Dell'arte dei giardini inglesi

Part 10

Chapter 103,574 wordsPublic domain

Per foresta noi intendiamo un'unione irregolare di boschi composti da alberi isolati, ed a gruppo, e da cespugli. Si accosta alla macchia, e si distingue dal bosco in ciò, che quest'ultimo è piuttosto formato di massicci regolari, e di alberi da cima, e di bell'apparenza; la foresta presenta tronchi in parte consunti dal tempo, variamente inclinati, e difformi; un suolo ricoperto da intralciati cespugli; pochi bei gruppi, e scarsi spazj aperti, e liberi. È il soggiorno prediletto del salvatico, e degli uccelli amici del ritiro, che diminuiscono il ribrezzo cagionato dalla solitudine, dalle volte profonde, e rabbassate dal fogliame, dalla scarsità della luce, e dalla privazione delle vedute. La foresta è fertile in distretti selvaggi, e romanzeschi, soprattutto quando contiene abbassamenti rapidi di suolo, ed alture scoscese. Qualora ve ne siano di tali, si costuma di forarle per mezzo di sentieri varj, che s'innalzano, e s'abbassano, ed or fanno un gomito, ed ora l'altro, appunto come vengono prescritti dalla natura, e dalla necessità, che anticipatamente li disegnano a seconda delle ineguaglianze del terreno, e della posizione degli alberi. Ciò, che rende tali sentieri più importanti all'arte, si è la sensazione viva, e l'effetto delle aperture improvvise, e delle fabbriche, che appajono all'impensata, e che aumentano l'impressione prodotta dal singolare, e dal contrasto. Quando vi sia ricchezza di punti di vista, l'artista avrà cura di non esporli tutti ad un tratto, nè in maniera che siano preveduti: ma mostrandogli a poco a poco con gradazione, e dopo intervalli oscuri, duranti i quali l'anima assapora, per dir così, il piacere avuto, e non ne prevede un nuovo; li farà comparire quì in tutta la lor bellezza, e là in parte nascosti, abbellendoli di tutto il corredo della varietà, e rinforzandoli con tutte le risorse della sorpresa.

Dietro queste osservazioni si accorgerà, che l'operazione di forare i boschi non è semplice travaglio meccanico, e che perfino l'uomo di gusto, avanti di procedere a tal esecuzione, deve lungamente riflettervi, meditare, ed appropriarsi il carattere del sito, e l'effetto del sentimento, che naturalmente produce.

CESPUGLIO.

Il cespuglio è la prima combinazione degli arboscelli. La di lui bellezza dipende particolarmente dalla qualità, dalla grandezza, e dal colore tanto delle foglie, che de' fiori. I cespugli offrono un guarnimento il più piacevole alle collinette, dove come in rasa campagna servono a rompere la linea retta, e puonno formare gruppi pittorici, ben inteso però, che non si gettino senza scelta gli uni fra gli altri, ma che si dispongano a misura delle loro altezze, e delle moltiplici gradazioni delle lor foglie, e dei fiori. Sparsi con garbo, e con economìa ne' prati, ne' boschi, nel confine, che determina i sentieri, somministrano una vaga decorazione. Il soave odore de' fiori ne rende qualche specie propria a guarnirne i padiglioni, ed a circondarne i siti di riposo.

[Illustrazione: _Tav. XIV._ Antro di Polifemo nella villa di Monza.]

LANDA.

La landa presenta un ammasso irregolare di molti cespugli, ed arbuscelli, frammischiati di quando in quando a qualche pianta, il tutto senza coltura, ed intieramente abbandonato alla rusticità, ed al libero disordine. Benchè vi si possino praticar de' sentieri, tuttavolta le lande non sono destinate al passeggio: servono principalmente a rompere il quadro, ed a gettarvi contrasto. Succedendo ad una serie di scene aggradevoli, ripiene di gusto, e di eleganza producono tutto il loro effetto; ma bisogna, che naschino senza sforzo dalla disposizione accidentale del cantone, o almeno che sembrino piuttosto naturalmente prodotte, che formate a disegno. Collocatele in conseguenza non in siti fertili, e colti, ma in luoghi spartati, e sterili, fra acque stagnanti, o di un lento corso. Le lande appartengono al genere romanzesco.

