Part 17
[2] Dagli astrologi era detto _Signore_ (_Lord_) quel pianeta che secondo loro esercitava un influsso speciale sulle varie ore del giorno, che erano sotto il suo impero. Confesso candidamente che in tutte queste espressioni del gergo astrologico, di cui si compiace così spesso il Chaucer, io riesco a vederci poco chiaro. Chi volesse saperne e capirne di più, veda la lunga nota dell’Hertzberg al verso 4722, dove troverà anche spiegato che cosa sia l’_ascendent tortuous_, che io ho tradotto con _oroscopo_.
[3] La grafia di questa barbara voce astrologica è incerta. Tanto il Tyrwhitt che legge _Atyzar_, quanto il Wright che scrive, secondo il ms. Harleiano, _Attezare_, si dichiarano incapaci di dare una lezione sicura. Lo Skeat (_op. cit._) dice che la vera lezione è _Atazir_, forma arabo–spagnola che significa: _triste influsso_.
NOVELLA DEL CHIERICO DI OXFORD
PROLOGO
[1] Il testo dice veramente: «Perchè quando uno è entrato in un giuoco, deve stare al giuoco» (_For what man is entred unto play, He moot nedes unto that play assent_).
[2] Giovanni da Lignano, famoso giurista e filosofo milanese fiorito verso il 1378.
NOVELLA
[1] V. Prologo generale, pag. 25. Costei aveva raccontata la sua novella dopo quella del Giureconsulto.
[2] Il poeta allude ad un’antica favola popolare, probabilmente di origine francese, secondo la quale _Chichevache_ o _Chicheface_ era un mostro che nutrendosi di mogli buone e pazienti, moriva sempre dalla fame, ed era sempre pelle e ossa, perchè gli accadeva molto di rado di potersi sfamare con un cibo così difficile a trovarsi. Sembra che il Chaucer sia stato il primo a ricordare in Inghilterra questa favola, che lo spirito del sagace popolo inglese rese, fino dai tempi del Chaucer, più completa e significante. Accanto a _Chichevache_ troviamo, infatti, un altro mostro chiamato _Bycorn_, grasso e ben pasciuto per quanto l’altro era magro e rifinito, che si cibava di mariti buoni ed obbedienti, dei quali trovava facilmente abbondante pasto. Per un’antica ballata inglese dove sono introdotti i due mostri, e per un poemetto allegorico di Lydgate intitolato «Bycorne ande Chichevache» cfr. WRIGHT, _op. cit., n._
NOVELLA DEL MERCANTE DI INDULGENZE
[1] L’oste fa i suoi commenti alla novella detta poco prima dal Dottore (cfr. Prologo gen. pag. 23); il quale aveva raccontato la pietosa storia liviana di Virginia che è uccisa dal padre perchè non sia vittima delle disoneste voglie di Appio Claudio.
[2] Per quante ricerche abbia fatto, non ho potuto trovare notizie di S. Roniano. Forse si tratta di qualche persona che non fu canonizzata veramente, ma solo santificata, per tradizione, dal popolo.
[3] Il Tyrwhitt suppone che il poeta intenda riferirsi alla _Epist._ LXXXIII, nella quale Seneca dice: «Extende in plures dies illum ebrii habitum: numquid de furore dubitatis? Nunc quoque non est minor sed brevior.»
[4] Il Chaucer ha tradotto letteralmente dalla sacra scrittura: «Multi enim ambulant etc.» Cfr. _Filipp._ III. 18.
[5] Vicino a Cadiz.
[6] Chepe (Cheapside) era nel medio evo una delle parti del vasto territorio di Londra dove affluiva la classe più ricca della cittadinanza, e dove il commercio aveva uno sviluppo grandissimo. Cfr. Prologo gen., pag. 40.
[7] _Prov._ XXXI. 6.
[8] _Prov._ XXXI. 4.
