Dell'arte dei giardini inglesi
Part 13
Una grotta artificiale deve soprattutto avere una tal situazione, quale noi siamo avvezzi a vederla in natura; dev'essere appoggiata a collina, a rupe, o collocata fra' scoscesi massi, e fra' ruscelletti, in siti bassi, ed oscuri. Non v'è niente di men naturale, che grotte fattizie alla pianura, o ne' luoghi scoperti, ove immediatamente attirin l'occhio. Debbono avere una situazione allontanata, e mesta, e che non si scopra con facilità. Non saran annunziate nè da introduzion elegante, nè da uno spazio in avanti riccamente adorno. Non sarà per questo essenziale, che il sito sia affatto chiuso, e privo d'ogni sorta di vista; vi posson essere praticati de' fori diversi, che presentino ridenti prospettive, particolarmente all'acqua. Nella formazion delle grotte deve regnare una composizione semplice, negletta, e rustica. L'interna decorazione è riposta nella configurazione stessa de' sassi, e negli effetti accidentali dell'acque, che vi trapelano, o che le percorrono. Qualunque sorta di distribuzione, e di ornato, che non vi si potrebbe trovar naturalmente, non vi ha luogo. Sia semplicissima la sua forma esteriore: un mucchio irregolare di pietre; una parete di screpolato sasso; una rupe composta di masse isolate, che sembrino d'essersi separate per l'effetto del tempo, o dell'acque, in quà in là imbrattate di musco, e di sterpi, o tappezzate d'edera, e di vite selvatica, che serpeggino fra le fessure, in alto ricoperte di terra, ove spuntino a stento degli umili arbusti, li cui languidi rami cadano sopra l'entrata; de' ruscelletti, che scorrino nei fianchi fra cespugli.
Quantunque le grotte de' giardini non sieno che imitazioni delle naturali, tuttavìa si penserà a disporle in modo, che riescano pulite come conviene, e che non sieno mai pericolose. Non saranno umide, nè impenetrabili all'aria purificante, nè manco debbono esser basse, e strette. Non sono refrigeranti, e d'uso, che allora che son composte d'elevati macigni secchi, con vaste volte foracchiate d'aperture, che diano luce, e vista.
Si può dare ad esse un carattere determinato, che si rapporti agli usi, ai quali altre volte servivano. Si può consacrarle ad una ninfa, ad un antico eroe, ad un santo; e farvi campeggiare gli oggetti, e le particolarità, che ci rammemora la storia. Sarà però meglio prescindere da qualsivoglia oggetto mobile, ed accessorio; cosa che d'ordinario degenera in puerilità, e che non appartiene alla di lor natura; cosa senza verità, di breve illusione, e che toglie il possibile miglior uso del sito. Tutto al più sarà permessa una concisa inscrizione; e per riguardo all'ornato, ed al movimento vivente, glielo comunicheranno, come in tutte le altre parti del giardino, le persone stesse, che l'anderan visitando, che debbonsi considerare per le vere e sole macchiette del quadro; e quando pur predominasse l'amor del maraviglioso, suggerirei piuttosto delle mascherate conformi alle diverse scene, che presenta il giardino.
Le grotte per se stesse riuscendo oggetti straordinarj in natura, ed i giardini presentando di rado de' siti convenevoli ad esse, sarà meglio risparmiarle. Un bel giardino può esserne privo senza difetto.
Qualora, pel bisogno di smaltir terre, si determini d'innalzare in una parte del giardino un'artificial collinetta, anche pel risparmio delle stesse terre, si potrà disegnare il piano d'un'intralciata grotta, da elevarsi a foggia di cantine, ricoperta da grandiose volte, o da macigni. Per la maggior chiarezza della cosa, ne presento quì uno schizzo, che basterà a suggerire altre idee più convenevoli, e più belle.
[Illustrazione: _Tav. XX._ Grotta sforata, d'invenzione di M. Schuricht.]
DEI ROMITAGGI.
I romitaggi, che si collocano nei giardini, opere dell'imitazione, sono destinati meno ad essere abitati, che a far gioire per qualche istante del riposo, e della solitudine, ed a rinforzare le impressioni, che destano i cantoni pacifici, e melancolici.
