Dell'arte dei giardini inglesi
Part 14
Tutto ciò che orna un edificio, non adorna egualmente un giardino, e di tal numero sono le statue; tanto più se si tratta di giardini, che devono imitare varj tratti della bella natura. Tuttavìa volendosene pur impiegare, non saranno fuor di sito una Flora tramezzo ai fiori, un Bacco sotto una pergola, una Diana in un bosco, Pomona nell'orto, e Venere, e le Ninfe al fonte. L'impressione, che desteranno però, non sarà mai gran fatto piacevole, attesa l'usanza resa di troppo comune; e considerate come divinità tutelari del sito, il lor interesse è svanito per noi. Produrranno forse miglior effetto le statue allegoriche della pace, della vittoria, dell'abbondanza, e quelle ancora d'uomini illustri, in siti a loro consacrati. Si potranno situare delle statue simmetricamente intorno l'abitazione, a motivo delle opere d'architettura, alle quali appartengono in qualità di produzioni d'un'arte collega; ma in un giardino sarà meglio disperderle quà e là.
D'ordinario nel gran pezzo di tappeto verde, che circonda la casa, campeggia con buon effetto la statua colossale della divinità, cui sembra dedicato il giardino, usanza probabilmente ricavata dall'antichità più nascosta, quando nell'orto si costumava di riporre la statua di Priapo.
Le statue esposte allo scoperto nei modernissimi giardini Inglesi sono totalmente proscritte; e diffatti la perpetua loro immobilità annoja, tolgono l'illusione, la verità, e l'effetto dei siti naturali, e quasi sempre non vi son collocate così che per pompa; su di che è da riflettersi, che le statue non ammettendo mediocrità, se son belle, vogliono essere meglio apprezzate, e riparate, e se cattive, non van mostrate del tutto[20].
Le statue propriamente non sembrano fatte che per l'ornato degli edifizj, e particolarmente per quello dell'interno. Nei giardini ciascheduna richiede il suo tempio, o la sua sede, ove figurare da sola, o con analogo corteggio. Convengono così, nè mai sfacciatamente nei siti, ove natura domanda a dispiegare le sue bellezze; ove quando pur s'incontrano, sembrano d'essersi scostate a caso dalle loro stazioni, d'essersi perse in cammino, e smarrite nei luoghi, ove certo non si aspettava di trovarle.
[Illustrazione: _Tav. XXII._ Piramide con sua cella, spaccato, e pianta, d'invenzione del cittadino la Gardette.]
MONUMENTI.
Se all'esempio degli antichi noi imparassimo a pregiar maggiormente l'energìa dei monumenti, noi potremmo, godendo nello stesso tempo dei piaceri campestri, risvegliare pure in alcune parti de' nostri giardini la memoria di un merito eminente, o di un'azione grande, ed utile, e nutrirvi per tal maniera de' sentimenti morali. Nei giardini si possono consacrar dei monumenti ai filosofi, ai poeti, ai grandi artisti, ai cittadini utili, ed agli amici tanto morti, che vivi. Questi contrassegni di memoria possono essere egualmente dedicati al piacere, ed al dolore, ed esigono sempre una scena analoga al carattere di queste emozioni. Il monumento d'un avventura, d'un sentimento, d'una ricordanza piacevole attragga l'occhio sulla bella collina, che sormonta: un monumento di duolo, o di malinconìa si nasconda modestamente in un fondo appartato, nel mezzo di folti virgulti, o sotto alle roccie.
Gli effetti dei monumenti posson essere molto variati, a seconda della diversità delle persone, o dei soggetti, de' quali rinfrescano la memoria. Risvegliano dei ricordi, e dei sentimenti interessanti di venerazione, d'amicizia, d'amore; delle emozioni, che apportano un grato piacere, o una dolce malinconìa. Allorchè le bellezze di natura hanno saziato i nostri occhj, noi amiamo di fermarci presso quei monumenti, ove il cuore vi trova pascolo novello.
Li monumenti, tanto comuni in Inghilterra, il cui soggetto è preso nella stessa famiglia del proprietario, o nel ristretto cerchio de' suoi amici, sono i più energici per lui, ma non così per tutti gli altri.
