Della architettura gotica

Part 3

Chapter 33,613 wordsPublic domain

Più antica era stata l'introduzione dell'idioma e della Bibbia di Ulfila nella _Gallia Gotica_ e nella Spagna. Intanto Alarico II.º dava le Leggi del suo _Breviario_ nel 506 a' Goti ed a' Romani dei vasti suoi Regni: ciò che gli riuscì agevole, non avendo i Goti conosciuto giammai l'uso del _guidrigildo_ Germanico. Anche Teodorico degli Amali pubblicò in Italia il suo _Editto_ pe' Goti e pe' Romani: ma l'uno e l'altro Re non ebbero cura maggiore se non di manifestare al mondo, che la razza Gotica era dappiù della Romana: il che fecero entrambi, tenendo ciascuno un diverso cammino. Alarico II.º inserì nel _Breviario_ una Legge, promulgata in tempo degli orgogli Romani dagl'Imperatori, che dovessero punirsi di morte coloro, i quali contraessero matrimonio fra' Romani ed i _Gentili_; e per _Gentili_, Alarico intendea ora parlar de' suoi Visigoti: sottile artifizio a tener separate le due razze de' suoi sudditi. Nell'_Editto_ d'Italia sì fatta Legge non si trova, ed i matrimonj si contrassero indistintamente fra' due popoli: ma Teodorico tolse l'uso dell'armi _pubbliche_ a' Romani, lasciandolo solo agli Ostrogoti: errore immenso, che non si commise da' Visigoti. E però in Ispagna e nella _Gallia Gotica_, bene i Romani si congiunsero co' nuovi padroni e formarono un popolo unico, non diviso che dal solo divieto delle nozze _Gentili_. Sì fatta congiunzione, che che scrivesse Cassiodoro in contrario, non si fece, o fu bugiarda ed ingannatrice, in Italia.

Clodoveo, a quei medesimi giorni, regnava nelle Gallie Settentrionali, e metteva in luce i suoi _Diciassette Capitoli_[38], dove per l'uccisione d'un Franco assegnavasi un _guidrigildo_ maggiore di quel da doversi pagare per l'uccisione d'un Romano. A tal modo, i Romani si vedevano disgradati dalle lor condizioni civili, e ad un popolo ignobile se ne sovrapponeva uno, che ardiva dire di essere il solo nobile. Troppo avventurosi furono poscia i Romani delle Gallie, quando la qualità di Vescovo e d'Ecclesiastico li tolse dalla sì crudele disuguaglianza di quel Germanico rabuffo, dopo che Clodoveo si fece Cattolico nel 496, ed indi pubblicò la Legge Salica. Santo Avito perciò, Vescovo di Vienna sul Rodano, gli scrisse da quel paese de' Borgognoni, _che la fede di Clodoveo era stata una vittoria dei Romani_.

Clodoveo nondimeno, che usciva dai Germani di Tacito, e che riponea soltanto nell'armi l'insolenti pretensioni del suo popolo, dovè in tutto il resto riconoscere così nelle lettere come nelle scienze, e massimamente nell'Architettura, i pregi e la superiorità del popolo da lui disgradato. I franchi della Germania di Tacito non aveano recato nelle Gallie alcuna cognizione dell'arte di edificare, nè anche della calce o delle tegole.

