Dell'arte dei giardini inglesi

Part 17

Chapter 173,595 wordsPublic domain

Oltre le grandi piazze, che una città considerabile deve rinchiudere, ornate da statue, da monumenti, da fontane, ed anche da alberi, e circondate da fabbriche eleganti; deve altresì avere entro le sue mura, o in vicinanza delle sue porte alcuni luoghi destinati al pubblico passeggio. Questi luoghi sono consacrati all'esercizio, alla libera respirazione, al ristoro, e alla conversazione; quindi l'ordinanza, e la maniera, giusta la quale saranno ideati, risponderà alla loro destinazione. I giardini pubblici vengono riguardati oggigiorno come un bisogno importante per gli abitanti di una città, poichè non solamente temperano i travagli della giornata, risvegliando sentimenti aggradevoli, ma insensibilmente ancora rimuovono il cittadino dai divertimenti ignobili, e pericolosi, e lo avvezzano a trattenimenti migliori, all'uso d'una sociabilità più dolce, e più compiacevole. Le diverse condizioni guadagnano a rapprossimarsi in tai luoghi: gli uni adottano un contegno più decente, un sembiante modesto meno affettato; gli altri un'affabilità più prevenente, ed una più facile urbanità. Nel giardino pubblico bisogna che vi sia tutto per tutti; in esso le madri conducono i teneri figli a godere dell'aria aperta, e a sviluppare con semplici giuochi l'agilità delle loro membra; in essi l'artista concorre a sollevarsi nei giorni di riposo dalle fatiche ordinarie; la gioventù robusta vuol rinvenirvi i facili modi onde esercitare la ginnastica forza; il pensatore vi cerca i passeggi solitarj, ed i monumenti instruttivi; il grave magistrato vi rintraccia le piacevoli distrazioni; e le molli donzelle vi gustano la dolce frescura, il delicato olezzo, e la voluttà del riposo.

Un giardino pubblico deve trovarsi, per quanto è possibile, in sito aperto, e circondato da ridenti lontananze; dovrà avere alcune parti ombrose a ciascun'ora del giorno, ed altre felicemente esposte durante l'inverno. La piantagione sarà composta d'alberi, le cui larghe foglie spandino molt'ombra, e formino grandiose volte. I viali saranno larghi, comodi, moltiplicati, e preferibilmente in linea retta. Ciò non pertanto un pubblico giardino d'una vasta estensione, oltre i viali rettilinei, potrà contenere larghi sentieri tortuosi, praticati nel folto de' boschi, e ne' separati boschetti. Ciò sparge varietà nel totale. La comodità, e la sicurezza della gente a piedi esige che ne' sentieri, che gli sono assegnati, non vi passino nè carrozze, nè cavalli.

Non solamente si collocheranno sedili, e si destineranno seggi coperti, e piacevoli ricoveri nelle parti più scelte; ma se ne proporzionerà ancora il numero al bisogno della folla de' passeggiatori, e si distribuiranno ad opportune distanze. Queste piccole fabbriche siano varie per la forma, eleganti e leggiere per la loro costruzione.

Qualora un fiume, o un canale ne percorra il recinto, agili barchette v'invitino alla gita sull'acque, ed al piacer della pesca. Devono in recondita parte i bagni prestare il loro refrigerio, e le ampie vasche addestrare i nuotatori. Vi siano spazj destinati, ed acconci per ogni sorta di giuochi ginnastici, e di corse. Gli edificj pubblici, eretti dall'eleganza, e dal gusto, accoglieranno nelle ampie sale le danze, i giuochi, i festini, le refezioni: nessuno de' piaceri della vita sarà trascurato; a tutto sarà previsto.

Le pubbliche feste potranno celebrarsi con tutta la pompa; e sarà di modo disposto, che i viali regolari offrano il comodo di illuminazioni brillanti, onde tramutare con artificio l'oscurità della notte nella chiarezza del giorno; i boschetti si rischiareranno con faci meno ardenti ad imitare il pallore della luna; e le mete, i prospetti saranno innondati da scintillanti fuochi artificiali.

