Damiano: Storia di una povera famiglia
Chapter 27
--Davvero, che se io non avessi la fortuna di conoscerla da un bel pezzo, don Aquilino, crederei giusto di sospettar male....
--Come? come?
--Lei si scusa, con tale anticipata premura che si direbbe....
--Che?... Che?...
--Che le preme troppo di nasconder la parte da lei forse presa in quell'opera.... non del tutto caritatevole....
--Io non c'entro, le ripeto; e se qualcuno le avesse mai detto....
--Non le dò colpa di niente, io. Anzi, son di là da persuaso che, se appena ella avesse potuto metter bene, la cosa non sarebbe successa.... nè si vedrebbero per aria certi nugoli....
--Canzona, o dice davvero, signor mio?--E il povero don Aquilino, tremandogli la mano, non poteva infilzar colla forchetta il ghiotto boccone fumante sul suo piattello.
--Mi pare, seguitò l'altro, che non le sieno cose da ridere. Io ho della premura per lei; e però le parlo col cuore in mano, come a un amico. C'è una persona, m'ascolti bene, c'è una persona.... e anche questa non la voglio nominare... che si pigliò a male quella combriccola da sagrestia, tenendola come un'offesa fatta espressamente a lui. Non basta; le dirò che a quella persona, lei mi può capire benissimo, han messo in capo che la cosa fosse preparata da un pezzo, che si sien messe fuori certe imposture, certe invenzioni maligne, e che, in una parola, lei pure, lei don Aquilino, avesse tenuto mano a que' tali che s'eran messi in puntiglio di farlo star lui.
--Ma lei, signor mio, mi confonde la testa; io non so cosa voglia dire con tutti questi supposti. Io non ho mai fatto male a nessuno; quel poco che ho fatto a questo mondo, l'ho fatto per bene.... e se ho fallato, non è proprio stato per colpa mia.
--Ma lei non vuol capire: insisteva l'altro: non si tratta di lei adesso; solo si vorrebbe sapere, se veramente la giovine facesse quel passo di buona voglia, o se gliel'abbiano fatto fare....
--Cioè... cioè!... disse il cappellano, guardando in viso con sospetto colui, e come sfinito da quel penoso interrogatorio.
--Non si vuol già trappolarlo, caro don Aquilino; l'ha pur detto anche lei che aveva fallato. Si tratta dunque di rimediare.... e lei potrebbe....
--Cosa posso far io? per carità non mi tirino per i piedi.... e se c'è qualcuno che abbia i suoi fini....
--Già, si sa, sono i soliti garbugli di confraternita.... Ma, la vedremo!
Così si mise dentro anche il Rosso, col sordo sghignare di chi volge tutto in baja: nè altro disse; ma, abbrancando la terza bottiglia, ne spiccò di botto il collo colla lama del coltello, e mescendo nel bicchier del prete e nel proprio:--Viva il sciroppo di cantina, disse, che bacia e che morde! allegri! mandi a spasso gli scrupoli, don Aquilino.
--Zitto per carità! gli diè sulla voce, con basso, corruciato tuono il cappellano, a cui il poco che aveva bevuto non bastava a cacciar di corpo la paura: mi vogliono far giuocare una brutta carta...
--Eh! stia pure di buona coscienza: ripigliò il signor Omobono: chè i monsignori della Curia, benchè a due passi di qui, non la sentono. E poi, cosa fa di male? Sta piluccando un po' di grazia di Dio, in compagnia di due buoni cristiani, e vuota un bicchiero alla salute del prossimo.... Cosa ci avrebbero a ridire?...
--È vero che io.... ma....
--Ma, ma.... lo sa pure cosa dicevano i frati, se ben mi ricordo: _Manducate quae apponuntur vobis_; e l'avevano scritto a lettere di scatola sull'entrata del refettorio.... Eh! vada là, mi sarei fatto anch'io alla regola. Ma non perdiamo il tempo. Lei dunque potrebbe, al caso, attestare che la giovine, di cui si parlava, non entrò nel ritiro per assoluta e dichiarata vocazione?....
--Se debbo dire quel che a me pare.... veramente...
--Ma sì che l'ha detto. Non ci scambi le carte in mano....
--Lo confesso, n'ho avuto un po' di compassione.