Fra le differenti sorta di monumenti, appartengono taluni all'architettura, e tali altri alla scultura. I tempj, le piramidi, gli archi trionfali, le colonne, gli obelischi, ec. appartengono alla prima; alla seconda le statue, le urne, i tumuli, ec. Qualche monumento riunisce le due arti. Gli uni sono semplici, come un'urna, una colonna; gli altri composti come un mausoleo ornato di figure, un'urna, contro la quale s'appoggia una statua in attitudine dolente, ec.
Frammezzo questi monumenti se ne trovano alcuni, che per cagione del loro carattere di magnificenza, e di grandezza non convengono troppo ad un giardino. Di questo numero sono gli archi di trionfo, e le statue equestri. Questi monumenti annunziano una pompa, che non si accorda guari colla semplicità de' giardini. Le urne, e i cenotafj, le colonne civiche, navali, ec. sono oggetti assortiti a' cantoni melanconici di un giardino, risvegliando idee, e sentimenti, che tali cantoni non saprebbero produrre da per se soli. Basterà nei depositi il solo nome di chi vi giace.
Il famoso quadro di Poussin, chiamato comunemente l'Arcadia, è espresso così: nel mezzo d'un sito ridente quanto mai si vede il deposito d'una giovine morta sul fior degli anni colla seguente iscrizione: ET IN ARCADIA EGO. Ma questa iscrizione così laconica fa fare le più serie riflessioni a due giovani, ed a due donzelle inghirlandati di fiori, e che sembrano d'aver incontrato questo monumento sì tristo in siti ove pareva, che non cercassero un oggetto d'afflizione. Uno fra essi fa rimarcare agli altri questa iscrizione, mostrandola a dito; e non si vede più su' loro volti, attraverso l'afflizione che principia, che i segni d'una gioja che spira. S'immagina d'intendere le riflessioni di questa gioventù sulla morte, che non risparmia nè età, nè bellezza, e contro cui non hanno riparo li più fortunati climi...
Costruendo un monumento qualsiasi, l'artista ha la scelta fra una moltitudine di forme, purchè siano in se stesse di buon gusto, e s'accordino col carattere dell'opera. L'invenzione di tutte le parti della costruzione, la sua esecuzione, ed egualmente l'ornato devono decidersi, e misurarsi esattamente secondo le regole della convenienza, e dal più o meno d'importanza dell'oggetto, e della sua destinazione. L'esterior forma deve invitare l'occhio d'una maniera piacevole, ed avere un carattere chiaramente espresso, che non lasci lo spettatore un momento in dubbio sulla di lui significazione; e questo carattere dev'essere tale, che si possa colpirlo avanti che la lettura dell'iscrizione termini di spiegarlo. Un deposito, un sarcofago, un'urna sepolcrale sono oggetti facili a comprendersi, non così una semplice colonna, che esige qualche accessorio, che rischiari la cosa, come un emblema, o un'iscrizione. Una semplice ghirlanda di fiori basterà per indicare, che la colonna, sulla quale è riposta, è consacrata ad una piacevole rimembranza. In nessun'altr'opera si dev'evitare più la superfluità d'ornato, che ne' monumenti; essa nuoce alla tranquilla maestà, ed alla semplicità grave, che formano l'essenza de' loro caratteri. Più il monumento è semplice, meno distrae la vista, e più la sua impressione sarà sicura, e pronta. Bisogna che l'occhio possa tutto ad un tratto abbracciarlo intieramente, e che non vi sia nulla da cercare. Due iscrizioni offendono già la semplicità; ed una colonna sormontata da vaso, o da altro qualsiasi ornato, porge una complicazione, ed uno stile ignoto ne' bei tempi.
Tutte le fabbriche e i monumenti del giardino vogliono essere fatti sulla scala geometrica della casa, perchè s'ottenga una giusta proporzione rispettivamente tra essi, e la casa. Dovrà altresì regnare una giusta proporzione tra gli spazj di ciascheduna scena, e l'oggetto particolare, che vi primeggia; e tra questi spazj parziali ancora, e la totale estensione del giardino.