La frequenza del concorso esclude tutto ciò, ch'è raffinato, delicato, e facilmente struggibile. Ma si possono d'altra parte più utilmente ornare i pubblici passeggi, presentando al cittadino quà, e là frammezzo a' suoi stessi divertimenti delle saggie lezioni, e delle interessanti reminiscenze, col mezzo di quadri, di statue, di monumenti. Si rammentino al popolo le sue virtù nazionali, la fortuna de' pubblici avvenimenti, le azioni de' migliori suoi concittadini. Una delle pubbliche passeggiate d'Atene consisteva in alcuni portici ornati da quadri, che rappresentavano le belle azioni fatte da' benemeriti cittadini[28]. Si è poco pensato ancora a' giorni nostri a decorare consimili siti dedicati ai pubblici diporti, d'opere dell'arte, che onorino l'utile merito, imitando in ciò gli antichi, che non trascuravano mai ne' pubblici luoghi d'animare i cittadini alle virtù colle immagini delle virtù civili. Quanto sarebbe facile a ciascheduna città d'innalzare ne' pubblici suoi passeggi un monumento consacrato all'uomo più meritevole, nato nel suo seno! Ne' grandi giardini pubblici delle capitali si potrebbe dedicare ad alcun illustre poeta, artista, o filosofo, o guerriero celebre, qualche particolare boschetto, e decorarlo coi loro mausolei, collocati in iscene disposte a disegno, tratte dal carattere del genio, cui sarebbero consacrate.

Sarà piacevole che vi s'incontrino serragli di fiere, ricinti d'augelli peregrini, parchi di cervi, e di damme; che le acque siino popolate di cigni; che insomma tutto spiri il movimento, e la vita. Nulla di piccolo, nulla di meschino è perdonabile in questi pubblici luoghi. I mezzi delle nazioni sorpassano quelli de' privati; e tutto ciò ch'è pubblico, deve portare l'impronta della grandezza, e della magnificenza[29].

GIARDINI D'UNIVERSITÀ, E D'ACCADEMIE.

Amano le muse ridenti eminenze coperte, ed adorne di ruscelletti, e di fiori. L'Elicona, antica sede delle nove suore, era uno de' monti più fertili, e più arborati della Grecia.

Le operazioni dello spirito ottengono successi più pronti, e più felici, allorchè siamo circondati d'oggetti, che per loro natura ci apportano grate impressioni. La bellezza, e la serenità del luogo, allettando i sensi esterni, ravvivano l'immaginazione, e raddoppiano l'attività dello spirito. Noi lo sappiamo per prova a qual punto la nostra lena è rianimata, allorchè ritorniamo al travaglio dopo aver fatto graziosamente dell'esercizio in un giardino. L'amenità dello spirito, eccitata dal godimento della bella natura, fa dovunque la nostra contentezza, e contribuisce possentemente allo sviluppo delle disposizioni, per le quali si formano l'oratore, il poeta, e l'artista.

La città altera, e deprava il gusto della gioventù; la campagna, e i giardini lo rimenano al suo naturale istinto, e prestano preziose, e facili attrattive alla sua coltura. Le circostanze, fra le quali comincia la prima educazione dell'uomo, sono importanti. Il tuono, sul quale si monta la nostra sensibilità, e che ci accompagna per tutta la vita, è dipendente in gran parte dalle prime impressioni, che ci han colpite. De' giovanetti cuori, a cui di buon'ora si è inspirato il gusto della mondezza, dell'ordine, e dell'amenità, non lo perderanno così facilmente, e passeranno queste qualità ne' loro giudizj, e nelle loro azioni. La ristrettezza, il disordine, il tristo aspetto, che presenta una cattiva scuola, o una casa d'educazione, inceppa, ed intorpidisce le anime della gioventù, che vi si trova rinchiusa, e basta a renderle insensibili alle delicate impressioni del bello, che spiegano le grandi opere della natura, e dell'arte. Tutto ciò che trasmette idee, e sentimenti d'ordine, di convenevolezza, di beltà; gli edificj, e i giardini, che contribuiscono grandemente a ciò, non saranno meno essenziali, che i buoni maestri agli stabilimenti destinati all'educazione. Diversi collegi delle università di Oxford, e di Cambridge hanno vaghi giardini. L'università di Dublino ha un parco ripieno di campestri attrattive. Alcune università di Germania rinchiudono vasti passeggi; ma siamo ancora ben lontani d'avere de' giardini accademici, quali converrebbero.

