Dell'arte dei giardini inglesi
Part 5
Sarà molto esperto quel giardiniere, che riuscirà a produrre felici contrasti, senzachè si avvegga dell'artificio, che accozza con apparente accidentalità i contrapposti più forti.
DELLA PARSIMONIA, E SOBRIETÀ.
Sembrami in questo luogo di poter fare parola della sobrietà, e dell'economìa d'ogni sorta d'abbellimenti, e d'oggetti; giacchè generalmente può dirsi di tutti gli ornamenti, come de' piaceri, che val meglio la parsimonia, che la ridondanza.
L'oggetto d'un ornato è di attirare l'occhio dello spettatore a preferenza d'ogni altra cosa; ma, considerando la natura, noi troviamo bensì in ogni sua parte de' tratti, che sembrano invitare la nostra attenzione parzialmente più gli uni degli altri; non mai però essa li ammassa, e li moltiplica; e si piace di allettare gli sguardi soltanto per pascerli di delizie, non per istancarli di fatica. Per quanto immensamente sia ricca, null'ostante essa tutto opera con giudizioso risparmio; non abusa de' suoi tesori per toglier loro tutta la preziosità, prodigandoli con troppa lautezza.
Il giardiniere osservatore, ed allievo della natura, imparerà da essa questa saggia economìa, trovando in lei sempre gli spazj, e i riposi, che soddisfano alla mente, ed agli occhi.
Siavi grandezza, e sontuosità nell'insieme, e nell'invenzione; risparmio sagace nell'esecuzione. Nulla v'ha di più bello, che un disegno maestoso, cui l'eseguirlo non costi immensa spesa, e troppa opera. Quanto meno hanno costato i monumenti lasciatici da Bramante, e da Michel-Angelo (proporzionatamente alle lor molli) che quelli sovracarichi d'ornamenti del Borromino, e de' corrotti seguaci della sua scuola!
Questa teorìa è molto applicabile ai giardini, giacchè tutto rileva dalla natura. A forza di variare, e d'introdurre nuovi oggetti, e diversi ornamenti, non si evita quasi mai di cadere nel trito, nel meschino, nel piccolo, e si arriva a dispiacere per quel lato medesimo, per cui si vorrebbe allettare.
Un giardino sopracarico d'ornamenti, d'accidenti, di sorprese, di fabbriche, di piante, è un enigma per l'occhio, che ne resta imbarazzato: e sovratutto se un mal consigliato inventore si avvisa di molto raccogliere in piccolo spazio, togliendo gli oggetti dalla proporzione naturale. Se avete nel vostro giardino una veduta spaziosa, un'elevazion maestosa, una quercia, che abbia sfidati cento inverni, abbiate cura d'assortir tutto l'accessorio con proporzioni, che siino convenevoli, e ricordatevi che «la nature ne donne jamais les bras du nain à un grand, ni la tête du colibri à un aigle. (HUBE)».
La ridondanza è confine all'affettazione, al ricercato, a ciò che costa fatica. La fatica è tomba del piacere, e chi vuole allettare, bisogna che nasconda con molta sagacità la pena, che gli costa lo svegliare una sensazion deliziosa. È de' giardini, come de' fiori artefatti: bellissimi quanto più sembrano negletti, e non s'avvede della mano dell'industriosa Glicera. Finalmente è de' giardini, come d'ogni arte, che imita la natura.
[Illustrazione: _Tav. V._ Veduta di Woobourn di P. Southcote.]
DEI DIFFERENTI CARATTERI DEL PAESINO, E DE' SUOI EFFETTI.
La natura, che fa regnare nelle sue opere una mirabile varietà, la sparge eziandìo nella superficie della terra. Medianti le diverse mosse del terreno, essa imprime ai paesetti una sì grande diversità di situazione, e di configurazione, che trovare due paesetti perfettamente simili, sarebbe un fenomeno egualmente raro, che trovar due uomini perfettamente eguali. Sentire le impressioni, che fanno sull'anima le differenti situazioni del paese, non è cosa alla portata di tutti: convien essere dotati di una certa finezza, e capaci di somma attenzione. Ciò richiede penetrazione, ed una felice organizzazione, una lunga abitudine, o tendenza alla meditazione, per cui si arriva perfino a rendersi ragione delle sensazioni d'ogni genere, che producono su noi i diversi oggetti, e a dedurne delle regole, onde eccitarne delle eguali.
