Damiano: Storia di una povera famiglia
Chapter 33
Tornato al villaggio, la sua determinazione era fissa: voleva salutar Damiano, donargli tutto l'aver suo, poi andar lontano lontano, ad aspettar che Dio lo chiamasse presso sua madre. Ma Damiano, appena seppe indovinare questo disegno, onde poteva disfarsi per sempre ciò ch'egli stesso andava in quel tempo fra sè maturando tanto disse e tanto fece, che il buon Rocco finì a promettergli di non abbandonar mai più la famiglia. Pure, nè quella sera, nè il dì appresso, nè l'altro ancora non si lasciò vedere nella casetta.
Damiano, in quel torno, aveva ricevuto una lettera di don Teodoro, che lo consigliava a far sì che Rocco potesse sposare sua sorella, s'ella n'era contenta, e non avesse il cuore occupato: dicevagli esser questo un compenso destinato dalla Provvidenza; gli ricordava, comechè sapesse non esservene bisogno, ciò che l'ottimo giovine aveva fatto per lui; non taceva che, quantunque Rocco non fosse un bel giovine, come la Stella poteva meritare, pure la sua buona e onesta figura non l'avrebbero fatto scomparire al fianco di lei; e finiva la lettera così: «Io ho contato di molti anni, e la mia esperienza è lunga; ricordatevi, figliuolo, di quel che dice il primo libro del mondo: Ci son tre cose secondo lo spirito del Signore, la concordia de' fratelli, l'amor del prossimo, e l'uomo e la donna bene sortiti fra loro.--Io vedo la mano di Dio in questa unione; è Lui, che conduce il figlio innocente a fare ammenda delle colpe del padre.»
Damiano non pose mente a quest'ultime parole, che bene non comprese, lieto com'era che il consiglio di quel saggio uomo rispondesse al voto del suo cuore.
Sul far della sera, quando la famiglia si trovò raccolta sotto il frondoso castagno che proteggeva l'umile dimora, e in uno di que' silenzii che svegliano le care memorie e fanno sentir più vivo l'incanto d'una bella natura, Damiano, che sedeva fra Stella e la madre:--Vi ricordate, mamma, cominciò a dire, di quella notte che morì nostro padre, e della promessa ch'io gli ho fatta, quando ci dava la sua benedizione? Io ho preso sopra di me di tener il suo luogo, di conservar il suo nome onesto, di far di tutto per voi... Allora ho fidato troppo in me; non ho saputo darvi che angustia e povertà. Ma almeno posso dire: Siamo stati onesti! Quello ch'io doveva, l'ha fatto per me il Rocco; e più di me, dev'essere lui il vostro figliuolo.
Il buon giovine, che tenevasi in disparte e mostrava di non fare attenzione, alle prime parole di Damiano, saltò giù in furia dal muricciuolo su cui sedeva, e sparì dietro la siepe di robinie che fiancheggiava il piccolo spianato. La Stella chinò a terra gli occhi modesti, aspettando che agli altri fosse noto quello che più non era un mistero per lei: ma il cuore le batteva più rapido; il suo viso, che non aveva ancor perduta una certa pallidezza, s'invermigliava; e tutta in sè raccolta, pareva temere che si vedesse il virtuoso sentimento ond'era commossa: le sue nere pupille, i capegli bruni che rinterzati in due trecciuole le contornavano il viso, e uno schietto vestito di percallo color di rosa, le davano una grazia indicibile; ma più di tutto la faceva bella un'espressione soave di verecondia, ch'è la gemma la più cara della giovinezza.
--Dunque, ripigliò Damiano rivolgendosi alla madre che non riusciva a capire, il nostro Rocco altro non domanda, per tutto quel che ha fatto per noi, che di diventar proprio un de' vostri figliuoli; egli vuol bene alla Stella, e Stella non può trovare un marito più onesto di lui.
--È proprio vero? dimandò la vecchia Teresa, la quale, cogli occhi deboli ancora, andava cercando intorno, se il giovine fosse là.
--Egli non ha voluto restar qui, disse Celso, forse perchè non vuole sperar troppo....
