Dell'arte dei giardini inglesi

Part 16

Chapter 163,523 wordsPublic domain

Dove il sentiero sarà sabbiato, di quando in quando varie striscie di sabbia penetreranno, perdendosi nella piantagion laterale, riposta su d'un fondo erboso, e dove i sentieri saranno erbosi, penetrerà l'erba nel fondo sabbioso della piantagione, affine di rompere la disgustosa monotonìa, e la poco naturalezza delle verdi orlature. Di tratto in tratto nei grandi sentieri usciranno fuori con vaghezza gruppi d'alberi, e d'arbusti.

I fiori vogliono essere sparsi in quà, e in là, specialmente nei gomiti delle piantagioni. È a calcolarsi la continua successione di questi, ed il buon effetto delle varie loro tinte.

Le masse saranno proporzionate alla vastità del totale, e delle singole parti. Le larghe ammettono più facilmente i necessarj spazj liberi, senza de' quali i cespugli non le renderebbero impraticabili nè allo sguardo, nè al piede. Da taluni di questi spazj vuoti si potrà trarre diverso partito pel mezzo degli stretti sentieri sinuosi, e nascosti, che v'introducono. In consimili piantagioni si avverta di frammescolare le piante, che attirano il loro nutrimento dal fondo della terra, con quelle che lo attirano dalla superficie.

Si comporranno masse rischiarate con alberi isolati, o a gruppo, della stessa famiglia; e se ne formeranno così anche di piante, e d'arbusti di specie diversa.

Allorchè i sentieri serpeggiano fra colline, si può produrre un nuovo buon effetto, prolungando sul pendìo le piantagioni, e facendole variamente percorrere le diverse sommità, lasciandone sgombri alcuni spazj, per i quali godere delle circostanti vedute.

Nel sito, ove un ruscello, oppure un fiume forma un gomito piacevole, per vieppiù marcarlo, sarà ben fatto piantarvi un albero maestoso, o un gruppo d'alberi superbi.

Sulla fronte del boschetto, e della foresta collocate alberi di bella venuta, e di abbondante fogliame, che facciano contrasto con quelli del di dentro. Nel prato disseminate alberi gruppeggiati a grandiosa cima, che si pieghino, che s'incrocicchino tra loro a giuste distanze. Formano prospettiva, apportano l'effetto del chiaroscuro, aprono, e nascondono gli spazj, e gli oggetti a piacere, ed arricchiscono il quadro.

Le piantagioni sui fianchi dell'abitazione non consisteranno che in gruppi leggieri, ed avvenenti.

Le masse d'alberi folte, ed oscure compongono il miglior fondo, che si può dare alle praterìe. L'occhio si compiace a riposarvici sopra, dopo d'avere errato fra gruppi d'alberi grandiosi, e di fioriti arbusti. Il totale della piantagione ora anderà salendo, ed ora successivamente mancando, in modo che ingrandisca lo spazio, ed apra un esteso orizzonte. Essa deve contrapporre cogli spazj erbosi. A fondi oscuri fate succedere boschetti ridenti. Che la varietà, e il contrasto regnino mai sempre nella grandezza, nelle forme, nelle distanze, e nelle foglie de' gruppi. L'allegro fogliame conviene sul davanti d'un'oscura foresta; il bruno sull'erba ridente; ne' fondi il verde cupo del tasso, e della tuja.

In generale non bisogna sopraccaricare di piante gli spazj erbosi; devono presentare vaste superficie verdi, nelle quali le piantagioni non sono che abbellimenti, e qualche volta una necessità prescritta dalla disposizione dei punti di veduta.

Alcune volte conviene di lasciare sgombre le naturali convessità del terreno. Si legano allora l'una coll'altra d'una maniera più dolce. Una leggiera eminenza potrà ornarsi con fiori, con arbusti, o con piante nane; un albero non vi converrebbe, poichè l'elevazione poco considerabile del terreno contrasterebbe troppo colla sua altezza; a meno che questi piccoli rialzi non finghino l'effetto della terra, che naturalmente vien sollevata dalle radici dell'albero sovrapposto. Agli angoli delle curve rientranti collocate piccole piante, e collocatene delle grandi agli angoli delle curve sporgenti.

