Della architettura gotica

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Chapter 13,669 wordsPublic domain

DELLA ARCHITETTURA GOTICA

DISCORSO

di CARLO TROYA

Estratto dal Giornale il Giambattista Vico.

NAPOLI STABILIMENTO TIPOGRAFICO DEL CAV. GAETANO NOBILE 1857

DELLA ARCHITETTURA GOTICA

Io prendo a ridurre in un corpo solo ed a compendiare le cose, che ho sparsamente scritte sull'_Architettura Gotica_, secondo le varie occorrenze ora della mia Storia d'Italia ed ora del mio Codice Diplomatico Longobardo. Fondamento primiero d'un tale studio è il fatto da me posto in chiarezza, che i Goti altri non furono se non i discendenti de' Geti di Tracia, ricordati da Erodoto, ed indi tragittatisi di là dal Danubio nell'Europa Orientale, ove più tardi ebbero il nome anche di Daci. Ma nel presente lavoro non posso ritessere i racconti dell'infinite loro trasmigrazioni, durante il corso di nove secoli dall'età d'Erodoto, fino a quella in cui vennero in Italia gli Ostrogoti di Teodorico degli Amali, ed i Visigoti si condussero nelle Gallie Meridionali ed in Ispagna col Re loro Ataulfo. Dovrò dunque starmi contento ad alcuni fatti principalissimi, lasciando la cura di rammentare gli altri alla _Tavola Cronologica_, da me pubblicata fin dal 1842. Quivi s'additano e chiamansi ad esame l'autorità ed i Documenti delle mie narrazioni, onde poi diedi un Prospetto ne' Fasti _Getici_ o _Gotici_.

I Documenti, accennati nell'anzidetta Tavola Cronologica, piacquero al celebratissimo Giacobbe Grimm, che tutti li riferì, e non ne omise alcuno, in un Discorso intorno a' Geti, da lui letto nel 5 marzo 1846 all'Accademia di Berlino[1]. Altro egli non v'aggiunse di nuovo fino al sesto secolo prima di GESÙ CRISTO, se non una citazione d'Anastasio Sinaita intorno a' Daci o Dani. Ben l'animo dovè godermi nello scorgere, che un uomo sì dotto calcasse le stesse vie, che io aveva tenute, per dimostrare l'identità de' Geti o Goti e de' Daci: ma non potei consentire alla sua opinione, che tutti costoro avessero formato un solo popolo co' Germani di Tacito, e però co' Longobardi guidati dal Re Alboino in Italia e coi Franchi tramutatisi nelle Gallie. Io non nego, che Geti o Goti e Germani vennero in principio dall'Asia, donde si partirono tutte le genti; ma già io aveva negato[2], ed or torno a negare, che i Germanii riposti da Erodoto fra' popoli agricoltori dell'antica Persia nelle regioni più felici del nostro globo fossero stati, per la nuda somiglianza del nome, i progenitori de' Germani di Tacito, cotanto schivi, e per lunghi secoli, dell'agncollura ferma e stanziale. Nè credo, che quegli agresti abitatori de' rozzi e vili tugurj descritti da Tacito avessero conservato alcuna memoria dell'Architettura Orientale, allorchè di mano in mano s'andarono allargando nell'inospite selve interposte fra il Reno, il Danubio ed il Baltico. Sia stata qualunque l'età, in cui da una regione qualunque dell'Asia giunsero in questi altre volte sì paurosi spazj d'Europa gli antenati de' Germani di Tacito, egli è certo che v'inselvatichirono, e vi perdettero la rimembranza d ogni precedente lor civiltà, se pur l'ebbero: egli è certo, che tali senza niuna di queste rimembranze durarono per molti secoli, nè prima dell'ottavo penetrovvi l'aura Cristiana, per la quale, alla voce di San Bonifazio, cominciarono ad edificarsi le prime Città e ad erigersi le prime Cattedrali.

I.