Non bisogna confondere la landa col deserto. Là dove ardono le inospite arene; dove s'ammucchiano, e s'intralciano quà, e là grandi ammassi di nudi scogli; dove serpeggia un'acqua stagnante, e pestifera, ricettacolo di serpi, e di rospi; dove il lupo in agguato dal nascosto covile adocchia la palpitante preda, e si spaventa a vicenda dei ruggiti notturni, che mandano i mostri più forti di lui; ove la selvaggia, e stanca natura sparge lutto, e mestizia all'intorno; ove giammai la voce dell'uomo non ruppe l'eterno silenzio, che ivi regna... là è il deserto.

Le osservazioni finora esposte dimostrano di qual folla di combinazioni, e d'ordinanze sia suscettibile la disposizion naturale degli alberi, e degli arbusti. La saggia natura ci addita questi ridenti quadri, e c'indica qual sorgente di piacere, e di dolce trattenimento somministrar possino i boschi.

DELL'OMBRA, E DELLA DEGRADAZIONE DE' COLORI DELLE FOGLIE.

È cosa inutile di ripetere quanta varietà, e quante mescolanze sorprendenti la natura ha sparse nella verdura degli alberi, ed arbusti. La forma, la grandezza, l'abbondanza, la scarsezza de' rami, la rigidezza, la mobilità, la figura, il colorito delle foglie, ne moltiplicano le aggradevoli combinazioni.

Mal a proposito si sbandiscono dalle piantagioni gli alberi da frutta, o per lo meno vengono rilegati in luoghi poco esposti. Se però si collochino come conviene, e ne' siti anche più frequentati, qual risalto non danno al giardino co' loro fogliami, e co' fiori, e molto più col bel prodotto de' vario-pinti, e vario-figurati lor frutti!

Per lungo tempo non si sono riguardati gli alberi, che come mezzi atti a procacciare dell'ombra, e soddisfatto questo bisogno, bastava così. In conseguenza il più piccol giardino è in una contraddizione manifesta, allorchè è privo d'ombra; e ciò non pertanto questa non è tutto quello, che il buon gusto esige. L'ombra ancora non vi convien sempre, e n'appartiene la decisione alla natura del luogo, e della scena: gettata sopra un letto di fiori, vi starebbe malamente, ma è necessaria intorno le grotte, i romitaggi, ed i bagni. Troppo, o troppo poco d'ombra può divenir difetto, tanto nelle parti isolate, che nel totale. L'eccesso offre un aspetto soverchiamente uniforme, e tristo; ma un'ombra moderata forma l'amenità del luogo, lo rende praticabile, e somministra copioso diletto. Li differenti gradi d'ombra non saprebbonsi determinare, che mediante l'esatta conoscenza del carattere del giardino, e dell'esigenza delle diverse sue parti. Per rapporto all'ombra, come per rapporto alla piantagione, si ritenga, che l'occhio non deve soltanto arrestarsi all'apparenza attuale, ma trasportarsi all'accrescimento futuro; e quindi vogliono essere calcolati gli effetti, che avranno luogo in seguito.

L'arte di dipingere col fogliame, arte tanto utile a quella de' giardini, merita maggior vanto, che la cognizione di distribuir l'ombra. La prima è una emanazione della bellezza, la seconda piuttosto una legge prescritta dal comodo. Intendo parlare dell'ombra parziale degli alberi, non dell'intelligenza del chiaroscuro, che forma uno dei principali saperi, che si richiedono nella formazione de' giardini pittorici.

Collo spargere diverse specie d'alberi, l'artista giardiniere può offrire varietà, ma sapendoli unir con gusto, produce un'opera di maggior rilievo, dovuta in tutto alla sua industria.

Seguendo tal vocazione, dappertutto ove l'artista giardiniere colloca, e dispone del fogliame, deve, d'accordo col paesista, sorprendere alla natura gli avvantaggi del chiaroscuro; deve far attenzione, non unicamente agli oggetti, ed ai punti di vista isolati, ma all'armonìa di tutte le parti per conseguire il buon successo del totale. Calcolerà l'effetto de' colori, e delle loro degradazioni, tanto nella vicinanza delle scene parziali, quanto ne' punti d'aspetto, da dove si scorgono da lontano, e tutto ad un tratto le intiere masse.

