Dell'arte dei giardini inglesi

Part 6

Chapter 63,615 wordsPublic domain

DELLE LONTANANZE.

Le lontananze fanno gioire l'occhio dei differenti oggetti del paese. Esse dipendono in parte dalla natura medesima di questi oggetti, ed in parte dalla loro situazione, e concatenazione, ed in parte ancora dal punto da dove si considerano. Gli oggetti puonno colla loro importanza, vaghezza, e novità comunicare ad una lontananza un carattere distinto; ma ve n'hanno ancora che sono privi d'effetto, e di significazione, che la natura occupata della maggior perfezione del totale mischia, e confonde nelle grandi masse, e che l'attento giardiniere non vorrà separare per metterli in distinta luce. Gli oggetti acquistano quasi maggior energìa dalla loro situazione, ed attaccamento, che non ne prendono dalla loro natural configurazione, considerato ciascheduno a parte. Le situazioni rischiarano, ed oscurano, rinforzano, e modificano con una varietà sorprendente gli effetti delle forme, e dei colori, della grandezza, e del movimento. Finalmente gli oggetti non solamente per se stessi, ma ancora per il loro collocamento, per la loro situazione, e legame possono comparire sotto aspetti diversificati, a misura che si sono disposti i punti di vista, dai quali si scorgono. Quantunque le lontananze sì naturali, che artefatte possano essere variate all'infinito, tuttavìa si distingue qualcuno de' loro principali caratteri.

Il primo sarà quello della grandezza, e del sublime, che comprende, oltre la maestà, e dignità degli oggetti, la distanza, e la moltitudine delle parti.

Rousseau pretende che il gusto de' punti di vista, e delle lontananze deriva dall'inclinazione, che hanno la più parte degli uomini a non piacersi, che ove non si trovano; è da presumersi però, che provenga da più nobil sorgente; pare, che risulti da ciò, che l'anima nostra essendo originalmente espansiva, ama di slanciarsi ai più lontani oggetti, e di unirli, e comprenderli a un tempo stesso nella sua immaginazione, ciò che forma ed esercizio, e contentamento delle sue facoltà.

Non v'è cosa, che animi di più, e rallegri una lontananza, che la mobilità degli oggetti: le imprime un carattere particolare, e differente di quello della grandezza, e della varietà. Fra tutti gli oggetti mobili del paesino si distinguono soprattutto le acque coperte d'ogni sorta di battelli in movimento.

Tuttavìa non bisogna pretendere dappertutto vedute libere, nè dalla natura, nè dai giardini. Le prospettive aperte all'occhio da ogni parte distraggono, ed all'ultimo faticano, come un cielo sempre sereno, e che non è adombrato da veruna nube. L'occhio egualmente, che lo spirito, domanda dei punti di riposo, degli spazj chiusi, ove possa rianimarsi sulla verdura, sotto fresch'ombre, o al mormorìo d'un ruscelletto. Il godimento d'una tenera decorazione, che riposa in seno d'un dolce crepuscolo, serrata da ogni banda, non è mai più vivificante, che in seguito alle delizie delle lontananze chiare, ed estese. Varie sorti d'oggetti, come un romitaggio, un bagno, esigono assolutamente siti rinchiusi, e bisogna alcune volte nascondere una parte della prospettiva, affin d'impedire la distrazione, o per far comparire qualche parte nel suo migliore aspetto. La natura ne' suoi paesetti limita la vista con eminenze, e con boschi, e l'artista giardiniere potrà di più servirsi delle fabbriche.

Riguardo ai siti, che non somministrano alcuna lontananza piacevole, come sono i campi, le pianure aride, e sabbiose, le paludi, ec., le quali disgustano col loro vuoto, e colla loro uniformità, l'occhio vuole, che gli si nascondano. Si potrà ancora rimediare con avvantaggio ad una lontananza, che presenta un non so che di vago, e d'incerto, interrompendola con piantagioni diverse. Un paesino, le cui differenti parti sono distaccate le une dalle altre, e per così dire disperse, farà peggiore effetto, a misura che sarà più esteso. Tocca all'ufficiosa mano dell'arte a porvi rimedio. Col soccorso degli alberi isolati, ed in gruppo l'arte può stabilire maggior connessione fra le parti, e meglio caratterizzarle ad effetto di comporre un tutto; il paesino guadagnerà varietà, e le lontananze non solamente si moltiplicheranno, ma acquisteranno maggior attrattiva, e vezzo.