Se facendo un viaggio un po' lungo, durante la bella stagione, osserviamo noi stessi, e che liberi da distrazioni, siamo disposti ad abbandonarci alle impressioni, che ci fanno i differenti paesi, che successivamente ci si offrono, l'interno sentimento ci farà distinguere le differenti forze degli oggetti, e delle campestri situazioni con altrettanta certezza, con quanta l'occhio discerne la varietà delle forme, e de' colori.
L'uomo è adunque in una relazione talmente intima colla natura, che non può negare l'azione continua di questa sopra la sua macchina. Il bello, il nuovo, il grande, l'ammirabile, che sparge la natura, cagionano a lui commovimenti moltiplicati. Vi sono dei siti, che c'invitano ad una viva gioja, altri ad un piacer più tranquillo: in questo luogo si prova una dolce melanconìa, ed in quell'altro l'ammirazione, e la venerazione s'impadroniscono di noi. Ve n'hanno persino di quelli, che c'inspirano un sentimento importuno della nostra fragilità, e de' nostri bisogni, e ci riempiono di tristezza, di timore, e di spavento.
L'arista giardiniere dovrà conoscere tutti gli effetti de' siti parziali del paesaggio, affine di saper scegliere quelli, che producono emozioni conformi alla destinazione de' giardini, ed ordinarli, e connetterli, di maniera che queste emozioni si succedano armoniosamente.
Sebbene il soggetto sia vecchio quanto la creazione, l'arte di penetrarlo, e di rappresentarlo è però ancora troppo nuova, perchè la lingua abbia una sufficiente dose di espressioni atte a prestarvisi.
Cercasi di descrivere una pianura, oppure una valle? Allorchè si tratterà di spiegare la sua lunghezza, o la sua larghezza, l'elevazione, o il suo abbassamento, la sua guarnitura, o il vicinato degli oggetti limitrofi, sarà mai possibile di risvegliare con parole un'idea abbastanza esatta, abbastanza stabile, acciò si riconosca precisamente quella pianura, e questa valle tale qual è, senza poter confonderla con un'altra simile, che si è veduta, o con un'altra, che le sostituisce l'immaginazione? Si vuol descrivere una collina? I piedi, i fianchi, la cima: ecco le parti principali; ma quest'anatomia basterà ella forse? Quale varietà non regna mai nelle sue forme tondeggianti, allungate, restringentisi, appianate, incavate, compresse, sviluppate di nuovo! Quì la pittura, e la stampa offrono il loro ufficioso soccorso, soggetto altronde a gravi imperfezioni, e sempre discosto dall'esattezza.
Tuttavìa per disimbrogliare in parte la cosa, e per renderla meno insensibile all'osservazione, e alla pratica, ajutiamoci con delle separazioni, e delle distinzioni. Separando dall'immensa superficie della terra le grandi parti, che formano per se stesse altrettanti totali, si hanno de' paesetti; e dividendo questi paesetti in piccole parti, si ottengono dei cantoni. In conseguenza di questa distinzione il paesetto consisterà in diversi cantoni, che hanno più o meno d'estensione, di varietà, e di bellezza, e che sono collegati tra loro. Ciaschedun cantone, considerato come parte del paesetto, ha pure le sue parti individuali, che la natura rende suscettibili di un carattere distinto. Quello di tutto un paesetto è determinato dal più o meno di perfezione, e d'armonìa, che regna ne' differenti caratteri de' particolari cantoni. Il paesino deve adunque la sua bellezza, e l'energìa dell'impressione, che desta, ai differenti cantoni, o distretti riuniti, che lo formano; e non solamente i caratteri particolari di ciascheduna scena isolata, ma ancora la connessione, e concatenazione di queste scene decideranno del suo effetto.
PARTI INDIVIDUALI DEL CANTONE.
Le parti individuali del cantone sono piano, ed elevazione in astratto: abbellimenti, ed aggiunti sono le rupi, i colli, le montagne, i boschi, l'acque, le praterìe, le lontananze, gli accidenti.
Il piano, le eminenze, gli sfondi ora limitano la vista degli oggetti, ora la stendono, ora la moltiplicano, e l'avvalorano.
