Dell'arte dei giardini inglesi
Part 18
La state ha le sue parti caratteristiche, e le sue particolari delizie. Le piante crescono nella pienezza della loro vegetazione, e i frutti de' campi, e degli alberi si colorano all'accostarsi della loro maturità. Mille fiori sbucciati di fresco presentano tutte le loro attrattive. Dappertutto il fogliame interamente sviluppato si comparte in folte volte, galleggia nell'aria, e diffonde la benefica sua ombra, rivestito il verde di tutta la forza del suo colorito. I boschi ondeggiano fieri per la bellezza delle loro frasche. I prati, e i campi esalano abbondantemente i loro balsami, e sono animati dall'allegro spettacolo, che presenta la segatura, che fra le occupazioni de' mietitori risonano di riso campestre, e di liete canzoni, e del grido monotono della nascosta quaglia. A queste scene succedono quelle delle diverse raccolte dei grani. Le mandre attestano co' loro muggiti la gioja, che loro inspirano le pingui pasture, e la secchia ridonda di latte. I temporali abbozzano sulle nubi i più superbi quadri. Col caldo s'aumenta l'ombra, e colla lunghezza del dì s'accresce la profonda oscurità de' boschi. La state dà a ciascheduna parte del giorno un carattere, e degli allettamenti distinti; al mattino una freschezza, che ristora; al mezzogiorno una chiarezza accompagnata da ardore, e da un silenzio solenne delle cose; alla sera una salutare diminuzione di calore, ed una placida calma. Le notti senza tenebre scorrono piacevolmente nel seno di un amabile crepuscolo; la loro freschezza, gli odori soavi, che esalano allora, l'universal quiete ravvivano la natura, che dorme, e lo stellato cielo le sorride.
Il giardino d'estate è specialmente destinato a procurare un pieno godimento de' piaceri di questa stagione, e a difendere dalle sue incomodità.
Si cerca in questa stagione un'ombra benefica; un folto bosco di faggi, o di quercie, sarà dunque un gran presente di natura. Tuttavìa l'industria deve prestarsi al suo soccorso nel giardino estivo. Devesi particolarmente far caso degli alberi a foglie grandi, e contare sul tiglio, sul castagno d'India, sull'acero, sul platano, e sulla catalpa. Il passeggio riesce fresco, e piacevole sotto queste piante, che forniscono a' siti di riposo un rifugio pieno d'amenità. Ma oltre l'ombra dobbiam contare sui fiori, e sui frutti della stagione.
Perspettive, che diano su praterìe coperte d'armenti, e su' campi coronati di spighe, sono valutabili quanto mai nella specie di giardini, di cui parliamo.
Nulla combina più col carattere della state, che la freschezza dell'acque. Un sito abbondante di ruscelli, e di cascate, che i giorni più adusti non impediscono di mormorare, riesce de' più felici, come de' più rari. Il lago presenta un godimento più sicuro, e più indipendente dai capricci del caso. Il solo aspetto dell'acqua rianima, ed il suo specchio rallegra col quadro, che presenta delle colline, degli alberi, e del cielo. I passeggi, ed i comodi ritiri in nessun altra parte riescono più aggradevoli, che quì. Le fabbriche diventano un vero bisogno per questi giardini. Primieramente devono prestare un ricovero contro il caldo, e una dimora fatta per il riposo. Attesa l'abbondanza del fogliame, che appartiene alla state, le fabbriche ponno divenire oggetti oltremodo pittorici, soprattutto per la loro situazione, pel colorito, e per la combinazione cogli alberi, e l'acque. Possono essere ancora di varj caratteri. In parte ricca, e fertile sorga il tempio di Cerere; in un sito selvoso, e folto si presenti una capanna, formata da scorze d'alberi, ed a canto del prato una vaga latterìa, che abbellendo ne qualifichi la scena.
I bagni sono più che un semplice oggetto di piacere in un giardino della state.
In un giardino d'estate hanno luogo ancora i passeggi sotterranei, idea niente nuova, e felicemente praticata in Inghilterra, ed anche in Francia; e tra gli altri giardini in quello, che apparteneva un tempo a madame Brunois in Parigi ai campi elisi.
