Part 8
Qui si trovano a fronte due specie d'orgoglio nazionale presso i più illustri Scrittori della Francia d'oggidì. Gli uni, come il Vitet ed il Viollet le Duc, aspirano a voler dimostrare, che lo _stile ogivale_ non è se non un trovato Francese: ciò che sarebbe vero, ma per opera de' Visigoti Ariani di Tolosa e della _Gallia Gotica_. Gli altri, come il Beulé, non solamente abborriscono lo _stile ogivale_, ma sperano lavar la Francia da ogni rimprovero d'averlo posto in atto per la prima volta. Questi sono i sensi d'un Discorso proemiale, recitato nel 6 Gennaio 1857, ove dal Beulé si tratta dell'insegnamento dell'Architettura. Il Laboulaye ne pubblicò alquanti brani, dicendo, che la questione ivi agitata sull'Architettura _ogivale_ arde sopra ogni altra di tal natura nella nostra età[178]. In quel suo Discorso, il Beulé con nobile risentimento afferma, che i Francesi d'oggidì non sono Franchi, ma _Neo-Latini_: Latini per le leggi, pe' costumi e per la lingua. Son troppo cari simili accenti all'animo d'uno, che pose, come io feci, una parte della vita nel narrare i trionfi dell'intelletto Romano sulla barbarie dei Germani di Tacito, e sul _guidrigildo_ minore, con cui essi offesero la razza Latina; ma i Geti o Goti, ch'eran diversi da' Greci e da' Romani, erano diversi altresì da que' Germani, e non conoscevano, quante volte dovrò ridirlo?, non conoscevano l'uso del _guidrigildo_.
La Storia dell'Architettura Oltredanubiana, recata nell'Europa Occidentale da' Visigoti, e assai più antica di quella, che racconta le vittorie dell'intelletto Latino sulla natura de' Franchi, de' Longobardi e degli altri Germani di Tacito: ed inutilmente il Beulé vien rammentando nel suo Discorso le voglie, ch'ebbe Carlomagno di farsi Latino. Fu questo un omaggio involontario di quell'imperatore alla grandezza del nome Romano: ma egli lasciò nella _Legge Salica_ da lui emendata le tasse minori per le vite de' Romani, che non per le vite de' Franchi; nè prese a rialzare del loro civile avvilimento le generazioni Latine, tuttocchè facesse una grande stima del loro intelletto. Mi si perdoni perciò d'aver cercato d'opporre ad alcune moderne pretensioni Germaniche le memorie, omai vicine a spegnersi, dell'_Architettura Gotica_, le discipline della quale furono affatto ignote a' Germani di Tacito prima di San Bonifazio: mi si permetta d'invocar nuovamente gli studi, da me in altro luogo lodati[179], del signor di Boissieu, il quale s'unisce al Beulé nel proposito di non volere i Franchi per progenitori de' Francesi odierni della Provincia Lionese, ma i Romani ed i Borgognoni; que' Borgognoni, che incorporaronsi co' Goti e passarono all'esercizio dell'_Architettura Gotica_. Io nè voglio nè posso far confronti di sorte alcuna della bellezza ed eccellenza di questa con la bellezza ed eccellenza della Greco-Romana; ma ringrazio sinceramente il Beulé d'essersi collocato in Roma ed in Atene per contemplare a suo bell'agio i miracoli dell'arte Greca e Romana, sebbene il Laboulaye gli abbia domandato la permissione d'ammirar con occhio imparziale così lo _stile ogivale_ della Cattedrale di Strasburgo, come gli _archi rotondi_ nella Chiesa di San Paolo in Roma.
XXXV.
