Delitto ideale

Chapter 2

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Aveva notato che da quel giorno in poi, ogni volta che si trovavano insieme, Efisio Chiardi, con questo o con quel pretesto, faceva cadere il discorso intorno alla fissazione, come la chiamava, della signorina Nerucci.

--Sembra che la gente si sia messa d'accordo per rendermela più uggiosa!--esclamava.--Tutti mi parlano di lei, della sua gran passione; e parecchi mi hanno già fatto capire che mi reputano, se non disonesto a dirittura, certamente poco delicato.... Mi ci arrabbio!

--Lasciali ciarlare. La tua coscienza è tranquilla?

--Tranquillissima.

--Io però posso dirti che madre e figlia hanno non solamente grandissima stima di te, ma che si affliggono profondamente della tua sorte. Sono convinte che tu soffri, che non hai pace, che non dormi più, che non ridi più, col pensiero fisso...!

--È un'aberrazione, a dirittura!

* * *

Un mese dopo, Efisio Chiardi, passeggiando con lui pel gran viale del Pincio, che in quell'ora era quasi deserto, gli diceva:

--La signorina Amelia mi fa pietà. Si è potuta illudere; è scusabile. Forse nessuno si era mostrato con lei così compiacente come me. Imperdonabile però è la sua mamma. Avrebbe dovuto capire lei, donna di età e di esperienza, il vero significato delle mie parole e della mia condotta. Invece, che cosa ha fatto? Ha alimentato, ha rafforzato l'illusione della figlia, forse per la stupida vanità di far credere che ha potuto ispirare una gran passione e sentirne il contraccolpo.... Come spiegare altrimenti la manìa di raccontare alla gente che sua figlia è infelice e che c'è un'altra persona--io--infelice altrettanto? Il bello è che più io protesto di non sentirmi punto infelice, e più esse si incaponiscono a credere che parli così per nascondere alla signorina il grave stato del mio cuore, perchè mi dimentichi almeno lei, non potendo dimenticarla io!--

E qualche settimana appresso, riprendendo lo stesso argomento a proposito delle nozze di un comune amico che aveva avuto il coraggio di sposare una ragazza un po' gobba,--o un po' sciancata, non ricordo bene--ma molto ricca, Efisio Chiardi declamava:

--Ecco, io capisco che uno sposi anche una brutta o una non bella--spesso la bruttezza e la bellezza della donna sono modi di vedere di chi guarda--purchè lo faccia per amore, per passione; lo capisco. L'amore è una grande scusa, specialmente se reciproco--giacchè non di rado qualcuno sposa unicamente per cavarsi una donna dal cuore; pare assurdo, ed è vero.--Ma sposare, come ha fatto Sarti, una specie di mostro perchè fornita di ricca dote, è cosa indegna di uomo onesto. Sarà un affare come un altro, una speculazione ben riuscita; ma è pure un vendere il proprio nome, un alienare la propria libertà... Io stesso, vedi, mi reputerei inescusabile se arrivassi a fare questo ragionamento nel caso mio:--Sei amato; spòsala dunque, quantunque tu non l'ami. Può anche darsi che in te l'amore nasca dopo.--

--E non ragioneresti male--lo interruppe Bedini.

--Malissimo. Mi piegherei a subire una soperchieria.

--Quale?

--La passione altrui. Oh bella! Ti confesso che più ci ripenso su e più mi indigno.

--Perchè ci ripensi?

--Perchè pare che tutti vi siate messi d'intesa per non farmi pensare ad altro. Non posso avvicinare un amico, un conoscente anche di quelli che non frequentano i giovedì di casa Nerucci, senza sentirmi dire:--Dunque?... Questi confetti quando?... Si decida una buona volta!--Vogliono prendermi pel collo, violentarmi; e mi rendono maggiormente odiosa quella povera ragazza, che infine poi--come figura--non è forse un ideale, ma è buona, virtuosa, rara donna di casa, e probabilmente sarebbe, sono di accordo con te, ottima moglie...

--Certamente--soggiunse Bedini.