L'eremo domanda una situazione nascosta, ama le montagne, e le rupi. Talvolta una grotta può essere situata colla maggior naturalezza agli orli d'un'acqua, ma l'eremo sembra unicamente fatto per le foreste, e per i deserti.
Il romitaggio è una capanna, una semplice casuccia fabbricata per man dell'uomo; o allorchè è praticato nel sasso, e che si accosta alla natura delle grotte, è travagliato a foggia di stanza, che s'approssimi alla regolarità.
Devesi rappresentare come abitato da un solo. La riunione di molti romitaggi ai fianchi l'uno dell'altro, diminuirebbe coll'idea di società la forte sensazione, che è propria al romitaggio. Appartiene ai siti solitarj, ove regna una dolce malinconìa.
Il romitorio ci rammemora que' tempi, in cui la pia innocenza abbandonava il mondo per trovare il paradiso ne' deserti. Quì la vita de' primi monaci era santa, ed utile; coltivavano le terre, e rendevano sani, e fertili una quantità di siti incolti. I deserti non risuonavano solo delle loro preghiere, ma del fracasso ancora dell'ascia, che dirigeva le lor mani; l'agricoltore del vicinato andava a domandar loro non solamente delle benedizioni, ma delle istruzioni ancora sopra i suoi travagli. Un genere di vita, privo di tutt'i piaceri mondani, e di tutte le comodità della società, ed impiegato, e diviso fra il travaglio, la penitenza, e la meditazione, non era veduto che dal cielo, che doveva ricompensarlo un giorno. Li brevi giorni della lor carriera scorrevano in seno di una felice uniformità, senza bisogni, e senza passioni. I raggi del sole cadente, rischiarando la fronte del romito, lo trovavano così sereno, che quelli dell'aurora, che lo svegliavano. Il solitario aveva fatto cambio di tutte le sue pretensioni su questa vita, per le speranze della futura, verso la quale il suo spirito indefessamente si avanzava colla tranquillità, che inspira la confidenza. Quando s'approssimava l'ora del suo passaggio, pien di fiducia, porgeva l'orecchio alla voce degli angioli, che lo chiamavano a loro; col crocifisso in mano abbandonava questo mondo con una maestosa gioja, e lasciava la sua cella, e la memoria della sua pietà ad un fratello, le cui preci l'accompagnavano in cielo. Simili rimembranze si risvegliano all'aspetto d'un romitaggio, che hanno una tenera energìa, e che destano sentimenti dolci, ed affettuosi.
Stantechè ne' giardini non si hanno considerabili porzioni di monti, e difficilmente una scoscesa rupe, ed agreste, dietro cui si possano nascondere gli eremi, non si saprebbe collocarli meglio, che in alcuni ritagli di terreno imbrattati d'arbusti, e di sterpi, o in luoghi rabbassati, ed ombrosi, ove più facilmente possono acquistare il carattere, che esigono. Un romitaggio è felicemente situato quando s'appoggia ad un colle, ed a rocche; e qualche volta troverà il suo posto fuori del ricinto del giardino nelle adjacenze d'una vicina landa.
Il cantone, ossia la scena, che circonda immediatamente un romitaggio, dev'essere priva di fasto, d'attrattive, e d'ornati; ma presentare un'aria d'abbandono, di modestia, di pacifica semplicità, senza brio, e senza bellezze, che faccian colpo.
Una placid'acqua, o una chiara sorgente è conforme quanto mai al suo carattere. Si potrà rinforzare l'idea della solitudine col mezzo di piantagioni d'alberi a rami pendenti, ed a foglie oscure, e con spessi cespugli.
L'edifizio può essere egualmente di sasso, che di legno, purchè la sua struttura sia della più rigida semplicità, e della maggior negligenza. Nessun'arte, nessun lusso; la stessa ignoranza delle proporzioni dell'architettura risulta quì per un merito. L'aspetto del totale non deve annunziare, che sobrietà, indigenza, dimenticanza di se stesso. Un tetto di stoppia, o d'ardesia, informi pilastri, che lo sostengano, una parete di cretoso fango, ne' cui fianchi si vedan i danni del tempo, e delle stagioni, riunita in parte, ed in parte ricoperta da musco; un'inelegantissima porta fra un rozzo steccato, che rinchiuda lo spazio; delle finestrelle con stamigne, o con vetri consunti, o colorati, formano l'esterior corredo d'un romitaggio.
