Della guerra nazionale d'insurrezione per bande, applicata all'Italia Trattato dedicato ai buoni Italiani da un amico del Paese

Part 2

Chapter 22,175 wordsPublic domain

Per non aver dunque avuto l'unione, l'independenza e la libertà del loro paese per meta, quei conquistatori dell'antico mondo, quegli scopritori del nuovo, che poi a stranieri lo regalarono, quelle fervide menti cui l'uman genere va debitore d'averlo con le scienze, e le belle arti dirozzato, ed illuminato, quel popolo che può tanto impareggiabili antecedenti a giusto titolo vantare, eccolo tenuto dagli stranieri in niun conto, come inetto e vile, come l'ultimo del mondo! Imperciocchè per nulla nella politica europea bilancia è in oggi calcolato, anzi come mancante della prima virtù cioè quella di saper essere libero, ed indipendente, trovasi disprezzato e deriso. Il paese come cloaca di vizj, come culla d'impostori, codardi, raggiratori è riputato, che esser dicono un paradiso abitato da diavoli; e mal non si appongono, perchè sotto la ferrea rugginosa verga di tristi e paurosi tiranni, come inerti machine, come servi oziosi ed effeminati, privi dell'esercizio di qual sisia di quei diritti che possono agli uomini riuniti competere, trascinano gl'Italiani una ignominiosa, disonorata esistenza dai vili che circondano i tiranni viemmaggiormente amareggiata; imperciocchè, siccome al dir di Polibio, al libro secondo, i re per lor natura, non hanno nè amici, nè inimici, e che il solo interesse loro è la misura della loro affezione, o del loro odio: e che la posizione in che si misero dal 1814 in quà, è senza dubbio alla felicità dei sudditi affatto contraria, ne avviene, che i soli per cui si dimostra in quegli stati, considerazione o stima sono gli amici del re i quali altri non sono, che i malvagi, viziosi o deboli, e geme la parte buona della nazione all'insolenza di questi vituperevoli stromenti della tirannia vilmente sottoposta. Ci dice de Comminis al capitolo 12, libro sesto: che Luigi XI aveva paura di tutti gli uomini, e particolarmente di tutti coloro ch'erano degni di avere qualche autorità: sono i tiranni, che in oggi con le sostanze nostre le loro ingordigia satollano, altrettanti Luigi XI, anzi peggiori cui si potrebbe senza timore di sbaglio il detto di Sallustio con ragione applicare: _Regibus boni quam mali suspectiores sunt; semper que his aliena virtus formidolosa est_: vale a dire che paventano più i buoni, che i cattivi, e temono una virtù che non posseggono. Sono tanti Tiberj, che come dice Tacito, al libro primo dei suoi annali, non era un odio antico, ma le ricchezze, la destrezza, i talenti eguali alla sua reputazione, che avvelenavano i sospetti di Tiberio contro Arrunzio: sono però in oggi i quattro quinti del popolo italiano tanti Arrunzi, rispetto ai nostri Tiberj, per la qual cosa sempre più cresce l'inasprimento del loro cuore e fassi la loro tirannia progressivamente maggiore: in modo tale trovasi maltrattata la povera Italia che se lo stato d'altri paesi d'Europa potrà per avventura più, o meno sopportabile parere, quello dei governi della nostra penisola dal tempo in che il malvagio Castelreagh in seggio ripose gli antichi smaniosi tiranni, è tanto derelitto, rovinato, e vile, tutto và così di male in peggio, che l'indispensabile necessità d'un grande cambiamento, di un ordine di cose affatto nuovo, fassi più che altrove sentire; già ben lo scorgono i tiranni, ma vogliono illudersi, la credono ancora bastevolmente lontana, e si lusingano di poter tutta la loro vita in quell'atroce sistema continuare, lasciando poi ai successori la bisogna di porre ai loro imbrogli rimedio; s'addormentarono fin ora sopra un volcano, perdettero favorevoli occasioni di stabilire buoni ordini pel publico vantaggio, abbandonandosi scioccamente al pensiero dal lor pazzo modo di vedere le cose suggerito, che in accordando poi qualche maestrato, più nominale ch'effettivo, quando già i popoli siansi levati a romore, di poterli con simile treccheria in ogni tempo a lor piacimento abbindolare, da tutto il mondo è in oggi quella tattica ben conosciuta, e disprezzata; troppo tardi aspettarono; l'ora fatale del rendimento de' conti, sta lì, lì, per suonare e se gl'Italiani vogliono agir da uomini, e non come abbietti bigi orecchiuti animalon da soma, tutti alla sprovvista li coglie, da non potere schivare il giusto castigo dell'esecrande loro nequizie che nella loro partenza da questo mondo consiste; imperciocchè non debbono gl'Italiani a quei mostri mercede alcuna; e sarebbe pur loro delitto di lasciar quelle cagioni di tanti pianti, di tanti disastri, e di tanta infamia, per quel paese, dall'infezione del mostifero loro alito avvelenato, una vita criminale tranquillamente godere.

