Dell'arte dei giardini inglesi

Part 4

Chapter 43,652 wordsPublic domain

La varietà sembra più indispensabile ai bisogni dello spirito, che la grandezza. Gli stessi oggetti offerti agli occhi nella medesima posizione, un'eterna monotonìa, un'uniformità costante di tinte non solamente stancano, ma cagionano un segreto martirio.

Come le differenti parti diversificate, d'onde risulta la varietà, possono nello stesso tempo avere una certa estensione, la grandezza, e la varietà in conseguenza saranno suscettibili d'un'intima unione. Tuttavìa queste due qualità restano sempre troppo essenzialmente differenti, perchè si possano confondere. Due quadri delineati da un gran poeta, da Haller, mettono la cosa in evidenza.

QUADRO DELLA GRANDEZZA.

«Un miscuglio di montagne, di laghi, e di macigni s'offre distintamente all'occhio, benchè sotto colori, che gradatamente s'indeboliscono. Nel fondo azzurro della perspettiva delle alture coperte di folti boschi riflettono gli ultimi raggi. Un'alpe poco distante presenta delle terrazze dolcemente inclinate, ricoperte d'armenti, che co' muggiti fanno risuonare le valli d'intorno. Un lago, posto fra le roccie, offre uno specchio immenso; una fiamma tremante brilla sulle placid'onde. Là delle verdeggianti valli s'aprono alla vista, formando sinuosità, che si ristringono allontanandosi».

QUADRO DELLA VARIETÀ.

«La verdura de' boschi su questi ameni colli era tratteggiata dal biondo colore de' sottoposti campi. L'Aro nel suo tortuoso corso, e variato rifletteva su le pure onde un folgorante lume. A lui vicino, la capitale della Nuitonia, soggiorno di pace, e della confidenza, presenta le sue mura, che alcun nemico non ha giammai sforzate. L'occhio girando d'intorno vede regnar la pace, e l'abbondanza. Sotto la sua capanna ricoverta d'umile musco quì il povero gioisce della libertà, e del frutto de' suoi sudori. Da un lato la terra era coperta di pecore, che ruminavano con avidità, frattanto che da un altro de' pesanti bovi, mollemente stesi sull'erba, rianimavano il loro gusto, ruminando del fiorito trefoglio. Il cavallo, sbarazzato dal freno, e dal travaglio, saltava sull'erba nascente de' campi, che sovente lavorato aveva. I boschi non offrivano uno spettacolo meno lusinghevole; dei faggi, quasi spogliati, fiammeggiavano colà d'un rossore ardente; altrove dei folti pini gettavano la lor ombra sull'erba pallida; i raggi del sole spargevano attraverso de' rami oscuri la tremante lor luce, ed una verd'ombra, variamente graduata, scherzava col fuoco del giorno. L'amabile silenzio di questi boschi! E qual incanto ancor più dolce nella voce dell'eco, quando una turba di felici creature, immerse nel riposo, e nell'abbondanza, riunivano le loro voci per cantare il piacere! Un vicino ruscello talvolta colà mormorando colle debil'onde sul verde smalto, e tal altra cambiate in neve, ed in perle le versa con istrepito nell'abisso de' rocchi».

Del resto la varietà non si limita semplicemente agli oggetti, ma si estende ancora ai differenti lati, da cui si considerano questi stessi oggetti, e ai differenti punti di vista, sotto de' quali si abbracciano. Un solo edificio, un sol gruppo d'alberi, qualche volta pure un albero solo può essere, per così dire, moltiplicato dalla maniera di presentarlo.

Secondo le leggi della varietà lo spazio più conveniente per un giardino sarà dunque quello, in cui colline, ripiani diversi, acque, e fondi offrono gli oggetti sotto diversi aspetti, e forniscono variate lontananze. Bisogna che lo scoperto succeda al rinchiuso, il chiaro all'oscuro, l'attraente al patetico, il tranquillo al sublime, il selvaggio ed il romanzesco all'elegante: bisogna riempire di piantagioni gli spazj vuoti, ed animar le colline con cespugli, con cadute d'acqua, e con fabbriche; e medesimamente diversi oggetti d'una stessa specie devono comparir differenti pel loro carattere, per la loro forma, e per la loro situazione.

