Chapter 7
Gissi scattò in piedi, pallido, portando disperatamente le mani alla testa; la signora chinò la fronte sul leggìo del pianoforte mezza svenuta.
--Non vi sembra di essere ridicoli?--soggiunse Cagli.--Vorreste diventare due volgari adulteri? Eh, via! Eh, via!
Il colpo era fatto.
Gissi e la signora si trovarono, con una mossa involontaria, l'una di faccia all'altro, l'una con gli occhi in quelli dell'altro, ridicoli come quegli aveva detto, nient'altro che ridicoli, e rossi tutti e due dalla vergogna di riconoscersi tali, mentre nei giorni scorsi si erano creduti sopraffatti da fiero tragico destino.
E tutto finì là!
--Caro Remossi--disse maliziosamente Gramoglia--dobbiamo proprio crederti?... Tutto finì là?
--Io ti credo--soggiunse il Mazzani.--Hai raccontato con troppa calorosa sincerità e con troppi particolari, da non lasciar nessun dubbio su la veridicità del fatto.... Ma esso non prova niente contro la teorica dei _predestinati_. Il tuo amico Roberto Cagli non era del bel numero; ecco tutto.
CHI SA?
A FANNY ZAMPINI-SALAZAR.
Era scettico ed egoista? O si compiaceva, per vanità, di mostrarsi tale?
Io gli volevo bene, non ostante i suoi grandi difetti; probabilmente per essi. Vi sono cattive qualità che attraggono in modo straordinario; forse perchè dànno l'illusione di nascondere, sotto la loro malvagia apparenza, qualità opposte, degne di ammirazione e che servono da compenso. Il fascino di certi delinquenti, di certe malefiche donne può spiegarsi così.
Federico Toacci aveva l'impudenza delle sue azioni, e questo faceva qualche volta sospettare ch'egli esagerasse raccontandole.
Soleva dire:
--Io non credo all'abnegazione e al sacrificio perchè le stimo virtù inumane; e per ciò non li pratico.
Il dovere di ogni individuo consiste nel procurarsi, con qualunque mezzo, quel che può soddisfare i suoi bisogni, i suoi desideri, e renderlo felice.
La morale è stata inventata da colui che voleva impedire agli altri il conseguimento di un bene creduto degno di esser riserbato a lui solo.
Il codice è il libro più prezioso del mondo perchè indica la maniera come si possa nuocere agli altri, evitando di nuocere a sè stessi.
L'amore non vale il tempo, le forze e i quattrini che si sciupano per acquistarlo. Bisogna prenderlo come viene, quando viene, da chiunque viene, senza guardar molto pel sottile. Tanto, esso è una sciocchissima cosa, di cui abbiamo fatto il pernio della vita forse per dimostrare che la vita non vale niente di meglio.--
E se qualcuno gli faceva notare che parecchie sue azioni contradicevano gli aforismi da lui solennemente e ripetutamente proclamati, egli rispondeva:
--Il poter fare il contrario di quel che si pensa e si sente è la miglior prova che uno possa dare a sè stesso della propria assoluta indipendenza e della libertà che possiede.
Una volta mi disse:
--Cattiva giornata oggi! Ho dovuto fare una buona azione, con la semplice lusinga che essa ne faccia commettere parecchie cattive.
--Che cosa hai fatto?
--Ho prestato mille lire a un tale che non ardiva di chiedermele perchè era certo--diceva--di non potere restituirmele.
--Ebbene?
--Non capisci che se fosse stato vero, me le avrebbe invece insistentemente richieste?
--Te le restituirà dunque.
--No, giacchè ora sa che io non conto più su la sua restituzione.
--Perchè gliel'hai date?
--Per togliermi la tentazione di credere che vi sia una persona onesta in questo mondo.
--E se, contrariamente a quel che tu sospetti, costui verrà a restituirti, presto o tardi, le mille lire?
--Penserò che, tra qualche tempo, vorrà chiedermene dieci mila, per fare un colpo più grosso. L'onestà è un calcolo profondo; è l'impiego d'un capitale ideale con gl'interessi al mille per cento....
--Oh!...
--.... in questo, o nell'altro mondo per coloro che credono.
--Eppure tu fai tante cose in ossequio alla morale, alle leggi, alle convenienze sociali!
