Della guerra nazionale d'insurrezione per bande, applicata all'Italia Trattato dedicato ai buoni Italiani da un amico del Paese

Part 16

Chapter 162,313 wordsPublic domain

L'ignavia del nostro principale nemico non meno, che la sua incapacità ad una guerra leggiera ed animosa, dimostrata; il sistema generale di questa, ad esporre passeremo; posto per base che tutti, o la maggior parte degl'Italiani sieno di parere concordi nel voler, che divenga la nostra Italia una, independente, e libera, oppure altro che un immenso deserto non rimanga, dove gli scheletri di Tedeschi e d'Italiani gli un sugli altri, ammonticchiati facciano all'età future, la nostra gloria, e la infamia loro, manifestamente palese. Dato che un tale glorioso, italico proponimento irremovibilmente accada, servirà il presente sistema di norma, onde una pronta, certa e luminosa vittoria, con brevi sforzi ottenere. Consiste questo nel contrariare, e rendere tutti i principj, e le regole della tattica di niun effetto. Hanno per esempio i precetti militari per fine d'impedire la truppa dallo sbandarsi, ed a tutti gli avvenimenti provvedono, che potrebbero a questo pericolo portarla. Sarà dunque alle nostre bande d'uopo d'obbligare il nemico a sbandarsi, ed a tanto dal centro strategico alla circonferenza distendersi, che i suoi raggi dalla lontananza indeboliti, di poco o niuna resistenza sieno capaci, e che per l'estensione dilatatissima della periferia, e loro allungamento, possano fuori dalla communicazione col centro, venir da altre bande tagliati e gli Austriaci a tutti i militari, ben noti per quel timore di esser presi in fianco, portato ad un grado ridicolo, o stravagante, saranno in questo modo ben tosto distrutti. Egli è vero che i loro generali impiegano sempre una enorme quantità di truppe in guardie in molti luoghi inutili, ed in ciò ch'essi chiamano la catena di posti, ma non possono quelli se non per la sola speciale sicurezza del campo, certamente distendersi, e non mai ad un raggio strategico d'operazioni, perchè una linea impossibile sarebbe, e qualora poi di molto, quella catena, si dilatasse, cosa molto difficile alle bande circondanti non riescirebbe, il distruggere a poco, a poco quei posti staccati, ed il grosso dell'esercito nell'inazione insensibilmente consumare. E che si possa il nemico, ad estendere di molto i suoi raggi dal centro, costringere, non cade il minor dubbio. Supponiamo, che un esercito di trenta o quaranta mila uomini, per sopprimere l'insurrezione, ad un punto determinato si porti. Abbisognerà quello d'artiglierie, treno, munizioni da guerra, bagaglie e grasce, perchè ad un esercito regolare, mantenersi senza questi mezzi, è del tutto impossibile; ed ecco il generale a stabilire costretto una base militare, vogliam dire, un centro come sarebbe una piazza forte od un campo trincerato, od un paese difeso dalla natura stessa del terreno, etc., ed obbligato, le sue operazioni al circolo de' suoi mezzi limitare. Ora, se viene in lontananza circondato, tutto quanto esiste dal suo centro alla periferia dove sono le bande, resta distrutto. E se le masse italiane, saranno da un deserto, dalle fiamme degl'incendiati virgulti, e siepi, dall'innondato piano, dal nemico separate, deve quegli coll'andar del tempo patir notabile carestìa di vettovaglie, di strami, di tutto in somma ciò ch'è necessario ad un esercito regolare; ed allora gli sarà gioco forza di mandare i suoi distaccamenti, e ben numerosi, per mezzo quel lago ardente a battersi con le bande, che al di là di quello tengonlo accerchiato, onde procacciarsi di che sussistere. Ed ecco in qual modo i suoi raggi tanto estesi, e separati dal centro, si possono in breve agevolmente combattere, ed annichilare. Oppure s'appiglierà egli al più prudente partito di abbandonar la sua