Dell'arte dei giardini inglesi

Part 11

Chapter 113,664 wordsPublic domain

Le isole servono in un lago tanto a rompere la nuda superficie dell'acque, che ad arricchirne la scena. Se ne può far senza, e si può introdurvene diverse, non più però di due, o tre, perchè occupano troppo spazio, e tolgono l'effetto dell'acqua. S'avverta però, che devonsi distinguere per la differenza delle loro forme, e de' lor guarnimenti. Un'isola spelata farebbe cattivo effetto in confronto delle altre bellezze della scena. Le decorazioni proprie di un'isola sono i monumenti, e le fabbriche d'un genere grandioso; le elevazioni, ed i ribassi del terreno; l'alternativa dei siti ingombrati, e degli scoperti; qualche gruppo composto da bei alberi; alcune strade, che attraversino la variata superficie del terreno, quà e là sparso di cespugli, donde si scorgano non attese prospettive. Vi siano in disparte siti di riposo, o si traveda un romitaggio circondato da grandi piante, che stendano variamente i loro rami, ed alternino lo stridore delle loro fronzute cime agitate dal vento coll'umile bisbiglio delle scosse, ed oscillanti canne. Se l'ampiezza del lago lo permetta, sianvi da lontano capanne da pescatore, e qualche disperso battello, con cui possa aversi il piacere della pesca, d'una scorsa sull'acque, e della caccia delle anitre.

STAGNI.

Rare volte vedonsi degli stagni nei giardini Inglesi, che in realtà sono piuttosto da bandirsi, che da tollerarsi, attese le malsane esalazioni, e la folla d'insetti, che generano; altresì l'acque stagnanti non sono mai abbastanza belle da formar delizia.

Quando poi si credano indispensabili, ed assortiti ad un tale, o tal altro distretto del giardino, non li scavate nel piano, perchè non conservino l'impronto dell'arte, ma bensì in una valle, o in un basso fondo, ove l'acqua si raduna da se stessa. Abbiate cura di dar luogo allo scolo, ed alla pulitezza. Formate colla terra scavata una collinetta, che dia un'aria di verità alla cavità adjacente. Ai bordi non soffrite, che vi sieno elevazioni argillose, sabbiose, ed aduste, ma rivestitele d'erba, d'arbusti, e di piante, che stendansi fino ad una certa distanza. Immediatamente al dissopra dell'acqua sospendete dei cespugli incolti. Questi stagni sembrano convenire maggiormente in siti foschi, ed appartati, ed eccitano tristezza, e melanconìa.

Formati gli stagni da' sorgenti, o da' ruscelli, riusciranno meglio; possono presentare scene piacevolissime, praticati che sieno a diversi ripiani d'acqua, poco, e variamente discosti l'uno dall'altro, producendo una superficie in parte d'acqua, ed in parte di terra, che non ha un legame apparente, nè una continuazione prolungata, e che sia d'un carattere trito, e sminuzzato.

DEI TORRENTI.

Il carattere proprio del torrente è la vastità, e l'impetuosità del suo corso. Le di lui enormi masse si ravvolgono, e si precipitano con forza, ed ardimento; distruggono quanto loro si oppone; e quando l'ostacolo è insormontabile, si fanno strada da un'altra parte, e mugghiano ne' nuovi rigiri con indegnazione, e furore. Le acque del torrente sono in perpetua agitazione, affrettandosi, stringendosi l'un l'altra, zeppe di fremiti, e di calda schiuma. Le sue sponde attestano la sua violenza, spogliate di piante, aride, ineguali, squarciate; o con alberi quasi sospesi in aria, le cui nude radici, sortendo di terra, minaccian ruina ad ogni momento; lacere foglie, e piante svelte al nativo suolo, resti di capanne, e di villerecci tugurj nuotan dispersi sull'onde turbinose. Il suo letto mostra dovunque i segni della violenza del tiranno, che non sa riposare nel suo seno, che cerca nuove mete al suo furore, e che strascina, e raduna sabbie, macigni, e rottami, per ripercuoterli co' suoi flutti. L'orrido suo muggito fa tremar da lontano la solinga spiaggia; il selvatico abitator n'è fuggito, e lo smarrito viandante, che si caccia attraverso i labirinti, che formano gl'intricati cespugli, non vi si accosta, che con ribrezzo.

