Part 2
Ma già cominciava da lungi la luce del Vangelo a risplendere presso gl'_Immortali_, che, per questa sola credenza loro, doveano riuscire i primi a divenir Cristiani, e riuscirono, fra' popoli detti Barbari dal Greco e dal Romano: da lungi, dico, nè presso tutta la nazione Gotica. Nel 211 già Tertulliano parlava de' Daci, che aveano udita la _Buona Novella_[19]; ma erano scarsi drappelli, che non ancor poteano rivolgere ad altro e più fausto segno le pratiche dell'_Architettura Gotica_, sì come avvenne poscia quando il maggior numero della nazione si voltò al Cristianesimo. Intanto il Re Ostrogota degli Amali vinceva i Gepidi, popolo di sangue Gotico[20], il quale avea superato e disfatto i Burgundioni o Borgognoni. Furon costoro annoverati da Plinio fra' Vandali, ed erano genti di Germania verso il Baltico. Le relique di sì fatti Borgognoni furono incorporate fra i Gepidi, e tosto co' Visigoti e cogli Ostrogoti per la vittoria conseguita dal Re Ostrogota. In tal guisa i Borgognoni svestironsi la Germanica loro sembianza, e passarono alla Gotica, e furono sempre ricordati dagli Scrittori antichi fra' Goti. Tale Agatia[21], il quale dà loro espressamente il nome di _popoli Gotici_, quali veramente divennero e si mostrarono in tutto il corso della loro Storia.
Ne' giorni d'Ostrogota, Origene d'Alessandria in Egitto, prese a difendere il Cristianesimo dall'imputazioni del Filosofo Celso. Pubblicò, verso l'anno 250, i suoi Libri contro esso, il quale tanto aveva esaltato le Gotiche antichità e la sapienza. Origene per altro non negò punto l'antichità de' Geti[22], quantunque inferiore a quella di Mosè. Insigne testimonianza si legge in questo lavoro contro Celso intorno alle verità de' detti di Giuseppe Ebreo sulla conformità d'alquanti costumi de' Geti o Goti con alcune usanze de' Giudei. Non certamente nell'età d'Origene il Sommo Sacerdote degli Ebrei sarebbesi potuto paragonare col Pontefice Zamolxiano o col Decenaico de' Geti o Goti: ma l'inutile aspettazione di costoro, che Zamolxi dovesse venire a regnar sulla terra, diè buoni fondamenti ad Origene di paragonare questa vivissima loro speranza con l'inutile aspettazione del già venuto Messia presso gli Ebrei. Più d'ogni altra Gotica tribù i Crobizj aspettavano Zamolxi, celebrando a tale uopo annui banchetti e sacrifizj. Queste Getiche pratiche religiose non aveano rimesso nulla del loro fervore nell'età d'Origene, quando i Goti non eransi ancora convertiti al Cristianesimo.
D'assai maggior momento per me nella trattazione sull'_Architettura Gotica_ è l'essersi Origene accordato col suo avversario Celso nel fatto notissimo a tutto l'Orbe Romano, che i Goti onoravano Zamolxi col rizzargli e Templi e Statue (νηὼς καὶ ἀγάλματα[23]): tanto la fama così della credenza Zamolxiana come della nuova riforma di Deceneo da per ogni dove sonava, ed anche in Egitto. E però i Geti o Goti non conquistati da Traiano, cioè i Daci liberi, non intermisero giammai la pratica della nazionale Architettura loro, qualunque si fosse; nè poteano intermetterla, perchè sempre obbligati dal loro culto a rizzar Tempj e Cappelle in onore o di Zamolxi, o de' Minori Dei e degli Eroi. Tali pratiche dell'_Architettura Gotica_ si mantenevano intere anche per odio contro i Romani, che signoreggiavano in Sarmizagetusa, dandole il nome d'Ulpia Traiana, e venivano _Latinizzando_ sempre più la porzione caduta in lor potere della Dacia di Decebalo.