--Ehi! ehi! signor cappellano, intendiamoci: uscì fuori brusco il Rosso, senza finir di vuotare il bicchiere.
--Ah! vi faceva compassione?... domandò ironicamente il signor Omobono.
--Oh finiamola! venne allora in mezzo il Rosso, per tagliar netto a quelle pappolate: Badi un po' anche a me, don Aquilino.
--Dica, dica pure, signor Rosso.--E pensava: A quest'altro adesso.
--Ecco qui; in due parole mi spiccio.... Qualunque cosa ella sentisse dire, in quanto alla giovine del ritiro, si guardi bene dall'immischiarsene, come ha fatto.... Non apra bocca con nessuno, per qualunque cosa che avesse a succedere.... E se mai, se lo metta in mente, se mai, fosse chiamato dall'autorità.... dico per un supposto.... lei farà bene a dichiarare che la giovine era stata condotta per forza in quella casa.
--Ma questo....
--Questo è quello che le consiglio di dire; per suo bene, per sua quiete.
--Che? c'è qualcosa per aria?....
--Sì, per dinci! Tutti i giorni ne succede una!....
S'intese un romore nella stanza attigua, come d'una seggiola rovesciata sul pavimento, e d'alcuni passi che s'avvicinavano.
Il signor Omobono balzò di subito in piedi; al Rosso morì in gola il discorso, e tutti e due volsero il capo a quella parte, onde lo strepito s'era udito. Don Aquilino, che nulla intese, ma vide l'improvviso sgomento de' due compagni, non sapendo più che pensare, tanto aveva la mente intronata e confusa, crede quasi d'esser caduto in un agguato, imaginò che la minaccia di cui parlavan coloro fosse già per compirsi. Non osava neppure girar gli occhi verso la porta, e si teneva aggrappato al desco, come il naufrago all'ultima tavola della nave.
--Eh via! che c'è? disse il signor Omobono, con un'alzata di spalle; ma egli pure, mutato in ciera, non avrebbe potuto rimettersi cheto a sedere, e teneva gli occhi inchiodati all'uscio.--Quel ladro dell'oste, continuò a voce più sommessa, m'aveva dato parola di lasciarci in santa libertà.... Andate a vedere, Rosso, ma pian pianino, per il buco della chiave, se mai ci fosse qualcuno di là.
--Cosa serve? disse colui.
--Andate là, fatemi questo piacere: so cosa dico.
--Sì, sì! per amor del cielo, che nessuno mi trovi qui.... barbugliò don Aquilino, perdendo quasi il fiato.
Il Rosso andò alla porta, sbirciò nell'altra stanza; tornando subito indietro, si rimise al suo posto, e cominciò a ridere sgangheratamente; poi, annaffiato il gorgozzule con un'altra sorsata, si volse al signor Omobono:
--Non c'è nessuno, ve lo dico io.... Vorrei vedere che a qualche bell'umore venisse in capo di fiutare i fatti nostri.
--Ma ho sentito io una pedata poco fa; e giurerei che han toccato la porta....
--È un sogno che fate: tornò a dir bruscamente il Rosso: e poi, chi volete...?
--Ma se mai.... soggiunse il cappellano, che aveva un cuor di grillo.
--Sarà stato qualche gatto che saltò giù da una tavola, o anche uno de' garzoni che passando avrà urtato in una seggiola: il signor Omobono disse alla sua volta, per rassicurare sè stesso e il compagno: E poi, fosse chiunque, non facciam combriccole noi, non diciam niente di male.
--Sì, ma un uomo come me, che non si vede mai all'osteria.... balbettava il pretoccolo.
--Eh! corpo del diavolo, lei è impastato di paura, caro signor cappellano. Cosa siamo noi? galantuomini meglio di lei, e manco impostori... gridò stizzito il Rosso.
--Siete un gran matto! disse il prete, che non vedeva l'ora d'uscire.
Si levarono dalla tavola; don Aquilino fece un sospirone, pensando fra sè che quella cena non gli avrebbe certamente fatto il buon pro; gli altri due scambiarono un'altra occhiata significativa, e s'incamminarono. Il prete veniva loro alle spalle.
