Dell'antico stato del lago di Pusiano nell'alto Milanese
Part 2
In appoggio dell'opinione, di cui facciam discorso, si potrebbe anche riportare quanto ne scrisse Bonaventura Castiglioni. Quest'autore s'induce a credere col di lui fratello Giovanni Antonio, che il lago di _Pusiano_ fosse già una lacuna[26]. Ma come si approfondì di tanto?... Non venne egli in sostanza a dire, se non che ritiratesi le acque, le quali all'intorno di quel lago venivano a formare quasi un'estesa palude, rimasero determinati i confini del medesimo? Egli di certo, scrivendo verso la metà del XVI secolo, non ha fatto se non registrare un'oscura tradizione, che serve in certo modo al nostro scopo, e di cui si può dare una spiegazione plausibile dietro le cose sin qui esposte. Il bibliotecario dell'Ambrosiana Sormanni in un'operetta stampata l'anno 1728[27], non avuto riguardo allo stato del lago a' suoi tempi, ma appoggiato solo, bisogna credere, a tradizioni o cronache, che non ci fu dato di poter consultare, paragonò i seni del lago di Lugano a quelli del lago di _Pusiano_ dicendo «_empie lo spazio di venticinque miglia oltre molti seni, che diffonde uguali al piccol lago di Pusiano pur da geografi latini notato col nome d'Eupili_». Par dunque che vi sia stato un tempo, in cui i laghetti attigui a quello di _Pusiano_ per maggiore quantità di acque tra loro si considerassero seni di esso. Così altri credettero, che il laguccio di _Montorfano_, che sta lungi poche miglia dal _piano d'Erba_, fosse l'_Eupili_ rammentato da Plinio[28], e non mancò chi _Eupili_ disse quello di _Monguzzo_ ossia d'_Alserio_. Con ciò se non altro manifestarono un'antica opinione, che le acque di que' piccoli laghi fossero parte dell'_Eupili_, non curandosi dell'estensione, che in epoche diverse può quest'ultimo aver avuto. Vedemmo (pag. 10) che pure il Calchi enumera il lago di _Montorfano_ in un con quello di _Pusiano_, e gli altri vicini. Noi siamo talora ingrati verso de' nostri predecessori! Essi ci narrarono soventi volte colla massima buona fede quanto viddero, quanto seppero, quanto congetturarono, quanto credettero vero, e noi ignari per avventura de' costumi, del vero valore de' segni, con cui esprimevano le loro idee, ignari dello stato della loro coltura, dello stadio delle scienze e delle arti, ben lungi dal trar profitto dei loro scritti collocandosi per dir così possibilmente nella situazione, in cui eglino si trovavano, osiamo invece bene spesso non curarli, se pur non li tacciamo di creduli, di favolosi, d'innetti. Possiam lusingarci, che non saranno vendicati!....
Vi sono quattro terre alle prime falde dei monti della _Valassina_ col nome di _Civate_, di _Suello_, di _Scisana_ e di _Borima_ per tal modo ubicate, che se non poteva a queste e specialmente alle tre prime accostarsi l'_Eupili_, doveva però essere d'assai meno lontano, e così scorgiamo una ragione perchè siano state fondate in situazione, che dir ben si può incomoda, lungi dalla strada che passa in vicinanza dei laghetti e lungi dai medesimi. Pare che i primi abitatori del suolo ove sorgono quelle terre (non atto d'altra parte per natura ad una valida e comoda difesa) dovessero essere invitati a porre i loro casolari, presso alle acque. Nè si direbbe, che ciò abbian fatto per evitare le inondazioni, poichè di troppo sono elevate quelle terre dalla sponda dei laghi. Se le acque dei due laghetti d'_Annone_ e d'_Isella_ si alzano talora per modo, come abbiamo detto, che volendo andare da Lecco a Como fa d'uopo prendere più alto cammino, questo innalzamento non è già cosa riflessibile per rapporto all'altezza delle quattro terre, che abbiamo