Delitto ideale

Chapter 4

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--Ti sei lasciata sorprendere dal sonno--balbettò Aldo per non spaventarla.--Volevo metterti a giacere sul canapè.

Èlvia non si rammentava di niente. Che cosa avea visto? Aldo non glielo domandò. Ma egli era ormai certo che in quella villa era dovuto accadere qualche terribile tragedia rimasta ignorata. Le pareti vibravano terrore. Si sentiva sopraffare anche lui dalla misteriosa forza ogni giorno più. Sarebbe soggiaciuto alla catalessi pure lui?

Con sua grande meraviglia, quella sera Èlvia fu tranquillissima. Non mostrò di sentire nessuna impressione di paura durante la cena nè dopo. Fu anzi più allegra del solito; se non che, tutt'a un tratto, nell'alzarsi da tavola domandò:

--Dimmi: dove ho letto o dove ho veduto rappresentare....

--Che cosa?

--È strano!--ella esclamò dopo breve pausa.--Mi torna in mente una scena di non so più qual dramma, di non so più qual capitolo di romanzo.... Come mai mi ritorna in mente così viva, così fresca, quasi l'avessi letta recentemente o veduta rappresentare?

--Quale scena?

--Mah!... È strano! Mi sfugge.... Di quel marito che ordina alla moglie creduta colpevole:--Punisciti da te stessa!--E lei non vuol morire di veleno nè di pugnale... E vorrebbe gridare, chiamare aiuto; e urta agli usci chiusi a chiave, e picchia alle imposte delle finestre inchiodate... e perde la parola e muor di terrore davanti all'inesorabile marito, che l'ha condotta in una villa lontana!... Dove ho letto questo? O dove l'ho veduto rappresentare?... È strano! È strano!

--Lascia andare!--la interruppe Aldo.--Dimmi piuttosto un'altra cosa: Non ti sei già annoiata di star qui?

--No. E tu?

Quell'inatteso fenomeno di serenità mise in maggior sospetto Aldo Sàmara. Gli parve di vedere la sua Èlvia in balìa delle misteriose forze spadroneggianti nelle stanze superiori della villa abbandonata, e volle sottrarla e sottrar se stesso al loro occulto potere.

Tornàti a Roma, egli soffrì per qualche tempo l'irragionevole ossessione di una malefica influenza che avrebbe nociuto a tutti e due; ma, dopo alcuni mesi di chiusa ansietà, ebbe a convincersi perfettamente che si era ingannato.

Soltanto, accadde--due o tre volte, a lunghi intervalli,--che Èlvia ripetesse, come quella sera:

--Dimmi: Dove ho letto.... O dove ho visto rappresentare?... È strano! È strano!

Da allora in poi, Aldo Sàmara ha riletto più volte il libro di quei due scienziati inglesi, e metterebbe la mano sul fuoco per attestare che essi hanno ragione.

UN CONSULTO

AD AMILCARE LAURIA.

Vedendo entrare il dottore, la bella signora si era alzata dalla poltrona dove stava abbandonatamente sdraiata da un pezzo, in attesa.

Vecchio amico di casa, egli le accennò sorridendo di non muoversi e affrettò il passo verso di lei che gli stendeva le mani.

Il salotto, tenuto in penombra dalle pesanti tende di stoffa delle finestre, ingombro di seggiole, di poltrone, di tavolinetti sovraccarichi di preziosi gingilli e di vasi giapponesi colmi di rose gialle che spandevano per l'aria acutissimo profumo, con due antichi arazzi alle pareti inquadrati dal fondo azzurro della tappezzeria di broccato, prendeva in quell'ora vespertina, un'insolita aria di mistero, accresciuta dalla severità dell'aspetto della bella signora. Il dottore avea sùbito notato la mancanza dell'abituale gentile sorriso con cui ella lo accoglieva anche quando stava a letto malata, e nello stesso tempo una rapida occhiata gli aveva fatto comprendere che il consulto per cui era stato invitato a venire da lei doveva essere, più che altro, un pretesto. Di che cosa poteva voler consultarlo? Se lo domandava, pensando che spesso le donne amano di rivolgersi piuttosto al medico che non al confessore in certe delicate circostanze.

--Mi perdoni se ho ritardato di qualche ora la mia venuta. La nostra professione--disse il dottore--non ci lascia mai piena libertà.