Gli _archi rotondi_ son quelli, a' quali ora il Ramée ed il Vitet[180] con altri egregi Francesi, aventi sempre in mira lo stuolo degli avversari di Roma, danno il nome di Sacerdotali o _Ieratici_. E però io desidero sapere se _Ieratici_ od _ogivali_ furono gli archi voltati da' Goti nel 534 in San Pietro di Roano, quando quel popolo era tutto d'Ariani? Se _Ieratici_ o _Romanesi_, dunque le loro diversità dagli _archi ogivali_ non eran cagione della differenza, che passava tra l'_Architettura Gotica_ e la Romana, ed in cento altri modi potea la prima separarsi dalla seconda, conservando gli _archi rotondi_, e non perdendo il nome giustamente dovutole di _Mano Gotica_. Se _ogivali_, sì come doveano essere perchè di tal natura furono dopo la ristorazione del 1042, dunque dello _stile ogivale_ s'ha nel Tempio Rotomagense un esempio illustre fino del sesto secolo, senza esservi bisogno d'aspettare le Consorterie Laicali od Ecclesiastiche del 926.
Ma, secondo il Ramée[181], le dottrine Architettoniche, descritte nella Carta Eboracense del 926, risalgono _all'antichità più alta_: ed in quell'anno ardirono gli Anglo-Sassoni di York aspirare a ristorar la vetusta sapienza, per opporsi alle tradizioni _Ieratiche_ de' Pontefici Romani. Or chi erano questi Anglo-Sassoni, se non popoli di Germania? Tali non nacquero gl'Iuti, che discesero insieme con essi nel 449 alla conquista d'Inghilterra, condotti dai fratelli Hengist ed Horsa. Sotto il nome di Iuti si comprendevano allora i Goti o Daci, che seguitando la fortuna d'Ermanarico degli Amali conquistarono la Iutlandia, ed ogni altra regione posta sulle rive Meridionali del Baltico, dando all'antica Dania o Danimarca il nome di Dacia, prima di spingersi nelle contrade oggi chiamate di Svezia e di Norvegia, ossia della Scandinavia. Queste s'acquistarono dopo la morte d'Ermanarico da' Goti, che vi fondarono la Vestrogozia e l'Ostrogozia; nomi, che ancor vi durano; ma quello di Dacia s'impose più tardi anche alla Provincia, che oggi dicesi della Scania in Isvezia. E però nell'età di Rollonde l'appellazione di Dacia si dilatava dalle rive del Danubio, e all'Alania fino all'Oceano Germanico. Già nella Storia narrai[182], che gl'Iuti od i Goti del 449 fermaronsi nell'Isola di Tanet e ne' luoghi dove sorge Cantorbery, la quale di poi accolse Lanfranco e Sant'Anselmo: Cantorbery, non lontana di Londra, è divenuta oggi la sede principale del recente Primato Anglicano. L'essersi uniti cogl'Iuti o Goti non tolse agli Anglo-Sassoni, che formavano il maggior numero di que' conquistatori, la lor natura Germanica, nè l'uso del _guidrigildo_, che durò in Inghilterra per molti secoli; ma il minor numero de' Goti comunicò modi più civili alle Germaniche genti, che abitavano in capanne agresti senza tegole e senza calce. Gl'Iuti o Goti del 449 tramandarono parimente all'idioma Germanico degli Anglo-Sassoni quel gran novero di voci _Ulfilane_, pel quale non dubitò l'Hikes[183] di scrivere, che l'Anglo-Sassone somiglia mirabilmente al Gotico del Vescovo Ulfila.