L'interior distribuzione deve limitarsi alla decenza, ed alle comodità indispensabili: della semplicità dappertutto, della modestia, e della gravità; una panca, un letto per il riposo in un angolo; una cappelletta in un altro; una specie di nicchia colla semplice immagine del santo titolare; nei muri qualche sentenza, che c'insegni la saggezza in questa vita con semplicissime parole; al dissopra della porta un campanello per annunziar l'ora della preghiera, compongono la decorazione più conveniente ad un eremo, oggetto ricavato dalla vita monastica.
Ne' romitaggi deve trovarsi una certa oscurità, cagionata dal picciol numero delle aperture, e dalla fosca piantagione all'intorno. Le tinte predominanti saranno brune, o griggio-cariche.
Risguardando talvolta un romitaggio come oggetto, che non deve produr impressione, che colla sola apparenza, si pensa di aver tutto fatto, quando l'esterior solo porta l'impronto della solitudine, e si crede che l'interno si possa adornare con tutte le bellezze di una fastosa sala. Ma lasciando da parte, che questa disposizione mette in contraddizione l'esterno coll'interno della costruzione, essa interrompe l'impressione ognivoltachè si entra, e si sorte, e fa sì, che il circondario stesso perde il suo effetto. Nessuna necessità giustifica questa pratica, e la leggier sorpresa, che si prova al primo aspetto, è troppo fugace, e debole, onde compensare le impressioni che toglie.
Avanti di costruire un romitaggio fa di mestieri indagare il carattere, e la destinazione delle parti, che compongono il giardino, e consultare la di lui ampiezza. Non vi ha luogo sempre[18].
RUINE.
Gli effetti, che producono le ruine, non solamente ne giustificano l'imitazione, ma le rendono ancora sommamente pregiabili nei moderni giardini. Rammentano i tempi passati, ed eccitano un sentimento compassionevole, misto a malinconìa. Queste impressioni possono essere modificate in più maniere dal carattere particolare, e dalla destinazione anteriore, dall'età, dall'ordine, e dalla forma sovente distinta, e soventi volte incerta, dalle iscrizioni in quà, e in là per metà scancellate di un edificio in decadenza, dal suo posto, e da altre particolarità, che richiamano gli eventi, ed i costumi antichi. È per tal maniera, che gli avanzi d'un castello posto sulla montagna, d'un convento, d'una vecchia casa signorile, cagionano sensazioni variate a norma de' tempi, e d'altre circostanze, che questi aspetti richiamano allo spirito, e che puonno essere di una grande diversità intrinseca. Ci ritroviamo fra secoli, che non esistono più. Si rivive per qualche istante nell'età della barbarie, e della guerra, ma della forza, e del valore; in quella della superstizione, ma della pietà modesta; nell'età della ferocia, e della passione per la caccia, ma dell'ospitalità, e dell'eroismo.
Tutte le rovine portano lo spirito a far il paragone tra lo stato loro anteriore, ed il presente; ci richiamano gli eventi, ed i passati costumi; e l'immaginazione trova nei monumenti, che le si offrono, l'occasione di penetrare in là della portata degli occhj, e di perdersi fra le immagini, sorgenti secrete, ma copiose di piacere, e di dolce malinconìa.
Tali sono gli effetti delle vere ruine; ed allorchè le fattizie sono ideate di maniera a produrre una felice illusione, possono fare quasi la stessa sensazione.
