Dell'antico stato del lago di Pusiano nell'alto Milanese
Part 3
Al cav. Amoretti sembrò pure d'essere avvenuta qualche catastrofe alle falde de' due monti in mezzo a' quali passa l'emissario, di cui ragioniamo, cioè il _Montebarro_ e quello di _Civate_[55]. Ma se questa catastrofe pur avvenne, par che si debba riportare a tempi molto più rimoti dell'età di Plinio, a que' tempi ne' quali il Lario essendo per avventura ad un livello d'assai più alto formar poteva un ricettacolo solo coll'_Eupili_. Rammenta pure quest'autore lo sconscendimento, che poco lungi si vede nella piccola valle _Dalloro_, valle singolarissima tra noi, poichè scorrendola ci sembra d'essere all'impensata trasportati nell'Elvezia, e che viene ricordata con piacere qual nido favorito delle canore passere solitarie e dei codirossi[56]. Questo sconscendimento, a cui si potrebbe senza incongruenze assegnare un'epoca meno lontana, può aver rifermata per qualche tempo una quantità di acque, che cresciute a dismisura per dirotte pioggie, e rotto ogni freno, precipitando al basso saranno stata causa, che l'emissario in discorso venisse a formarsi.
Le congetture, le osservazioni del Baretta non ci abbandonano per anco e varrebbero a confermare l'ipotesi, da noi esposta per spiegare il modo, con cui siasi effettuato l'abbassamento delle acque. _La figura di questa_ (brughiera) _era di un quadrilungo, a cui verso Ovest un più piccolo quadrilungo pur incolto si univa. L'ampiezza era di pertiche 450. Di questa brughiera la metà occidentale era poco men che piana; ma nella metà orientale molte irregolarità v'erano, specie d'ammassi di terra, ossia tumuli, i quali considerati insieme avevano un'inclinazione verso il Nord_[57]. Questi ammucchiamenti di sassi d'ogni forma e d'ogni qualità, che avevano un'inclinazione verso il Nord, non potevano certo essere adunati, che da una considerevole quantità di acque; ma senza l'appoggio di straordinarii sconvolgimenti, senza rimontare ad epoche, che precedono i tempi storici come ha fatto il Baretta, pare che le acque sole dell'_Eupili_ bastar potessero per formarli. E questi ammucchiamenti confermerebbero sempre più non solo l'esistenza un tempo in que' dintorni di una maggiore quantità di acque, ma ben anche possono dinotare colla loro _inclinazione verso il Nord_, che per l'emissario in discorso avvenne già un abbassamento sensibile, poichè l'acqua, che si andava ritirando dalla parte di settentrione venne a formare questa inclinazione nel terreno. La singolar tradizione registrata da Paolo Giovio, che il pesco sia stato trasportato dall'_Eupili_ nel Lario[58], ebbe forse origine dall'abbassamento delle acque praticatosi nel modo da noi divisato.