Laonde, se Clodoveo ed i Re Franchi, suoi Successori, vollero edificare, non poterono che secondo l'arte Romana o la Visigotica. Ma Clodoveo, il quale avea cotanto depresso i Romani col minor _guidrigildo_, già disegnava d'assalire i Visigoti. Cercò d'inanimire l'esercito Franco, accusandoli di viltà: ingiusto rimprovero, che di mano in mano allargossi nelle bocche de' Franchi, e ne surse l'iniquo motteggio d'essere la paura una qualità propria de' Goti (GOTHORUM _est povere_). Indi essi Franchi procedettero a dar loro il nome di _Cani Goti_: voce, che tuttora s'ascolta nell'abbreviatura doppia di _Cagot_ presso i Francesi d'oggidì. Non nego, che la lunga prosperità de' Visigoti gli avesse ammolliti a' giorni di Alarico II.º: ma essi pugnarono fortemente co' Franchi, e nei secoli seguenti mostrarono il coraggio antico de' Geti contro i Saracini, sollevando sopra ogni altra la gloria delle Visigotiche spade. Alarico II.º, che avea sospese o rallentate le persecuzioni Ariane contro i Cattolici, fu vinto ed ucciso da Clodoveo nel 507 in Vouglé presso Pottieri; nondimeno i Visigoti poterono gloriarsi, che in quella battaglia erano caduti, combattendo in loro difesa i più illustri fra' Romani lor sudditi, non ostante la diversità delle Religioni e la proibizione delle nozze _Gentili_. E però Clodoveo, a malgrado del suo motteggiar contro i Visigoti, si mostrò generoso verso quei delle Città da lui soggiogate; anzi molti di costoro vi rimasero in qualità or di Duchi, ed ora di Conti, a reggerle in nome de' Re Franchi. Ciò durò per lunga stagione fino ai giorni di Pipino e di Carlomagno; della qual cosa più innanzi si troverà più d'un esempio. Dopo la morte d'Alarico II.º, la Reggia di Tolosa fu trasportata in Ispagna.

La compenetrazione avvenuta (oggi la chiamano _fusione_) dei Romani delle Gallie co' Visigoti, divenuti loro Signori, non essendosi fatta punto in Italia presso gli Ostrogoti di Teodorico, io non prenderò ad esaminare le condizioni dell'Architettura Ostrogotica nella nostra Penisola. Un gran numero di Basiliche Ariane, massimamente in Ravenna, edificaronsi dagli Ostrogoti: ma costoro dovettero spesso implorare l'opera de' Visigoti, ciò che si vide soprattutto quando il Visigoto Eutarico (d'un altro ramo degli Amali) venne in Italia e sposò Amalasunta, figliuola di Teodorico: Eutarico, aspro ed implacabil nemico dei Cattolici. Mettendo perciò dall'un de' lati gli Ostrogoti, sarò contento di volgere gli sguardi solo all'_Architettura Gotica_ Oltredanubiana de' Visigoti. Nel sesto secolo si cominciò a darle il nome generalissima di _Architettura Gallica_, ciò che si vedrà ben presto nelle Leggi del Re Longobardo Liutprando. L'Architettura del tutto diversa de' Romani cominciò eziandio a ricevere nella medesima età l'appellazione di _Romanese_, che piacque ad alcuni paragonar con la _Gallica_ dei Druidi antichi, e soprattutto con quella del tempo di Vercingetoringe; quasi ella conservato avesse le sue particolari forme Druidiche da' tempi di Cesare fino ai tempi di Carlomagno. Non ignoro, che Avarico, città espugnata da Cesare fra' Biturigi, ove racchiuso erasi Vercingetoringe, avea le sue mura. Il vincitore senza più le chiamò _Galliche_[39]; costruiti con travi distese in sul suolo, e distanti due piedi fra esse: gli intervalli colmavansi con calcina e con altri materiali di pietra. Ma certamente i Romani, pel corso di cinque secoli da Cesare fino ad Ataulfo, non fabbricarono alla _Druidica_ ed alla maniera d'Avarico le mura delle Città soggette ad essi: nè _Galliche_ furono le mura, onde Aureliano cinse l'eterna Città: ed il _Giudice_ Visigoto Atanarico non imparò dai Druidi l'arte d'edificare il Lungo Muro contro gli Unni. Ed è ben da maravigliare, che siavi stato non ha guari chi prese a dichiarar le parole di Cesare sulle _Galliche mura_ d'Avarico[40], ricordando le mura di Clermonte, insigne patria d'Apollinare Sidonio nell'Alvernia Romana. Il quale verso la fine del quinto secolo, si doleva che tali mura fossero _fragili_ ed avesser sembianza di _quasi brugiate_[41]; colpa o della loro costruzione, forse tumultuaria e recente, o pe' validi assalti, che il Visigoto Eurico diè alle Città degli Alverni: del che Sidonio non cessava di lamentarsi.