nominate. È qui d'altronde a dirsi, che ancora a giorni nostri scorgonsi avanzi non ignobili di un'antica strada che attraversava per quelle terre, e che prolungandosi questi avanzi dall'uno all'altro lato oltre il confin dei laghi, mostran ad evidenza, come già si trascorresse più in alto lungo di essi. L'esistenza di quel cammino rimonta di certo ad un'epoca lontana, e per avventura serviva ad un transito ragguardevole. Nè infatti noi sapremmo con qual fondamento si potesse rivocare in dubbio, che quegli non siano gli avanzi della strada da Bergamo a Como, che vediamo segnata nelle tavole _Peutingeriane_, e da Como poi a Chiavenna, e di là al passo delle alpi retiche[29]. Molte osservazioni potrebbero ciò confermare non ancora per quanto noi sappiamo da alcuno avvertite, se ciò troppo lungi non ci traesse dal nostro argomento. Non meno di questa strada servir doveva per recarsi alle alpi il lago _Eupili_, e la interpretazione di questo nome per _passaggio alle alpi_, che alcuni, come abbiamo accennato, ci hanno data ritenendola un greco vocabolo, potrebbe aver solo in questo senso qualche fondamento, poichè le greche voci Εὖ Πύλη, non possono altro significare se non _agevole porta, ingresso_, o cosa simile. Fra gli abitati, che sorsero lungo di questo lago, uno può aver avuto per eccellenza il nome del lago, o del transito, a cui quella strada serviva, ed aver così dato origine a quello della terra di _Pusiano_, che esser può facilmente una corruzione da _Eupili_ la voce _Eupisiliano_. In alcune pergamene relative a quella terra scritte al principio del XIV secolo si legge _de loco Puxiliano_[30]. Forse perchè nativo di quell'abitato vediamo uno dei primi vescovi di Como col nome di _Eupilio_[31]; e così pure dal nome di questo lago, che forse sino da primi secoli dell'era cristiana non dicevasi soltanto _Eupili_ ha tratto il nome quel _Pussienus_, di cui si legge nella terra di Alzate, che è poche miglia lungi, la seguente iscrizione:
MINERVAE L INVENTIVS PVSSIENVS V S L M
E di questo stesso abitato intese forse di parlare il Corio od era accennato nelle cronache, da cui egli trasse le confuse notizie, che ci dà parlando de' secoli remoti, allorchè disse «_Ed in questo circuito_ (degli Insubri) _glie uno loco non ignobile da Plinio appellato EUPOLIS: cioè civita bona la quale manda il Lambro_[32].» Ed il nome di _Eupili_, presso gli scrittori, e quello di _Pusiano_ nell'uso comune, sarebbe rimasto dopo la diminuzione delle acque a quello solo de' nostri laghetti che è più esteso.
Se lungo le sponde o nel terreno frapposto fra l'uno e l'altro lago v'esistesse abitato, che o per se stesso o per memorie si dovesse incontrastabilmente credere eretto innanzi l'età di Plinio, le nostre ricerche per avventura mal si sosterrebbero. Ma tutte le terre, tutti i villagi, tutti i casolari, e le amene ville, che sorgono tanto alla sponda che nel terreno frapposto, e che doveva essere innondato se l'_Eupili_ era lago ragguardevole, sono di recente fondazione rapporto all'epoca, di cui parliamo, ed anzi non potrebbonsi que' tanti abitati in conto alcuno riputare antichi. Il suolo alquanto elevato ov'è _Bosisio_, patria di _Parini_ e di _Appiani_, all'età di Plinio esser poteva al più un'isoletta. Le più lontane notizie di questa terra rimontan solo col principio del secolo XIV, e dicevasi allora _Boxixio_[33]. È noto come nell'anno 1450 il capitano Iacopo Picinino fece quivi impiccare con nera perfidia Luchino Palmieri che rivestiva il sacro carattere d'inviato, amico suo e del Duca Francesco I. Sforza[34].
È pur noto con quali bellissimi versi abbia il Parini celebrata la patria sua.