La pianura non è guari suscettibile di varietà; tuttavìa la natura l'impiega, e può talvolta formare una delle parti aggradevoli d'un giardino, ma non mai il tutto. Essa inspira le idee del comodo, e della facilità, e permette l'esame tranquillo, e prolungato delle bellezze, che l'ornano. Ma affinchè una pianura possa piacere, fa d'uopo, che abbia una certa estensione da ogni parte, e che non presenti una superficie vacua, ed inanimata. Una lingua di terra lunga, e stretta disgusta, e ben anche un maggior quadrato di pianura, che senz'interruzione si estenda tanto, che l'occhio non possa colpirne i confini. Il sentimento della vista vuol essere occupato, e divertito. Perfino una pianura coperta d'ondeggianti spighe, e priva d'altri oggetti, non trattiene che per poco. Ma quanto diletto cagionerà una pianura frammischiata di campi, e d'ortaglie, che spieghino una varietà di scene, e di colori! Ciò, che anima maggiormente la pianura, sono le acque, talvolta risplendenti de' raggi del sole, e tal altra riflettendo l'aspetto del ciel azzurrino, e degli intralciati ammassi delle vaganti nubi.
La pianura riuscendo per se stessa poco interessante, i suoi confini, ed il vicinato potranno darle valore. Riesce aggradevole, allorquando si perde in un bosco, attraverso a' gruppi d'alberi, o quando si rileva in vaga collina; e ne diviene più amena ancora, quando s'innalzano de' colli a' suoi fianchi, o che un'alta foresta, un popoloso villaggio, o qualche altro considerabile oggetto segna i suoi confini.
EMINENZE.
L'eminenza produce maggior allegrìa, e diletto della pianura, riuscendo per sua natura scoperta, e gioconda. L'eminenza termina de' punti di vista nello stesso tempo, che ne apre de' nuovi; alletta nel montare colla moltiplicazione degli aspetti; sorprende allora quando si è pervenuti alla sommità. L'eminenza comparte dignità, e lustro agli edificj, che porta sulla sua cima, o ne' suoi fianchi, e presta loro situazioni brillanti, ed aggradevoli.
La bellezza dell'eminenza sovra tutto dipende dalla sua figura. Tutto ciò che presenta angoli, ch'è tagliato verticalmente, o che forma punte, offende l'occhio. Le linee dolcemente ondeggianti, gl'insensibili pendìi, la varietà ne' contorni de' ripiani, una cima vagamente rotondata, e che termina in piano, compartono all'eminenza la forma più grata. Guarnita poi acquista un nuovo pregio. Una fresca verdura, che copra tutta la sua altezza; un ridente fogliame, e de' fioriti cespugli irregolarmente dispersi sul pendìo; degli alberi d'una forma grandiosa, che si slanciano dai fianchi, o che ombreggiano una parte della cima; un gregge, che vi si arrampichi; una fabbrica di buona architettura, sono gli ornamenti più belli di una eminenza.
Si cerchi di salire facilmente per una via più che si può circolare alla stessa eminenza, e praticata in modo, che ad ogni passo sia vario il punto di veduta.
DEGLI SFONDI.
Lo sfondato è la dimora della solitudine, e del riposo. Agevola l'orditura, e gli accozzamenti delle scene melanconiche, e primeggiano in esso con effetto l'ombra, e la chiusura. De' cespugli risuonanti il canto degli augelli, che s'amino, ed ivi nidifichino in pace; un'acqua che scorre tacitamente, o con soave mormorìo; il susurro d'un ruscelletto, che non si scorge; talvolta una rumorosa caduta; viottoli con alberi piegati ad arco, sembrano gli oggetti più atti a vivificare graziosamente questo ritiro.
Lo sfondato piace meno nel mezzo d'una pianura, che vicino ad un bosco, o ai fianchi di un monte, dove natura lo colloca spesso. Le cavità profonde, e perpendicolari colpiscono, le dolci inclinazioni, ed insensibili piacciono. Lo sfondato fugge la regolarità, e le compassate forme.
Per la combinazione de' piani, de' rialzi, e degli sfondi la natura dissemina ne' paesetti una varietà, che incanta; l'artista giardiniere seguirà il suo esempio, e non trascurerà veruna di queste capitali disposizioni
[Illustrazione: _Tav. VI._ Collinetta nella villa Silva a Cinisello.] del terreno. Era una prova certa, che non si colpiva nel naturale, allorquando, seguendosi i precetti del Francese LE NÔTRE, tutto si trasformava in esatta pianura; si spianava ogni rialto, e le sole elevazioni, che qualche volta si soffrivano, erano delli nudi terrazzi di sasso.
