Della guerra nazionale d'insurrezione per bande, applicata all'Italia Trattato dedicato ai buoni Italiani da un amico del Paese

Part 18

Chapter 183,105 wordsPublic domain

Dice il generale san Ciro, che le bande spagnuole usavano certi piccoli cannoni, a quali davano il nome di _violentos_, e quelle artiglierie con una tale rapidità maneggiavano, da farle sparare almeno dodeci tiri per minuto. Non potevano invero puntarle e non ricevevano da quelle vantaggio, se non quando contro masse poco distanti le adoperavano. Oltracciò, i più agili, e robusti loro cannonieri non potevano più d'un quarto d'ora un esercizio così forzato sostenere. Quando dagli eserciti alleati francesi e prussiani fù nel 1744 invaso il Tirolo, animato il popolo tirolese da quell'amor di patria di che diede quindi nel 1809 maravigliosi esempi, in massa si sollevò; una catena di fuochi lungo le sommità dei monti accesa, il segnale fù dell'insurrezione; le donne nei nascondigli delle loro alpi il bestiame ritirarono; gli uomini presero le armi, ed alla mancanza di cannoni, con tronchi d'alberi vuotati al didentro e cerchiati di ferro, supplirono. Nella guerra dell'independenza spagnuola furono messi in varie parti simili cannoni parimenti in uso. Non sono però mai quelli di grandissima utilità, ma possono alcune volte rendere dei buoni servigi. Un'altra invenzione non meno straordinaria, ma di maggior conseguenza, perchè più facile al trasporto, fù dalla banda di Mina, praticata. Tanto i Francesi la superiorità degli Spagnuoli sulle loro truppe in un conflitto personale riconoscevano, che mai contro loro, senza artiglieria, a pugnare portavansi. Nel sistema da questi seguito di guerra irregolare, era per loro, di opporgli armi eguali, impossibile; ma un Josè Suescan Y Garcìa inventò di fissare tre canne di fucile ad un calcio e di spararle col mezzo di un solo acciarino. Portavano queste, palle di due oncie; ed alla prima prova che sen fece in un combattimento da Cruchaga nelle vicinanze di Tafalla sostenuto, perfettamente, riescì quella, ed a grande vantaggio degli Spagnuoli, che in piccolo numero, furono di mille cinquecento fanti e cent'ottanta cavalli nemici, vincitori. Fù nel fatto d'arme di Arlaban questa nuova invenzione messa una seconda volta alla prova, ed ebbe un eccellente effetto, e più dì trenta Francesi furono dalla prima scarica ammazzati, ed alla seconda una colonna che si era formata sulla strada, fu interamente dispersa. Qualora la necessità di opporre al nemico alcune artiglierie, forte si vedesse, dovrebbero i condottieri, della summenzionata invenzione servirsi, come pure di spingarde, obici, falconetti, e di quei cannoncini che possonsi sul dorso di muli trasportare; ed oltracciò potrebbero eziandio alcuni cannoni da quattro, sopra barelle traghettarsi, al qual trasporto sarebbero dodici uomini, destinati, da rilevarsi, di quattro, in quattro, ogni quattr'ore di cammino; e potrebbe una centuria di artiglierie, ed un manipolo di treno essere alla banda, aggregata; così potrebbesi in molti casi, eguale ed anche superiore al nemico, per tal modo trovarsi. Conchiuderemo dunque essere da mettersi in questa guerra in uso lo schioppo, la fromba, la balestra, il dardo, il mazzafrusto, la spingarda, il falconetto, l'obice, il cannone, le pistole come arme di getto, la bajonetta, picca lancia, spadancia, spada, sciabola, vangone, falce, falciuola, bicciacuto, ronca, mazza, scure, bidente, tridente, spiedo, stanga di ferro, ed anche pugnale, coltello, squarcina come armi da presso; ciascuna delle quali a piedi ed a cavallo come sarà più adattata, e conveniente, dovrà essere con destrezza, maneggiata.