Non così avvenne a' Geti o Goti, che si fermarono in Tracia e ristettero presso alle bocche del Danubio, in luoghi men lontani dall'Egitto e dall'Asia Minore. Verso l'anno 640 innanzi Gesù Cristo signoreggiò sovr'essi Zamolxi (Erodoto lo credeva più antico); erudito nell'arti d'Egitto e d'Oriente. Zamolxi, fece costruire un cenacolo, dove solea congregare gli Ottimati del popolo e tra lieti desinari predicar la Religione, che parve percorrere al Cristianesimo e che più onorò la dignità dell'uomo, sì come Religione fondata sul dogma dell'immortalità dell'anima. I Geti o Goti allora concepirono un gran dispregio della vita per la speranza d'andare a ricongiungersi con Zamolxi, accettato da essi per Dio. Morivano allegri fra' crudeli tormenti dell'esser lanciati nell'alto e fatti cadere sopra una selva di dardi ritti ad ucciderli. Chiamaronsi da indi in qua gl'_Immortali_: e si divisero in varie _Caste_. Prima tra queste fu la Sacerdotale de' _Tarabosti_ o de' _Zorabos Tereos_, donde uscivano i sommi Sacerdoti ed i Re. Un altr'ordine Sacerdotale appellossi de' _Pii_, che con l'armonie delle _Cetre_ concludeva i pubblici accordi e ponea fine alle guerre, vestito di candide vesti.

Coloro, i quali fondano la Storia primitiva de' popoli su' facili ed anche sugl'ingegnosi diletti dell'etimologie d'alcune pochissime voci di sempre incerto e mutabile significato, veggano se v'ha nulla di simile nella sostanza viva de' fatti Getici, e de' Germanici: e se nel settimo secolo avanti l'Era di GESÙ CRISTO i Germani di Tacito potessero vantarsi d'avere l'Architettura, buona o cattiva, d'un cenacolo, che fu la culla d'una Religione illustre, sebbene spietata e brutta por le sue molte superstizioni ed incantagioni; d'una Religione, ch'ebbe la sua Gerarchia ed i suoi Pontefici e le sue Liturgie particolari e le sue _Cetre_, operatrici di grandi effetti politici. Nel 640 innanzi GESÙ CRISTO, niun sospetto della futura loro grandezza davano i Romani, e della gloria con cui avrebbe Traiano dopo nove altri secoli vinta una parte, una parte sola del popolo di Zamolxi.

II.

Filippo di Macedonia, padre d'Alessando, guerreggiò contro i Geti o Goti e si rivolse repentinamente contro la loro città d'Udisitana in Tracia. Ogni speranza di salute s'era perduta dagli assediati, quando si videro prorompere alla volta del Macedone i _Pii_, ravvolti nelle bianche vesti, e spalancar le Porte con le lor _Cetre_ in mano, sì come narra lo Storico Dione Crisostomo[3]. A' loro concenti non aspettati s'arrestarono stupefatti gli assalitori, e non solamente Filippo concedè a' Geti la pace, ma tolse in moglie Medopa, nata dal Re loro Gotila[4]. In quell'età, già le Colonie dei Geti di Tracia erano passate ad abitare di là dal Danubio, ed aveano già costruita la città d'Elis, ove Alessandro, figliuolo di Filippo, gli assalì con breve insulto, prima di partirsi alla volta dell'Indie. Vi giunse non osservato, menando i suoi Macedoni per traverso alle biade cresciute nelle Getiche pianure: guastò e distrusse la città, ma i Geti ne fecero a capo di qualche anno una fiera vendetta, uccidendo il suo Luogotenente Zopirione, che guidava trenta mila Macedoni contro essi. Più fiera, perchè più nobile, riuscì quella che presero di Lisimaco, successor d'Alessandro nel Regno di Tracia, quando il Re de' Geti Dromiehete lo fe' prigioniero in battaglia, e, secondo il costume Zamolxiano, apprestogli splendide cene, dopo le quali e' diè al vinto Lisimaco una sua figliuola in nuora.