Il colmo dell'arte sta nel togliere ad esse qualunque sorta d'apparenza artefatta, e dare un'ordinanza, una precisione, una legatura, o una discontinuazione, che le faccia sembrar antiche, e l'opera verosimile dei guasti del tempo, e dell'influenza delle stagioni. Per ottenere ciò è necessaria cosa, ch'esse sieno composte di grandi masse, e che per quanto disgiunto, e smembrato il tutto appaja, si possa ciò non pertanto riconoscere confusamente una certa proporzione fra le parti. L'unione delle parti può essere cessata, poichè la disunione è l'effetto naturale del tempo; ma devono queste essere collocate di maniera a conservare ancora una tal qual connessione, e non essere sparpagliate così da lontano, che l'occhio sia obbligato di raccoglierle penosamente, o peggio ancora, che manifestino l'operazione della mano dell'uomo, che le ha così disperse; dispersione altronde niente indispensabile, come ce lo attestano tutt'i bei resti antichi. Li frammenti intieri di muro potranno restar completi, e riuniti, e far vedere di qual uso eran da prima. Qualche volta pure lo scopo che si prefigge, di produrre cioè una determinata sensazione, rende questa precauzione essenziale. In tal caso bisogna che rimanga qualche vestigio della primiera destinazione dell'edifizio. In conseguenza non vi siano mucchj informi di pietre, che significan nulla, ma delle parti conservate, e di tratto in tratto riunite, che dinotino la forma, e la precedente disposizione dell'intiera fabbrica.
Le ruine, ed il locale non devono manco essere in contraddizione: per quanto incolto, per quanto rozzo sia il luogo, non deve ciò non ostante esserlo al punto da rendere inverosimile, che la fabbrica, li cui avanzi vi si trovano, abbia giammai potuto esservi eseguita realmente in tutta la sua estensione, e servire all'uso, cui era destinata.
Perchè non manchi l'effetto delle fattizie ruine, convien accelerarne la concezione, e non dar luogo a riflettere, e a ricercare se quanto si vede sia realtà, od artificio. La riflessione è soprattutto ritenuta da ruine d'un significato non equivoco, e determinato, e che fanno tosto riconoscere la destinazione, e l'ordinanza della fabbrica, di cui ne sono gli avanzi. Ad ottenere quest'effetto bastano talvolta un basso rilievo per metà corroso, una statua spezzata, un frammento di capitello, o di cornice, un'iscrizione appena leggibile.
Affine di dare alle ruine un'apparenza di verità, si può qualche volta aver ricorso ad un intonaco sporco, e tristo. Dipenderà questo dal carattere delle ruine. In generale però sono le masse di sasso, che convien impiegare, e che vanno esposte logore, spezzate, e screpolate.
Acquistano le ruine maggior naturalezza, quando sono frammischiate ad erbe, ed a boscaglia. La natura sembra riprendere con una specie di trionfo il possesso dei siti, che l'architettura le ha rapito. Niente prova maggiormente la vetustà, che un luogo, che, altre volte ornato da una fabbrica, è oggidì ricoperto d'erba, e di sterpi. Una quantità d'edera, che sorte dall'interno d'una conquassata torre; un ciriegio, che solingo ed incurvato fiorisce fra ruinate mura; dei rovi sbucciati dalle crepolature; un ruscelletto, che mormora attraverso i gradini d'una scala appena riconoscibile, sono le circostanze varie, e soventi volte compagne delle vere ruine, che annunziano vivamente la forza de' tempi.
Altri accidentali oggetti potranno ancora stabilire un contrasto più parlante fra le ruine dell'edifizio, e la trascorsa sua magnificenza. Qual sentimento di tenerezza, di malinconìa, e di tristezza non s'impadronisce mai dell'animo dei dotti viaggiatori, allorchè visitando le contrade un tempo coperte da greche fabbriche magnifiche, trovano al fianco degli informi frammenti un rozzo casolare, un miserabil tugurio per il viandante, e nascondigli di belve feroci fra gli avanzi sublimi d'antichi tempj! Un gufo, che abita una rovinata torre, una famiglia di cornacchie, che si è stabilita in vecchj muri, un picciolo steccato pei montoni, non sono cose rare presso le ruine, e rinforzano l'idea, che si forma d'un sito deserto, da lungo tempo abbandonato dagli uomini, e da uomini famosi.
In Inghilterra, ove non esiste un sol pezzo d'antichità greca, e romana, con sommo criterio piuttosto si coltivano, e si rappresentano le antichità gottiche; la qual buona usanza è di più appoggiata dall'opinione di Home, che pretende, che nelle gottiche ruine si vede il trionfo del tempo sopra la solidità, immagine malinconica, ma non dispiacevole; e che le greche piuttosto ci ricordano il trionfo della barbarie sul buon gusto, immagine trista, e che ci sconforta.