Passando per la stanza, nella quale pochi istanti prima sembrò loro d'aver udito romore, s'accorsero d'una seggiola rovesciata dietro la tavola; e su questa eran due tondi, il resto d'un pane e una mezzina di terra. Il che li fece tornar sul pensiero che alcuno si fosse trattenuto in quella stanza e che potessero anche i loro discorsi essere stati uditi. Ma, supponendo amendue che colui al quale fosse nato il ghiribizzo di far loro la spia, non ne saprebbe cavar nessun costrutto, si tennero sicuri; e dopo che il signor Omobono ebbe pagato l'oste, uscirono all'aperto.
Don Aquilino, poco desideroso ch'altri il vedesse in compagnia di coloro, cavossi il cappello, balbettò uno scucito complimento; e cominciò a trottar lungo il muro della piazza Fontana, ringraziando il cielo di poter finalmente respirare un'aria più libera; abbenchè, nel camminare, ogni passeggiero, ogni lampada gli facesse come un barbaglio e a ogni poco gli sembrasse quasi sentirsi mancar la terra sotto i piedi.
Il signor Omobono e il Rosso, attraversata la piazza, si discostarono dall'opposto lato, ricominciando fra loro a parlar più chiaro, e con maggior gelosia.
Capitolo Decimosesto
Scantonava appena il malavventurato cappellano nella via delle Tanaglie, quando all'improvviso sentì una mano posarglisi sovra una spalla; e prima che si fosse vôlto per guardar chi fosse, quel leggier colpo era bastato a fargli gelare il sangue nelle vene. Si fermò, guardò, ma non riconobbe colui che gli s'era piantato al fianco. Era un giovinotto di volgare aspetto, con un giubbetto bigio e un berrettino di panno bianco orlato di rosso, somigliante a quello che portano i soldati. Mille pensieri a un punto s'urtarono nel cervello di don Aquilino: al vedere colui, s'imaginò che veramente fosse un soldato; avrebbe giurato che gli luccicasse in mano un pajo di manette.
--L'ho capita io, pensò in furia, che que' due birbaccioni m'han tirato in ballo, e che stan mulinando qualcosa di maledetto.... Forse i segugi eran già sulla loro pesta.... Sta a vedere che tocca a me, a me, che non ne so nulla....
Poteva pensare, ma non parlare; le sue labbra aride, convulse, non sapevano articolare un accento. Ma, fatto un eroico sforzo, riuscì alla fine a mandar fuori un fioco:--Cosa vuole, signor soldato?
--Niente, signor canonico, o quel che è; ovvero sia, per dir la verità, una cosa di niente.... Faccia la grazia di dirmi s'era lei che si trovava poco fa al _Biscione_, in compagnia di que' due che svoltano in questo momento l'angolo dell'Arcivescovado....?
--Io.... io.... non vedo nessuno; non so di chi voglia parlare, signor soldato; rispondeva, con tuono patetico, il prete.
--Via, non serve; già l'ho veduto io; torno a dir dunque che abbia la bontà di venire con me....
--Ma.... ma.... ma.... e dove?
--Oh! non c'è da aver paura; non sono già uno sbirro io: sono un buon figliuolo che vuol far piacere a un amico. E questo tale amico, che ha bisogno di dirle due parole... è, a due passi di qui in quella botteghina di caffè, là dirimpetto.
--Non conosco nè voi, nè il vostro amico: rispose don Aquilino, pigliando un po' di fiato; e sperava di trarsi d'impaccio col prendere un tuono serio.
--Non è niente di male, signor canonico: venga con me, non mi dica di no, veda; sarà contento poi.
--Se non posso... se non ho tempo! ho altro per il capo io.... E non son di que' preti che si lascian vedere ne' pubblici caffè....
--Che? non viene forse in questo momento dall'osteria....?
--Cosa sapete voi....? E poi... così, insieme a un soldato...!
--A un galantuomo, dica meglio; mentre, poco fa, s'era messo a tavola con due infami e dannati.
--Ohe! ohe! come parlate?
--Alle corte, vuol venire sì o no?... Se mi dà ascolto colle buone, meglio per lei: se no, troverò facilmente chi saprà farla parlare, a pochi passi di qui.
--Che? che? come?... È una minaccia questa?
--È un consiglio, signor canonico: venga con me, le dico, per pochi minuti; e le do parola che non si vuol farle niente, ma darle mezzo di riparare a un gran male.