Tanta possanza nell'armi e modi sì squisiti di vivere, durante la pace, rivelano la Storia occulta delle conquiste de' Geti o Goti e del loro innoltrarsi gradatamente nelle vaste contrade, che s'aprono tra 'l Danubio ed il Baltico. Ignota fu alla più parte de' Greci la Storia de' progressi, che il popolo degl'_Immortali_ di Zamolxi fece nell'Oriente d'Europa: ignota, o dissimulata da' loro Scrittori Ecateo d'Abdera, Eforo, Senofonte di Lampsaco e Filemone, per quanto può raccogliersi da' loro brevi e scarni frammenti. Ellenico di Lesbo, Platone, Timeo e Diodoro Siculi con altri non tacquero de' Geti e delle loro incantagioni: ma Teopompo li confuse con altre genti e narrò incredibili cose, quantunque avesse detto il vero, lodando le _Cetre_ de' _Pii_[5]. Nel secondo secolo innanzi l'Era Volgare, Posidonio rammentò l'usanze de' Getici _Ctisti_ o _Capnobati_ da' quali s'ebbe in onore il celibato, e si pose in opera una particolar sorta di suffumigj e di sacrificj[6]. Queste memorie di Posidonio ci furono trasmesse da Strabone, che più e meglio di qualunque altro avrebbe con la sua perspicua brevità potuto delinearci le Storie antiche de' Goti: ma da ciò per l'appunto, e con nostro grave danno, e' disse volersi rimanere[7]. Niun popolo intanto fra quelli, a' quali davasi da' Greci l'appellazione di Barbari, avea Storie più antiche e più certe di quelle de' Geti o Goti.

Alle discipline cotanto vetuste sì dell'Architettura e sì della Musica presso gl'_Immortali_ recò grandi mutazioni Deceneo, che Strabone distingue col titolo di _prestigiatore_, per additare le maravigliose riforme da lui fatte appo i Geti o Goti d'oltre il Danubio, ed i suoi stabilimenti sul Sacro Monte detto de' _Cogeoni_. Venne dall'Egitto e dall'Oriente sì fatto _prestigiatore_: introdusse il culto dei Minori Dei dopo Zamolxi e degli Eroi; fabbricò in onor loro piccoli Tempj, che attestano sempre viva e fiorente la successione delle Architettoniche arti, onde a' Geti o Goti di Tracia il cenacolo di Zamolxi avea dato i lineamenti, Orientali forse, non Egizj, e che fu la sede primiera delle sue incantagioni.

Le riforme di Deceneo avvennero al tempo di Lucio Silla, quando Berebisto regnava su' Geti, allargando fuor d'ogni credere i limiti e la possanza del loro imperio. Conquistò gran parte dell'Orientale Germania; e fu egli che ricevè l'ospite Deceneo, e gli fe' onori e lo volle a parte del Regno, godendo, che quello straniero spargesse nuovi studj e l'amor delle scienze della natura fra gl'_Immortali_. Deceneo diè il nome di _Pilofori_ o di _Pileati_ agli antichi _Zorabos Tereos_, e divise in due i Geti o Goti; nell'ordine, cioè, di sì fatti _Pilofori_, donde i Re uscivano, e nell'altro de' _Capelluti_ o _Criniti_, ovvero de' guerrieri, che durò lungamente in Italia sotto gli Ostrogoti. Deceneo scrisse pe' Geti o Goti le Leggi, dette _Bellagini_[8], le quali, attesta Giornande, si serbavano tuttora scritte al suo tempo in Italia dagli Ostrogoti, verso la metà del sesto secolo di nostra salute.