Così stavano le cose della Gozia e della Dacia libera da' Romani, verso la metà del terzo secolo Cristiano, quando un insolito moto agitò i popoli Gotici. Furono vinti nel 269 in Tracia dall'Imperatore Claudio, che ne riportò il nome di Gotico. Abbiamo ancor le sue Lettere, ov'egli afferma d'averne ammazzati trecento venti mila, ed affondate due mila lor navi; d'aver in oltre fatto prigioniero uno stuolo infinito di donne, fra le quali Unila, regal donzella de' Goti.
Uno degl'Imperatori più valorosi fu vinto dagl'Iutungi, che Dessippo chiamava Sciti, e che si possono tenere per non diversi da' Tervingi, tribù Visigotica. Parlo d'Aureliano, il quale poscia li vinse; ma conobbe quanti pericoli si minacciavano dalle Gotiche genti all'Imperio. Fra gli altri suoi provvedimenti e' circondò Roma di mura, ed abbandonò la Dacia conquistata da Traiano. Gl'Iutungi fermaronsi finalmente nella Rezia, e nelle parti Meridionali della Germania, ove non si dubita che introdotto avessero l'uso della lingua Gotica. I Borgognoni eziandio, che s'erano fatti Goti, come notò Agatia, e deposto aveano con l'indole Germanica l'uso del _guidrigildo_[24], sì come apparisce dalle susseguenti lor Leggi, s'accompagnarono co' Goti nelle spedizioni di costoro contro l'Asia Minore. Innoltraronsi poscia verso la Germania Occidentale, dove ristettero fino a che non passarono ad abitar nelle Gallie. _Gotica_ ivi fu la loro _Architettura_, perchè i Borgognoni divennero fervorosi Ariani: del che or ora dirò una qualche parola.
Ma le tribù de' veri Germani di Tacito si ristrinsero nella primitiva rozzezza loro: e solamente in alcune contrade più prossime all'Imperio cominciò appo essi una lenta ed incerta imitazione dell'Architettura de' Romani. Ammiano Marcellino[25], che nel 361 guerreggiò sotto Giuliano Cesare contro gli Alemanni tra il Meno ed il Reno, vide con sua gran maraviglia costruite alcune borgate con case all'uso Romano.
VIII.
Tornata la Dacia di Traiano in balía de' popoli Gotici dopo Aureliano, s'apre l'età di Costantino e d'Ermanarico degli Amali; l'uno e l'altro chiamato il _Grande_. Non parlo d'Ermanarico, il quale restò fedele a' dogmi di Zamolxi, e sì lungi spinse le sue insegne nell'Europa di là dal Danubio, fondando in Europa quel vasto e misterioso Imperio, che Giornande paragonava con l'altro d'Alessandro in Asia, e che si distese dal Prut e da' Carpazj fino al Baltico; i suoi Successori poscia lo dilatarono di mano in mano fino all'Estonia ed alle Provincie Orientali e Settentrionali di quel Mare, non che in tutta la Scandinavia. Ma non posso tacere di due grandi fatti avvenuti a' giorni di Costantino. L'uno, che molti Goti furono da lui ricevuti nell'Imperio col nome di _Federati_: l'altro, che una gran parte di Geti o Goti Zamolxiani si convertì al Cristianesimo. Teofilo, Vescovo Cattolico, sottoscrisse alla condanna d'Ario nel Concilio di Nicea del 325, in qualità di _Primate della Gozia_. Santo Epifanio, che visse in quella stagione, tramandò alla posterità le notizie de' Monasteri edificati da' Goti, nuovi convertiti[26], per le loro Vergini. La Gotica tribù de' Protingi ebbe altresì gran copia di Monaci Cattolici, derisi dal Pagano Eunapio, che pose principalmente in canzone le negre lor vesti[27].