Simili invenzioni appartenenti al genere grandioso riescono d'una costosa e malagevole esecuzione; altronde praticandosi d'ordinario i torrenti, affine di rimediare colla finzione all'effettiva mancanza, o scarsezza d'acqua, non potran mai avere in conseguenza il pieno loro effetto.

Esistono però de' torrenti più placidi, e quasi continuamente privi d'acqua, la cui imitazione supplirà in parte al desiderio di essa, presentandone almeno il simulacro, e la nativa culla; e si potrà accrescerne l'illusione colla costruzione di ponti, e coll'accennare il corso di qualche rigagnolo, che di tanto in tanto li percorra. Producono buon effetto coll'alto, e basso delle ripe, e servono mirabilmente a dividere le masse del terreno. L'entrata, e la sortita de' torrenti, ed anche di qualsivoglia sorta di fiumi, vuol essere nascosta con ogni arte.

FIUME.

Il fiume si distingue dal torrente per la continuità delle sue acque, per la sua progressione in lunghezza, e per la lentezza, e regolarità del suo corso. È suscettibile tuttavìa di rigiri diversi, che formano una delle principali sue bellezze; le altre consistono nella limpidezza dell'acque, e nella vaghezza, e varietà delle sponde, ec.

Benchè in conformità del suo carattere il fiume s'avanzi in lunghezza, e che sia precisamente questa lunghezza, che ne forma il suo capital pregio, tuttavolta non può sempre essere in linea retta, stanti le ineguaglianze naturali del terreno, il che altronde gli darebbe un aspetto uniforme, ed approssimantesi a quello d'un artefatto canale. Al contrario un fiume naturalmente fa raggiri, che l'abbelliscono de' pregi della varietà; ma queste sinuosità devonsi rotondare dolcemente, e non piegare bruscamente, nulla offendendo di più la vista, che un subitaneo passaggio dalla linea retta alla curva. Questi rigiri nè manco debbon essere soverchiamente moltiplicati, perchè allora tolgono l'idea del movimento progressivo. Le sinuosità diverse d'un fiume, che scorre fra terreni erbosi, ed umili cespugli, fra capanne isolate, e fra gruppi d'alberi, vedute tutto ad un tratto dall'alto, offrono il più seducente spettacolo di lumi, e di mosse.

Le rive d'un fiume sono capaci di grande varietà, tanto di forme, che di ornati. Ora son alte, ora son basse, ora in dolce pendenza, o a scarpa ondeggiante, ora piane, ed ora sono scabre, e rotte. Il loro natural guarnimento consiste in erba, in fiori, in cespugli, ed in alberi. Quì gli alberi si radunano in dense masse, o s'incurvano sull'onde, gettandovi una mezzana luce; là si dispergono isolati, o s'allontanano dalla riva, dove succedono arbusti, e piante, fra le quali ricompare la chiarezza de' siti scoperti. L'alternativa d'un fiume, che si presenta ignudo, e sgombro in tai luoghi, ed in tali altri intercetto da alberi, e da bronchi, che lo lasciano trasparire, cagiona il miglior effetto.

Gli oggetti artefatti possono opportunamente servire alla comparsa d'un fiume. Quasi tutte le diverse sorti d'edificj vi si confanno; poichè l'idea, che un fiume serpeggia d'intorno alle fertili abitazioni dell'uomo, e vi favorisce la pesca, e la navigazione, le rende verosimili, e convenienti. Padiglioni, molini, e pescareccie capanne contribuiran sommamente a rianimare le bellezze del luogo. Un bel fiume ancora può servire d'abbellimento alle vicinanze, tirandone da esso de' ruscelli, degli stagni, le cui acque si rinnovino a procreare cadute d'acqua: si può finalmente allargarlo, e praticarvi nel seno delle isolette.

La varietà del suo corso, e le tante combinazioni con altri oggetti, delle quali è suscettibile, gli danno un posto distinto nei cantoni solenni, e particolarmente nei romanzeschi. Ferve egli sopra scogli in un fondo, o al piede d'un alto monte verticale, reso bruno da boschi di pini; o si caccia nelle risuonanti voragini, per ricomparire bentosto tutto spumante? In tal situazione, e connessione d'effetti forma parte del cantone solenne. Rigiri strani, e singolari, una straordinaria successione di velocità, e di lentezza nel suo corso, la sua combinazione con rocchi, al lungo delle cui pareti perpendicolari striscia sotto alberi sospesi, e nelle cui crepature si spinge con un sordo muggito, lo rivestono del carattere romanzesco.

