Part 7
Mentre Riccardo I edificava sul Monte San Michele, i Visigoti della _Gallia Gotica_ non aveano perduto il godimento, pattuito nel 759 col Re Pipino, del _Fuero-Juezo_, nè l'esercizio dell'antica loro _Architettura Gotica_. Nelle loro contrade s'erano stabiliti non pochi Franchi, viventi a _Legge Salica_; ed i Romani del decimo secolo erano da lunga stagione rientrati nel possesso del _Breviario_ Alariciano, abolito nel settimo da Cindasvindo in Ispagna; del quale riacquisto sopravanzano luminose memorie ne' _Placiti_ e nelle donazioni del 918, 935, 942, 949[140]. Ecco tre Leggi diverse nella _Gallia Gotica_: nondimeno presso que' Romani e presso quei Visigoti s'insinuava sempre un qualche uso de' Franchi dominatori; e non di rado nelle due lingue, _Ulfilana_ e Latina, si faceva un qualche innesto d'alquante Germaniche voci. Già negl'Istromenti Visigotici del decimo secolo si vede introdotto il costume dei _Feudi_: ma il vocabolo _Allodio_, della Legge Salica di Clodoveo, divenne frequentissimo fra' Visigoti, sebbene se ne fosse voltato il senso a dinotar le possessioni libere di qualunque dritto feudale.
L'essersi cominciati gli ordinamenti de' _Feudi_ a propagare più o meno rapidamente fra' Visigoti non tolse a costoro il lustro della loro schiatta, ed essi conservarono la più gran parte delle ricchezze, mercè le quali si facevano tuttodì a fabbricar volentieri un numero, che talvolta sembra favoloso, di Monasteri e di Chiese. Le donne Visigote andarono innanzi ad ogni altro in questo arringo d'Architettura Sacra; le donne, a cui erasi propizio il _Fuero-Juezo_; e massimamente in una Legge del Re Cindasvindo[141]. Niuno impaccio ad esse recavano il _Mundio perpetuo_, de' Longobardi, nè il _Reippus_[142] stabilito contro le vedove da Clodoveo, e rinfrescato dopo tre secoli da Carlomagno nella _Legge Salica_[143].
E però due donne illustri, senza il consentimento d'alcun tutore o _Mundualdo_, fecero una larga distribuzione de' loro _Allodj_ e de' loro servi a pro di molti Monasteri e di non pochi Laici. Nel 26 Febbraio 960 la Contessa Berta, moglie del _Marchese di Gozia_, Raimondo I, conferì, senza interrogarlo, una gran copia di _Allodj_ e di servi al Monastero di Monte Maggiore, nuovamente fondato vicino ad Arles in Provenza. Disse voler donare tutto ciò che _per le Leggi_ erale toccato in sorte nel Regno di Gozia (_in Regno_ GOCIAE[144]) sul retaggio di suo zio Ugo di Provenza, il quale dianzi era stato Re d'Italia. In pari modo, nel 977[145] e nel 990[146], Adelaide, Viscontessa di Narbona, scrisse due testamenti, profondendo i suoi doni alla sua famiglia ed a' suoi amici. Non meno generosa mostrossi verso i Monasteri; fra' quali non dimenticò l'Anianense di San Piero in Cauna, e quello proprio di Aniana.
