di qualunque altro mezzo, si potrà ai beni dei particolari, aver ricorso. Per la qual cosa, dovrà il condottiero aver somma cura, che questa gravosa, ed inevitabile tassa, si faccia per equitativa ripartizione, affinchè tutti proporzionatamente colle loro facoltà contribuiscano. S'intende però, ch'ei debba lasciar alle municipalità il diritto di farne la partizione, e solo udire le lagnanze di coloro, che si possano credere ingiustamente aggravati, esaminarle con maturità, e se le trova fondate, mettervi all'istante riparo. Altri fondi esistono pure in molte parti, chiamati pii, cioè, destinati ad opere pie, come al culto di Dio, alla riparazione e lusso delle chiese, a messe, a processioni, ed a mantenere alcuni ministri della Religione. Tutti quei fondi debbono essere nelle mani del condottiero, senza eccezione, versati, per una guerra sostenere nella quale per l'unione, l'independenza e la libertà della nazione, si combatte. Qual culto migliore potrebbesi rendere a Dio che quello di sostenere le sue opere, e collocare le creature nella posizione, per la quale egli stesso creolle? Sarà forse da considerarsi come cosa ragionevole, che si riparino i tempi, quando la patria è in rovina, e che si faccia in quelli, pomposa mostra d'un'insultante lusso, quando il popolo intiero geme nella miseria; e nell'oppressione? Sarà ella cosa giusta, lo spendere in suffragio di morti, capitali che tanto giustamente possonsi in un reale benefizio, pei vivi, impiegare? Sarà egli giusto, ed onorevole, spendere i fondi in processioni, l'origine delle quali, non fù altro che una stupida, e superstiziosa vanità, solo atte generalmente, al divertimento, e corruzione degl'ignoranti del popolo, mentre possonsi ad un uso non meno utile che nobile, applicare? E finalmente dovrà ella prudenzial cosa supporsi, che al mantenimento d'alcuni di quelli che si fregiano da per sè stessi, del titolo di mediatori tra Dio e gli uomini, che vivono nell'ozio, ed anche nel vizio (e che forse per essere vili strumenti della tirannia, traviano, con le loro prave macchinazioni e detestabili consigli, il popolo dal retto sentiero) è forse giusto io dico, che s'invertano quei fondi sù de' quali tanto diritto tiene la Patria, quando i suoi difensori mancano del necessario, e si vedono, per ottenerlo, nella dura necessità di metter mano perfino ai beni dei loro concittadini, fra i quali sono compresi gli amici, prossimani, parenti e fino i loro genitori stessi? No; non mai dovranno quei fondi, essere risparmiati, ma bensì del tutto esauriti, prima di cominciare a servirsi degli altri già di sopra menzionati, e specialmente di quelli dei particolari.

Fin dal tempo di Abramo, già eranvi rigorosissime regole per la divisione del bottino stabilite; e sono in vero necessarissime per evitare i gravi danni che potrebbero essere dalle querele sopra i lesi interessi, cagionati. Per tanto un'equità incontrastabile non meno, che il disinteresse il più generoso, debbono, presiedere al compartimento sì delle prese fatte sopra del nemico, quanto sù di qualunque altra utilità che possa nelle mani de' patrioti, cadere. Terrà il condottiero, la mente alle seguenti regole indispensabili, continuamente rivolta, e che il primo, eseguirà, tenendo dura la mano alla esattissima loro esecuzione, se vuole avere i volontarj, che sotto i suoi ordini combattono, affezionati alla sua persona, se da quelli vuol esigere uno stoico disprezzo delle fatiche, un coraggio robusto, e continuato, ed in fine se vuole nella gloriosa impresa del gran progetto, riescire.

1º Ogni qual volta si perverrà a far bottino, dovrà questo essere, tutto in un luogo, ammonticchiato, per essere compartito regolarmente.

2º Non si potrà cominciare ad occuparsi del bottino, fino a che il combattimento non sia finito, e compiutamente deciso.