In quale Alfabeto furono esse dettate? Nol so, ed ignoro se i Geti si servissero per la loro lingua dell'Alfabeto de' Greci, o di qualche altro ignoto a noi dell'Asia Minore fino all'anno 360 dell'Era Volgare in circa, quando Ulfila ridusse il Getico Alfabeto alla forma, che oggi questo conserva, e che da lui prese il nome di _Ulfilano_. Allo stesso modo gli Armeni, per dinotare i lor concetti nella patria e primitiva lor lingua, usarono per lunga stagione l'Alfabeto Siriaco: poi venne Mesrob a' tempi stessi d'Ulfila, e si fece autor di quello, che fiorì e fiorisce in Armenia.

Poichè le _Bellagini_ vidersi ridotte in iscritto da Deceneo, sebbene senza un Alfabeto Getico, l'idioma degl'_Immortali_ era già dunque costruito e già soggetto a' freni della Gramatica, quando nei giorni d'Augusto e di Tiberio sopraggiunse Ovidio in Tomi, di quà dal Danubio. Ben questi cerca dipingere e non tralascia d'esagerare i costumi barbarici de' Geti, che circondavano Tomi di quà e di là dal gran fiume: pur tuttavolta, chi l'avrebbe creduto? all'esule s'apprese la fiamma di scrivere un libriccino in lingua Getica, od almeno di fingere d'averlo scritto; e sebbene un Romano ed un odiator sì fiero di quel popolo dicesse, che di ciò _vergognavasi_[9], egli nondimeno affermò d'averlo dettato quel suo libriccino o poemetto. Fu in lode di Augusto, ed ordinato ad ottener la grazia del ritorno in Roma; pieno perciò di teneri affetti e di delicate adulazioni.

III.

Augusto lasciò stare i disegni concepiti da Giulio Cesare d'assoggettare i Geti o Goti di Berebisto, ed assegnò il Danubio per _limite_ all'Imperio Romano. Ma i lamenti d'Ovidio sulle continue correrie de' Geti Oltredanubiani contro Tomi dimostrano, che questo _limite_ non era punto rispettato dagl'_Immortali_. La fama di costoro mosse Giuseppe Ebreo, che scrivea sotto i figliuoli di Vespasiano Imperatore, a studiare i Getici costumi, ed e' notò particolarmente quelli degli _Ctisti_ celibi di Posidonio, abitatori del Ponto Eussino, facendone il paragone co' costumi degli Esseni di Giudea: tanto l'origini ed alcuni usi Orientali de' Geti o Goti colpivano l'animo di ciascuno. A questi Giuseppe diè nelle sue Storie il nome di Daci _Plisti_ o _Polisti_[10]. Poco appresso Dione Crisostomo, uomo tenuto in gran pregio da Traiano, dettò in Greco le Storie Getiche, oggi perdute; dal quale Scrittore udimmo testè lodati gli affetti ed i canti de' _Pii_ d'Udisitana e di Filippo. Qual perdita non fu quella de' Commentarj, che lo stesso Traiano scrisse intorno alle sue guerre Daciche? Non certo per lo stile, ma per le qualità degli eventi e per la difficoltà dell'imprese doveano appena cedere il luogo a' Commentarj della _Guerra Gallica_.

Ecco in tutto il corso de' tempi, da que' del cenacolo di Zamolxi fino agli altri dell'assedio d'Udisitana, fiorire presso i Geti o Goti sull'una e sull'altra riva del Danubio l'arti della Musica e soprattutto dell'Architettura, della quale io debbo spezialmente ragionare. Ma tutte le discipline della civiltà de' popoli non possono discompagnarsi affatto, e l'una il più delle volte spiega e dichiara quali siano le condizioni d'un'altra. Donde si vede, che i Geti o Goti abitarono in città murate, come Udisitana ed Elis; ch'ebbero in ciascuna il Collegio Sacerdotale degli armonici _Pii_; che per comandamento di Deceneo edificarono piccioli Tempj e Cappelle in onor degli Eroi, e de' lor Minori Dei. Nella Lituania e nella Samogizia, conquistate poscia da Ermanarico il Grande, progenitore di Teodorico, Re d'Italia, rimasero fino al quattordicesimo secolo, le reliquie del culto d'una turba d'infiniti piccoli Numi, alla maniera Decenaica, e le ricordanze del Getico Pontificato[11]. Il Dio della Terra s'appellava tuttora Zamelusk o Ziameluski nella Lituania[12]: e fra gli Estonj, soggiogati sul Baltico da' Geti o Goti dopo la morte d'Ermanarico il Grande, il suono dell'arpa d'un Prete Cristiano bastò a salvare un Castello, minacciato da essi[13]: ciò che ci rammenta gli antichi portenti delle _Cetre_ Getiche.