Gli alberi destinati a presentarsi isolatamente devono essere distinti per il lor tronco, per la loro corona, o attrarre l'occhio, che vi si fissa, per qualche altra eminente qualità. La loro bellezza si distingue meno in una foresta, o in un bosco fra gli altri alberi, che allorchè si presentano soli, o in piccoli gruppi, e più liberamente allo sguardo. Il castagno d'India, per quanto comune sia, riesce sempre pregievole per questa parte, considerata la sua bella cima tonda, il suo fogliame che presenta belle macchie, ed i suoi grandi mazzi di fiori. Il tiglio d'America, e d'Europa, il pioppo d'Italia, e della Carolina, l'albero tulipifero, gli aceri, e soprattutto quello che si chiama ACER OPALUS Mill., la cui ampia corona ricca di superbe foglie accresce il valor del tronco; e nelle scene autunnali il sorbo aucupario, ed anche il lazzeruolo sono da preferirsi a giusta ragione[25]. Il pino, il larice, quello detto STROBUS, ed in generale tutte le piante sempre verdi vengono collocate nella guisa più avvantaggiosa, allorchè sono poste isolatamente: prestano un grande abbellimento ai vasti tratti di terreno erboso, ove arrestano piacevolmente lo sguardo.

Componendosi gruppi, bisogna soprattutto essere attenti ad unire gli alberi, che si convengono tra loro. Quelli a foglia si convengono più co' loro simili, e così gli alberi coniferi con piante analoghe, le quali propriamente non hanno foglie, ma una specie di linguette. Tuttavìa gli alberi riescono bene se sono in opposizione colle loro foglie, p. e., il salice di Babilonia, la betola bianca, e il larice si associano felicemente; l'albero tulipifero, gli aceri, il platano, la quercia si accordano per la forma delle loro foglie; il tiglio, il pioppo nero, e gli aceri mettono cime egualmente diritte. Ove si vorrà introdur contrasto, il pioppo bianco si unirà col faggio purpureo, ed anche meglio questo secondo col rubione. L'arte del gruppeggiare le piante devesi imparare dalla stessa natura, ove questa è intatta, o almeno più conservata che tra noi.

Il luogo suggerisce sul fatto un'infinità di partiti, che sarebbe cosa stucchevole, ed imperfetta il precisarli; come altresì molto in fatto di piantagione è da lasciarsi alla natura, che vi mette poi l'ultima, e più valente sua mano.

Le piante giovani col tempo prosperano meglio, le vecchie sono più presto godibili, ma il di loro traspiantamento esige gran diligenza, e domandano anch'esse qualche anno per rimettersi, e talune periscono. Sarà bene mescolarne dell'una, e dell'altra sorta. Le varie maniere di riunire gli alberi in gruppi possono essere incognite a qualche dilettante, per cui non gli spiacerà di trovare quì un leggier saggio a questo riguardo.

[Illustrazione: _Tav. XXX._ Modello di piantagione per gruppeggiare le piante.]

CONCEZIONE DI UN GIARDINO.

Allorchè l'artista giardiniere sarà incaricato dell'esecuzione, e della piantagione d'un giardino, comincierà dallo studiare la natura del terreno, che dovrà abbellire. Osserverà a vicenda i contorni del sito, ed il paesaggio, che lo circonda, e che può fornirgli bei punti di vista. Esaminerà le acque correnti, e le stagnanti, le roccie, le colline, i rincalzamenti, i boschi da taglio, e quelli d'alberi da cima; considererà quali piante prosperino meglio nel terreno, sul quale dovrà travagliare; lo percorrerà spesso per tutt'i sensi, e a tutte le ore del giorno, affine di bene impossessarsi della natura del sito, e di marcare le naturali separazioni, che presenta, e per approfittare degli effetti del mattino, del mezzodì, e della sera.