DELLA BELLEZZA.

La bellezza dà l'ultima mano di possibile perfezione alla grandezza, ed alla varietà. L'artista giardiniere giugnerà a dare alle distinte parti e variate del suo totale quella bellezza, della quale saranno suscettibili. Se, conforme l'opinione d'alcuni critici, la bellezza consistesse nelle qualità, per le quali gli oggetti cagionano un piacer sensibile, sarebbe evidente, che una parte di questo attributo risiederebbe di già nella grandezza, e nella varietà. È più probabile la tesi, che la bellezza risulta dall'organizzazione delle parti, onde meglio servire al loro fine, e dalla fusione armonica, e cospirante delle medesime parti a formare un tutto di maggior coerenza, e durata, per cui applicandosi questa ragionata teorìa alla bellezza campestre, ossia a quella de' giardini pittorici, essa risulterà dall'ottener meglio lo scopo, a cui sono diretti, quello cioè di costantemente ricreare. Ma la bellezza campestre, considerata per se stessa, pare che possa ridursi a due principali capi, colore, e movimento.

La proporzione in generale può altresì offrire qualche sorta di bellezza, ma quella del regno vegetabile non sembra necessariamente prescritta dalla proporzione. E diffatti quale proporzione troviamo noi mai tra i fiori delle piante, ed i lor rami, e tronchi; tra quelli dell'erbe, e de' loro steli? Il debil gambo della rosa si piega sotto il largo suo bottone, e il picciol fiore del pomo viene su d'un grand'albero; e tuttavìa l'arbusto, che ci dà la rosa, e l'albero, che porta i fiori del pomo, hanno, malgrado la loro rispettiva disproporzione, una guarnitura molto piacevole.

La bellezza campestre risulterà specialmente dalle forme, ma non da quelle tanto esatte, che la natura impiega ne' suoi capi d'opera isolati, e che nell'arte del disegno determinano una parte così essenziale della bellezza. Nella disposizione de' ridenti paesetti, travagliando sopra grandi masse, poteva la natura abbandonarsi ad un maggior arbitrio, e non ha scrupolosamente osservata l'esattezza de' rapporti. Potrebbesi mai sostenere che nel guarnimento d'una roccia, ricoperta quì d'alti pini, e là d'umili cespugli, e perfino di semplice corallina, regni un'esatta osservanza delle proporzioni, o che nelle piante d'una selva, nella maniera che spiegano i rami loro, nel colorito delle foglie, domini un rapporto tale, che si possa render ragione, perchè queste situazioni, e queste forme debbano esser così, e non altrimenti?

Pare senza contraddizione vero, che, componendo paesetti, la natura non ha preteso in generale di produr la bellezza, compartendo agli oggetti una determinata forma, perchè degli oggetti della stessa specie, presentati sotto forme diverse, ed opposte, sembrano egualmente sempre belli. Noi troviamo bello un bosco, i cui alberi sono alti, e slanciati, e medesimamente troviamo bello un altro bosco, composto di bassi tronchi. Che il bosco s'incurvi in volte opache, o che lasci trapassar la luce del giorno, sempre ci cagionerà sommo diletto; che un fiume stenda l'ampio suo letto fra una valle, o che dividendo le sue acque cada dall'alto d'un monte, nell'uno e nell'altro caso potrà aver diritto alla bellezza.

Se gli oggetti campestri debbono dunque acquistar la bellezza dalle forme, pare che non possa essere per altro mezzo, che per quello delle curve. La linea retta non riesce assolutamente priva di bellezza in un paesino, ma egli è certo, che le curve somministrano un piacer più sensibile, ed apportano un'impressione più durevole. Una selva, che si prolunghi su colli, e fra valli, e si allarghi ora quà, ora là, riesce sicuramente più bella, che un'altra uniforme al lungo d'una pianura. È più evidente cosa, che il colore, ed il movimento sono parti essenziali della campestre bellezza.

DEL COLORE.

I colori interessano più generalmente l'uomo, che le forme: basta d'aprir gli occhi per i primi; e per gustar le seconde, convien paragonare, e giudicare. Il colorito imprime agli oggetti un poter grande sopra la sensibilità, ed eccita il sentimento della gioja, dell'amore, e del riposo. La natura fa pompa d'una varietà maravigliosa di colori, che colle loro tinte forti, o moderate, col loro fuoco, o colla loro dolce luce, col loro miscuglio, e colla loro fusione, co' loro getti, e riflessi offrono il più seducente spettacolo.