Poco appresso, nel 1002, celebrassi un _Placito_ insigne, ove Gausfrido, Abate di Santo Ilario di Carcassona, vinse una lite contro Arnaldo, Visconte di quella città, coll'allegare in suo favore la Prima Legge del Libro Quinto delle Visigotiche, ossia del Fuero-juezo[147]. Nella stessa guisa, essendo già innoltrato l'undecimo secolo, Adelaide, figliuola di Pietro Raimondo, Conte di Carcassona, rinunciò ad ogni suo dritto su' Feudi e sugli _Allodj_ di quella Contea (_Feva_ et _Alode_) in favore del Conte di Barcellona, senza l'intervento d'alcuno, e sol per effetto, com'ella disse fin dal principio, delle facoltà concedutele dalla _Legge Sesta_, _Titolo Secondo_, _Libro Quinto della_ LEX GOTHORUM. L'istromento si scrisse in Agosto 1070[148]: testimonio certissimo della vita nazionale de' Visigoti fino a tutto quel secolo nella _Gallia Gotica_: ma ben presto in quella medesima Provincia ed in tutto il resto delle Gallie, verso i principj del duodecimo, l'intelletto Latino trionfò, cacciando in fondo sì le Leggi del Visigotico _Fuero-Juczo_ e sì le _Saliche_ de' Franchi, non che degli altri popoli Barbari. Con queste disparvero tutti gl'istituti Germanici del _guidrigildo_, e cessò la lunga onta della stirpe Romana, la cui vita si tassava da Clodoveo e da Carlomagno una metà meno della vita d'un Franco.
Diasi ora uno sguardo indietro, e si vegga quel che nel nono secolo fecero i Visigoti Spagnuoli del Regno d'Oviedo, i quali viveano parimente col _Fuero-Juczo_. Don Ramiro, succeduto al Re Alfonso il Casto, avea nell'846 vinto i Mori, che ardirono chiedergli la rinnovazione dell'annuo tributo di cento donzelle Cristiane; e tosto con le spoglie tolte a' nemici fabbricò nelle vicinanze d'Oviedo un Tempio alla Vergine Maria, il quale sussistea tuttora nell'età del Mariana. Ma poco elegante sembrò allo Storico illustre quell'opera, essendosi veduto quanto egli avesse in dispetto le fabbriche d'_Architettura Gotica_; uso ad ammirar solamente l'arti de' Greci e de' Romani: »EXTAT, egli dicea, STRUCTURAE GENERE AC TOTIUS OPERIS IN PAUCIS ELEGANTISSIMA[149]». Nè belle sarebbero parute al Mariana, se si fossero, come questa, conservate fino a' suoi dì le primitive fabbriche di Compostella e l'altre de' Re Visigoti d'Oviedo; cioè, da Don Ramiro fino ad Ordogno II. Costui prese nel 918 il suo regio titolo dalla città di Leone, dopo averne scacciati gli Arabi. Cessò allora la gloria di Oviedo, e le Chiese d'Alfonso il Casto andarono a male, del che si doleva fortemente lo stesso Mariana[150].
XXX.
Un nuovo moto frattanto si facea sentire in Europa nel decimo e nell'undecimo secolo al proposito dell'_Architettura Gotica_. Ella mutò spesso i sembianti, ma senza perder giammai le particolarità, che la distinguevano dalla Greca e dalla Romana: e però ella s'udì sì variamente giudicata ne' varj secoli; tenuta in alcuni per bella e maravigliosa, in altri per pazza e deforme. Io toccherò d'alcune costruzioni principalissime dell'_Architettura Gotica_, prima in Normandia, poi nella _Gallia Gotica_ e finalmente nella Germania di Tacito. Passerò indi al Settentrione d'Europa.
Rollone cominciò a fondare il mondo Gotico in mezzo alla Neustria. Guglielmo I non interruppe l'opera del padre; ma Riccardo I v'introdusse una specie peculiare di civiltà, che si diffuse in molti e molti paesi. Egli ebbe cari gl'ingegni, e parecchi uomini di gran fama si condussero in Normandia, fra' quali non giova ricordarsi di Lanfredo, che forse vi trovò una morte sì sventurata, per le mani d'una donna, soverchiamente ammiratrice della sua scienza. I nipoti de' pirati, ferocissimi compagni di Rollone, volgeansi ad arti più miti, quasi già consapevoli delle loro future conquiste. Quando essi erano padroni dell'Inghilterra, Lanfranco ed Anselmo vennero in Normandia, ove illustrarono la Badia del Becco; indi salirono l'un dopo l'altro sulla Sedia di Cantorbery, nella Provincia di Kent.