XII.

La vittoria di Vougle diè Tolosa ed una parte della _Gallia Gotica_ in mano de' Franchi Cattolici. Pochi anni appresso, i Borgognoni si convertirono alla fede Cattolica: il che recò grandi mutamenti fra essi, e soprattutto nell'Architettura, la quale cessò di essere Ariana. In Settembre 517, Santo Avito di Vienna convocò in Epaona un Concilio, dove si promulgarono quarantuno Canoni. Uno di questi condannò alle battiture i Cherci, che accettato avessero l'invito ad un qualche banchetto degli Eretici; tanta era la distanza, che separava le due credenze. Più famoso riuscì l'altro Canone Trigesimo Terzo, nel quale si decretò di volersi avere in abborrimento le Basiliche degli Eretici, nè doversi elle riconciliare al culto Cattolico; potersi ciò fare solamente delle Chiese, che gli Eretici avessero tolto ai Cattolici con violenza. Di qui s'apprende qual distruzione si fosse fatta delle Basiliche Ariane nel Burgundico Regno: e quante Basiliche avessero ivi costruite gli Ariani, le quali caddero per l'esecrazione comandata dal Concilio. Così perirono in gran parte le memorie d'un'Architettura, che ingegnavasi per la spavalderia delle Sette di non somigliar punto alla Cattolica.

»Basilicas haereticorum, QUAS TANTA EXECRATIONE HABEMUS EXOSAS, ut pollutionem earum purgabilem non putemus, SANCTIS USIBUS APPLICARE DESPICIMUS. Sane quas per _violentiam nostris abstulerunt_, possumus revocare[42]».

Dopo la celebrazione di questo Concilio, il popolo divenuto Cattolico de' Borgognoni fu vinto nel 534 da' Franchi, ed obbedì ai Re, figliuoli di Clodoveo, ed i precetti Epaonensi propagaronsi con più vigore di tratto in tratto nelle Provincie d'Occidente, le quali venivano liberandosi dall'Arianesimo, perocchè niun'altra Eresia fu tanto possente quanto questa presso i popoli Goti, o fatti Goti come i Borgognoni: niuna ebbe tanti favori da' Re, nè alzò sì superba la testa, quasi fortunata vincitrice del Simbolo Niceno. Per lo contrario, i Goti di Spagna e della Gallia Gotica non conquistata da Clodoveo vieppiù infiammaronsi nel desiderio di segregare la Ariana loro Architettura dalla Cattolica; ed in tal modo mostraronsi vieppiù evidenti le differenze native tra l'_Architettura Gotica_ e la _Romana_ o _Romanese_.

XIII.

Parve bello nondimeno a Clotario I.º, figliuolo di Clodoveo, di additare a' suoi Franchi della Neustria gli Architettonici artifici dei nuovi suoi sudditi Visigoti della _Gallia Gotica_; e piacquegli di costringerne alcuni, se pur già dianzi non erano per avventura Cattolici, ad edificare, quasi un trionfo sull'Eresia, secondo le forme Visigotiche, ma secondo il Cattolico rito, una Chiesa in Rotomago, cioè in Roano, sulla destra riva della Senna. Ciò avvenne quando Flavio, il quale morì nel 534, era Vescovo Rotomagense. Allora Clotarico fece costruire un magnifico Tempio a San Pietro: lo stesso forse, che la Regina Clotilde, sua madre, nata fra i Borgognoni, avea cominciato in onor de' Dodici Apostoli. Clotilde, sebbene Cattolica, non si ricordò ella giammai delle patrie forme di architettare in Borgogna, quando edificò nel Regno de' Franchi le molte sue Chiese? Che che fosse stato di ciò, Clotario I.º, il quale avrebbe dovuto nel suo sacro Edificio di Roano servirsi della _Mano Romana_, si rivolse in vece alla _Mano Gotica_, cioè al Gotico Magistero. E rizzò in quella città il magnifico Tempio, che ancor ivi s'ammira, sebbene due volte ristorato: il Tempio, al quale s'aggiunse un ampio Monastero, e che nel secolo seguente a Clotario non più si disse di San Pietro, ma di Sant'Oveno. Così ancor oggi egli s'appella, perchè nell'anno 684 vi si riposero le ceneri di quell'illustre Vescovo Rotomagense. Vi riposarono fino all'841 allorchè i Normanni minacciarono Roano e tutta la spiaggia ulteriore della Senna. Un Monaco Rotomagense, di cui non si conosce il nome, compose la Vita di Sant'Oveno, mentre quelle ceneri vi si veneravano ancora: ma furono indi trasportate altrove dai Monaci all'approssimarsi de' Normanni, che attualmente nell'841 saccheggiarono il Tempio, privo della santa spoglia. Ulmaro, il quale scrivea nell'875, diè meritamente il nome di Geti a questi Normanni[43].