--Ma che vuoi?--riprese Chiardi.--Con questo modo d'imporsi! Con questo voler far credere che io sia innamorato pazzo e pazzamente riamato! Devi convenirne, è troppo. Se mi lasciassi lusingare, se in un momento di debolezza... Oh! Dopo, arriverei a sentire orrore di me stesso. Ho un solo orgoglio, quello della mia libertà. Io torcerei il collo a quella mamma. La ragazza--sono giusto--la metto fuori di quistione. È illusa, ma sincera. Ieri, appunto, pensavo di scriverle una lunga lettera per disingannarla, per far cessare quel suo stato di tormentoso eccitamento... Mi fa pietà, te l'ho detto più volte. Mi dispiace di essere involontaria cagione... Involontariissima, te lo giuro... con te non farei misteri. Se avessi una minima ombra di colpa, se per leggerezza, o anche per inavvertenza, sentissi di aver contribuito a farle sospettare... Niente! Te lo giuro. Per questo m'ispira pietà. Debbo confessartelo? Quasi quasi, ora, guardata da lontano con gli occhi dell'immaginazione, non la giudico più tanto brutta quanto mi è parsa sempre. Ha un bel personale. Non è poco... E una certa grazia di modi... E quella stessa sua sentimentalità, riflettendoci bene, non è infine grave difetto... Ieri, dunque, pensavo di scriverle una lunga lettera; l'avevo anzi scritta a metà; ma poi mi son detto:--Che concludi? Non ti crederà. Potrà supporre che sia una cosa combinata coi parenti, o pure un altro tuo atto eroico...--A quel che pare mi stima capace di ogni eroismo...--Ed ho stracciato il foglio... Oh! Sono seccato, seccato, seccato!

--Me ne accorgo; per questo non te ne ho riparlato più. Sei tu ora...

--Mi sfogo con te che mi conosci meglio degli altri, che comprendi, e non sei sciocco da ripetermi come gli altri:--Questi confetti, quando?--

Bedini intanto osservava quanto mutato era il linguaggio di Efisio Chiardi dalla prima volta che gli aveva accennato della signorina Nerucci:--Mi è antipatica; non la posso soffrire. È brutta, leziosa, pretensiosa, ridicolmente sentimentale!--Ora, invece, per poco non la diceva bella... Le riconosceva certa grazia di modi, e più non ne trovava biasimevole la sentimentalità... Che cosa voleva dire questo cangiamento? Non riusciva a spiegarselo.

In fatto di amori specialmente, Efisio Chiardi amava il mistero. Soltanto per caso Bedini aveva scoperto qualche relazione femminile del suo amico; e tanta circospezione gli piaceva, quantunque egli fosse molto curioso--non lo nascondeva--dei fatti altrui. Lo interessavano, lo divertivano, forse perchè era uno sfaccendato e non sapeva come impiegar meglio il suo tempo. Direte che aveva istinti polizieschi... Ebbene, sì! Non arrossiva di confessare che qualche volta aveva seguito, per settimane, per mesi, le peste d'un intrigo amoroso e di persone che conosceva appena di vista, unicamente perchè un gesto, un'occhiata gli avevano fatto scorgere che sotto l'apparente indifferenza esse tramavano chi sa che cosa meritevole di essere scoperta. Nè si era mai acchetato fino a che non l'avea scoperta.

Quell'inatteso cangiamento di linguaggio gli aveva fatto rizzare le orecchie, e lo aveva messo in attenzione. Che l'amico Efisio volesse farsi giuoco di lui? Che le signore Nerucci, madre e figlia, avessero ragione? Gli sembrava che Chiardi, suo malgrado, si fosse tradito. La contraddizione tra le parole del primo giorno e queste ultime era evidentissima. Al solito, voleva fare il misterioso. Anche con lui? A che scopo? E il suo istinto poliziesco vedeva balzarsi davanti, nell'ombra, una bella impresa da tentare: afferrare il filo messogli in mano da Chiardi con quell'involontaria contradizione, e penetrare, guidato da esso, nel laberinto dei fatti e più nel cuore di lui e poi, all'ultimo dirgli sorridendo:--Perchè non sei stato sincero? Non sei riuscito a sviarmi. So quanto te, e forse meglio di te stesso, come stanno le cose!--Sarebbe stata una gran soddisfazione, una bella rivincita!

* * *

Ma appunto in quel tempo Bedini aveva dovuto assentarsi da Roma, e la sua curiosità era stata acuita durante i tre mesi di lontananza, dalle lettere che Efisio Chiardi gli scriveva ogni settimana regolarmente; lettere di due pagine dapprima, poi di quattro, poi di otto, e che avrebbero raggiunto la grossezza d'un opuscolo e di un volume, se la missione di Bedini presso la Biblioteca Nazionale di Firenze non fosse finalmente terminata.