posizione, e così libera quella parte rimarrà dalla funesta sua presenza. Lo scopo oggidì nella guerra regolare non si limita più a respingere il nemico, alla possibile lontananza, ma bensì di occupare i luoghi che gli elementi della sua potenza racchiudono; si vince solamente fino a un punto determinato; si espelle da una posizione, e fino ad un'altra s'insegue, sia dove sia giudicato a proposito di fermarsi, sempre tenendo il pensiero a non consumare tutti i mezzi rivolto, avvegnacchè, quasi più le cose, che gli uomini, sono nella guerra considerate. Ora gl'Italiani conoscendo, che per sottrarsi ai mali da che sono travagliati, nessun altro mezzo, se non una determinazione d'impedire l'avanzamento del nemico, loro rimane; ritireranno ai monti le mandre i frutti, i cereali, e lascieranno il terreno, arido, e devastato, romperanno le strade; ed in quelle scaveranno grandi e profondi fossi trasversali; nei passi, e luoghi angusti dove avranno la certezza, che il nemico debba passare, praticheranno mine sotterranee, dando alla miccia lo scoppio al momento probabile, secondo il calcolo, che il nemico siavi sopra, e quand'anche lo scoppio prima, o dopo avesse luogo e non gli cagionasse danno, sarà sempre d'un utilissimo effetto per noi, a cagione che perturberà alla sua truppa la mente, e gl'infonderà panico terrore. Dalle parti laterali dei fiumi, e canali si apriranno dei grandi sfogatoi, affinchè colla diversione delle loro acque allaghino la pianura dove intende l'avversario posarsi, se di rimanere in quei pantani ostinatamente s'incapriccia, ne ricava la maggior molestia, e l'aria mefitica che deve di corto l'allagamento seguire, perniciose malattie, e quindi la morte gli cagioni! Su di tutta la superficie della penisola italiana, questa cosa è ad operarsi facilissima, essendo la stessa ad ogni passo da fiumi, e canali, attraversata. I ponti che potrebbero facilitare al nemico il passaggio delle acque, si faranno saltare in aria, si distruggeranno i molini ed i forni; si avveleneranno i pozzi, e le fontane, tutte le messi non atte al trasporto, le siepi, e gli alberi, le case sparse per la pianura, e finalmente i villaggi stessi saranno incendiati. Per la qual cosa, sprovvisto il nemico di ogni cosa, tutto all'intorno del punto da lui occupato, sarà costretto di far venire convogli dal suo paese, ed intanto, per la necessità delle vettovaglie obbligato di allungare i raggi dal suo centro strategico, le bande alla maggior possibile distanza dalla sua base, lo attireranno, onde viemmaggiormente l'angolo obbiettivo, tra quelle e la sua truppa rendere acuto, e per tal modo lo porranno nella svantaggiosa posizione di aver le spalle, ed i fianchi scoperti, ed i convogli non assicurati. Laonde ad una precipitosa fuga troverassi obbligato, se non vuole morire di fame, o vedersi ribellare i soldati, ed anche finir per essere avviluppato ed annichilato: «perchè, la fame, dice il conte di Bonneval, alla pag. 513 delle sue memorie, è il più terribile nemico del soldato; se da quello è tormentato, perde il coraggio, e la docilità. Egli è vecchio proverbio, che ventre affamato, non ha orecchie.» I Barbetti, ossiano gli abitanti dei monti alle frontiere del Piemonte, che dal colle così detto della Croce, e valle di Lucerna, si estendono fino all'Appennino alla parte di levante di Genova, seguivano a un di presso questo sistema; i Calabresi quindi nella lunga, e memorabile difesa che sostennero contro l'invasione francese, lo perfezionarono; essi furono i primi che diedero l'esempio di quanto possa fare una ferma volontà. Ed una provincia ristretta, ed un pugno d'uomini decisi, così per varj anni ad intiere divisioni francesi resistettero, che non colla forza ma cogl'inganni, e colla seduzione di una parte di loro, solo a conquistarli pervennero. I