--Non ha bisogno di scusarsi--ella rispose, stringendogli nuovamente le mani.

--Non sta male, mi pare.

--Fisicamente, forse no; ma sono così turbata di spirito che ho paura di ammalarmi.

--Di che si tratta?

--Della mia felicità.

--In questo caso, la miglior consigliera è lei stessa.

--Ho un terribile scrupolo.

--Sarei lietissimo, se potessi riuscire a dileguarlo. Si rivolge al medico o all'amico?

--A tutti e due.

--L'amico vale più del medico in questo caso.

--Consulto l'amico perchè è medico.

--Ahi! La responsabilità si accresce, perchè il cuore dell'amico può nuocere alla scienza del medico. È cosa grave, a quel che pare.

--Gravissima! Sono sul punto di prendere una gran decisione e non so risolvermi. Quel terribile scrupolo mi trattiene, mi fa esitare. Non vorrei commettere un delitto.

--Oh!--fece il dottore, stupito.--Lei non è capace di far male a una mosca.

--Volontariamente, no; ma per leggerezza, per sbadataggine....

--Parli, e conti su la mia devozione, sul mio affetto, se non su la mia scienza.

--Conto su questa soprattutto. Voglio una parola di certezza, di certezza assoluta.

--Chi può sentirsi sicuro di essere in circostanza di darla?

--Ho letto un libro che mi ha sconvolta. Ignorare è una bella cosa! Non lo avevo mai capito prima di ora.

--Ha i suoi inconvenienti anche l'ignorare. Una colta signora come è lei sa che ogni faccenda di questo mondo può esser guardata da diversi punti; così da uno si può veder bianco, e nero dall'altro, o grigio o rosso o giallo.

--Il mio caso è meno complicato: o bianco o nero. Il cuore mi fa vedere bianco; la mente, dopo quella malaugurata lettura, nero. A chi devo dar retta?

--Una donna deve dar retta sempre al suo cuore.

--Probabilmente non direbbe così, se sapesse....

--Appunto, non ci perdiamo in preamboli.

--Ha fretta?

--Soltanto per toglierla, se è possibile, dalla morale sofferenza che stimo acutissima, se non vedo su le labbra di lei il dolce sorriso che la rende ordinariamente più bella.... Non è un complimento, ma un'osservazione fatta appena l'ho veduta.

--Un'anima moribonda non può sorridere, dottore.

--Non esageri, via! Parli dunque.

--Ella sa la mia disgrazia; sono rimasta vedova a venticinque anni, dopo due di matrimonio non consolato da prole.

--Forse sarebbe stata disgrazia maggiore la vedovanza con prole. La vita è piena di dolorose sorprese.

--Un figlio o una figlia mi avrebbero compensata di ogni disinganno. Il mio cuore avrebbe trovato una sublime occupazione; qualunque sacrificio mi sarebbe parso gioia divina. La donna che non diventa madre è una creatura sbagliata. In mio marito io amavo anticipatamente i miei figli.

--A venticinque anni si può ricominciare ad amare un altr'uomo. La fedeltà ai morti è atto assurdo.

--Infatti.... Ma sul punto di decidermi per un nuovo legame in cui sarebbero appagate tutte le aspirazioni del mio cuore, un tristissimo dubbio mi trattiene. Se potessi pensare soltanto a me....

--A chi altri?

--Alle mie creature, alle quali anelo.

--Le lasci prima venire.

--Ho io il diritto di compromettere la loro felicità? Preparar loro una vita dolorosa, disgraziata, unicamente perchè il cuore mi dice: Sposa l'uomo che tu ami e da cui sei riamata?

--Non capisco.

--Che c'è di certo per la scienza intorno all'eredità?

--Molto e poco. La natura ha misteri che non siamo ancora riusciti a penetrare interamente.

--Nella famiglia di colui che dovrebbe essere il mio secondo marito sono avvenuti casi di pazzia.

--Ereditaria?