Intanto l'alta Basilica di Sant'Oveno continuava sempre in Roano a mostrar le sue forme di _Gotica Mano_, l'imitazione delle quali dovea distendersi e si distese così nelle Provincie della Neustria, rimaste in potere de' Re Franchi, come nell'Austrasia e nella Germania di Tacito. La _Mano Gotica_ vi stette fino al 1042. Allora un uomo di sangue _Dacico_ divenne Abate di Sant'Oveno; vo' dire Niccolò III, nato dal Duca di Normandia, Riccardo III; il quale Abate ristorò l'antica Chiesa del 534[151]; e non ristorolla certamente secondo lo stile _Romanese_. La Chiesa di Sant'Oveno fu indi consumata dal fuoco, e ricostruita nel quattordicesimo secolo in quel modo, che oggi si vede, con la sua magnifica _Torre_. Un'altra Cattedrale di Normandia prese nell'undecimo in Contances ad emulare le proporzioni del primitivo Sant'Oveno, ma ebbe tre _Torri_, condotta nel 1048 al suo compimento[152]. San Pier sulla Diva s'annoverò eziandio tra le fabbriche _non Romanesi_ di Normandia: Monastero fondato nel 1046 da Lescelina, Vedova del Conte Guglielmo, il quale nacque dal Duca Riccardo I[153]. L'aura dell'_Architettura Gotica_ presso i discendenti de' Daco-Normanni venuti con Rollone si fa sentire anche al Ramée, quantunque preoccupato dalle sue opinioni sulla scienza e sull'_ubiquità_ de' _Culdei_[154]. Ma l'_Architettura Gotica_ non fiorì meglio che in Sicilia, per opera di que' Daco-Normanni: e non _Romanesi_ (lo confessa ben anche il Ramée[155]) furono la Cattedrale di Palermo e la Cappella Palatina, le Chiese della Martorana, di San Cataldo e della Magione di quella città, non che le Cattedrali di Messina e Cefalù.
XXXI.
Gli stessi spiriti, che nell'undecimo secolo agitavano la gente dominatrice di Normandia, moveano, sì come ho già esposto, il petto de' Visigoti nella _Gallia Gotica_. Fulcrado, Vescovo della Visigotica città di Lodeve, uomo nobilissimo, avea due sorelle, che nel 975 donarono a Ricuino, Vescovo Magalonese[156], un oscuro podere o villaggio, chiamato Monpellieri, nel territorio di quella Magalona, che fu disfatta da Carlo Martello. Dal 737 in qua i Vescovi Magalonesi risedettero nel territorio della caduta città, e propriamente nel prossimo Substanzione o Melgueli; Castello, che ebbe i suoi Conti particolari, ma Franchi, e viventi a _Legge Salica_. Tale dicea d'essere il Conte Bernando (II) in una donazione del Novembre 985[157]: ma Ponzio, suo discendente, che nel 1109 divenne Abate di Cluny (alcuni lo dicono morto nella Napolitana Badia Cavense), affermava nelle sue Lettere[158] di essere uscito dal sangue di Vitizza, ovvero di San Benedetto Anianense, de' Conti di Magalona: parentela, che doveva essere vera per parte solo di donne, sì come argomenta lo Storico della Linguadocca[159].