Nelle pianure, nelle elevazioni, e negli sfondi può regnare molta differenza, e varietà, cagionata in parte dalla loro estensione, e grandezza, ed in parte dalle reciproche relazioni, e dalla di loro tessitura. Determinare le vere proporzioni di questi oggetti, e convenevolmente legarli, è il colmo dell'arte dei giardini.
Allorchè la natura non ha preparata la disposizione del terreno, ma che bisogna crearla, è facile cosa cadere nel meschino, e nel ridicolo. Convien nascondere le linee di separazione, ed osservare la varietà delle parti. Il giardiniere, occupato a porre in opera un determinato spazio, rifletta, e paragoni; e ciò gli fornirà istruzioni più utili, che i generali precetti.
DELLE ROCCIE.
Quando la natura ha poste delle roccie in uno spazio vasto, destinato a diventar giardino, convien approfittarne. Spandono dignità e forza, e comunicano al paesello un carattere eroico. Ma d'ordinario, e soprattutto ne' ricinti limitati non si possono riguardare che come accessorj, sempre utili però. Gettano interruzione, ed ombra nel quadro, e se ne può trarre un gran partito ne' siti solitarj, deserti, e melancolici. Sono il naturale soggiorno delle grotte, de' ruscelletti, e delle cadute d'acqua, e loro prestano una necessaria base. I verdi cespugli diminuiranno l'aspetto incolto, e rozzo, che naturalmente presentano. Una pastoral capanna, o tal altro indizio d'abitazione umana vi figurerà con vaghezza.
Le artificiali roccie sono difficili a comporsi, e facilmente tradiscono la mano, e il travaglio dell'uomo. Il lor buon effetto dipende dalla loro situazione, e dalle loro forme. Più queste forme, e le congiunzioni delle roccie saranno varie, ardite, confuse, e singolari, più contrasteranno colle parti vicine, e viemaggiormente produrranno risalto. Punte, scaglie, ineguaglianze, difformità, concatenazione ne' massi... In poche parole è questa la sede di tutto ciò, che si allontana dalla regolarità delle linee, e dalla disposizione naturale delle forme.
[Illustrazione: _Tav. VII._ Capanna boschereccia nella villa Cusani a Desio.]
BOSCHI.
Senza boschi, e senz'acque le forme più belle del terreno mancherebbero d'interesse, e di vita. I boschi piacciono in più maniere. L'altezze loro, la loro estensione, i loro contorni, le loro situazioni, il più o meno di lor foltezza, le differenti gradazioni de' colori del loro fogliame, sono abbondanti sorgenti di varietà, e di piacere. Da lontano pur anche i boschi riescono oggetti lusinghevoli, e somministrano ombre al paesetto; rallegrano da vicino, rinfrescando, e rianimando le forze; risvegliano l'idea dei nascondigli, che procurano agli alati abitatori, che consolano col loro canto; presentano gli effetti del chiaroscuro, ed esalano soavi odori dalle piante, e dai fiori. Una foresta colla sua lunghezza, larghezza, ed elevazione può divenire l'oggetto capitale d'un paesino. Composta di vecchi alberi intatti, e fronzuti veste il carattere della gravità, e d'una maestà dignitosa, che inspira la venerazione: un sentimento di riposo ricerca l'anima, e la getta in una dolce ammirazione, e in un'estasi tranquilla; concorrendovi l'accidente d'una violente tempesta, vi eccita lo stordimento, e la sorpresa. La vivacità, la serenità, e l'allegrìa sono proprie del boschetto poco fronzuto, o di quello, i cui alberi sono d'un getto nobile, e svelto, poc'alto, ma elegante, la cui verdura è fresca, e ridente, i cui interstizj sono trasparenti, ed il terreno liscio senza cespugli, e sterpi. L'agitazione delle foglie cagionata da zeffiri, il giuoco del chiaroscuro tra le foglie, e sul terreno, il sol levante, e cadente, che indora il boschetto penetrandolo, l'incerta luce della luna, che soavemente traspira fra le cime degli alberi, sono gli accidenti più favorevoli all'abbellimento del bosco.