Noi vediamo, che la natura non riveste nè la superficie del suolo, nè i contorni d'un bosco d'un sol verde, senza variarlo, e romperlo. Ricrea coll'amalgamare armoniosamente i verdi, e col porli in contrasto.

Le leggi della pittura determinano la collocazione dei verdi, come ho detto altrove parlando della prospettiva aerea al capitolo del colore. Null'ostante è d'uopo di molto artificio per assortire, fondere, e variare, come fa la natura, le diverse gradazioni di verde. L'arte però in questo può sempre sussidiar la natura, ingrandendo gli spazj, mediante una studiata distribuzione di tinte. Necessario diviene egualmente di non contrapporre troppo forte un verde tenero immediatamente contro dei massi eccessivamente oscuri, quando ciò non sia fatto con estrema parsimonia. Gli alberi d'un fondo molto oscuro convengono a determinare il contorno d'una praterìa, ed a sporgere qualche volta con qualche estremità di bosco sulla sponda d'un lago, e vicino a qualche monumento. Generalmente gli ammassi di verdura pallida non sono dalla natura disposti, che in riva a' fiumi, ne' luoghi molto umidi: altrove saggiamente alterna, e dispone; e in ciò bisogna studiarla con ogni accuratezza.

«Whately ha osservato, che il verde-giallo, ed il verde-bianco s'accordano agevolmente, ma che le grandi masse di verde-chiaro, giallo, o bianco, non si fondono così facilmente con quelle di verde-scuro; onde a formare una piacevole composizione, il verde-scuro dev'esser ridotto al semplice orlo, ed un verde-bruno, od un verde mezzano dev'esservi interposto. Il verde-rossiccio, bruno, e mezzano s'accordano bene, e ciascheduno di questi colori si mischia all'altro; ma il verde a tinta rossa soffrirà una maggior quantità di verde-chiaro, che di verde-scuro, e non si mescerà così bene col verde-bianco, che con gli altri. Impastando i colori v'è d'uopo d'una continua attenzione alle figure, conforme i precetti dello stesso autore. Bisogna, dic'egli, evitar sommamente, ch'esse non formino delle larghe fascie, l'una dietro l'altra; ma conviene, che sieno perfettamente fuse insieme, o ciò, ch'è altrettanto aggradevole, che le grandi, e belle masse delle differenti tinte sieno collocate ai fianchi le une all'altre in proporzioni diverse. Non bisogna tendere all'esattezza dei contorni; ma se le grandi linee esteriori sono ben tirate, le picciole variazioni prodotte dalle ineguaglianze, che si trovano nell'alto degli alberi, non faran difetto. Ne' massicci poi, e ne' cespugli deve regnare semplicemente un miscuglio dolce, e piacevole di pochi colori, che si maritino felicemente, e che si distemperino, come quelli dell'arco baleno.»

L'esperienza c'insegna, che più gli oggetti s'allontanano, più divengon confusi. Di due gruppi in conseguenza egualmente distanti, quello, che sarà d'un verde-chiaro, sembrerà più lontano, che quello, che sarà d'un verde-scuro. La natura del terreno cagiona un'altra differenza. Una montagna, e principalmente una serie di massi, che s'innalzi dietro un bosco, accresce la sua oscurità: al contrario lo splendore dell'orizzonte la diminuisce. Si possono altresì cacciar indietro gli oggetti, aumentando gradatamente le loro tinte. Per ultimo l'intelligenza del chiaro-scuro diventa pure nell'arte dei giardini un mezzo fecondo di approssimare, di allontanare, e di staccare le parti.

Sopra ogni cosa conviene studiar la natura ne' siti suoi prediletti, osservarla diligentemente, analizzarla, sottometterla a certe leggi, risultato del bello.

DEI FIORI.

