Damiano: Storia di una povera famiglia

Chapter 29

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Quand'egli, in compagnia del cameriere dell'Illustrissimo, aveva cercato di tirar dalla sua anche il malaccorto cappellano, non lo fece per altro fine, che per ravviluppare l'infamia da lui meditata in una tale matassa che non fosse più possibile, in qualunque caso, trovarne il bandolo. Servire al capriccio dell'Illustrissimo, non era il suo scopo. Superbo e vile nello stesso tempo, egli aveva sempre strisciato nel fango; ma in cuor suo disprezzava, abborriva coloro che stanno in alto. Entrato in grazia di non pochi signori, fra quelli che per inerzia o spensierataggine aman di trovare aperta a ogni lor cenno la borsa di qualche usuraio, egli aveva tesa intorno a sè una gran rete d'intrighi e di baratti; e vedendo crescer l'oro ne' suoi scrigni, agognava il momento di potere alla sua volta disprezzare, come s'era veduto per tanto tempo disprezzato e calcato nel suo niente. Così, egli s'era abituato a fare il male, colla sorda voluttà del tarlo che rode le fibre d'un bell'albero antico.

Dal primo dì che, in casa della pegnataria s'imbattè con Damiano, il signor Omobono, da lui ributtato, soffocò nel cuore la rabbia e la vergogna che n'aveva sentito. Non vide come quel giovine avesse già indovinato ciò ch'egli voleva, nel profferirgli amicizia; non pensò al male che egli ruminava nel suo segreto, ma al dispetto di trovarsi così disprezzato, o forse così ben conosciuto. Poi, quando venne in confidenza della vedova, quando conobbe la bella innocente figliuola, vi fu un momento in cui avrebbe voluto disfare ciò che fece prima, non per altro che per secondar la volontà di un ricco svogliato e potente. Ma in quel mezzo, le replicate minaccie di Damiano, e il livore che lo rodeva dal dì che gli convenne tranghiottire il più vituperoso degli insulti, lo acciccarono del tutto, e non pensò più che a vendicarsi. E la sua vendetta doveva essere la più certa, la più atroce; voleva veder rovinata per sempre la famiglia della povera Teresa. Se in allora, la paura più forte della rabbia non l'avesse trattenuto, un delitto sarebbe stato un'inezia per lui, purchè avesse potuto vedere infami fratello e sorella. Fu per non porre a rischio se medesimo, che persuase al Martigny quella trista impresa, della quale già sappiamo la mala riuscita. Però, sebbene il colpo uscisse a vuoto, egli non lasciava intanto di mungere molt'oro a' suoi illustri mandatarj; tanto più che seppe in faccia a loro esagerare il corso pericolo. Nè aveva dimenticato quanto gli costò il salvarsi dalle pericolose ricerche dell'autorità, quel giorno che, insieme al signor Lorenzo e a Damiano, era stato condotto dinanzi a un processante. Il nome dell'Illustrissimo e un volpino intreccio di bugie, spiattellate là in quel primo costituto, l'avevano fatto uscir netto per allora: ma non si tenne sicuro fino al momento che al Martigny, imbarcatosi in acque perigliose, udì imposto lo sfratto dal paese, comechè costui non potesse nemanco provare ove fosse nato, malgrado i certificati messi fuori, equivoci come i fatti suoi. Ma l'Omobono non sentì nè rimorsi, nè compassione; solo paura. Sapeva bene che, dopo tante cose, l'Illustrissimo poteva fors'anche essersi dimenticato di quel passatempo, ch'egli un dì volle offerirgli, per divagarlo dal tedio signorile dell'etichetta. Ma come, per il fine più occulto a cui lavorava sempre e agognava, l'Omobono, con diabolica insinuazione, aveva saputo a quando a quando ricordargli la giovine, ritoccandogli dello smacco che si volle fare a lui, col portargliela via proprio sotto il naso; l'Illustrissimo, un bel dì, in un accesso di stizza, uscì a dire che volentieri avrebbe dato una delle sue più belle cascine nuove per mandare a monte il piano della confraternita, la quale aveva stimato agevole dar la legge a lui.

