Damiano: Storia di una povera famiglia
Chapter 20
Così gridavano di qua, di là, senza saper che si fosse, senza cercare nessun perchè: avevano bevuto lietamente, e bisognava gridare, sfogare il caldo, far chiasso, menar le pugna; e urlavano tutti in una volta. Ma il disgraziato maestro di scherma, caduto sul campo al primo attacco di Damiano, e scornato da quanti gli eran d'attorno, volle rendere il colpo; rialzandosi, furiosamente corse sopra il giovine per rompergli sul capo il bastone dal pome di piombo; e:--Prenditi questo.... assassino!--urlò.
E forse il colpo sarebbe stato mortale, se in quella appunto, riconosciuto da lunge Damiano, senza pur sognare che l'onesto giovine potesse avere il torto, non si fosse cacciato innanzi un barbuto e fiero garzone, il quale, rotta con pochi urtoni la folla, precipitossi e fu a tempo d'afferrar di botto in aria il bastone dell'invelenito provocatore. Un grido d'applauso rispose d'ogni parte, tanto quell'improvvisa prova di destrezza e gagliardia piacque e fece la maraviglia di tutti.--Quel giovine protettore, sorgiunto così a proposito, era Bernardone, era quell'antico condiscepolo di Damiano, che da gran tempo più non l'aveva riveduto; e, secondo il suo costume, compariva dapertutto ove fossero feste, baldorie, amico sempre del vino, dell'allegria, delle belle fanciulle e della povera gente.
A quell'atto di Bernardone, lo scroscio d'una gran risata, e un batter di mani di tutti i circostanti, misero il colmo all'ira del Martigny, che in mezzo a due fuochi, e vedendo il giuoco pigliar la mala piega, bestemmiò in cuor suo il momento in che s'era messo in quella trista impresa; ma non volle nettare il campo, senza avere sfogata la sua bile, menando il bastone sul dosso dell'uno o dell'altro de' suoi antagonisti. Tornò infellonito alla riscossa, e tempestando colpi a ritta e a manca riuscì a farsi largo nella calca che più e più lo stringeva; ma Damiano e Bernardone, i quali, benchè senz'armi nè bastoni, pur non volevano indietreggiare, vista quella cieca furia, con una giravolta gli riuscirono alle spalle.
--Tien fermo, Damiano! gridò Bernardone, che gliela fo veder bella io, a questa faccia proibita!
--È matto! rispose Damiano: lasciamolo in pace!
--No, per diana bacco! quando i vecchi dan la volta, tocca ai giovani a insegnar loro il viver del mondo!--gridò l'amico.
--Eh! non l'aveva con me costui, ma con quell'altro là in quel gruppo di gente.--E additava il buon Lorenzo, il quale, serrato in mezzo a molti di quegli sfaccendati e bevitori, ajutato invano da' gagliardi polmoni e dalle salde pugna del Giovanni, cercava tuttora di far comprendere la ragione e d'aprirsi la via fra que' ribaldi arrancati e mezzo briachi, che avevan giurato di farlo uscir de' gangheri del tutto. Quando il Martigny si vide solo contro due, e capì andare i suoi colpi al vento, più accanito di prima, si volse indietro; e sperando trovar fra la gente chi pigliasse le sue parti:--Maledetti! gridò, che danno addosso in due a un galantuomo!... Eh! non c'è chi dia mano a un onesto cittadino contro i ladri e i birbanti?
--Sì, per dinci!... uno contro due è un'infamia! cominciò a dir uno tra la folla.
--Lasciateli stare! Che se la peschin tra loro!
--No, separateli!--Via! via! giù il bastone!--E viva!--Addosso da capo?--Dagli al vecchio! è una spia!--Ohe, ohe!
E la moltitudine ingrossava, e tutti volevan sapere, vedere, gridare a un tempo: balzavano sulle panche, sulle tavole, levavan per aria berretti, cappelli e bastoni, agitavano fazzoletti, scuotevan rami d'albero e ventaruole, in segno quasi di trionfo, e come pazzi di poter finire quel dì di festa collo spettacolo d'una bella baruffa. Damiano vedeva l'ora di spacciarsi di tutti, di confondersi tra la gente, per non far peggio; e malaugurando fra sè al pensiero che l'ebbe colà condotto, già stava per perdere il sangue freddo che l'aveva ajutato fino allora. Ma tutti gli occhi eran addosso a lui; e gli spettatori cresciuti di modo, che ormai ogni ritirata gli tornava impossibile. Bernardone poi, che moriva di voglia di romper sulle spalle del suo padrone istesso quel gran bastone che vedeva tuttora mulinar per aria, incalzava con furia sempre maggiore il maestro di scherma; tanto che costui, adoperate invano tutte le parate e le botte dell'arte sua, stanco, sfinito dalla rabbia e dalla fatica spesa nell'inutile lotta, cominciò a ritrarsi d'un passo e a cercar d'intorno cogli occhi spaurati i compagni suoi.