I fiori rimediano non solamente all'aria d'abbandono, che presentano gli spazj vuoti, ma incantano ancora d'intorno ad essi per la bellezza, e varietà delle lor forme, e dei loro coloriti, e per il soave profumo, che spargono. L'effetto della lor comparsa in lontananza riuscendo debole, converrà meglio approssimarli all'occhio dello spettatore; quindi merita lode l'usanza di collocarli intorno l'abitazione, nei siti più colti del giardino, e dove vi si ferma di preferenza. Neglettamente sparsi, conforme usa natura, in quà e in là sul verde smalto, o al lungo de' sentieri, e particolarmente nelle curvature, che determinano le piante, producono sommo risalto, e vaghezza. Convengono in particolare nelle parti aggradevoli, e serene, e nelle scene di primavera, e d'estate. La più bella figura, che fanno i fiori, principalmente quelli, che si distinguono per la chiarezza, e vivacità delle loro tinte, e per l'altezza del gambo, si è qualora sorgendo sul terreno erboso, e fra erbe selvatiche adornano la sponda d'un ruscelletto, d'un fiume, o d'un lago. Le immagini riflesse dall'onda, e l'effetto del lor movimento, che le raddoppia, formano un quadro ameno, e seducente. Frattanto che noi scorriamo pian piano lungo le rive d'un vago ruscello, quanto riesce amena cosa lo scorgere gl'iridi, i gigli, la corona imperiale, le digitali, i narcissi, i giacinti mirarsi leggiadramente nell'acque! Se si può fare qualche spesa in fiori, ella è certamente ben impiegata a procurarci tanto piacere, che ci soddisfa assai più, che il miserabil possesso di qualche rara pianta malaticcia, conservata a gran cura in una calda serra[10].

Si potranno ancora impiegare i fiori in tappezzare le collinette, e le eminenze, che d'ordinario non soffrono verun altro ornato. In generale riflettasi di collocarli particolarmente verso levante: nulla rileva più lo splendore, e la pompa de' lor coloriti, che l'aurora del mattino. Li teneri raggi del sole, che non istancano gli occhi dello spettatore, il calore dolcemente vivificante, e che anima ogni cosa, l'effetto

dell'obbliqua luce, le ruggiadose perle, la farfalla, che s'aggira d'intorno, e mille altri graziosi accidenti si riuniscono per abbellir questa scena; ed ivi colle mischie diverse de' fiori si può fare un quadro, ch'esser non potrebbe, che l'opera d'un artista giardiniere intelligente. I cambiamenti continui, che sopraggiungono ai fiori, esigono un'attenzion diligente, ed una perpetua riflessione. Il giardiniere si occupi in maniera speciale delle piante, che fioriscono nello stesso tempo; ed allorchè ne mischia di tardive, e di primaticcie, rifletta anticipatamente all'effetto, che produrrà la differenza dello stelo, delle foglie, de' botoni, e de' fiori, che cominciano a spuntare, o a svanire, o che sono nella lor perfezione.

Le tinte più delicate, e più dolci debbono essere collocate vicino all'occhio; le forti, e le brillanti più lontano. Si passi dal bianco al pagliarino, dal color di carne a quel di rosa, dal violetto al celeste carico, dal giallo dorato al purpureo. Le tinte grigie, e brune, i differenti verdi delle foglie, la loro forma, e distribuzione, non meno che quella de' fiori, tutto vuol essere considerato.

La continuata successione de' fiori è un tacito avvertimento della natura, di non lasciare mai vuoti i siti destinati agli ornamenti di questo genere.

[Illustrazione: _Tav. XV._ Veduta del palazzo, e di una parte del giardino del Cav. Fr. Dashwood a West Wycomb.]

DELL'ERBA.

Gli spazj liberi, e scoperti riescono indispensabili in un giardino, non tanto per la salubrità, e per il comodo, che per gli effetti diversi, a cui dan luogo. Allorchè vi si perviene dalla sortita d'un folto sentiero, ricreano coll'orizzonte che presentano, e con l'aria pura che porgono; vi si rinfresca duranti l'ore meno calde della sera, e del mattino, e dopo una pioggia d'estate; frattanto che le nuvole poggiano sulle nostre teste, ed abbozzano, variano, e scancellano i vaghi lor quadri. Sviluppano gli spazj vuoti tutto ad un tratto inaspettate prospettive, ed acconsentono nel loro seno mille scene, che ne avvalorano il pregio. Producono l'effetto de' prati, dei quali non sono punto dissimili.