Calabresi svelarono agli Spagnuoli il gran segreto, che la vera forza, non tanto nel numero, e qualità degli eserciti regolari consiste, come in quel patrio sentimento, che da sè solo è abbastanza possente, a far sì, che ogni individuo d'una nazione, la causa pubblica, come sua propria, consideri. I Russi, nella guerra del 1812, lo adottarono anche in parte, ed il Sig.r Segur così si spiega a questo proposito: «Ecco che nobili fuggono internandosi coi loro servi nel paese, come all'avvicinarsi di un gran contagio, e sacrificano ricchezze, abitazioni, e tutto quanto potea trattenerli, o essere a noi vantaggioso. Essi pongono fra loro, e noi la fame, il fuoco, e i deserti, giacchè una risoluzione sì importante prendevasi contro i loro servi, non meno che contro Napoleone; così noi non avevamo più a continuare una guerra di re, ma a sostenere una guerra di classe, di partito, di religione, una guerra nazionale, e tutte le guerre ad una volta.» E così operando, i Russi e gli Spagnuoli sopra gl'invincibili battaglioni di Napoleone, ottennero la vittoria. Ben vidde la giunta di Siviglia fin dal principio della contesa, che la reale forza della Spagna, non consisteva negli eserciti, ma bensì nel popolo; conobbe il governo centrale l'importanza di quel modo di guerreggiare irregolare ed universale. Proclamò, questa essere _guerra de Moros contra infieles_, ed in che maniera gli antichi Spagnuoli avevano un'antica razza d'invasori esterminata. Quella giunta al popolo ramentò tai cose, e bandiva, che ammazzando giornalmente i nemici appunto come si volessero dal flagello delle locuste liberare, salvar dovevasi il paese; che l'opera sarebbe lenta, ma sicura, e ne' suoi progressi avrebbe la nazione all'apice marziale di que' tempi portata, e che uscire in traccia degli _Hagarenes_, qual piacevole, non men, che glorioso passatempo si considerava, loro indicando le scaramuccie, imboscate, assalti, e stratagemmi, come le più necessarie risorse della guerra domestica. In fatti dovunque gli Spagnuoli non avevano esercito, la contesa assumeva questo carattere, e quando i Francesi erano padroni del campo, e che in qualunque altro paese avrebbero la loro conquista ferma e compita, ragionevolmente creduta, da quel momento una faticosa guerra di distruzione cominciava, contro la quale era di nessun vantaggio la disciplina, e che doveva, col tempo, qualunque militar potenza, per grande che fosse, consumare. Ogni giorno era un qualche posto degl'invasori sorpreso; qualche scorta, o convoglio tagliato a pezzi; qualche banda di predatori messa a morte, e ricuperato il bottino; i dispacci intercettati ed in somma soddisfatta, la vendetta, e sparso il sangue reo! In nessuna parte, se non nei loro grandi corpi, o dentro le città fortificate, erano i nemici in salvo; e queste rimanendo isolate, dovevano alla lunga tutte le provvigioni esaurire, e trovarsi nell'estrema circonstanza di arrendersi, o morire di fame. In quasi tutte le provincie della Spagna, e specialmente nella Catalogna, si era dagli abitanti delle campagne l'uso introdotto di nascondere i grani in magazzeni sotterranei, sorta di fosse, ben riparate al didentro, ed ermeticamente chiuse al difuori, in modo, chè benissimo conservavansi, mentre assai difficile agli invasori, di riconoscerle riesciva, e molte volte il nemico, sopra quel prezioso oggetto, che andava con ardore cercando, e per quale usciva dalle fortezze, incontro a pericoli d'ogni genere, ed a quasi certa distruzione sua, senz'avvedersene passava, e ripassava. Ecco in qual modo il generale Govione di san Ciro, al capo terzo del suo giornale si spiega: «Era in quel tempo libero il settimo corpo dalla truppa regolare di linea, ma avea non dimeno sulle braccia la popolazione di tutta la provincia, ben armata, e che si trovava