Potrebbesi però opporre, che la differenza di livello tra il pelo del lago di _Pusiano_ e l'Adda o lago di Lecco essendo di metri 55,60 ne risulta d'assai difficile, che nella Valmadrera un tanto abbassamento di terreno si sia praticato da togliere questa differenza; ed a sostegno di quest'opinione potrebbesi aggiungere, che l'acqua che scorre per la valle _Dalloro_ non può poi esser stata mai di una tale quantità, (ammessa anche la supposizione da noi sopra esposta) da operare una catastrofe così straordinaria; d'altra parte le induzioni, che l'_Eupili_ facesse già parte del lago Lario vengono ad escludere un'altura nella detta valle; e che infatti alle falde del monti di _Civate_ e del _Montebarro_ non si vedono di leggieri le tracce per dir così di quest'altura; e dietro a queste osservazioni doversi ritenere più probabile, che questa comunicazione abbia esistito sempre. A noi sembra, che la congettura di sopra esposta abbia qualche fondamento, ma di buon grado la scambieremmo con qualsivoglia altra, che più ragionevole si riconoscesse. Non crediamo però, che alle opposizioni accennate non riesca possibile il far risposta. Abbiamo congetturato con fondamento che la diminuzione delle acque siasi effettuata a poco a poco, ed abbiam detto e provato che ne' _pascoli_ d'Annone e ne' limitrofi vi fu già una maggiore quantità di acque. Da que' _pascoli_ o brughiere al suolo, che formava la brughiera di Sirone non vi sono se non poche braccia di maggiore altezza in quest'ultima, come ci notò il Baretta[59], e così le acque, poichè questi laghi erano già in qualche modo divisi da quello di _Pusiano_, dovevano avere un'emissario per la brughiera di Sirone nel fiumicello detto _Bevera_, che uscendo dalla valle di Rovagnate, scorre poco lungi, e dalla _Bevera_ nel Lambro. Di questo emissario ce ne indicò, senza avvertire a questa circostanza, sicuri indizj lo stesso Baretta in due luoghi della di lui _Memoria_, che di tanto ci giovò in questa disamina; e le cose da lui osservate, non potrebbero senza temerità essere rivocate in dubbio. «_Una valletta nel mezzo_ (della brughiera) _indizio di un antico corso d'acqua, andava a metter capo nel fontanino_.» Questo _fontanino_, ossia umil corrente d'acqua si scarica nella _Bevera_. Poco dopo poi dice. «_Il fontanino in una parte del podere aveva più ampio l'alveo, e ivi stagnando in qualche modo, le acque deponevano quanto portavano dal colle e dal monte_[60].» Essendo adunque di poche braccia la differenza di livello tra i pascoli d'_Annone_ al piano della brughiera di _Sirone_, da dove le acque procedono verso la _Bevera_, viene a rendersi più probabile l'avvenimento da noi supposto. Apertosi l'emissario per la Valmadrera, non più hanno potuto i due laghi diggià ad un livello più basso scaricare le loro acque dalla parte di mezzodì, ed ebbero per il nuovo emissario un abbassamento sensibilissimo. Forse poche altre livellazioni potrebbero cambiare la nostra ipotesi in certezza storica, e mostrar pur potrebbero se le acque del _Pescone_, ed altri rigagnoli si possano introdurre da questa parte nel fiumicello _Bevera_, e di là nel Lambro, ed estrarle poi, ove si credesse meglio a profitto dell'agricoltura. Le acque dovevano accostarsi allora più ad Oggionno dal lato di ponente, e ciò darebbe una ragione, come il lago d'_Annone_ o di _Sala_ denominasi anche d'Oggionno, quantunque neppur si scorga da quel borgo, non che lo bagni; mentre la varietà dei nomi dei laghi, e le denominazioni diciam così di dettaglio son tratte mai sempre da quelli delle borgate o delle terre, che sorgono presso o poco lungi dalle sponde. Il credersi soltanto ridotta entro angusti confini la comunicazione dell'_Eupili_ col Lario nella Valmadrera dopo l'età di Plinio, sembra incontrare altre difficoltà. Dovrebbesi allora supporre, che il lago di Lecco fosse d'assai più alto, onde non permettesse ad una parte delle acque dell'_Eupili_ un libero sfogo, od almeno lo rendesse ancor più lento e difficile, il che pare non fosse assolutamente nei primi secoli dell'era cristiana. D'altronde poste anche in non cale le osservazioni da noi esposte e le tradizioni, che vorrebbero venire in conferma della nostra congettura, può dirsi, che non sarebbe sfuggita a Plinio e non avrebbe lasciato questo scrittore di accennare l'unione dell'_Eupili_ col Lario.