La prima legge di natura, parlando degli spazj erbosi, si è, che non sieno quadrati, nè quadrilunghi, nè d'alcuna figura affettata. Le forme regolari, angolose, acute, sono repugnanti in natura. Le linee terminanti debbono essere diligentemente nascoste, e nulla di tutto quello deve apparire, che tradir potrebbe la mano artificiosa dell'uomo. Un tappeto verde piantato a bella posta non è interessante, che in quanto sembra prodotto dalla natura stessa.

Un tratto di terreno ricoperto d'erba, perfettamente piano, annoja presto, e specialmente quando è spogliato d'ogni altro oggetto. Le ineguaglianze del suolo accrescono le bellezze degli spazj erbosi, rompendo l'uniformità della linea retta, e cagionando vaghe gradazioni. Ne' giardini Inglesi ben di spesso i tratti di terreno erboso si stendono da un lato sovra collinette arborate, s'inviluppano dall'altro fra' gruppi d'alberi, e fra' boschetti; quì si perdono nell'ombra d'un'oscura foresta, e là ricompajono in siti scoperti, e giocondi.

Un verde allegro è singolarmente proprio al terreno erboso, ma in quello di una scena melanconica converrà scegliere di preferenza un'erba a tinta oscura.

La disposizione degli spazj erbosi facciasi con semplicità, e senz'arte. La lor grandezza sarà proporzionata all'altre parti del giardino, ed in particolare a quelle, che li ravvicinano. La troppo vasta estensione d'un verde tappeto ne diminuisce il buon effetto, che si avvalora, procacciandogli delle interruzioni. Queste gli danno un'apparenza più bella, che quando lo spazio vuoto dispiega all'occhio tutta la sua estensione. Per romperlo, si metteranno in opera artificiali oggetti, fabbriche, piramidi, colonne; ed anche in alcuni siti s'otterrà lo stesso intento col semplice impiego d'alberi gruppeggiati.

Per tal mezzo vien diminuita la nojosa uniformità, e si diffonde movimento. Noi vediamo, che le praterìe, e i tratti erbosi di terreno non sono mai tanto aggradevoli, che qualora si presentano all'improvviso in un bosco, e van serpeggiando dappoi con mille sinuosità fra' massicci di piante, le quali colle loro teste intralciate formando fitte sommità, aprono all'occhio de' passaggi liberi fra i lor tronchi: il verde musco quivi s'adorna d'una più ridente tinta per lo splendore del sole, che l'irradia; e là cacciandosi fra un incerto bujo, raggiugne i siti avviluppati in una oscurità confortante. L'amenità delle verdi zolle potrà esser messa in contrasto col vario-tinto fogliame de' sovrapposti alberi, e coi colori de' loro fiori, e frutti. Si potrà ravvivare il tappeto erboso con arbusti, e con piante vivaci a fiori brillanti. Intorno ai bagni, alle grotte s'impieghi lo spigo, il rosmarino, la menta, la salvia, la persa, il timo, la melissa, il sermolino, l'isopo.

Seguendosi i precetti della natura, si dovrà guarnire dappertutto d'erba, e di piante la vacua superficie della terra, e darle quell'apparenza sana, e ridente, che quella offre all'occhio ne' più fertili distretti.

Gl'Inglesi moderni, favoriti dall'umidità del loro clima, hanno perfezionata nei loro parchi l'arte dei GAZZONI. Per ottenerne fra noi de' passabili, l'espediente migliore è quello di trasportarvi le zolle, e ben aggiustate bagnarle, e batterle grandemente, affine di unirle, ed assodarle. Si cercherà in appresso di strappare le differenti specie d'erbe, e singolarmente le nocive, e di ridurle ad una sola, non lasciandovi mai mancare nè cilindro, nè falce. Seminando le terre riescono tra noi meno bene, ma ciò apporta minor dispendio, e tuttavìa usando di gran diligenza col metodo accennato, si potranno ridurre bastantemente a dovere, massime coll'impiego di minuti concimi, e con la disposizione dell'acque.

DELLE ACQUE.

Noi abbiamo diggià data un'idea generale delle bellezze, e degli effetti vantaggiosi dell'acque nei paesetti.

La natura ce le mostra sotto differenti forme, e con differenti caratteri, tanto per rapporto alla vastità, che per rapporto al riposo, o al movimento. Ci offre le acque ora dormenti, ora in corso, ed ora cascanti. Il primo di questi caratteri comprende il mare, i laghi, gli stagni, i recipienti; il secondo abbraccia i torrenti, i fiumi, ed i ruscelli; il terzo comprende le filtrature, le cascate, e le cateratte.