--E vuole, soggiunse Damiano, lasciar libera voi e Stella nella vostra decisione. Ma noi conosciamo com'egli pensa; noi sappiamo che un cuore compagno al suo non batte sotto panni più fini..... E tu, Stella mia, cosa dici? tu che da un pezzo hai imparato a stimarlo, a volergli bene....
--Oh sì! rispose timidamente la fanciulla: io non ho conosciuto nessuno migliore di lui.
--E poi, non è forse vero, tornò a dir Damiano, che adesso noi possiam dire che viviamo del suo pane?....
--Così, tu saresti contenta? domandò la Teresa alla figliuola.
--Presso di te, mamma, e con lui, sento che lo sarò.
E le si fece più vicina e le gettò le braccia al collo.
--Ma voi, riprese Damiano, non conoscete ancora tutta l'onestà di Rocco; la sua unica speranza era di poterti sposare, o Stella: ma non s'è mai sentito il coraggio di parlare; e voleva piuttosto andar via di qui per sempre, perchè non aveva un nome a darti, perchè si credeva indegno di noi e condannato a portar lui solo la sua disgrazia. E non basta ancora; in compenso di quel po' di bene che gli abbiam voluto noi fin adesso, era pronto a lasciar tutto il fatto suo per noi; voleva farlo a qualunque costo, e pensava che non fosse virtù la sua, ma una cosa la più semplice, la più giusta.
--Ecco, disse la mamma Teresa, che io potrò morire in pace: non c'è dolore senza la sua consolazione.
--Sei proprio contenta, o Stella? tornò a chiederle Damiano. Oh! egli, io spero, sarà l'uomo del tuo cuore. Ora lasciate a me il pensiero del rimanente. Vado a cercar di Rocco laggiù nel pineto, ove credo che m'aspetti: anch'io ho un dì felice, dopo tanto tempo, ed è questo!
Scese dalla stessa parte per cui si era discostato l'amico, con una gioja pura nel cuore, che non avrebbe pensato di poter gustare ancora. In quel punto la luna sorgeva limpida dietro il ciglio della montagna, in un cielo tutto seminato di stelle.
Convenne però lasciar passare ancora parecchi mesi, prima che i due giovani fossero marito e moglie. Bisognò che si domandasse il consenso del tribunale al matrimonio; e come il cambiamento di domicilio della Teresa e de' suoi non era ancora provato nel modo che ordina la legge, fu necessario aspettare fintanto che il tribunale, la pretura e la deputazione, dopo un andirivieni di carte, avessero poste le cose in regola: e per questo, Damiano e Rocco dovettero ancora, sebbene a malincuore, far più d'un viaggio a Milano, dove la protezione del buon cappellano dell'Ospedale venne a proposito per toglier di mezzo altre difficoltà non previste. Allora si concertò, poichè già s'era perduto del tempo, d'attendere fino a che don Celso potesse dir messa; e anche per ciò nuovi passi e nuove faccende, affine di ottenere le dispense canoniche dell'età. E così fu stabilito che la prima messa di don Celso e il matrimonio di Stella si facessero subito dopo la Pentecoste di quell'anno.
Alla fine, i voti della buona famiglia furono compiuti. I contadini del paesello e quei del contorno accorsero curiosi e festeggianti alla messa nuova del giovine prete che, con la dolcezza del costume e la semplicità della vita, aveva già saputo farsi amare da quella brava gente. L'altare fu ornato degli apparamenti i più belli, e la fronte della chiesa tappezzata, in luogo d'arazzi, di rami di mortella e d'alloro; il suono festivo dell'organo confondevasi alle cantilene sacre de' buoni montanari.
Il primo sole aveva indorato le alture; e il tempo era bello. Per la via che attraverso il villaggio conduceva al piccolo tempio, fu veduta salire una schiera di donne e di fanciulle, vestite quasi tutte del pari, in quella rozza ma pittoresca foggia delle nostre alpigiane, con un bustino di filaticcia color rancio serrato alla persona e una sottana di cotonina scura, che lasciava veder mezza la gamba, le calze turchine e gli alti zoccoli: ma ciò che più rapiva eran que' visi aperti, quegli occhi neri e inquieti, que' capegli bruni e lucidi, con la loro corona degli spilli d'argento. Accompagnavano alla chiesa la novella sposa, quella buona Stella che tutti amavano; e anch'essa ne veniva con un vestito nuovo all'usanza montanara, che la faceva essere cento volte più bella. La mamma Teresa, spesseggiando i passi, tenevale dietro; Damiano e Rocco le avevano precedute nella chiesa.