Un'accademia, dove si addestra la miglior gioventù dello stato alle scienze, alle arti, e al servigio della patria, esige un sito sano, aggradevole, e tranquillo. Le mediocri città, e i grossi borghi sono preferibili a tal uopo alle rumorose città, e commercianti. L'aspetto dell'edificio, distribuito con sapere, ed ornato da buona architettura, sia bello, ed attraente. Vi avrà un giardino annesso, le cui piantagioni formeranno vaghi boschetti sacri ad Apollo, alle Muse, ad Ebe, disegnati d'una maniera caratteristica, e decorati dalle statue, e dai busti di queste divinità. Una campestre biblioteca, e parziali collezioni di storia naturale potranno essere sparse a proposito nel giardino, e potranno esservi case consacrate ai più illustri filosofi, e ai più chiari ingegni, ove i loro scritti si trovino accanto alle loro immagini. L'ordinanza del totale riuscirà facile, naturale, progettata con nobile semplicità, ed eseguita con gusto, e con discernimento.

Vi sia un orto botanico; e soprattutto s'insegni in tai luoghi l'arte benefica della coltura de' campi, e delle utili piante. Essa fornisce alla gioventù trattenimenti ripieni di allettamento, e d'interesse. Nelle parti appartate vi siano vasche per i bagni, e per la nuotazione, cavallerizza, e spazj destinati a diversi giuochi, ed esercizj di corpo.

La particolar destinazione di ciascheduna casa di educazione farà nascere facilmente nuove idee, relative alla disposizione del totale, e delle parti.

GIARDINO D'OSPITALE.

L'interesse degl'infermi, e quello de' sani domanda, che gli ospitali siano stabiliti fuori del ricinto delle città, in siti salubri, bene esposti, e secchi. In tali situazioni potranno tanto più facilmente avere un conveniente giardino, che circondi tutto all'intorno l'edifizio.

Un giardino d'ospitale deve offrire all'occhio dell'ammalato una vista ridente, e fiorita; alla sua orecchia una placida tranquillità: al convalescente un agiato passeggio, il benefizio dei tepidi raggi solari, e una ristorante freschezza, cagionata dall'aria libera, e dalle salutari esalazioni delle piante, e dei fiori. Le piantagioni si stenderanno lungo i sentieri asciutti, e ben sabbiati, guarniti d'abbondanti sedili, e varj. Viali troppo fitti renderebbero l'aria umida, stagnante, malsana; sono preferibili i gruppi di piante a fogliame rado, e leggiero fra cespugli, e piante odorose. Gli alberi coniferi, e resinosi ne siano proscritti. In un giardino d'ospitale tutto inviterà al godimento de' piaceri benefici della natura, all'obblìo delle infermità, e degli affanni della vita, e a far sperare un avvenire, e de' giorni più prosperi: quì deve tutto respirare quiete, e placida serena gioja, che nessuna scena malinconica, nè alcun vestigio della nostra fragilità intorbidi. Li frequenti spazj vuoti saranno animati da erbosi tappeti, e da ridenti piantagioni di fiori. De' ruscelli, il cui mormorìo sia sensibile, ivi scherzeranno piacevolmente. Si potranno disporre spaziosi massicci di piante a odori forti e balsamici, ed attirarvi una folla di canori uccelletti, che co' loro canti facciano risonare la gioja in cuori oppressi. Vi si potrà annettere un giardino di semplici per uso non meno che per diletto.

DE' GIARDINI DI CONVENTO.

Questi giardini, allorchè non sono consacrati all'utile, esigono un particolare carattere, dipendente dalla destinazione dell'edificio, dal genere di vita de' suoi abitanti.

In Inghilterra v'ha più d'un esempio di case di campagna fabbricate a foggia di monastero. Strawberryhill, campestre dimora del celebre Orazio Walpole, è un modello in questo genere. Lo stile dell'architettura, i mobili, le vetrate dipinte delle finestre, e tutti gli ornati sembrano del decimoterzo secolo. Non è desiderabile però che venghino alla moda le case di campagna in forma di chiostro (a meno che ciò non nasca per ripiego), che non presentano, che un leggierissimo vantaggio, quello di potervi cioè applicare a proposito l'architettura gotica.

[Illustrazione: _Tav. XXXII._ Campo santo, d'invenzione de la Gardette.]

GIARDINI ANNESSI AI CIMITERJ.