--Chi lo sa? Ma sono avvenuti. Pazza l'ava, pazzo uno zio, pazzo un fratello!--

Il dottore abbassò la testa, corrugando le sopracciglia, pensoso. Era profondamente impressionato della desolazione vibrante nella voce di quella donna innamorata che pareva attendesse da lui una sentenza di vita o di morte. E non osava di alzarle gli occhi in viso per paura che la sua minima esitanza non ferisse irrimediabilmente quel povero cuore. L'avea vista crescere e fiorire, e le voleva bene come a figlia. Da giovinetta, l'aveva strappata quasi a stento dagli artigli della morte, e per ciò gli pareva cosa sua. Era stato testimone delle nozze di lei, come amico più intimo di famiglia. L'aveva vista agonizzare pel gran dolore della perdita del marito tòltole improvvisamente da una subdola _angina pectoris_ proprio il giorno della festa del secondo compleanno delle loro nozze. Non ignorava chi fosse il prescelto tra tanti che ora aspiravano alla mano di lei, bella, ricca, orfana di parenti; e si maravigliava che lo scrupolo presentàtosele alla mente non si fosse affacciato prima al suo pensiero di dottore e di amico. Sarebbe stato suo dovere metterla in guardia, quantunque non consultato, sin dal primo giorno in cui egli aveva acquistato la certezza che il marchese Attilio Volpes sarebbe divenuto, presto o tardi, il secondo marito della baronessa Iole di Rivierasco, vedova del barone di Camposparto. Per delicatezza, avea mostrato d'ignorare, anche dopo la rivelazione della baronessa; e la richiesta del consulto lo contristava e gli dava la profonda sensazione di un rimorso.

Tutto questo gli era passato per la mente come un pauroso baleno.

--Ecco--egli disse.--Vi sono casi pei quali la scienza non può avere dubbio alcuno. Ho conosciuto una famiglia in cui tutti i figli ammattivano, per un anno, appena compiuti i vent'anni. La pazzia scoppiava improvvisamente a giorno fisso, a ora fissa, con puntualità incredibile. Dei tre maschi, il maggiore avea avuto una pazzia dolce, idilliaca, restando a letto in una camera tutta parata di rami di ulivo e di quercia preparati dalle sue mani, con la coperta cosparsa di foglie di alloro. Il secondo avea passato l'anno doloroso suonando uno zufolo di canna e il violino, appresi a suonare da sè durante la pazzia; e la virtuosità perdurò quando egli ebbe riacquistato il senno. Il terzo si credeva un gran capitano, depositario dei più intimi segreti del Re e del Papa, e citava continuamente tutti i testi latini studiati nelle scuole e che non ricordò più quando l'accesso finì.... Ma un figlio del secondogenito, nel quale si riprodusse la periodica pazzia, ammazzò un fratello.... Degli altri non so. In casi come questi, ripeto, il consiglio del medico non potrebbe essere incerto. Per gli alcoolici, pei delinquenti nati, pei deformi, egualmente. Ma abbiamo anche moltissimi casi in cui avvengono salti, sparizioni inesplicabili, più inesplicabili riprese. Germi, latenti per due o tre generazioni, si sviluppano a un tratto. Come? Perchè? La scienza non ne sa nulla. Nè sa in che modo si propaghino, nè può prevedere come e quando. Certamente, trattandosi di una specie di gioco d'azzardo, la prudenza consiglierebbe di non giocare. Ma se vi sono altre e forti ragioni che consigliano il giuoco? Un amore come il suo, per esempio, un amore che è la vita, la felicità di due buone creature, per le quali un'interdizione sarebbe grandissima sventura? Verrà forse il giorno che la scienza potrà dare infallibilmente i suoi responsi su questo riguardo; e allora la legislazione dovrà intervenire pel bene della società sacrificando quello, passeggero, dell'individuo. Ma oggi....

La baronessa lo aveva ascoltato ansiosa, tremante, trattenendo il respiro, tenendogli fissi gli occhi negli occhi per scrutare se mai le parole non rivelassero tutto il pensiero di lui: ed era rimasta sospesa, ansimante a quel _Ma oggi_ che le faceva penetrare nel buio del cuore uno spiraglio di luce.

--Ella conosce la famiglia del marchese Volpes.

--Ah! si tratta del marchese?--esclamò il dottore con fina simulazione di sorpresa.--La scelta è indizio di gran senno in lui. Se lo perdesse dopo, la colpa potrebbe essere un po' di lei; ma è un'ipotesi assurda.

--Dunque?

--Il suo scrupolo la onora.

--Questa è la parte dell'amico. Il dottore che cosa consiglia, che cosa impone?

--Niente. Io credo che l'individuo non è obbligato a immolare la sua breve felicità ai pretesi eterni diritti della Specie. Che farebbe lei se io le dicessi: Non sposi?