IV.

Ma si ritorni all'età de' figliuoli di Vespasiano e di Giuseppe Ebreo, allorchè Domiziano pervenne all'Imperio e volle domare i Geti d'oltre il Danubio ed impadronirsi del lor _Sacro Monte_. Invano Stazio, adulando, cantò, che costui lo aveva per sua clemenza _restituito a' Daci_[14]: ben seppero il contrario i Capitani di Roma, che valicarono il Danubio, troppo fortunati se poterono ripassarlo e ritornare in Tracia; ma Cornelio Fosco vi perdè la vita e le sue legioni furono disfatte, sì che l'Imperio si vide condotto a dover pagare annui tributi a' Geti o Daci, su' quali ora signoreggiava Decebalo. Si sospinse questo Re in Tracia e ne fe' tale governo che Tacito pochi anni dopo scrisse[15]: »Tot exercitus in MOESIA DACIAQUE.... amissi; tot militares viri cum tot cohortibus expugnati aut capti; noc jam de _limite Imperii et ripâ_, sed de hybernis legionum et possessione dubitatum......... Cum damna damnis continuarentur, atque omnis annus funeribus ac cladibus insigniretur......».

Immensa copia di Romani cadde prigioniera nelle mani del Re Decebalo, che muniva le sue Getiche città della Dacia, e che certamente servissi delle loro braccia ed anche del loro intelletto per render più valide le fortezze del suo Regno. Ma non per questo il Getico popolo apprese da que' prigionieri l'arti dell'Architettura; e la Gotica faccia dell'antiche città d'Elis e d'Udisitana ricomparve più maestosa in Sarmizagetusa nella regione, che oggi da noi si dice Transilvania; là dove Decebalo fece di questa Sarmizagetusa la sede principale del Regno. L'immagini della sua Reggia, e delle sue rocche, dopo aver fatto disviare il fiume Sargezia per nascondervi i Getici tesori, si veggono tuttora scolpite nella Colonna Traiana; il più nobile Monumento rizzato da' Romani per celebrar la gloria del vincitore de' Daco-Geti. Traiano si mosse finalmente a vendicar l'onte dell'Imperio, e ad abolire il tributo; ciò ch'egli ottenne mercè due guerre solenni, le più difficili e paurose, onde siasi conservata la memoria negli Annali de' Romani. E qual gloria non fu per quell'Imperatore l'aver distrutto Decebalo, e conquistata una terza parte del vasto Regno di lui? Qual gloria maggiore, dicea Giuliano Apostata nella sua Satira contro i Dodici Cesari, dell'aver potuto superare le genti, che tanto dispregiavano la vita, e che portavano il nome d'_Immortali_. Ma larga materia di riso apprestarono a Giuliano l'incantagioni Zamolxiane de' Geti.