Oh beato terreno Del vago _Eupili_ mio Ecco alfin nel tuo seno M'accogli; e del natìo Aere mi circondi; E il petto avido inondi! Già nel polmon capace Urta sè stesso e scende Quest'etere vivace Che gli egri spirti accende, E le forze rintegra, E l'animo rallegra Però ch'austro scortese Quì suoi vapor non mena: E guarda il bel paese Alta di monti schiena Cui sormontar non vale Borea con rigid'ale. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .[35]
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Colli beati e placidi Che il vago _Eupili_ mio Cingete con dolcissimo Insensibil pendìo, Dal bel rapirmi sento, Che natura vi diè; Ed esule contento A voi rivolgo il piè. Già la quiete a gli uomini Sì sconosciuta, in seno De le vostr'ombre apprestami Caro albergo sereno: E le cure, e gli affanni Quindi lunge velar Scorgo, e gire i tiranni Superbi ad agitar. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .[36]
Cantò poi il cavalier Monti nel V canto inedito della _Mascheroniana_.
I placidi cercai poggi felici Che con dolce pendìo cingon le liete Dell'_Eupili_ lagune irrigatrici E nel vederle mi sclamai salvete Piaggie dilette al ciel, che al mio Parini Foste cortesi di vostr'ombre quete E l'Appiani che ben a ragion si disse: L'onor secondo che all'_Eupili_ in riva .. nacque, e a paro col premier sen giva[37];
lasciò pure a suoi compaesani un monumento dell'arte, che lo rese immortale dipingendo l'anno 1790 lo Sposalizio della Vergine nella chiesa prepositurale d'Oggionno. Ma non debbono questi celeberrimi concittadini farci ancor più deviare dall'argomento.
Alcuni credono, che ove trovansi le terre d'_Incino_ e _Villincino_ otto miglia circa da Lecco verso Como, vi fosse la città degli _Orobj_ rammentata da Plinio col nome di _Liciniforo_[38]. L'essere ivi stata questa città escluderebbe una maggiore altezza di quelle acque, poichè _Incino_, nel cui suolo in particolare si dice propriamente sorgesse quelle città, è posto non molto lungi dal margine dei laghetti di _Pusiano_ e d'_Alserio_. Nè noi osiam dire, che da quanto sino ad ora abbiamo esposto ne emerga un argomento valevole a mostrar priva di fondamento questa asserzione, nè per avventura basterebbe l'aggiungere, che altri opinarono, che la città di _Liciniforo_ sorgesse altrove[39]. L'esistenza un tempo di questa città non potrebbe di certo rivocarsi in dubbio. Ci dice Plinio, che _gli abitanti di Bergamo, di Como, di Liciniforo, di Barra ed altri popoli all'intorno_, erano della stirpe degli _Orobj_[40], popolo della più remota antichità, e su del quale le ricerche dei dotti hanno solo sino ad ora stabilito che fu anteriore agli etruschi, una de' primitivi d'Italia: ma noi ci lusinghiamo d'avere di non poco avvalorata in altro scritto col titolo _degli Orobj e delle loro città nell'alto milanese_, che ben tosto pubblicheremo colle stampe, se la presente memoria ottenga per avventura qualche suffragio dai dotti, d'avere di non poco avvalorata diciamo l'opinione, che l'antica città degli _Orobj_ detta _Liciniforo_ esistesse nel territorio di Lecco. Direm qui soltanto, che il credere, che fosse nel _piano sotto Erba_ sulle sponde del laghetto d'_Alserio_ e di quello di _Pusiano_ non d'altro ha probabilmente avuto origine se non da certa qual consonanza di nome tra _Liciniforo_ e _Villincino_; ed i ruderi del borgo d'_Incino_, che ivi sorgeva, distrutto dai Torriani l'anno 1285[41], possono averla fatta nascere ed averla mantenuta. Si potrebbe anche dubitare, che questo nome siasi formato dalle voci _ville_ (vici) e _vicine_, quali vediamo esistervi; e giova l'osservare a questo proposito, che il Corio chiama quella contrada _Vicino_[42]. In appoggio dell'opposta opinione, che colà presso esistesse _Liciniforo_ vien citata un'iscrizione scolpita sopra una base di pietra e sulla quale eravi anticamente collocato un vitello di bronzo. Si asserì che questo monumento esisteva presso la chiesa parrocchiale di Castello sopra Lecco. L'iscrizione sopranominata è la seguente:
IOVI O M HOC SIMVLACRVM LICIF. POPVLI DICAR.