GIARDINO D'AUTUNNO.
In questa stagione la natura non è più occupata che a dare l'ultima raccolta de' suoi frutti più abbondanti, ed a prepararsi insensibilmente al riposo. Le foglie cominciano a seccarsi, e a cadere; la forza vegetativa, e vivificante s'indebolisce; tutto, compreso pure il giorno, tende a decrescere. Tuttavolta l'autunno non manca de' suoi piaceri, indipendentemente ancora dalle feste della vendemmia.
Il temperato ardor del sole non apporta più che un dolce calore. Un'imponente calma posa sui campi, e sulle foreste. Le nebbie del mattino, che distruggono lentamente le foglie degli alberi, ravvivano la verdura de' prati. E quale spettacolo pittorico, allorchè la fiaccola del giorno si dispiega dissipandole, e che una nuova creazione si eleva con una risuscitata bellezza! Un sentimento pacifico di voluttà, e di riconoscenza, che inspirano gli ultimi beneficj della natura, una dolce malinconìa all'aspetto di queste scene, che non lasciano più sperar nulla, tristi scene di fragilità, sono i due sentimenti predominanti, che imprime autunno.
In questa stagione le piante, e i boschi porgono ai nostri occhi un nuovo spettacolo in fatto di colori. Nella state tutto era rivestito di verde, in adesso da un tuono d'un colore si passa a un altro; dal verde pallido al gialliccio, al bruno, e al rosso, con una varietà infinita di degradazioni, e di mischie.
I diversi frutti non contribuiscono meno ad abbellire le scene autunnali. La vite principalmente riclama il suo posto, la quale si potrà impiegare ora a coronare gli alberi, ora a serpeggiarvi intorno, ed ora a formar pergole. Grato al sole nascente è il vedere tra folti ammassi di tralci i pesanti grappoli d'uve tinte del colore di rubino, o fiammeggianti di quello dell'ambra, insidiati dall'ingordigia del merlo, e di tutta l'alata famiglia. Flora ancora abbellisce gli ultimi giorni dell'autunno, e quasi tutt'i fiori, di cui s'adorna questa stagione, conservano più a lungo la loro bellezza, che i prodotti teneri, e fugaci di primavera.
L'artista giardiniere deve costantemente occuparsi a scoprire tutti gli accidenti piacevoli, che accompagnano l'autunno. Impastando le tinte diverse degli alberi, e degli arbusti, formerà coll'unione, e colla disunione quadri incogniti alle altre stagioni. Non v'ha sito più opportuno per far mostra di questa pittura, che un colle a dolce pendìo. Sarà bello vedere una piantagione, che comincia da un ridente prato disseminato di fiori d'un colorito vivo, e monta presentando arbusti a bache gialle, e rosse, va continuando con alberi, e con boschi, le cui foglie sono vario-tinte, e alternate da colori gialli, rossicci, pallidi, verdastri, e termina con gruppi serrati d'alberi coniferi, che rivestiti di verde cupo, sono abbracciati dalla celeste volta.
Casini di caccia, e capanne d'uccellatore sono convenevoli quanto mai al carattere dell'autunno; e ne' suoi giorni estremi campeggieranno con verità, e con effetto tutte le sorti di rovine.
GIARDINO D'INVERNO.
Anche in mezzo alle nevi, e fra' ghiacci, gli accidentali fenomeni cagionati dal sole, e dalla luna al lor levarsi, ed al lor coricarsi, presentano sotto un aspetto più dolce, e più vago l'universal biancura, per cui il nostr'occhio è abbagliato, e la cui monotonìa lo stanca. E qual prodigio non è mai la formazione del ghiaccio? Ove l'acqua profonda ondeggiava, là giuoca imperterrita la gioventù del villaggio, ed il corsiero marcia fieramente su' fiotti incatenati. La caduta del fiume si sforza invano di sprigionarsi; le gocciole riunendosi cercano di pur colare, ma s'induriscono. La notturna brina infiora i vetri dell'abitazione, e vi abbozza paesetti, che contornano con tanto vezzo i raggi della nascente aurora. E qual sentimento di salute, e di robustezza rianima tutta la natura umana? È questo il tempo non solo delle faccende domestiche, ma dei gran travagli ancora alla campagna, ed al giardino, il tempo opportuno per operar movimenti, e trasporti di terra, ed è quello in gran parte della piantagione.