Dietro queste meditazioni calcola, ed abbozza il suo piano generale; si forma nella sua testa la distribuzione delle grandi masse, e la prospettiva gli indica il posto, che occupar devono per non nuocersi mutuamente, sia nascondendosi le une dietro le altre, sia non gruppeggiandosi convenevolmente tra loro, onde formare quelle vedute pittoriche, che difficil cosa riesce d'incontrarne delle somiglianti in natura.

Abbastanza versato in botanica, conosce l'indole degli alberi, delle piante, e degli arbusti; sa quale qualità di terra, e quale quantità d'acqua addomandino. Instrutto del naturale loro crescimento, delle forme, e colorito delle loro foglie, e de' loro fiori, e frutti, sa se prosperino più al sole, o all'ombra. Fatte queste conoscenze, stabilisce le sue grandi masse; e dopo d'avere disposto il terreno, riflette alla distribuzione delle parti, e fa le sue piantagioni in modo che le differenti specie di piante, in ragione delle loro forme, e colori, produchino l'effetto, che brama.

Volendo ornare il suo giardino d'opere d'architettura, e non conoscendo abbastanza quest'arte, si rivolge ad un architetto intelligente, e di gusto: spiega a lui il suo piano, lo conduce sul sito, e cerca d'immedesimarlo nelle proprie idee, perchè la fabbrica, di qualunque carattere ella sia, abbia una reciproca convenienza, e proporzione; con anticipata previdenza calcolando il maggior incremento, che potranno acquistar le piantagioni, che la circondano[26].

Operando così è quasi impossibile di non far bene, e di non accostarsi ai movimenti semplici, e fecondi della natura. Il possessore risparmia, e l'artista acquista riputazione; le persone di gusto sono soddisfatte, e ciascheduno vi trova il suo conto.

Proprietarj! nuovi ricchi del giorno! sappiate approfittare di quanto possedete, e non vi affannate a crear quello, che vi manca. Impiegate il vostro denaro ad ingrandire la vostra possessione, piuttostochè rinchiuderla in un piccolo spazio per aggravare il vostro terreno di vani oggetti discordi, e ridicoli.

Se si trovano nel vostro fondo naturali elevazioni, boscaglie, e dirupi, cercate di pervenire comodamente a questi oggetti; diramate gli alberi, atterratene alcuni per iscoprire le parti troppo nascoste, fate piantagioni per guarnire le parti vacue; colmate le concavità inutili, e dispiacevoli all'occhio; introducete comode stazioni nelle posizioni pittoriche, dove la veduta dei contorni interessa l'attenzione, e dove la fatica fa desiderar un ricovero. Disegnate il vostro sentiero nei boschi, abbattendo le piante, che impediscono il passaggio; ma abbiate cura di conservarne le più belle, facendo deviar la strada ora da un canto, ed ora dall'altro. In questa guisa si troveranno i cammini formati naturalmente, e a poca spesa. La costruzione di una capanna, che servirà d'asilo contro il sole, e la pioggia, o d'un villereccio ponte congegnato d'alberi, fatti dal più zotico villano, riescono cento volte più pittorici, e più analoghi al luogo, che se fossero questi oggetti l'opera del più abile ingegnere.

Se al contrario il vostro terreno giace in un fondo, e che siate abbastanza felice d'avervi dell'acqua, e di trovarvi a poca profondità una sorgente, scavate, ingrandite il suo recipiente, cercate il suo declivo, e fate scorrere questa limpid'acqua in tutt'i siti, ove potrà portarsi. Imitate fedelmente le rive de' ruscelli, lasciandovi crescere l'erba, le canne, e le piante palustri; collocate con discernimento il salice piangente, il pioppo, ed il faggio; ed aggiungete i più convenienti arbusti, procacciandovi effetti, e punti di vista interessanti. Di luogo in luogo arrestate il corso delle acque con sassi, che sormontandoli, le acque produrranno cadute. Se le rive sono abbastanza separate, perchè il volume dell'acqua formi grandiosi nappi, collocate sulle sponde qualche pezzo d'architettura. La sua riflessione nell'acque, e la quiete del luogo apporteranno la calma nell'animo, e l'inviteranno ad una dolce meditazione.