Or ecco le brevi, ma efficaci, parole del Monaco, Autore della Vita di Sant'Oveno od Audoeno:

»In Basilica Beati PETRI Apostoli Beatum AUDOENUM sepelierunt. Denique ipsa Ecclesia, IN QUA SANCTA MEMBRA QUIESCUNT, _quadris lapidibus_, MANU GOTHICA, a primo LOTHARIO rege FRANCORUM _olim_ est NOBILITER constructa...... MIRO OPERE..... Pontificante FLAVIO Episcopo ROTHOMAGENSI»[44].

_Gotica_ dunque, non _Romana_, fu la _Mano_ che rizzò quella _mirabile opera_ del Tempio per comandamento di Clotario I.º: _Gotica_, e nuova del tutto in Roano, e però incognita in tutto il Regno di Neustria, dove prevalea l'arte Romana. Se la _Mano Gotica_ non fosse stata nuova ed incognita; perchè dunque avrebbe dovuto parlarne con tanta diligenza il Monaco, Autore della Vita di Sant'Oveno? L'essersi da questo Monaco ricordata in oltre la forma delle _pietre riquadrate_, poste in atto dalla _Mano Gotica_, ci riconduce dinanzi gli occhi le figure della Colonna Traiana, dove con pietre per l'appunto di tal forma si veggono fabbricate la Reggia di Sarmizagetusa, e l'altre città Daciche di Decebalo.

Un error grave del Surio, seguitato da molti ed anche dottissimi Scrittori, fe' credere falsamente, che questo Monaco fosse stato non diverso da Fridegodo, Monaco Inglese del 965 ed Autore non della Vita del Vescovo Sant'Oveno, ma sì di quella d'Osvino Monaco e non Vescovo Inglese. L'età del Monaco Rotomagense, non più antico dell'841, lo ravvicina più assai al secolo di Clotario I.º e della sua _mirabile opera Gotica_. Un Codice di San Massimino Trevirense presso il Wiltheim, parla non in generale della _Mano Gotica_, ma sì degli _Artefici Goti_, chiamati da Clotario I.º in Roano. E però il Wiltheim nel 1659 non tardò ad affermare la perpetua durata dell'_Architettura Gotica_: vero e necessario concetto, che dopo lui s'oscurò in quasi tutte le menti.

»Hinc, egli dice, _haud dubie_ efficitur, habuisse GOTHOS........ quamquam a CHLODOVEO subacti...... habuisse, inquam, GENUS AEDIFICANDI PROPRIUM[45]».

XIV.