Or si potrà più mai volgere in dubbio, che nella Gozia o Dacia di là dal Danubio durasse un'_Architettura Gotica_ dopo la conversione de' Goti? Que' Monasteri delle Vergini, celebrate da Santo Epifanio, non erano certamente di legno, ma di pietra: come di pietra furono il cenacolo di Zamolxi, le Città d'Udisitana e d'Elis, i Tempj di Deceneo, la Reggia di Sarmizagetusa e le Daciche mura effigiate nella Colonna di Traiano in Roma. La Dacia, posseduta fino al 275 da' Romani, ei riempì, egli è vero, di monumenti d'arti Greche e Latine; ma que' Monasteri delle Gotiche Vergini e de' Monaci Protingi non presero punto ad imitare alcuno de' monumenti del Paganesimo di Roma o d'Atene.
Scrive Santo Isidoro di Siviglia, che il Goto, divenuto Ariano, edificò novelle Chiese di là dal Danubio, ma secondo il novello suo dogma. ECCLESIAS SUI DOGMATIS SIBI CONSTRUXERUNT[28]. Ciò dimostra la diversità, che già si stabiliva, ed era divenuta notabile, fra l'Architettura Cattolica e l'Ariana. L'una cercava separarsi per ogni via dall'altra: ma, di qualunque natura fossero tali gare fra le due Architetture, Santo Isidoro parla di fabbriche Oltredanubiane, quando egli tocca delle Chiese del rito Ariano. E però, lasciando in disparte la Dacia stata già de' Romani, tre specie d'Architettura, la Zamolxiana e Decenaica, la Cattolica e l'Ariana fiorivano ad un'ora in Gozia, nella seconda metà del quarto secolo di Gesù Cristo.
Egli è facile il conoscere quanto la nuova Religione Cristiana mutato avesse i costumi de' Goti, e come fosser finiti l'incantamenti ed il Ponteficato stabilito da Zamolxi e da Deceneo. Ma ferme appo i Goti Cristiani rimaseso le _Caste_ de' _Pilofori_ e de' _Capelluti_. Alcuni di que' _Pilofori_ divennero Vescovi, che all'autorità religiosa congiunsero eziandío la politica. Dall'ordine loro si continuarono ad eleggere i Re: si continuarono ad eleggere gli altri Capi, a' quali, dopo Ermanarico, si diè sovente il nome di _Giudici_ da' Visigoti, e che non sempre furono de' Balti. Poichè già Ermanarico moriva, e già venivano gli Unni; già gli Ostrogoti cogli Amali cadevano in potestà de' vincitori, e perdevano, sto per dire, la loro Gotica faccia. I Visigoti, e fra essi anche i Protingi, tentarono di resistere all'Unnico nembo; Atanarico, _Giudice_ Visigoto, fece, secondo i racconti d'Ammiano Marcellino, rizzar il _Lungo Muro_, ch'egli sperava poter difendere contro gli Unni: questo perciò dovè munirsi di Torri e d'altri propugnacoli, non che di Porte e di Posterle. Ammiano diceva essere stata sì fatta muraglia _un'efficace opera_ e come una _lorica_ de' Visigoti[29].
IX.