Poichè lo _stile ogivale_, a senno del Ramée, _rinacque_ nel 926 fra gli Anglo-Sassoni, egli è costretto a doverlo senza più credere _Gotico_, ed insegnato a' Germani dagl'Iuti o Goti loro compagni nella conquista. Costoro fino all'età di San Gregorio il Grande professarono il sanguinoso e crudele culto, che comandava le quinquennali uccisioni, riferite da Erodoto, degli Ambasciatori da spedirsi a Zamolxi: culto riformato da Deceneo, che prescrisse a' Geti o Daci dirizzar Tempj e Cappelle in onor de' loro _Ansi_ o _Semidei_ e degli Eroi. Poscia patì altre Riforme, oscure tutte od ignote; ma celebre sopra ogni altra divenne, sebbene in mezzo alle tenebre più fitte, la Riforma d'Odino o Wodan, che l'armi e la Gotica predicazione diffusero prima nella Germania Orientale di Tacito e poi nella Scandinavia. Odino, sull'orme di Zamolxi, aprì all'anime de' guerrieri gli spazj eterei del suo _Vahalla_, in cui gustassero la voluttà di sempre uccidersi fra loro per rinascere a stragi novelle. Più atroci s'udirono i precetti di Thor, descritti dal Duca Riccardo I. e da Rodolfo d'Ivry a Dudone di San Quintino. Thor, Dio _de' Geti o Goti_[184], inacerbì la riforma d'Odino, e si fece adorare insieme con esso, ma in primo luogo, dai _suoi Geti o Goti_ di Scandinavia: origini, delle quali trattai nella Storia[185], ma più copiosamente nella Tavola Cronologica[186], e che per lunga età produssero l'effetto certissimo d'essersi versato il sangue dell'uomo a torrenti. Poco dopo Dudone di San Quintino lo _Scaldo_ Eilivo, figliuol di Godruna, compose il Poema del _Thorsdrapa_, ossia della _Guerra de' Giganti di Thor_: del quale Poema, nell'ultimo anno del secolo trascorso, il Thorlacio pubblicò alquanti versi[187].
Questa nondimeno di Thor fu l'antica Religione di Rollone. Prima di lui, Santo Ansgario d'Amburgo avea predicata la Cristiana in Isvezia, e propriamente in Birca, non lontana di Sigtuna, ove poi s'innalzò Stocolma. Egli morì nell'865; e Ramberto, suo discepolo, che ne scrisse la Vita, narra d'aver Ansgario trovato in Birca idolatra non pochi segni di civiltà e di commercio con infinite ricchezze (_quod ibi essent multi negotiatores divites et abundantia totius boni atque pecunia thesaurorum multa_[188]). Non so se fin da quell'anno 865 si fosse costruito in Birca il Tempio, denominato Upsal, che due secoli dopo già era famoso nel Settentrione d'Europa, secondo Adamo di Brema[189]. Questi, verso il 1080, ne trasmise alla posterità i più certi e minuti ragguagli; e già egli allora conosceva nella Scandinavia le due Provincie così della Vestrogozia come dell'Ostrogozia. Birca, dicea, s'appartiene a' Goti nel mezzo della Sveonia: »BIRKA est oppidum GOTHORUM in medio »SVEONIAE[190]». In altro luogo dichiarava, che Svezia e Sveonia erano la stessa cosa: »SVEONIA vel SVEDIA[191]....»: e che l'Ostrogozia si distendea fino a Birca: »OSTROGOTHIA _protenditur usque ad_ BYRKAM[192]». Or questa Byrka non era lontana dal Tempio Ubsola od Upsal: »BYRKA _est oppidum_ GOTHORUM _in medio_» SVEONIAE, _non longe a_ TEMPLO CELEBERRIMO..... UBSOLA[193]»; celebratissimo Tempio, che per la sua ricchezza dicevasi esser tutto d'oro (_totum ex auro paratum_), dove si veneravano, continua il Bremese[194], le tre statue di Thor, di Wodan od Odino e di Fricco. Il pensiero d'imprigionar gli Dei fra le pareti e d'alzar loro un simulacro sarebbe sembrato infame ad un Germano di Tacito.
La celebrità del Tempio Upsal vicino a Birca nel 1080, ed il concorso di varj popoli non Germanici per celebrarvi alla fine di ogni nove anni le loro solennità, dimostrano la sua non recente costruzione. Di non minor celebrità godeva il Tempio di Letra o Leira (Lederum) nell'Isola Danese, oggi detta Selandia. Ditmaro di Merserburgo[195] (uscì di vita nel milledieciotto) narrava, che in Letra scannavansi novanta nove uomini (ma forse il novanta che precede, sta per un errore nel testo) con altrettanti cavalli e cani e galli: orridi riti Zamolxiani; ma il periodo quinquennale dell'uccidersi, con molti strazj, gli Ambasciatori a Zamolxi s'era mutato in quello di nove anni.