--L'uomo non è perfetto. Vuol dire che sono un onesto anch'io, a intervalli, a grandi intervalli per fortuna.
Sì, era vero: Federico Toacci godeva la vita senza scrupoli, senza ritegni, al pari di tanti altri, che però si guardano bene di formulare in ispietati aforismi le norme della loro condotta.
Rimasto libero a ventidue anni da ogni soggezione di famiglia, educato fuori di casa, lontano, a Parigi e a Londra--perchè i suoi genitori si erano divisi quasi subito dopo la nascita di lui e il padre non avea voluto impacci tenendolo presso di sè come gli era stato accordato dalla legge, nè la madre si era più ricordata, nel disordine della sua esistenza, di avere un figliuolo--bello, straricco, sviluppato precocemente in ambienti dov'era difficile farsi una ben chiara idea del bene e del male, egli si era formato da sè una particolare filosofia sperimentale e aveva conformato ad essa tutti gli atti della sua vita.
Spesso mi viene il sospetto ch'egli fosse un sentimentale camuffato da scettico e da egoista. Era certamente un orgoglioso che non voleva essere ingannato da nessuno, e che pel timore di far ridere della sua bontà naturale e della sua buona fede, s'inducesse, come ho detto, ad esagerare le apparenze dal lato cattivo.
Ricordo, a questo proposito, due fatti.
Primo, un gran pranzo dato da lui. La lettera d'invito diceva: _Per celebrare un mesto avvenimento. N. B. In abito chiaro_.
La tavola era sparsa di crisantemi bianchi. La tovaglia e i tovaglioli orlati a lutto. Le massicce fruttiere d'argento, velate di crespo nero.
Nessuno degli invitati si era maravigliato di quella stravaganza, ma tutti eravamo curiosissimi di saperne la ragione.
Allo sciampagna, rizzatosi in piedi e tenendo con una mano la coppa ricolma, egli disse con tono scherzevole:
--Un'umile ragazza si è suicidata... per me. È il primo caso che mi càpita. Lascio cascare una lagrima nella mia coppa, e bevo in onore di quest'avvenimento, che può essere una verità o una menzogna. Amici, fate altrettanto!
Nessuno di noi osò di bere.
Egli vuotò la coppa, ci guardò sorridendo ironicamente ed esclamò:
--Mi compiaccio di apprendere che ho ancora qualcosa da insegnare ai miei amici.
Io gli dissi:
--Tu hai paura di sembrare commosso a chi fai pena.
--Mi mancava soltanto la commiserazione di qualcuno!
E accese con indifferenza una sigaretta.
Il pranzo finì freddamente.
Due anni dopo, accompagnavo un amico di provincia che voleva osservare non ricordo più qual monumento al camposanto.
In quella sera di ottobre, col cielo coperto di nuvole, un po' umida e fredda, la città dei morti era deserta. Per ciò fui stupito di scoprire, in fondo a un viale, un uomo inginocchiato davanti a un monumento che non avevo avuto occasione di vedere prima e che sembrava bello anche da lontano. Sur un piedistallo di marmo scuro, un angelo di bronzo spiegava le ali levando in alto le braccia aperte, quasi stesse per spiccare il volo verso il cielo e in atto di offerta.
Ci accostammo.
--Tu!--esclamai maravigliato, riconoscendo Federico Toacci.
E mi chinai a leggere l'iscrizione. Essa diceva:
A UN'UMILE MORTA PER AMORE
Guardai Federico con lunga occhiata significativa.
--T'inganni--egli disse col solito ironico accento, tirandomi da parte.--Questo monumento mi è servito bene presso altre donne. Ho dato appuntamento qui a una bellissima signora che vuol essere commossa prima di tradire il marito. Ha tante furberie il cuore umano!... Mi rincresce che ella sia in ritardo. Volevo farmi sorprendere ginocchioni davanti a questo monumentino.... Fammi il piacere di allontanarti col tuo amico.... Eccola--soggiunse, indicandomi una signora vestita a bruno che s'inoltrava pel viale.
Invece, quella signora, brutta e vecchia inglese, ci passò davanti, si fermò un istante ad osservare con l'occhialino l'angelo che spiegava le ali, e torse a destra infilando un altro viale.
Io feci in modo da accertarmi, non visto, se Federico Toacci si fosse ingannato, e mi avesse detto la verità.