Dopo aver di quali armi si possa far uso in questa guerra, esposto, a parlare sul modo di vestire dei volontarj, passeremo. Le più delle bande in Ispagna, avevano divise a capriccio dei condottieri, oppure delle dame, dei frati o delle monache condizionate; imperciocchè il più delle volte successe, che le signore di Madrid, di Cadice o di qualche altra città, esse stesse pei difensori della patria le assise acconciavano; il panno coi propri fondi procuravano, e colle delicate loro mani lo tagliavano e cucivano. Altre volte erano queste da un convento di frati, o di monache, provvedute, e venivano quei volontarj, secondo il gusto del donatore, vestiti. Altre bande entravano in campo senza divisa, e con quelle dei nemici da loro spogliati, facendole qualche piccola variazione, quindi si vestivano. Finalmente molte le solite vesti contadinesche non mutavano, ed erano molto più delle altre, sicure, perchè in una ritirata precipitosa, in un premeditato scioglimento momentaneo, potevano facilmente le loro armi in qualche siepe, o solco, o ammasso di rovine nascondere, ed in mezzo alle file dei nemici senza essere scoperti, ed ammazzati, tranquillamente passare. Era in generale l'amor della patria non solo ardente, ma puro, e l'unica distinzione di che fossero ambiziosi, era quella d'un nastro largo, e rosso con l'iscrizione: _Vencer o morir por patria_. Propone il sig.r Lemiere per assisa delle sue truppe irregolari un camicione di tela con cappello tondo, e largo da potersi rilevare da una parte, o lasciar cadente tutto all'intorno. Non n'è cattiva l'idea, ma solamente in Francia, eseguibile, perchè usano i contadini generalmente di quel camicione; epperciò, nascondendo le armi loro, altro segno che gli faccia scorgere dagli altri, non rimane. Ma in Italia dove non è tal vestire fra il popolo, in uso, con sè gli stessi inconvenienti come se i volontarj avessero una divisa qualunque, porterebbe, ed in questo caso sceglierne una di miglior gusto potrebbero. Noi dunque opiniamo, dovere per la generalità delle piccole bande, sopra tutto nei primi tempi, che si mettono in campo, per evitare i sopra annunciati inconvenienti, una divisa adoprarsi dalle bande di un numero grande di volontarj composte, simile a quella di Mina; o di Hofer, onde, così loro non sia facile di sparpagliarsi per individuo, ma solo siano per drappelli, a sciogliersi costrette. Dovrà questa divisa essere della maggior semplicità, senz'oro, nè argento; e in modo ritagliata, che nella minima parte, la sveltezza, ed agilità del volontario non impedisca; di color bruno affinchè nascondendosi nelle siepi e macchie non venga pel colore del vestito dal nemico, scoperto. Le armi pure; sì per le ragioni suddette, come per salvarle dalla ruggine, per quanto si possa, esser dovranno abbronzate. Quelle bande dunque ch'esser cosa buona stimeranno, porsi un'assisa in dosso, dovranno usare d'un farsettino lungo fino quasi alla metà della coscia, e dalla cintura in sù stretto alla persona, senza bottoni, ed al petto da lacci ed alamari dello stesso colore, serrato. Calzoni lunghi sufficientemente grandi, e tagliati diritti, dello stesso colore, scarponi alti fino al collo del piede coperti dal calzone, senza calzetti, un piccolo berretto tondo in testa, una bisaccietta nella quale stia un pane, una camicia ed un pajo di scarponi tutto ben ristretto assieme, ecco la divisa dei volontarj. Gli ufficiali non ne avranno una differente, ma solo potranno avere i cordoni degli alamari in seta. Se tutti debbono tanto gli ufficiali, come i volontarj essere nello stesso modo vestiti, conviene però che vengano i gradi maggiori dagli inferiori con una distinzione, manifestati, affinchè possa quell'obbedienza implicita al grado, e non alla persona esistere, che forma la scala gerarchica di comando, e sommessione; e tutte le parti onde concordemente agiscano pel movimento del gran tutto, tiene assieme collegate. Porterà dunque il decurione per distinzione del suo grado, un fiocco di piccola frangia nero sul paramano d'ambo le maniche, il capo truppa un gallone di seta del colore del vestito sui due paramani in punta. Il centurione porterà un cordone di seta nera al collo, al quale saranno legati quattro ramicelli di sarmenta, e due galloni come il capo truppa; il capo mille sarà distinto con tre galloni come i suddetti, ed avrà la sciabola sostenuta da un cordone di seta di colore d'amaranto. Il connestabile sarà distinto con cinque galloni ad ambe le maniche, con una fascia rossa ad armacollo. Porterà il tribuno legionario una medaglia in forma di stella, di ferro ben lisciato, e lucido, sulla quale sarà inciso un sole raggiante, ed in mezzo vi sarà scritto _rigenerazione italiana_, da un cordone dei colori Italiani appesa al collo; quindi porterà un paloscio sostenuto da un cordone d'amaranto a tracolla, ed una fascia come il connestabile, ma dei tre colori italiani. I consoli porteranno pure una medaglia come quella dei tribuni, ma d'acciaro azzurro con l'istessa iscrizione. Oltracciò avranno una gran fascia dei colori nazionali rosso, azzurro, e verde, ad armacollo, il vestito stretto sopra l'anche da una cinturetta d'acciaro, ed in mano il bastone consolare d'avorio. La distinzione di condottiero particolare sarà una penna rossa e bianca, sulla fronte del berretto collocata; quella del condottiero principale di distretto, una penna gialla del color d'amaranto; quella del principale di cantone una penna pavonazza e rossa; e quella del principale di provincia, due penne, una verde, colla punta bianca, ed un'altra di color d'oro colla punta rossa; quella del condottiero supremo sarà di tre penne dei colori nazionali; il gran Celiarca porterà tre penne bianche, e tutti quelli che da lui dipendono saranno con quelle distinti, chi da due, chi da una e chi da un pennacchio dello stesso colore; i Celeri quest'ultimo porteranno, con una piccola fascia bianca, alla parte superiore del braccio sinistro; i Vigilatori un pennachiccolo bianco colla punta rossa, etc.