Con lo stesso intervallo di nove anni, s'ammazzavano in Birca nel Tempio Upsal nove capi d'ogni _animale maschio_, non escluso l'uomo. Questi sono i racconti d'Adamo di Brema[196]; il quale riferisce in oltre, che gli umani cadaveri si appendevano con quelli de' cani, ludibrio a' venti ed alle pioggie, agli alberi di una sacra foresta. Il numero nove, ripetuto in Letra ed in Birca, delle vittime alla fine d'ogni _nono_ anno, sembra da un lato essere il prodotto d'una qualche superstizione Pitagorica o Zamolxiana; e dall'altro ci chiarisce, che uno era il popolo Gotico, una la Religione di quelle due Città. Enea di Gaza, nella seconda metà del quinto secolo Cristiano si trovava in Costantinopoli, ove ascoltò che intorno alle rive del Danubio v'era tuttora un residuo di Geti Zamolxiani, da' quali s'uccidevano ancora i più nobili personaggi fra essi; ciò che si faceva, secondo il parere d'esso Enea[197], per mandarli all'immortalità. Un tal residuo di Geti o Goti, sarà stato quello, che il Toppeltin[198], Storico non antico della Transilvania, dicea viver tutt'ora in quella Provincia nel decimo settimo secolo.
Maggior prova della natura Zamolxiana e Decenaica di questa Religione passata dal Danubio nella Dacia o Dania e nella Scandinavia, mercè le susseguenti riforme d'Odino e di Thor, si trova in ciò che Adamo di Brema ci tramandò intorno al culto prestato a' Semidei ed agli Eroi da' Visigoti e dagli Ostrogoti, concorrenti a Birca nel tempio Upsal. »Colunt et DEOS EX HOMINIBUS FACTOS, quos pro ingentibus factis immortalitate donant[199]». Ecco gli _Ansi_ o _Semidei_, da' quali erano usciti Gapto ed Ermanarico degli Amali, e Teodorico, Re d'Italia.
Qui non mi porrò a riparlare della natura de' Geti o Goti, amica degl'incantesimi[200]. Nel Carmide, Platone[201] parlava di quelli d'un medico Zamolxiano de' Geti: ma Giuliano Imperatore[202] beffavasi de' loro estatici susurri e delle loro arcane parole, dette all'orecchio. Anche Adamo di Brema tocca delle libazioni d'ogni sorta, che facevansi nel Tempio Upsal, delle nenie, che vi si cantavano, e della divinità che attribuivasi agli alberi, ove s'erano i cani e gli uomini appesi[203]. Frattanto, un lungo e non interrotto commercio avea congiunto i Goti di Birca e di Letra cogl'Iuti o Goti della Iutlandia, i quali nel 449 si fermarono in Cantorbery: ma questi convertironsi prima de' Goti Scandinavici al Cristianesimo. Temo pur tuttavolta, non qualche uso di segreti mormorii (_obmurmurationes_) e d'altre vanità non fosse rimasto presso gl'Iuti d'Inghilterra, donde poi nacquero le confuse tradizioni dell'arcano linguaggio degli Architetti Laici del 926 e de' _Culdei_. Certo, il Ramèc non aspettava le conseguenze, che i fatti fin qui esposti mi danno il dritto di trarre; che, cioè, lo _stile ogivale_ tenuto da quello Scrittore per una ristorazione Anglo-Sassonica, potesse in vece attribuirsi agl'Iuti o Goti di Cantorbery, mostratori dell'arte d'edificare agli Angli ed a' Sassoni. Costoro avevano abitato fin qui ne' tugurj e nelle capanne, ma videro altresì per la prima volta in Inghilterra l'Architettura degli edificj Romani. Da un'altra parte, questi medesimi Iuti o Goti, a' quali si comandava, per precetto della Religione Zamolxiana o Decenaica, di rizzar Tempj e Cappelle a' loro Eroi, accettarono, mi rincresce il dirlo, l'uso del _guidrigildo_, sì vivace presso i Germani; ma ebbero un _guidrigildo_ uguale a quello degli Anglo-Sassoni, e però non ignobile, come l'altro imposto nelle Gallie a' Romani.