Lo vidi andar via dopo un pezzo, guardando cautamente attorno, senza che nessuna signora fosse venuta a sorprenderlo ginocchioni davanti al monumento da lui eretto all'umile suicida per amore.
Così mi è nato il sospetto che ci siano al mondo anche gl'ipocriti dello scetticismo e dell'egoismo, e che il mio amico fosse di questi.
È morto di tifo a trentacinque anni, e nessuno ha potuto conoscere con certezza se egli sia stato proprio scettico ed egoista, e se si sia compiaciuto, per vanità, di mostrarsi sempre tale.
LA EVOCATRICE
A CORDELIA.
--Andiamo! Voi credete agli Spiriti, come le donnicciole?
--Che maraviglia? Ci credono tanti grandi scienziati, il Crookes, il Vallace, ecc.
--Scienziati falliti! Scienziati per modo di dire!
--Siete temerario, caro amico--riprese il dottor Maggioli--giudicando così alla lesta lo scopritore della materia radiante e l'emulo del Darwin. In quanto a me, sono modesto come si conviene a chi non si è occupato di questo genere di studi venuti in voga quando l'età non mi consentiva più di sperimentare. Non ho detto, intanto, che credo agli Spiriti; ma mi stimerei presuntuoso, se osassi di affermare che non posso crederci affatto. Non ho nessuna ragione per esprimere un giudizio di questa sorta. Ho settant'anni, e tra poco mi sarà dato conoscere _de visu_ come stanno le cose dell'altro mondo. Ne ho una grande curiosità, ve lo confesso.
--Non capisco, mi scusi.
--Forse mi sono spiegato male. Insomma io dichiaro di non avere nessun solido argomento per affermare o negare scientificamente l'esistenza degli Spiriti quantunque, l'unica volta che mi son lasciato indurre a tentar di vederli, la prova sia riuscita negativa.
--Lo credo bene!
--Io però, da quella prova mal riuscita, non mi stimo autorizzato a dire che il Crookes, il Vallace e tanti altri sperimentatori di buona fede si siano ingannati o siano stati ingannati.
--Ma la Scienza....
--La Scienza la fanno gli scienziati a furia di sbagliare. Quella di ieri non è più questa di oggi; e quella di domani sarà un'altra cosa. Risolto un problema, se ne presentano nuovi e più complicati e più astrusi. Certe volte gli scienziati si seccano di vederseli affacciare davanti, e chiudono gli occhi e si turano gli orecchi per vivere un po' in pace e non guardare nè udire. Ma non per ciò i nuovi problemi dileguano. Allora qualche scienziato, più curioso o più ardito degli altri, socchiude gli occhi e osserva, timidamente dapprima, per non scandalizzare i colleghi; poi l'amore della verità ne può più dell'orgoglio personale; e così la Scienza fa un altro passo, e l'assurdo di oggi diviene la conquista assodata del giorno dopo.
--Lo sappiamo, dottore! Ma, riguardo agli Spiriti, non si tratta di fatti che possono cadere sotto gli occhi, da osservarsi col microscopio, da analizzare col crogiuolo. Fantasie di menti deboli, allucinazioni di sensi malati, credenze di femminucce, resti di tradizioni primitive, quando l'uomo ancora selvaggio si dava una spiegazione superficiale dei fenomeni della natura e credeva l'ombra un duplicato della sua persona.... Se la scienza dovesse tener conto di tali sciocchezze, starebbe fresca!
--Di tutto deve tener conto. Per ciò io, che sono scienziato così così per aver studiato e praticato la più materiale tra le scienze, la medicina, non arrossisco di far sapere che ho tentato anche di _vedere_ gli Spiriti il giorno che un amico venne a dirmi:--Vuoi vederli? Io ho avuto paura e ho interrotto a mezzo l'esperimento.--Quel mio amico, uomo serio, coltissimo, un po' artista, un po' filosofo nel miglior senso di questa parola, intelligenza aperta ai quattro venti del pensiero, s'interessava dei grandi problemi contemporanei, politici, economici, religiosi, scientifici, leggendo tutto, approfondendo tutto con ardore indomabile. Non aveva altro da fare; il suo largo patrimonio gli permetteva questo lusso intellettuale senza fargli trascurare il resto. Ultimamente dunque aveva preso, com'egli diceva, il dirizzone degli studi spiritici, e si era formato la convinzione che gli Spiriti sono una realtà come un'altra, d'ordine superiore, se si voleva, ma da non poterne più dubitare. E siccome io gli rispondevo:--Bisogna attendere ancora!--egli si spazientiva delle mie esitanze in faccia a tante e tante prove, quante forse--soggiungeva--non ne hanno parecchi fatti ormai entrati nel dominio della storia e tenuti per certi da tutti. Io veramente non negavo i fenomeni, i fatti; dubitavo della spiegazione di essi. Alla mia età non s'intraprendono neppur con la mente esplorazioni in regioni ignote, e si diffida sempre un po' delle relazioni dei viaggiatori che le hanno visitate la prima volta.