Gli effetti d'un fiume superano di gran lunga quelli d'uno stagno, ed anche quelli d'un lago, motivo per cui gl'Inglesi li preferiscono a qualunque altro genere d'acqua; e a tutto costo hanno voluto introdurne ne' lor giardini, formando de' fiumi artefatti, sovente più larghi del Ticino, e dell'Adda, con ponti superbi, di taluni de' quali vedonsi i progettati disegni nell'opere del Palladio, in nessun altro paese stati eseguiti. In alcuni de' loro giardini si sono perfino sforzati di far derivare un lontano fiume naturale.

Volendo formare un fiume, collocatelo al piede d'una collinetta, ove le acque vi si radunano naturalmente, ed in abbondanza; nascondete, come dissi, il principio, e la fine con alberi, e con cespugli, o dietro eminenze: fate comparir l'acqua per uno spazio bastante; al sito ove termina, o si disperde, mascherate la vista con folti verdi, con fabbriche; comunicate alle acque una libera corrente, sia per le ineguaglianze del suo letto, sia pel mezzo di ripiani diversi nascosti, ossia per l'effetto d'un molino; infoltite d'arbusti, e di piante comuni, o di piantagioni più rilevate i siti gelosi, che potrebbero manifestare l'opera dell'arte, e compartite alle sponde un contorno facile, e spontaneo.

RUSCELLI.

L'umile ruscello fa infiniti rigiri, perchè è docile, e non si fa strada, che difficilmente; cede compiacente all'ostinazione del suolo: troppo debole per tirar seco un ostacolo un po' forte, l'evita; quindi nascono li ripetuti errori del suo corso, e le moltiplici sue sinuosità.

La vivacità forma il carattere proprio del ruscello; conviene in conseguenza a' cantoni aggradevoli, vaghi, e ridenti, de' quali n'è il principal ornamento. Abbonda ne' siti disseminati di colli, e di montagne, e nelle valli fornite di sorgenti. È in balìa dell'artista giardiniere il guidarlo, e variamente conformarlo. Serve al bagno, alla pesca; forma cadute, ammette ponti, e li più piacevoli abbellimenti della rustica scena.

In un vasto tratto di paese il ruscello si perde tra la folla, e la grandezza degli altri oggetti; per far la sua comparsa ama i piccioli distretti, dove l'occhio possa colpire le sue bellezze, e il mormorìo arrivare all'orecchio. Li suoi pregi brillano in siti riserrati, dove nulla distrae, e dove non appajono oggetti smisurati. Vicino al rio collocate un bagno fra l'odorosa boscaglia, oppure un seggio d'erba contornato d'alberi piegati. Il garrire d'un ruscello diventa un mezzo considerabilissimo ad animare un picciol distretto, capace, com'egli è, di variazioni ne' suoi tuoni chiari, soffocati, acuti, e dolci.

L'artista giardiniere può accrescere, diminuire, e fissare, come gli piace, il movimento, ed il suo gorgoglio pel mezzo delle inclinazioni, delle cavità, e delle alture del terreno; può praticarvi cadute, e disporvi variamente il sottoposto terreno; può mettere, o togliere a piacere gli ostacoli. Ai fianchi d'una grotta, le acque del ruscello siano nascoste, e fervido il suo movimento. In un boschetto delizioso il suo corso formi mille rigiri, si mostri, e si nasconda con piacevoli susurri. All'intorno d'un seggio, o d'uno smalto di fiori, nella sua corsa piacevolmente affrettata zampilli con rumore su' massi a varj strati, e spruzzi vagamente la limpid'acqua contro il suol selcioso.

La vivacità a' differenti gradi forma il carattere generale delle acque cadenti. Dappertutto annunziano la loro presenza all'orecchio, allora pure che l'occhio non le scorge, cominciando dal più leggiero susurro allo spaventevole mugghio. Animano il paese non solamente alla vista, ma ancora all'udito, e le raddoppiate impressioni, che destano, penetran l'anima.