Don Celso, assistito dal vecchio curato, celebrò per la prima volta il santo sagrifizio; la religiosa cerimonia commosse molti, ma la madre dei prete ne pianse di contentezza. Finita che fu la messa, Rocco e Stella s'inginocchiarono sui gradini dell'altare; don Celso li benedisse, ricevette da loro la sacra promessa, e pronunziò le parole dette dal Signore.
Durante la funzione, Damiano si tenne in disparte, assorto nel pensiero di quella felicità, ch'era parte della sua; e quando vide l'amico e la sorella scendere dall'altare tenendosi per mano, sentì una voce nel cuore che gli diceva:--Essi saranno contenti, e tu ora puoi seguire il cammino che ancor ti resta a fare.
Gli sposi andarono ad abitar la casetta, dove, prima di quel giorno, Rocco non aveva mai voluto metter piede, e che nel frattempo fece rabbellire come meglio seppe, affinchè fosse degna della figliuola dell'antico soldato di Napoleone. La terra che possedeva era sufficiente a dar loro di che vivere la vita umile e sconosciuta della campagna; vita non povera e non ricca, ma abbastanza felice. La mamma Teresa non volle distaccarsi dal suo don Celso; e come le due case non eran lontane l'una dall'altra più d'un trar di pietra, così può dirsi che facessero ancora una famiglia sola.
Essi non avevano più nulla a desiderare; ma Damiano nutriva nell'anima altri voti, altre speranze, altro amore. Il lungo contrasto in quegli anni sostenuto avevagli rapito per sempre il candore del desiderio, la pace della fede: dopo ch'ebbe veduta la maggioranza de' prepotenti e degl'ingannatori; dopo che, nel mondo a cui chiedeva così poco, i tristi gli ebbero versato in cuore il veleno dell'odio, d'ardito ch'egli era, si fe' torbido, insofferente; aveva voluto vivere per i suoi più cari; e fu inutilmente; sentiva bisogno d'amare; e povero e oppresso, amò i poveri e gli oppressi come lui; l'idea di far per loro il sagrificio di sè stesso e di quel poco che gli restava, divenne l'assidua, unica inspiratrice d'ogni sua volontà, il fine d'ogni sua aspettazione.
Passò quell'inverno; e Damiano, più tranquillo del solito, stette quasi sempre a fianco della madre e della sorella, attendendo con una premura più viva e più intelligente di prima alle cure della scuola e della casa, avviando a bene quanto potesse dare a' suoi la certezza dell'avvenire. E la Stella, la sua prediletta, non l'aveva da un pezzo veduto così pronto e sereno come allora. Al tornar della primavera, andò lontano, senza dir dove; ritornò dopo una settimana o poco più.
Indi a poco tempo, domandò alla madre la permissione d'andare a nuovo viaggio; e, dopo molta esitanza, le disse che forse la sua assenza poteva durare un anno; ma che da ciò dipendeva il bene di tutta la sua vita. Al che la povera vecchia rispose colle lagrime; non seppe dirgli di no, e strettamente abbracciandolo, gli diede la sua benedizione. Il dì appresso, al levar del sole, egli ascese lentamente, in compagnia di Stella, l'alta montagna che guarda verso il lago di Lugano; ma quello che a lei confidò, nessuno lo seppe. Giunto alla sommità, schiantò due rami da un'antica rovere; e con un nodo di vimini li congiunse in forma di croce. Sedettero per alcun tempo su quella cima; poi egli piantò la croce nella fenditura d'un sasso. Strinse al cuore la sorella, e dopo averla, senza piangere, baciata in fronte, le disse:
--Addio! Se non ritorno più, verrai a pregare per me presso a questa croce. Fino a oggi, ho fatto il poco che ho potuto, per nostra madre e per te: ora ho un'altra madre, a cui devo il mio cuore e la mia vita.... Il mio segreto è tuo; addio.
Si tolse con forza dalle braccia di lei, e discese a passi rapidi dall'altra parte della montagna.