Con la scusa di tenerlo informato dei pettegolezzi romani, del circolo dei loro amici specialmente, Efisio Chiardi gli parlava soltanto della signorina Nerucci che gli ispirava crescente e sempre più profonda pietà.

«Ma sai che è un bel caso questo! Non vorrei affatto occuparmi di lei e intanto sono costretto a non occuparmi quasi di altro. Quella strega della sua mamma sembra vada attorno unicamente per far sapere a tutti la mia disgrazia; parla più di me che di sua figlia. Sono oggetto della sua commiserazione; mi copre di ridicolo. Ora non posso più stare un minuto soprappensiero senza che qualcuno non mi dica compassionevolmente:--Eh, via! Lascia andare. Non c'è lei sola al mondo!--Protesto, mi stizzisco, e faccio peggio. Nessuno vuol credermi; debbo passare per forza da innamorato infelice!»

E alcuni giorni dopo:

«Sono furibondo. Ho incontrato Babolani, il gran chiacchierone; lo rammenti? Quel coso lungo, magro e col naso storto, che tempo addietro avea tentato di tirarsi su _reporter_ di giornali, ed ora fa l'agente di annunzi per non so quale ditta? Non lo vedevo da un secolo. Mi ha rotto le scatole due eterne ore! Capisci? Ora viene in iscena anche il padre! Babolani dice che il signor Nerucci gli ha parlato di me.--Elogi, al solito, della mia delicatezza di sentire. Le mie condizioni? Oh, io esagero! Dovrei avere maggior fiducia in me stesso. E poi la sua famiglia potrebbe facilmente aiutarmi a trovare un impiego, caso mai! Con tante conoscenze! Sarei adorato in quella casa. I genitori, pur di vedere felice la loro figliuola, farebbero qualunque sacrificio... E non occorre. Perchè mi ostino? Non mi accorgo dunque come mi sono ridotto? Mi consumo e faccio consumare quella povera creatura!--Anche questo! Mi consumo! E non sono stato mai così bene in salute, così allegro, così spensierato! C'è da ammattire... L'ho mandato al diavolo!»

E all'ultimo:

«Ci siamo trovati faccia a faccia! È stato impossibile evitarla.

«Era sola... Appena si accorse di me... Ho avuto, ti giuro, una di quelle paure!... Se si avvicinava? Se mi domandava...? Non so che cosa temessi che ella potesse mai domandarmi, a bruciapelo, in quel momento. So però che non sapevo che cosa avrei potuto risponderle... Mi è parsa un'altra!... In meglio... Già dovrei dirti che di lei ho visto soltanto gli occhi... che sono stati sempre belli, cioè grandi, espressivi. Allora, mi sembrava che di questa loro efficace espressività ella abusasse un pochino per posa sentimentale; lo dicevi anche tu; ma forse ci siamo ingannati. Ora, te lo confido con la più segreta intimità epistolare, erano proprio bellissimi, così pietosi, così imploranti!... E così rassegnati! Mi ha dato un solo sguardo ed è passata oltre, dignitosamente. Devo esserle parso uno stralunato... Infatti...! Fortuna che nessuno ci abbia visti! Altrimenti chi sa quanti e quali paralipomeni alla leggenda del nostro sventuratissimo amore!

«Ho capito in questa occasione che l'amore può fin operare il miracolo della trasformazione fisica della persona che ama. Figurati se io posso essere disposto a giudicare benevolmente Amelia, io che ho avuto per cagion sua tanti dispiaceri, tante noie, tante seccature!... Credo di essere diventato un po' verde dalla grande bile smossami da lei e dalla sua sciocchissima mamma. Se dunque io, così prevenuto contro di lei, ho dovuto riconoscere la straordinaria trasformazione avvenuta nella sua persona, vuol dire che questa è proprio grande, ed evidentissima. Me ne rallegro con Amelia; tanto è vero che tutti i guai non vengono per nuocere! E così quando la nostra commediola finirà--presto, amo di lusingarmi; ogni bel gioco dovrebbe durar poco, e questo dura da un buon pezzetto!--Amelia dovrà restarmi grata di tal beneficio, quantunque involontariamente arrecàtole; cosa assai rara, perchè ordinariamente gli amori morti lasciano dietro un'eredità di odi, di sdegni...»

--Filosofeggi troppo, caro mio!--esclamò Bedini, ripiegando la lettera.--E poi, come mai la signorina Nerucci, l'antipatica, l'insoffribile signorina Nerucci è diventata ora Amelia, e non soltanto buona ma quasi bella, per te?