Supposto adunque, che le ruine non contraddicano l'architettura altre volte impiegata nel paese, bisogna, che abbiano una situazione analoga al lor carattere, e nella quale possano figurare senza estranei soccorsi. Sembrano collocate naturalmente in ribassi sterili, e contro eminenze aride, e sassose; non mai in riva d'un acqua chiara, fra ridenti boschetti, o di mezzo a fiori. Sieno lontane da siti vaghi, ed ameni: possono succedere a quelli per gettar del contrasto nel quadro, ma non mai farne parte. Sono la proprietà dei cantoni, ove regna la solitudine, la dolce malinconìa, la gravità, il solenne.
Le ruine non possono servire a viste opposte alla loro natura, e alle sensazioni, che destano; in conseguenza non vogliono essere decorate internamente a foggia di sala per mangiare, o di sala per la musica. La gioja, ed il piacere non albergano là, dove non si mostrano, che la caducità, e la distruzione.
L'ingresso alle medesime non sarà disposto con arte, nè abbellito. Le ruine non devono presentarsi all'occhio; vogliono essere ritrovate, nascoste ed inviluppate, come sono, nell'oscurità, e nella mestizia. Scorte d'improvviso in parte solitaria fra sassosi ammassi, e fra sterpi, e dopochè si son percorsi inospiti sentieri, ecciteranno, e occuperanno sensibilmente l'immaginazione.
Le ruine possono spesso, per la loro situazione, e connessione con boscaglie, comporre un quadro più pittoresco, che le stesse fabbriche nuove, o ben conservate. Ammettono una maggior varietà nelle forme; la mescolanza co' verdi arbusti moltiplica i loro aspetti; la loro tinta è più dolce, e si amalgama meglio cogli oggetti all'intorno; il lor difetto di simmetrìa facilita quest'unione, ed hanno accidenti più varj.
L'accidental dono, ma difficile di trovare nel suo distretto delle vere ruine di qualsiasi genere, riuscirà di tutt'altro valore, che l'imitazione la più felice. Non si tratterà in allora, che di saperne trarre partito, e d'accordarle felicemente col restante[19].
Si pretende, che in alcuni parchi Inglesi si siano fabbricate delle rappresentazioni compite di pezzi d'antichità, e che dopo si siano fatte saltar in aria col mezzo delle mine, perchè vi restassero gli avanzi col maggior effetto di verità; procedere, che dinota piuttosto una mal intesa prodigalità, che una ricerca di raffinamento.
Si travagliano in Roma de' modelletti, delle copie in piccolo dei pezzi più belli dell'antichità, formate in gran parte di sughero, ed in parte di terra cotta, con una indicibile precisione, e verità, le quali studiandosi di passabilmente bene imitare, non si saprebbe desiderar nulla di meglio.
SITI DI RIPOSO.
Si ha bisogno di siti di riposo per rifarsi della fatica del passeggio. Saranno dunque essi a qualche distanza l'uno dall'altro, e sparsi nè in troppo grande, nè in troppo piccola quantità; il loro numero sarà regolato a seconda della maggiore, o minore estensione dello spazio totale del giardino.
La comodità vuole, che si ripongano dei seggi in luoghi freschi, ed ombrosi, sotto volte di fogliame, accanto colline; non in siti intieramente scoperti, sabbiosi, ed esposti ai raggi del sole, ove nessuno è tentato di sedersi.
Il riposo, e la comodità non formano tutto ciò, che si ricerca; devono altresì i seggi occuparvi graziosamente con punti di vista, con prospetti piacevoli, de' quali si gode maggiormente seduto, che in piedi.
Alcune scene sono di tal natura, che esigono, che lo spettatore ne sia vicino per gustarle in tutta la loro sfera; tali sono degli spartimenti di fiori, dei gruppetti di piante rare, de' ruscelletti che scherzano.
Un agiato sedile inviterà a saporire queste leggieri delizie, che sfuggono all'occhio passeggiando, soprattutto quando nello stesso tempo vien provocato da altri quadri più grandi, e d'una composizione magnifica. La situazione de' banchi dev'essere calcolata sotto diversi rapporti.