In Substanzione adunque si trovava Ricuino quando fugli donato Monpellieri, che poi dovea divenire una cotanto famosa città. E la diè in feudo a Guidone o piuttosto a Guglielmo, che fu il Primo degli otto Guglielmi, Signori di Monpellieri[160]. Arnaldo, Successor di Ricuino, volle tornar nel 1037 a Magalona, e fe' sorgere intorno ad essa una città novella, ch'e' cinse con _Muro_ e con _Torri_[161]. Edificò in oltre in Monpellieri la Chiesa di Santa Maria, per la quale generaronsi tosto aspre controversie tra' Vescovi Magalonesi ed i recenti Signori del nuovo feudo, che poco appresso al 1037 fu circondato eziandio d'un _Muro_ e d'un _Fosso_. A troncar sì fatte liti, nella Primavera del 1090, rivolsero anche, fra l'altre cure, il pensiero i Padri del Settimo Concilio di Tolosa. I lor desiderj ebber l'effetto: e nel Decembre dello stesso anno 1090 si conchiusero, non ponendo in obblio le _Mura_ ed il _Fosso_[162], gli accordi fra il Vescovo di Magalona e Guglielmo IV, Signore di Monpellieri. Otto fra' Vescovi, di quel Concilio, nelle lor sottoscrizioni presso il Martène[163], dichiararono d'appartenere le loro Sedi alla _Gallia Gotica_: Dalmazio, Metropolitano di Narbona con sette suoi Suffraganei; Matfredo di Béziers; Goffredo di Magalona; Pietro di Nimes; Pietro di Carcassona; Bernardo di Lodeve; Guglielmo d'Albi e Berengario d'Agde. Quest'erano le otto Diocesi, questi nel 1090 i confini della _Gallia Gotica_, sì tenera del suo _Fuero-Juczo_ e della sua _Liturgia Gotica_, sotto l'ombra dell'_Accomandigia_ co' Re Franchi.
Pur chi l'avrebbe allora temuto? Questa _Liturgia_, compagna necessaria dell'_Architettura Gotica_, fu sommersa quasi nell'anno seguente all'additato Concilio di Tolosa. I Visigoti d'Oviedo, i quali avean posta la regale stanza in Leone, conquistarono Toledo su gli Arabi: Toledo invano vagheggiata da' Cristiani per tre secoli. Alfonso VI se ne impadronì, marito della Francese Costanza di Borgogna; secondo i desiderj della quale fu salutato Arcivescovo di Toledo un Francese per nome Bernardo, mentre in Roma sedeva il Pontefice Francese Urbano II. Bernardo dunque, il nuovo Arcivescovo, intimò un Concilio in Leone, dove sopraggiunse un Legato di quel Papa, e decretossi, che s'abolissero le lettere dell'Alfabeto Visigotico, cioè dell'_Ulfilano_, per sostituirvi le Latine. Inanimito Bernardo prese a far guerra contro la _Liturgia Gotica_, e gli venne fatto di sopprimerla in pro della Romana: il che non avvenne senza gravi difficoltà; nè avvenne in tutt'i luoghi di Spagna, restituiti alla dominazione Cristiana. L'assenso d'Urbano II ed il favore della Regina Costanza procacciarono un grande incremento alla _Liturgia Romana_, la quale vinse alla fine in Ispagna: eppure il Cardinal Ximenes, a capo di molti secoli, dispose, che vi fosse nella Cattedrale di Toledo una Cappella, in cui alcuni appositi Sacerdoti dovessero cantar la Messa in certi giorni dell'anno secondo il _Messale_ de' Goti[164]. La Provvidenza di Dio volle, che nell'Europa del Medio-Evo si formasse una compage di popoli, o favellanti o scriventi una medesima lingua. Urbano II ubbidiva senza saperlo ad altri decreti del Signore, i quali aveano posto Roma sopra tutte le genti, dispensando ad esse un comune idioma ed un comune Alfabeto Latino.
Maggior Concilio tennesi da Urbano II nel 1092 in Clermonte. Vi si predicò la doppia Crociata; l'una contro gli Arabi di Spagna, l'altra contro gli Arabi Oltremarini di Siria e di Palestina. I Cavalieri Cristiani accorsero al santo e nobile invito; alcuni verso l'Oriente, come fece ben presto, nel 1096, Guglielmo IV di Monpellieri; altri alla volta de' Pirenei, sì che in poco d'ora negli ultimi giorni di quel Pontefice cadde Valenza in potestà del Cid, e Gerusalemme nelle mani di Goffredo Buglione. Oggi ascolto, che nuovi Documenti or ora trovati danno del traditore a quel Cid; ciò che a me non importa d'investigare, contentandomi di sapere, che i _Muzarabi_ ed i discendenti de' Goti di Don Pelagio vinsero nel nome del Cid, e lo celebrarono d'età in età ne' Poemi e nelle Canzoni del _Romancero_.