* * *

E non vedeva l'ora di tornare a Roma per poter dire sul viso all'amico Efisio:--Eh via! Finitela! Sposatevi, se ne avete voglia; o fate all'amore tranquillamente, come gli altri fedeli cristiani, senza smorfie, senza posa per farvi compassionare!

Trovò Efisio Chiardi alla stazione. Pareva un uomo che stèsse su le spine. Impaziente di ogni minimo indugio, vedendo che non si avvicinava nessun facchino, aveva preso lui una delle valigie del Bedini e si avviava verso l'uscita, quando questi gli disse:

--Ma io ho bisogno di fermarmi al ristorante; ho proprio fame.

Chiardi non potè frenare una mossa di disappunto.

--Ti dispiace?--fece il Bedini.--Se hai fretta...

--Sì, ho fretta di parlarti, di consultarti...

--Parlerai mentre io mangerò, se non vuoi prendere qualche cosa anche tu.

--Grazie!

--Che ti accade?... Laggiù, a quel tavolino in disparte... Dunque...--soggiunse Bedini appena data l'ordinazione al cameriere.

--Credi tu alla suggestione?--cominciò Chiardi.--Eccone qui una vittima! Mi guardi negli occhi? Ridi? Non c'è niente da ridere. A furia di sentirmi ripetere da tutti che sono un innamorato infelice, a furia di esser costretto, dalla mattina alla sera e dalla sera alla mattina, a dover pensare incessantemente alla mia fantastica disgrazia...

--Bene, bene! Ho capito!

--Darei la testa ai muri! Vuol dire che era destinato così.

--Rispàrmiati la testa! Non occorrevano tante precauzioni oratorie per farmi sapere che finalmente...

--Precauzioni oratorie?

--Come vorresti chiamarle? Hai voluto fare, al tuo solito, il misterioso, ma non ci sei riuscito. Ti confesso, giacchè siamo a questo, che non ho mai creduto alle tue negazioni, e veggo con piacere che non mi sono ingannato. L'hai trovata bene: Suggestione! Serbala per gli altri. Io intanto ora posso domandarti:--E questi confetti, quando?--È inutile stralunare gli occhi, fingere di arrabbiarti...

--Mi arrabbio seriamente! Suggestione, sì, caro Bedini. E se volessi darti a intendere che ne sia dispiacente, mentirei. Dicevo:--darei la testa ai muri--pensando alla figura che farò presso molte persone... Ma, infine, che dovrà importarmene, è vero? Rendo felice una creatura che merita di esser tale; e rendo felice anche me, perchè non capita tutti i giorni essere amato fino al punto che sono amato io. Come sia accaduto, non saprei spiegartelo io stesso. Picchia oggi, picchia domani... E un bel mattino mi sono svegliato, proprio così! innamorato cotto, con mia grandissima maraviglia... Era destino! Se fosse diversamente, non avrei ora bisogno di te, della tua opera di amico... Ti attendevo con impazienza; voglio uscir sùbito da questa situazione imbarazzante. Bisogna che qualcuno vada a spiegare... vada a scusarmi... Non è facile. Conto su la tua abilità diplomatica... Io sono stato d'una crudezza sconveniente nel negare a tutti... Era la verità. Oggi non più... Se non è suggestione questa...! Non ridere, te ne prego.

--Meglio, meglio così!--esclamò all'ultimo Bedini, convinto che il suo amico non gli avrebbe fatto fare una parte ridicola quantunque si trattasse di commedia.

E il giorno dopo, verso le cinque, si presentava alla signora Nerucci lieto e sorridente, sicuro di apportarle una bella e inattesa notizia. Aveva creduto opportuno, per finezza diplomatica, pigliarla molto larga, ed era rimasto interdetto vedendo scattar infuriata la signora Carlotta appena egli aveva pronunciato il nome di Efisio Chiardi.

--Quel che ha fatto costui è un'infamità senza nome!

--Rifletta, signora mia!

--Ammogliato, con figli! Che cosa si era immaginato dunque?...

--Signora! Ammogliato, chi?

--Lui! Lui!... L'abbiamo scoperto per caso.

--Non può essere!

--Con un tegame, di cui ora si vergogna... Al suo paese, ad Oneglia!