--A me, Michelaccio!--urlò, al vedere il facchino il quale, poco lontano, maledicendo si dibatteva fra le mani del Giovanni, che gli parevan due tenaglie. Il signor Lorenzo intanto era riuscito a salvar la sua vecchia testa dalla gruccia dello sciancato; e costui, disgiunto dal suo avversario per l'onda del popolo che andava e veniva nell'angusto giardino dell'osteria, si trovò a un tratto fuor della mischia: ma non per questo rifiniva dallo scagliar maledizioni.
Michelaccio, all'urlo del suo compagno, con una forte strappata si tolse da Giovanni, e rincacciati i più vicini, fu d'un balzo a fianco del Martigny.
--Dov'è? gridò costui allora, fatto più audace; dov'è, quel birbone che m'ha insultato?
--Siete voi che cercate pane per i vostri denti, scimiotto dal pel bigio?... gli replicò Bernardone, piantandosegli in faccia.
--Eh via! tornò a dire Damiano: tenete le mani a casa; giù quel bastone; e se volete ragione, ve la darò quando che sia.
--Che ragione?... siete prepotenti, infami; io sono un uomo d'onore: gridava il Martigny.
--Voi, Damiano l'interruppe, ci fate in pubblico ingiurie da galeotto: e volete....
--Ve le manderemo in gola! soggiunse Bernardone con un gesto di minaccia, e tenendosi a fatica.
--Siete ubbriachi, e siete vili voi!... urlò di nuovo lo schermidore.
E Damiano:--Finitela una volta! andiam fuori di qui!...
--Voglio soddisfazione sul momento....
--Fuori! vi dico; non mi tentate di più!
--No, voglio farvela vedere, canaglia!
--Fatevi indietro.... No? e tal sia di voi!
E come il Martigny, in quel punto, brandito di furia il bastone tentava, a tradimento, sferrar sul capo di Damiano un colpo decisivo, il giovine perdè la mente, e venutogli alla mano il coltello confitto poco prima da Lorenzo nel descaccio, ne lo trasse, e si scagliò contro il ribaldo assalitore. Un grido d'orrore, alla vista del coltello, uscì dalla gente; e il Martigny, scorgendo l'arma nel pugno del suo avversario, spaventato diè addietro, e gridò:--Ferma l'assassino!...
Tutta questa scena, durata pochi minuti appena, seguivano di lontano con ansiosa attenzione tre persone; le quali, abbenchè sembrassero straniere del tutto al tumulto, pure alla riuscita di quel brutto negozio mettevano la più seria importanza. L'uno, cioè il signor Omobono, dalla finestra terrena della cucina, poteva comodamente dominar l'orticello: e dietro le sue spalle due strani visi spuntavano; quello d'una donnaccia, con uno sgualcito cappello di paglia e vestita d'un vecchio abito di taffetà cangiante; e un'altra sembianza lunga, magra, con un paio d'occhiali verdi, che pareva la febbre personificata, sotto un gran cappello triangolare.
Perchè costoro, ne' quali non sarà difficile riconoscere la vecchia pegnataria Emerenziana, e lo sparuto don Aquilino, cappellano dell'Illustrissimo, fossero venuti col signor Omobono, e nella stessa vettura da nolo che lo trascinò a quella festa popolare, non sapremmo dirlo precisamente. Ma ben possiamo supporre che l'una e l'altro sentissero, presso a poco, in quel momento ciò che sentiva l'Omobono; comechè si guardassero fra loro di sottecchi, e l'una si mordesse le labbra, e l'altro scrollasse il capo. Di più, la stizzosa pegnataria, la quale aveva il tarlo col povero Damiano dal dì ch'esso più non volle vederla bazzicare in casa sua, non poteva star cheta, e lasciavasi fuggir di bocca qualche parola di trista significazione, come a dire:--Imprudenti!... Ma cosa fanno adesso?... Colui guasterà tutto.... Bravi! Cani!... Il cappellano, all'incontro, guardandosi le punte de' piedi, con certi atti di sospetto e di paura, mostrava come di mal animo si fosse lasciato condurre a quella spedizione, e come solo obbedisse ad un consiglio ch'era per lui più terribile d'un comando.