Gli anni passarono; ma la sua famiglia non lo rivide più.
Da quel giorno eran corsi tredici anni. Nell'umile campo santo del paesello, verso il cadere del dì de' morti, una donna pregava, inginocchiata sull'erboso terreno, in mezzo a due fanciulletti, l'uno di forse dieci anni, l'altro di sette al più; i quali, colle manine in orazione e gli occhi fissi a una rozza croce senza nome, parevano accompagnare in quell'atto innocente la sua preghiera.
Il sole tramontò: e la donna, adempito ch'ebbe quel pio dovere verso i suoi poveri morti, uscì del cimitero, tenendo per mano i due ragazzetti. Essa mostrava poco più di trent'anni; gentile il viso e bello ancora, di quella beltà matura che par significare una melanconica pace dell'anima e della vita; vestita d'un corto e modesto abito di rigatino alla foggia del contado, coperta il capo e mezzo la persona d'uno scialle nero; lento e composto l'andare. Il più piccolo de' fanciulli, appena furon essi fuor del recinto, stringendosi alla donna, le disse, con una vocina tra paurosa e compassionevole:--Vedi, mamma, quel soldato seduto per terra là, al piede del murello!
Essa guardò a quella parte, che il figliuolo additava; e scorse in fatti, a pochi passi di loro, e mezzo nascosto da una fratta, un uomo colle spalle appoggiate al murello, più abbandonato che seduto; il quale, come s'avvide d'essere scoperto, fece uno sforzo per levarsi in piede, aggrappandosi a' ciottoli scalcinati del recinto e agli stecchi de' cespugli; vi riuscì e mosse verso di loro.
Alla faccia solcata, livida, polverosa, al guardo tetro e pieno di sospetto, ch'egli vibrava di sotto la tesa d'un largo cappello di feltro ornato d'una penna di falco; al guarnacchino, del quale mal si capiva il colore, comechè tutto fosse lordo di sangue e di fango, ma che pareva rosso; al passo vacillante ch'egli a stento sosteneva, appuntando in terra il calcio d'una corta carabina, la donna comprese che quel soldato doveva essere un povero fuggitivo, il quale, ferito e perduto, si fosse trascinato a quella parte, e per mancanza di lena o per tema di farsi vedere, avesse fatto sosta colà ad aspettar la notte. Non molto tempo era passato dall'ultima battaglia, combattuta a qualche distanza di quella valle; per quasi due mesi i silenzii di quell'alpestre contrada erano stati turbati dallo strepito della guerra, dal passar di frotte armate, dal lontano interrotto rimbombo del cannone. Anche in quel villaggio sperarono e tremarono; anche di là eran corsi non pochi, per offrire il braccio e la vita. Ma fu invano; e a quell'ora, tutto era finito.
--Voi siete un soldato del nostro paese: disse la donna, appena lo sconosciuto le si avvicinò: Forse.... avete bisogno di qualche cosa.... Forse siete ferito, stanco.... Venite con me; qui, nella nostra terra, son buoni....
--Vi ringrazio, con tutto il cuore: rispose quell'infelice: Per più d'un mese sono restato tra la vita e la morte, nella casipola d'un povero carbonajo, là dall'altra parte della montagna.... Jeri mi sono messo in istrada; ma contavo troppo sull'esser guarito.... Se mi fate la carità d'un pezzo di pane.... se mi date ch'io possa dormire al coperto questa notte, per ripigliare un po' di forza e mettermi in istato di passar il confine domani.... vi benedirò, e Dio vi benedirà anche lui.
Da queste parole, dal cortese modo con cui le pronunziò, e più ancora da una certa dilicatezza de' lineamenti, che, sebben patiti e smunti, lo indicavano di condizione un tempo più avventurata, ella fu tocca profondamente nel cuore; e sentì per quell'uomo una compassione che non avrebbe potuto dire. Fattogli cenno di seguitarla, si mosse per la prima lentamente, e dietro a lei i due figliuoli, guardando lo sconosciuto, con curiosa e mesta attenzione: il maggiore faceva uno sforzo più grande dell'età sua, per sostenergli il passo e servirgli come di bastone; il piccino s'era impossessato dello schioppo, e lo reggeva con fanciullesca fierezza sur una spalla.