La prima idea, che inspira un'acqua cadente, è quella di venire da un'eminenza, da' colli, e da' monti, che gli servano di culla. Le differenti disposizioni, tali che il più o il meno della loro altezza, le loro declività distribuite in ripiani inclinati, o perpendicolari, i guarnimenti loro d'alberi, d'arbusti, di cespugli, e d'erba, o la totale lor nudità, cagioneranno dunque notabili cambiamenti ad un'acqua di tal natura. Lo stesso terreno, sopra cui si versa, è capace di varietà: può ricever l'acqua, e tranquillizzarla nel suo seno erboso, piano, sabbiato, o irritarla colle sue selci, contro le quali rimbalza, e si ravvolge. Un solo spruzzo d'acqua è di poco effetto, ma l'unione di molti è di grandissimo. Cagionano essi schiudendosi un incerto mormorìo? Tengono l'immaginazione sospesa. Cadono regolarmente? Invitano alla lettura, alla riflessione, ed al sonno. I fili d'acqua convengono ai siti gaj, ed allegri.

Attorno alle grotte, ed ai sedili ombreggiati possono uscir da uno scoglio, e scherzare frammezzo alla boscaglia. Vicino ad un bagno, o ad un gabinetto consacrato alla lettura, sia la lor caduta regolare. Aumentano il piacere, se nascosti, perchè l'immaginazione se ne occupa; e soprattutto quando sono scarsi, la necessità stessa esige, che s'involino allo sguardo. Componendosi per ottenere simili effetti, convien guardarsi dallo svelare la mano dell'arte. Riuscirà tuttavìa più facile praticar de' fili, che una caduta un po' grande. I primi possono essere velati, o almeno l'occhio non è rigido in giudicarli; ma una caduta d'acqua perde a non esser vista: deve poter mostrarsi arditamente, e non lo può, se non quando è ricolma di bellezze.

[Illustrazione: _Tav. XVII._ Caduta d'acqua nella villa di Monza.]

CASCATA.

La bellezza della cascata è principalmente costituita dall'altezza, da cui cade, e dall'abbondanza, e limpidezza delle sue onde.

Cadute d'acque accanto ai fiumi, o alla sortita d'un lago possono piacere all'orecchio pel loro strepito; non alletteranno che debolmente l'occhio. Ma allorchè si precipitano da un monte, da una balza scoscesa, o da uno scoglio elevato, vi acquistan ben altro effetto, soprattutto con masse d'acque chiare, e trasparenti. L'altezza della caduta può portar la sensazione fino alla meraviglia, e allo spavento. «Lo straniero, dice Haller parlando d'alcune cadute nelle alpi, vede con sorpresa scorrere de' fiumi per l'aria, sortir dalle nubi, e trasformarsi in nubi a vicenda.»

Procurate alle artificiali cascate gli effetti bizzarri della luce; non le offrite nude, e scoperte, ma guarnite d'erba, d'edere, e d'arbuscelli. Alberi e cespugli, che vi si incurvino sopra, senza nasconderle intieramente, vi faranno bene: talvolta celate i piani superiori, e fate sì, che l'acqua sembri sortire dal seno d'un folto virgulto, e si veda precipitare attraverso alle cime degli alberi, che in parte la coprono. Le acque cadenti sieno in proporzione con quelle contenute nei recipienti, che formano, e sieno distribuite, e moltiplicate naturalmente. Producono buon effetto vedute dal basso in alto, ed anche migliore dall'alto in basso. La natura ci offre le cascate nei monti, o nei colli: quando il terreno non abbia un considerabil pendìo, la cascata è contro natura. Le grandi appartengono ai siti eccelsi; le picciole convengono ai melanconici, ed anche agli ameni. Proponendosi di produrre vive sensazioni, un sol getto sarà preferibile a varj. Del resto si conformerà ai bisogni della scena, ed allo scopo, che si ha di mira. Con macigni, e con massi si dà alla cascata un tristo aspetto; con verdi piantagioni, un aggradevole.

DELLE CATERATTE.

La cateratta è distinta dalla cascata per un carattere di maggior rapidità, e veemenza. Un movimento, che trae tutto seco, turbolento, impetuoso, una sovrabbondanza d'acqua torbida, e sempre agitata, le bianche masse di schiuma, il ruggito feroce, e la violenza, che ributta, e distrugge tutti gli ostacoli, una nebbia all'intorno, l'eco ripetuto dalle rupi, sono altrettante qualità, e circostanze, che definiscono la cateratta. La sua dimora è nei monti, o fra rocche elevate; fra ristretti spazj nelle lande, ove scatenansi soventi le tempeste, e i rovesci d'acqua, le inondazioni, ed i vulcani. Il suo letto mostra i segni della collera, e del furore; è ineguale, stracciato, pieno di concavità, imbarazzato da sassi e da pezzi di roccie. Boscaglie all'intorno con nude radici, alberi sospesi in aria, presentano uno squallido aspetto.