dappertutto in forza contro i distaccamenti, che a cercar viveri o foraggi, lontani si mandavano. Quando, dopo d'aver combattuto per respingere gli abitanti armati di un cantone, che si battevano con altrettanto accanimento per la causa della loro independenza, derrate rare ed indispensabili pel loro sostentamento difendevamo, quando poi alla fine sovente con perdite grandi per parte nostra eravamo pervenuti a rispingerli; ci trovavamo ancor obbligati a perdere un tempo prezioso per rintracciare i siti dove essi avevano la poca sussistenza, che lor rimaneva nascosto, sovente un più gran numero di _somatenes_, appoggiato da micheletti riveniva in forza; e prima della partenza, od in cammino, perveniva a ritogliere i suoi comestibili, ed i distaccamenti spossati dalla fatica, privi di cartocci, e con loro altro che i feriti non portando, se ne rientravano. Erano qualche volta nelle loro incursioni più avventurosi, ma per la mancanza di mezzi di trasporto, venivano, di profittarne impediti. L'uso degli abitanti di conservare in quel paese i loro grani in magazzeni sotterranei impossibili a scorgersi al difuori, invece di tenerli ne' granaj; nella Magna, e nei paesi dove quest'uso non è conosciuto, così facili a rinvenirsi, la difficoltà di procurarsi quell'indispensabile comestibile singolarmente aumentava, ed erano nelle città que' magazzeni, visibili, ed ordinariamente vuoti, ma nelle campagne, a grande, e buona fortuna d'incontrarne uno, dopo grandissime ricerche, s'ascriveva.» Tutto il sistema generale di questa guerra, finalmente consiste nel ridurre il nemico a consumarsi da sè stesso. Per giungere a quel fine, egli è dunque necessario, dopo d'avergli levato ogni mezzo di sussistenza che potrebbe esserli dal paese fornito, di sorprenderlo, ed inquietarlo nella sua marcia; profittare delle posizioni vantaggiose, e del terreno favorevole; attirare la guerra ai monti, alle selve, e nelle paludi; costringendolo ad estendersi di molto dalla sua base, presentarsegli in fronte, e quando egli si crede al momento di venire ad un'azione, abbandonarlo, per attaccarlo in fianco, ed alle spalle; inseguirlo; avvilupparlo, ed in ultimo, quando si conosce vicino a soccombere, da tutte le parti assalirlo. Sparse le bande a grandissime distanze, debbono altrettanti differenti generi di operazioni al nemico presentare; dileguandosi esse, e riproducendosi, l'obbligheranno in una parte ad una guerra offensiva, e difensiva in un'altra, a nuove specie d'operazioni lo sforzeranno, che lo affatichino, ed inquietino, e che da lui, cure affatto differenti, non meno pericolose delle altre, imperiosamente richieggano. In somma debbono le bande coprirsi da suoi attacchi, ed in ogni modo molestarlo; tirare la guerra in lungo; interrompergli le communicazioni, interdirgli i passi difficili; tendergli ogni specie d'insidie, evitando sempre dì lasciarsi cogliere nelle pianure ed essere senza la certezza della vittoria a combattere costretti; ma di monte in monte, sulle colline e nelle foreste, al passo dei fiumi, e canali, senza posa strettamente inseguendolo, nelle paludi, pantani, risaie, ed acque morte sospignendolo, ora con attacchi, ora con vere o finte ritirate, ora disperdendosi, e quindi ad un tratto riuniti di bel nuovo ricomparendo, in somma ora inquietandolo, ora togliendogli, ed ora rendendogli animo. Circospetto in una tale fisica e morale agitazione, il nemico terrassi, e quando i suoi soldati, sfiniti, indeboliti, e aborrendo la guerra, non saranno più capaci, che di un debole combattimento; furiosamente allora stretto da ogni parte ben da vicino, gli mancherà l'animo, ed in luogo donde non possa fuggire rincantucciato, dagli ardimentosi combattenti italiani verrà inesorabilmente tagliato a pezzi.

CAPITOLO VIII.

DELL'ARMAMENTO E VESTIMENTO.