Le minute circostanze esposteci intorno a quel monumento dal Somaglia, che prima ce ne diede contezza vorrebbero comprovarne l'esistenza nel secolo in cui scriveva. Dice fra le altre cose, che quel vitello è stato fuso, e servì per una delle campane di quella parrocchiale[43].
L'angolo noi riscontrammo di un basamento nel giardinetto del parroco di Castello, in cui si legge IOVI O. M. Uno dei monti circostanti dicesi anche oggidì _Giovo_ e questo nome potrebbe non meno far sospettare, che abbia esistito già presso di Lecco un monumento od anche un delubro al maggiore degli Dei de' gentili. Da quel monte scaturiscono le acque del fiume o torrente _Caldone_, le quali ritenute pure a giorni nostri per salubri, vennero nei scorsi secoli considerate per minerali, adoperate da medici e celebrate[44]. Sarebbe d'altronde malagevole cosa il voler dimostrare, che le città mediterranee degli antichissimi popoli non fossero poste in luoghi elevati, ed _Incino_ e _Villincino_ si trovano in luogo piano e basso. L'antica Como, altra delle città degli _Orobj_, non sorgeva già ove ora la vediamo; ma era ubicata più all'alto[45]. A noi sembra d'aver mostrato nello scritto sopra accennato, come non si possa più rivocare in dubbio, che l'altra città _orobica_ denominata _Barra_ non sorgesse verso la metà del _Montebarro_ propriamente detto, posto tra l'Adda ed il laghetto d'_Annone_. Lecco non era poi anche in secoli d'assai meno rimoti alla sponda del lago, ma sorgeva più sopra verso il monte, che lo sovrasta in sito forte per natura, ove si vedono ancora a giorni nostri alcuni avanzi di una rocca e molti ruderi vi si scoprono. In quel terreno ora coperto dalle quercie deve correre la grande strada, che la munificenza sovrana ha fatto intraprendere per il Tirolo.
Non ignoriamo, che all'estremità di quella lingua di terra, che parte dal territorio di Civate propriamente detto, e forma come uno strettissimo istmo tra i due laghi, esistono alcuni ruderi, e che una viva tradizione, ed il nome di una casa ivi posta[46] ci inducono a credere, che vi fosse un ponte per cui si transitasse ad _Annone_. Gli avanzi, che ancor si vedono, non indicano rimota antichità, e la tradizione stessa assegna d'altronde una non rimota origine a quel ponte, volendosi costrutto al tempo del dominio dei Spagnuoli tra noi, per facilitare non so quali passaggi di truppe per la Valtellina. Non crediamo perciò, che possano essere questi un obice qualunque.
Se dalla tavola _Peutingeriana_ non può desumersi alcun dato favorevole per queste indagini, neppur dalla medesima può trarsi un argomento in contrario. È in particolare per le strade _romane_, che questa si reputa a buon diritto un prezioso monumento d'antichità.
I nomi d'alcuni luoghi vorrebbero pur confermare l'esistenza un tempo d'una maggiore quantità di acque in que' dintorni. In mezzo all'istmo or ora accennato vi è un casolare chiamato _Isella_, e dal quale il nome al lago; ed _Isella_ altro non vuol dir certo, che _piccola isola, isolella_ ed in questo senso è adoperata una tal voce dai bergamaschi. L'ispezion locale toglie poi ogni dubbio, che fosse già un'isola ristretta alle piccole alture, che vi si vedono. Avvi da secoli in quel territorio una famiglia civile detta d'_Isella_, i di cui antenati debbon aver tratto il cognome dall'abitare in quell'isoletta. Se il tempo non ci avesse involati pressochè gli atti tutti degli antichi notaj di Civate, noi eravam certi di rinvenirvi per entro l'epoca di questo cambiamento.