I cimiterj sono que' luoghi, che per loro stessi, ricordando all'uomo il più luttuoso di tutt'i momenti, abbisogna che nel loro aspetto diminuiscano il ribrezzo, che viene causato dall'idea della dissoluzione, ornandoli con maestosa semplicità di tutti quegli oggetti, che possono sussidiare l'immaginazione colle idee del riposo, e della riproduzione.

Le piante, che hanno il verde perenne, come i pini, i cipressi, i tassi, ed i lauri, sembrano essere esclusivamente volute per ornare questi ricinti, sia per l'idea funerea, che la consuetudine vi ha applicata, sia perchè mostrando queste piante di avere una vitalità permanente, che non riceve insulto dal verno, consolano l'umana ambizione, che tanto spesso ama di pascersi di felici illusioni.

Presso gli antichi Romani il cipresso era consacrato alle tombe, ed era l'emblema della morte, come la rosa quello del piacere. Questi alberi circondavano i loro tumuli, che non nascondevano in angoli remoti, ed oscuri, ma che collocavano in siti scoperti, e vistosi, e lungo le pubbliche vie.

Gli alberi piantati ne' cimiterj non solamente servono ad indicare i siti, ove giacciono amate spoglie, ma ancora a purificare l'aria; poichè le piante diminuiscono le cattive esalazioni, o almeno le rendono men perniciose. Gli alberi servono ancora ad arrestare lo stanco passeggiero là dove tanti monumenti atti a commuoverlo gli richiamano in mente interessanti rimembranze, e gli destano utili riflessioni.

Vi sono de' grossi borghi, e delle piccole città in Inghilterra, dove precisamente i campi santi offrono il solo passeggio pubblico alla popolazione; ma per quanti ornamenti, e quanta delizia vi sia sparsa, non è mai possibile di allontanare totalmente da quelli l'idea della tristezza, e del dolore.

Devono i cimiterj accogliere ne' loro ricinti senza ributtare per un aspetto eccessivamente tetro, non devono invitare con troppo lusso di ornati, e di amenità.

Li frequenta ora il pensatore malinconico, ora le madri piangenti, ora la vedova sposa, e l'orfano figlio, e sentono mitigare per la semplicità degli abbellimenti di quel ricinto il dolore, che vengono ad esalare sulle tombe de' congiunti, e degli amici.

Lodevole è quella legislazione, la quale avendo in cura gli oggetti sovraccennati, ha tenuto di mira di allontanare questi luoghi dall'abitato per procurare la maggiore salubrità dell'aria, e non serbare sott'occhio con troppa frequenza gli oggetti di commiserazione, e di dolore agli abitanti[30]. Più lodevole ancora sarebbe se si adottasse la pia e più salubre costumanza di serbare soltanto colla memoria e il nome degli estinti le ceneri, in luogo di custodirne le ossa. Più semplici in questo modo, e meno dispendiosi riescirebbero i monumenti di tutti coloro, che hanno un dritto affidato alla riconoscenza dei posteri, e all'amor della patria. Fede ne facciano i colombari Romani, che ne' vasi cinerarj ci hanno serbate le memorie di tanti illustri cittadini colle ceneri unite alle sepolcrali inscrizioni in piccoli spazj appunto, o nicchie, come i colombi sogliono praticare per riporre i loro nidi. Almeno tal costumanza potrebbe aver luogo fra i cittadini agiati, li di cui cinerarei sarebbero riposti ne' rispettivi poderi, come si costumava presso la più grande nazione del mondo. Frequenti e necessarie distinzioni convenendo alla diversità delle persone, d'uopo è, che introducasi nel ricinto una simmetrìa, che offra la collocazione dei tumuli più o meno eminente secondo i rispettivi ranghi. La più esatta eguaglianza morale, e politica diviene ineguaglianza di fatto; e per conseguenza il sarcofago, che eterna la memoria del liberatore della patria, e del sommo legislatore, sarà più eminente, e più ornato dell'urna d'un cittadino privato. I padri additeranno ai figli la storia delle gesta degli avi, e lodevole invidia, e grata rimembranza faranno emulare la celebrità dei predecessori.