XXXVI.
Finalmente dopo l'età d'Adamo Bremense, il Cristianesimo rovesciò i funesti e rilucenti altari di Birca: nè il _Valhalla_ rimase più in onore se non ne' Ritmi dell'_Edda_ e nelle _Saga_ d'Islanda. Or qual nome daremo se non di _Gotico_ al Tempio di Birca? E quale all'Architettura sua se non di _Gotica_, fosse _ogivale_ o no? Certo, quel Tempio non s'edificò alla _Romanese_, nè i Romani andarono giammai nella Scandinavia. Perchè dunque ad un'Architettura, che senza l'idolatria regnò nell'Europa Occidentale fra' Visigoti per tanti secoli, e per tanti altri con l'idolatria fra gli Ostrogoti ed i Visigoti di Birca, si contende il nome di _Gotica_?
Un secolo e mezzo era trascorso dall'anno, in cui scrisse Adamo di Brema, e questo nome non le si contendea. I Bagni edificati al tempo di Teodorico in Ravenna ritenevano ancora la denominazione de' _Bagni de' Goti_ nel 10 Luglio 1169, in una Bolla del Pontefice Alessandro III.: »Monasterium Sancti STEPHANI ad BALNEUM GOTHORUM[204]». _Gotica_ udivasi chiamar la _Chiesa_, edificata in Ravenna verso il 515 dal Visigoto marito d'Amalasunta, Regina Ostrogota: la sola Chiesa, onde mi riserbai di parlare fra tutti gli edificj degli Ostrogoti d'Italia. Nel 1254 si riformò lo Statuto Municipale di Ravenna, e si pose la pena di cinquanta Lire contro chiunque recasse danno alla _Chiesa de' Goti_: »Ne ECCLESIA GOTHORUM possit destrui, nec destruatur[205]». Se tutte le Città d'Europa imitato avessero un esempio sì degno, non sarebber forse perite alcune delle più antiche memorie dell'_Architettura Gotica_. Inutile tornò nondimeno quell'esempio, e vane riuscirono le nobili cure de' Ravennati per conservar la _Chiesa Gotica_, la quale a malgrado di tante cure, cadde nel 1457. Così comandarono i Veneziani, divenuti Signori di Ravenna. Lo Storico Spreti, che visse fin verso il 1474, fu presente alla caduta del _Tempio Gotico_, da lui amaramente rimpianto e lodato come un'opera insigne d'Architettura. I Veneti edificarono su quel suolo una fortezza, ch'ebbe assai minor vita, e che anch'ella cadde alla sua volta. »ADEST, egli scriveva, et GOTTHICUM TEMPLUM, quod GOTTHI, licet ARIANAE HERESIS labe infecti, sub S. ANDREAE nomine SUMMOPERE COMPTUM, et SUIS TUNC AEDIFICIIS ADMIRABILE construxere. Sed id nuper solo aequatum et funditus deletum vidimus; PRAECLARUM autem OPUS et multorum annorum labores arx munitissima, quae _modo_ tanta VENETORUM impensa erigitur, _paucis nunc diebus absumpsit_[206]».
Or chi potrà mai dubitare, che le sembianze della _Chiesa Gotica_ fossero state diverse affatto da quelle d'ogni altra Romana di Ravenna? Senza di ciò, come avrebb'ella dovuto destar le sollecitudini de' Reggitori del 1254 a tenerla in piedi? Chi non vede, che la singolarità delle sue forme, con l'ogiva o senza l'_ogiva_, movevano la curiosità e l'ammirazione dell'universale? Non compariva ella tal Chiesa essere un _Preclaro Monumento_ allo Spreti? Per affermare ch'ella non era di _stile Gotico_, e che però non vi fosse stato giammai un'_Architettura Gotica_ nel mondo, bisognerebbe dimostrare, che i Goti Ariani la fabbricarono, pigliandone l'immagine da' Cattolici; e che gli altri Goti idolatri, Zamolxiani ed Odinici, portarono con loro l'effigie d'un qualche Tempio di Roma o di Ravenna in Birca.