Ma il signor Omobono che, vedendo la mala parata per il maestro di scherma, andava cercando fra sè come potesse raddrizzar la cosa e farla riuscire al proprio intento, udito ch'ebbe appena quel: --Ferma! all'assassino!--Ferma, ferma! gridò anch'esso con una voce da squarciarsi la gola:--La guardia! La guardia!...
Quell'improvvisa chiamata: La guardia! fu come un tocco di magica verga, e mutò a un tratto la faccia delle cose. I combattenti o la folla soprastettero; e due gendarmi, alla testa di pochi soldati, coll'energica persuasione del calcio de' moschetti, fattasi la via per mezzo a quella stipata muraglia d'oziosi e di beoni, si trovarono nel centro del giardinetto, dove l'ondeggiare e il riurtar de' sopravegnenti aveva a poco a poco sospinti i diversi campioni di quell'arrabbiato scontro.
Il signor Omobono, che per il primo aveva veduta passar la pattuglia per la strada maestra, e gettato quel grido, appena entrarono i soldati per acchiappar nel parapiglia qualcuno a cui toccasse di vedere a scacchi il sole del domani, corse fuori anche lui; e tenendosi ormai sicuro d'ogni rischio, si mise dietro a' soldati, e pervenne con loro nel mezzo de' litiganti. Ma in quel punto che uno de' gendarmi, scorgendo luccicare un coltello in pugno a Damiano, gli si volgeva cagnescamente per porgli addosso le mani, all'Omobono il suo mal genio consigliava di farsi innanzi a metter pace, per veder meglio riuscire la vendetta, e guadagnarsi in uno dalla gente la riputazione di persona assennata e importante. Cacciossi dunque fra Giovanni e il veterano; i quali, poco badando alla venuta della forza, riappiccavano le lor nette ragioni contro quel traditore del maestro di scherma. E cominciò a far l'autorevole, a dir parole severe di minaccia e di rampogna:--Ohibò! lontani, lontani dico!... si rispetta così la legge?... Che gente!.... che vergogna!.... a casa, a casa!
Damiano, quantunque discosto da quel gruppo, vide e conobbe il signor Omobono; fu come un lampo che gli schiarò l'iniquo mistero. Pensò che que' tristi, accaniti per fargli fare un mal passo, non potevano essere che vili pagati da lui, o dal suo prepotente padrone; levò al cielo un'occhiata di disperazione, e battendosi col pugno la fronte, lasciò, senza saperlo, cadersi a' piedi il coltello che aveva poco prima levato in aria.
Uno de' gendarmi raccolse dal terreno quell'arma, e l'altro, con due de' soldati, arrestava l'un dopo l'altro Damiano, il Martigny che bestemmiava, e il vecchio signor Lorenzo, che voleva pur farsi sentire, e non aveva più fiato per dir parola. Bernardone, Giovanni e lo sciancato, cacciandosi in mezzo alla calca, s'erano già perduti. Damiano avvilito, turbato nel profondo del cuore, non voleva, al par d'un ladro, d'un assassino, attraversare in mezzo a' soldati il popolo curioso di veder lo scioglimento di quel garbuglio; ma aveva un bel volgersi a' soldati, un bel dire il suo nome e giurare di presentarsi subito egli stesso all'autorità. Essi lo spingevano innanzi cogli altri, senza dargli ascolto.
Se non che l'Omobono, il quale continuava a fare il paciere, rimestando, con gesti d'orrore, la storia di quel ch'era stato, punto forse dalla brama di veder più presto messo in muda Damiano, profferse generosamente la vettura da lui noleggiata, che stava aspettando, a pochi passi dall'osteria. I gendarmi non dissero di no, e il signor Omobono si diè premura di gridare:--Innanzi! al vetturino, che mezzo brillo barcollava a cassetta del legno. I soldati, i quali avevano serrato in mezzo i tre arrestati, li fecero salire nella vettura: Damiano non se lo lasciò dir due volte, che gli premeva di togliersi agli sguardi della moltitudine: Lorenzo, benchè non si desse pace di quell'ingiustizia, e guardando invelenito coloro che gli stavano alle calcagna, si facesse pregare, pure seguì l'esempio del suo disgraziato amico; ma il Martigny non voleva a nessun patto, e cominciò ad acciuffarsi coi soldati, che durarono fatica a spingerlo nella vettura.