--Ne morrei!... Forse, mi ammazzerei perchè la vita non avrebbe più nessun'attrattiva per me.

--È un po' troppo. La vita ha sempre, finchè dura, nuove attrattive da sostituire a quelle disperse dalla sua stessa inconsapevole ferocia.

--Non sempre, dottore!

--Può darsi. Nessuno però ha diritto di buttarla via come cosa inutile; la religione e la scienza sono di accordo su questo punto.

--Sia esplicito; si curi della verità non di me.

--Più esplicito di così? È doveroso che la scienza risponda con un forse e non con un'affermazione che potrebbe risultare sbagliata. Sia felice, a modo suo, lasci che al resto pensi la Natura. Dio, il Caso, insomma quella Forza occulta che regola l'Universo. Amare ed essere amata valgon bene che si tenti il gioco.

La baronessa riflettè un momento, poi disse:

--Grazie!

Il dottore uscì dal salotto col cuore sconvolto. Aveva fatto bene? Aveva fatto male? Forse aveva fatto male; ma poteva anche darsi che avesse fatto bene.

Eppure il suo scetticismo di scienziato non lo rassicurava pienamente.

--La Specie!--brontolava, scendendo le scale del palazzo Rivierasco.--Pensi essa ai casi suoi! Non è essa che fa amare a quel modo?... Pensi essa ai casi suoi.

SEMPRE TARDI!

A JANE GREY.

--Non l'amavi?--domandò, con gran maraviglia, Diego Punzi.

--Un po'--rispose Falcini.

--Un po'... in che senso?

--Non tutte le donne producono il famoso _coup de foudre_; molte, la più parte anzi, s'insinuano lentamente nel nostro cuore e sono le più pericolose.

--Non fare teoriche, alla Stendhal!--lo interruppe Punzi.

--No; voglio soltanto spiegarti....

--E allora raccontami. La spiegazione me la darò da me.

--T'interessa?

--Mi hai cagionato un gran dolore in quel tempo!

--Ah!--esclamò Falcini guardando fissamente negli occhi il suo amico. E soggiunse:--Senza volerlo però e senza saperlo. Me ne dispiace per te e per lei.

--Chi sa se non sia stato meglio?

--Bisognerebbe pensare così quando una cosa non avviene; ma non è facile. E poi... non è sempre vero. Ora tu, con questa rivelazione, mi fai sentire rimorso.

--Dàtti pace; fortunatamente sono riuscito a consolarmi.

--Non vuol dire. Io credo che in questo mondo sia assai più il male che vien fatto senza volerlo, che non quello prodotto liberamente.

--Dunque?

--Dunque, capisci, mi trovai imbarazzato. Ricordo benissimo: era una serata di maggio... no, di giugno, con un plenilunio maraviglioso. Il padre, la madre, la cugina e gli altri due amici che li accompagnavano salivano per via Quattro Fontane dalla parte del marciapiede inondato dal lume di luna; noi due, invece, dalla parte dell'ombra delle case, che tagliava quasi a mezzo la via. Improvvisamente ella mi disse:--Tra una diecina di giorni parto.--Per Lione?--domandai (Aveva un fratello colà, direttore d'una fabbrica di velluti).--Per Kiel--rispose.--Come mai?--Vo da un'amica.... che fantastica per me non so qual progetto.... Potrebbe darsi che io non ritornassi più a Roma....--Oh!...--Consigliatemi: debbo andare? Affido il mio destino alle vostre mani.--Assumerei una gravissima responsabilità dandovi un consiglio qualunque.--

Ella saliva a capo chino, con gli occhi socchiusi, ed io sentivo tremare il suo braccio attaccato al mio. La guardai; era pallida, e alle mie ultime parole aveva atteggiato le labbra a una dolorosa espressione di disinganno.--Sentite, Nelly,--le dissi.--Poco fa in casa Olgani abbiamo scherzato e riso troppo. Le vostre parole di questo momento sono serie e gravi, se io non mi illudo intorno al loro significato. Non posso rispondervi sùbito. Vorrei potervi dire: Restate! Ma sarebbe gran leggerezza da parte mia, se non riflettessi qualche giorno. Vi dispiace di attendere fino a mercoledì prossimo? Ci rivedremo in casa Olgani. Se me lo permetteste, potrei anche scrivervi.--No; mi darete la risposta mercoledì. Sinceramente, spero!--Sincerissimamente!--Ho, forse, fatto male a chiedervi un consiglio!--esclamò dopo una breve pausa.--Ve ne sono gratissimo.--Raggiungiamo gli altri--ella concluse, sorridendo tristamente.