La soverchia paura ed il detestabile reo talento di queste belve le mantiene sempre in continua tensione ed attività, e da ciò ch'erano prima della rivoluzione di Francia ben differenti divennero; gemevano è vero in quel tempo sotto il giogo del poter assoluto i popoli, ma era quello assai mite; andavano i dominanti dietro agli usi antichi, cui erano pure i sudditi da secoli abituati; era la tirannia di quei tempi figlia del momentaneo capriccio ed il quasi patriarcale sistema del governo, con alquante buone azioni, che mitigavano il dispotismo continuamente la interpolava. Ma quella dopo il congresso di Vienna in Italia stabilita, è senza dubbio una vera tirannia sistematica, estratta da quanto vi era di despotico nelle leggi di Napoleone, alla crudele finezza, che distingueva gli italici governi del medio evo per nostro danno congiunta; tutto quanto sì nella rivoluzione francese, e nella repubblica come negli elementi dell'antica monarchia, e dei vecchi rimasugli della gerarchia romana, nel tempo della tirannia degl'imperatori vantaggioso al potere riconobbero, al governo assoluto sfacciatamente appropriaronlo.

La formazione del costosissimo, arcitirannico, e numeroso corpo de' carabinieri reali in Piemonte, pontificj in Roma, gendarmi in Lombardia, e Napoli, è una fralle tante piaghe dal napoleonico governo ereditate, che non solo molestissima ed oppressiva com'era conservossi, ma con tutta la malizia, e l'astuzia propria dell'inquisizione studiosamente raffinata. Quel corpo il cui solo scopo esser dovrebbe la persecuzione, e l'arresto dei banditi, ed assassini di strada, sparso in tanti separati drappelli a picciola distanza, in modo di potersi al primo segnale in forza rispettabile riunire, è senza dubbio il più tormentoso e funesto alla tranquillità, e felicità degli onesti cittadini; ciascun soldato pieno di boria e con rozzi modi esercita nei villaggi, borghi etc., il potere assoluto alla grossolana sui poveri pacifici ed onesti cittadini; ciascun comandante in quanto al poter di far male un piccolo sovrano; le varie separate suddivisioni del distaccamento danno conto delle loro funestissime operazioni al comandante che trovasi al centro, questi al colonnello, ed al ministero, egli è incaricato non solo di avere minutissima conoscenza del procedere apparente, od occulto di ogni cittadino, ma bensì perfino negl'interni pensamenti del suo cuore penetrare; deve tener registrate le opere di ciascuno, sì dei tempi scorsi, come del presente, di più le supponibili per l'avvenire; tutto dev'essere chiaramente notato, e ne deve una esatta generale relazione al governo frequentemente rimettere. Può, in via economica, senza sottoporre a regolar giudizio, ammonire, arrestare, carcerare, incatenare, chiunque non sia nobile, militare, o prete; vi esiste finora un solo esempio che una sua disposizione arbitraria stata sia dal governo disapprovata, od annullata. Questo tirannico magistrato, colle armi in dosso, che le tre qualità di accusatore, giudice, ed esecutore in se riunisce, il quale molte volte sul solo sospetto o per capriccio accusa, giudica, e punisce peggiore d'un vil boja, perchè questo non fa ch'eseguire la legge, mentre quello ad un tempo solo è spione, falso accusatore, giudice ingiusto, manigoldo grossolano, e giustiziere infame in continuo esercizio delle sue abbominevoli funzioni da tutti giustamente abborrito, e temuto, esercita sulla privata morale delle famiglie una perniciosissima influenza. Imperciocchè siccome non può dare alle non meno estese che complicate sue incumbenze con mezzi chiari, onesti, ed aperti una immediata esecuzione, trovasi nella continua necessità di adoperarne dei vili, disonesti, e turpi; laonde per sapere gli affari da casa delle famiglie, i pensieri di ognuno di quelle calcolare, gli è necessario di tenere uno stuolo di spie, d'agenti provocatori etc., giornalmente assoldati, per l'aumento di quali spende nella corruzione della gioventù, danaro a larga mano, da coloro stessi che sono l'oggetto della persecuzione, e che di continuo lavorano per soddisfare quelle tasse che servono a ribadire i loro ferri, annualmente pagato; nulla è da questa vituperevole classe di ribaldi tenuto in riverenza, i sacrosanti legami della famiglia non sono punto da essi rispettati; ed anzi ad indebolirli, ed a forza d'oro ingangrenarli sottilmente si adoperano; perciocchè nessun miglior modo per conoscere i pensieri di tutti potrebbero trovare: il segretaro, il servo, la cameriera, lo staffiere etc., sono comprati a denari contanti, e vien loro il regalo aumentato a misura che più negli affari dei padroni s'internano, e più importanti cose disvelano; dimodo che per ricevere frequenti donativi, quando non hanno che dire, quei servi corrotti s'inventano menzogne, e l'innocente vittima delle loro delazioni, senz'avvedersene, a poco, a poco atrocemente sagrificano. Per mezzo del giuoco, delle donne, e della crapula, seducono i giovinotti e, spesso il figlio, a palesare i segreti del proprio padre e degli altri parenti con doni e larghe promesse dispongono! Ecco quel giovine imprudente, forse l'idolo dei genitori, la consolazione dei parenti, la speranza della famiglia, da quei furfanti, circondato, allettato, e sedotto! Eccolo divenuto un traditore di quella, e fors'anche l'involontario assassino del proprio padre!........ Usano questi boja-inquisitori al servizio dei tiranni, arti finissime per trascinare la gioventù in gravi pericoli, od imbrogli, dai quali poi, in certo modo salvando i giovani, li mettono verso di loro in debito di gratitudine e di confidenza; inducono un inesperto garzoncello ad ingolfarsi nei debiti, onde quei vizi da loro nel suo tenero cuore innestati soddisfare; teme questo; e di farne una sincera ed aperta confessione ai parenti, che forte lo rampognerebbero, si vergogna; non sà dove dar la testa; ad altri non gli convien di rivolgersi che al seduttore; profitta il birro di questo bel momento, se lo rende grato, e debitore; rinnova parecchie volte il saggio; e quando il giovane gli si affeziona, ed ha tutta confidenza in lui, a costo allora dell'onore, del dovere, e della morale, con poca spesa lo compra!...... Non contenti quei mostri di valersi di tanto nocevoli ed infami agguindolamenti per eseguire le nequitose loro incumbenze, non risparmiano neppure le istituzioni sagre, e molte volte fornisce il confessionale abbondante materia, per ordire un'intricata tela di accuse! Non evvi al certo da far le meraviglie se alcuni dei ministri dell'altare abusano qualche volta del loro ministero, poichè i membri di quella corporazione al clero inferiore appartenenti generalmente in Italia molto rispettabili, sono tenuti in uno stato ben vicino all'indigenza, ed i prelati, vescovi, e cardinali tutte le ricchezze della chiesa ingordamente assorbono, quindi non è da stupirsi se abbagliati dall'oro che sono così poco usi a possedere, e gli viene in abbondanza offerto, alcuni di essi a danno di cattolici penitenti trafficano del sagramento in favore della corona!...... In questo modo però la confidenza è bandita! I vincoli morali che uniscono un uomo all'altro sono spezzati! Ognuno deve comprimere lo sfogo de' suoi sentimenti, e nel più profondo del suo cuore tenerli nascosti; ognuno si crede isolato in mezzo ad un mondo di nemici coi quali deve usare la simulazione e l'inganno; i membri d'una stessa famiglia l'uno dell'altro diffidano; teme il padre del figlio, il fratello del fratello, l'amico dell'amico, ed il contrito cattolico s'avanza tremante al tribunale della confessione, per timore di essere da quello che siede in quel casotto qual mediatore tra Dio e gli uomini, sotto colore di religione perfidamente tradito! Con questo sistema di reciproca temenza, di generale dislealtà, più non vi esiste contentezza nè calma per nessuno, e la menzogna, l'inganno, la frode, la fellonia, ed infedeltà onde schermirsi dalle trame, insidie, e lacciuoli tesi dalla tirannia sono dalla maggior parte della nazione messe giornalmente in pratica. Questo! questo! è lo stato pacifico, e tranquillo degl'Italiani che sono obbligati di vivere sotto quel dolce, beato, paterno dominio dei legittimi re; che per la grazia di Dio assassinano l'Italia....... Ben con ragione hanno gl'Inglesi gelosissimi della conservazione della libertà individuale, la proposta di una tanto perniciosa istituzione con forza rigettata ogniqualvolta i ministri, per aumentare il potere della corona cercarono l'approvazione del parlamento, cui fu sempre dai rappresentanti del popolo con saggio avviso risposto, amar meglio il cittadino Inglese, di correre il rischio nell'uscir fuori de' limiti della città di Londra, d'essere dai rubatori assalito e spogliato, che al despotismo di quei sgherri armati dalla inquisizione politica, un sol giorno assoggettarsi.

Oltre quella forza inquisito-militare, che in tutta Italia può ascendere, a più di ventimila uomini, divisa in cavalleria, e fanti, che i tiranni non credono per vivere tranquilli ancor sufficiente, instituirono al di più una polizia estesissima, e rovinosissima pel publico erario, che si vale dei carabinieri o gendarmi per l'esecuzione de' suoi raggiri, e contrammine, usa le stesse arti, accelera la corruzione della morale, mentre l'oppressione del povero cittadino crudelmente raddoppia. Ma ciò che più stupisce, si è di vedere che questi gendarmi, o carabinieri, e queste polizie sieno composte d'italiani, e che la maggior parte degl'impiegati principali di quegl'orribili e schifosi ministerj sieno scelti nella classe dei nobili, e facciano quelli di buona volontà il vile mestiero d'insolenti zaffi contro i loro fratelli, d'infami berrovieri dello straniero, per tenere oppressa, ed avvilita la loro patria, d'insediatori dell'innocenza, di persecutori della virtù!