ACCIDENTI.

La natura è fertile in apparizioni accidentali, colle quali abbellisce i suoi paesetti nelle differenti stagioni dell'anno, e nelle diverse ore del giorno. I cambiamenti che offrono il levare ed il cadere del sole; l'ordine, il movimento, e i diversi quadri delle nuvole, soprattutto ne' temporali, ed alla sera per l'obbliqua ripercussione del sol fuggitivo; la repentina vicenda delle improvvise apparizioni del sole, e dell'ombre, l'incerta luce della luna velata da nube, che passa; il chiaroscuro delle lontananze, dipendente dallo stato del cielo, che vi frammischia le sue forme, e il suo chiarore; il vapor leggiero, e celeste, che nuota d'intorno ai punti di vista; l'effetto dei colori del baleno; le rugiadose perle mattutine, che risplendono ne' prati; le figure bizzarre della fluttuante nebbia; l'agitazione del fogliame, e dell'acque; li piacevoli riflessi, che ci allettano di più dei raggi della primitiva luce: tutte queste variazioni della natura, che noi comprendiamo quì sotto il nome d'accidenti, sembrano formare talvolta delle situazioni novelle, e creare de' nuovi oggetti. Rianimano l'effetto della luce, e dei colori, cambiando perpetuamente il chiaroscuro delle decorazioni, e riescono in fatto di paesetto la più fertile sorgente di varietà, e di vita. Sorprendono l'occhio attonito con apparizioni, che l'immaginazione non saprebbe rappresentarsi, nè le più abbaglianti, nè le più magiche, nè le più rapide a scomparire.

Per imitare, per quanto lo può l'arte debole dell'uomo, gli accidenti, che sono particolari alla natura, il paesista spia le sue vie più segrete. Questo mezzo non è dato in tutto all'artista giardiniere: esso aspetterà con pazienza, che la natura abbellisca il suo distretto.

[Illustrazione: _Tav. IX._ Veduta del ponte, del tempio di Venere, ec. ec. nel giardino del cavaliere F. Dashwood a West Wycomb.]

CARATTERISTICO DEI DIVERSI CANTONI.

I cantoni più atti a formar giardino sono specialmente gli aggradevoli, e gli allegri, e quelli ove regna la serenità, e che si possono chiamare ridenti, e lusinghevoli. Sono generalmente composti d'una variata successione di luoghi bassi, e d'eminenze, di sinuosità, e d'ineguaglianze; e vi hanno luogo praterìe, macchie, boschetti, fiori, acque, e collinette riunite spontaneamente, e con garbo. Le roccie, le alte catene de' monti, e le grandi cadute d'acqua ne vengono escluse.

Più le diverse composizioni di questi oggetti sono variate, ed intralciate tra loro, più esse piacciono. La freschezza, e la vivacità della verzura, che spandesi dall'erba, e dagli alberi; la limpidezza dell'acque; il chiaro specchio, che offrono; il susurro, lo strepito, che produce, zampillando una folla di tortuosi ruscelletti, che scherzano; i colorati fiori, le amene colline coronate di boschi, e di fioriti cespugli; l'ombre, che rischiarano piacevolmente; il giuoco de' riflessi incerti; le lontananze animate determinano il carattere di cotesti cantoni a seconda dei loro differenti gradi, che si portano dal puro aggradevole al gajo, al ridente.

La natura crea i cantoni di questo genere con una varietà infinita, e con copiosa diversità di grandezza, di forme, di colorito, d'ordine, e di combinazioni. L'impressione, che formano, è moderata. Una placida compiacenza, un'effervescenza di piacere, che riscalda, un'estasi piacevole, ecco gli effetti, che producono sui sensi simili distretti.

Quelli, in cui regna un'amabile melanconìa, o il solenne, sono più rari in natura, ed hanno una maggior energìa. I cantoni aggradevoli strisciano leggiermente sull'anima, facendovi una debole impressione: quelli, di cui parliamo, seducono l'anima, l'attraggono, l'incantano, la commuovono, e l'elevano.