Il signor Omobono, che teneva aperto lo sportello, gongolava in segreto di gioja, vedendoli andar bellamente in prigione, chè tanto non avrebbe sperato; quand'ecco i due soldati che stavangli dietro, con un urto gagliardo, vollero cacciar dentro lui pure in compagnia degli altri; gridò, tempestò, maledisse, per far loro capire ch'egli non c'entrava, che aveva voluto accomodar la cosa, che non ne sapeva nulla. Non ascoltarono ragioni; e una volta ch'ebbe messo per forza un piede sul predellino, un de' soldati serrandogli un braccio con tal grazia da slogargli una spalla, l'altro ajutandolo con una soda spinta di sotto in su, lo ficcarono nella vettura; e fattolo a forza sedere sul davanti in faccia al Martigny, richiusero lo sportello. Seguitava a gridare, a levar su, a cacciarsi mezzo fuor della portiera il mal capitato paciere, che lo lasciassero scendere, ch'era innocente, ch'era una persona di riguardo, ch'avrebbe dato conto di sè: la gente gli sghignazzava, gli urlava dietro; e il vetturino, a un cenno del gendarme ch'era salito al suo fianco, punse col mozzicone della frusta i due ronzini, che con trotto inusato tornarono verso la città, in mezzo alla moltitudine spensierata e chiassona che restituivasi alle sue case dalla festa di san Cristoforo.
Capitolo Settimo
Cominciava a fuggire il sole dall'alte loro finestre, quando Stella e sua madre, che Damiano aveva lasciate in casa, si posero a guardar nella via, se mai egli tornasse: e bisogna dire che la fanciulla, essendo la domenica, e vedendo l'aria e il cielo così belli, così sereni, sentisse, senza dirla, un po' di voglia d'uscire a spasso, come soleva fare qualche volta, insieme a suo fratello, in quelle rapide ore di libertà. Ma sapendo com'egli se ne fosse ito, dopo desinare, in compagnia del signor Lorenzo, poco speravano che avesse a tornar a casa prima di sera.
Poco di poi la Stella che, nel vagar d'uno in altro sereno pensiero, guardava nella via invidiando i passeggieri, s'accorse d'uno che veniva a gambe e levava gli occhi verso le loro finestre. Le parve di conoscerlo; e lo vide veramente svoltar nel portone della casa. Non sapeva ricordarsi chi fosse; ma senz'altro lo conosceva. Perchè mille negri e confusi pensieri le attraversarono la mente, nel breve tempo ch'egli mise a far le scale, a venirne fino alla loro porta?
--Mamma!... disse la Stella, al sentir quel passo che s'avvicinava; e impallidì.
--Cos'hai? perchè mi guardi così?
--Oh, mamma! io lo sento, qualche disgrazia è successa.
--Caro Iddio, che pensieri!
--Oh non sia al nostro Damiano!
S'udì battere un colpo violento alla porta; e Stella, prima di correre ad aprire, si rivolse alla madre:--È il Giovanni, un de' compagni di Damiano; certo c'è qualche cosa.
L'animoso giovinetto entrò, confuso, furibondo ancora di quel ch'era successo; ma si fermò su' due piedi, vedendo le donne; e non seppe trovar nulla a dire.
--Parlate, per amor del cielo! Cos'è stato?... E Damiano, dov'è?
--Oh signora Stella! cominciò a balbettare il giovine, cercando invano quel coraggio con che poco innanzi aveva fatto fronte a' tre galantuomini dell'osteria: signora Teresa.... Damiano.... era venuto con noi...
--Sì, sì; ma dov'è adesso?...
--Che gli sia successo qualche cosa? aggiunse la madre: dite su, per carità!
--Ecco cos'è stato....--E il Giovanni pareva che cercasse le parole nell'abbottonare e sbottonare il farsetto di frustagno.--Damiano ed io.... ma c'era anche quel brav'uomo del signor Lorenzo, vedete... A pensare, un uomo come quello, un cavaliere.... basta, bisogna dire che ci fosse un complotto, è roba d'inferno..... Ecco qui, per quanto si faccia, il sangue non è acqua di fagiuoli; e un galantuomo, quand'è tirato pei capegli....