Qui torna la solita difficoltà, se la Chiesa di S. Maria, edificata nel 1037 in Monpellieri da un Vescovo Magalonese della _Gallia Gotica_, prima d'abolirvisi la _Liturgia Gotica_, fu di stile _Romanese_ o _Gotico_? E se _Gotici_ furono il _Muro_ ed il _Fosso_, de' quali già si parla, come d'opere condotte al lor compimento, nella Carta del Decembre 1090, testè ricordata, di Guglielmo IV? A saperne il vero, mi piacque interrogarne due Architetti di Monpellieri, che pubblicarono un buon numero di Documenti, tratti dagli Archivj della lor patria. Sono il Renouvier ed il Ricard, i quali non ha guari scrissero un'Opera col titolo _»Degli Artisti Gotici di Monpellieri[165]»_. Essi vengono dimostrando, ma senza conoscere quella Carta del 1090, che di stile _Gotico_ fu il _Muro_ ed il _Fosso_, costruiti dopo il 1037 in Monpellieri; che _Gotica_ da' Documenti di quell'Archivio s'impara essere stata in principio l'incamiciatura della nascente città _(Chemise GOTHIQUE)_: _Gotiche_ le sue _Torri_ e _Torricelle_[166]. Con _Torri_ e con _Torricelle_ certamente i Visigoti del 374 aveano alzato il _Lungo Muro_ contro gli Unni di là dal Danubio. E però il Renouvier ed il Ricard, attribuirono il nome non di _Romanesi_ ma di _Gotici_ agli Architetti della loro città, da' quali s'edificarono quel _Muro_ e quel _Fosso_, tra gli anni 1037 e 1090.
Già nel 1096, quando Guglielmo IV accingevasi al passaggio d'Oltremare, doveva esservi una Consorteria qualunque d'Architetti o di muratori e simili Operai, che cinsero Monpellieri con la _Camicia Gotica_, poichè questa Consorteria, cento anni dopo si ascolta portar il nome di _Comune Chiusura_ in un Atto, con cui le si promettono assistenza e favore da un altro Guglielmo, Signore della città, nel mese d'Ottobre 1196[167]. _Gotici_ adunque, giova ripeterlo col Renouvier e col Ricard, _Gotici_ furono gli Architetti ed i muratori, che i Vescovi della Visigotica Magalona deputarono a rialzar la loro Sede primiera, ed a fabbricar Santa Maria di Monpellieri: _Gotici_, non _Romanesi_, gli altri Operai, che circondarono Monpellieri d'un _Muro Gotico_. Io non ignoro, che molte Chiese fabbricaronsi nell'undecimo secolo in Ispagna, nella _Gallia Gotica_ e nella Normandia, secondo lo stile _Romanese_. Ma come si può negare in quel secolo all'Architettura, buona o malvagia, che i Visigoti aveano recato dal Danubio nell'Europa Occidentale, come si può negarle il nome di _Gotica_?
XXXII.