Abitando noi un paese, ove questa stagione ben a lungo, e ben di spesso vi esercita tutto il suo rigore, dobbiamo tanto più cercare a preservarci dai suoi incomodi, ed approfittare de' suoi piaceri. Noi siamo chiamati a crearci de' giardini d'inverno a dispetto pur anche de' capricci della natura. In un comodo e ben inteso giardino vernale si può gustare pur anche una parte de' piaceri delle belle stagioni ne' dì temperati, e sereni, che s'incontrano sovente ne' mesi più rigidi. Il verde allora porge agli occhi un incanto inesprimibile, ed i piacevoli momenti, che ci accorda il sole, riescono tanto più grati, quanto sono più brevi. Uno stormo d'uccelli, che svolazzino fra gli alberi sempre verdi, e che divertano col loro garrito, non apporta un'immagine perfetta di primavera; ma ciò sparge una certa giocondità sull'asprezza della stagione.
La destinazione d'un giardin vernereccio è limitata. Non vi si può cercare in là d'un piacevole ricovero contro l'inclemenza del tempo, e le necessarie comodità per respirare un po' d'aria, e per passeggiare. In tale sorta di giardino la necessità è imperiosa, e la regolarità stessa, da che riesce comoda, ha il diritto di reclamare la sua presenza. Il giardino d'inverno sarà vicino alla casa, e riparato dai venti rigorosi, soprattutto dai settentrionali. Si distenda verso il mezzodì, e s'apra al sole, e alle benefiche sue influenze. Il sito sia secco, ed aprico. I sentieri di sabbia saranno dappertutto al coperto del vento. Se lo spazio, e l'estensione del luogo permettono strade comode per l'equitazione, sarà ben fatto di praticarle, separate però dai sentieri. Il piacere del giardino d'inverno consiste particolarmente nelle diverse specie, e famiglie d'arbusti, e di piante, che si conservano sempre verdi, o che lo sono più a lungo delle altre; ed in ciò la natura ce ne fornisce un'ampia suppellettile. Di queste piante ed arbusti si potranno comporre gruppi, e boschetti vernali ammirabili, e produrre miscugli, e quadri di verdura del maggiore effetto. Non con gran cura si può conservar verde il tappeto erboso, e nel passeggio incontrare de' fiori, che la natura ha riserbati a questa stagione.
Un orto vicino, ove la coltura vien continuata duranti quasi tutt'i mesi, può altresì apportare divertimento. Sovra ogni cosa sembra convenire ad un giardino vernale una serra ben costrutta, nella quale si coltivino con cura le piante esotiche, che d'ordinario fioriscono in questa stagione, ed imbalsamano l'aria. Situata nel mezzo della piantagione, diventerà oggetto di sommo interesse per l'occhio; e allorchè sarà aperta a cert'ore, cagionerà molto piacere, e molta illusione. Vi si annetterà un'uccelliera per accrescere la delizia del luogo.
I portici, i vestiboli chiusi con invetriate, ponno cangiarsi in oggetti d'amenità. Anche in città sono opportune le serre diverse, variamente congegnate; ed anche pensili a norma de' siti, e dell'esposizione, con fiori, con piante, con uccelli, e con acque. Altrove si conoscono già da molto tempo.
Del resto il giardino d'inverno può essere collocato, e disposto in guisa, che rimanga aggradevole nei mesi più belli, e formi una parte convenevole del totale.