Questa splendida lode s'ascolta in onor di Traiano Imperatore nella bocca del derisore de' primi suoi predecessori. Nondimeno la Colonna Traiana, che sussiste tuttodì, è il testimonio più certo dell'eccellenza, in cui era venuta l'Architettura presso i Goti di Decebalo. Prima delle due guerre Daciche, Tacito scriveva il suo libro della Germania, verso l'anno 98 di GESÙ CRISTO. Non parlo di ciò che ivi si dice del _guidrigildo_, ignoto a' Geti o Goti, essendo stato questo il perpetuo argomento de' miei studj sul Codice Diplomatico Longobardo. Ma ciascuno può leggere in Tacito, quanto per tutti gli altri rispetti fossero i suoi Germani diversi dai Geti o Goti, ossia da' Daci, per la Teocrazia, per la potestà de' Re, per gli ordini Sacerdotali ed Aristocratici; pe' sagrificj e gli auspicj; per le discipline letterarie introdotte da Deceneo; per le condizioni mobili dell'agricoltura e del continuo mutamento delle terre, alle quali non chiedevasi altro che il grano in Germania (_sola seges imperatur_): soprattutto per le qualità dell'Architettura, là dove non si conosceano le città (_urbes nullas habitari_) e non si costruivano i tugurj vicini gli uni agli altri da' Germani, ma ciascuno interponeva grandi spazj di terra fra que' tugurj o per paura degl'incendj, o per ignoranza dell'arte d'edificare (_inscitia aedificandi_). Niun uso della calce; niuno delle tegole: e sacrilego era il pensiero di rizzar Statue o di fabbricar Tempj alle lor Divinità, quasi rimanessero elle imprigionate in tal guisa fra le mura (_parietibus cohibere Deos_). Quando poi si cominciavano a mutare i costumi, levossi un'agreste dimora, la quale si chiamò più dal Romano che non dal Germano il Tempio della Dea Tanfana. So, che ad alcuni or sembra più spiritale il concetto de' Germani di Tacito di non alzarsi nè Tempj nè simulacri agli Dei: ma qui non si tratta di ciò; qui non occorre altro notare se non la gran diversità fra essi Germani e gl'_Immortali_ così di Zamolxi come soprattutto di Deceneo, e la mancanza d'ogni Architettura in Germania. Ma non potrà mai lodarsi a bastanza, nè alcuno più di me lodolla in tutto il corso della Storia, la dolcezza della servitù presso i Germani di Tacito.

Di qui si scorge qual somiglianza regnasse fra una borgata delle selve di Germania, e l'alta Sarmizagetusa di Decebalo, senza toccar dell'altre città Daciche, figurate nella Colonna Traiana, e massimamente di quella, dove si rinchiuse la sorella del Re[16]. Tali, quali or gli abbiamo veduti, erano i Germani di Tacito sette od otto secoli dopo la predicazione Zamolxiana dell'immortalità dell'anima fra' Geti o Goti. Un sì lungo spazio di tempo dee cancellarsi affatto dalla Storia per concedere, che i due popoli fossero d'una stessa razza, e che arrivati fossero insieme dall'Asia in sulle bocche del Danubio. S'e' dovesse tenersi per vero, che così l'una tribù come l'altra venute vi fossero entrambe in uno stesso giorno, insieme partitesi dalla Persia o dall'India o dalla Cina, sarebbe non meno vero, ch'elle si separarono, e divennero affatto straniere fra loro, e vissero a questo modo per molti secoli fino a Zamolxi, poscia per sette altri fino a Deceneo, e poi per otto altri fino alla promulgazione del Vangelo fatta da San Bonifazio. Non vanno comprese nel mio ragionamento quelle parti della Germania di Tacito, le quali furono conquistate da' Geti o Goti del Re Berebisto e da' suoi Successori, ma prima di San Bonifazio, le quali parti perciò acquistarono la natura Gotica ed appresero l'idioma, che ho detto essersi chiamato _Ulfilano_. Questo s'andò successivamente insinuando ed infondendo negl'idiomi Germanici primitivi, e vi dura oggidì nelle bocche Tedesche. Nè nego, che il Politeismo Romano era più ritroso del culto de' Germani di Tacito a ricevere in sè i propizj semi del Vangelo: ma chi più degli _Immortali_ di Zamolxi potea tenersi per un popolo capace del Cristianesimo?

V.