Un cantone, nel quale domini la dolce melanconìa, si produce coll'esclusione totale delle lontananze; pel mezzo di fondi, e di abbassamenti; pel mezzo di macchie, e di folti boschi, soventi volte per l'effetto di semplici gruppi d'alberi grandiosi, e fitti, sulle cime de' quali si fa intendere un sordo mugghio; pel mezzo d'acque stagnanti, o che nascoste agli occhi producono un affogato mormorìo; pel mezzo d'un fogliame oscuro, di tronchi, o foglie cadenti, e d'un'ombra, che si distende all'intorno; o per la mancanza di tutto ciò, che annuncia la vita, e l'attività. In questi cantoni vi si mostrano raramente de' chiari: quì abita il silenzio, e la solitudine.

Un solitario uccello, che svolazza; una tortorella, che geme sopra una concava cima d'una consunta quercia; uno smarrito usignuolo, che racconti le sue pene al deserto, bastano a riscaldar la scena. Offre un consimile cantone il dolce godimento del riposo, e della solitudine, la lusinghiera immagine dell'idea che l'uomo basta a se stesso, e la pacifica dimenticanza delle cose, che intorbidano l'interna nostra quiete. Confidente dell'amore, questo cantone trattiene viva l'occulta tenerezza del cuore, e medica dolcemente gli affanni. Lo spirito si abbandona a riflessioni più libere, e più degne di lui; tutte le sue forze si concentrano, e ne divengono più attive. L'immaginazione si eleva con istraordinario volo ad una nuova sfera d'idee, fra le quali va errando con segreto entusiasmo. Chi potrebbe essere così poco filosofo per non procacciarsi nel suo vasto recinto, ove regna la serenità, un cantone proprio ad ispirare la dolce melanconìa? A chi mai queste impressioni potrebbero essere assolutamente straniere? Straniere al punto di non averle mai osservate nella natura, o di non averle ammirate, e sentite nei valorosi poeti, che le han cantate?

ROMANZESCO, E MAGICO.

Il romanzesco, o il magico in fatto di paesetti, risulta dallo straordinario, e dal singolare, che domina nelle forme, nei contrasti, e nelle connessioni. Particolarmente s'incontra questo carattere nei cantoni disseminati di montagne, e di roccie, in rinchiusi deserti, ove non è pervenuta ancora la mano ardita dell'uomo. Oltre le forme, i forti contrasti, e gli strani e sorprendenti avvicinamenti generano il romanzesco. Quì l'immaginazione dovendosi occupare d'oggetti vicini, gli oggetti lontani rimangono intercetti; rare volte si stendono in avanti, ma più sovente s'innalzano dal basso in alto, o s'internano dall'alto in basso. Là ove il deserto aspro, ed oscuro s'accoppia all'ombrosa valle pacifica, smaltata di vaghi fiori, o dove il torrente precipita le sue acque schiumose dall'alto d'una balza attraverso d'una vario-colorata macchia, che errano di poi placide, e lucenti fra le verdi foglie; dove le bianche creste d'una calva roccia aprono la volta d'una bella foresta... là comincia il carattere romanzesco.

La natura sembra piuttosto gettarlo alla ventura in un momento di felice capriccio, che terminarlo, e sfumarlo delicatamente. Sono colpi accessorj, arditi, singolari, che sfuggono dalle sue mani nella composizione de' quadri campestri.

Il romanzesco apporta sorpresa, ed una piacevole meraviglia, e fa rientrare in se stesso. La grandezza, e l'oscurità producono i cantoni solenni, gravi, sublimi, e maestosi. È fuor d'ogni dubbio, che la prima di queste proprietà riesce indispensabile alla determinazione di cotesto carattere; quanto alla seconda, essa aggiunge vigore all'impressione della grandezza, come lo provarono già i Greci, e li Druidi ne' sacri loro boschi di quercie. Il silenzio, che circonda un oggetto sublime, ne accresce la maestà. Uno strepito veemente, quello della tempesta sul mare, o di un furioso vento ne' boschi, o del fremito delle cateratte risveglia altresì sentimenti distinti, e concorre egualmente che il silenzio profondo ad esprimere il carattere, di cui si parla.