La natura si serve de' boschi come d'un mezzo efficace a formar scene di varj caratteri: scene pacifiche, solitarie, deserte, malinconiche, allegre, aggradevoli, serene a norma della disposizione, e delle combinazioni diverse de' tronchi, del terreno, e della qualità de' verdi, e del fogliame.
Gli alberi da cima sono l'ornamento de' boschi; la loro altezza, la loro grande età, il silenzio, ed una maestosa freschezza, che spandono, penetrano l'anima, e la commuovono.
Sacre ai felici contrasti, ed al bello nelle scene opache dei boschi siano conservate intatte quelle annose piante, che portano l'impronta dei secoli sulla rugosa loro scorza, sui tronchi mezzo squarciati, sulle estese braccia, che sovrastano la selva; e sovrattutto sacre, e rispettate dalla scure sieno le piante coperte di ellere parasite, e di musco, o di tenaci corimbi: l'effetto di queste nelle solitudini è sicuro, e indicato costantemente dalla natura.
DELL'ACQUE.
Le acque sono nel paesino ciò che sono gli specchi in una sala, ciò che sono gli occhi nel corpo umano. Senza contare i piaceri della passeggiata in battello, e della pesca, le acque sono talmente vivificanti, talmente rinfrescanti, e così copiose in apportare grate impressioni, che la loro presenza piace dovunque, e la loro privazione fa pena anche ne' siti più vaghi.
Un volume d'acqua piace ancor da lontano, e non solamente per la sua fertilità nel produrre effetti varj in ragione della grandezza, della sua forma, e movimento; ma ancora perchè suscettibile di vantaggiose combinazioni con altri oggetti.
L'estensione, e la profondità d'una massa d'acqua sono sorgenti d'idee sublimi. L'impensato aspetto d'un gran corpo d'acqua, del mare per esempio, produce maraviglia; e scorrendo successivamente cogli occhi questa scena immensa, il pensiero si perde nell'idea dell'infinito. Tuttavìa per quanto forte sia la meraviglia che cagiona la vista del mare, l'ordinaria sua uniformità ne indebolisce l'effetto, a meno che l'immaginazione non sia rianimata da oggetti mobili. I vasti corpi d'acqua ci trattengono con maggior piacere, allorchè non si scorgono tutto ad un tratto, ed in tutta la loro estensione, ma che insensibilmente vadansi sviluppando a poco a poco, e sotto punti di vista variati. Delle isolette disperse, e di diversa forma rompono pure aggradevolmente la monotonìa d'una larga superficie d'acqua. Le alte rive, le punte di rocco, i promontorj, i capi osservati da varie parti, e a una certa distanza, formano limiti oltremodo piacevoli. Una superficie d'acqua considerabile cagiona il più bell'effetto, allorchè scorre al lungo d'un bosco, o che serpeggia a piedi d'un colle; la grandezza apparente, che acquista per questo mezzo, per quest'inganno occupa l'immaginazione anche allora quando l'occhio non iscorge più nulla.
[Illustrazione: _Tav. VIII._ Veduta del laghetto nella villa di Monza.]
La limpidezza dell'acqua è la primaria sua dote, e sparge la serenità, e l'allegrìa su tutti gli oggetti vicini. Il riflesso delle nuvole, come abbiam già detto, degli alberi, de' virgulti, de' colli, degli edificj forma una delle più ridenti parti del campestre quadro; l'oscurità al contrario, che giace sugli stagni, inspira melanconìa, e tristezza. Un'acqua profonda, e tacita, nascosta in parte da' grandi alberi, velata da spineti, e da sovrapposti cespugli, s'accorda mirabilmente co' siti destinati agli eremi, alle urne, ed ai monumenti consacrati dall'amicizia alle spoglie d'anime illustri.
Il movimento dell'acqua è ancor più fertile in apportare impressioni varie. Stendesi ella placidamente in una vasta ed aperta pianura? Annuncia una scena dedicata al riposo. Cacciasi dessa dolcemente in parti ombrose? Acquista un non so che di grave, e di tristo. Un sordo mormorìo e soffocato è il tuono della melanconìa, e del dolore; un dolce mormorìo invita alla riflessione, e conviene alla solitudine. Il susurro d'una chiar'onda, che serpeggia trastullandosi, sparge allegrìa; un corso rapido, e le saltellanti cascate apportano la gioja; precipitosi fiotti, che scacciansi l'un l'altro schiumando, destano l'idea della forza; i torrenti, che mugghiando s'ingolfano in profondi e tetri abissi, o che cadon dall'alto al lungo delle roccie, e de' monti, offrono uno spettacolo superbo, che s'accosta al sublime. La violenza, il fremito, il mugghio feroce de' gran fiumi, e delle cateratte, le rotolanti bianche e schiumose loro onde, l'aere oscurato all'intorno, l'eco delle rupi, tutto si riunisce per destar sentimenti, che talora spaventano.