Abbiano i cimiterj un sito esposto ai venti, che purificano l'aria; il paese all'intorno sia solitario, serio, e tranquillo. Felice chi potendo edificare questi ricinti in luogo, ove scorrano acque, saprà trarne il convenevole partito, e introdurrà dei ruscelli lustrali, che lambendo l'erba, e il piede delle piante possano contribuire col grato loro rumore ad interrompere il silenzio del luogo. I giardini annessi ai cimiterj devono considerarsi fra la classe di quelli, in cui regna una dolce malinconìa.

Il locale non sarà chiuso, ma protetto da una bassa muraglia, o da un fosso. Al di dentro una lista di pioppi piramidali, o di cipressi ne circonscriveranno simmetricamente lo spazio. Frammezzo queste piante vi siano spiazzi, che rinchiudino edificj funebri, cappelle mortuarie, cenotafj, e mausolej distinti con saggie inscrizioni, e vere. L'area sia vacua, e serva alle sepolture comuni, nel cui centro sorga un tempietto d'eccellente stile. Il lato aperto in avanti sarà chiuso da cancellata[31].

Il totale deve rappresentare un quadro tristamente grande, e maestoso, che non avendo in se niente di ributtante, nè di terribile, smuova ciò non pertanto l'immaginazione, e porti nello stesso tempo nel cuore un'emozione piena di pietà, di tenerezza, e di dolce malinconìa.

Tutte le popolazioni hanno molto contribuito alla memoria dei loro. I monumenti, che ci rimangono, ne fanno fede; e le memorie, che ci sono state tramandate dei riti sacri dell'antichità, ci attestano quanto rispetto s'avesse pei funerali, e pei sepolcri. Questo degenerò in superstizione esagerata, poi fatalmente è passato in moltissimi luoghi a una noncuranza colpevole. Possa risalire colla decorosa semplicità dei monumenti a conservarci le illustri memorie de' cittadini arricchiti delle virtù più eminenti, e nello stesso tempo non si vegga più profanato il municipio da' tristi oggetti di lutto.

[Illustrazione: _Tav. XXXIII._ Uccelliera del cittadino P. A. Zappa a Sesto.]

GIARDINI RELATIVI ALLE STAGIONI.

Ciaschedun cantone non è egualmente aggradevole duranti tutt'i mesi dell'anno; l'esposizione, e il suo carattere rendono dispiacevole in una stagione un soggiorno, che faceva piacere nell'altra. La natura ha dato ad ogni parte dell'anno il suo carattere proprio, come le particolari sue piante. Inoltre ciascheduna stagione è accompagnata da una quantità di circostanze, e d'accidenti, che non appartengono che ad essa sola. La natura stessa c'indica adunque che formando un giardino, bisogna fare attenzione alle distinte influenze delle stagioni. Le successive loro variazioni mantengono, e rianimano il gusto, che si prende agli allettamenti proprj di ciascheduna. Il gusto personale, i bisogni, o la disposizione d'un sito, che abita un amico de' giardini, possono altresì condurre a progetti di tale specie; ed è per tal maniera, che noi avremo de' giardini di primavera, dei giardini d'estate, d'autunno, e d'inverno.

Tutto il sapere dell'artista giardiniere consiste nel presentare sotto l'aspetto più favorevole ciò che la stagione ha di particolare, e tutto ciò, che il suo carattere ha di bello, e di piacevole; riunendo le circostanze avvantaggiose, ed accidentali, che l'accompagnano, rinforzandone gli effetti, per quanto è dato all'arte, ed escludendo tutto ciò, che non si accorda col piano di questa particolar disposizione. Cosicchè tutto quello, che la natura dispiega di caratteristico in ciascuna stagione nei differenti climi, sembri quì riunito, e reso più bello.

GIARDINO DI PRIMAVERA.

I fiori, il sereno, e la gioja coronano la gioventù dell'anno. La natura risvegliandosi dal suo sopore celebra i giorni ridenti della nuova sua nascita. Tutto è ripieno di movimento, e di vita. Le valli, e i prati s'adornano di fresca verdura, e degli smaltati doni di Flora. I boschi mettono foglie, e fiori; e l'esalazioni balsamiche ondeggiano per l'aria divenuta più calmata. Le ingrandite ombre campeggiano, e maestrevolmente contornano, e fanno risaltare gli oggetti. Il cielo sgombro dalle nubi, brilla d'un celeste chiarore, che rianima, e ristora, e riluce sui ruscelli, e sui fiumi, che susurrano, e mormorano, scorrendo con piena libertà.