[9] Probabilmente il Chaucer ha tolto questa storia dal _Polycraticus, sive de nugis Curialium et vestigiis Philosophorum_ di Giovanni da Salisbury, che visse durante il regno di Enrico II, fu vescovo di Chartres nel 1176, e morì nel 1180. Il testo del _Polycraticus_ (I, 5), nel quale però invece di Stilbone che si reca a Sparta si racconta di un tal Chilone mandato ambasciatore a Corinto, dice così: «Chilon Lacedaemonius, iungendae societatis causa missus Corinthum, duces et seniores populi ludentes invenit in alea. Infecto itaque negotio reversus est etc.» A questa stessa fonte il poeta ha attinto anche l’altro aneddoto del re dei Parti che per dileggio mandò a Demetrio (_Demetrius Nicator?_ Cfr, GIUSTINO, _Philip._ XXXVI. 1) un paio di dadi.
[10] L’abbazia di Hailes in Glaucestershire fondata da Riccardo di Cornovaglia fratello di Enrico III. Cfr. TYRWHITT, _op. cit., n._
[11] L’espressione inglese è _drawing cut_, ed è quella stessa che ricorre anche nel prologo generale (v. pag. 64), dove io, non essendo riuscito, allora, a capirne il significato preciso, l’ho tradotta: _fare al conto_. Una nota del Froissart, che pur troppo ho veduto quando il prologo era già stampato, mi ha condotto poi a quest’altra spiegazione che è, probabilmente, la vera. _Drawing cut_, secondo il Froissart, (cfr. TYRWHITT, _op. cit., n._) corrisponde all’espressione francese: _tirer à la longue_, (o _courte_) _paille_. È molto verisimile, infatti, che _cut_ (tagliato) stia ad indicare la paglia tagliata in pezzetti di differente lunghezza. La sorte cadeva su colui, che dal fascetto dei pezzi di paglia tenuti stretti in una mano da uno dei presenti, tirava fuori la paglia più lunga, o più corta, secondo quello che era stato convenuto prima. Questa espressione si trova anche in una filastrocca francese che incomincia così:
Il était un petit navire, il était un petit navire, qui n’avait ja–jamais navigué, qui n’avait ja–jamais navigué...
e in cui si trova questa strofe:
On tira au sort _la courte paille_, on tira au sort _la courte paille_ pour savoir qui–qui serait mangé, pour savoir qui–qui serait mangé....
[12] Antica moneta inglese.
IL CANTARE DI SER THOPAS
[1] Il miracolo al quale qui si accenna è quello con cui finisce la novella raccontata precedentemente dalla madre superiora (cfr. Prologo gen., pag. 6).
[2] Il Chaucer immagina di aver preso parte anch’egli al pellegrinaggio a Canterbury, insieme con tutti gli altri personaggi da lui descritti nel prologo (cfr. Prologo, pag. 30), quindi, venuto il suo turno, fu pregato anche lui dall’oste di fare il suo racconto.
[3] Ho tradotto la voce _payndemayn_ del testo secondo la spiegazione proposta dal Tyrwhitt, il quale afferma che la provincia di Maine era rinomata, al tempo del Chaucer, per la finezza e bianchezza del pane. L’etimologia, da altri supposta, da _panis matutinus_ (_pain de matin_) è dimostrata erronea dallo Skeat (_op. cit., n._). L’Hertzberg traduce semplicemente: _Semmelbrod_.
[4] jane (da _Janua=Genoa_). Antica moneta genovese, che non so se corrispondesse, in realtà, alla genovina.
[5] Letteralmente: o buona a conservarsi anche nel baule (_Or far to lay in cofre_).
[6] _So swette, that men might him wrynge_ (Sudava tanto, che si poteva strizzare come un panno fradicio.)
[7] Termagante (_Termagaunt_) o Tervagante era, nella letteratura popolare del medio evo, un dio dei saraceni e dei pagani, terribile per la sua prepotente violenza. Il Bell (_op. cit., n._) riferisce una romanza cavalieresca intitolata _The King of Tars_, nella quale il Soldano fattosi cristiano distrugge tutte le immagini dei suoi falsi dei, e fra le altre anche quella di Termagante. Il nome è di origine sassone (_tyr–magan_), ed è rimasto nel moderno _termagant_ che significa, appunto, _turbolento_, _arrogante_.