La prima precauzione da osservarsi impiegandoli si è quella di non renderli giammai parte capitale del quadro, ma di subordinarli sempre alle scene naturali; di non ammucchiarli indistintamente, e di non presentare giammai un'opera dell'arte, che attiri a se sola tutti gli accessorj. Ciascheduna fabbrica abbia la sua base di terreno in ragione dell'apparente suo piede di fabbricato, e questo terreno sia in gran parte scoperto, e sgombro, ed in dolce salita. S'avverta per ultimo, che l'oggetto primario di ciascheduna scena vuol essere collocato, per quanto si può, in alto, e deve piramidare con quanto lo circonda.
I nomi delle primarie ville Inglesi sono dedotti da quelli de' siti nel mondo stati illustrati per memorande imprese dagli antenati de' rispettivi proprietarj. Si veggono sparsi nel parco con dignità i monumenti di gloria nazionale, e quelli delle private famiglie; e riposte in quà, e là le urne, e i cippi degl'individui, che si son segnalati, o cui ha distinto qualche singolar avvenimento. In alcuni parchi la riunione di questi funebri oggetti compone un ragguardevole elisseo. Tale tributo reso al vero merito, onora quello, cui è dato, e chi lo discerne; ritiene viva ne' petti cittadini la memoria dei fasti, e de' progressi nazionali; e lascia impressa nella mente di chi ha visitato questi monumenti, consacrati ad uomini illustri, un'alta confidenza, ed opinione verso le fortunate famiglie, che li hanno prodotti.
[Illustrazione: _Tav. XXIII._ Colombario, ossia cinerario della famiglia degli Acii nel parco di Belgiojoso, con suo spaccato, e pianta.]
ISCRIZIONI.
Le iscrizioni sono addizioni che si fanno agli edifizj, e ai monumenti per ispiegarne l'origine, o la destinazione. Servono adunque a togliere qualunque sorta d'incertezza sulla significazione di queste fabbriche, ed a soddisfare nel punto stesso la curiosità di chi vi si accosta.
Le proprietà essenziali delle iscrizioni sono d'essere concise, e chiare, d'un buono stile, convenevoli all'oggetto, e di sembrar nate senza stento dalla natura stessa, e dalla destinazione della cosa.
Un edifizio, o un monumento non soffre che una sola iscrizione. La fabbrica non è là in favore della iscrizione, ma l'iscrizione in favore della fabbrica.
Si possono altresì spargere in un giardino delle iscrizioni sopra siti di riposo, su panche, su porte, ec. Allora cessano d'essere rischiarimenti necessarj, e s'allontanano dalla primiera loro istituzione. In questi casi, non servendo più d'indizj, potranno essere più lunghe, e più circostanziate. Potranno riportarsi alle bellezze della scena, richiamare alla mente qualche util precetto, esprimere un sentimento coerente al carattere del luogo. Quando sono morali, devono esprimere un pensiero importante, o un sentimento vero, ed elevato; quando si riportano al carattere della scena, saranno energiche, e vibrate. Riescono quasi sempre importanti nei giardini, perchè danno luogo ad un seguito d'idee, e di sentimenti, a cui l'anima forse non vi si sarebbe così facilmente abbandonata senza tale incitamento.
La lettura dei classici nelle rispettive lingue metterà in istato facilmente il proprietario del giardino di scegliere ciò, che più conviene al suo caso, e farà contribuire gli autori più accreditati alle bellezze del luogo, disseminandone i precetti, le riflessioni con saviezza, e collocazione giudiziosa. I poeti patetici, georgici, didascalici, buccolici sono piucchè mai ridondanti di sentimenti analoghi alla coltivazione, al riposo, alla solitudine, all'amor delicato, alla campestre tranquillità.
Per ottenere un buon effetto dalle iscrizioni, convien usarne con sobrietà; troppo frequenti annojano, e manifestano una cert'aria di pedanterìa: altronde varj oggetti chiaramente espressi non ammettono iscrizioni.
Nelle iscrizioni vuol essere impiegata quella lingua, ch'è più facile a comprendersi, cioè la lingua del paese. È un peccato, che le iscrizioni in buona prosa italiana formino quasi tuttora un tentativo da farsi[21]. Non conviene far pompa di molte lingue, e di lingue morte; convien imprimere dei sentimenti, e dare nozioni chiare, e distinte.