Credo di non poter meglio terminare questi suggerimenti toccanti il giardino d'inverno, che riportando alcune osservazioni, egualmente delicate, che giudiziose, scritte a lord Kaims da un suo amico. «Noi non contiamo d'ordinario nella vita che sul bene, e raramente sul male. Noi portiamo questa inclinazione perfino ne' nostri giardini, dove non coltiviamo che i doni della bella stagione, e dove non prendiamo gusto che per le piante, che fioriscono col favore della rugiada, e de' cocenti raggi del sole. Noi sbandiamo dalla nostra idea il terribile inverno, durante il quale noi ci attristiamo doppiamente, per la mancanza delle influenze benefiche di quest'astro, e perchè hanno dato luogo al penetrante vento del nord, ed al freddo. In senso metaforico, ed in senso letterale si può chiamare saggio il giardiniere, che ci provvede d'un favorevole tetto contro le piaghe dell'inverno, e che coltiva le piante suscettibili d'animare, e d'abbellire questa lugubre stagione. Quegli che non sa ritirarsi sotto il portico degli stoici, allorchè il giardino d'Epicuro ha cessato di fiorire, non è filosofo; quegli che vuol bandire i fiori, e i profumi della state per costantemente sedersi all'ombra de' cipressi, lo è di troppo.»
GIARDINI, O SCENE RELATIVE ALLE PARTI DEL GIORNO.
Le differenti parti del giorno nella bella stagione s'annunziano con differenti caratteri. La vivacità, ed il sereno accompagnano il mattino. La forza del sole nella state, ed il caldo pesano sul mezzodì; il riposo e qualche cosa di quieto, e di temperato rinfrescano la sera. La natura aggiunge a ciascheduna parte del giorno un seguito di fenomeni, che le son proprj; e gli oggetti de' campi, diversamente illuminati, presentano ad ogni istante nuove forme. Si potrà in conseguenza compor scene, nelle quali non solamente le qualità proprie a ciascuna parte del giorno s'offrano all'osservazione, ma dove ancora sciolte queste qualità da quanto hanno d'incomodo, abbandonino al godimento attrattive più dolci.
Ora seguendo il proprio gusto, ora la posizione del sito, che si abita, ora i bisogni del suo genere di vita, e delle sue occupazioni, si può fare del suo giardino un di mattina, del mezzogiorno, e della sera. In un vasto ricinto si potrà pure combinare armoniosamente col totale queste specie diverse di piantagioni, e di locali, riguardandoli come altrettante scene distinte.
Il giardin del mattino vuol essere esposto al sol levante, in sito aprico, con libere vedute dell'orizzonte, e dominato da cime di colli, e da punte di roccie, ed anche da fabbriche, contro cui scherzino piacevolmente i nascenti raggi. Ama il leggiero fogliame, ed una feconda irrigazione. Una vaga pescareccia capanna alle rive del lago, che inviti ai piaceri della pesca, in altra parte più colta un tempio ad Apollo, l'amico delle ore del mattino, riescono oggetti convenevolissimi a tal parte di giardino. Contemplate questo tempietto dorico in rovina. Collocato sopra una leggiera eminenza, ha da un fianco il folto del bosco, dall'altro vede montare il sole sull'orizzonte. Il vestibolo è chiuso da ramata, e serve d'uccelliera. La parte intatta del tempio contiene internamente un gabinetto con porta, che v'introduce, e con un'altra che mette al vestibolo. Lo spazio sotto al tetto, che rimane, è destinato per la nidificazione degli uccelli, ed a servire ad essi di ricovero nella cattiva stagione. Nel mezzo zampilla una fontana; quattro piccoli gruppi di piante la circondano.
[Illustrazione: _Tav. XXXV._ Tempietto antico in rovina, consacrato al mattino.]
Al mezzogiorno ricerchiamo l'ombra, e la freschezza; e tutta l'attenzione dell'artista giardiniere debb'essere rivolta a ritrovare i mezzi atti a pervenire a quest'intento. Acque placide, e zampillanti, vaghi boschetti non abbastanza folti da impedire la corrente dell'aria, e fabbriche avviluppate, almeno in parte, nell'ombra, la cui destinazione risponda ai bisogni dell'ora. Vi sieno bagni, gabinetti per il riposo, e tempj sacri a Bacco, ed a Como.