L'acqua collegata con altri oggetti produce effetti diversi, e vantaggiosi. Dà un aspetto ridente all'ombre, e cambia un deserto in deliziosa regione; aumenta l'aria selvaggia delle difformi roccie, e delle montagne, e sparge altresì la serenità, e il bello su questi oggetti. Gli stagni d'acqua dormente rendono una foresta più oscura, e più triste, e i limpidi ruscelli, che serpeggiano in quà, e in là, soavemente mormorando, l'animano, e la rallegrano. Qual piacevole quadro non presenta un paesino, ove alle ondeggianti sponde d'un grande e chiaro ruscello s'alzano piccoli gruppi d'alberi, ora spessi, ed ora radi, che terminando in tronchi isolati, si ricompongono di nuovo in boschetto, asilo dell'ombra, e del silenzio! Dove l'acqua brilla talvolta sotto le verdeggianti volte, o fra i diversi fusti degli alberi; talvolta riluce in larghe masse rischiarate, e talvolta va a perdersi dietro un bosco, od un colle, poi ricompare più vistosa che mai! E qual incanto non acquista una collinetta, che dolcemente elevandosi vien coronata da cespugli, e da qualch'albero, i cui ben composti tronchi portano al cielo le nuove ed orgogliose frondi! Ove una leggiera cascata d'acqua, ora visibile, ed ora nascosta dagli sterpi, or rumorosa, ed or più tacita slanciasi leggiadramente al lungo del pendìo; poi formando ruscelli d'inegual corso fra sassi, s'affretta di scorrere tra' fiori, che smaltano il vicin prato, e brilla colà, vagheggiata dai raggi del sol cadente!
Considerata l'acqua dall'alto si presenta sotto il migliore aspetto, allorchè i suoi fiotti argentini serpeggiano in aggradevoli sinuosità all'intorno d'un colle, d'un boschetto, d'un'isoletta, di casolari, e di villaggi; che sottratta agli occhi dall'ombra d'un sovrapposto monte, o dagl'intralciati cesti d'alberi, quivi si striscia in un oscuro fondo, e là d'improvviso risplendente appare dalle non aspettate aperture del bosco. Questo spettacolo veduto dall'alto d'un colle in tutta la sua varietà, ed abbellito di tutti gli scherzi dei riflessi, e di tutte le bellezze del chiaroscuro, eccita sentimenti inesprimibili.
Non v'ha scena, di cui l'acqua non possa aumentare, o diminuire l'impressione; non v'ha commovimento, che dessa non possa produrre, accrescere, od addolcire: tanta è l'energìa di quest'elemento.
DELLE PRATERIE.
Le praterìe, che appartengono in parte alla pianura, non sono suscettibili d'alcun carattere sublime, quando pur anche fossero molto estese: sono d'un genere mediocre, e non producono che leggieri impressioni. Nulladimeno la natura presenta in esse delle decorazioni amabili, e quiete, il cui carattere è l'apparenza libera, e campestre: richiamano alla mente le immagini graziose delle pastorali, e sembrano specialmente consacrate ai sentimenti del riposo, e de' piaceri tranquilli.
La bellezza delle praterìe dipende principalmente dalle curve dolci, che segnano la di lor circonferenza. Rimediano queste alla soverchia uniformità colla varietà, che offrono. Tutto ciò ch'è regolare, angoloso, acuto, è da escludersi. Da poi la lor bellezza è determinata dalla vivacità, e dalla freschezza del verde, dalle interruzioni, e dall'ombre, che producono gli alberi isolati, ed a gruppo, dalla lor cornice formata da' colli, da' rocchi, e da' boschi, e dalla loro connessione con tutti questi oggetti. Un ruscello, oppure un fiumicello, che insensibilmente svolge le sue acque, spande lume, e freschezza, e cangia la compiacenza tranquilla, che prova l'anima, in un commovimento più vivo, in quello della gioja.