3º Riuniti i volontarj per la ripartizione, dovrà ciascuno individualmente giurare di non aver nascosto, nè deviato nulla della presa, ma di aver tutto nella massa comune sinceramente versato, e se mai per caso, uno venisse di falso giuramento, convinto, dovrà immantinenti essere messo a morte.

4º La decima parte del prodotto dovrà essere al condottiero supremo rimessa, pel servizio generale della guerra, e dovranno i condottieri particolari, e principali, esigerne, e conservarne le convenienti ricevute.

5º Si preleveranno dalla massa generale, prima ancora di quella decima di sopra espressa, le indennità ai feriti nel modo seguente. Cioè la perdita fatta in combattere, di un braccio, di una gamba, di un piede, sarà compensata da un regalo non minore di trecento lire italiane; quella di un occhio, d'un dito, d'un orecchio, sarà pagata la metà, ed in questa proporzione, tutti gli altri membri del corpo che possono per via della guerra, venir danneggiati. Oltracciò il ferito dovrà, durante lo spazio di due mesi, ricevere trenta soldi italiani al giorno, per la cura delle sue piaghe; questi obblighi dovranno come sagrosanti, considerarsi, e se il bottino di una volta, non fosse sufficiente, dovrassi aver cura di far entrare il più presto quanto sia stimato necessario, per coprire le spese d'obbligo, e così al dovere soddisfare.

6º Prelevate le suddette somme, si disporrà del necessario, per la comune utilità del corpo, avendone il previo consentimento della truppa, e somma cura che i conti d'entrata ed uscita, siano ben chiari ed a tutti i volontari, manifesti. Inperciocchè, in questo modo non comportandosi, il condottiero, sebbene innocente, a rimproveri, mormorazioni, e fors'anche a disgusti, e disgrazie, nelle ulteriori sue operazioni, sarebbe senza dubbio esposto.

7º Il condottiero, e gli uffiziali non avranno diritto ad una parte maggiore degli altri, anzi dovranno essere i più moderati nelle loro pretensioni, e se alle volte la massa generale si trovasse molto ristretta, dovranno in favore dei simplici volontari, alla loro parte rinunziare. Con questo mezzo conserveranno il loro affetto, e li troveranno sempre disposti a volonterosamente, in obbedienza ai loro ordini, sacrificarsi.

8º Chi morrà combattendo, od in conseguenza di un'azione di guerra, sarà come vivo, e presente considerato alla prima ripartizione del bottino, che succede alla sua morte; e sarà la sua parte, mandata alla famiglia, od a chi abbia egli previamente destinato. Qualora il morto si trovi non aver più al mondo parenti conosciuti, e che non abbia della sua parte disposto, quella si darà al volontario, che pel suo amico il più intimo, sarà per giudizio generale, dichiarato.

9º Saranno compresi nello scompartimento, coloro, che trovandosi legittimamente separati dal corpo, per oggetto di servizio, non abbiano potuto contribuire alla presa.

10º Non sarà permesso ai volontarj d'impossessarsi d'effetti, che possano imbarazzarli nelle loro marcie, e quanti di questa sorta si trovassero che per la difficoltà del trasporto, non possano essere di profitto, dovranno essere distrutti, per evitare che il nemico non se ne serva, se però non avrassi l'opportunità di darli a paesi vicini, ed amici, in consegna, dove non s'abbia a temere, che vengono di là presi, e trasportati.

11º Nè la parentela, nè anteriori servigi, per grandi ed eroici che sieno stati, nè il favore, nè la predilezione per colleghi e confidenti, dovranno giammai in questo caso alterare l'equità della distribuzione. Una rigorosa, retta, ed inflessibile giustizia, vi dovrà presiedere. Tutte le parti saranno estratte a sorte, nè i vivi, nè i feriti, nè i morti, dovranno in un minimo, essere defraudati, nè in alcuna parte venir queste regole, cambiate, senza incorrere nei più grandi pericoli, ed il resultamento della grande impresa, follemente arrischiare. Gravi contestazioni, e doglianze imbarazzanti, disturbi, diserzioni al nemico, ed anche combattimenti accaniti, e sanguinosissimi, tanto degl'individui d'una stessa banda fra di loro, come dell'una contra l'altra delle bande spagnuole, furono dall'inosservanza di queste regole, prodotti.