Allorchè la freschezza al tramontar del sole (rimarca un osservatore delicato, il signor Gerardin) viene a distendere quella tinta dolce, e piacevole, che annuncia le ore del diletto, e del riposo, regna allora in tutta la natura un'armonìa sublime di colori. Egli è in questi istanti, che il Lorenese ha colpito l'affettuoso colorito de' suoi quadri pacifici, a cui l'anima si attacca insieme cogli occhi; egli è in allora che la vista si compiace di passeggiare liberamente su di un gran tratto di paese. I massicci d'alberi penetrati dalla luce, sotto i quali l'occhio travede un ameno passeggio; vaste superficie di prati, il cui verde è raddolcito dall'ombre trasparenti della sera; il puro cristallo d'una placid'acqua, nella quale riflettono gli oggetti vicini; i fondi leggieri d'una bella forma, e d'un vaporoso colorito: tali sono gli oggetti, che convengono all'esposizione della sera. Sembra che in tal momento il sole vicino ad abbandonare l'orizzonte prenda piacere avanti di partire a maritare la terra col cielo; in conseguenza appartiene al cielo la più gran parte dei quadri della sera; poichè allora l'uomo sensibile ama a contemplare l'infinita varietà di mescolanze, e di degradazioni dolci, e toccanti, delle quali si abbelliscono il cielo, ed il fondo de' paesi, in questo delizioso momento di tranquillità, e di raccoglimento.
La notte, che la providenza destinò al riposo degli esseri, sembra dover rimanere priva del privilegio d'avere un giardino, che le sia consacrato. Con qual piacere tuttavolta noi occupiamo una parte di essa per gioire de' suoi piaceri nella state! E con quanta ragione il saggio non occupa egli, durante questo religioso riposo della natura, il suo spirito a riflettere sui mondi, che risplendono al dissopra della sua testa!
Allorquando la luna si mostra pomposamente sull'orizzonte, il cielo, sgombro da' vapori, offre uno spettacolo, che comunica alla terra un nuovo incanto. Tutti gli oggetti vi guadagnano per l'effetto de' suoi lumi smorzati, e teneri. Una tacita, e larga superficie d'acqua, oppure un lago, sopra il quale si stende l'amica luce della celeste fiaccola; i mormoranti ruscelli, e le cadute, i gruppi d'alberi, ed i boschi, fra cui si caccia l'argentea luce, e si disperde soavemente; una pacifica valle, che esala i profumi delle rinfrescate piante, o del trifoglio recentemente tagliato; piantagioni composte di fiori, e di cespugli odorosi: tutti questi oggetti appartengono al voluttuoso godimento d'una bella notte estiva.
Un osservatore degli astri, nemico del sonno, ama trovare in un consimile soggiorno, collocata su d'un poggio, una specula destinata all'astronomìa. Il quì appresso esposto disegno rappresenta una torre ottangolare atta all'osservazione dei venti, secondo i precetti di Vitruvio. Il tritone, che poggia in alto, mostra colla sua conchiglia le differenti direzioni del vento. Sul fregio sono disegnati gli otto venti primarj, che sono suddivisi in ventiquattro minori, marcati dalle testine introdotte nella cornice. Il ripiano superiore contiene una sala adattata alle osservazioni astronomiche, che ha grandi aperture da ogni lato, ed una maggiore in alto, levandosi il tritone.
[Illustrazione: _Tav. XXXVI._ Torre astronomica, d'invenzione di Weinling.]
Da quanto si è accennato nel corso di quest'opera si concluderà che un giardino del moderno gusto si presta a qualunque estensione di terreno, dalla più piccola alla più vasta, formando un solo quadro semplicissimo, oppure una serie diversa di quadri. Può farsi egualmente in città, che alla campagna, con fabbriche, e senza fabbriche, senza il soccorso dell'acqua, e tanto meglio con essa. Può essere oggetto di pochissimo tempo, e di pochissima spesa, e diventare oggetto di sommo dispendio, e d'una lunga cura.