Giunti, per una rimota stradetta, alla casa ch'era fuor del paese, un robusto campagnuolo, che portava il giubbone alla montanara, venne loro incontro; e di subito comprese la profferta pietosa che aveva fatto la sua donna.
--Mia buona e brava Stella!.... diss'egli; poi stese la mano all'infelice fuggiasco, col cuore amorevole e franco che gli parlava dal viso.
--Dopo tutto quel ch'è stato, ripigliò, e che Rocco ha fatta anche lui la parte sua, l'unica consolazione che gli rimane è di stringer la destra d'un fratello. E tu, Stella, me la dai questa consolazione. La buon'anima della mamma Teresa, per la quale hai pregato, e che da tre anni ci manca, sarà contenta anche lei a vederci far del bene.--Tu poi, Damiano--e metteva la mano sul capo del maggior de' fanciulli--ricordati che dovrai avere un cuore come il cuor di quest'uomo; e a te, Vittorino, forse tuo padre potrà dare un giorno un trastullo, come quello che tieni adesso in ispalla.
Il fuggitivo soldato passò la notte sotto il tranquillo tetto de' nostri amici. Al primo barlume, levossi per partire. Innanzi di accommiatarsi dagli ospiti suoi, si volse timidamente alla Stella, e dicendole che la memoria della loro onesta accoglienza non sarebbe morta che con lui, si levò da un dito e le offerse un piccolo anellino d'oro. Essa non lo voleva ricevere; ma gittandovi sopra gli occhi, le parve di conoscere, a una crocetta che v'era incisa, l'ultimo dono da lei fatto, tredici anni prima, a Damiano, il dì ch'era partito. Impallidì l'affettuosa donna; ma raccogliendo tutto il suo coraggio, chiese all'ignoto onde mai avesse avuto quell'anello.
--È la più cara memoria, ch'io m'abbia: rispose: lo porto da dieci anni; un amico mio, giovine valoroso e sventurato, me lo donava il giorno stesso che morì per la libertà, sulla riva americana, là nel paese di Montevideo.... Egli aveva nome Damiano.
FINE.
ERRORI CORREZIONI
TOMO PRIMO
pag. 12 lin. 5 intuonate intonate » 67 » 11 ; e risoluto : risoluto » 87 » 13 buffandogli buttandogli » 103 » 8 sua si trovò si trovò » 117 » 20 guadagno un guadagno; un » 143 » 29 un eco infinito un'eco infinita » 191 » 13 buon tuono _bon ton_ » 210 » 6 Provvidenza; Provvidenza:
TOMO SECONDO
» 13 » 24 per la la » 31 » 5 lecito lecito tampoco » 91 » 2 consesso, consesso » 157 » 9 dato da dato di » 168 » 6 crociare crociera » 174 » 19 forte affetto forti affetti » 179 » 23 ammalati; ammalati: » 203 » 11 e parve e restò » 204 » 22 prete duro prete, duro » 214 » 29 orse forse » 225 » 7 ma e » » » ma e » 228 » 15 svegliato svogliato » 229 » 16 tanto tempo tante cose » 239 » 11 questa la sua » 248 » 23 che chè » 254 » 28 colla franchezza del vero con verità e franchezza » 261 » 19 Egli E gli
NOTA DEL TRASCRITTORE: le correzioni sopra indicate sono state effettuate, e in aggiunta le seguenti (l'originale fra [parentesi]).
dall'altra [dall'all'altra] la spada, che da anni ed anni lasciava appesa --Povero padre! Esclamò [eslcamò] con ferma voce il giovine; noi. Essendosi Damiano[Damiamo] incontrato con lui, semplici falegnami si succedevano[succedeveno] in lungo ordine; Allora gli si[sì] piantò dinanzi; e levando il capo --Questo è il manco! disse il collega scrollando[scrollaudo] sui trent'anni, bellezza famosa, la quale sebben cominciasse[cocominciasse] solita pozione.... È un altro impostore anche lui[lu] che[che che] in que' dì sofferse, io nol dirò. Sul suo capo costoro[ooro] non si sognarono neppure di vedere il dito terzo tornò, rincantucciato in una sconnessa[scommessa] vettura