Le catene de' monti, le roccie soprattutto, allorchè sono spelate, ovvero rese oscure, e nere; gli alti boschi, ed i gruppi d'alberi slanciati; i rapidi torrenti, l'impetuose cadute, le lontananze al mare, i monti bianchi di neve, i vulcani, gli abissi.... l'oscurità delle foglie, le ombre forti, le tenebre della notte rischiarate da scarsa luce di luna, che attraversa un'annosa selva; una calma, una solitudine profonda all'intorno, che somministra all'anima la facoltà di porgersi all'impressione di tutti questi oggetti, e di abbandonarsi all'idee, ed alla meditazione, che cagionano; tutto ciò, più o men bene combinato, forma un cantone maestoso, e sublime. I suoi effetti sono la maraviglia, la compunzione, e l'elevazione della mente. Commovimenti di siffatta tempra, e sopra ogni cosa il sentimento così possente della grandezza, e dell'onnipotenza del Motore della natura, quanto mai piacciono ad uno spirito, che non ha peranche scordato di sentire la propria dignità!

I cantoni di tal carattere sono una rarità anche in natura, e non s'incontrano che d'intorno a' promontorj lungo le spiagge del mare, oppure sull'Alpi, ne' Pirenei, e fra le più esaltate sommità de' monti, infra antiche foreste, e ne' deserti, ove signoreggiano indomiti torrenti, ed incendiatori vulcani.

Noi vediamo come la natura genera cantoni di differenti caratteri, atti a produrre differenti impressioni. Cotesti naturali caratteri possono altresì essere rinforzati per diverse maniere dall'intelligente mano dell'uomo. È per tal guisa che un ridente cantone, fregiato d'una pastoral capanna, o d'una casa rustica; un melanconico da un solitario convento; un romanzesco da gottiche ruine; un maestoso da un tempio; tutti vi guadagnano prodigiosamente. Allora quando simili edificj, e monumenti sono congiunti a' cantoni, cui convengono di loro essenza, le fabbriche, e i cantoni si contraccambiano l'energìa loro; i loro caratteri ne divengono più marcati, e ne risulta un complesso d'idee, e d'immagini, che agiscono con forza determinata, e possente sull'animo nostro.

Il natural carattere d'un distinto cantone può ancora cangiarsi, e trasformarsi in un altro. Per esempio, un cantone malinconico può rendersi allegro. Aprite delle lontananze, rischiarate il bosco, date del pendìo all'acque, e fatele zampillare; diminuite le masse dell'ombra con molti chiari; intorbidate il silenzio del sito, soltanto col belamento di greggia, che pascoli nel vicinato... immediatamente la scena malinconica si trasformerà in un'allegra.

Si può puranche trasformare un cantone, che non significhi gran cosa in un altro di carattere deciso. Scegliete uno spazio di terreno piano senza forma, senza bellezze, puranche sterile; cambiatelo in collinetta erbosa con cespugli, con gruppi di piante, e con piante isolate, e ne otterrete una parte di cantone allegro. Alcune volte scorgiamo ne' campi delle quercie rare, e difformi, incurvate dal tempo, e dalla tempesta, colle cime morte, che sparse in quà, in là presentano un tristo aspetto: figuriamoci al loro posto de' cesti d'arbuscelli di bella venuta, e verdeggianti; ed il campo prenderà un ridente aspetto.

A misura che lo spazio totale formerà un mescuglio di varj cantoni, guadagnerà a poter essere variato. Così un giardino composto di diversi cantoni d'un distinto carattere, risveglierà impressioni diverse; ma in tal caso la successione, ed il filo delle impressioni avranno una particolar influenza.

Primieramente convien esaminare qual effetto produca in particolare ciaschedun oggetto naturale, la sua situazione, e la sua disposizione. In seguito va fatta attenzione alle proporzioni, che hanno tra loro gli effetti degli oggetti isolati, al loro più o meno d'accordo, al limite, ove principia l'armonìa delle omogenee emozioni, e dove cominciano a divergere. Là dove nello stesso tempo si osservano oggetti, le cui forze sono diverse, là pure procede un'emozione composta. Si può perderla più facilmente, che una semplice; ma allorquando riuscirà, è immancabile un prodotto maggiore di sentimento.