Fu dopo aver veduta nell'Illustrissimo codesta disposizione d'animo che il signor Omobono, ormai sicuro di condurre a fine nello stesso tempo due negozj, accaparrarsi cioè di nuovo la benevolenza del nobile padrone, e venire a capo di quella vendetta alla quale parevagli d'aver lavorato fino allora inutilmente, credè giunto il momento di raccor le fila già disposte. Vide alla prima che il far rapire la giovine dal Ritiro sarebbe stata follia pericolosa; lo spediente poteva esser buono a' tempi antichi; ora il codice criminale parla troppo chiaro. Per mettersi al coperto d'ogni conseguenza, studiò il modo più acconcio d'indur la fanciulla a fuggire dal ricovero; e credè d'averlo trovato.

In quell'ora ch'egli passò, solo, seduto là nella sua muta e fredda stanza, ricorse col pensiero la tortuosa via tenuta fino a quel giorno; non tremò, non ebbe raccapriccio di sè stesso; solo una volta mormorò sordamente:--Se non fosse stato quel ch'è stato fra Damiano e me, non saremmo venuti a tal punto!...

Ma se in cuor suo egli non sentiva il delitto, la sinistra espressione del viso, l'inquietudine di certi moti involontarii che gli sfuggivano a quando a quando eran segno dell'impazienza e dell'odio che dentro lo rodevano, della maledizione che lo accompagnava.

Senza dubbio, egli stava colà in aspettazione; ma poi, non vedendo comparir nessuno, più non potè tenersi cheto; e levatosi in furia, si passò la mano sulla fronte, come per cacciar le idee che gli formicolavan nella mente: e di nuovo uscì.

Damiano aveva speso gran parte di quel dì per iscoprir le traccie di coloro, che insidiavano sua sorella: poichè, sebbene non gli fosse noto ancora il tristo viluppo della macchinazione, pur sospettava fortemente che le persone da lui spiate la sera innanzi fosser capaci d'un delitto. Gli premeva dunque più di tutto di ritrovar quel prete da cui aveva potuto già cavar non poco di quanto gli era mestieri di sapere. E comunque Rocco (chè ormai l'uno non poteva più far senza dell'altro) lo pressasse d'andarne difilato al Ritiro e di parlar fuor de' denti, tanto che gli lasciassero condur via la sorella, Damiano non ascoltò ragione, e volle prima stanar la persona che doveva, al caso, confermare colla propria testimonianza le sue parole.

Ma don Aquilino, con la troppa sua paura in corpo, era sparito: e a' due giovani, per quanti passi spendessero, nessuno seppe dar novella del dove fosse ito a finire. E anche di poi, per quante ricerche facesse tentare il suo illustrissimo padrone, non fu più udito parlare di quel pretoccolo, l'ultimo forse di coloro che saranno immortali ne' versi del buon Carlo Porta.

Al venir della sera, Damiano e Rocco, che speravano tuttavia poter giungere a tempo per mandare a vuoto l'infame tentativo, camminavano silenziosi sulle mura della città, poco discosto dalla porta Romana; poi svoltavano in una remota via che tra siepi e muricciuoli d'ortaglie e di verzieri, conduceva verso il Ritiro.

Sonava l'avemmaria da tutti i campanili della città; e i due n'andavan cauti e sospettosi, attenti a ogni pedata, a ogni romore vicino. Damiano aveva fisso di vegliar colà tutta notte, e al far giorno, presentarsi al Ritiro per domandare sua sorella, e ricondurla a qualunque costo presso la madre.

Rocco, che non aveva voluto abbandonare l'amico in quel frangente, gli veniva a lato più sereno di lui, per una speranza segreta di rivedere fra poco la buona Stella. Ma il cuore di Damiano batteva forte; e l'amico, strettagli una mano, la sentì fredda.

--Cos'hai, Damiano?

--Non lo so, Rocco. Un cattivo presentimento... Oh! cosa possiam far noi due contro la maledetta prepotenza di tutti costoro?

--Come! sei tu che parli, Damiano? tu, franco nelle disgrazie, come dev'essere un uomo?

--Sì, ho creduto di poter farlo il mio dovere. Ma quel ch'è successo, lo vedi!....

--Taci, siamo al punto di fare una giustizia anche noi!... Tu non puoi dire che, venuta l'ora, manchi Quello che ha detto: Ajutati, e ti ajuterò! Non è forse Lui che n'ha messo sulla via di questi traditori?.... E non è Lui, che anche stamattina, t'ha fatto trovare in mano dell'arciprete le trecento lire lasciate per te dal tuo vecchio compare?.... In questi momenti, sono....

--Una fortuna.... basteranno per vivere tre mesi; e poi....