Le cateratte, come parte caratteristica dei cantoni romanzeschi, e solenni, possonsi ammettere in un vasto ricinto, dove combinino colla natura, e con li grandiosi oggetti, che le circondino; ma è difficile nell'imitazione ottenere anche una parte soltanto degli accidenti sublimi, che le accompagnano; ben di rado vi si riuscirà, anche a forza d'opera, e di spese. Pare, che la natura abbia riservata la formazione delle cateratte unicamente al suo poter creatore.

OSSERVAZIONI SOPRA LE ACQUE.

L'acqua è uno de' più superbi oggetti della creazione, ed è l'anima del paesetto. Non vi ha scena sì piccola, cui non convenga sotto una qualunque forma; non ve n'ha per grande, e per brillante che sia, a cui non aggiunga vivacità, e forza.

L'acqua compare avvantaggiosamente sotto differenti forme, e con differenti caratteri nei cantoni d'ogni specie, nel piacevole, nel sereno, nell'animato, nel solitario, nel melanconico, nel romanzesco, e solenne. Fatta pur anche astrazione de' suoi differenti effetti interessanti, essa piace dappertutto, rallegra nel vederla, dato però che sia libera, e pura: la vita, e la freschezza colano con essa.

Per indomabile che sia in certe masse, e sotto certi rapporti, in altri stati ordinarj obbedisce però al poter dell'uomo, che può guidarla, e configurarla come gli piace. Può metterla in movimento, od in riposo, stenderla, o riserrarla, variare, abbellir le sue rive, lasciarla scoperta, od ombreggiarla, e darle tutti i tuoni. Può per la di lei distribuzione, e combinazione con altri oggetti rendere il suo effetto più sicuro, e più interessante; col suo soccorso può cangiar tutte le scene, ed eccitare tutti i sentimenti.

L'uomo ciò non pertanto non ha saputo accontentarsi de' caratteri varj, sotto cui la natura presenta le acque. Non pago di vederle ora in riposo, ed ora in moto, accompagnate da tanta diversità di forme, di movimento, di strepito, e d'accidenti, ha voluto pur anche sforzarle loro malgrado a slanciarsi in aria. La sazietà, l'amor del maraviglioso, il raffinamento de' piaceri manierati hanno prodotto la singolar invenzione di cacciar nelle vasche di giardino tigri, cigni, lupi, coccodrilli, delfini, e tutte le divinità dell'olimpo, obbligandole isolatamente, o in gruppo, nelle più ridicole attitudini, a versar acque, e lanciarle per ogni dove, e da ogni parte[11]. Questo strano miscuglio di ciò, che appartiene al mare, al cielo, e alla terra, tanta mostruosità sia costantemente tenuta lontana dai giardini.

Le acque salenti possono convenire in luoghi romanzeschi, e decorare graziosamente piccioli spazj guarniti di fiori. Sono a suo posto nelle città avanti un palazzo, e nelle grandi piazze; convengono ancora, formando ornato inerente ad un edificio nobile, nell'interno delle sale, dei gabinetti, ec. ec.

[Illustrazione: _Tav. XVIII._ Tenda Greca nel giardino Belgiojoso.]

DEI CAMMINI, E SENTIERI.

Nei trattati dell'arte dei giardini trovansi delle sufficienti istruzioni sopra la costruzione, la solidità, ed il comodo dei cammini, e sentieri necessarj in un giardino: su questa materia devesi principalmente far attenzione alla qualità de' climi, e del diverso suolo.

Noi non parleremo quì della maniera di distribuire i sentieri, se non in quanto essa è sottomessa alle leggi del buon gusto.

Sentieri superflui, come in una pianura aperta, ove nessun ostacolo arresta il passo, riescono disgustosi, ed è dispiacevole cosa di non trovarli ove necessitano. Nuocesi all'effetto delle rustiche scene tanto praticandosene in troppo numero, che formandone pochi, o distribuendoli in modo, che non se ne incontrino là precisamente ove bisognano.