Nè soltanto è d'ammirarsi la magnificenza dei colori nel regno vegetabile, ma precipuamente devesi quella ammirare, che produce l'aurora, ed il sol cadente, spettacolo, che, rapendo i sommi poeti, e pittori, inspirò ad essi le più valorose lor opere.

Oltre questa pompa di corta durata, che spiegano i colori ne' fiori, ed al levare, ed al cadere del giorno, la natura ci presenta ancora nella generale decorazione de' paesetti una bellezza di colorito meno grande, ma più stabile. Il verde, che rinfresca, e benefica la vista, è quello, che signoreggia nelle belle campagne. Qual varietà infinita non offre questo sol colore, rimbrunendosi, degradandosi, e fondendosi, e non solamente per gli effetti de' fondi, che per quelli del chiaroscuro? E quì la natura insegna all'artista giardiniere di allettare colla medesima varietà, e successione di verdi; ed è ancora in sua balìa di superarla, procurando di operare dei miscugli, e delle degradazioni più fine, e delicate.

Le capitali leggi, che osserverà sul colorito, sono le seguenti:

1.º Eviterà l'uniformità, e si ricorderà che opera direttamente contro i precetti della natura, allorquando non si serve che d'un sol verde.

2.º Non s'immaginerà essere cosa indifferente mischiare a caso i colori delle sue piantagioni, ma rifletterà che vi vuol pensiere, e scelta, onde produrre all'occhio un felice effetto in fatto di colori.

3.º Sopratutto avrà cura d'impiegare colori chiari, e vivi, affine di risvegliare lo spirito. I colori di questa tempera non animeranno soltanto, e principalmente gli oggetti più vicini, ma formeranno la massa principale del suo quadro campestre.

4.º Distinguerà le parti del suo spazio totale, le quali o per la loro situazione, o per la loro natural disposizione, ovvero attesa la destinazione, ed il carattere che loro s'intende di dare, collocandovi delle fabbriche, esigono un color differente, analogo alla cosa, che vi si vuol introdurre. Un sentiere di traverso, che conduce nel bosco, potrà essere ombreggiato d'una verdura meno gaja: le grotte, e gli eremi vogliono essere velati d'un fogliame oscuro, e melanconico.

5.º Studierà la simpatìa de' colori, e si applicherà a maritare, ed a fondere quelli, che sono amici, di maniera che ne risulti una perfetta armonia. Non farà unicamente attenzione all'effetto, che produce attualmente, e da vicino l'unione de' colori, ma a quello altresì, che produrrà da lontano nella successione delle stagioni, e degli anni.

6.º Darà, per quanto sarà possibile, a' suoi oggetti naturali, ed artefatti uno spazio, ed una posizione propria a rilevarne le bellezze, rischiarando questi oggetti con una luce diretta, e con raggi interrotti, a misura che la loro situazione, o la loro destinazione l'esigono, e lo permettono.

7.º Avrà cura l'esperto giardiniere, che la distribuzione de' suoi verdi ottenga l'effetto della prospettiva del colore, detta dai pittori prospettiva aerea. Se avrà un ampio locale, ove tutto abbandonare all'effetto, e all'interposizione dell'aria l'allontanamento degli oggetti, allora sarà in minor bisogno di attenersi al rigore di questa legge: ma se avrà un picciolo spazio, e brami di far sfuggire rapidamente il suo bosco, il suo viale, i suoi cespugli da un tale determinato punto di veduta, dovrà esser sollecito di collocare nell'avanti gli alberi, e le piante, che abbiano il verde più cupo, le foglie più grandi, e dettagliate, e i tronchi dalla scorza più rugosa, e nericcia, mettendo al confine del suo orizzonte i verdi più pallidi, i tronchi più lisci, le foglie biancastre, che tanto brillante effetto producono dominate dal sole. Così otterrà il maraviglioso effetto d'ingrandire il luogo per la degradazione de' colori, appunto colle medesime regole, che la prospettiva ha stabilite per il pittore paesista.

DEL MOVIMENTO.