L'alto censore sarà tutto vestito di panno nero nello stesso modo degli altri, tagliato e porterà tre penne nere; e fascia azzurra in cintura con la stella tribunizia. Il gran questore sarà vestito di colore azzurro e porterà le penne, e fascia in cintura verde. Coll'istessa stella, la nappa dei colori nazionali, sarà collocata in mezzo della fronte sui berretti.

Ogni banda iscritta sul registro del condottiero supremo, riceverà un nome, ed un colore che non sia di quelli nazionali, ogni volontario ed uffiziale, incluso il capo mille vestito in divisa, oppure appartenente a quelle bande, che fanno la guerra in abito contadinesco, dovrà portare attorno alla parte superiore del braccio sinistro, una lista di panno del color indicatoli sulla quale sarà scritto il nome della banda, il decurione la porterà bordata con un gallone, di seta rosso: il capo-venti con due galloni, il capo-truppa con tre galloni due rossi, ed un bianco in mezzo; il centurione con una frangia rossa; il capo-mille con frangia dei tre colori. Gli altri uffiziali non saranno tenuti a portarla. In questo modo trovandosi la banda vestita contadinescamente, in pericolo, e dovendo nascondere le distinzioni, sarà facile ad ognuno di sfibbiare quei bracciali, e rimanere senza alcun segno militare.

Usavano gli Spagnuoli, e quasi tutti i popoli che fecero guerra d'insurrezione, per ripararsi dal freddo, dalle intemperie, e per coprirsi la notte alla serena, di portarsi in vece di cappotto una coperta tessuta di lana, che essi chiamavano manta. Noi crediamo che sia pure quell'uso buono per noi, e migliore del cappotto. Quella coperta, quando non sarà per coprirsi, porterassi ad armacollo; e sulle spalle e braccia si potrà distendere, in tempo di pioggia, di neve, e di freddo.

I segni di riunione pei manipoli saranno un'asta con una mano in sulla punta, ed al di sotto un manipolo di fieno. Per le coorti saranno una bandiera dei tre colori nazionali, cioè con fondo rosso, bordata all'intorno dai colori verde, ed azzurro intrecciati a volute.

Per le legioni saranno, l'aquila romana, in punta d'un'asta.

Le bandiere, etc., non si useranno, che quando i corpi siano riuniti assieme per lunga permanenza, e non nel tempo, che le masse operano per separate porzioni. Gli strumenti da usarsi saranno, la cornetta, o la tromba; le arie da suonarsi, saranno sette, cioè:

1º All'armi. 2º La Marcia. 3º L'attacco in fronte. 4º L'attacco a destra. 5º L'attacco a sinistra. 6º La Raccolta. 7º La ritirata.