Le vittorie de' Geti o Goti sopra i Romani prima delle due guerre Daciche di Traiano, e massimamente quella di Cornelio Fosco procacciarono il nome d'_Ansi_ o d'_Asi_, cioè di _Semidei_, a que' _Pilofori_ ed a quei _Capelluti_, che più s'erano in un tanto pericolo illustrati. Fra tali _Asi_ fu Capto, dal quale discese, dopo diciassette generazioni, Teodorico, Re d'Italia e padre d'Amalasunta; e fu eziandio Balto, donde trasse l'origini Alarico, il quale s'impadronì di Roma nel 409. I nipoti e pronipoti di Gapto signoreggiarono sugli Ostrogoti; que' di Balto su' Visigoti: due grandi famiglie del popolo Gotico, come nella Dacia, rimasta libera dall'armi Romane s'appellarono esse dopo la morte di Decebalo ed i trionfi di Traiano. Il bisnipote di Gapto, chiamossi Amalo, e per lui si chiamarono i suoi discendenti gli Amali. Or così gli _Asi_ o _Semidei_ Amali che i _Semidei_ Balti, quando ebber nell'anno 107 perduta Sarmizagetusa, si ridussero nell'altre due terze porzioni del Regno di Decebalo di là dal Prut ed a cavaliere de' Carpazj, donde cominciarono contro i Romani quell'aspra e continua guerra, che costrinse finalmente Aureliano, fortissimo Imperatore, ad abbandonar la Dacia conquistata da Traiano, ed a ridursi nell'anno 275 di GESÙ CRISTO, al _limite Augusteo_ di quà dal Danubio.

Ne' cento sessant'otto anni della dominazione Romana, la Dacia di Traiano si _Latinizzò_ in buon dato: ma Gotico e puramente Gotico durò il resto, cioè la maggior parte, del Regno di Decebalo. Gli Ostrogoti vissero sotto il reggimento degli Amali, ed i Visigoti sotto quello de' Balti, fino al Re Ostrogota degli Amali, che regnò sopra entrambe le due grandi tribù nella metà del terzo secolo. Poscia l'undecimo discendente di Gapto, ed il sesto del Re Ostrogota, Ermanarico degli Amali, ottenne anche di signoreggiar su' Visigoti e sugli Ostrogoti, con le forze unite de' quali e' diè i principj alle sue conquiste.

VI.

Non appena erano spenti Decebalo e caduta Sarmizagetusa, che Celso il Filosofo si pose a scrivere, volgendo l'anno 131, contro i Cristiani. E' faceva uno stolto paragone tra Zamolxi e GESÙ CRISTO; poscia, volendo in qualche maniera deprimere l'antichità dei Libri Mosaici, lodò l'antichità e la sapienza de' Geti o Goti. Non ancora un mezzo secolo era trascorso, e Luciano ricordò i sacrificj degli Sciti, ma parlava dei Geti, perchè non tacque de' loro _Pilofori_, nè dell'uccisione degli Ambasciatori che spedir doveansi a Zamolxi[17]. Nè tardò Clemente Alessandrino[18] rifermar ne' suoi Libri dell'anno 193, i racconti di queste uccisioni degli Ambasciatori; lodando ad un'ora le discipline filosofiche sì d'essi Geti o Goti come de' Traci Odrisj, e soprattutto le dottrine Zamolxiane sull'immortalità dell'anima, la rassegnazione de' Geti alla morte, la lor cura in onorar gli Eroi ed i sapienti della loro nazione. Il che, tutti lo veggono, riesce all'_Architettura Gotica_, ed alla rinomanza degli edificj posti a quegli Eroi, divolgata da per ogni dove ne' luoghi più lontani dal Prut e da' Carpazj. Quanto alla Dacia Romana, l'uccisione degli Ambasciatori a Zamolxi fu certamente vietata nella stessa guisa, che nelle Gallie i riti ed i sacrificj umani dei Druidi erano stati dianzi per gran ventura dell'umano genere aboliti dagl'Imperatori.

VII.