La principal destinazione de' sentieri è di condurre a tutte le scene, senza obbligare a ritornare indietro. Ma a questa destinazione se ne aggiunge un'altra, cioè che siano praticati di maniera a variare, ed a moltiplicare non solamente gli aspetti, ma a presentare ancora nella più bella comparsa le varie lontananze, ora tutte ad un tratto, ora successivamente, frattanto che ogni altra vista dispiacevole resta nascosta.

La distribuzione dei cammini esige dunque una attenzion vigilante ai punti di veduta. Secondo la situazione, e la natura del terreno, e delle campestri scene, i sentieri ora scorreranno ne' fondi, ora si eleveranno coll'eminenze, talvolta si stenderanno in linea retta, e talvolta si ripiegheranno; di quando in quando si ristringeranno, e si allargheranno. Proponendosi costantemente di far gioire delle prospettive, e degli effetti più aggradevoli delle decorazioni, non sarà difficile d'ordinar felicemente i sentieri. Sarà dunque contradditoria cosa principiare la formazione d'un giardino per li sentieri, che non possonsi determinare con convenevolezza, e distribuirsi bene, che allorquando tutte le parti, e le scene del giardino saranno intieramente abbozzate, e decise.

Sarà sempre mal a proposito di distribuirli talmente, che molti di essi, invece d'essere in quà in là nascosti, s'incontrino tutti in una volta, imitando in qualche modo le strade della città; altronde non devesi mai formarne di questi uno spettacolo.

Allorchè cominciò a diffondersi il nuovo gusto introdotto da' Bretoni, si rigettò intieramente la linea retta, e si abbracciò l'ondeggiante. Ma la linea, che serpeggia regolarmente, è quasi del paro uniforme, che la retta. La linea, che s'incurva con libertà, e senza esattezza, e si ripiega in modo a produr varietà, merita senza contraddizione la preferenza. Noi la chiameremo la linea naturale, perchè ella si offre agli occhj nostri ne' modelli, che ci presenta natura, e perchè là pure, ov'è disegnata da man dell'uomo, si regola in conformità della disposizione del suolo, e della situazione de' diversi naturali oggetti.

La linea retta non è contro natura, e non merita d'essere del tutto rigettata. Conviene ai grandi passeggi pubblici, ed ai larghi viali guarniti dalle due bande d'alberi elevati. Là ove debbono aprirsi delle prospettive lontane; ove si cerca l'allettamento, che fornisce l'estensione, e la grandezza; ove l'occhio debb'esser fissamente attaccato ad un oggetto importante, collocato in avanti, e destinato a fermarlo, i cammini in dirittura sono i migliori. Inoltre la linea retta diventa talora necessaria pel contrasto, e per l'interruzione. L'ingegnoso miscuglio delle due linee diventa indispensabile in una grande estensione di terreno, e ne riesce pur anche piacevole per la diversità, che vi sparge.

Mal a proposito il nostro autore M. Hirchfeld appoggia anche di più l'impiego della linea retta, non riflettendo, che con ciò distrugge in gran parte la teorìa, e l'artificio de' giardini Inglesi, che non son altro, siccome la natura intera, che un composto di curve; ed anche i sentieri derivando da' colli, da' monti, dalle valli, da' fiumi, e da' boschi, che li prescrivano, non sono che una parte della stessa natura, un aggregato di curve, che si dispiegano in tutti i sensi, atteso che l'uomo, e la necessità non fanno che secondar la natura; e non sarà che per effetto non naturale, che diventeranno stabilmente retti.

Il sentiero sinuoso conviene alle scene, ed alle piantagioni, che devonsi percorrere passeggiando tranquillamente, e con riflessione, e dove la vista dev'esser gradatamente guidata da un oggetto, da un aspetto all'altro. Compiacesi d'errare per sentieri tortuosi fra boschetti, e fra cespi al lungo delle acque, e si diletta di scorrere per angusti viottoli ne' bassi-fondi ombrosi, ed alla volta degli oscuri romitorj; riescono piacevoli montando su' colli, dove moltiplicano, e diversificano i prospetti. Servono per ultimo ad ingrandire lo spazio.

Mediante la linea curva-ondeggiante dei sentieri, nulla si perde dello spazio; tutto viene abbellito, e leggiadramente contornato.