Tutte queste arie, quando saranno per muovere specialmente quella porzione di truppa a che il trombetta o cornetta, è addetto, si suoneranno semplicemente, ma se al loro suono si vorrà che tutte le bande di quel circolo d'operazioni, per qualche movimento combinato generale, si muovano; allora si aggiungerà un ritornello, quale indicherà, non essere un comando speziale, ma per tutte le bande, che lo intendano.

La piva, la zampogna, il corno di bue, tutti in somma quegli stromenti rusticani de' quali sogliono i contadini nelle campagne servirsi, possono essere utili onde avvertire del passaggio d'una colonna nemica, e de' suoi movimenti, per dare il signale a tutti i pastori, e contadini di ritirare il bestiame, di nascondersi in luoghi sicuri o di correre alle armi per molestarla. Sarà cosa facilissima ai comarchi, ed ai condottieri principali, di mettersi d'accordo sulla scelta delle arie, che debbono essere da tutti conosciute, onde le operazioni da eseguirsi dai contadini sparsi pe' terreni, soprattutto quando la cooperazione nazionale comincia a dimostrarsi, attivamente indicare. In Ispagna fù quel sistema di grande vantaggio ai condottieri delle bande, ed ai paesi, nel tempo della guerra dell'indipendenza, ed i faziosi apostolici nella guerra ultima della libertà, l'avevano pure con qualche profitto praticato, ma non tanto loro riusciva perchè poco era la nazione in generale, a cooperare alla sua vergogna, e schiavitù, disposta. Dice il sig.r Lemier, che nella guerra dei Chouans quando i contadini vedevano passare le truppe republicane, fingevano di aver cura della loro greggia e suonavano arie, con una specie di piva da essi chiamata Bignoux, in uso in quel paese. Un certo numero di suoni staccati e aggiunti all'aria, avvertivano gl'insorti del numero dei soldati, che il distaccamento componevano. Si potrebbe dunque tal mezzo impiegare, soprattutto, perchè dice il succitato autore, che in una invasione, ognuno deve battersi, se può, e nel caso contrario, deve ajutare coloro che si battono; tutto essendo permesso, e buono, quando si tratta di liberare il paese dal giogo nemico.

Al muoversi dunque delle schiere avverse, udrassi da lungi nella lor direzione, per le italiche campagne, il clangore dei rusticani strumenti, che a vicenda coi ritornelli convenuti rispondendosi, bel bello e successivamente aumentandosi, ai comarchi e condottieri, il numero, e le operazioni dei barbari, paleseranno. Ognuno allora all'esercizio del dovere che per la patria gli concerne, velocemente accorre. Squillano per ogni dove le trombe, corrono i volontarj a cavallo, e chi quà, chi là formansi in drappello, al suono della cornetta riunisconsi a prima giunta i fanti; i tocchi a martello della campana maggiore, i contadini nella campagna, del pericolo non meno, che del dovere loro verso la patria, fanno avvertiti; il suono campestre delle pive, e cornamuse, già chiaro viene alle orecchie di tutti. _Non è dunque il barbaro, distante!_ Ordina il comarco le torme, situa ognuno al luogo previamente destinato, sono le bande in positura aspettanti, tutte le campane del luogo suonano a stormo, spuntano i bersaglieri nemici, comincia il fuoco; immote le torme, muovonsi le bande sù de' fianchi dell'avversario. Ecco le barbare colonne in cospetto, i tocchi della campana precipitansi, tutti gli strumenti ad un tempo suonano l'attacco generale, s'appicca la zuffa; da ambe le parti viene questa con accanimento attizzata, seguono i tocchi precipitati, giungono dal vicinato nuove torme in soccorso; il nemico è debole; da ogni classe di persone, da armi di tutte specie attorniato, in mezzo allo strepito delle archibugiate, allo squillo delle trombe e delle cornette, al fragore del campanone, al cigolìo dei cozzanti ferri, agli urli degl'insanguinati morenti ed alle feroci grida d'un popolo in furore, si scompone, e soggiace. Suona a doppio il sacro bronzo ed a festa, ognuno a quel tintinnìo si rallegra, è annichilato il nemico, intuonasi l'inno della vittoria, e le liete voci del popolo festeggiante, dall'armonia degli strumenti accompagnate, rendono di sì fausto avvenimento, sincere grazie a Dio.