--E poi, Dio vede....

--Hai ragione, Rocco; tu sei buono, e confidi nel cielo. Io, in cambio, sono avvilito, perduto.... e quasi, non credo più al bene.

Tacquero; indi, tutto sgomentito nella mente:--O mia sorella! disse Damiano: ti vedrò ancora?....

--Cosa pensi adesso? riprese Rocco: è ben vero che sarebbe stato far meglio correr subito a tirarla fuori da questa mal'aria... Ma non hai dato ascolto a me; hai voluto ostinarti per trovar que' birbaccioni sul fatto.... e c'entrava forse il gusto della vendetta, lasciami dire! Basta solo che non arriviam tardi.

--E sei tu che mi vieni a parlar così? e in un momento come questo?

--Sì, hai ragione.... Non darmi ascolto, sai. L'è un resto di quella mia paturna d'una volta.... Tutto andrà bene; è giusto che voi siate contenti alla fine.... La mamma guarirà presto, tornerà a stare con voi due.... Voi sarete felici; e Rocco?.... Rocco sarà come prima, solo al mondo.

--Taci adesso! lo interruppe Damiano: non ti pare che qualcuno venga di là?

--No; è l'angolo del murello che getta l'ombra lunga.

--E se il cappellano ci avesse traditi?

--È impossibile, moriva di spavento; e poi ha giurato....

--Per uno come lui, cos'importa?... E se, in cambio, con que' tali che volevano fargli fare una così ladra figura, egli avesse vuotato il sacco?... Se la paura fosse stata più forte del rimorso?....

--No, no; dopo quel ch'è stato jeri, scommetto che ha creduto più sano di cambiar aria.

--Così, per causa sua, abbiam perduto un giorno! E chi sa....

--L'aveva detto io che bisognava lasciarlo a cuocer nel brodo colui; e alla bella prima venir qui a cercar di quella poveretta.

Damiano stava pensoso; e di lì a un momento, afferrando l'amico per mano:

--E se tentassimo adesso d'entrar là dentro?.... di vedere, di sapere almanco....

--A quest'ora? sei matto?.... se non pensiamo noi a gettar giù l'uscio, quelle streghe di là dentro non ci aprono sicuro. Bisogna aver pazienza, aspettar domani.

--Ma noi, cosa facciamo adesso? Allontanarci di qui?.... No, per qualunque cosa al mondo. E se questa notte appunto que' dannati?... No, Rocco; io non mi muovo.

--Ci stai tu, eh! ci sto anch'io. Delle notti, alla serena, n'ho passate parecchie.... e qui, con te, a far la guardia per quella povera e buona Stella, mi parrà una notte del paradiso.

Sedettero a' piedi del murello, e continuarono a parlare, a voce sommessa, di ciò che più stava loro nell'animo, porgendo l'orecchio e interrompendosi a ogni più lieve romore; ma in tutta la notte non passò per quel solitario cammino anima viva. E Damiano che, per essere pronto a qualunque evento, aveva saputo vincere anche quel sopore della stanchezza che l'opprimeva, si diede a pensare che forse i suoi sospetti erano stati soverchi, e che a' persecutori della sua famiglia forse non bastava l'animo di consumar quell'ultimo delitto.

Venuta la mattina, appena s'accorsero che s'era fatto qualche movimento nella casa, vennero difilati alla porta del Ritiro.

Sonarono. Una vecchia fantesca, la quale stava spazzando il portichetto e l'andito, aperse la porta e domandò chi fosse. Quando Damiano, detto il proprio nome, domandò di parlare a sua sorella, la donna, facendo due spiritati occhiacci, si trasse indietro almen tre passi, e scrollando i lembi di una vecchia cuffia nera e due piccoli ricci bigi, appuntò per terra la scopa, come per ischermirsi da que' due, e:--So ben che mi canzona: disse con flemma: dopo quel ch'è stato ieri.... venir qui, con quell'aria innocente... è una vergognaccia!