Siccome questo sarà sempre la indispensabile conseguenza provegnente dalla mancanza di giuste, ed inalterabili regole in questa materia, dovranno per ciò a tal uopo i condottieri sostenere con ogni loro sforzo questa esatta, e severa giustizia nella ripartizione, il rilasciamento della quale, oltre di cagionare la loro infallibile perdita, dolorosissimi, ed irreparabili danni alla causa della patria, immancabilmente produrrebbe.

CAPITOLO XI.

DELLA DISCIPLINA. — PUNIZIONI E RICOMPENSE. — SISTEMA GENERALE DI DEPURAZIONE.

Tanto si è già sulla disciplina tenuto ragionamento, tanto si sono i particolari di quella da tutti gli scrittori sul buon governo della truppa, sottilmente ponderati, che nulla quasi sù di questo proposito ad espor ci rimane. Credono gli uni che aspramente, e col massimo rigore trattando il soldato, con dure parole, carcere, e puranche col bastone, e le verghe tormentandolo, e quindi qual bestia da soma quasi oltre le forze affaticandolo, da ciò, del tutto, e non altrimenti, ottener si possa obbedienza, attività, e sin anche valore. Sono altri d'avviso di non doversi punire al campo in fronte al nemico, ove il soldato da altro stimolo, se non dall'onore, e dal desiderio della ricompensa esser mosso non deve, ma solo pel tempo di pace, in guarnigione, debba il gastigo, riserbarsi. Epperciò dicono: «le punizioni alla caserma, al campo il guiderdone.» Altri finalmente più savj, più giusti, del pari che più benigni, ragionevolmente stabiliscono dovere in ogni tempo, ed ogni luogo, la punizione ed il premio, come le due gran molle della disciplina, essere considerate, la quale, meno sul timore, la coazione, e l'avvilimento, che sull'onore, l'emulazione, e la gloria, è di mestieri ch'abbia la sua base.