Or vengono i Tedeschi della Germania di Tacito, sì agreste fino a San Bonifazio, e cotanto povera ed aspra nel suo linguaggio fino ad Otfrido. Le sue prime costruzioni Cristiane delle Chiese o di pietra o di legno sembrano essere state _Romanesi_, perchè ho già confessato[168], che d'Italia v'andarono i Missionarj, ed anche i _Maestri Comacini_ d'Italia. Ma i Visigoti della _Gallia Gotica_ poterono parimente andarvi dopo alcun tempo: ed i Monaci della _Regola_ di San Colombano, venuti dalla Burgundica Badia di Luxeu o Lussovio, recarono per avventura in Germania un qualche concetto, che non era del tutto _Romanese_, dell'Architettura. V'ha eziandio chi vuole, che un gran numero di Architetti Bizantini vi si tramutò nel decimo secolo pel favore della Greca Teofania, moglie dell'Imperatore Ottone II.: al che non saprei contraddire, dopo aver fatto un simil ragionamento intorno all'_Architettura Gotica_, diffusa nel Regno d'Austrasia dalla Gota Regina Brunechilde. Fra gli Architetti, che passarono in Germania, non si vogliono dimenticare gli usciti dalla Normandia, di qualunque nazione si fossero, nell'undecimo secolo, e soprattutto i Monaci Cattolici. Ainardo, nato nella Germania di Tacito, fu il primo Abate del Monastero di San Pier della Diva, ed il suo Epitaffio soggiunge, ch'egli edificollo con grande studio in Normandia (_A quo locus iste... aedificatus ingenti studio[169]_). Chi sa quanti altri Monaci Tedeschi si condussero prima del 1042 a studiare la _Mano Gotica_ di Sant'Oveno, e poi ne trasmisero il desiderio alle lor patrie?
I discendenti de' Germani di Tacito cominciarono perciò ad invaghirsi delle non _Romanesi_ costruzioni; e ben presto l'_ogiva_ od _arco acuto_ si vide apparire nelle loro fabbriche. _Ogivale_ dicono essere stata la Cattedrale di Naumburgo, edificata nel decimo secolo, al tempo di Teofania Imperatrice: _ogivali_ nel seguente secolo undecimo le Cattedrali di Minden, di Bamberga, di Goslar e d'Hildesheim. Lo stile dell'_arco acuto_ poscia s'innalzò d'età in età fino all'altezza di quella rinomanza, che conseguirono le Cattedrali di Strasburgo e di Colonia; ma egli prevaleva già in tutta l'Europa, e l'arte de' Tedeschi piacque principalmente all'Italia nel quattordicesimo secolo. Una tanta e sì rapida fortuna indusse in errore quel famoso Alberto Durer, il quale, scrivendo il suo _Trattato Geometrico_ nel sestodecimo, credè i suoi Tedeschi essere stati gl'inventori dell'_ogiva_, ed i primi, che la mostrarono al genere umano[170].
XXXIII.
_Gotica_ oggi suol chiamarsi da noi l'Architettura, che ama gli _archi acuti_, ossia l'_ogive_: donde i più recenti Scrittori deducono, che ella debba denominarsi _ogivale_, non _Gotica_. Ciò non toglie, bisogna sempre rammentarlo, che dall'anno 412, in cui si stabilirono i Visigoti nelle Gallie Meridionali, fino al 1042, nel quale si ricostruì Sant'Oveno di Roano dall'Abate Niccolò III, non vi fosse stata in tutto l'Occidente d'Europa l'_Architettura Gotica_, ovvero la _Mano Gotica_, o con l'_ogiva_ o senza l'_ogiva_: una _Mano_, cioè, Oltredanubiana e differente dalla Greca e dalla Romana. Ma come può egli dimostrarsi, che l'_ogiva_, la quale regnò in Sant'Oveno dopo la ricostruzione del 1042, non avesse regnato ivi fin dalla prima costruzione del 534? Non è egli più ragionevole, anzi non è egli necessario il dire, che l'_ogiva_ si mostrò in Sant'Oveno fino dal sesto secolo di Gesù Cristo? Non era forse l'_ogiva_ nel Medio-Evo creduta sommamente utile all'_elevazione_ Visigotica del Tempio edificato da Clotario I. in Roano? Utile all'elevazione dell'altro, che poi s'innalzò dal Re Sisebuto a Santa Leocadia in Toledo? (_Mirum opus_, dicea Santo Eulogio prima dell'858[171], CULMINE ALTO). Nel caso presente, per una rara eccezione, il peso di provare, che non fuvvi l'_ogiva_ in questi due Tempj e negli altri d'una grande altezza, fatti costruire da' _Pilofori_ e da' Re Visigoti, si trasferisce in chi nega: ed a coloro, i quali affermano, basta il ricordare l'antichità dell'_arco acuto_. Questo non inventassi da niuno in un dato giorno, ma nacque coll'uomo, e trovasi così nelle vetustissime Città d'Italia (tali Arpino e Palestrina) come in Ninive, in Licia, in Gerusalemme, in Egitto ed anche nell'_Oasi_ di Libia, senza parlar della Persia e dell'India.