Ma, insistendo Damiano con far più severo, anzi angoscioso, e cominciando Rocco a levar la voce, per darle a capir la ragione, la vecchia tentennò il capo:--Sarà vero, replicò, tutto quel che dicono; ma io non so altro, se non che la figliuola che loro signori vengon qui a cercare ha fatto uno scandalo, un precipizio.... Non tocca a me a parlare, a giudicare.... Ma, tant'e tanto, mi pare che l'avesse il suo merito anche lei.... con quel suo far di santerella!--E parendole che i due giovani non volessero capacitarsi:--Ma, sissignori: finì: non è forse lei che jeri, dopo il desinare della comunità, da vedere e non vedere, è sparita di qui, dalla parte dell'orto?.... Chi sa poi cosa ci sia sotto!.... Se un di lor due è suo fratello, potrà saperne più di me.... Io non posso che pregare per i poveri peccatori.

E ciò detto, ricondusse i due, che stupidi e fuor di senso quasi, guardavansi senza parlare, fino all'entrata; e messili fuori, chiuse la porta, poi corse a riferire alla superiora il tentativo fatto da quegli sconosciuti per intrudersi nel Ritiro.

Damiano si fermò un momento dinanzi a quella casa, come trasognato; poi levando la destra, in atto di muta disperazione, trasse un profondo sospiro e guardò il cielo. I due amici nulla si dissero; ma togliendosi di là, confusi, annientati da quel colpo inaspettato, eran fissi nello stesso pensiero; nel pensiero di ciò che poteva succedere, in quell'ora, della povera Stella. Ricorrere all'autorità, in un simile frangente, pensavano tutti e due essere tardi, forse inutile, forse impossibile; Damiano non agognava che di trovar l'uno o l'altro de' due scellerati, non potendo dubitare che la cosa fosse accaduta senza di loro; voleva trovarli, strappar loro per forza la verità, sapere in quel dì stesso, a qualunque costo, a costo d'un delitto, dove fosse sua sorella.

Ma il freddo durato in una lunga notte d'ottobre, i concitati pensieri e l'ira stessa che gli stava nel cuore avavano oppresso Damiano sì fattamente che non potè più reggersi in piedi. Rocco lo sosteneva pietosamente, ma non sapeva dirgli nulla. Vide aperte le porte d'una chiesa, e vi condusse l'amico. Damiano lasciossi cadere su d'una panca; in quell'istante gli tornò al pensiero l'ultima volta che Stella, colla sua dolce persuasione, l'aveva con lei condotto nella casa del Signore; e parevagli che la passione dell'odio cominciasse a quietarsi un poco; raccolse l'interno vigore che ancor gli restava, diede un'affettuosa occhiata al fedele compagno, e sentendo come un bisogno di pregare, inginocchiavasi.

--O Dio! diceva intanto nel cuore, scaccia da me la tentazione del male, dammi coraggio in quest'altra prova; Tu che lo puoi, conduci i miei passi, salva mia madre e mia sorella!--

All'uscir di chiesa, aveva deliberato ciò che gli restasse a fare. Vedeva troppo pericoloso raccontare a sua madre, in quell'estremo, la nuova sciagura, la più terribile di quante eran cadute sopra di loro: e poi, innanzi di mettersi sulle traccie de' rapitori di sua sorella, credè necessario di aprirsi coll'abate Teodoro, nel quale aveva trovato veramente l'uom giusto e forte... Non essendo molto discosto dall'Ospedale, vi corse, data al Rocco la posta sul vicino ponte; e salito in fretta al piccolo quartiere, bussò leggermente.

Non udendo rispondersi, e trovata aperta la porta, s'inoltrò adagio; vide seduto nell'altra stanza, al tavolo di studio, una persona, che credè essere lo stesso don Teodoro. S'arrischiò di pronunziarne il nome, e non avendo ottenuta risposta, pensò che non fosse lui; fattosi animo allora, domandò più forte:--Dica in grazia, starà molto a tornare don Teodoro?

La persona che sedeva con le spalle rivolte alla porta, appoggiate le gomita sulla tavola e la testa fra la mani, si riscosse a quella interrogazione; e voltandosi rapidamente, riconobbe Damiano, e gli corse incontro. Era Celso, che gettavasi nelle braccia del fratello.

--Oh Damiano! sia ringraziato il Signore: disse l'abate.

--Tu qui? ma come?

--Ah se tu sapessi! è don Teodoro che mi ha chiamato presso nostra madre; essa gli ha raccontate le nostre disgrazie. Io era lontano di qui... non son arrivato che jersera da un lungo viaggio. Una lettera di don Teodoro al mio superiore, m'ha fatto sapere la verità; e son venuto qui, a cercare della povera mamma. Qui era il mio posto!....