Tutt'i più savj scrittori sopra il militare servizio, convengono che la disciplina tanto ad una truppa regolare, necessaria, mantener debbasi, con una giusta distribuzione di pene, e ricompense ponderatamente bilanciate, non meno, che col tenere il soldato di tutto il necessario, fornito, e regolarmente pagato, nutrito e vestito: senza di che, non è a chi comanda permesso di esigere da lui servizio, e subordinazione. E pensano altresì che debba esservi un numero grande di ufficiali, e bassi ufficiali che per mezzo del rigore, sempre ad una determinata distanza dal soldato conservandosi, da quello siano rispettati, ed obbediti. Onde ottenere questo risultamento abbisognano, senza dubbio, impiegati civili, magazzeni, caserme, etc. Sono le bande, come truppe irregolari, di tutto ciò deficienti, i loro uffiziali debbono essere pochi, la cui autorità sia con somma moderazione, esercitata; i loro quartieri, esser le case dei cittadini, e dei villani, le poche volte che non serenano; e la loro propria esistenza per istituzione, incerta ed errante, esclude lo stabilimento di magazzeni, ed impiegati. Ed il loro armamento, vestimento, e viveri, esser debbono il prodotto onninamente delle momentanee disposizioni del condottiero, il quale con la maggior possibile equità, e prudenza, deve la provvista delle sussistenze, e delle altre indispensabili cose pel ben essere de' suoi volontarj, col minor gravame de' paesi amici, con sano avviso conciliare. Avvi per l'ordinario, in questo genere di guerra, mancanza d'ogni specie di regolari somministrazioni, e soccorsi, e manca in conseguenza la facoltà di mantenere una severa disciplina. Inoltre quella famigliarità, che fino ad un certo punto, fra il condottiero d'una banda, i suoi uffiziali, ed i volontarj è indispensabile, la necessità di usare d'una calcolata indulgenza in certa specie di mancamenti, il più delle volte da un estremo bisogno cagionati, o da un'imprudente sfogo d'uomini sempre in mezzo a durissimi affanni, e privazioni d'ogni genere, in rischj, e pericoli, di continuo esposti a perire; e finalmente quella quasi assoluta democratica eguaglianza che l'anima dev'essere di questi corpi; tutto ci prova, essere, per le bande, di mestieri, adoprare una disciplina da quella degli eserciti regolari differente, non potendosi usare del rigore che, per mantenerla si esige. Solamente dunque, contro questi le mancanze alla fedeltà dovuta alla Patria, all'abbandono della guardia, sentinella, e di qualunque altro delicato dovere che la comune sicurezza metta in pericolo, al falso giuramento, ed agli atti non provocati contro de' superiori, si dovrà negare indulgenza. E la punizione la più esemplare, e la più rigorosa certa, ed inevitabile, deve tosto, dopo della mancanza, inesorabilmente avvenire. La disciplina dunque delle bande non sarà da istituirsi, sul modello di quella degli eserciti regolari, ma converrà al condottiero, senza che il volontario sia conscio della certa indulgenza, alcuni falli con sagace accortezza tollerare; e per ottenere la subordinazione, senza la quale non potrà mai un comandante vantaggiosamente operare, dovrà piuttosto della confidenza che del rigore, valersi. Somma prudenza gli è in questo caso certamente necessaria, ei deve un modo tenere, col quale ispiri confidenza, e senza che i suoi secreti, le sue intenzioni, lo stato delle cose, minimamente discopra; indurre i suoi volontarj a credere, che tutto conoscono, senza mai nulla d'importante, palesar loro. Dovrà pertanto, il carattere d'ogni individuo, le sue passioni, buone qualità, i suoi vizj, e le sue virtù, attentamente studiare, valersi di quelle, che possano essergli utili, lusingare pell'avvenire, quei sentimenti, che potrebbero nel momento un qualche sconcio apportargli, e non gli è dato di potere istantaneamente dissipare; accendere il fuoco, dov'è spento, il troppo vivo, e pericoloso con dolcezza, ed arte, scemare, a certe cose per sè stesse di poco o nessun pregio in altri tempi, dare un'apparente grandissima levata, gli animi esacerbati mettere con buone parole in calma anche quando la militar disciplina di pronunziare vigorosamente sul fatto, comanderebbe, andar per le lunghe, discorrere, e trattare, anzicchè decidere; evitare con la persuasione, di essere posto nella circostanza di punire; con le preghiere, con la buona maniera, e coll'amore farsi obbedire senza ordinare; con la commiserazione, con saggi, ed accorti discorsi, e con l'esempio, la truppa indurre a sopportare pazientemente i bisogni, in vece di provvedervi. Finalmente, il condottiero, e gli uffiziali di una banda, debbono far mostra di non vedere quegli eccessi, che non giudicano essere di punir, conveniente. E se mai fossero tali, e così publici, che per la loro posizione non potessero di castigarli, tralasciare, procederanno con una molto indulgente moderazione, con somma equità, con una assai chiara tendenza a risarcire, se fosse possibile, qualunque pregiudizio del terzo, cagionato dal delinquente e a far sì ch'egli stesso, della giustizia, e necessità della pena impostagli, agevolmente si convinca, e giusto quel rigore, che gliela infligge, riconosca. Negare non puossi che il sopra enunciato sistema di disciplina delle bande, altro non sia, che un rilasciamento di quello degli eserciti regolari, e che debba da per sè stesso, come un male riputarsi. Nulla dimeno egli è uno di quei mali inevitabili, il remedio proprio de' quali, il principale oggetto delle bande, distruggerebbe, e ben presto sarebbe del loro scioglimento, cagione. Egli è per conseguenza necessario, a quel male inevitabile chinar le spalle, ma per quanto fia possibile, ne' suoi effetti diminuirlo, e trarne ad un tempo quei sommi, e straordinarj vantaggi, che in una guerra d'insurrezione nazionale, atto è a produrre, nella quale dovendo il _tutto_ guadagnarsi, o prendersi, di nessun momento dev'essere un male passeggiero, considerato, che, sebbene tale, tanto direttamente, al fine che quella si propone, contribuisce.