Nè giova punto a chi nega d'aver i Goti o Cristiani od idolatri conosciuta una particolare Architettura, ch'ebbe in tutte le bocche degli uomini la denominazione di _Gotica_, il dire di non aversi dello _stile ogivale_ al dì d'oggi Monumenti più antichi del decimo o del duodecimo secolo. Egli non si può mai abbastanza rispondere, che l'_ogiva_ non era la sola fonte delle diversità infinite, le quali segregavano la Greco-Romana dall'_Architettura Gotica_. L'ampiezza delle Chiese, l'elevazione delle mura, le _Torri_, le _Rose_, le qualità de' fastigj bastavano a separar l'una dall'altra in quel modo che l'Architettura d'ogni popolo ad un tratto si distingue da quella d'un altro, agli occhi de' più ignoranti delle discipline Architettoniche; in quel modo, che i Tempj di Birca e di Letra si differenziavano da San Vitale di Ravenna, senza nessun magistero dell'_ogiva_. Che bisogno v'ha dell'_ogiva_ per sapere che l'Architettura Cinese allontanasi dall'Indiana, ed ogni altra Europea od Affricana dall'Asiatica?
S'è già veduto[207], che pel Concilio Epaonense del 517 cadde o si trasformò un gran numero di Chiese Ariane del Burgundico Regno. Più vasta fu la distruzione delle Visigotiche in Ispagna per mano degli Arabi: l'antica Santa Leocadia più non sussiste sul Tago, ma in vece si vede su quel fiume una piccola Chiesa in onore di tal Santa, secondo i racconti dello Spagnuolo Arevalo[208]. Dove sono più gli edificj sacri e profani d'Alfonso il Casto in Oviedo? il Tempio di Letra fu distrutto dal Re Arrigo I in odio dei sacrificj umani: del che affettuosamente lo ringraziava Ditmaro di Merseburgo. La vittoria del Cristianesimo e la mano del tempo hanno successivamente disfatto nel Settentrione d'Europa non solo il Tempio cruento di Birca ma qualunque altro edificio sacro e profano de' Daci, de' Visigoti e degli Ostrogoti, sommersi nell'idolatria fino al decimo al duodecimo secolo: ma l'essere scomparsi quegli edificj dalla terra non concede il dritto ad alcuno di concludere, che que' popoli non ebbero una speciale Architettura, nè fecero alcun lavoro se non secondo l'arte de' Greci e dei Romani. Siano pure ignote quanto si vuole più le forme dell'_Architettura Gotica_ sul Baltico e sul Mediterraneo, tra l'Alpi di Scandinavia e fra i Pirenei, ella tuttavolta vi fu; e non poteva non esservi per la natura delle cose umane, alla quale rispondono tutte le testimonianze della Storia e la continua durata del nome di _Gotica_ dato nel 534, nel 1169, nel 1254, e nel 1457, in Ravenna ed in Roano, all'Architettura di quel popolo.
XXXVII.