Il giorno però ch'egli venne a dirmi:--Vuoi vedere gli Spiriti? Io ho avuto paura e ho interrotto a mezzo l'esperimento--mi lasciai vincere dalla curiosità. Perchè non aver fiducia in un uomo come lui?
--Che cosa bisogna fare per vederli?--gli domandai dopo qualche istante di riflessione.
--Venire domani a casa mia. Io avviserò la _evocatrice_.
--La _medium_ vuoi dire.
--No. La persona di cui ti parlo non cade in _tranche_, cioè: non si addormenta, non entra in catalessi; èvoca, con potere misterioso, in pieno giorno, semplicemente, per via di certi suoi scongiuri.
--È una maga, a quel che pare.
--È una povera donna, secca, pallida, malaticcia, vestita sciattamente, che vive, credo, di elemosina....
--E col mestiere di fattucchiera,--lo interruppi, ridendo.
--Niente affatto. Chiede soltanto cose strane che dice indispensabili all'evocazione: un po' di sale, un po' di olio, una candela benedetta, di quelle che si adoprano nella settimana santa.
--Uh!--feci, alzando le spalle.
--Probabilmente nemmeno il sale, l'olio e la candela benedetta sono necessari; forse servono per provocare l'azione fluidica del suo organismo; mezzi meccanici, più che altro, da eccitare la sua fantasia.
--Tu spieghi tutto!
--Ho detto probabilmente; e quando la vedrai operare, la mia ipotesi non ti parrà stramba.
--Com'è che tu hai avuto paura?
--Ecco: eravamo nel mio studio, io e lei, con l'uscio aperto sul corridoio. Ella cominciò a brontolare le sue evocazioni inginocchiata dietro una tenda del balcone, con davanti l'orciolino di terracotta pieno di olio, la candela accesa e il piattino col sale. Di tratto in tratto, prendeva un pizzico di sale e lo buttava nell'orciolino. Mi ero situato in maniera da poter seguire, sbirciando da un lato della tenda, l'operazione. Ero tranquillo, in vivissima aspettativa, sì, ma anche un po' incredulo. Mi pareva impossibile che quella povera donna, quel fantasma di donna dovrei dire, possedesse così alto potere....
--E allora....
--Allora, tienlo a mente, di pieno giorno, all'improvviso, veggo il corridoio illuminarsi con luce più splendida della solare e sento sùbito un fruscio di passi e di stoffa.... Ho avuto paura!... Mi son messo a gridare:--No! No!... Basta!--coprendomi gli occhi con le mani. Tremavo come un bambino, sudavo freddo.
--Quella donna aveva contato su la tua immaginazione, l'aveva eccitata con lo strano apparecchio di quei riti....
--T'inganni. Ho pensato così di primo acchito; ma poi, riflettendo bene.... In due, saremo più forti. Vuoi provare?
--Proviamo!
Il dottor Maggioli s'interruppe per guardare attorno, nel salotto, e interrogare le signore che erano state ad ascoltare con evidenti segni di abbrividimento.
--Non vuol farci dormire questa notte!--disse la baronessa Lanari.
--Appunto, volevo sapere da lei se debbo o no proseguire....
--Ormai!--fece la baronessa.--E poi ella ha detto che la prova è fallita....