Damiano, a dir vero, nutriva un resto di rancore verso il fratello, dubitando che le insinuazioni del Padre Apollinare gli avessero spento per sempre l'affetto de' suoi; pensava, che di cuor debole e timoroso com'era sempre stato, non avrebbe saputo strigarsi dalle reti sottili a lui tese da' suoi gelosi protettori. Ma don Teodoro, appena seppe in parte, e in parte indovinò come stessero le cose, era riuscito a metter soggezione al Padre Apollinare, che non trovò prudente d'opporsi, per il momento. Il prete aveva parlato in nome d'una madre che vuol rivedere un figliuolo prima di morire: la sua lettera seria e sincera bastò, se non altro, a guastare un disegno che da lungo aveva concepito quel rappresentante d'un occulto potere.

--Oh quante cose ho a dirti, Celso! E la mamma, l'hai tu veduta?....

--Aspettava qui don Teodoro che mi conducesse a lei. Dopo quel ch'è stato.... mi sentiva mancar il cuore; ma andiamo, andiamo insieme, Damiano. Io vorrei, vedi, poter mostrarti quel che sento nell'anima.... E adesso, dimmi: Stella...

--Taci, per carità!--Questo nome, richiamandolo all'angoscia, che per poco taceva nel suo cuore, fu per lui un'altra ferita.

Pochi momenti di poi, la signora Teresa rivedeva i suoi due figliuoli: essa non potè dir loro molte parole, ma pianse di consolazione. E i suoi occhi pieni di lagrime andavan cercando la Stella, che le mancava. Povera madre! Ella non sapeva che destino sovrastasse in quell'ora alla sua fanciulla.

Capitolo Decimonono

Il dì innanzi, verso l'ora consueta del desinare della comunità, Stella usciva non vista della scuola ove stava colle compagne a lavorare. Attraversato un corritojo oscuro, che trovò per caso aperto, scendeva nell'orto; e trattenendo il respiro, bianca come il fazzoletto ond'avea coperto il seno, guardavasi indietro a ogni passo, per terrore che alcuna delle maestre si fosse già avvista della sua sparizione.

In quella mattina era stata veduta trattenersi a lungo in gran segreto con una donna che venne a cercarla: era una vedova, la Barbara, loro vicina di casa. S'era costei pigliato il carico d'annunziarle come sua madre fosse malata e in pericolo di morire: ma veniva mandata da un tale che metteva la più grande importanza all'effetto di quella dolorosa notizia.

Stella, camminando leggera sull'erba, rasente il basso recinto del giardino, giunse presso la porticina che rispondeva in una viuzza perduta, e di là sulla mura. Levò gli occhi al cielo, come per chieder perdono di quel passo; pensando a sua madre, non sentiva che il rimorso d'averla abbandonata: il dubbio poi di non poter forse giungere a tempo per vederla viva, la tolse d'ogni incertezza, d'ogni sgomento.

Allora trasse fuori una grossa chiave che nascosamente avevale recata la Barbara, e con quella si provò a disserrare il rugginoso catenaccio. Le sue piccole mani non avevano forza bastante; atterrita al più leggero scricchiolìo della toppa, già stava per ritornare su' suoi passi, quando, rimessa la mano sul bolzone, credè d'udire una voce che sommessamente la chiamasse dal di fuori. Il catenaccio cedè, la porta s'aperse. La persona che l'aveva chiamata per nome, e che là stava ad aspettarla, era la Barbara.

Costei la pigliò subito per mano, dicendole:--Andiamo, la mia figliuola.... lo sapeva bene che saresti venuta.... andiamo insieme, dalla tua povera mamma.

La Stella tremava come una foglia; fu presa da un involontario ribrezzo, appena che quella donna le toccò la mano; voleva tornare indietro, e un sospetto confuso le traversò la mente, che tutto potesse essere un orribile inganno. Ma le sovvennero le amare parole a lei dette dalla superiora la mattina, quand'essa le chiese licenza d'andare presso la madre morente.--Volete voi? le aveva risposto: non voglio io.--

Il ricordarsene le ridiede il coraggio che aveva già perduto; e senza più saper che facesse, lasciossi condur via; nè s'avvide d'un uomo il quale, a poca distanza, stava in agguato, e che allontanossi lungo il recinto, guardingo e frettoloso.

Battevano le tre ore.