Nè l'una ne l'altra, ansiose, incerte com'erano, riuscivano a comprendere una parola; ma la Stella si figurò ch'egli volesse forse parlare d'una rissa, e:--Com'è possibile, domandò, che Damiano si sia lasciato insultare?.... Ma dite su, dite la verità, se la è stata una lite, cosa n'è venuto?...
--Oh santo cielo! l'han ferito forse?...
--No, no, non vi spaventate, signora Teresa; non è stato niente, nessuno gli ha fatto del male; che nè lui, nè io vedete, ci lasciamo mettere in sacco da nessuno.... Ma, non so come la sia stata, quel birbone d'un forestiero che l'aveva con lui.... ma giuro che c'è sotto qualche diavoleria!
--E lui?
--Oh dite su!
--Lui vede che quel birbone gli viene addosso per accopparlo.... e fa per difendersi; io aveva ad aggiustar i conti con un camerata del forestiero.... Ecco, che sul più buono, capita in mezzo la pattuglia.... Io, per miracolo, arrivo a perdermi nella gente; ma gli altri, birboni e galantuomini, son belli e agguantati.
--E Damiano?
--Cosa volete? pur troppo, anche lui; ma per lui, non ci state a pensar su, stasera o doman mattina, torna qui; è certo, come due e due fan quattro; figuratevi.... un fior di giovine, come lui!
--E il signor Lorenzo?
--E lui? come vi diceva, un uomo di quella sorte?... l'han condotto via come un briccone.... Oh! ma non son io, se non la faccio pagar salata, a un per uno, a tutti e tre quei cani.... non so cosa darei per farla finita!
--Oh! ma intanto egli è là.... è in prigione! Povero Damiano, poverette noi!
Così venne alla famiglia l'annunzio di quella nuova e improvvisa sciagura.
La fanciulla, correndo coll'anima ad altri terrori, ad altre persecuzioni, si dava a pensare che Giovanni non le avesse detta tutta la verità, e pigliava a interrogarlo da capo, con un'angustia sempre più viva. Ma la mamma, abbenchè mutola e stordita di quel colpo, non pensò che al momento; e voltasi a frugar qua e là, dentro all'armadio e al cassettone, tolse fuori un po' di biancheria e qualche fazzoletto, mise in un cartoccino poche lire tenute in serbo da un pezzo per comperarsi un piccolo crocifisso d'argento, e facendo di tutto un involto, tornò a Giovanni, lo pose nelle mani di lui:--Voi siete un buon giovine; e avete, ne son certa, un po' di compassione di noi; fatemi dunque un piacere, a me, e al nostro povero Damiano, cercate d'andar là, ove l'han condotto; cercate di vederlo, e fate di dargli queste poche cose, e questi quattro soldi; ditegli che la sua mamma prega per lui!... E il Signore vi benedirà! Andate, più presto che potete; oh! se fosse questa sera....
--Così potessi! vorrei far ben altro io. Pazienza! a costo di restarci anch'io in quell'uccellanda, se mai m'avessero a conoscere, farò di tutto, signora Teresa; parola di Giovanni.
--E doman mattina....
--E doman mattina, se non viene lui, sarò qua io, a dirle quel che so.
E se n'andò, per non finire a piangere, chè già si sentiva un groppo alla gola.
Come passasse quella notte per la Teresa e la figliuola, io nol dirò, ma venuta la mattina, e non vedendo comparir nè Giovanni, nè Damiano, come ancora, senza dirselo, speravano, esse cominciarono a credere che non si trattasse di piccola cosa, secondo quel che aveva raccontato Giovanni. E, come avviene, le incertezze crescevano i terrori. Più tardi, non sapendo che ben fare, la povera donna era ita a raccontar la sua disgrazia e a raccomandarsi al vecchio curato di san Calimero, che le aveva sempre dimostrata non so quale premura, fin dal tempo che abitavano in Quadronno. Fu verso la sera dello stesso lunedì che la Stella credè bene di mettere a parte di quella trista vicenda il fratello abate; e come, là nella canonica, fosse ricevuta e di quali speranze confortata, già lo vedemmo.