[8] Gli antichi _gestours_ (cantori di geste) qui nominati, cominciarono col cantare fatti e avventure di eroi (_gesta_) presso a poco come gli antichi rapsodi in Grecia. Poi fecero oggetto dei loro canti, insieme con i menestrelli (_mynstrales_) storie romanzesche di armi e di amori, recitando perfino delle vere epopee come quella del _Buovo d’Antona_. (_Bevys of Hampton_). Cfr. TYRWHITT, _op. cit., n._
[9] Leggo col Wright e col Bell:
_And made him eek in a maselyn a real spicerye of gyngebred etc._
[10] Il testo dice veramente: _His sadel was of royel boon_. Che cosa fosse il _royel boon_ nessuno lo spiega. Il Wright nota che ad ogni modo si deve intendere senza dubbio un materiale che serviva per fare delle selle speciali per valore e bellezza. E cita in proposito un’antica ballata: _Thomas and the Elf Queen_, nella quale è detto che la sella con cui cavalcava la regina delle fate era:
_of reuylle bone,_ _Semely mas that sight to se, Stifly sette with precious stone._
[11] Il testo dice precisamente: _Lo, lordes, heer is a fyt_. Per l’origine e il significato della parola _fyt_ che gli scrittori anglo sassoni adoperarono per indicare i diversi periodi metrici e musicali di questi cantari romanzeschi, vedi ciò che riferisce il Bell (_op. cit., n._)
[12] Il Chaucer ricorda qui, molto opportunamente, fra i vecchi cantari cavaliereschi, dei quali le avventure di Ser Thopas sono una spiritosa parodia, alcuni di quelli che erano più in voga, in Inghilterra, al tempo suo. La storia del giovine Horn (_Horn child_) si conserva anche in lingua anglo–normanna, ed è una delle saghe più antiche della letteratura inglese. Quella di Ipotis (_Ypotis_), piuttosto che un vero e proprio romanzo è una leggenda sacra. La materia romanzesca di ser Bevis (_Bevys_) è quella stessa della rozza epopea del Buovo d’Antona. In ser Guy (_sir Gy_) abbiamo la nota saga di _Guy of Warwick_, il quale combattè con un drago in Northumberland. Il romanzo di ser Libeaux cioè: «Il bello sconosciuto» (_Ly beau desconus_), appartiene al ciclo brettone del re Artù; dell’ultimo intitolato _Pleyndamour_ o _Blandamour_ non si ha notizia, solo lo troviamo ricordato in _sir Libeaux_. Per la storia e il testo di questi antichi cantari d’Inghilterra cfr. WARTON, _Op. cit._ ELLIS, _Specimens of Early Eng. Romances_. RITSON, _Op. cit._ PERCY, _Essay on ancient metr. Rom._, e _Reliques of ant. Engl. Poetry_. BERNHARD TEN BRINK _Alte Engl. Literatur._
[13] Il romanzo di Ser Percival (_sir Percivelle_) è attribuito a Chrestien de Troyes, e fu scritto secondo il Warton prima del 1191. Per le sue relazioni con la leggenda del Graal vedi BELL, _op. cit., n,_ e DUNLOP, _Hist. of Prose Fict_ion, I, 160 sgg. e 172 sgg.
[14] Il trattato di cui parla il Chaucer è _Le Livre de Melibée et de Dame Prudence_, dal quale il poeta ha tradotto quasi letteralmente il suo secondo racconto, che è intitolato: La novella di Melibeo. La fonte originale di questa storia, non è però il testo francese di cui si valse il Chaucer, ma il Liber _Consolationis et Consilii_ di Albertano da Brescia.
INDICE
PREFAZIONE Pag. iii
Prologo » 1
Novella del cavaliere » 47
Novella del giureconsulto » 147
Novella del chierico di Oxford » 205
Novella del mercante d’indulgenze » 265
Il cantare di ser Thopas » 303
Note » 319
_Stampato il dì 20 luglio MDCCCXCVII nella tipografia della ditta N. Zanichelli in Bologna._