Ella pensò ch'era il momento in cui le sue compagne del Ritiro, finita la scuola de' lavori, andavano in fila nel refettorio terreno; pensò che la sua fuga doveva già essere scoperta, e con ansietà, giungendo le mani, si volse alla Barbara.

--Per amor del cielo, mi conduca subito a casa; ho bisogno d'esser vicina alla mamma; io muojo di vergogna e di paura.

--Non far di queste smorfie.... Non andiamo verso casa, forse? guarda che la gente non s'accorga. Non parlare, rasciuga gli occhi.

--E lei m'aspetta.... non è vero?...

--Ma sicuro, non te l'ho detto cento volte?

--Oh! se non era lei che mi domandava....

--Sì, sì, vien pure con me, sarai contenta poi....

Attraversavano il ponte di porta Tosa; e di là, per il corso e per quelle viuzze che mettono alla piazza Fontana, s'avvicinavano a' luoghi ben noti alla Stella. Ignorava tuttora, e la Barbara aveva troppa ragione di tacerglielo, che la madre sua non fosse più là; sospirava di salire a quell'umile quarto piano, ove per tanto tempo avevano nascosta la loro povertà; e col pensiero vedeva il letto di sua madre nell'alcova, sentiva nel cuore la voce benedetta di lei.

--Ma non si sa niente di Damiano, di quel mio fratello?... chiese poi Stella alla sua accompagnatrice. Cosa n'è successo mai? è poi vero che l'abbian messo in libertà?

--Ma taci adesso....

--E il mio fratello abate? di lui mi vorrà ben dire quel che sa.

--T'ho detto di non parlare.... Non bisogna figurarsi d'esser fuori di pericolo; non è cosa da niente scappar da un Ritiro; e chi sa mai....

--Oh Signore! ma non è stata lei?....

--Quel ch'è fatto, è fatto! adesso bisogna aver prudenza, e lasciarti regolare.

Saliva Stella, col cuor tremante di gioja, le anguste scale di quella che fu casa sua, e giunta sull'ultima balconata s'avviò quasi correndo: trovò aperta la porta, si precipitò dentro, volò nell'altra stanza, gridando:--O mamma! povera mamma!....

Ma l'alcova era deserta; una donna, che Stella sulle prime non riconobbe, le venne incontro; e:

--Vieni pure, Stella: le disse: io non ti voglio del male a te.... questa è adesso casa mia; e se vuoi star qui con me....

Era la signora Emerenziana. Il sorriso che costei aveva sulle labbra, nel dir così, fece rabbrividire la Stella.

--Oh Dio Signore! gridò la tradita fanciulla: ma dov'è la mamma? per amor del cielo, dov'è?....

Si volse indietro, e la Barbara non era più là.

--Tua madre?.... disse la vecchia pegnataria con flemma: tua madre, è un pezzo che se n'è andata.

--Non è vero!... Ma come? ma dove? io non so niente. Oh! dove sono mai? Oh! mamma, dove sei?.... io voglio la mia mamma!

--Sta quieta, la mamma s'è ammalata....

--Io voglio vederla,

--E non sai mica, continuò in tuono benevolo l'altra colla sua falsa flemma, che l'hanno portata all'Ospedale?

La giovinetta sentì al cuore uno schianto, e cadde come morta fra le braccia della perversa vecchia....

Ricomparve indi a poco la Barbara; fra lei e la Emerenziana portarono la svenuta fanciulla in certe stanzette attigue, dalla pegnataria prese a pigione insieme al piccolo quartiere ove prima abitava la nostra povera famiglia. La posero sovra un lettuccio, in un bugigattolo, avanzo di solaio, senza finestre, fuorchè un abbaìno, dal quale cadeva a stento un po' di luce.

Così l'insidia, tessuta con tanta sottigliezza, con tanto segreto, si compiva oltre quanto sperassero coloro che l'avevano macchinata. Il nemico di Damiano poteva cominciare a rallegrarsi con sè stesso: egli era riuscito a trascinare l'ingannata fanciulla in una casa infame.

Le due vecchie non si pigliarono fastidio ch'ella fosse svenuta: quel deliquio, dicevano, non poteva venir più a proposito, per liberarle dalla noja del primo piagnisteo della fanciulla. Acconciata che l'ebbero sul lettuccio, uscirono senza pur volgere uno sguardo sopra di lei; diedero di chiave all'uscio, nè s'accorsero d'un lungo gemito dell'infelice, che in quel momento cominciava a ritornare alla vita.