Le tombe, gli obelischi, i templi, le grotte saranno artistamente riposte, e con infinito giudizio. Dalla loro disposizione si riconoscerà il sapere, ed il gusto dell'artista, se ha saputo approfittar del terreno, e se è pervenuto ad ingrandirlo.

Vi è un mezzo di alzare il terreno collo scavarlo all'intorno, e portare le terre all'orlo. Questa fattura comunica movimento al piano, e diventa più profittevole qualora si trovi nel fondo una sorgente. Infoltendo di piantagioni l'argine, si ottiene un ricovero delizioso nei calori della state.

Si perverrà a tutti questi siti senza punto accorgersene, sia per vie diritte, o tortuose, sia per cammini scavati, o coperti. Si darà luogo a piacevoli sorprese, e non si mostrerà ogni cosa tutto ad un tratto: è questo il mezzo infallibile di cagionare sensazioni piacevoli, e di non stancare l'immaginazione.

Quanto è soddisfacente di comunicare un aspetto più bello ad un tratto di paese! Riempirlo della varietà delle scene magnifiche, è approssimarsi in qualche modo alla creazione! L'uomo virtuoso, ed industre, che passa la sua vita fra le sue piantagioni, e che coltiva con cura il suo orto, è l'amico del genere umano, che soddisfa a un debito di natura. Le piantagioni non procurano soltanto piaceri innocenti, ma durevoli, che rinascono in ciaschedun anno. Quanto diletto si prova alla vista di un paesino, che si è formato, a quella di ameni passeggi, e all'ombra degli alberi, che si sono piantati colle proprie mani! Non imbarazzate, non opprimete dappertutto gli ammirabili siti della bella natura; non tagliate mai i rami delle vostre piante in figure matematiche: poichè il vedere le piante, che s'innalzano in forma di cono, di palla, di piramide, o di ventaglio, oppure in altre forme, che annunciano i segni della violente forbice, tutto ciò rovescia le idee di natura, e non compensa i piaceri, ch'essa ci somministra. Imprimetevi bene in testa, che non si crea la natura, e che tutta l'arte immaginabile non può servire, che a farla valere. Qualunque tu sia, guardati dal produr indifferenza coll'opera tua. Sarebbe questa la prova più certa, che hai mancato al tuo scopo, e che non hai sentito tu stesso le emozioni, che ti proponevi di risvegliare in altrui.

[Illustrazione: _Tav. XXXI._ Veduta della casa, e di una parte del giardino, ricavata dal piano generale, tav. III, pag. 34.]

CONDOTTA, E FILO D'UN GIARDINO.

A dare in qualche maniera la condotta, ed il filo di un giardino Inglese, offriremo uno squarcio ricavato dall'opera DE LA COMPOSITION DES PAYSAGES DI M. DI GERARDIN. «Noi dobbiamo trovare sui fianchi della casa un sentiero ombroso, e battuto, che ci condurrà facilmente ne' siti più interessanti..... Ora ci troviamo in un bosco, ove i raggi del sole scherzano attraverso le ombre; il cristallo di una fonte riflette le forme della rosa, che germoglia sulle sue rive; il mormorìo delle limpide acque, gli amorosi accenti degli augelli, il grato profumo de' fiori vi allettano al tempo stesso tutt'i sensi.