[Illustrazione: _Tav. XXIV._ Pagoda Chinese, suo spaccato, e pianta, d'invenzione de la Gardette.]
_Spiegazione del piano generale_
A. _Basamento composto di roccia_ B. _Scala d'erba_ C. _Terrazza in piano_ D. _Quattro gran vasi_
_Spiegazione del piano particolare_
A. _Porte d'ingresso_ B. _Porte finte per spechi_ C. _Colonnette dorate_ D. _Scala di vivo_
DELLE FABBRICHE NEI GIARDINI[22].
La comodità fu la cagion primiera delle piccole fabbriche, che si praticarono nei giardini. Si cercava
un sito, ove porsi al coperto dalle pioggie, dal vento, dal freddo, e dal caldo; si voleva un grato ricovero, in cui godere in pace dei piaceri della società, e di quelli della solitudine.
Il gusto in appresso avendole considerate come mezzi di abbellimento, si cominciò a precisarne le forme, l'eleganza, il carattere, la situazione.
Avanti di farne la scelta convien usare la più diligente attenzione alla situazione, all'indole, ed alla disposizione del giardino, e soprattutto distribuirle con discernimento, e sobrietà.
Gli edifizj devono produrre il loro effetto nei giardini egualmente, che nei paesetti, e non comparirvi come semplici oggetti, ma come oggetti di una significazione determinata. Devono esser proprj, non solo ad indicare più chiaramente il carattere del cantone, cui appartengono, ma ancora a comunicargli una nuova energìa, che si diffonda sul totale. Devono rinvigorire l'amenità, l'allegrìa, la gravità, la malinconìa delle scene, delle quali fanno parte, e rendere ciascheduno di questi caratteri vieppiù sensibile. Un rottame rinforza l'aspetto solenne, un eremo il malinconico, un tempio il nobile, una capanna il campestre.
Sarà dunque essenziale che la fabbrica si accordi col carattere del luogo, in cui è riposta; ed anzi il carattere di ciascheduna scena determinerà la qualità dell'edifizio, che le conviene.
Inoltre la grandezza, e l'ornato esteriore dell'edifizio devono misurarsi sull'indole particolare del distretto. Soverchia estensione e ricchezza spegne soventi l'impressione, che produr deve la scena naturale; e se è troppo poca, non la fa spiccare abbastanza: poichè si avrà presente, che non bisogna considerare la fabbrica, e il sito, in cui risiede, come parti tra loro isolate, ed indipendenti, ma che devono formare un totale, sostenersi amichevolmente colle reciproche loro relazioni, ed accrescere le mutue loro impressioni con combinazione armoniosa.
DELLE CASE.
Non è del nostro instituto di parlare delle case di campagna, ma per farne un cenno, diremo in generale, ch'esse devono comporre un insieme ben ordinato, e saggiamente inteso, e non essere un confuso ammasso d'edificj mal congiunti, ove l'occhio sia distratto dalla moltitudine delle parti, ed offeso dal di loro disordine.
Presenteranno un totale d'apparenza nobile, e semplice, ed atto a produrre sull'occhio del conoscitore un'aggradevole impressione col suo ordine, colla sua simmetrìa, colla bellezza delle forme, e colla verità del carattere.
Le case saranno distinte in magnifiche, in nobili, e in eleganti. Convenendo a tutte una bella situazione; la distribuzione, e l'ornato sarà relativamente analogo a ciascheduna.
Convenientemente poste sopra una dolce eminenza, il luogo adjacente diventa parte inerente del terreno occupato dall'edificio, e la regolarità potrà stendervisi sopra. Perciò nell'immediata adjacenza il difetto di totale regolarità sarebbe strana cosa; essendo una fabbrica oggetto d'abbastanza grande importanza, onde si debba distendere l'influenza della simmetrìa fino sulle parti, che le appartengono, e le quali non sono ancora sotto l'impero dell'arte dei giardini. Gl'intervalli, che legano la casa col giardino, e coll'introduzione, debbono essere meno sensibili pel mezzo di gradazioni reciproche. Riesce più conforme alla serie delle nostre idee lo smarrirci poco a poco nell'aggradevole disordine, che ci offre la natura, a cui l'arte cede successivamente il suo posto, e i suoi diritti.