Ma fuvvi ella mai l'_ogiva_ nella _Chiesa Gotica_ di Ravenna? Sì, certamente, rispondo senza esitare, quantunque sia perita una tal Chiesa, e che a me d'un Monumento, il quale piaceva tanto allo Spreti, non sia punto nota l'immagine allo stesso modo, con cui l'aspetto della città di Classe mi sta sotto gli occhi mercè un mosaico Ravennate del sesto secolo. Tutti possono contemplare una tal figura nel Fantuzzi[209]. Giorgio Vasari nondimeno, che nacque nel 1512 e che fu lungamente in Ravenna, dovè senza dubbio veder l'effigie della _Chiesa Gotica_: dovè anche vedere altre reliquie, oggi dileguate affatto, degli edificj di quella città, costruiti dai Visigoti d'Eutarico degli Amali; tra le quali potevano essere i _Bagni de' Goti_. Scriveva Giorgio Vasari nel 1550, ed in quel tempo e' diè alla luce per la prima volta le sue Vite de' Pittori[210], venticinque anni dopo la pubblicazione del _Trattato Geometrico_ d'Alberto Durer. L'Architettura ogivale nel 1550 si chiamava _Tedesca_ in Italia e tale era divenuta, sì come dissi, dopo il duodecimo secolo. Quale altro nome avrebbe meritato ella in Europa, quando già sorgevano le Cattedrali di Colonia e di Strasburgo? Tutta l'Italia chiamava gli Operatori Tedeschi: _Laici_, sì, ma che venivano ad esercitar l'arte loro, secondo gl'indirizzi ed i precetti di chi li chiamava, ovvero de' Vescovi e de' Monaci Cattolici.
Brunellesco finalmente aveva posto la Cupola in Firenze. Allora gli animi si voltarono all'ammirazione dell'arti Greco-Romane; allora i giudizj delle nuove generazioni dell'uomo si mutarono, e l'opere di Colonia e di Strasburgo parvero brutte. Io starò fermo nel proposito di non dar sentenza fra l'Architetture de' Greco-Romani, e così de' Goti come de' Tedeschi d'Alberto Durer; pur non so se Roma e l'Italia, dove abbondavano i più egregj Monumenti dell'arte Pagana, simili al Panteon d'Agrippa, fossero state le contrade più opportune a mettere per la prima volta in opera il _Gotico pensiero_ del Duca Riccardo I, che l'altezza delle Chiese debba sopravvanzare la sommità d'ogni altra fabbrica. Ma quanto un tal pensiero, che fu ancor quello de' Visigoti di Sisebuto e dei Daco-Geti d'esso Riccardo I, seguitati da' Tedeschi, germogliò in Italia, non vi stette ozioso, e si videro le meraviglie dell'Architettura di Firenze, di Pisa e di tante altre Città, per non parlare di San Pietro in Vaticano.
Odansi ora le parole del Vasari, che non ebbe altri occhi se non quelli del Beulé per l'Architettura de' Goti e poi de' Tedeschi. »Ecco un'altra spezie di lavori, che si chiamano _Tedeschi_, i quali sono d'ornamenti e di proporzione molto differenti dagli antichi e da' moderni: nè oggi si usano per gli eccellenti, ma son fuggiti da loro come _mostruosi e barbari_; mancando ogni lor cosa d'ordine che piuttosto confusione o disordine si può chiamare, avendo fatto nelle lor fabbriche, _che son tante che hanno ammorbato il mondo_, le porte ornate di colonne sottili ed attorte ad uso di vite, le quali non possono aver forza a reggere il peso di che leggerezza si sia, e così per tutte le facce ed altri loro ornamenti facevano una maledizione di tabernacoli l'un sopra l'altro con tante piramidi e punte e foglie, che non ch'elle possano stare, pare impossibile ch'elle si possano reggere; ed hanno più il modo da parer fatte di carta, che di pietre o di marmi.
»Ed in queste opere facevano tanti risalti, rotture, mensoline, e viticci, che sproporzionavano quelle opere che facevano, e spesso con mettere cosa sopra cosa andavano _in tanta altezza che la fine d'una porta toccava loro il tetto_. QUESTA MANIERA FU TROVATA DA' GOTI, CHE PER AVER RUINATE LE FABBRICHE ANTICHE, e morti gli architetti per le guerre, coloro che rimasero fecero dopo le fabbriche di questa maniera, le quali GIRARONO LE VOLTE CON QUARTI ACUTI e riempierono tutta Italia _di questa maledizione di fabbriche_, che per non averne a far più s'è dismesso ogni modo loro. Iddio scampi ogni paese da venir tal pensiero ed ordine di lavori, che per essere eglino talmente difformi alla bellezza delle fabbriche nostre, meritano che non se ne favelli più che questo[211]».