Il movimento produce bellezza, perchè accompagnato da varietà, e cambiamento. Esso è indispensabile negli oggetti campestri, affinchè possano piacere stabilmente. La veduta de' siti più ameni comincia a stancarci, allorquando non ci presenta, che oggetti immobili, e nel riposo, quando non vi compaja cosa, che rompa questa tranquillità uniforme, ed annunzi un'esistenza animata. Tale osservazione non è sfuggita a' più abili paesisti, che tuttavìa restano ben al di sotto dell'artista giardiniere, quando si tratta di produr movimento, non potendo i primi che semplicemente indicarlo, e non renderlo sensibile. Cotesti pittori animano i lor paesetti ora con pastori, ora con viandanti, ora con mandre erranti a caso, ora col volo degli uccelli: fanno sibilare il vento attraverso le foglie, rappresentano cadute d'acqua, ed il fumo, che s'innalza al dissopra de' casolari. Nello stesso modo l'artista giardiniere dovrà procacciarsi movimento nell'opere sue, e tanto più ch'esso sarà reale, ed ottenuto con maggior facilità. Per ottenerlo non dovrà dimenticare le seguenti massime:

1.º Sceglierà un sito, ove il vicinato gli presti delle vedute, dirò così, mobili, o semoventi, come sono i villaggi, e le colline, i campi, ed i prati; ove pascolano gli armenti, ed ove travagliano i giornalieri; i laghi, ed i fiumi animati da batelli, e da pescatori, e le grandi strade ricoperte di gente, che va, e viene.

2.º Vorrà egli procacciarsi del movimento nello stesso giardino? Impiegherà per ottener questo intento degli oggetti mobili di loro natura.

3.º Soverchio movimento distrae, e stordisce, motivo, per cui l'artista giardiniere cercherà di non procacciarsi che un movimento dolce, e spontaneo.

4.º Esaminerà per qual mezzo potrà produrre movimento, e vita. La natura ha riserbato a se il movimento dell'aria, e delle nuvole, ma permette all'artista giardiniere di vivificare il suo sito con altri mezzi. Può fare scorrere l'acqua ora presto, ora lentamente; può farla cadere da piano in piano, o farla precipitare dalla cima d'una scoscesa rupe; può variamente condurla, e distribuirla a suo talento. La sua piantagione è esposta al vento; una quantità d'uccelli non mancherà d'annidarvisi, ed i vario-tinti insetti leggiadramente svolazzeranno intorno.

DELLA VAGHEZZA.

Che la bellezza campestre risulti dal colorito, o dal movimento, sarà sempre suo effetto costante di risvegliar piacere, tosto che agisca sopra l'immaginazione; ma negli oggetti, nella loro situazione, e legame risiedono ancora delle proprietà, che ci apportano soddisfazione, e che ci prevengono in loro favore, senza però rapirci; e queste proprietà costituiscono la vaghezza, talmente collegata colla bellezza, che difficil cosa riesce distinguere i tratti di famiglia, che la caratterizzano; affare più di sentimento, che di raziocinio, e particolarmente rimarcabile all'effetto.

La bellezza fa nascere in noi un piacer vivo, grande, e talvolta pure accompagnato da entusiasmo; e la vaghezza d'un oggetto produce una dolce emozione dell'anima, una tranquilla inclinazione, una pacifica e durevole compiacenza a contemplarlo. Le sue impressioni sono più deboli, ma soavi; non fortifica lo spirito come un alimento sugoso, ma lo rinfresca, come la rugiada rinfresca la rosa. La bellezza è imperiosa, la vaghezza è insinuante. La vaghezza dunque si fonderà sovra una specie di giusta economìa, e di moderazione: moderazione ne' lumi, e nel colorito, moderazione nelle mosse. La vaghezza nasce dall'impasto, dallo sfumato, dalle velature, e dalla parsimonia. L'arco baleno è bello, quando i suoi colori brillano con tutto il loro splendore; egli è vago, quando insensibilmente si perdono. I raggi liberi e risplendenti del sol nascente son belli, e divengono vaghi, allorchè penetrano per il verde fogliame, che gl'intercetti. Una gran caduta d'acqua è bella; la sorgente, che mormora, è vaga.