Il mare è da considerarsi come punto di vista, e fa mestieri di travagliar, e coltivare il lido, e di moltiplicare, e variare le prospettive. Esso è una sorgente di elevate emozioni, ed inspira tutt'i sentimenti, che derivano dalle idee di profondità, d'estensione, e d'immensità. L'accidente d'una tempesta gli fa rappresentare una scena egualmente superba, che maestosa, che colpisce la fantasìa, e la trasporta; e la vista di que' castelli fluttuanti, che sembran talvolta sospesi all'orizzonte, richiamano sempre all'uomo l'audacia, e l'energìa dello spirito, che lo anima.

Le alture, e i promontorj, che circondano il mare, offrono alle case di campagna situazioni superbe, che si distinguono per il loro ardire, e singolarità. In un giardino bagnato dall'acqua del mare, si possono praticare attraverso i boschi, gli scogli, e le montagne, de' punti di veduta, e delle aperture, che stendendosi al mare colpiscano, ed interessino estremamente; si potrà pur anche dar campo a sorprese di sommo effetto. Egualmente un lago serve ad un giardino per punto di vista, e per confine. Un picciol lago però pare indispensabile che faccia parte di un giardino di una vasta estensione; anima tutte le scene all'intorno; la sua limpid'acqua, e pacifica riflette, abbellendo i colori cangianti del cielo, e le decorazioni, che ne adornano le sponde: il suo circuito; la configurazione delle curvature, e de' suoi sporti; la forma, e guarnimento delle rive; le ineguaglianze del loro alto, e basso; la connessione con colli, foreste, e villaggi; tutto ciò è suscettibile di copiosa varietà.

Il carattere del lago è il riposo: gli manca il movimento per se stesso. Rare volte agitato riuscirà abbastanza forte onde produrre qualche rilevata sensazione, ma più sovente rimarrà in uno stato, che non intorbiderà punto l'effetto suo ordinario di calma, e di dolce piacere. Un lago di vasta estensione lusingherà di più la vista, allorchè sarà rotto da isolette, e che anderà a perdersi dietro le foreste, e le collinette. Il lago vuole curvature, che servono a dargli varietà; puonno esser le sue rive deliziosamente abbellite, ora d'elevazioni, ora d'abbassamenti, ora di cespugli, ed ora di grandi alberi inclinati. Quì un picciol promontorio, o una catena di colli, li cui pendìi sono ricoperti di pecore, che vi si arrampicano, si cacciano ben dentro il lago; là un boschetto sembra nuotare nel mezzo de' flutti; da questa parte una stretta lingua di terra erbosa priva d'alberi, e di cespugli s'avanza serpeggiando tra l'acque; una mandra, che sembra sortir dal lago, pascola in questo sito, e ne contempla stordita le riflettute immagini. Da quest'altra parte l'umido elemento scompare nell'apertura, che gli presenta un folto bosco di quercie, e l'immaginazione penetra là, ove l'occhio è arrestato.

Allorchè si crea un lago artificiale, bisogna diligentemente nascondere tutto ciò, che potesse svelar l'arte, ed è soprattutto per riguardo alle rive, che conviene essere attento, affine di non mancare almeno di quell'apparenza, che ha un lago naturale. L'estensione dell'acqua sia in giusta proporzione col circondario, poichè come un ruscelletto svanisce in una vasta pianura, e resta senza effetto, similmente una troppo grande superficie d'acqua può diminuir l'impressione degli altri oggetti del paesino. Rialzando l'opposta riva, formando piantagioni d'alberi da cima, costruendo fabbriche intonacate di color vivo, si può riserrare i limiti, e rapprossimare l'indietro; come per lo contrario l'abbassamento delle ripe, e la privazione d'altri oggetti, ingannano lo sguardo per un'illusoria ampiezza. Bisognerà dunque, che la vista trovi nelle adjacenze d'un lago oggetti, che l'attirino, e l'occupino. Le curvature non debbono essere numerose, nè sta bene che la loro figura sia regolare.

[Illustrazione: _Tav. XVI._ Veduta del laghetto nella villa Cusani a Desio.]