Inutile schermo riuscì nondimeno la muraglia del _Giudice_ Visigoto contro gli Unni, che dettero una gran volta dietro i Carpazj e lo assalirono alle spalle. Allora i Visigoti passarono il Danubio, e stabilironsi nell'Imperio Romano. Correva l'anno 375 di Gesù Cristo. Son questi que' Visigoti, che dopo varj casi Alarico de' Balti condusse nel 409 al saccheggio di Roma, beffandosi delle mura d'Aureliano. Fra tali casi, giova ricordar l'arrivo dei Protingi, venuti ad ingrossar lo stuolo de' popoli Gotici. Aveano potuto i Protingi per circa undici anni dopo il passaggio de' Visigoti schivar la rabbia degli Unni: ma finalmente furono costretti anch'essi a passare il Danubio, ed a chiedere d'essere accolti nelle Provincie Romane. S'affacciarono perciò nel 386 al gran fiume co' loro Vescovi, co' loro Monaci, vestiti di toniche nere, con le loro Vergini, che faceano l'officio di Diaconesse. Procedeano sopra magnifici e ben custoditi carri, ove si nascondevano gli eucaristici vasi: uomini e cose, che mosser la bile d'Eunapio. Ma la magnificenza e le ricchezze di questi Protingi erano di gran lunga inferiori a quelle, che lo stesso Eunapio[30] descrive de' Visigoti, quando nel 375 passarono il Danubio, con gli splendidi lor vestiti di lino e carichi di preziosi tappeti: le donne andavano adorne più pomposamente che non sembrava convenire alla presente loro sciagura, e gli stessi fanciulli de' Visigotici _Pilofori_ non aveano deposto lo splendore d'un regio lusso.
Questi medesimi Visigoti e Protingi e simili non numerabili tribù de' Goti, dopo la presa di Roma e la morte d'Alarico de' Balti obbedirono al Re Ataulfo. Furono dall'Imperatore Onorio stanziati nelle Gallie Meridionali col titolo di _Federati_, già loro imposto da Costantino. Essi dappoi s'impadronirono di tutta la Spagna. È fama, che Ulfila tutti avesse finito di voltarli all'Arianesimo nel 360 per procacciar loro i favori dell'Ariano Imperatore di Bizanzio. Anche i Borgognoni, de' quali ho toccato, divennero zelanti Ariani. Qualunque sia stato il tempo, in cui abbandonarono la fede Cattolica, Ulfila non andò co' Visigoti del Re Ataulfo nelle Gallie; ma i Vescovi Selina e Sigesario, discepoli d'Ulfila e propagatori dello stesso dogma, furono quelli che vi si tragittarono con le Visigotiche tribù, e divennero lor guida e maestri e gran dottori dell'Arianesimo, portando seco la Traduzione _Ulfilana_ delle Sante Scritture, scritta coll'Alfabeto _Ulfilano_. E però Santo Eugenio di Tolede, volendo nell'ottavo secolo Cristiano annoverar gli Alfabeti da lui conosciuti, parlò dell'Ebraico, dell'Attico, del Latino, del Sirio, del Caldaico, dell'Egizio, e soggiunse:
»GULFILA promisit GETICAS, QUAS VIDEMUS, ULTIMAS (_literas_)[31]».
Dopo ciò niuno dirà, che i Visigoti da un lato ed i Borgognoni dall'altro si posarono in Ispagna e nelle Gallie in qualità di popolo Barbaro, privo di scienze, privo d'Alfabeto, privo d'Architettura: niuno dirà, che gl'_Immortali_ di Zamolxi e di Deceneo non fossero stati abitatori delle più splendide città di là dal Danubio, e non avessero costruita una lunga e forte muraglia contro gli Unni. Qual era quest'Architettura, che i Visigoti recavano in Ispagna e nelle Gallie Meridionali dalle regioni d'Oltre il Danubio? Qual era questa Architettura, che prima fu Zamolxiana, e poi Decenaica, e poi Cattolica e poi Ariana per dieci secoli da Zamolxi fino al passaggio del Danubio nel 375? Godè forse quest'Architettura, che in dieci secoli mutossi tante volte, d'operar gli _archi acuti_, a' quali da noi si dà il nome d'_ogive_? Qui anche dirò, come già dissi del Getico Alfabeto a' tempi d'Ovidio, che nol so, e che affatto ignota m'è l'Architettura di questi dieci secoli di là dal Danubio; ma so, ch'ella vi fu, e che non fu Architettura nè Greca nè Romana; ma so, ch'ella chiamossi, qual era veramente, _Architettura Gotica_, prima del 375: ma so, ch'ella era così militare, come religiosa e civile.