--Non ricordo più--rispose il dottore--chi abbia scritto: «Se venissero a riferirmi che un tale ha portato via il Colosseo, prima di rispondere:--È impossibile--andrei a vedere.» Io la penso come costui; e gli scienziati, secondo me, dovrebbero comportarsi così. Fui puntuale, all'ora fissata; la donna arrivò poco dopo. Il severo studio del mio amico aveva due balconi, uno a levante, l'altro a mezzogiorno, e una larga ondata di sole lo invadeva in quel punto.--Ho avuto a stento il permesso--disse la evocatrice.--Da chi?--domandai.--Dai miei superiori--rispose semplicemente.--Questo signore è un incredulo--soggiunse rivolta al mio amico.--E gli spiriti non si mostrano volentieri a chi non crede.--Voglio credere--dissi.--Sono qui per questo. Costei--pensavo intanto--mette le mani avanti! E la osservai attentamente mentre si accingeva a disporre dietro la tenda del balcone l'orciolo con l'olio, la candela accesa e il piattino col sale. Nessun indizio di furberia su quel viso, ma una grande stanchezza, la stanchezza della miseria.--E chi vi ha insegnato?--le domandai.--Mia madre--rispose. Stiano attenti. Gli spiriti non entreranno qui; attraverseranno il corridoio, passando davanti all'uscio.--E si nascose dietro la tenda. Parlava con tale sicurezza, da spingermi a pensare: Tu forse stai per vedere un prodigio! Eravamo, il mio amico ed io, in piedi, in faccia all'uscio. A un tratto, il mio amico mi afferra una mano, e comincia a stringermela forte. Non mi distolsi dal guardare verso il corridoio, pur comprendendo che quegli aveva paura. Io mi sentivo tranquillissimo, senza diffidenza.... Dieci minuti di intensa aspettazione.... e la donna uscì fuori dalla tenda.
--Ha veduto?--disse.
--No.
--Non li hai veduti?--esclamò il mio amico quasi balbettando.
Era pallido come un morto.
--Sette--soggiunse.--Li ho contati; quattro donne e tre uomini.... come fatti di nebbia, con lunghe tuniche bianche.... Sono passati lentamente.... Ti ho stretto forte la mano nel terribile momento. E quella gran luce?
--Non ho visto nulla!
--Non crede!--disse la donna.--Per vedere bisogna avere la grazia....
Forse è così: bisogna avere la grazia, come ella si esprimeva, cioè una disposizione naturale, una facoltà speciale.... Che ne sappiamo? E il mio amico è rimasto talmente convinto di non essere stato vittima di un'allucinazione, che è morto sospettando sempre della mia buona fede. Ha creduto che io abbia negato di aver visto per cocciutaggine di medico materialista. E non è vero.
L'INESPLICABILE
A GIUSEPPE DRAGONETTO.
--Vorrei spiegarmi meglio, caro dottore, ma non so. Più ripenso al mio caso, più tento di veder bene tra la nebbia che mi avvolge la mente, e più sento sconvolgermi l'intelligenza. Sono già al confine della pazzia? Un altro passo e la mia ragione si smarrirà per sempre nella tenebra dell'incoscienza?... È terribile, dottore! No, non mi dite niente, state ad ascoltarmi; abbiate pazienza. Siccome il mio male è tutto qui, nella testa, e non ha sintomi fisici, voi non indovinereste nulla se io non parlassi. E per parlare, anzi per far lo sforzo di pensare e di parlare con qualche ordine, ho bisogno di non essere interrotto. Il mio cervello non funziona regolarmente; ha strane intermittenze. L'imbroglio consiste in questo: io non distinguo più tra sogno e realtà, tra fatti fantasticati in momenti di strana esaltazione e fatti realmente avvenuti.... Così, proprio così! Voi sorridete incredulo.... M'inganno? Tanto meglio.
Intorno ad alcuni avvenimenti non ho nessun dubbio.
Notiamo la data: nove mesi fa. Notiamo il luogo: Firenze. Ero arrivato la sera avanti. Due giorni prima, mi trovavo a Napoli, deciso di starvi fino alla metà di giugno. Nella stagione di primavera Napoli è un paradiso. Vi ero andato per godermi questo paradiso, e per nient'altro.