--Non capisco, non capisco. Oh povero me, in che sorte di matassa mi sono imbrogliato!..... E dire che non so capirne niente....
--Lei capisce tutto, e verrà con me.--Ciò detto, pigliando forte don Aquilino per un braccio, se lo trasse dietro a forza.
Era già notte, di modo che pochi passeggieri s'avvidero del colloquio rapido, concitato di quelle due persone; e se alcuno vi pose mente, non trovò poi nulla a dire quando li vide allontanarsi a braccio l'uno dell'altro, come due oneste conoscenze. Il prete, che tremava come fosse di gennajo, mal potendosi reggere sulle gambe sottili e fiacche, lasciavasi condurre da quel giovine ignoto; e la paura rinata più forte snebbiavagli in un momento l'intelletto. Egli malediceva in cuor suo l'ora che incontrò il signor Omobono col degno compagno suo, e la gola d'un ghiotto boccone e d'una bottiglia che l'avevano tirato in quell'antro; gli venne perfino in mente che fosse il castigo del cielo per la tentazione ch'egli ebbe di transigere colla coscienza.
Entrarono in quella botteguccia, che il soldato aveva poco prima additata. Era deserta; ma da un attiguo stanzino uscì con furia un giovine, il quale, veduti appena i due che venivano, si fece loro incontro e fulminò con un'occhiata lo sbaldanzito cappellano.
Costui era ancora troppo confuso, aveva il sangue troppo rimescolato, per riuscire a capir qualcosa di netto in tutta questa diavoleria, della quale si credeva la vittima. Quel giovine, con un gesto minaccioso, volle spiegarsi; ma il compagno, per distornar la gragnuola dal capo del tapino prete, gli tagliò le parole in bocca.
--Ecco il nostro signor canonico: disse Rocco (poich'era lui): con tutta la buona voglia è venuto qui, pronto a metterci a parte di tutto quel che a noi preme di sapere. S'accomodi, signor canonico.... Comanda qualcosa? rosolio, caffè, che so io?... Siamo anche noi di buon cuore, veda: s'accomodi, prenda fiato un momento; e c'intenderemo in due parole.
Damiano, che li aveva colà aspettati, pareva oppresso da interno prepotente affanno. Lo sguardo incerto e cupo; pallide, infossate le guancie per il patimento durato lungo tempo, e per il nuovo dolore; chi lo avesse veduto in quel giorno, più non avrebbe riconosciuto in lui l'ardito e sincero giovine di tre mesi addietro, che s'era fatto il maestro e l'amico d'una schiera di bravi artigiani, che cominciava a confidare in sè stesso e nella vita, e in qualche cosa di vero e di grande a cui sentiva di poter con loro aspirare.
Egli era là, commosso più dal cordoglio che dall'ira: quantunque nel volto gli si leggessero i cupi pensieri d'ira rinascenti al vedersi dinanzi quella sparuta figura, più dolorosa era la punta che gli aveva passato il cuore. Per sapere come così di subito fosse avvelenata quella prima contentezza da lui sentita al riveder la madre, ci bisogna tornare un poco addietro, al momento che Damiano e Rocco, la medesima mattina, si partivano dall'Ospedale.
Staccatosi appena, coll'animo un po' consolato, dal letto di sua madre, la quale dopo la crisi del dì innanzi s'era riavuta in modo quasi miracoloso, Damiano pensò, prima d'ogni altra cosa, d'andarne a cercar novella dal signor Lorenzo, ch'egli teneva pur sempre come suo amico e compare: gli stavano sul cuore tante cose da dirgli, e sperava da lui, se non ajuto, almeno qualche consiglio sincero e forte. Giunto nella lontana parte della città ove dimorava l'antico cisalpino, entrò in una vecchia casa, da cima a fondo tutta abitata da poveri; salì quelle scale a lui note, tirò il cordone che pendeva fuor della porta: aspettò, nessuno venne ad aprirgli. Sonò la seconda volta, pensando che poteva esser l'ora della consueta camminata del buon veterano; ma vide schiuder la porta d'un pigionale vicino: un vecchio calzolajo, a cui s'aggrappavano sulle gambe tre marmocchi, mise fuori il capo; e:--Quel giovinotto! disse: cercate del signor cavaliere?.... Potreste sonare fino al dì del giudizio; otto dì fa, l'han portato a star di casa al Gentilino.