Chi non dice oggidì, che l'_Architettura Gotica_ sia un falso nome dato nella nostra età da noi ad un'Architettura, che surse per la prima volta nel decimo e nel duodecimo secolo? Così scrivonsi oggi tutte le Storie dell'Architettura; e tutte narrano, che allora soltanto rampollò dall'umano cervello, senza un innanzi e senza riscontri d'alcuna sorta nel passato, una particolar foggia d'edificare coll'_arco acuto_; la quale stoltamente attribuissi a' Goti, privi d'ogni arte loro propria e d'ogni disciplina. Ho già confessato, ed or confesso da capo, d'ignorare qual fosse l'_Architettura Gotica_ nel 534, regnando Clotario I.º su' Franchi. E ben si può e si dee deplorare sì fatta ignoranza, ma non per essa vuolsi negare, che fuvvi l'_Architettura Gotica_ di là dal Danubio, dond'ella venne in Ispagna e nella _Gallia Gotica_. Nel 548 cominciò a regnare su' Goti Atanagildo, che più d'ogni altro suo Predecessore amò l'Architettura patria Oltredanubiana, e mantenne scintillanti più che non dianzi su questo punto gli orgogli, onde testè favellai: Atanagildo, padre di Brunechilde, la famosa Regina de' Franchi. L'insigne Storico Mariana scrive, che ai suoi dì nel secolo decimo sesto sussisteano le rovine delle Gotiche fabbriche del Re Atanagildo in Portogallo vicino ad Idana, oggi Guimaraens: fabbriche simili perciò a quelle, che tutto il mondo nel secolo del Mariana chiamava _Gotiche_: testimonianza tanto più vera e concludente quando più elle sembravano brutte allo Storico, essendo ristucca in quella stagione l'Europa de' modi tenuti dalla _Architettura Gotica_ dopo essersi nuovamente voltati gl'intelletti ad ammirar l'arte antica d'architettare, risorta in Italia, secondo gli esempi Greci e Romani. »IN PORTUGALIA, dice il Mariana, ex sexto decimo ab urbe GUIMARAENS (antiquis IDANIA fuit) lapide, _pagus_ EXTAT ATHANAGILDI nomine, _fortassis_ ab hoc tempore conditus; in eo _parientinae_ CERNUNTUR et _aedificiorum fundamenta_ GOTTHICAE STRUCTURAE, MULTUM A ROMANA ELEGANTIA DEGENERANTIS speciem repraesentantia[46]».

Brunechilde sposò nel 566 Sigeberto; Re de' Franchi d'Austrasia. Non debbo qui toccare della bellezza e delle grazie, cotanto lodate da' due Vescovi Cattolici, Venanzio Fortunato e Gregorio Turonese, di questa egregia donzella de' Goti, la quale di poi dopo le prime virtù meritò aspri e giusti rimproveri: ma i suoi più spietati nemici non le negarono la lode, ch'ella d'illustri monumenti avesse riempiuto i paesi de' Franchi, e conseguita la riputazione d'edificatrice magnanima e grande. Ignorava ella fosse Brunechilde, che San Pietro di Roano era stato costruita con _Mano Gotica_ dal padre di suo marito? Ed aveva ella dimenticato di esser figliuola del Re Atanagildo? Colui, al quale piacesse di tener per vero un simile obblio, dovrebbe dimostrare, che la tralignante Brunechilde non avesse mai edificato in altra foggia se non alla foggia Romana.

Questa è la troppo celebre Brunechilde, che non lasciò mai di esser Gota; ed in qualità di Gota, non di Romana, la sua rinomanza riempì le carte dell'_Edda_ e de' _Nibelungen_.

XV.