L'artista giardiniere, che espone quadri di una forza considerabile, e diversa, deve industriarsi, come gli altri artisti, di rinvigorire le emozioni. Scegliendo i suoi oggetti, sarà dunque circonspetto a non impiegare, sia successivamente, sia tutto ad un tratto, che quelli, le cui impressioni non si distruggono vicendevolmente, e non si contraddiscono, ma che s'accordano, e felicemente si maritano.

Ciascun oggetto deve essere per se stesso tale, e diretto di maniera, che, malgrado la presenza, o la varietà degli altri, che si scorgono al tempo stesso, le impressioni di tutti seguano, per dir così, una linea non interrotta, e vadansi a riunire in un sol punto, e si avvalorino, e si rinforzino scambievolmente colle loro combinazioni. Se non si ha cura di raccogliere le differenti impressioni, e riunirle, e formarne un centro comune, un giardino non avrà mai la perfezione, che aver deve come opera di gusto diretta dal raziocinio, vale a dire l'unità, senza la quale qualsisia varietà stanca, e riesce infruttuosa. Le impressioni vogliono essere ragionate; vi si ricerca una condotta, ed un filo, come in un poema, e la più fina conoscenza del cuore umano. Ancora, di grazia, un'osservazione, che mi pare di conseguenza, onde meglio distinguere le differenti specie de' giardini, che si possono construire. Si può comporre un vasto giardino di varj cantoni, ma egualmente si può benissimo immaginare un bel giardino, che non consista, che in un sol cantone di un carattere, e di un effetto semplice, e determinato. Per tal maniera si possono aver giardini, che non sieno che allegri; altri, in cui regni una piacevole melanconìa; altri, che non sieno che romanzeschi, e finalmente altri puramente maestosi, secondo la variata disposizione del cantone, in cui si trovano, e dalla quale è dinotato il loro carattere.

Questa differenza riesce ancora più considerabile per l'uso, che si può fare dei giardini stessi. Un casino di campagna, dove si vuol godere de' primi mesi della bella stagione, richiede un giardino allegro; un avanzo di convento, un romitaggio, un tempio pare che si accordino meglio con un cantone dolcemente melanconico; un vecchio castello chiama un giardino romanzesco. Ciascheduno di questi giardini aver potrebbe un'estensione considerabile, senza perdere punto della semplicità del suo carattere; ben inteso però, che il cantone, da cui è formato, ritenga l'originaria sua indole.

[Illustrazione: _Tav. X._ Casino in posizione naturale, atta a ridursi a villa Inglese.]

DELLO SPAZIO TOTALE.

Lo spazio è come la tela, sulla quale deve dipingere l'artista giardiniere; e la prima sua ricerca riguarderà la natura di questo dato spazio.

È cosa inutile di richiamare quì, che non bisogna scegliere per un giardino un luogo d'aria cattiva, o soggetto all'umido, soverchiamente vicino alla città, o di troppo lontano da un borgo. Vanno considerati i pericoli diversi, cui soggiacciono i giardini posti in vicinanza de' fiumi, e delle grandi strade; e non vanno mai riposti in un fondo privo di viste libere, o malamente circondato. Ciò che esige la sanità, il comodo, il piacere, e la possibilità di eseguire quanto si medita, risalta presto agli occhi di chicchessìa; sovrattutto un suolo fertile, e dell'acqua.