Il Re Ataulfo, quando e' si vide giunto al colmo della possanza e della gloria nell'Occidente d'Europa, rivolse in mente d'abolir l'Imperio Romano e di chiamarlo _Gozia_[32]. Onorio Imperatore s'ebbe a gran ventura di sviare sì fatti disegni, dando Placidia, sua sorella, in moglie ad Ataulfo. E noi ci lasceremo persuadere, che il popolo Gotico delle Gallie Meridionali e della Spagna, deposto avesse i nazionali orgogli delle sue discipline particolari d'Oltre il Danubio? Gli orgogli del suo Alfabeto, della sua lingua e della patria sua Architettura? No, così non avvenne. A dimostrar l'impossibilità d'ogni contrario concetto, basta la ragione intima delle cose: ma gli esempj de' Visigotici orgogli non mancano, e sussistono ancora le prove Storiche della perpetua durata di quell'_Architettura Gotica_ nelle Provincie Occidentali dell'Imperio Romano.
Anche a' Borgognoni si concedè nel 431 da' Romani quel tratto delle Gallie, che s'interpone tra Magonza, Vormazia e Spira, in qualità di _Federati_, che poi quivi si dissero anche _Leti_ e _Gentili_. Queste furono le prime stanze Burgundiche nell'Imperio; qui cominciano con più certezza la loro Storia ed il novero de' Re loro nelle lor Leggi, le quali giunsero fino a noi; qui s'ascoltarono i Cantici Nazionali, che si credono scritti nell'idioma e coll'Alfabeto Gotico d'Ulfila[33]: e però qui si debbono, s'egli è possibile, rintracciare le più antiche memorie della loro _Architettura Gotica_ ed Ariana. L'avventure del popolo Borgognone in Vormazia, e le sciagure da essi patite pel ferro degli Unni d'Attila, divennero un famoso argomento d'epopea, che ne' secoli meno lontani da noi piacque a' remoti nipoti de' Germani di Tacito, e che vive tuttora fra essi con la denominazione di _Nibelungen_.
X.
Io non istarò qui a trattar la Storia de' Visigoti delle Gallie Meridionali e della Spagna durante il quinto secolo, che fu il secolo di Attila. Ma si può egli tacere al tutto del Re Torrismondo? Nacque da quel Teodorico de' Balti, che morì combattendo fortemente nelle pianure della Marna contro l'Unno. I Catalaunici Campi furono il teatro della gloria di Teodorico: lo stesso Attila, narra Giornande[34] ammirò le pompe de' funerali di lui dopo la battaglia, ed udì senza trar fiato i mesti concenti de' Visigoti per averlo perduto. Non erano più le _Cetre_ de' _Pii_. Quelle funebri magnificienze sono un riscontro certissimo degli splendori della Reggia, che i Visigoti piantato aveano in Tolosa, e de' modi signorili del loro vivere, oh! quanto diverso del vivere de' Germani di Tacito nel secolo Attilano. Il lusso de' Visigoti corruppe lentamente nella Spagna e nella _Gallia Gotica_ i loro costumi: non andava intanto discompagnato dall'esercizio dell'arti, e massimamente d'un'Architettura diversa da quella de' Romani.