Una parte del terreno di Civate verso il laghetto d'_Isella_ dicesi _lembo_, volgarmente _lembro_. Pare, che questa denominazione null'altro voglia indicare se non l'estremità del terreno verso il lago o la sponda del lago stesso. Ma il terreno detto _lembo_ al contrario dista dal lago bastantemente, onde non è per essere più conveniente sotto di tale rapporto questa parziale denominazione, e divien essa poi convenientissima ritenendosi un tempo più alto il lago. Si è quivi in particolare che ci sembrò di riscontrare delle _scogliere_. Un oltremontano convinto anche dalle osservazioni in luogo, che l'istmo d'_Isella_ che quivi ha principio, era già un'isola, si compiacque di riconoscere nella voce lembro una ben curiosa origine. Osservò, che _Embros_, _Imbrus_, anticamente _Embros_ è un'isola dell'Arcipelago, e trovando in Brianza i nomi di _Orobio_, di _Eupili_ ed altre denominazioni e voci che hanno sentor di greco, gli parve, che possa esser stata denominata da que' greci, se non d'altri, che furono mandati a Como da Giulio Cesare. Ci permettemmo di fargli osservare con una frase di Madama de Stael quanto sia difficil cosa l'indovinare dei fatti _par quelques traces confuses, par quelques mots à demi déchirés_.
Dal lato di mezzo giorno, ove è più probabile si estendesse l'_Eupili_ al tempo di Plinio, trovasi un villaggio o piccola terra chiamata _Peslago_. Si potrebbe dire, che questo nome è una corruzione della voce _post lacum_, od ancor meglio si potrebbe derivarla da _piè del lago_. Il Baretta crede, che tragga origine dalla pescagione, come quello di _Piscina_, e di _Retule_[47], piccoli aggregati d'abitazioni che sono situati poco lungi.
Che se vogliam poi esaminare quale fu la causa, che produsse tanta diminuzione di acque, ed in qual tempo avvenne, e qual estensione aver poteva l'_Eupili_ all'età di Plinio, può risultare qualche altro argomento a conferma maggiore di quanto abbiamo sin qui cercato di comprovare. Noi crederemo d'aver soddisfatto al nostro assunto su di ciò, esponendo alcune poche osservazioni, e congetture; e speriamo che qualche monumento si rinverrà col tempo atto ad illustrar pienamente questo punto di corografia milanese; non dubitando, che le difficoltà per determinare l'estension dell'_Eupili_, il tempo e la causa, che lo distrusse siano per arrecare pregiudizio alle cose sin qui esposte.
Paolo Giovio, come notammo al principio di questa memoria, suppone, che l'abbassamento di quelle acque sia accaduto o per un terremoto, o perchè si sieno diminuite le acque defluenti nell'_Eupili_ da' circonvicini colli e monti[48]. Dato per certo, che que' colli e monti ora nudi, fossero già come è d'assai probabile coperti d'annosi boschi, ed in uno dei quali, secondo il Corio[49] vi cacciò _Algisio_ o _Adelchi_ figlio di Desiderio ultimo re de' Longobardi, le scienze fisiche ci obbligherebbero a valutare questa circostanza. Non sembra però, che questa causa fosse da per se sola sufficiente per tanta diminuzione di acque se osserviamo, che nessun fiume, torrente o ruscello in que' dintorni ha deviato dall'antico corso, e tale essere la posizione topografica, che è pur forza in que' laghi si portano le acque tutte delle circonvicine alture. Niuna variazione calcolabile in quest'ipotesi vi ha fatto certamente il maggior fiume, che colà scorra, vogliamo dire il Lambro.
Degno di qualche riflesso potrebbe essere la tradizione, che l'abbassamento delle acque abbia avuto causa da un terremoto. Ma osservando come il Calchi che scriveva prima del Giovio non ne ha fatto cenno, e che poteva pur esserne pervenuta più chiara notizia, non sapremmo pure a questa attenerci.