E nel traversare la via, le strinsi forte una mano, mormorando:--Avete fatto bene; ve ne ringrazio.

Intanto ella riprendeva il suo aspetto ordinario; ma io mi sforzavo invano di non apparire turbato; e osservandola, pensavo quanto le donne siano superiori a noi nel dissimulare e nel padroneggiarsi. In quel breve tratto di strada, ella aveva cominciato a parlarmi del soggetto delle nostre risate in casa Olgani mentre un violinista scorticava non so quale sonata di Saint-Saëns; e pareva che avesse dimenticato le gravi cose dèttemi poco prima.

Tornando a casa e rifacendo la strada fatta insieme con miss Nelly, mi sembrava di riudire, quasi ondulanti ancora per l'aria, il suono della voce e l'accento incerto con cui ella mi aveva domandato:--Debbo andare?--Mi rimproveravo di non essere stato sincero. Perchè non le avevo detto immediatamente:--Siete libera! Io non sono in circostanza di darvi una risposta concreta?--E nello stesso tempo che cominciavo a sentire una specie d'irritazione contro di lei per quella domanda intempestiva (non credevo di aver fatto niente che potesse autorizzarla a rivolgermela), provavo pure un dolce compiacimento che lusingava il mio amor proprio. Non leggevo ben chiaro nel mio cuore. Quell'anno sfarfalleggiavo irrequieto tra le tante signorine che intervenivano in casa Olgani. Ricordi? Noi chiamavamo la _Fiera_ quei mercoledì affollatissimi, destinati dalla signora Olgani a combinare matrimoni. Ella pensava soprattutti a sua figlia già sullo sfiorire, ma non voleva farlo scorgere; e perciò gran richiamo di mamme e di ragazze, e balli che dovevano sembrare improvvisati, e accademie di musica e di canto.... e, ogni sera, novità di divertimenti.... Povera signora! Vi ha rimesso le spese. Le quattro ossa spolpate della sua figliuola le sono rimaste in casa; nessuno ha avuto il coraggio di sposare quello scheletro che pure aveva una discretissima dote.

--Non divagare--lo interruppe Diego Punzi.

--Ricordi? Troppe ragazze! Per ogni scapolo, non meno di tre in concorrenza. Tirati in qua, tirati in là, nessuno di noi riusciva a fissarsi. Più che non corteggiassimo, eravamo corteggiati. Bei tempi! Anche tu; non negarlo.

--Come gli altri; quantunque....

--Lo so; tu pensavi seriamente al matrimonio e volevi sceglier bene. Io, convinto che nel matrimonio tutto è caso, intendevo di lasciare che l'avvenimento, se mai, si compisse senza che dovessi metterci nè sale nè pepe. E poi, in quella baraonda di serate, mi sembrava che neppur le ragazze facessero sul serio; e rammentando una maccaronica antifona del vecchio prete mio professore di latino, ripetevo spesso, osservando gli altri:--_Canzonare te, canzonare me, Virgo sacrata!_--Miss Nelly e sua cugina Jane però erano un'eccezione tra la folla. Jane, bellissima, con la sua eccessiva rigidezza britannica teneva un po' in distanza i corteggiatori; in miss Nelly, invece, si scorgeva poco o niente d'inglese, cioè soltanto una dignità semplice e schietta che imponeva rispetto. Si capiva, avvicinandola e conversando con lei, che si aveva da fare con una signorina per la quale le parole significavano precisamente quel che volevano dire e non altro. Non si potevano adoperare sottintesi o esprimere leggermente sentimenti che erano piuttosto madrigali senza costrutto, o complimenti, o adulazioni, o maliziose canzonature da produrre lievi conseguenze. Per ciò miss Nelly era diventata prestamente la mia preferita; mi sembrava di sentirmi in ogni cosa all'unisono con lei. Mi piaceva soprattutto quella sua dolce gaiezza di spirito.... Ma già io te ne parlo come se si trattasse di persona a te ignota.

--Stavo per dirtelo. Insomma, che cosa rispondesti quel mercoledì?