All'età d'Attila, il quale non ardì uscir dal suo campo, circondato di carri, per interrompere le canzoni de' Visigoti, vuol riferirsi quella de' due fidanzati Gualtieri o Waltario, figliuolo d'un Re d'Aquitania, e d'Ildegonda, nata da un Re de' Borgognoni. Le loro vicende furono scritte in versi da uno, che il Cronista della Novalesa chiamava un _metricanoro_: fondamento principalissimo delle quali è la finzione, che fossero stati ostaggi nella Reggia d'Attila. È questo il più antico tra' fin qui noti di quelli, che in più tarda età si chiamarono _Romanzi_: esso fu poscia inserito (chi sa se intero?) nella Cronica dalla Novalesa, e generò gravi dispute intorno alla nazione, donde uscì quel versificatore. Sia stata qualunque la patria di costui; egli è certo, che l'Eroe, promesso ad una Burgundica donzella, si dice appartenere all'Aquitania, paese lungamente signoreggiato da' Visigoti: e però il tutto si mescola col _Ciclo_ de' popoli o Goti o divenuti Goti, colà nelle regioni dove surse in prima la Cavalleria, e dove il rispetto per la donna Cristiana giunse al grado più alto; colà dove poi risonarono i primi accenti di non volgari affetti, e s'aprirono le Corti dette d'Amore nella _Gallia Gotica_, quando i Goti aveano cessato d'esserne i padroni; tanto era stata profonda l'orma da essi quivi stampata. Qui anche surse la _Lingua Provenzale_: qui, per molte generazioni, operarono e cantarono i _Trovatori_.
Eurico, fratello di Torrismondo, sollevò al più alto segno di gloria le Visigotiche stirpi. E' recossi nelle mani tutt'i paesi Romani della Prima Aquitania, e nel 472 s'impadronì di Lemovico o Lemosì, oggi Limoges[35]; città, della quale dovrò più d'una volta riparlare. Indi Eurico ebbe dagl'Imperatori l'Alvernia, ed allargò la sua propria dominazione fino ad Arles ed a Marsiglia. Fu crudele persecutor de' Cattolici, fra' quali era eziandìo un qualche Goto. Un di costoro si credeva esser Vittorio; ma il Re Visigoto lo deputò al governo dell'Aquitania Prima e dell'Alvernia. Salva quest'eccezione o qualche altra, Eurico in generale odiò i Cattolici, e distrusse o guastò quanto più egli potè le loro Chiese. Altre in gran numero egli ne costruì dell'_Ariano suo dogma_. Più amara sorgente diversità fra l'_Architettura Gotica_ e l'Architettura Greco-Romana sgorgò in Ispagna e nelle Gallie Meridionali da cotal differenza de' culti, e per l'odio dell'Ariano contro il Cattolico. Questa diversità fu comune anche a' Borgognoni, discacciati da Vormazia; popolo, a' quali Valentiniano III.º Imperatore concedè i riposi di Sapaudia, oggi Savoia. Essi di poi vennersi distendendo alla volta di Vienna sul Rodano e di Lione, quando l'Imperio d'Occidente vedeasi ridotto all'ultima estremità in Roma, e quando già gli Eruli d'Odoacre si disponevano ad occuparlo.
Apollinare Sidonio allora, illustre Romano delle Gallie, inviò ad Eurico, Re de' Visigoti, que' versi, che non si possono mai ripetere a bastanza, perchè meglio di qualunque altra testimonianza ci fanno comprendere il _Dritto pubblico_ di quel secolo, e l'obbligazioni de' Goti _Federati_ verso l'Imperio. Gli scrisse, che il _Marte inquilino_, cioè l'armi degli stranieri Visigoti, doveano dalle possenti rive della Garonna, ov'e' regnava, sospingersi nella qualità di _Federati_ a difender l'Imperio e Roma ed il Tevere, ormai divenuto sì debole:
»EORICE, TUAE MANUS ROGANTUR, Ut MARTEM VALIDUS PER INQUILINUM Defenset TENUEM GARUMNA TIBRIM»[36].
All'udir queste sì misere preghiere, chi potrà pensare, che l'_Architettura Gotica_ Oltredanubiana del Visigotico difensore, ora implorato sulle sue sponde trionfali della Garonna, piegatasi fosse alle forme Romane? Che l'Architettura _Sui Dogmatis_ del fiero Principe Ariano prescelto avesse per le sue molte Chiese le sembianze abborrite delle Cattoliche? Apollinare Sidonio in altre sue Scritture deplorava, che queste Chiese fossero, per comandamento d'Eurico, divenute immonde stalle, aperte a tutti gli armenti[37].