Damiano guardò in faccia quell'uomo, e restò come dissennato; non domandò più nulla; ma, chinato il capo, stette un poco sopra pensiero:
--Egli è là con mio padre!... mormorò poi: Come farò io, senza di lui?.... Oh! almeno egli ha finito di portar la sua catena!
Il calzolajo nulla comprese; o, più che a lui, badava a far tacere i figliuoletti, che strillavano a coro. E Damiano, coll'anima piena di dolore, ma senza poter dire una parola, scendeva lentamente da quelle scale; allorchè una donnicciuola che saliva incontro a lui, passandogli accosto, lo guardò bene, quasi le fosse paruto di conoscerlo: poi, da mezza scala, si volse come persuasa che veramente quel giovine era colui ch'ella si pensava: tornò indietro con furia, lo raggiunse al momento che usciva sulla via, e senza complimenti, trattenendolo per un braccio, cominciò a dirgli ch'ella era la Caterina lavandaja; che stava da sette anni porta a porta con quello ch'egli veniva a cercare; che sapeva chi era lui, e che l'aveva veduto le tante volte venire a quella casa, in compagnia del povero signor cavaliere; e:--Già lei è giovine: seguitava con la pettegola sua ansia: e non doveva guardarmi a me che son vecchia; ma pazienza!.... Cosa ha detto di questa brutta storia?... In manco d'otto dì, buona notte, è andato via... Ma io l'ho indovinato, alla bella prima, subito che l'ho visto mettersi giù... Non c'è stato nessuno fuor di me, vede, che abbia fatto quel poco che si poteva per lui; ho a dire, che la settimana passata non ho dormito due notti.... era là a ogni momento, per veder se gli bisognasse qualcosa. Ma già quel benedett'uomo non parlava mai... Figurarsi! non m'ha nemmeno ringraziato una poca volta... E poi duro, ostinato, non ha voluto proprio mai sentir nominare ne' medici, nè preti; capitò lì, una mattina, uno de' coadjutori di san Lorenzo... un bravo prete, ch'è come un santo, e a sentirlo in pulpito, non c'è che dire, bisogna piangere... e nemanco di lui, non ha voluto saperne.... Ma il prete, duro anche lui; e scommetto che, all'ultimo, avrà avuto di grazia a recitarlo un atto di pentimento... Oh! le vicine han bel dire ch'è morto come un cane, proprio da dannato giacobino com'era stato sempre. Io, vede, la sera appresso, colle figliuole del Giovann'Antonio sellajo, gli ho detta su la sua brava terza parte del rosario.... che, se non sarà buona per lui, sarà buona per me.... Ma tutto questo non è quello ch'io voleva contarle.... Ecco qui: negli ultimi tre giorni, egli ripeteva a ogni poco il nome di Damiano... che è il suo, non è vero? io lo so bene... e si vedeva che quel povero cristiano pensava a qualche cosa che non voleva o non poteva dire... E poi: l'ultima sera, poco prima che andasse in agonia, m'ha fatta venire vicina... E perchè mo?... per farmi vedere un certo sacchettino di pelle che teneva al collo, raccomandandomi d'usargli la carità di stare attenta che i becchini, quando fossero venuti a portarlo via, non mettessero le unghie su quella reliquia. E io, a dirla proprio tal quale, quando che per lui la fu bella e finita, non poteva quietare, se non avessi saputo cosa mo ci fosse dentro in quel sacchetto.... Pensi, in cambio di qualche manata di zecchini, com'io pensava, ci trovai un po' di cenere.... Chi sa che diavoleria era quella!... Per far bene, l'ho portato al prete.
Damiano, a quelle parole, si ricordò dell'ultima notte del suo povero padre.
Tornato, sul far della sera, al luogo ove Rocco l'aspettava, gli narrò questa nuova sciagura; gli confidò com'egli non sapesse più che far di sè stesso, come si sentisse sconfortato, avvilito, perduto. Ma Rocco, con la virtuosa franchezza d'un cuore che le disgrazie fanno più saldo, gli rammentò la madre, la sorella, ciò ch'egli dovesse fare, ciò che aveva promesso. Gli ripetè di volere spartir con lui l'ultimo pane, che, quanto a lui, anche storpio d'un braccio, avrebbe saputo guadagnarsi. Gli disse ch'era necessario e giusto parlare a ogni modo con quel prete che aveva veduto negli ultimi momenti il povero signor Lorenzo; e Damiano promise di farlo.