Un picciol banco d'erba, o una elevazione di terra, che la natura ha rivestito di muschio, è l'ordinario sedile de' paesani, e meritan d'essere imitati nei siti d'un carattere semplice, qualora gl'insetti, e l'umido non li rendano incomodi.
I seggi di pietra sono durabili, ma le panche, e le sedie di legno meritano la preferenza, prive d'inconvenienti, più facili a farsi, ed a trasportarsi, e perchè ricevono una forma, ed una vernice analoga ai siti diversi. Più la forma sarà semplice, e leggiera, più riuscirà; la vernice grigia, o bianca, produrrà maggior contrasto.
Per maggior comodo si potrà talvolta cangiare le panche, e le sedie ordinarie in siti di riposo coperti. Le loro pareti difendono dal vento, ed il lor tetto dalla pioggia. Il semi-circolo sembra la figura la più adattata. L'architettura deve esserne semplice, leggiera, e piacevole, e avere niente di massiccio, nè di magnifico. Si possono ornar tali seggi d'un'iscrizione, o d'una sentenza corrispondente al carattere della scena, o della prospettiva, della quale si gode, che risvegli la riflessione, frattanto che il corpo riposa.
[Illustrazione: _Tav. XXI._ Seggio coperto, d'invenzione di Schuricht.]
DEI PONTI.
I ponti vogliono essere collocati, ove un bisogno visibile li domanda. I ponti sono inutili agli stagni, ai laghi, ed alle curvature, che fanno le acque dormenti, perchè costeggiando le ripe, si può pervenire all'opposta sponda; ed in simili posizioni producono cattivo effetto.
Il carattere della scena, alla quale conduce il ponte, o fra la quale si trova, deciderà del più o meno d'ornato, o di semplicità, che richiede. Un ponte di sasso architettato condurrà al tempio; uno di pietre rotte alle ruine.
Nei giardini d'Inghilterra, come ho detto altrove, veggonsi de' ponti superbi, stati ricavati taluni dal Palladio, che appena osò di porli in carta, come ideale progetto.
I ponti di muro hanno un aspetto pesante, e troppo comune; vogliono esser di sasso, oppure di legno. Soventi volte l'andata ad una grotta, o ad un eremo non domanda altra sorta di ponte, che alcune selci ordinarie, comodamente, e con sicurezza riposte.
Quelli di legno hanno un'apparenza più leggiera, e ridente; sono nello stesso tempo più suscettibili di una maggior varietà di forme, e danno più facilmente luogo ad una capricciosa costruzione.
Quando in un giardino necessitano più ponti, fa di mestieri prevenire l'uniformità dei loro aspetti, evitando di collocarli in linea retta, ed alla fila, e variandone la costruzione, e l'ornato. Per tal maniera i ponti, oggetti necessarj, ponno divenire mezzi d'abbellimento, e d'apparato. Accrescono la varietà, e concorrono a produrre belle perspettive. Esposti allo scoperto spargono intorno una certa vivacità; e cagionano miglior effetto quando appajano per metà nascosti ai fianchi d'un bosco; o quando in siti più alti, hanno per fondo la costa di un colle, o un oscuro bosco; o quando ancora si presentano attraverso tronchi d'alberi, che vi formino sopra de' fiocchi, e de' cesti. In vaghi distretti vi si collocheranno sopra delle stabili seggiole.
PORTE.
Quando debbansi praticar delle porte, e dei portoni in un giardino, l'ordine toscano ne sarà il più conveniente, e vi si osserverà la più grande semplicità. Riescono di miglior effetto alla vista, allorchè sono, da una parte almeno, coperti ne' fianchi da cespugli, e da alberi. Alle sortite del giardino difficilmente faran bene mostrandosi sfacciatamente; converrà il più delle volte nasconderli in parte, ed anche intieramente.
STATUE.
La profusione delle statue nei giardini presso gli antichi Romani era in parte scusata dalla loro mitologìa, ed in parte dalle loro usanze; non così presso i Romani moderni, che hanno trasformati i loro giardini in altrettante gallerìe; e peggio che peggio parlandosi de' Francesi, i quali, finora almeno, non avevano diritto di far mostra nei loro giardini, che di cattive copie, o di mediocri originali.