Avevo passato mezza giornata nell'Aquario tra le meraviglie della vita sottomarina.... Improvvisamente, quasi mi fosse stato suggerito all'orecchio da qualcuno, io pensai:--Va' a Firenze!... Va' a Firenze!--Mi stava davanti agli occhi una mirabile aiuola di attinie e di coralli che si agitavano, che palpitavano con le loro creste filamentose: e tra i coralli e le attinie, magnifici polipi, di cui ora non ricordo il nome, allungavano i tentacoli, si gonfiavano, si aprivano simili a viventi ventagli, si restringevano e quasi sparivano confondendosi con la vegetazione rosata. Altri piccoli molluschi, cavallini di mare, se non sbaglio, idre, meduse, salivano e scendevano nella limpidissima acqua dietro il grosso cristallo; paguri, che si eran formati una casa con grosse conchiglie, erravano qua e là, ora lenti ora rapidi, sul suolo ghiaioso, movendo le gambe rimaste fuori dal guscio.... E, di nuovo, quel suggerimento quella inattesa ispirazione: Va' a Firenze!
In quei giorni, io non vi avevo pensato neppur di sfuggita.... Ma, ecco, ora ricordo bene. Mentre guardavo intentamente quel maraviglioso spettacolo acquatico, due signore si erano fermate un istante vicino a me. Fiorentine, si capiva dall'accento.... Quale di esse aveva quella voce così melodiosa, da spingermi a guardarla? Ed ero rimasto deluso. La voce mi aveva fatto supporre una bellezza giovane e fresca.... Invece!... Colei non era giovane, nè bella. Può darsi che il suggerimento:--Va' a Firenze!--sia stato prodotto dalla malìa di quel suono. Malìa, ho detto benissimo; giacchè non potei sottrarmi alla sua azione.
Quando uscii dall'Acquario, l'incantevole tratto di marina là accanto era suffuso della tenera luce del tramonto; i viali della Villa quasi deserti, e pieni di misteriose ombre e di frescura; e laggiù, il Vesuvio con un sottile pennacchio di fumo, tutto dorato dagli ultimi raggi del sole, e quasi sorgente dalle onde per ottica illusione.... Guardai distrattamente il divino scenario che venivo ad ammirare ogni giorno insaziabilmente, scoprendolo rinnovato sempre dalla varietà della luce, secondo le ore della giornata.... E tornai a pensare: Va' a Firenze!
Non vi sembra strana questa insistenza suggestiva? Oh, non sembrerebbe strana neppure a me, se poi non fosse accaduto quel che accadde!.... Partii il giorno dopo, senza maravigliarmi della mia risoluzione, quasi la gita a Firenze fosse stata segnata nell'itinerario del mio viaggio. Soltanto arrivato colà, mi domandai stupito:--Che cosa son venuto a farvi? Ormai!...--e uscii dall'albergo e infilai la prima via che mi capitò davanti.... Cinque minuti dopo, mi trovavo in _Piazza dell'Indipendenza_....
Oh, questo non è sogno! Ricordo benissimo, ho coscienza della realtà....
La bionda signora mi era passata accanto inondando l'aria del suo profumo, sotto l'ombrellino con strisce gialle e bianche ornato di larghe trine.... La veste di leggerissima stoffa, con strisce gialle e bianche anch'essa ma più strette, ne modellava elegantemente la persona svelta e sottile. Non avevo potuto osservarla in viso, così rapidamente mi aveva oltrepassato. Vedevo, sotto i riflessi dell'ombrellino, l'oro dei suoi copiosi capelli rialzati su la nuca, dai quali sfuggivano alcune ciocchettine che tremavano a ogni passo, come cosa viva.
Fui tentato di seguirla, di raggiungerla, per la sola curiosità di conoscere se l'aspetto corrispondeva alla elegantissima linea della persona.
In quel punto, ella svoltava per via _Enrico Poggi_--via appartata, silenziosa, con case che paiono villini--e suonava a un portoncino. Si era voltata al rumore dei miei passi, un po' contrariata, mi parve, che qualcuno l'avesse seguita.... Così potei accertarmi che ella era bellissima. Visione di un istante! All'aprirsi del portoncino avevo intravveduto un andito con busti in marmo, grandi vasi con piante e, in fondo, una vetrata con vetri colorati.... Il portoncino si era richiuso.
Tornai addietro lentamente, conturbato dalla rapida visione, quasi qualche parte di me fosse penetrata là, dietro a colei, ed io ne sentissi la mancanza. Giacchè sùbito provai la viva sensazione di rivedere con l'imaginazione quell'andito e d'inoltrarmi dietro a l'incognita per le stanze, oltre la vetrata con vetri a colori.