Per più ragioni fa d'uopo cercare per un giardino uno spazio, che abbia in se stesso delle naturali bellezze. Ciò accende il genio dell'artista giardiniere, che travaglia, per dir così, sotto gli occhi della bella natura, ch'è il suo modello, e che deve sforzarsi di superare; ciò diminuisce le cure, e le spese della disposizione, dove il terreno, gli alberi, le foreste, e l'acque forniscono abbondantemente da se, e suggeriscono l'ordine delle idee; ciò rileva l'effetto della distribuzione interna colle impressioni, che producono le vedute all'intorno, le quali non sembrano mai così belle, che allorquando si possono considerare da un sito piacevole per se stesso. In conseguenza, per quanto si può, e per quanto lo permettono altre leggi, cercate di avere nel vicinato del vostro giardino delle prospettive libere, amene, e variate. Ma non bisogna poi che l'occhio le veda dappertutto interamente, e le scorga in tutta la loro estensione da ciascheduna parte del giardino, che in tal caso interromperebbero l'azione delle differenti sue scene, destinate a produrre ciascheduna il suo particolar effetto. Le lontananze dovranno essere ora velate, ora scoperte, ora presentate sotto tal punto di vista, ed ora sotto tal altro, di modo che per tal mezzo la di loro propria impressione non solamente sia accresciuta, e moltiplicata, ma che si accordi pur anche colle altre decorazioni del giardino. Dove regnano la dolce melanconìa, la meditazione, ed il riposo, dove l'occhio debb'essere occupato a considerare una sola scena esposta, là una perspettiva ridente distrarrebbe. Disponendo le scene del giardino, convien fare attenzione al carattere de' prospetti, che offre il circondario; soprattutto considerando che riesce più facile di adattare il giardino al paese, che il paese al giardino, a meno d'intraprendere sugli oggetti del contorno dei cambiamenti cotanto dispendiosi, come quelli, che sono stati operati in alcune ville Inglesi. Il bello de' giardini pittorici dipende molto dall'arte di legare le vedute interne del giardino colle esteriori del paese, in guisa, che non vi sia contraddizione tra loro, ma che producano un effetto unico, e rinforzato.

L'estensione dello spazio destinato a diventare giardino contribuisce a determinare la disposizione totale, e quella delle singole scene. Più lo spazio è vasto, e più si acquista il diritto d'aspettarsi migliori effetti dal genio, e dal sapere dell'artista. È da assegnarsi un sito spazioso alla formazione d'un ragguardevole giardino, affinchè le decorazioni non vi si trovino ammucchiate, ma perchè si distendano, e si succedano con ordine, e perchè non intorbidino i movimenti dell'anima, ma ne facciano nascere un seguito filato, ed armonioso.

Una lista di terreno, che si distenda al lungo davanti la casa, riesce ben incomoda, e quasi ribelle alla formazione d'un giardino pittoresco; vi vuole di contro la casa uno spazio di terreno, che si distenda presso a poco in quadrato, e che abbracci la casa tutta all'intorno.

Gli spazj quadri-lunghi in avanti, che serrano la casa nel mezzo, quantunque meno adattati, sono tuttavìa suscettibili d'essere ridotti a formar giardino. La casa certo non vi figurerà di molto, non potendosi questa isolare, ma si potrà cavar partito del restante. L'oggetto principale è d'ingrandire lo spazio per ottenere gli effetti, che si hanno di mira; e perciò alcune volte ne' piani di tal figura converrà portare la piantagione da un lato solo, e lasciar scoperto l'altro lato, che goderà di vista. Qualora il terreno sarà soverchiamente ristretto, basterà ottenere una sola scena, quella della casa.

Dev'essere messo debitamente a contribuzione tutto il vicinato, e per ciò conseguire, sarà travagliato il terreno del giardino in tutt'i sensi. Ne' piccioli particolarmente s'impiegherà tutta l'arte. La mossa del terreno riuscendo uno de' principali mezzi per ingrandire gli spazj, e per disporli con effetto, e in ciò consistendo gran parte dell'arte, e dell'opera dei giardini, l'artista giardiniere non si stancherà mai d'addestrarsi a modellare con terra creta superficie diverse di terreno, a norma de' casi, che gli si presenteranno, o che amerà figurarsi, onde pervenire ad acquistare sempre più la teorìa, e la pratica della sua arte.

Un terreno, che non consiste, che in pianura, è poco proprio per un giardino, perchè troppo uniforme, e perchè le variazioni artefatte costerebbero troppo.

Scegliete uno spazio, che non sia totalmente sprovvisto di pianura, ma che rinchiuda ancora delle alture, de' fondi, e varj cangiamenti. Un consimile terreno non offre soltanto diversità, concorre altresì a comunicare varietà, ed effetti alle scene campestri, che vi s'introducono. È cosa saggia e prudente d'approfittare de' doni della natura.