Con tali disposizioni dell'animo, Eurico non avrebbe tratto la Visigotica spada in pro del _tenue Tevere_. Nè la trasse. Roma nel 475 cadde in mano degli Eruli, e l'Imperio d'Occidente finì: ma gli Ostrogoti di Teodorico degli Amali, alla morte d'Attila, eransi già levati dalla servitù degli Unni, e ben presto doveano succedere agli Eruli nella Signoría d'Italia. Bastò nondimeno quella servitù perchè avesser dimenticata una gran parte delle nazionali lor discipline, sì che gli Ostrogoti riuscissero i meno civili fra tutt'i popoli di sangue Gotico. Intendo favellar qui della loro antica e particolare Getica o Gotica civiltà; non di quella, che presero ad imitare da' Greci e dai Romani, dopo la morte d'Attila, quando essi, col permesso degli Imperatori, fermaronsi nella Romana Provincia della Pannonia e vi abitarono fino a che Teodorico degli Amali, diciasettesimo discendente del _Semideo_ Gapto, e bisnipote d'Ermanarico il Grande, non gli ebbe condotti nel Campidoglio a dominar sull'Italia, sulla Pannonia, sulla Rezia e sopra la più grande parte dell'Imperio disfatto d'Occidente.
Le sventure degli Ostrogoti al tempo dell'Unno fecero lor perdere il dritto d'esser creduti conservatori e propagatori dell'antica loro _Architettura Gotica_ Oltredanubiana. S'invaghirono delle forme Romane dell'Architettura civile; ma nella religiosa, l'Arianesimo li tenne sempre avversi a costruire le loro Chiese alla guisa Cattolica. In quanto alle stesse forme degli edificj civili, non poterono le Gotiche rimembranze spegnersi del tutto in Italia, e con corrompere in molti modi l'essenza dell'arte Latina con la mescolanza d'un qualche Oltredanubiano piglio di fabbricare; ma oggi egli è difficile di ravvisar l'Ostrogotica traccia in Italia, ed il vanto d'aver conservate intere le memorie dell'_Architettura Gotica_ Oltredanubiana spetta senza fallo a' Visigoti di Spagna e delle Gallie Meridionali. Quivi Alarico II.º, figliuolo d'Eurico, il Vittorioso, rendea vieppiù illustre la Reggia di Tolosa. Una sì lunga fortuna procacciò a queste Provincie delle Gallie il nome di _Gallia Gotica_; nome, che sopravvisse alla loro possanza, e durò fino al duodecimo secolo. Nè io da indi in qua userò altro vocabolo se non questo di _Gallia Gotica_, per additare tutt'i paesi posseduti già e poi perduti da' Visigoti nelle Gallie.
Teodorico portò l'armi sue nella Rezia e ne' luoghi vicini, ove si trovavano da circa un secolo stabiliti gl'Iutungi, che ho detto essere stati di Gotico sangue. In tal modo assai più si confortarono e si distesero l'Arianesimo e l'odio contro l'Architettura delle Chiese Cattoliche: l'Arianesimo, che dopo il Vescovo Ulfila s'appigliò a tutt'i popoli o Gotici o fatti Gotici. L'Alfabeto _Ulfilano_ e la Traduzione della Bibbia regnarono senza contrasto sugli Ostrogoti d'Italia; ed anzi tutto ciò, che fin qui abbiamo di sì fatta Traduzione, o si trovò in Italia, o trasportossi dall'Italia in altre Provincie d'Europa. Tale il _Codice argenteo_ d'Upsal; cioè la Traduzione _Ulfilana_ de' Vangeli. Ma il Papiro di Ravenna, conservato in Napoli, è il testimonio più solenne dell'uso di quell'Alfabeto della lingua d'Ulfila presso gli Ostrogoti di Teodorico degli Amali.
XI.