Più innanzi un bosco quasi impenetrabile offre il santuario al pensante silenzio, e alla confidente amicizia. All'estremità di questo bosco il susurro d'un ruscello, inteso da lontano, invita al dolce riposo sotto l'ombra. In una solitaria, e trista valle scorre fra scogli ricoperti da coralline il ruscello, di cui s'intende lo strepito. Quasi subito la valle si richiude da ogni parte, e lascia a stento un sol passaggio per un sentiero tortuoso, e difficile. Quale spettacolo si presenta tutto ad un colpo! Attraverso le cavità oscure dei lontani massi si slanciano da ogni banda acque brillanti, e rapide; i sassi, le radici, i rami, e i tronchi d'alberi frammescolati nella precipitosa corrente dell'acque variano gli ostacoli, lo strepito, e le forme delle loro cadute in cento guise diverse. Lo spazio è circondato d'alberi annosi, che l'avviluppano, e l'abbondante fogliame s'incurva, e s'intralcia sopra l'onde spumose: i gruppi d'alberi, disposti nella più felice maniera, procacciano un sorprendente effetto di chiaroscuro, e di prospettiva a questa scena incantata; le rive sono adorne di piante odorose, e di cespugli fioriti; qualche scarso raggio di luce, riflettuta dal lucido della cascata, rischiara questo misterioso ricovero, ove regna quel dolce chiarore, che si confà tanto alla bellezza. È là appunto, che la bella Ismene si bagnava un giorno; il caso vi condusse il giovinetto Ila: attraverso le foglie scorge l'amante, che da lungo tempo il suo cuore adora in segreto. Che addivenne alla vista di tante attrattive! Arso da desiderj, combattuto da delicatezza, prende il partito d'involarsi con una precipitosa fuga al delirio de' sensi; ma fuggendo lascia cader un viglietto. La bella Ismene sorpresa dal rumore, che ha inteso, getta lo sguardo intorno, scorge il viglietto, e il suo cuore è commosso da tanta delicatezza, e da tanto amore. Ila fu amato, Ila fu felice; e la memoria di questi avventurosi amanti è ancora incisa sopra una vicina quercia.

Quì in un terreno profondo, e ritirato un'acqua placida, e pura forma un laghetto; la luna, avanti d'abbandonar l'orizzonte, si compiace a mirarvisi lungamente. Le rive sono circondate da' pioppi: fra i nascondigli delle loro tacite ombre si scorge in lontananza un umile monumento filosofico, consacrato alla memoria d'un uomo di genio, perseguitato quaggiù, perchè volle colla sua indipendenza porsi al dissopra della vana grandezza. La tranquillità, e il silenzio regnano in questo grato ritiro.

Fra poco un bosco d'antiche quercie, sotto le quali si travede un tempio, involto nella più profonda oscurità, offre alla meditazione un sicuro asilo. Quì il poeta in preda all'entusiasmo non è distratto, e quì ritrova le sublimi idee, che esprime ne' suoi versi.

Là si presenta una valle ristretta, e solinga; un ruscelletto scorre tranquillamente sull'erboso letto; i pendìi delle montagne sono ricoperti di felce, ed i boschi racchiudono questa solitudine: un romitaggio si trova in queste parti, che servì di pacifico rifugio ad un sapiente.

Sulle rive d'un vasto lago vicino s'innalzano aridi scogli, e massi informi, le cui cime sono coperte da pini, da larici, e da tortuosi ginepri. L'incolto terreno richiama alla mente dappertutto l'immagine d'uno squallido deserto. Questo sito è separato dal restante della natura per una lunga catena di rupi, e di monti. Il pittore viene a cercarvi de' quadri della gran maniera; e l'amante infelice, o quegli, che ha perduto l'oggetto del suo amore, vengono a cercarvi la dimenticanza delle loro pene; ma non vi ha sito così selvaggio, ove amore non li perseguiti: si veggono scolpiti sul sasso i nomi delle belle, e la rappresentazione de' pegni de' loro antichi amori.

Attraverso un bosco di cedri per una dolce salita si perviene alla sommità d'un erto monte, ai cui piedi serpeggia un fiume tra fertili praterìe: da là l'occhio abbraccia un ampio orizzonte, coronato in lontananza da un anfiteatro di monti.

Diggià il sol levandosi dispiega con maestà il suo radioso disco. Le vaporose nuvolette si dissipano al suo aspetto; lunghe ombre spandono in avanti gli alberi, le case, e le dorate coste sopra il verde tappeto, risplendente ancora di rugiadose perle; mille e mille accidenti diversi di luce arricchiscono questo quadro solenne, ove l'orgoglioso filosofo, dopo di avere vanamente esauriti tutt'i sistemi, è forzato di riconoscere l'essere degli esseri, e il dispensator delle cose.