Chi crederebbe ora, che il Ramée, uomo dotto, ricordi la _Mano Gotica_[172] di Sant'Oveno e l'opinione dianzi esposta[173] del Wiltheim sulla perpetua durata dell'_Architettura Gotica_, senza concepire il più leggiero sospetto intorno a Santa Leocadia del settimo secolo, ed all'Architettura Oltredanubiana, diversa dalla Greca e dalla Romana, in Ispagna? Chi crederebbe, ch'e' dichiari di non aver più antiche notizie sull'Architettura di Spagna e di Portogallo se non dell'essersi nel 1221 edificata la Cattedrale di Burgos[174]? Perchè non apriva egli le Storie del Mariana, e non consultava i Documenti del Florez?
Assai più inaspettata nella bocca del Ramée s'ascolta la sua confessione, che i Duchi di Normandia, nella loro qualità di guerrieri e di _Laici_, non edificarono se non secondo lo _stile ogivale_: per la qual cosa l'_ogiva_ ricorre così frequente in tutta la Sicilia[175]. _Ogivali_ dunque debbono sembrar necessariamente al Ramèe le costruzioni della Santissima Trinità di Fecampo e del Monte San Michele fin dal principio, cioè fino dal decimo secolo. Se poi la qualità di _Laico_ chiarisce l'intenzioni de' Duchi di Normandia contro la Chiesa di Roma, e contro l'_arco rotondo_ o Romano, dunque il _Laico_ Riccardo I. cercava di levarsi contro Roma, quando egli chiedeva tanti privilegj per la sua nuova Badìa di San Michele _In periculo Maris_ al Pontefice Giovanni XIII! Ed a fabbricarla deputava per l'appunto i Monaci del luogo!!! Ma di queste cose già ragionai[176].
XXXIV.
Altre vie tengonsi dal Beulé. A lui, salito in fama per le sue scoperte Archeologiche, venne veduta l'_ogiva_ fin sulle Porte d'Atene; del che promette dare più speciali notizie. Di qui deduce, che gli Antichi ben conobbero l'_ogiva_, ma che l'ebbero a vile; sì ch'ella non apparisce se non per eccezione presso l'Antichità. Ma tali eccezioni si vanno tuttodì moltiplicando: e chi avrebbe sperato di scoprir l'_ogiva_ tra le ruine di Ninive, in compagnia dell'_arco rotondo_? So l'ogiva si trovò in Atene, perchè non si dovrà trovare anche in Roma, comecchè Plinio e Vitruvio ne avesser taciuto? Il capriccio in pro dello forme straniere, l'esser sazj e ristucchi delle Romane, la corruzione del gusto e cento altre cagioni poterono aprir facile accesso all'_ogiva_ su' Sette Colli. Nel 400 o 405 dell'Era Volgare, in un _Dittico_ pubblicato dal Montfaucon[177], si rappresenta il Console Stilicone seduto sotto l'_arco acuto_ d'una muraglia: nell'847 si scavò una Cappella _ogivale_ in Subiaco. Simili eccezioni, risponderà il Beulé, non costituiscono lo _stile ogivale_. No, certo: ma egli, che col nome d'_Antichi_ addita solo i Romani ed i Greci, non può nè vuole comprender sotto un tal vocabolo i Geti o Goti. Or come si dimostra, che i Geti o Goti avessero avuto lo _stile ogivale_ in dispetto, così di là dal Danubio, come in Ispagna e nella _Gallia Gotica_ ed in Sant'Oveno di Roano?