Nè poi vale a darci una ragione sufficiente l'osservare, che la maggior parte delle acque che entrano nei laghi come discendon queste da montagne calcari, così nelle grandi pioggie vi conducono sempre una quantità di sabbia, di ciottoli, di pietre e di limo o creta, che ne aumentano le sponde; ed a ciò contribuiscono anche i canneti, che li circondano. Volendo pur admettere, che il corso di circa diciotto secoli fosse bastevole ad accrescere di tanto le sponde, ed a rialzare sensibilmente il fondo, in allora le acque abbondanti dell'_Eupili_ non avrebbero lasciati liberi gli estesi piani, che sono al mezzodì del lago di _Pusiano_. E solo per lo stato, in cui ora si trovano dietro la catastrofe avvenuta quale pur sia, che verrà sicuramente un tempo, che questi vasti serbatoj d'acque non esisteranno più; ed ove ora i remi trovano de' bassi fondi sorgeranno delle case campestri, delle belle villeggiature fors'anche; e vi saranno qua e là amenissime valli, umili poggi, fruttiferi piani. D'altronde le osservazioni sul terreno par che escludano totalmente l'ipotesi, che la diminuzione delle acque sia stata solo opera delle materie condotte nei laghi da' torrentelli, da' fiumi e dalle pluviali. Si potrebbe solo con fondamento asserire, che la divisione dei due di _Pusiano_ e d'_Alserio_ sia stata effettuata dalle abbondanti deposizioni di ghiaja, che suol farvi il Lambro, donde Benedetto Giovio sul finire del XV secolo od al principio del XVI scrisse;
_Qualis et ipse rigans Lumber Licinia rura_ _Eupilis et Serii reddit stagnando lacunas[50]._
Questi per più lungo tempo debbono essere rimasti uniti, ma non di certo sino ai secoli a noi vicini.
Ma volendo pure investigarne la causa, noi crederemmo più probabile, che per una grande pioggia ed inondazione, non potendo le acque soprabbondanti aver libero sfogo, si sieno aperto l'emissario, che ora vediamo al settentrione dei laghi d'_Annone_ e d'_Isella_ verso l'Adda, e propriamente nel territorio di _Valmadrera_, ed in quel tratto di terreno, ove alquanto il suolo si eleva, (a _Parete_ pur anche) e poteva già formare la sponda del lago. Può aver d'assai contribuito il torrente _Dalloro_ che in quelle vicinanze trascorre. Formatosi questo canale, le acque saranno andate diminuendo lentamente. Difficile è lo scarico di queste, e bene spesso si gettano sulle sponde, non essendo stato loro possibile di formarsi un bastevole alveo, e donde i laghetti d'_Annone_ e d'_Isella_ sogliono di frequente alzarsi. Oscure tradizioni tra que' villici dicono, che una notte improvvisamente è sorta l'amena isoletta, che vediamo nel lago di Pusiano vicino alla sponda settentrionale, dell'estensione di ventiquattro pertiche; e che non eravi un tempo il canale del lago d'_Isella_ o d'_Annone_ per l'Adda. Il sig. Baretta nella citata Storia della brughiera paludosa di Sirone dice «_A misura che il fiume Lambro si è aperto, ed abbassato il canale, tutte si sono abbassate le acque a lui congiungendosi per portarsi al mare_» e giovandosi forse delle tradizioni, che ora abbiamo esposte prosiegue «_ma le acque del lago d'ANNONE hanno poi trovata una più breve via versandosi per l'emissario di Malgrate nel Lario_[51]». L'aver lasciato le acque del lago d'_Annone_ di seguir le altre dalla parte del Lambro, suppone una catastrofe senza della quale non si saprebbe assegnare la causa di questa variazione nel corso. Formatosi una via per la Valmadrera o valle di Malgrate, pare che principalmente per questa le acque abbiano dovuto diminuirsi. Che se in alcuni luoghi l'alveo del Lambro è tale da potervi già correre una maggiore quantità di acque, invece di dire, che questo fiume _s'è aperto ed abbassato il canale_, il che pure asserì l'Amoretti[52], perchè non dubiteremo (fatta astrazione dell'abbassamento comune a tutti i fiumi nel decorso de' secoli) che una maggiore quantità di acque il Lambro scaricasse, se l'emissario era un tempo dell'_Eupili_? Così possiam credere, e come la geologia vorrebbe mostrare[53] l'esistenza un tempo di due laghi, che quel fiume doveva alimentare l'uno non molto lungi da _Inverico_, e d'_Agliate_ l'altro, luogo noto tra noi quest'ultimo per amenità, ed ove gli antiquari godono pure di riscontrarvi gli avanzi di un tempio a Nettuno[54].