Ma quanto prima l'attrattiva dell'ombre, e l'amabil verde de' prati ci chiamano nella valle per dare riposo agli occhi abbagliati da tanto spettacolo. Ai piedi del monte havvi un bosco, ove i lupoli, e i caprifogli, attortigliandosi agli alberi, formano festoni, ed intrecciate ghirlande. Gli strati di musco, e d'erba verdeggiante sono rinfrescati da spruzzi di piccole sorgenti, intorno alle quali ne' cespugli di rose salvatiche, e di spine fiorite l'usignuolo amorosamente gorgheggia.

Letti di verdura ci arrestano ad ascoltarlo con tanto più di piacere, che all'odor della rosa, e del bianco spino si frammischia quello del giacinto salvatico, delle semplici violette, e del giglio delle valli, che crescono con profusione in tutti i luoghi di questo ameno bosco, che sono visitati dal sole.

Sortendo di là uno spazio vasto di praterìe, si stende insino al fiume, e serve di pastura a numerosa greggia, che non paventa il cane del pastore, nè la sua verga. Gruppeggiati gli agnelli in cento maniere diverse, gli uni pascolano pacificamente, gli altri sono sdrajati; e sembrano ancora più ingrassati dalla dolcezza della pace, e della libertà, che pel sapore dell'erba fresca, e fiorita; mentre dall'alto delle roccie mal accessibili la capra divora il citiso amaro, e fa una pompa maestosa delle ondeggianti sue lane.

Massicci di salici, d'ontani, e di pioppi ci porgono la loro ombra per condurci ad un ponte, dove si traversano i due bracci del fiume, che formano un'amena isoletta.

In un bosco di mirti, e di allori si osserva tuttavìa un antico altare. Il profumo del fiorito bosco, nel quale è piantato, e le vicine rovine d'un tempietto antico dimostrano abbastanza, che fu altre volte consacrato all'amore; ma di presente non forma che un semplice passaggio, ed una rustica abitazione è appoggiata alle rovine, quasi non più riconoscibili, del tempio.

Dall'altra parte del fiume si trovano i ricinti d'una cascina, della quale si scopre il fabbricato sulla vicina costiera. Un sentiero percorre i differenti campi fra siepi di ribes, di piante del lampone, e d'arbusti fruttiferi. La terra non vi riposa mai. Il bue ivi rumina in pace, il montone, e la capra saltellano in libertà, ed il puledro esulta, scuotendo la sua crinita cervice, divorando i sentieri, e gli spazj immensi del prato colle rapide corse, senza invidiare la libertà dei campi dell'Iri, o del Galeso.

Un po' più in là, in altri campi l'agricoltore mena l'aratro cantando, e i suoi più teneri figli giuocano d'intorno a lui; frattanto che quelli, che sono capaci al lavoro, strappano la cattiv'erba ne' solchi seminati. Il travaglio risparmia alla gioventù il disordine delle passioni, risparmia i mali, sostiene la salute, prolunga i giorni della vecchiaja; e questa buona gente alla fine della giornata, per lo meno si è sottratta alla noja, ch'è ben di spesso il tormento del ricco, e della grandezza.

Ma è tempo di finire il nostro passeggio. Un frutteto ci riconduce a casa.

«Ho voluto soltanto darvi un leggier saggio delle bellezze, e delle varietà, che si possono rincontrare nella natura; intraprenderei invano di rappresentarvi tutte quelle, di cui essa n'è suscettibile. La differenza delle colture, le ineguaglianze del terreno, la diversità degli stessi oggetti, osservati da differenti punti, e sotto diversi aspetti; finalmente tutta la fecondità dello spettacolo dell'universo non può non offrirvi in una maniera, o nell'altra dettagliati oggetti in tale abbondanza, che non sarete imbarazzato che della scelta. Ma nelle parti, come nel tutto non contrariate mai la natura»[27].

DEI GIARDINI PUBBLICI.

Non è da lasciarsi dimenticato in proposito di giardini qualunque abbellimento conveniente ai luoghi pubblici, siano piazze, passeggi, mercati, monumenti, licej, nosocomj, ec., i quali possono essere abbelliti di piante, di ombre, di acque, di edifizj analoghi a tutto quello, di cui si è fatto parola, parlando dei giardini Inglesi.