In generale, noi vediamo rare volte la natura comporre tutto un quadro d'oggetti, che non abbiano che la vaghezza, ma piuttosto la vediamo mischiare questi vaghi oggetti ad altri, che hanno della grandezza, della varietà, e della bellezza. Non trascura il vago, perchè produce il suo effetto, ma non l'impiega unicamente; lo associa ad oggetti di maggior energìa, affine di produrre con questa mischia un'impressione più variata, e soddisfacente. Colla scorta di tal istruzione l'artista giardiniere cercherà pure nella natura gli oggetti aggradevoli, e vaghi per abbellire il suo recinto, ma considererà questi oggetti come parti parziali, ed aggiunte.

DELLA NOVITÀ, E DELLA SORPRESA.

La novità occasiona un movimento de' più vivi, e tocca quasi più che il bello, ed il grande. La novità può trovarsi in parte nell'oggetto stesso, ed in parte nel modo, in cui si presenta. Trattandosi d'oggetti campestri, sembra che la novità debbasi particolarmente investigare nella loro situazione, e nella loro connessione. Ma come l'emozione, che produce la novità, riesce di corta durata, così bisognerà congiungervi la grandezza, e la beltà. Le impressioni proprie di queste due qualità riunite rinforzano l'emozione, che porta la novità, e la prolungano maggiormente. È fuor d'ogni dubbio, che un oggetto interamente nuovo per noi ci tocca più d'un altro, in cui la novità non risiede che in alcune parti, o in qualche alterazione; tuttavìa la novità, anche in parte, produce sempre il suo effetto. Un bosco non è una rarità, e tuttavìa il verde fogliame, che lo riveste a primavera, gli dà l'allettamento della novità. Una rosa non è cosa straordinaria; tuttavìa qual piacere ci apporta il primo bottone, che scorgiamo sul rosajo? La natura fa giornalmente comparire de' cangiamenti agli oggetti, che abbiamo sotto gli occhi; e la novità di questi cangiamenti conserva loro un poter attraente. L'artista giardiniere cercherà in conseguenza oggetti, ne' quali la natura produce una continua variazione. Un oggetto può parer nuovo, pel mezzo del punto di vista, sotto cui si scorge. La natura produce pari novità, per cui devesi diligentemente investigare questa sorgente di piaceri. Veduto un oggetto da vicino, o da lontano, ora allo scoperto, ed ora per metà celato, ora in una tal situazione, e in una tal combinazione, ed ora in una tal altra, può benissimo, almeno per qualche istante, produrre illusione, e sembrare un nuovo oggetto. L'arte di render le cose nuove, dando loro dei differenti aspetti, forma una delle primarie risorse del giardiniere.

L'inaspettato non è il nuovo, ma gli è collegato da vicino. Negli oggetti aggradevoli, l'effetto della novità è l'ammirazione, che diverte, e quello dell'inaspettato è la sorpresa, sentimento assai più vivo.

È cosa chiara, che, affinchè un oggetto piacevolmente sorprenda, bisogna che abbia le qualità per ciò richieste, e si converrà facilmente che questi soli oggetti s'accordano colla destinazione de' giardini, e non quelli, che sorprendono d'una maniera disaggradevole, ributtante, e spaventosa.

A forza di rivedere i medesimi oggetti, e di famigliarizzarsi con essi, anche le cose più belle alla lunga stancano, e a questo difetto della natura umana deve in parte rimediare l'inaspettato, rianimando il gusto. E particolarmente ne' giardini Inglesi, che, potendosi fare in ciaschedun anno una certa spesa, non sarà difficile di perpetuarsi con de' leggeri cambiamenti l'effetto della sorpresa, senza punto alterare il carattere del giardino.

Le principali regole per l'artista giardiniere, che risultano da queste osservazioni, sono:

1.º Non disporrà mai il suo piano in maniera che si possa colpirne il totale al primo colpo d'occhio. Non lascierà scorgere, nè indovinare quale scena segua la precedente. Più nasconderà le sue disposizioni, più la loro subitanea apparizione colpirà[6].

2.º Presterà attenzione agli oggetti, ai siti, alle lontananze ec., pel cui mezzo si propone di sorprendere. Non basta che sieno aggradevoli; conviene di più che sieno importanti, scelti, e distinti. Una cosa comune, per quanto si mostri all'impensata, non cagiona che una debole impressione. Preparati a una sorpresa, non bisogna poi che succeda il parto della montagna d'Orazio.