Clotario I.º, autor della _Mano Gotica_ in Roano, aveva unito nella sua persona tutte le Provincie conquistate da' Franchi sui Romani, sui Borgognoni e su' Visigoti nelle Gallie. Sigeberto, Re d'Austrasia, ed i suoi tre fratelli divisero fra loro la Monarchia paterna, mercè un solenne Trattato del 562[47]. A Sigeberto nella _Gallia Gotica_ toccarono i paesi della Prima Aquitania, ed in questa l'Alverinia, ov'era Clermonte d'Apollinare Sidonio; toccarono alcune parti della Provincia Romana, da noi detta Provenza, ove sorgeva Marsiglia[48]. Brunechilde, moglie di Sigeberto, venne dunque nel 566 a regnare sopra molte nobili Città de' Visigoti, conquistate da Clodoveo dopo la battaglia di Vonglè. Qual non fu la gioia di quei Visigoti, che ho detto[49] aver lo stesso Clodoveo lasciati non di rado al reggimento di tali Città in nome de' Re Franchi? Qual non fu il loro tripudio nel veder salire sul Trono d'Austrasia la bella figliuola del Visigoto Re Atanagildo? Brunechilde perdè il marito nel 575; allora ella tenne da sè con varia fortuna i freni del Regno, invece or del figliuolo, ed or de' nipoti. Qui niuno dirà, che la Regina preso avesse in Marsiglia e negli altri luoghi dei Visigoti suoi sudditi a sommergere la loro _Architettura Gotica_ ed antichissima, nè che i quattro Re, nati da Clotario I.º avessero dovuto aver in dispregio la _Mano Gotica_, già sì cara dianzi al lor genitore. Gli esempi di Brunechilde, che fu soprannominata la _Grande Edificatrice_, giovarono anche a' Goti delle Città cadute in sorte agli altri figliuoli di Clotario I.º: tra le quali mi giova ricordar spezialmente Lemosì, ovvero Limoges, che spettò nel 562 a Cariberto, Re di Parigi. Lui morto nel 568, per breve ora obbedì al Re Chilperico. Ma Nimes cotanto famosa pel suo Anfiteatro Romano, e la marittima città di Magalona rimasero in potere de' Visigoti uniti con la Spagna, sebbene l'una e l'altra città fossero strette per ogni verso e circondate dalle regioni della _Gallia Gotica_, le quali erano cadute sotto il dominio de' Franchi.

Due anni dopo le nozze di Brunechilde con Sigeberto, arrivò il Re Alboino in Italia co' suoi Longobardi; seguito dagli Ostrogoti, che Narsete avea discacciati al tutto dall'Italia nel 554, regnando Giustiniano Imperatore. S'erano rifuggiti costoro nella lor Provincia di Pannonia, in mezzo alla quale allora viveano i Longobardi, ed essi Ostrogoti ne avevano convertita una gran parte alla fede Ariana. Alboino, giovine Re de' Longobardi, mostravasi più acceso di tutti nella novella credenza, e lasciavasi tuttodì vedere nelle Chiese Ariane in compagnia de' Clerici Goti. Di ciò gravi lamenti mosse il Vescovo di Treviri San Nicezio, in una lunga sua Lettera da me ricordata nella Storia[50]. Quei Clerici Ostrogoti furono in Italia non solamente i dottori ed i maestri dei Longobardi Ariani, ma eziandio gli Architetti così nel costruire le Chiese, che costoro v'edificarono, come nel ridurre al rito Ariano l'altre, che si tolsero da essi a' Cattolici. Ma io promisi di non parlar dell'Architettura Ostrogotica in Italia[51]; e, stando al mio proposito, non toccherò d'altro nel presente lavoro se non della caduta del Maggior Tempio, alzato in Ravenna dagli Ariani sotto il Gran Teodorico; il qual Tempio indi vi stette in piè per circa mille anni fino al 1457. Tacerò eziandio delle grandi fabbriche di Teodolinda, l'eccelsa e Cattolica Regina d'Italia, nelle quali poterono qualche volta metter mano anche gli Architetti Ostrogoti; soprattutto se alcuno tra essi convertissi alla credenza Cattolica. E però, lasciando queste cose in disparte, io mi terrò stretto nell'Orbe Visigotico.

Fra' Visigoti, divenuti Cattolici, v'era il Duca Launebode, al quale i Re Franchi aveano conceduto il governo della sì ricca e bella e della cotanto Visigotica Tolosa. Launebode nel 578 prese ad edificare una grandiosa Basilica in onore del Vescovo San Saturnino; ed il Romano Venanzio Fortunato scrisse alcuni versi al Duca, da' quali s'impara in qual modo vispi e gagliardi, eziandio dopo le sciagure di Vouglè, durassero quei Visigotici rigogli, onde favellai[52], a cagione della dilettissima loro _Architettura Gotica_. Venanzio non seppe lodar più degnamente sì fatte fabbriche se non dicendo, che aveale recate a termine un _Barbaro_, ma _senza l'aiuto d'alcun Romano_:

»LAUNEBODES enim....... Ducatum »Dum gerit, instruxit CULMINA SANCTA loci. »Quod NULLUS VENIENS ROMANA E GENTE FABRIVIT »Hoc vir _Barbarica prole_ peregit opus[53]».