Di là eransi incamminati alla piazza Fontana; e Rocco, scorgendo l'amico così spossato, così malinconico, l'aveva condotto a fatica nell'osteria del Biscione, per offerirgli un boccone, un po' di brodo o, meglio, un buon bicchier di vino. Colà volle il caso che, dalla stanza in cui s'eran messi, i due giovani udissero in confuso qualcosa del dialogo di sopra narrato. Ecco perchè Rocco, che aveva la sua parte di malizia, ricorse allo spediente di sottoporre quel tristo di don Aquilino a un interrogatorio nelle forme.
--Scusi, cominciò serio Damiano, del modo forse sconveniente, con che noi....
Manco male, pensò don Aquilino, costui pare un po' più umano dall'altro compare; e rispose, pigliando fiato:--Veramente il modo è per lo meno... strano; e, davvero, non so come...
--Via, non si tratta di questo: gli tagliò l'altro le parole a mezzo: lei, signor canonico, desinò poco fa allegramente all'osteria, insieme a due birboni impostori, che, in poche parole, avevano la mente di tirarla dalla loro, d'impegnarla bel bello a dar mano a un'azione da galera.
--Oh! oh! miei signori, mi meraviglio di loro; vedo che m'han preso in iscambio, non c'è che dire. Mi lascino un pò andare, chè sarà ben per loro e per me.--E si volse a cercar la porta.
--Si fermi: gli disse Damiano.
--Si fermi! aggiunse Rocco con voce sorda e minaccevole; si fermi, signor canonico, e sieda lì.
Il prete ricominciò a smarrirsi, ma obbedì; e docile si pose a sedere sull'angolo dello scanno; un garzoncello portò il rosolio che avevano comandato; e Rocco, con aria di complimento, ne presentò un bicchierino al prete, il quale non seppe dir di no, e bevve, quantunque gli somigliasse veleno.
--Animo, signor canonico, gliel'ho pur detto; noi le vogliamo bene, e ci lasceremo amiconi.
--Non perdiamoci in discorsi inutili: ripigliò Damiano, corrugando le ciglia. Mi guardi bene in faccia; lei non mi riconosce più, lo so bene; ma io mi ricordo di lei, io che ho fatto la mia parte d'esperienza a questo mondo, io ho imparato a legger sul volto degli uomini il loro cuore. Oh se fosse vero quello ch'io temo pur troppo che sia!... Ma, a ogni modo... e per ciò appunto, ho voluto indirizzarmi a lei, sentire la verità. Que' due ch'erano con lei, l'uno lo conosco pur troppo, parlavano come ribaldi che sono.... parlavano d'una giovine cacciata per forza in un ritiro... d'un testimonio falso del quale si ha bisogno.... E perchè?
Don Aquilino era come seduto su' carboni ardenti; tentennava sullo scannetto, voleva e non voleva confessare; e poi, a dir vero, non aveva forse saputo capir giusto ciò che mulinassero que' due scellerati, come lo seppe Damiano. Cominciò a batter le palpebre, a torcer la bocca, con un sibilìo confuso; cosicchè Damiano perdè la poca pazienza a stento serbata fino allora.
--Parli, le ripeto, o ch'io.... Dica, chi è la giovine di cui parlavano?
--Ma se non so niente.... ma se, all'incontro, son coloro che voglion rovinarmi!--rispose, strascinando le parole, il prete.
--Oh sì, lo vedo: con amaro sorriso di sdegno seguiva Damiano: io la credeva un dappoco, uno scempio ingannato da uomini peggiori di lei; ho pensato che una parola di dolore, un sentimento di verità le avrebbero toccato il cuore, e che alla fine non si sarebbe sentito capace di dar mano a un delitto. Ma no! lei sa l'infamia che sta per esser tentata; potrebbe forse con una sua parola impedirla, e questa parola non ha cuore di pronunziarla.... Non capisce cosa sia lei?... Non capisce chi son io che le parlo?....
Damiano tremava parlando così: il prete lo riguardava senza fiatare; ma, per quanto si studiasse, non sapeva dire a sè medesimo chi mai potesse essere quel giovine.