A parti eguali d'un giardino magnifico dell'antico stile, costerà sempre meno un moderno di gusto fisso. Non si dovranno mai appianar monti, nè valli, nè fare l'immensa spesa per mettere a livello tutto il circonvicino terreno. Il buon gusto non riconosce più le mostruose macchine idrauliche, e le diramazioni immense di canne di piombo, che penetravano nelle viscere della terra a foggia d'altrettante vene, ed arterie. Si risparmia la spesa, ch'era cagionata dall'abbondanza disgustosa delle cattive statue, e de' pessimi vasi. È cessato il furore per i fiori a cipolla, delle quali cipolle taluna si è pagata oltre la somma di mille fiorini. Si risparmia la spesa della perpetua tosatura dei muri verdi, dei pilastri, delle colonne, degli architravi, delle volte verdi; e la maggiore, ch'era necessaria, de' legnami, de' ferri, e delle vernici. Si evita la lunga cura, e l'instancabile educazione, che addomandava la formazione de' mostri di tasso, e di sabina. Gli alberi, e le verdi masse, che pianta il nuovo gusto, si conservano quasi da per se sole.
Lo spazio in vero degli antichi giardini era ordinariamente più piccolo, che quello, che esigono le piantagioni moderne, ma quegli spazj rendevano nulla, e solo apportavano spesa; frattanto che gli spazj verdi, e coltivati di questi divengono nello stesso tempo proficui. Gli alberi, e gli arbuscelli forniscono legna con i rami superflui, e danno una quantità di rampolli da piantarsi altrove, o da vendersi. I verdi tappeti danno fieno. Havvi un maggior risparmio di viali, e di spazj sabbiati. Ne' vasti ricinti non si guastano campi, nè praterìe. I boschi non vi perdono nulla della loro utilità, benchè un sano discernimento li cambia in luoghi di delizia; vi guadagnano in cambio, attesa una cura maggiore, che loro si accorda.
Ma ci si dirà, quanto non costano mai tante costruzioni nei giardini moderni? Qualche domanda, fatta a vicenda da noi, servirà di risposta a questa obbiezione. Che non costavano mai le vostre grotte colle loro conchiglie, e gli altri loro ornamenti? Che non costavano le vostre prospettive, e le vostre fontane, i canali, i cancelli di ferro, ed i vostri belvedere? Si richiederà forse, che un ricinto rinchiuda tutte le specie di fabbriche, di cui devesi parlare nell'esposizione della teorìa dell'arte?[32] Ove si raccomanda più l'economìa in fatto d'opere d'architettura, che nel nuovo stile? Una semplice casuccia coverta di paglia, una capanna da pescatore non bastano sovente per risvegliare l'idea del conveniente, e del bello? E chi peccava più dalla parte della prodigalità di quella insulsa maniera, che collocava sempre un padiglione, una grotta in faccia l'una dell'altra, per soddisfare la falsa idea d'imitare l'uniformità regolare dell'architettura civile?
Finalmente la violenza, che s'impiegava per isfigurare la natura, era nello stesso tempo una profusione inutile. Quante colline e montagne non si sono spianate a tutto costo per cambiare in pianura lo spazio totale del giardino! E dopo aver trasformato il tutto in pianura, quante pene, e spese non vi bisognavano per dare all'acque, divenute stagnanti, un corso forzato! Qualunque tentativo fatto per opporre a se stessa la natura, di cui si può imitare i modelli con tanta facilità, e vantaggio, è una stravaganza, che punisce ben presto la spesa gettata, l'infelice successo, e il pentimento.
Se si volesse spingere avanti il paralello fra i due stili seguiti dalle due grandi nazioni, dir si potrebbe, che il Francese soffoca la natura colla industriosa attività, colla quale vuol abbellirla; l'Inglese la rende talvolta soverchiamente negletta, e quasi deforme, volendola copiare troppo scrupolosamente, e senza scelta. In Inghilterra si travaglia per se; in Francia per la propria vanità. L'Inglese cerca alla campagna i piaceri campestri; la città segue il Francese nei campi. L'Inglese è nelle sue terre giardiniere, ed economo; il Francese non vi è il più delle volte altra cosa che decoratore. Il Francese vuol gettarvi nell'ammirazione, e nella sorpresa; l'Inglese vuole occuparvi con un seguito d'idee, e di sentimenti filati. Il Francese conta sulle proporzioni; l'Inglese sulle scene, e sui quadri. Questi cerca la varietà, che presenta la natura; quegli le invenzioni dell'arte. L'Inglese si sforza di mostrare il paesaggio, ed il Francese di mostrare il proprietario.