Non meno difficile fia il determinare l'epoca, in cui l'abbassamento dell'_Eupili_ avvenne. _Multis ante annis exaruit_ dice Paolo Giovio nel trattato de' _Pesci Romani_[61]. Il di lui discendente Conte Giambattista lo crede avvenuto prima del IV secolo all'appoggio d'alcune parole di Cajo Sidonio Apollinare. Osserva che Sidonio, il quale visse circa il 430 visitò le sorgenti del Lambro, e non disse come Plinio, che questo fiume venisse dall'_Eupili_, e di cui non fe' ne manco parola[62]. Ognun vede, che questa osservazione non è tale da poterci accontentare. Giova però l'osservare, che l'epoca suddetta coinciderebbe con quella indicata da Bonaventura Castiglioni per la vicenda fisica avvenuta al lago di _Pusiano_. In ogni modo poi prese abbaglio il compilatore della carta geografica d'Italia nel medio-evo pubblicata dal Muratori nel Tomo X _Rer. Ital._, indicando un solo lago dei quattro esistenti mentre nel medio-evo di certo era già avvenuto l'abbassamento.
Lo stesso Conte Giambattista Giovio reputa poi che all'età del maggior Plinio si estendesse l'_Eupili_ dalla villa d'Alserio fino al laghetto d'_Annone_[63] credendolo lungo così circa sette miglia. A noi pare di poterlo estendere alquanto più, dandogli circa nove miglia in lunghezza e dai tre ai quattro nella maggiore larghezza. E così ne risulta un lago degno di qualche rimarco, e tale d'essere rammentato da Plinio fra i più ragguardevoli dell'undecima regione d'Italia. Ma è ben ciò difficile di determinare, e tanto più se come abbiamo congetturato, l'abbassamento abbia avuto luogo a poco a poco.
Non è pur facile l'indicare quanti laghetti subito dopo la diminuzione delle acque sianvi rimasti, ed abbiano continuato ad esistere forse per alcuni secoli. Paolo Giovio nella vita di Ottone Visconti dice d'esserne rimasti cinque, nel trattato dei pesci romani tre, e nella Descrizione del Lario non ne determina il numero. Di cinque pure il Calchi, come vedemmo, ne accenna l'esistenza, dando due nomi diversi a quello d'_Alserio_, dicendoli cioè di _Erba_ e di _Monguzzo_: v'include quello di _Montorfano_, e non accenna quello d'_Isella_, o di _Civate_ poichè forse a suoi tempi era ancora per tal modo unito con quello d'_Annone_ che consideravasi un solo. Osserveremo poi, che anche a giorni nostri si dà indistintamente uno o più nomi a tutti que' laghetti tratti dalle terre che bagnano, e quelli in ispecie d'_Annone_ e d'_Isella_ si considerano di frequente ancora un solo e così le cose vengono a confondersi. Una tradizione popolare narra, che nelle vicinanze del lago di _Pusiano_ vi fosse un altro laghetto, quale improvisamente una notte si gettò in uno de' vicini. Pare, che questa tradizione si possa apppoggiare con il nome di un luogo chiamato _Rotta_, donde forse quello di _Garbagnate Rotta_ ad una terra poco lungi. È d'altronde ad osservarsi, che per il corso d'alcuni secoli una parte del lago di _Pusiano_ veniva specialmente denominato lago di _Muggiò_, come risulta da varj documenti, e che accennato è pur anche come un particolare lago dal cronista Moriggia[64], e così come due consideravansi.
Par dunque, che lo stato fisico di quella contrada, le attestazioni ed osservazioni di autorevoli autori, alcune tradizioni, i nomi e l'ubicazione di alcuni luoghi e terre e le incongruenze, che s'incontrerebbero nelle contrarie ipotesi, vogliano persuaderci, che i laghetti d'_Alserio_, di _Pusiano_, d'_Isella_ e d'_Annone_ altro non siano, che gli avanzi di un lago che aveva un'estensione considerevole, venuto meno circa il V. secolo dell'era volgare per essersi aperte probabilmente le acque un emissario per la valle di Malgrate, lasciando da quattro o cinque piccoli laghi nei luoghi più profondi del letto.
_Ci sia permesso d'aggiungere diverse altre notizie intorno a questi laghetti dell'alto milanese._