3.º Senza varietà, e cambiamento l'effetto non sarà che poco considerabile. Allorquando dopo un oggetto, che ci ha sorpresi, il medesimo oggetto, oppure un altro simile s'offre di nuovo, ha di già consumata la sua più gran forza sopra di noi, e si rivede con indifferenza. L'apparizione di molti oggetti, e differenti tra loro produce un seguito continuo d'emozioni; ma anche su tal proposito fa di mestieri della più sagace economìa, e vi vogliono riposo, e pause. Sopratutto sarà proscritto qualunque raffinamento, e giuocarello al di sotto della dignità d'un giardino, ove deve regnare il sano discernimento, ed il buon gusto.

DEL CONTRASTO.

Il contrasto, specie di cambiamento, che risulta dal confronto d'un oggetto con un altro dissimile, riesce un mezzo atto a produrre vive emozioni. Se ne serve d'esso la natura ne' suoi più superbi paesetti, e gli abili pittori, ed i sommi poeti l'hanno imitata con successo ne' loro quadri, e nelle loro descrizioni. Per rapporto ai contrasti, convien fare attenzione alle seguenti osservazioni:

1.º Propriamente parlandosi, non è che nelle grandi estensioni di paese, e non in un piccol sito campestre rinchiuso, che la natura c'incanta pel contrasto degli oggetti. Il giardino, in cui se ne vorran praticare, sarà esteso assai, e bisognerà di più che la natura l'abbia di già preparato a tal uopo, o per lo meno che comodamente vi si possano fare le necessarie disposizioni. Cercare a produr de' contrasti in un picciol sito, sarebbe sopraccaricarlo, e per conseguenza imbarazzarlo, e renderlo insignificante.

2.º Non conviene crucciarsi per praticar de' contrasti nel giardino, nè praticarne dappertutto. Osservando la natura, si scorge ch'ella si abbandona ad una specie di sentita negligenza, quando mette gli oggetti in contrasto; e dessa non si tormenta a porre dovunque ineguaglianze, ed opposizioni marcate; ma piuttosto fa succedere un seguito di consimili combinazioni.

3.º Il contrasto può aver luogo fra oggetti di natura, e di specie differenti, oppure fra oggetti della stessa natura, ma solo dissimili per le loro proprietà. Il primo di questi contrasti produce maggior effetto, ma bisogna impiegarlo con molta precauzione in un giardino, perchè l'artista giardiniere può facilmente essere indotto a presentare oggetti, che non si accordino punto col totale, o ben anche frastornino, ed intorbidino l'impressione principale. Tal sorta di contrasto regna particolarmente ne' paesetti, e può trovar luogo ne' vasti recinti. L'altra sorte di contrasto è più conveniente a' piccioli giardini, e cagiona un effetto più debole, ma più sicuro. Si cercherà di riunire abilmente queste due sorti di contrasto, per quanto lo potran permettere l'estensione, e la destinazione del giardino, che non devonsi mai perdere di vista.

Per soverchio amore al primo di questi contrasti si è caduto negli eccessi più stravaganti. Si è voluto imitare taluna di quelle scene di romanzo, che la natura crea talvolta per suo diporto, e si è dato nel ridicolo. Non è sorprendente cosa, che ne' giardini Chinesi siansì sforzati i contrasti colla sfrenata licenza del gusto orientale, ma è sorprendente, che Chambers approvi tale stravaganza, e che varj Inglesi l'abbiano seguita.

Sopratutto si sfuggirà qualunque scena di profondo terrore, le quali scene in realtà non sono fatte che per rilevare col loro contrasto l'effetto delle piacevoli, e non si accordano punto colla destinazione de' giardini, sia che si pratichino per semplice fantasìa, sia che ciò si faccia per l'amore della novità, e del contrasto.

Finalmente in proposito di natura, come di belle arti, che l'imitano, il contrapposto è una bizzarrìa, e la più gran parte de' sognati contrasti non riescono, e ripugnano alle leggi della verità, e della delicatezza, ciò che disturba, e toglie l'unisono, e pieno effetto dell'azion principale.