Il carattere della casa dovrà accordarsi con quello del paese, che la circonda.
La massa totale d'una fabbrica, particolarmente dalla parte del giardino, presenterà una figura unica, e non divisa, o complicata. Le forme più vantaggiose sono la rettangolare, e la circolare: una troppo estesa lunghezza distrugge l'aria di grandiosità dell'edificio.
Un sol quadrato basterà per una casa di campagna del genere elegante, e vago. Riguardo poi a quelle, che domandano maggiore spazio, e grandezza, si potranno aggiungere delle ali diverse al corpo principale, lasciando libera l'entrata, oppure chiudendola con cancelli. Si potranno ancora praticare con buon effetto all'ingresso de' corpi avanzati isolati. Alle case, riposte sulle alture, bastano due piani.
Gli ornati tanto interni, che esterni, e gli addobbi debbono respirare un'aria campestre, e richiamare la libertà, il piacere, e l'allegrìa, che regnano alla campagna, e ne' giardini.
ABBELLIMENTI DI PARTI ISOLATE DI CASA DI CAMPAGNA.
Qualunque casa di campagna, a proporzione della sua importanza, esige un ingresso, che l'annunzi favorevolmente, ed anche una specie di piazza, che ne abbracci tutta la facciata, chiamata dagli oltremontani avanti-corte. Essa è comoda a più usi, e particolarmente serve a far brillare la casa, e procurarle uno spazio intorno pieno di luce, e di vista.
Le corti in Inghilterra sono chiuse da cancelli, e il più delle volte aperte; la cinta generale, che rinchiude i giardini, gira anche intorno alla casa, ed alla sua introduzione, e rinchiude il tutto senza avvedersene.
È inutile richiamare, che una casa qualunque, perchè abbia buon effetto, non può essere situata altrimenti, che tra corte, e giardino.
L'avanti-corte delle case Inglesi ordinariamente è preceduta da viali pittorici non sempre dritti, con gruppi d'alberi dalle due parti, e con masse più o meno grandi di bosco sui fianchi. Ben di spesso essa ha nel mezzo un vasto recipiente d'acqua, per cui la strada piega dalle due parti verso la casa, fiancheggiata da gruppi d'alberi sempre più belli, la quale introduce alla corte, ch'è tutta ricoperta d'erba, alla riserva della doppia strada, comunemente circolare, per la quale si perviene alla grande scala, che mette al vestibolo del palazzo. Il verde tappeto della corte, solitamente di figura circolare, contiene nel mezzo arbusti, e fiori.
Agli angoli, ed ai fianchi della casa gl'inglesi appoggiano volontieri de' superbi gruppi d'alberi irregolarmente, che contrastano con vaghezza contro le masse bianche, o cenericcie della fabbrica.
Il basamento della casa, e specialmente verso il giardino è ricolmo di vasi di fiori, e così pure le finestre con parapetto a colonnette. Girando intorno un alto basamento, gli uffizj sono praticati in parte delle cantine.
L'intonaco prediletto degl'Inglesi nelle case di minor importanza si è quello, che finge mattoni, di un bel rosso con rigature bianche. In allora tutti gli sporti sono bianchi, ed in quà, e là si vedono de' bassi rilievi di figura incassati nel muro a proposito.
Le stalle, le abitazioni, e i ricoveri atti al servizio sono distaccati dal palazzo, e formano ali, o corpi isolati, per cui la corte comunica col giardino.
Per discendere al coperto le carrozze in alcuni palazzi salgono nel vestibolo, coronato da timpano, pel mezzo d'una circolar cordonata.
Presentiamo il prospetto del palazzo di Scoonenberg presso Brusselles, stato edificato dal duca Alberto di Sassonia Techen, che accenna parte di quanto si è detto.
Lo stile, che generalmente hanno abbracciato gli Inglesi, è quello del Palladio, e d'Inico Jones, suo celebre competitore. Nelle grandi fabbriche fanno uso della pietra di Portland, ch'è più bella ancora della pietra di Parigi, volgarmente detta da taglio. Diversi palazzi nelle ville Inglesi sono oggetti di tutta magnificenza.
[Illustrazione: _Tav. XXV._ Prospetto del palazzo di Scoonenbergh presso Brusselles, altrimenti chiamato la villa del Lake.]