CAPITOLO IX.

DELLE VETTOVAGLIE.

La prima cura necessaria, il primo dovere che in una guerra qualunque, si esige, quello certamente si è di provvedere al sostentamento di chi deve guerreggiare. E come in una guerra irregolare dare a bisogni opportuno compenso, quando una base militare generale, non esiste? Senza magazzeni, senza commissarj che alla testa de' varj dipartimenti sulla regolarità delle distribuzioni sopravvegghino? Senza frumentieri e senza fornitori generali, e particolari dei viveri? Senza un servizio, in somma, di regolare provianda? Debbonsi tutte queste difficoltà, quando sulla condotta, e proseguimento della nostra guerra si ragiona, certamente affacciare. Noi ben sappiamo e nessun militare ignora, che gli eserciti moderni non hanno in mezzo di loro le sorgenti della propria conservazione, ma bensì all'intorno, e che da questo cambiamento, prodotto dalla differente qualità dei projettili d'oggidì e dal genere di nutrimento del militare parimenti variato, venne la indispensabile necessità di stabilire sulla linea d'operazione molti successivi depositi, ed al giornaliero consumo, col mezzo di convogli, opportunamente sovvenire. Epperciò carri pieni di quei generi, debbono per quell'oggetto continuamente andar, e venire, come pure fa d'uopo di molta truppa per difendere quella linea, che può facilissimamente venir dalle bande insurrezionali tagliata, ed in conseguenza si presenta l'acconcio di tosto il centro affamare. Egli è un uso generale negli eserciti europei regolari, quello di vivere di pane, e di biscotto; non può il soldato caricarsi di pane per più di quattro giorni, e di biscotto per più di otto, ed anche in casi rarissimi. Quando il maresciallo Massena, dopo la battaglia di Busaco, mise il suo esercito dalla fortissima linea di Torresvedras, in ritirata, caricò ciascun soldato per quindici giorni di viveri, ma ne avvenne quindi, che il soldato dalle fatiche, e lunghe marcie, non meno che da quella soprassoma soverchiamente lasso, ne gettò via una gran parte, ed al quinto giorno già pativa di bel nuovo la fame. Non potendosi nel campo, il pane, e biscotto preparare, perchè vi vogliono forni per cuocerlo, e parecchi giorni per quelli construire, è necessario che vengano alle spalle dell'esercito, ed a poca distanza del campo magazzeni di riserba stabiliti, dai quali escano le regolari necessarie distribuzioni di provianda. Oltrecchè, questo modo di guerreggiare non si potrebbe in un'insurrezione nazionale, senza pericolo di grave danno praticare, per la mancanza totale di magazzeni, e di quei regolati dipartimenti, l'esistenza de' quali nel nostro caso, più danno per avventura, che vantaggio, al paese arrecherebbero, la confusione inevitabile in quei primi movimenti aumentando, in vece di toglierla. Imperciocchè hanno quei commessarj, più ad arricchire sè stessi, che al bene comune per l'ordinario la mira; di fatti quelli ch'erano alla provianda dell'esercito republicano francese destinati, un chiaro, e funesto esempio ce ne forniscono, tanto nella prima come nella seconda volta che scesero a divastar l'Italia. Costoro spogliando i popoli, e facendo patire la fame al soldato, si arricchivano, e questi per adempire ai suoi doveri, e sussistere doveva sovente volte, al proprio ingegno ricorrere. Rallentando questo complicato sistema i movimenti di un esercito, limita le sue operazioni ad uno stretto, e diterminato circolo, in diretta opposizione all'essenza della guerra per bande, la quale richiede, che tutta l'estensione del paese, eccettuandone la sola parte fisicamente occupata dal nemico, sia da innumerabili piccoli corpi armati, coperta. Conviene dunque che il nostro sistema di provianda sia da quello delle truppe regolari differente, e che le bande portino i mezzi di mantenimento con loro stesse, o gli trovino dappertutto, o limitatamente nel distretto, o cantone, o provincia che armatamente percorrano.