Questo è ciò che si faceva in Tolosa, regnando i Franchi: e quando la Reggia de' Visigoti era passata in Ispagna. Nella quale si vide l'Ariano Re Leovigildo fabbricar la città di Recogoli della Celtiberia, e circondarla così di mura come di sobborghi: opera, che parve _mirabile_ a Giovanni Biclariense, Autore della Cronica[54], e perseguitato da quel Re, il quale afflisse fieramente i Cattolici. Nello stuolo de' perseguitati annoverossi altresì un _Piloforo_ Goto; Mansona, cospicuo per la sua nobiltà. Questi dal 573 al 606, sedette Vescovo in Emerita, oggi Merida, nella Lusitania. Fedele suo Predecessore, nacque nella Grecia e venne in fama per aver ristornato il Tempio di Santa Eulalia di Merida, ma con aggiungervi nuovi edifizî e soprattutto per l'_eccelse Torri_, ch'ei soprappose alla _mole sublime_ di quella Basilica. »CELSA TURRIUM FASTIGIA SUBLIMI PRODUXIT IN ARCE[55]». Così diceva il Diacono di Merida Paolo, che a' giorni di Mansona compose le Vite de' Vescovi Emeritensi. Da Merida il culto di Santa Eulalia si diffuse da per ogni dove a cagione di sì augusto Tempio, e gran numero di Basiliche s'eressero in onor di quella Vergine, massimamente in Cordova ed in Toledo. Nè Mansona cessava d'edificare Ospedali e Basiliche in Merida con _ammirabile artificio_, per quanto afferma lo stesso Diacono Paolo; _artificio_, adoperato da un nobilissimo tra i Goti, non tra i Romani. Le Torri di Santa Eulalia sursero in alto non per difesa contro i nemici, nè per altre occorrenze di guerra, ma per ornamento d'Architettura, e forse fin da quella stagione per sostegno delle Campane[56]. Il Greco Fedele dovè quivi ergere quelle Torri per seguitar le voglie de' Visigoti Cattolici, non i precetti dell'Architettura Bizantina, che nella Chiesa già dianzi ricostruita di Santa Sofia s'astenne da ogni sorta di Torri, donde avesse potuto il Vescovo di Merida voler trarre gli esempj.

Nel mezzo delle sue persecuzioni, Leovigildo Re si fece a ristorar le mura dell'antica Italica, vicino a Siviglia. Edificò in Toledo una Chiesa del rito Ariano: la quale, quando i Goti vennero la più gran parte alla fede Cattolica nel 587, fu dal Re Recaredo riconciliata immantinenti al nuovo culto. Allora in Ispagna e nella _Gallia Gotica_ non conquistata da' Franchi si diminuirono l'industrie, con le quali s'andavano studiando gli Ariani di voler differenziar le loro Chiese da quelle de' Cattolici: ma non vi cessarono al tutto gli Ariani. Per un altro lato, da' Goti Cattolici si vide imposta la lor _Liturgia Gotica_ ed Orientale anche a' lor sudditi Romani della Spagna e della _Gallia Gotica_. Ciò si fece per Decreto del Terzo Concilio di Toledo, preseduto da Mansona di Merida nel 589. Robusta poi sempre si mantenne l'usanza presso i Goti nuovi Cattolici, di tener in onore la prisca loro Architettura, ch'essi aveano recata dalla Dacia e dal Danubio in Ispagna. E però in alcune famiglie de' Goti s'erudivano i servi nell'arti di edificare: si come si legge in un'Iscrizione posta dall'un di costoro per nome Gudila, il quale vantavasi, al pari del Duca Launede Tolosano, di non aver adoperato altre braccia se non de' servi _nati nella sua casa_, per ergere in Cadice due Chiese a Santo Stefano ed a San Giovanni Martire nel 607: »OFERARIOS VERNULAS. Sumptu Proprio[57]».

XVI.