Era nostra intenzione di presentare i piani generali di alcune ville Inglesi più scelte, e con successivi rami, e le corrispondenti descrizioni proseguire a parte a parte l'esposizione, e l'ordine di tutte le scene, che le compongono, metodo che infallantemente conduceva meglio d'ogni altro ad ottenere l'intento dell'opera; ma la difficoltà grave di procurarci simili piani, e le singole parti che abbracciano, senza le quali le sole descrizioni languiscono, e riescono spesso d'un senso oscuro, ed equivoco; inoltre l'amore di offerire qualche saggio di cose patrie in questo genere; e per non moltiplicare pur anche all'eccesso l'incisione, pervenuta diggià in quest'opera ad una piucchè discreta dose di tavole; essendosi voluto ancora trattar l'argomento con una maggior estensione; tutto ciò ci ha limitati ad attenerci ai pochi prospetti generali di ville inglesi, che abbiamo sparsi nell'opera, presi di fianco all'abitazione principale. Queste ville non sono delle più grandiose, ma sono belle, e presentando la scena del palazzo, ch'è la prima, la più importante, e la più difficile a ricavarsi, dinotano abbastanza la situazione generale, ed i diversi partiti, a cui questa dà luogo. Ciò potrà in qualche modo supplire al resto, variabile all'infinito, ed ineguale, come lo sono i locali diversi, le immaginazioni, e i differenti stati di finanze de' proprietarj.
Secondo il vecchio stile francese, egualmente che secondo il moderno inglese, le delizie d'una villa debbono esser divise in tre parti principali, e distinte; nell'introduzione cioè al palazzo, in quella detta propriamente giardino, e nel bosco, ossia in quella chiamata parco.
Il giardino, che rinchiude la scena del palazzo, e che l'accosta da ogni parte, dovrà comporsi d'una natura più gentile, e più scelta, ed egualmente le scene, nelle quali sarà suddiviso. Similmente sarà più artefatta la parte dell'introduzione al palazzo, come altresì più studiato, ed ingentilito il principio del parco, che lega col giardino.
Quest'ultima parte, il parco, a misura che si estenderà, e si allontanerà di più dall'abitazione principale, diverrà vieppiù negletto, e si amalgamerà viemmeglio colla natura del paese, che lo circonda.
L'interne scene del parco possono essere indicibili, e può abbracciare il parco nel suo seno possessioni intere a varie colture, con villaggi, e casali, con porzioni di monti, di valli, e di fiumi; oppure semplicemente servirsi di questi oggetti, come d'altrettanti punti di prospettiva.
L'esistenza d'un casale nello stesso parco, o nelle sue vicinanze, saggiamente divisato, e fornito di tutti gli amenicoli, che risguardano il bestiame, e la manifattura delle sue produzioni; che contiene il ricinto degli animali domestici, e quello delle pecore; il sito proprio per le api, e quello per ogni sorta di pollame; con i diversi magazzini de' generi, e l'abitazione dell'intendente, e de' contadini tramezzo al verde, e all'acque correnti, riuscirà sempre oggetto di somma importanza, e d'una piacevole, e varia occupazione.
Un recinto particolarmente destinato alle bestie salvatiche può formare una porzione considerabile, e interessante d'un esteso parco, e col suo aspetto agreste ed oscuro, e colla forte combinazione de' suoi alberi servire di contrapposto al restante dei quadri, e rinforzare il senso di serenità sparso nelle scene, ove questa predomina.
Un parco di bestie salvaggie esige primieramente la disposizione essenziale alla sua destinazione; vale a dire, la chiusura del suo confine, de' sicuri ricoveri, il nutrimento, e l'acqua necessaria al salvatico. Sarà dunque composto da una folta foresta, che rinchiuda ciò non pertanto un suolo abbondante d'erba, che leggiadramente si dispieghi negli spazj vacui. Questi liberi spazj permettono la circolazione dell'aria attraverso i boschi, vengono visitati dal sole, e dai salvatici, che vi si radunano piacevolmente alla portata dell'occhio; ma altresì sono essenziali al ben essere degli abitanti de' siti folti quà, e là dispersi, e composti di virgulti, e di sterpi.