Il povero Bedini non sapeva che cosa rispondere. Il contegno misterioso del Chiardi lo rendeva perplesso. Gli sembrava però impossibile che il suo amico avesse potuto spingere la sfacciataggine fino al punto di mettere in mezzo anche lui e in una faccenda così delicata... Ma la signora Carlotta gli chiudeva la bocca ripetendogli.

--Infamità senza nome! Per fortuna, mia figlia è già rinsavita, e sposerà, tra un mese, un gentiluomo degno di lei!

Bedini uscì di casa Nerucci rallegrandosi che la diplomazia lo avesse salvato dall'apparire complice di un brutto inganno, furioso contro Chiardi... ammogliato con un tegame di cui si vergognava, come gli aveva affermato la signora Carlotta.

Efisio Chiardi lo attendeva al Caffè del Parlamento, con una tazza di caffè che gli si era freddato davanti e in mano un giornale inglese illustrato di cui sfogliava distrattamente le pagine, senza neppure guardarle.

--Hai fatto presto!--gli disse.

--Senti!... Se è vero...--balbettò Bedini.

--Che cosa?

--Se è vero che tu hai moglie e figli...

--Io?

--Al tuo paese.

--Io?...

--Intanto sappi che la signorina, tra un mese, sposa!...

--Oh, Dio!... Ma è un'infamità!

--Così dice pure la signora Carlotta!

--Chi ha potuto inventare?...

--Certe cose non s'inventano!

--Ma che moglie! Che figli! Sono scapolo, scapolissimo!... Te lo giuro!

--Tanto, è inutile che tu ti affanni a protestare... Sarà, che posso dirti? un pretesto per giustificare il voltafaccia suo e della sua figlia... Non è pensata male!.... Oh le donne!

--Ma come? Deve finire così? Ora che io...

--Ti consolerai, va' là, anche tu! Ci si consola di tutto a questo mondo!

--No, devo scolparmi; non voglio che mi si creda capace di così vigliacca azione! E non voglio, no! no! lasciarmi rubare la felicità... Io l'amo... capisci... io l'amo ora!

--Amerai un'altra. Chiodo scaccia chiodo! In quanto a scoprire donde sia venuta fuori questa fandonia...

--Calunnia!--urlò il Chiardi, dimenticando di essere in un caffè.

--Zitto! Non far voltare la gente... Lascia fare a me.

--Chi è costui?... Tu lo sai: il nome! Ce la sbrigheremo tra noi due!

--Il mio stupore era tale in quel momento, che ho dimenticato di domandare alla signora Carlotta chi sposava sua figlia.

--Lo saprò; non sarà un mistero!

--Vuoi aggiungere ridicolo a ridicolo? Lasciami fare. E se scopro qualcosa di losco, giacchè devi anche ammettere che tutto questo può essere avvenuto semplicemente, naturalmente....

--Appiopparmi moglie e figli che non ho?... Semplicemente? Naturalmente?... Bedini! Tu hai voluto mettermi alla prova! Indovino? Di'? Hai voluto convincerti se amo davvero Amelia....

--Non fantasticare; niente affatto. Hai moglie--e brutta da vergognartene--e figli... secondo la signora Carlotta... E vi è chi ti libera dal commettere un delitto di bigamia... secondo la signora Carlotta. Non ho inventato niente; non ho voluto metterti alla prova... E sii omo! Chi sa se tu non debba un giorno ringraziare colui che forse ti impedisce di fare una grande sciocchezza. Suggestione, hai detto. Dunque la tua volontà non c'entra punto; il tuo cuore, nemmeno. La tua vanità, scusa, probabilmente per molta parte; il calcolo, inconsapevolmente, un pochino... E se poi la suggestione finisse? E tu ti ritrovassi allo stato di prima?

--Ero un imbecille allora, un cieco... Non può finire così! Non deve finire così! Vedrai! Vedrai!

--Lasciami fare, ti ripeto. Dammi due, tre giorni di tempo. Tu lo sai; quando mi metto in testa di scoprire una cosa!...

Ai curiosi succede come ai grandi scienziati o ai grandi inventori: il caso li aiuta in modo sorprendente.

Era stato Babolani, il gran chiacchierone Babolani. Due giorni dopo se ne vantava con Bedini incontrato per caso.