Nei campi tappezzati d'erba le tenere agnella seguono belando la madre, mentre sulle alture un più robusto bestiame sorbe a lunghi sorsi i torrenti del nuovo aere, e fa rimbombare i suoi lieti muggiti di colle in colle. I boschi risuonano d'innumerevoli accenti d'uccelli, che cantando si chiamano, che fabbricano cantando i novelli ricoveri d'amore, e che s'addormentano, e si risvegliano cantando. Frattanto i sensi dell'uomo sono destati: un sentimento, che lo riscalda, lo penetra, e si sente rianimato, ed acceso d'entusiasmo; dimentica le città, e le loro occupazioni, e brighe, e respirando con maggior libertà, corre incontro alle voluttà, alle quali l'invita la natura campestre.

Questa è la festa di Flora. Gli alberi, i cespugli, e le piante, che in questa stagione fanno mostra dei loro fiori in tutta la vaghezza della vario-colorata loro pompa, devono decorare col loro smalto, e colle loro vacillanti ombre il verde tenero degli spazj erbosi. Perciò tantosto si disperdino isolate sul verde tappeto; tantosto si radunino in gruppi, e compongano folte masse a vaghe mischie, ed a soavi odori, o s'innalzino in forme piramidali, dominati dalle fiorite cime, al tempo stesso, che all'intorno pendano mazzi diversi d'arbusti men alti; e si riuniscano in leggiadri boschetti, consacrati alla primavera. L'artista giardiniere sceglierà le famiglie, e le specie, che forniscono una successione di fiori, e li radunerà in modo di non lasciarne mai priva la scena. Porrà attenzione a scegliere i gambi d'una forma più bella, perchè anche dopo la fiorita non offendano l'occhio; e sarà diligente in levare tutto ciò, che diggià è passato. Le piante a frutta non sono mai abbastanza raccomandate per le scene di primavera, per motivo della loro bella fiorita, ed anche i fiori a cipolla, de' quali si puonno comporre vaghi strati pittorescamente dispersi in quà, e là sulla fresca erba.

L'esposizione del giardino di primavera sarà al mezzogiorno. Una serie di collinette illuminate dal sole, e leggiadramente gonfiate, che spieghino ondeggiando le loro dolci pendenze senza rabbassi profondi, sembrano offrire il sito più analogo a questo carattere. Questo sito acquista maggior pregio ancora, quando si possa nelle piccole valli trammezzo a' lucidi sassi far gorgogliare qualche rigagnolo, di cui le acque sieno trasparenti, e chiare, il corso animato, moderato il mormorìo, e le rive coronate di fiori, che pendano, e che si mirino nel liquido elemento. Le acque, e i cespugli attirano la melodìa dei colorati augelli, la cui compagnìa non è giammai più aggradevole, che nel corso di questi giorni festosi, sacri all'amore, e alle canzoni. Che la serenità, e la gioja regnino in ogni parte del giardin di primavera. Tutte le decorazioni, tutte le opere dell'arte devono annunciare l'indole della stagione, la gioventù, e l'allegrìa.

Appartengono a questo cantone i seggi scoperti, gli alberi piegati ad arco, i tempietti ridenti, collocati in faccia di belle prospettive, circondati al di fuori di piante fiorite, ed ornati al di dentro d'immagini, che non respirino che il piacere. Le fabbriche saran leggieri, e d'uno stile gajo. Iscrizioni collocate sulle fabbriche, e nei siti di riposo possono altresì contribuire a renderci più attenti alle scene di primavera, e invitare a godere de' piaceri, ch'ella ci offre.

Quì fra ciocche di rose, e di gelsomini, e fra i gruppi di mandorli, e d'arbusti fioriti, frammezzo alle esalazioni balsamiche del giglio convalio, della madre selva, del giacinto, e dei narcisi, vicino ai boschetti, ove il cantor d'amore invita co' suoi accenti, al lungo de' ruscelletti, su le cui rive crescono la violetta, la precoce pivonia, e l'iride odorosa, quì le grazie, e l'amore amano avervi e sede, e culto.

[Illustrazione: _Tav. XXXIV._ Latterìa di Hohenheim.]

GIARDINO ESTIVO.