Comparve alla fine, il seguente mattino, nella povera casa il signor Lorenzo; e a stento il riconobbero. Era pallido, stralunato, e le sue labbra tremavano ancora per la furia che dentro il rodeva. Raccontò come uscisse allora di prigione, senza sapere perchè vi fosse stato messo, perchè lasciato in libertà; raccontò che di Damiano non aveva potuto conoscer altro, se non che la cosa sarebbe stata forse un po' lunghetta. E mentr'era venuto per portare alle donne un po' di consolazione e di speranza, finì a sfogare tutta in una volta la rabbia che teneva in cuore da vent'anni, colle maledizioni le più indiavolate. A poco a poco s'acquietò, e giurò alla Teresa e alla Stella che non le avrebbe abbandonate, promettendo di far di tutto perchè fosse conosciuta l'innocenza di Damiano: e incolpava sè di quel tristissimo caso.
Aveva promesso di tornare; e tornò la mattina del martedì. Ma, nell'aprir l'uscio, venendogli veduta, fra la madre e la figlia, sotto un largo cappello da prete, una tonaca nera, si rabbujò nel pensiero; e borbottando:--Le si son messe in man de' preti, e ci stieno!--volse le spalle a quella porta. L'ex-frate, poich'era lui stesso, venuto in persona la stessa mattina, a persuader la vedova che dovesse pensar seriamente all'avvenire e salvar la figliuola da' pericoli del mondo; l'ex-frate non s'accorse di lui, e continuò le sue patetiche insinuazioni.
Così il capriccio d'un potente ozioso da una parte, dall'altra uno zelo vanitoso, indiscreto, agitavano il destino della povera famiglia. Ma gli oscuri fatti da ultimo narrati avevano un eco anche ne' dorati appartamenti, ove non di rado trovansi a fronte il vizio cortigiano, e il bachettonismo intollerante.
In un'ampia sala terrena del palazzo dell'Illustrissimo s'accoglieva, la domenica dopo quella in cui Damiano fu preso e messo prigione, un circolo di dame e cavalieri più dell'usato numeroso e magnifico. In quel dì aveva l'Illustrissimo convitate non poche persone della maggior distinzione allo splendido banchetto della domenica; e dopo il pranzo, comechè si fosse tuttavia nella mezza state, la nobile brigata s'era intrattenuta per alcun tempo ne' giardini, ai quali rispondevano le sale terrene del ricco appartamento. Due camerieri, nero il vestito, bianca la cravatta e bianchi i guanti, con un satellizio di servitori in livrea listata di stemmati galloni, giravano frammezzo alla comitiva, offerendo sugli argentei vassoj caffè e rosolii: nè intanto veniva meno la decente e contegnosa allegria de' convitati; anzi era un incrocicchiarsi di discorsi, di novelle e complimenti, massimamente nel nucleo di quella nobilissima adunanza, cioè fra coloro che sedevano a cerchio, fra due belle magnolie e due variopinte piramidi di vasi di fiori.
Sorgiungevano le carrozze a prendere alcuni degl'invitati; e dai cortili s'udiva strepito di ruote, scalpito di cavalli, e fors'anche qualche bestemmia degli automedonti in parrucchino.
Tutta quella nobiltà poi, sul primo imbrunire, era rientrata nelle sale già illuminate da doppieri e da lampane d'alabastro pendenti dalle storiate vôlte; e qua e là spartivasi in diversi gruppi, senza però che alcuno perdesse d'occhio il padrone e la padrona di casa.
Quest'ultima, seduta tutta sola, su d'un canapè coperto di raso turchino, aveva raccolte intorno a sè le dame men giovani e più sfoggiate d'abbigliamento. La vecchia dama, in que' giorni di solenne ricevimento, non appariva più qual'era agli occhi de' suoi più intimi nel restante della settimana; e la preponderanza del nome e del grado pigliavano nel cuor suo il luogo della pettegola curiosità de' fatti altrui, della segreta compiacenza con che pescava le occasioni di far fiorire e prosperare la società all'ombra della divozione, o piuttosto all'ombra del suo partito. Allora sapeva trovar parole cortesi, melliflue per gl'illustri amici; accoglieva con sorrisi d'adesione le profferte di servitù di quanti venissero a raccomandarsi alla sua influenza; e qualche volta mostrava perfino d'udir senza scandalo certi annedoti, certe storielle del gran mondo che alcuno le raccontasse, colorate o velate col vezzo degli spiriti molli ed eleganti. E così poteva, almeno, compassionare a sua posta le miserie umane.