--Che vuoi, caro mio! Quella ragazza mi faceva pena. Allora pensai: Non c'è altro modo di guarirla.--E dissi al padre... Non ho detto una bugia sai?... Efisio Chiardi ha moglie e figli... ma non è lui, il nostro Efisio. Di Oneglia però; credo che in quel paese si chiamino tutti Efisio e tutti Chiardi. Non lo credi?... Ed è andata bene, magnificamente! L'amico Chiardi dovrà accendermi un bel cero di ringraziamento... È andata anche, se vogliamo, troppo bene. La signorina, lo sai? prende marito... Si è consolata presto; se pure non lo prende per dispetto, per vendetta; le donne sono capaci di tutto! Guarda com'è il mondo! Ho confidato a cinque o sei persone: «Dicono che Efisio Chiardi ha moglie al suo paese; così brutta, ch'egli se ne vergogna, e figli... Che ne sapete?» E tutte e sei, via, dai Nerucci a farsi un merito della scoperta. Guarda com'è il mondo!... Se non fosse stato a fin di bene... Perchè ridi?... Che pensi?

--Rido--rispose Bedini--perchè mi accorgo che in questo mondo si fanno più commedie che non se ne scrivano.

--E più divertenti dovresti aggiungere--disse Babolani.

--Secondo.

Per Chiardi non fu davvero molto divertente questa qui. Ma egli ora fa il bravo; e quando incontra a braccetto del marito colei che avea giurato di essere sua o di nessun'altro, si consola come da scampato pericolo, esclamando:

--Oh! Era troppo brutta! E diventerà peggio!... Se la goda!

IN BARCA

A JOLANDA.

Quantunque a Catania da otto giorni, mia moglie era tuttavia sotto il gran fascino dello spettacolo del mare, nuovo per lei. A ogni po', mentre la conducevo attorno per farle osservare chiese, monumenti, negozi, ella mi si attaccava al braccio e, con accento da bambina che vuol essere accontentata, mi sussurrava all'orecchio:

--Andiamo alla Marina?

--Ci siamo stati un'ora fa!

--Che importa? Oh, il mare! Mi sembra di non aver potuto ancora ammirarlo a bastanza. Andiamo?

La sentivo trasalire, sotto braccio, dal godimento anticipato che la prossima vista del mare le avrebbe prodotto. E appena ne scorgeva un lembo a traverso gli archi del viadotto e i rami degli alberi di Villa Pacini, prorompeva in esclamazioni che mi facevano sorridere e già mi sembravano esagerazioni femminili. Per contradirla, allora le dicevo:

--Ecco! È sempre lo stesso: acqua, acqua, acqua!

--Non è vero. Muta di aspetto da un'ora all'altra. Un'ora fa era azzurro; ora, guarda, è cenericcio.

--Effetto della luce.

--Bravo! Grazie della spiegazione!... Ma di qui non si vede bene; andiamo laggiù, su la panchina del Molo.

--Perchè non usciamo in barca fuori del porto?

--Ho paura.

--Di che cosa?

--Dell'acqua. Se sopravvenisse una tempesta....

--Le tempeste non scoppiano all'improvviso.

--Se la barca si capovolgesse....

--In che modo? Le barche paion cullate dalle onde allorchè il mare è tranquillo come in questo momento.

--Ho paura.

--Bada! Quando saremo andati via, rimpiangerai di non aver gustato il gran piacere di una gita in barca.

--Lo credo!--E soggiungeva:--Se si andasse con uno di quei grossi bastimenti, con un piroscafo, mi sentirei sicura; ma con queste barche che si direbbero tanti gusci di noce! Quante, in fila, là! Non sembrano grossi pesci a fior d'acqua? Si agitano, saltellano come cosa viva.... Oh, su un bastimento, su un piroscafo, sì!

--Hai torto. Nelle tempeste, le barche valgono assai meglio di quei grandi legni. Quando questi stanno per affondare, passeggeri ed equipaggio si salvano, lo sai bene, su le fragili imbarcazioni. Via! Dovresti vincere così sciocca paura.

--Un'altra volta. Ora sta' zitto; lasciami ammirare.

Di cima al muraglione della panchina del Molo, spalancava i begli occhi neri su la immensa distesa del Jonio scintillante di sole, e non aveva parole, non gesti per esprimere le diverse sensazioni che la invadevano in quel punto. Ed io, osservandola, le invidiavo la gioia della novità di quelle sensazioni che stentavo quasi a comprendere, abituato ormai, sin da quando ero studente, alla vista del mare, quantunque nato, come mia moglie, in cima alle rupi di Troina nell'interno della Sicilia.

* * *

La più profonda impressione del nostro viaggio di nozze era stata per Paolina quello spettacolo; non finiva di riparlarne.