--Passai parecchi giorni in un torpore strano, quasi volessi evitarmi la fatica di ricercare in fondo all'animo la risposta da dare. Evidentemente non ero innamorato, e sentivo dispiacere di non esser tale. Miss Nelly mi ispirava una gran simpatia, ma non aveva ancora operato così intensamente sul mio cuore da darmi la chiara coscienza che ella fosse per me qualche cosa di più di una amica o di una persona con cui avrei voluto passare insieme alcune ore della giornata. Non mi trovavo maturo da decidermi a legarmi con lei per tutta la vita. E poi, c'erano davvero circostanze di famiglia che non mi avrebbero permesso di prendere impegni per un tempo lontano, senza contare che i fidanzamenti a lunga scadenza mi sono sempre stati odiosissimi. Eppure avrei voluto ch'ella avesse atteso ancora prima di mettermi alle strette con quella domanda e con le gravi parole:--Affido il mio avvenire alle vostra mani!--Chi sa? Tra qualche mese, lasciando che gli avvenimenti operassero da sè, forse, mi sarebbe stato facile risolvermi secondo quel che ella sembrava desiderasse.... Ma in quei giorni, no; e non volevo mentire. È vero, pur troppo, che spesso, una parola, una sola parola inopportunamente pronunziata influisce senza rimedio su la intera esistenza di una persona. Tu ti sei consolato facilmente.

--Non ho detto: facilmente.

--In ogni modo, ti sei consolato; io invece rimpiango ancora quel che ho perduto. Il mercoledì, dunque, mi avviavo verso casa Olgani senza che io sapessi precisamente quel che avrei dovuto dire a miss Nelly, o almeno senza sapere in che modo avrei potuto formulare la mia risposta. Non volevo mentire e non volevo neppure chiudermi ogni via di riprendere quell'argomento nel caso che le circostanze mi avessero, un giorno, permesso di dirle:--Restate!--o qualunque altra parola equivalente. Entrando nel salotto, una rapida occhiata in giro mi aveva consolato; miss Nelly non c'era.--Può darsi che non venga!--pensai.... Ma proprio in quel punto ella appariva su l'uscio preceduta dalla cugina. Le corsi incontro, come chi affronta coraggiosamente un inevitabile pericolo, e le dissi:--Siete in ritardo!--Mi guardò negli occhi, seria, quasi maravigliata di udirsi dire quelle parole. E durante la serata mi sembrò che volesse evitarmi. Uscendo di casa Olgani, qualcuno della comitiva propose una passeggiata al Colosseo. Ci avviammo. Le offersi il braccio. La serata era bellissima; le viuzze che conducono colà quasi deserte. Durante il tragitto, Jane era rimasta a fianco della cugina troppo ostinatamente, contro il solito; pareva che lo facesse a posta, d'accordo con lei. Ma io manovrai in maniera da restare isolati per alcuni istanti. Avevo riflettuto: È naturale che miss Nelly non si mostri impaziente di ricevere la mia risposta; ora spetta a me d'aver premura di darla.--Dunque--dissi, e si vedeva bene che non sapevo come cominciare a parlare--quella vostra amica ha un progetto.... per voi? Io vi sono gratissimo....--Ah!--ella esclamò.--Non ne ragioniamo. L'altra sera mi sono sfuggite parole incoerenti. Scusate. Non val la pena di tornarci su.--Perchè?--È inutile; ho deciso di partire. L'invito è così affettuoso, così pressante.... E poi... ho bisogno di aria nuova, di un po' di campagna. La villa della mia amica è in mezzo a una gran foresta....--Parlava lentamente, con tono severo. Non osai d'insistere, mortificatissimo. Poco dopo, sotto gli archi del Colosseo, appena ella si staccò dal mio braccio, mi parve che qualche cosa di decisivo fosse avvenuto per me.

--È tutto?

--No. Tre mesi dopo ella era già ritornata. Ma durante quei tre mesi, io avevo commesso la stupidaggine di lasciarmi adescare--misteri del cuore!--da.... Non importa che tu sappia da chi, perchè anche questo è un avvenimento ormai passato, quantunque abbia lasciato dolorose tracce nella mia vita. Avevo riveduto miss Nelly, fuggevolmente. Facevo rare e brevi apparizioni in casa Olgani. Tre sere avanti l'onomastico di sua madre, miss Nelly aveva avuto la precauzione di rammentarmi quella data; io non avrei potuto mancare alla festa senza mostrarmi scortese. C'eri anche tu quella sera.